Magnifica Humanitas: la democrazia argini lo strapotere tecnologico
La democrazia argini lo strapotere tecnologico
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 26 maggio 2026
Il titolo dell’enciclica di Papa Leone (Magnifica Humanitas) è un richiamo alla fiducia per le cose nuove che stanno avvenendo al mondo ma, nello stesso tempo, contiene profonde analisi e dure condizioni perché l’umanità produca i frutti necessari per potersi veramente definire “Magnifica”.
Il Messaggio papale, dall’inizio alla fine, vede il destino dell’uomo diviso tra il modo con cui è stata edificata la torre di Babele e il modo in cui Neemia ha ricostruito la Gerusalemme distrutta. Babele è finita in tragedia perché si è voluto eliminare il valore della collaborazione, dell’ascolto e del riconoscimento delle diversità che compongono la vita delle comunità.
Neemia ha invece operato coordinando gli sforzi di tutti, facendo lavorare insieme sacerdoti e artigiani, i capi famiglia con i giovani e le donne, in un’armonia in cui ognuno faceva la sua parte. Un’operazione richiamata da Leone per il suo contenuto ideale, ma che deve essere sostenuta da un sano realismo, capace di evitare tanto di perseguire un obiettivo astratto quanto di fondarsi solo sul cinismo.
Un realismo che si fonda su una spietata, ma oggettiva analisi del mondo attuale in cui domina Babele, in uno scontro a distanza fra imperialismi tra coloro che vogliono conservare il proprio primato e coloro che aspirano a conquistarlo. Il cui ulteriore esito è la molteplicità dei conflitti locali, proprio come prevedeva Papa Francesco quando parlava della guerra mondiale a pezzi. Un mondo in cui la diplomazia, il multilateralismo e le stesse istituzioni internazionali, a partire dall’Onu, non hanno più alcuno spazio.
L’uso della forza diventa il criterio dominante, con una preoccupante riabilitazione della guerra come strumento di politica internazionale, proprio mentre vengono erosi quei criteri che ne avevano limitato l’uso. Un mondo in cui, ci ammonisce Leone, si è troppo esteso il concetto della guerra giusta, fermo restando il diritto della legittima difesa intesa nel senso più stretto.
Un mondo in cui si confrontano due logiche opposte: da un lato la tentazione di costruire la torre di Babele, confidando nella potenza e nell’orgoglio, dall’altro la pazienza di ricostruire Gerusalemme pezzo per pezzo, custodendo l’umano e il bene comune.
In questo quadro irrompe l’analisi delle potenzialità e dei rischi dell’Intelligenza Artificiale (IA), che moltiplica le capacità dell’uomo ma che, se non inserita in discipline giuridiche adeguate e accompagnata da una seria vigilanza, finisce con il calpestare i diritti e la dignità umana. Leone XIV ci ammonisce sul fatto che l’IA non è un fatto tecnico, ma incide profondamente sulla vita delle persone e dell’intera società.
Questa insistenza sulla vigilanza e sulla verifica rigorosa delle conseguenze dell’Intelligenza Artificiale non è certo contro il progresso, ma è un richiamo al ruolo della politica, continuamente ritenuta necessario regolatore di questa grande rivoluzione tecnologica. Non è un’affermazione astratta perché prende posizione fra coloro che ritengono che l’IA debba essere regolata solo dalle forze di mercato e coloro che affermano, data la sua immensa importanza sul futuro della nostra società, che non possa essere affidata alle esclusive mani di alcuni potenti. Chi governa l’algoritmo può infatti influenzare percezioni, desideri, consumi e la stessa verità, dato che l’IA ha il potere di comandare l’informazione, la finanza, l’istruzione, la sanità, i consumi e le decisioni della Pubblica Amministrazione.
Una presa di posizione in favore di un potere democratico che non può essere certo condivisa dall’attuale presidente americano e che è stata anche simbolicamente sottolineata dalla presenza di Chris Olah, aperto sostenitore di un controllo democratico sulla nuova onnipotente tecnologia, alla presentazione dell’enciclica.
Ed è l’onnipotenza dell’IA che viene continuamente sottolineata e che, per questo motivo, deve essere protetta dal controllo dei monopoli e dal dominio della competizione armata. Non esiste al mondo una salvezza puramente tecnica mentre l’IA è definita un adattamento statistico che si fonda solo su dati e riscontri che, pur efficaci, non producono crescita umana.
Per questo motivo Leone insiste sul fatto che l’immenso potere dei sistemi digitali rischia di condurci verso nuove atrocità non meno vergognose del passato, anche se continua a presentarci una società avanzata e civilizzata.
Al termine dell’enciclica vengono sottolineate le difese necessarie per rendere le nuove tecnologie più umane. Non solo è consacrato il compito della famiglia, ma una scuola alla portata di tutti i cittadini e la dignità del lavoro diventano gli strumenti necessari per governare le nuove tecnologie. Anche in questo caso non si tratta di affermazioni astratte.
Fondamento dell’enciclica è che la giustizia sociale non è un tema separato e successivo alla produzione di ricchezza, come se l’economia dovesse semplicemente creare valore e la politica intervenire solo dopo per distribuirlo.
La politica riguarda tutte le fasi delle attività economiche. Dal reperimento delle risorse al finanziamento, dalla produzione al consumo, ogni scelta ha conseguenze morali. Come si vede Leone ammonisce non solo i potenti oligopolisti ma anche i riformatori parziali. Ho naturalmente messo in rilevo gli aspetti politici di un documento in cui il ruolo universale della Chiesa Cattolica assume importanza straordinaria nel condurre verso il bene comune questa grande rivoluzione che è appena cominciata e riguardo alla quale è difficile prevedere le ultime conseguenze. Altri lo faranno con maggiore autorità. Io mi limito a ripetere il messaggio di Leone XIV quando ci dice che non è possibile relegare la religione nelle segrete intimità delle persone senza alcuna influenza sulla vita sociale e nazionale, senza preoccupazione per la salute delle istituzioni della società civile e senza esprimersi sugli avvenimenti che interessano i cittadini.
















