Prodi: i tagli all’Università sono tagli al futuro

Prodi, allarme università “Tagli ai bilanci per fare cassa”

Articolo su La Repubblica, edizione di Bologna, del 16 settembre 2011

Intervenuendo alle celebrazioni della Magna Charta, l’ex presidente del Consiglio accusa: “Sempre di più, oggi, si preferisce tagliare i pilastri di una società futura per pareggiare i conti nell’immediato”. “Di fronte alla crisi, i governi reagiscono con decisioni di breve periodo. Se c’è qualcosa che, invece, è un investimento di lungo periodo, questa è l’università. Sempre di più si preferisce tagliare i pilastri di una società futura per pareggiare i conti oggi”. Lo sostiene l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi, intervenuto a Bologna per le celebrazioni del ventitreesimo anniversario della Magna Charta Universitatum, nell’aula Magna di Santa Lucia.

Parlando in inglese, di fronte ai rappresentanti di atenei da tutto il mondo che hanno sottoscritto la Charta (31 le nuove adesioni, 721 il totale), che enuncia i principi fondamentali di libertà di pensiero, conoscenza, ricerca e insegnamento, Prodi ha puntato il dito contro l’attuale stato di difficoltà in cui versa l’istruzione universitaria.

I ministri delle finanze europee, ha detto tra l’altro, hanno sempre bloccato l’aumento di attività come l’Erasmus, o “la costruzione di un’università mediterranea”. Questo perché, per il ‘Professore’, “non vengono ritenute oggi una priorità. Mentre invece sono fondamentali per la società di domani”.

L’atteggiamento dell’Europa, conclude Prodi, è in netto contrasto con quanto avviene nei nuovi paesi che nascono, i quali, al contrario, “stanno investendo nelle loro università un quantità elevatissima di denaro”.

In questo quadro, reso ancora più preoccupante dalla disoccupazione crescente, il risultato è che le università non riescono più a dare una prospettiva ai giovani: “La cultura universitaria – osserva Prodi – ha sempre dato agli studenti la fiducia di avere un’occupazione. Ma in un mondo in cui abbiamo il 40% di disoccupazione giovanile in Spagna, il 28% in Italia, il 23% in Francia e poco meno in Gran Bretagna, e dove c’è il 10% perfino in Germania, è sempre più difficile per l’università dare speranza, costruire speranza. Il suo ruolo viene messo in discussione”.

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Dati dell'intervento

Data
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settembre 16, 2011
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