Le intercettazioni funzionano come un orologio svizzero. Vengono diffuse alla bisogna

Prodi: intercettazioni a orologeria. “Da anni diffuse per fini politici”
Il caso Mastella nel 2008 e il giallo dei nastri consegnati ai giornalisti. L’ex premier: “Intercettazioni diffuse alla bisogna. Un giorno per far saltare un governo, un giorno per creare una carriera o per distruggerla”

Articolo di Rosalba Carabutti su Quotidiano Nazionale del 3 aprile 2015

Roma, 3 aprile 2015 – “Le intercettazioni funzionano come un orologio svizzero. Vengono diffuse alla bisogna». Scandisce le parole Romano Prodi, dopo la rivelazione choc dell’editorialista della Stampa Marcello Sorgi. Ma quelle parole riaprono un capitolo oscuro della storia italiana.

Mercoledì sera Sorgi, ospite a Porta a Porta, ha svelato un retroscena inquietante sulla caduta di Prodi nel 2008. «Venni inviato per seguire l’inchiesta su Mastella a Napoli – il suo racconto – ed ero seduto al bar Gambrinus sotto la prefettura, a fare colazione con altri quattro colleghi. Alle tre del pomeriggio arrivò un funzionario della prefettura con cinque chiavette Usb. Ognuna con 450 pagine di intercettazioni».

Prodi sospira: «Le intercettazioni? Usate un giorno per far saltare un governo, un giorno per creare una carriera, un giorno per distruggerla. Un giorno per demolire un’alleanza, un giorno per costruirla».

Il nastro della storia torna quindi al 24 gennaio 2008. Romano Prodi, al tempo premier, vede crollare il suo governo anche e soprattutto per l’inchiesta che travolge l’allora ministro della Giustizia, Clemente Mastella e la moglie Sandra Lonardo (allora presidente del Consiglio regionale della Campania). Esplode lo scandalo, le intercettazioni finiscono in prima pagina. Una manciata di giorni dopo, alle 15 del 24 gennaio 2008, Romano Prodi manda un sms a un amico: «Adesso è finita». E per il governo dell’Unione viene recitato il de profundis.

Sette anni dopo, il Professore entra nel dibattito che ruota intorno alle intercettazioni. Rilevanti e non. Del resto, quel 24 gennaio è drammatico. L’allora Guardasigilli cita una poesia di Neruda (in realtà, si scoprirà essere di Martha Medeiros) e «lentamente muore» il governo del Professore. Sputi, svenimenti, champagne e mortadella in Aula segnano la fine dell’ultimo esecutivo di centrosinistra, prima dello strapotere renziano. Ma al di là dei numeri incerti al Senato e della debolezza dell’Unione che tentava di mettere insieme un gruppo di partiti dall’Udeur di Mastella alla sinistra critica di Turigliatto, il colpo di grazia arriva proprio da quell’inchiesta sui ‘Mastellas’. L’ex ministro indagato, la moglie ai domiciliari. Nel mirino il cosiddetto ‘sistema Ceppaloni’, tra clientelismo, accuse di estorsione, varie ed eventuali. A oggi, i ‘Mastellas’, hanno collezionato una serie di assoluzioni (l’ultima, nel 2004, dall’accusa di estorsione) e quelle 450 pagine di intercettazioni offerte dalla prefettura (prefettura, non procura) lasciano più di qualche dubbio. Chi c’era dietro? Perché mai un funzionario del governo doveva servire la scintilla per incendiare il suo stesso governo? L’ex ministro Mastella considera «inquietanti le dichiarazioni di Sorgi. E se lui si è detto sconcertato, maggior ragione resto allibito e sconcertato io».

NON È un caso che Mastella resti «convinto che in quella circostanza si mossero ‘poteri’ che lentamente spero di decifrare, poteri che concorsero in maniera violenta a umiliare la mia persona, la mia famiglia e che determinarono la caduta del governo Prodi».

Sette anni fa, al Senato, i magnifici cinque (Mastella, Barbato, Dini, Fisichella, Turigliatto) chiudevano l’epoca Prodi. Oggi, quell’epoca, torna in ballo con un nuovo presunto ‘golpe’: quello delle intercettazioni 2008. Il centrodestra ha quello dello spread, il centrosinistra il ‘Mastella gate’. Pure il golpe è bipartisan.

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Dati dell'intervento

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aprile 3, 2015
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