No alla decrescita: puntare su sviluppo, crescita produttiva e promozione civile

Gli studi in onore di Quadrio Curzio
«Crescita dall’economia sociale»
Prodi alla cattolica: no ai modelli che teorizzano il declino

Articolo di Antonio Quaglio su Il Sole 24 Ore del 25 settembre 2012

Romano Prodi ricorda con sincera nostalgia quando con «Alberto» divideva un appartamento da giovani leoni universitari, studiando l’impatto della “linea rossa” della metropolitana milanese sulle rendite immobiliari e quindi sull’imposta comunale di fabbricazione. Un economista a cosa serve se non aiuta a sciogliere i problemi quotidiani di una città, di un sistema-Paese, dell’economia globale? «La proposta degli “euro union bond” (vedi Il Sole 24 Ore del 23 agosto 2012, ndr) non è nata da una riflessione teorica – rammenta l’ex premier – ma da uno studio di Quadrio Curzio sul mercato dell’oro»: l’analisi economica non può mai prescindere dal riferimento applicativo.

Alla “festa accademica” per l’economista della Cattolica, 75enne, Prodi non rinuncia certo a qualche riferimento all’attualità, ma rispettando l’atmosfera dell’aula magna di Largo Gemelli. «Leggo che alcuni economisti giungono a teorizzare la decrescita come modello evolutivo», osserva. Ma cita subito Siro Lombardini: il maestro italiano dell’«economia sociale di mercato», riferimento di Prodi come di Quadrio Curzio, di Beniamino Andreatta come di intere generazioni di economisti – «liberal-sociali» in quanto cattolici – al lavoro fra Milano, Bologna e Roma: dagli anni ’60 ad oggi.

Lombardini, lascia intendere Prodi, non avrebbe mai accettato di ragionare di economia e politica se non in chiave di sviluppo, di crescita produttiva e promozione civile dell’Azienda-Italia. E Quadrio Curzio, nei ringraziamenti finali, cita non a caso gli illuministi lombardi del ‘700 (da Verri a Beccaria) come ispiratori spirituali di cinquant’anni di studi poi dipanatisi all’ombra vasta di magisteri intellettuali come quelli di Ezio Vanoni, Francesco Vito e Giorgio Fuà.

In platea – alla giornata di studi organizzata dalla Fondazione Centesimus Annus – non siedono solo professori e studenti. Ci sono Giovanni Bazoli, presidente di Intesa Sanpaolo; Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo e dell’Acri; Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria («Quadrio Curzio è uno dei massimi econmomisti industriali al mondo»); Gabriele Galateri di Genola, presidente delle Generali. La presentazione del volume «Economia come scienza sociale – Teoria, istituzioni, storia», edito dal Mulino in onore di Quadrio Curzio, fin dalle premesse è comunque qualcosa di più di un evento istituzionale.

Il ministro Lorenzo Ornaghi, rettore uscente della Cattolica, sale sul palco per ricordare quando Gianfranco Miglio lo affiancò a Quadrio Curzio per studiare le patologie della spesa pubblica, applicando la teoria economica della rendita sul terreno politologico: «Oggi li chiameremmo “costi della politica”», sottolinea, mentre nelle prime file siede Pietro Giarda, collega sia in ateneo che a Palazzo Chigi.

E’ Luigi Pasinetti, esegeta di Pietro Sraffa e caposcuola fra Largo Gemelli e Cambridge, a consigliare la lettura dei 32 saggi offerti da allievi e colleghi dell’economista valtellinese. Il Quadrio Curzio-pensiero – nel volume curato da Gilberto Antonelli, Mario Maggioni, Giovanni Pegoretti, Fausta Pellizzari; Roberto Scazzieri e Roberto Zoboli – diventa occasione di sintesi di un set di visioni culturali che la Cattolica non si è mai stancata di rilanciare all’Italia repubblicana: l’economia come «scienza sociale», mai tecnicamente autonoma rispetto vita quotidiana delle persone e delle nazioni; la libertà individuale come barriera ai totalitarismi, ma senza abbandoni acritici al laissez-faire economico; l’Europa – in particolare le sue radici continentali – come matrice globale dell’economia sociale di mercato e del federalismo; la flessibilità export-oriented dell’impresa italiana; la dimensione «distrettuale» della produzione come fattore di creazione di valore nel medio-lungo periodo.

Il contributo di Marco Fortis – economista industriale alla facoltà di scienze politiche di cui Quadrio Curzio è stato a lungo preside – ripropone la forza competitiva delle «4A» (abbigliamento, arredo-casa, agroalimentare, automazione) nel sostenere strutturalmente la bilancia dei pagamenti dell’Azienda Italia. Aderendo all’analisi settoriale sviluppata dal proprio maestro, Fortis contrasta gli approcci «declinisti», identificando i limiti di un’analisi che non tiene sufficientemente conto dell’evoluzione dell’industria italiana verso produzioni a più alto valore aggiunto. L’attualità del «Made in Italy» è al centro anche del saggio di Massimiliano Mazzanti e Paolo Pini dedicato a un test empirico dell’economia manifatturiera in Emilia Romagna: l’analisi dinamica della produttività nel medio termine – secondo schemi propri delle dottrine di Quadrio Curzio – mettono in relazione positiva l’innovazione di processo e di business; la generazione di ricerca e sviluppo; le attività di networking inter-industriale. Su un versante diverso – ma all’interno di una visione unitaria da parte di Quadrio Curzio – Giovanni Marseguerra riassume i contributi dell’economista politica alla definzione di «capitale sociale» e le azioni economiche sul terreno della sussidiarietà.

Europeista tenace fin dall’originaria Cee a Sei, Quadrio Curzio non smette mai di guardare a un’Unione federalista sul piano fiscale (lo spiega l’articolo di Floriana Cerniglia); di indagarne le consonanze con la cultura cristiana (Simona Beretta), di monitorarne le crisi (patrizio Bianchi). Economista empirico in chiave storica, è instancabilmente curioso di comprendere le ciclicità sviluppo/sottosviluppo (Carlo Beretta). Economista «civile», non perde mai di vista i servizi pubblici (a questo suo interesse sono dedicati gli studi di Luigi Prosperetti e di Antonio Sassu e Sergio Lodde). Studioso dell’accelerazione tecnologica (Patrizia Fariselli ed Teodora, Erika Uberti) Quadrio Curzio resta – nel profilo introduttivo di Antonelli e Zoboli – una figura tutt’altro che comune di scienziato che rinuncia alla specializzazione sostenendo con lo spessore culturale la visione fondamentale dell’economista politico e sociale.

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Dati dell'intervento

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Categoria
settembre 25, 2012
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