Stabilità, governo e fattore Vannacci

Stabilità, governo e fattore Vannacci

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 22 luglio 2026

Sì è giustamente molto insistito sui vantaggi che la continuità del governo apporta al paese. Tutto questo è positivo e molto importante perché solo la continuità di governo garantisce il raggiungimento degli obiettivi che un paese democratico deve porsi.

Non per nulla, fin dagli albori della democrazia, veniva sottolineato come fosse caratteristica costitutiva della democrazia stessa che un governo durasse per l’intera legislatura, generalmente fissata in un periodo di tempo variabile fra i quattro e i cinque anni.

L’importanza di questa lunga durata era frutto di una semplice riflessione: le riforme e tutti i cambiamenti necessari per preparare un migliore futuro provocano iniziali scontentezze ed esigono un certo tempo per produrre frutti positivi.

Il primo periodo di vita di governo deve essere quindi impiegato nel portare avanti i necessari cambiamenti e i conseguenti sacrifici che dovranno cominciare a portare risultati prima delle elezioni successive.

L’aspetto positivo della durata dei governi non consiste quindi nel conteggio dei giorni passati, ma nella costruzione dei giorni futuri.

Questo principio è stato invece largamente dimenticato: la durata stessa è diventata l’unico fine.

Uno stravolgimento non solo italiano, ma che sta diventando tale ormai in molta parte dei paesi europei in quanto si manifesta con maggiore frequenza nei governi di coalizione (sia di destra che di sinistra) che sono ormai diventati regola quasi comune di tutte le democrazie.

La moltiplicazione dei partiti rende infatti sempre più frequente la formazione di coalizioni composte da forze fra di loro divergenti per storia, valori ed obiettivi.

La durata di questi governi si fonda quindi su incessanti trattative per tentare di omogeneizzare decisioni e programmi.

Trattative che il più delle volte trovano solo un accordo nel raggiungimento del minimo comune multiplo o, ancora meglio, nel non decidere nulla. Mi ha particolarmente colpito quanto è platealmente emerso nella recente proposta governativa sulla necessaria riforma dei medici di famiglia, riguardo alla quale l’unico accordo, dopo infiniti confronti, è stato raggiunto nel ritiro della proposta stessa.

A questa virtù la coalizione disomogenea deve aggiungere un’altra virtù (di cui i miei governi non hanno potuto godere a lungo): nessun partito deve rischiare di perdere voti nello stare insieme.

Anche questo difficile equilibrio è stato mantenuto con grande abilità dal governo in carica, fino alla all’irruzione di Vannacci.

Il suo successo nelle analisi demoscopiche sta portando ulteriori problemi agli equilibri e alla capacità decisionale del governo.

Non solo perché è arrivato un nuovo protagonista, ma anche e soprattutto perché non è ancora definito come potranno cambiare i rapporti di forza all’interno della coalizione e a quale livello di aumento della diversità essa potrà resistere.

Non si tratta di un problema solo italiano: sono stati infatti proprio l’aumento della disomogeneità e la perdita di consenso di un partito della coalizione che hanno fatto cadere il precedente governo tedesco.

In Italia il problema si pone con ancora più acutezza per il futuro dato che, con la scissione di Vannacci, la disomogeneità è destinata ad aumentare ma, nello stesso tempo, lo “scissionista” dovrà rimanere all’interno della coalizione così che la nuova legge maggioritaria possa raggiungere il suo obiettivo, considerato ché è stata costruita proprio per permettere la continuazione del governo in carica.

 

 

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Dati dell'intervento

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Categoria
luglio 22, 2026
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