Se il Nordest vuole tornare ad avere un peso, deve puntare sull’internazionalizzazione e sull’aggregazione delle piccole imprese

La stoccata del Professore
«Nordest, il mito è finito»

Articolo di G.V. su Il Corriere del Veneto del 12 luglio 2011

L’ex premier: troppo pochi laureati e investimenti nella ricerca. Aggregare le piccole imprese per il rilancio

Padova – Prodi «picconatore » ancora non si conosceva. Ieri, però, l’ex presidente del consiglio ha dato dimostrazione che nella sua nuova vita da «professore in pensione» (come si autodefinisce lui) evidentemente è presente anche quest’anima.

Di fronte al Gotha dell’imprenditoria e dell’economia del Triveneto, accorsa alla presentazione del rapporto su società e economia della Fondazione presieduta da Andrea Tomat, Prodi infatti ha aspettato l’ultima battuta del dibattito con l’ex ministro degli Esteri Gianni De Michelis, per tirare la stoccata che nessuno si aspettava. «Il Nordest non è più un fenomeno », ha detto l’ex numero uno dell’Iri, oggi docente alla China Europe International Business School di Shanghai, affidandosi alla sua smorfia sorniona d’ordinanza. Una botta cossighiana.

Il Professore quindi ha aggiunto, alla fine del faccia a faccia. «Tutti i miti calano. Trent’anni fa inseguivamo il modello dell’Emilia Romagna, quindi è stata la volta proprio di quello del Veneto. Oggi siamo tutti sulla stessa barca».

In realtà già nel suo discorso di fronte alla platea, il fondatore dell’Ulivo non aveva risparmiato critiche al sistema del Nordest. «Qui c’è un problema di cultura d’impresa familiare, che è drammatico — ha affermato — siamo in una continua situazione di fibrillazione delle aziende. Serve incoraggiare, anche in modo fiscale, le aggregazioni, perché altrimenti così in giro per il mondo non ci andiamo più».

Impietoso, secondo l’ex leader del centrosinistra, il confronto con altre realtà europee. Citando il rapporto della Fondazione Nordest, Prodi ha lanciato un affondo su formazione e ricerca. «Il Veneto detiene una quota di 30-34enni laureati pari al 17,3%, un dato che lo colloca all’ultimo posto in Europa dietro solo alla Romania. Un dato davvero preoccupante— ha sottolineato l’ex numero uno dell’Iri —. Per non parlare degli investimenti nella ricerca.

Se prendiamo in considerazione il Nordest e lo confrontiamo con una regione simile della Germania, il Baden-Württemberg, capiamo subito quali sono le vere questioni sul banco. Le due regioni hanno una struttura produttiva simile, basata soprattutto sul settore manufatturiero; ma la distanza fra i due sistemi non consiste tanto nelle strutture dimensionali delle imprese, quanto nelle risorse e nel capitale umano. Le spese in ricerca e sviluppo nel settore pubblico del Baden- Württemberg sono dieci volte superiori a quelle del Nordest. In questo modo non si può competere».

Prodi ha infine evidenzito i gap infrastrutturali del Veneto, che dopo il Passante è rimasto fermo al palo, e fatto riferimento alla quota di imprese venete partecipate da fondi esteri, che è ancora modesta (16,3% a fronte del 29,5% dell’Alto Adige, del 29,2% del Friuli Venezia Giulia e del 22,9% dell’Emilia Romagna). «Se il Nordest vuole tornare ad avere un peso—ha chiuso Prodi — deve puntare sull’internazionalizzazione e sull’aggregazione delle piccole imprese ». Anche se forse tutto ciò non servirà a far rinascere il mito. «Quello ormai è tramontato », ribadisce il Professore.

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
luglio 12, 2011
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