L’Europa ha la forza per tornare protagonista

Il sentiero dell’Europa per tornare protagonista

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 08 febbraio 2026

“Eppur si muove”. Da troppo tempo era quasi impossibile applicare all’Unione Europea questo famoso detto galileiano. Invece, soprattutto in conseguenza della sciagurata ed imprevedibile politica di Trump, qualcosa si sta muovendo. Il movimento è cominciato con il complesso e difficile accordo sul prestito di 90 miliardi di Euro all’Ucraina. Una decisione che ha certo ridimensionato gli obiettivi precedenti rivolti all’utilizzo dei fondi finanziari russi dormienti nei forzieri occidentali ma che, alla fine, ha trovato una soluzione unitaria.

In seguito si è finalmente dato inizio a una strategia che prende atto delle conseguenze della nuova politica commerciale americana ed agisce in conseguenza. In poche settimane, sono stati conclusi accordi rispetto ai quali non erano stati sufficienti decenni di negoziati. I trattati con il Mercosur e l’India sono infatti destinati ad aprire nuovi rapporti fra l’Unione Europea e mercati di oltre due miliardi di persone. L’applicazione dell’accordo col Mercosur è stata temporaneamente rinviata per un ricorso alla Corte Europea e queste nuove aperture non tengono sufficientemente conto dell’importanza delle barriere non tariffarie (complicazioni burocratiche, regole sanitarie, norme ambientali e rispetto delle modalità di lavoro). Nonostante queste debolezze siamo tuttavia all’inizio di una nuova politica che, di fronte alle chiusure americane, dimostra finalmente una nostra capacità di reazione.

Non si tratta certo di una strategia completa, dato che manca ancora il capitolo più complesso e difficile: un nuovo e più tollerabile rapporto fra export e import nei confronti della Cina. E’ questo il passaggio chiave, tanto necessario quanto difficile. Si può però convenire che l’Unione Europea può ora negoziare con la Cina con qualche carta in più.

Ancora più importanti nei confronti delle future prospettive europee sono le dichiarazioni di Manfred Weber in favore del superamento dell’unanimità nelle decisioni del Consiglio Europeo e dell’unificazione in una sola persona della presidenza della Commissione e del Consiglio Europeo. Proposte accompagnate dalla specifica motivazione che la politica americana non è più affidabile e che è quindi indispensabile una più efficace strategia dell’Unione.

Si tratta di proposte che da tanto tempo provenivano da più direzioni e che, personalmente, ho ripetuto fino alla noia. Oggi si è arrivati finalmente alla possibilità concreta di un cambio di indirizzo, dato che le proposte provengono da una voce estremamente autorevole. Una voce che, in passato, è stata sostanzialmente muta di fronte alla prospettiva di una politica europea più assertiva.

Questo cambiamento sostanziale è proposto dal Presidente del PPE, il maggiore gruppo del Parlamento Europeo, a cui fanno riferimento ben 17 commissari e la maggioranza dei capi di stato e di governo. Una posizione innovativa che si salda con la precedente analoga presa di posizione da parte del Parlamento Europeo.

Nel suo rapporto dell’ottobre 2025 (relatore Sandro Gozi di Renew Europe) è infatti scritto che, nell’ ipotesi di un futuro allargamento dell’Unione a nuovi paesi, non si potrà procedere con l’unanimità ma solo con cooperazioni rafforzate e con più cerchi decisionali.

Nella stessa direzione procede l’iniziativa di Lars Klingbeil, ministro delle finanze tedesco (in questo caso socialdemocratico) che ha proposto di istituire un tavolo permanente attorno al quale i responsabili delle sei più importanti economie europee sono chiamati a proporre le iniziative per fare progredire l’armonizzazione dei mercati finanziari.

Come era prevedibile queste nuove prese di posizione, spinte soprattutto dall’autorità e dal ruolo di Manfred Weber, stanno aumentato i consensi in favore dell’abbandono dell’unanimità. Nel caso italiano è rilevante che il Ministro degli esteri, Antonio Tajani, abbia convenuto sul fatto che questo passaggio sia necessario per il nostro futuro, mentre più complessa rimane la posizione della Presidente del Consiglio che si è sempre schierata in favore del mantenimento dell’unanimità e che sembra non avere intenzione di cambiare parere.

In ogni caso, se i mutamenti di posizione saranno seguiti dai fatti, si riaprirà la possibilità che l’Unione Europea riprenda il suo appropriato ruolo nella politica mondiale.

Tra queste novità si inserisce il futuro incontro che Mario Draghi ed Enrico Letta avranno, giovedì prossimo, con l’intero Consiglio europeo per dare impulso alle loro proposte di abbattere gli ostacoli che ancora impediscono di rilanciare la competitività europea, di annullare il divario nei settori avanzati di fronte a Cina e Stati Uniti e di completare il mercato unico nell’energia, nelle telecomunicazioni e nella finanza.

Le potenzialità per l’Europa di passare da un ruolo di saggio e impotente regolatore a un ruolo di protagonista esistono ma, come Draghi e Letta suggeriscono, esigono una politica unitaria.

Lo ha sottolineato con efficacia un noto economista americano: Paul Krugman, premio Nobel del 2008. All’ambasciatore americano presso l’Unione Europea che aveva affermato che l’Europa non vale nulla perché è povera come il Mississipi, Krugman ha ribadito che l’Unione Europea ha pressoché lo stesso PIL degli Stati Uniti (28 mila miliardi di dollari contro 29 mila degli Stati Uniti) e che arriva a 34 mila se si aggiungono Gran Bretagna, Norvegia e Svizzera che, economicamente, appartengono alla stessa famiglia. La forza per ritornare ad essere protagonisti esiste: bisogna solo esercitarla insieme.

 

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Dati dell'intervento

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Categoria
febbraio 8, 2026
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