Prodi: sorpreso dal PdL, quei 299 deputati sono una soglia psicologica

Prodi: sorpreso dal Pdl Quei 299 deputati sono una soglia psicologica

L’ analisi

Intervista di Francesco Alberti su Il Corriere della Sera del 6 agosto 2010

«Nemmeno quella legge elettorale, la porcata, fatta apposta per favorirli, è servita»

BOLOGNA – «Romano, ora che sono messi così, magari ti vengono a chiedere una consulenza: tu sei un esperto in governi dai numeri striminziti…».

Attorno a Romano Prodi, la voglia di prendersi qualche rivincita, ora che anche Berlusconi si è avvitato in quel cono di numeri avari che fu la via crucis e poi la fine del secondo governo del Professore, è inevitabilmente forte.

Ma il due volte ex premier non si fa risucchiare nel gorgo dei personalismi, nemmeno ride alla battuta, pronto piuttosto a confessare tutta la sua sorpresa: «Non me l’ aspettavo davvero che finissero così, dopo tutto quello che hanno detto e fatto…».

Avrà anche staccato la spina dalla politica dei partiti, ma quel voto sul sottosegretario Caliendo l’ ha seguito con occhi interessati, lui che sul filo dei numeri ha fatto equilibrismi per 20 mesi, da metà 2006 all’ inizio del 2008. E ciò che più l’ ha colpito, è ritrovare l’ invincibile corazzata berlusconiana zavorrata alla Camera sotto quota 300 voti, che non è solo una soglia numerica, ma «ha anche un impatto psicologico».

Fine del governo, allora, Professore? «Dico solo che 299 voti sono meno di 316… ». Lapalissiano, ma anche un pò definitivo.

Che simuli distacco o no, il Prodi spettatore dei travagli berlusconiani non regala il minimo coinvolgimento emotivo: come se non fosse stato lui, in questi ultimi 15 anni, l’ unico vero competitor del Cavaliere, sempre vincente, sempre disarcionato (e non dal Cavaliere).

Il Professore non trae conclusioni dalla diaspora finiana, si rifiuta di addentrarsi nei vicoli stretti su governi tecnici, balneari o di transizione. Preferisce invece continuare a chiedersi «come può essere successo?». E aggiunge: «L’ unico commento che mi viene da fare è che nemmeno quella legge elettorale, sì, il porcellum, la porcata, come la definì Calderoli, fatta apposta per favorire il centrodestra, è servita…».

Ecco, qui finalmente un pò si accalora: «Fu un’ operazione indecorosa, fatta alla vigilia delle elezioni politiche del 2006 con l’ unico scopo di rubarci la vittoria, o comunque mutilarla…».

Obiettivo centrato, se questo era l’ obiettivo, e a Prodi, convinto che la storia del suo secondo governo sarebbe stata diversa se si fosse votato con il vecchio Mattarellum, ancora brucia.

Non ci sono rivincite da prendere nel Professore che ha annullato tutti gli impegni per seguire da vicino la ripresa della moglie Flavia, reduce da un delicato intervento chirurgico. C’ è, piuttosto, il timore per un Paese che «ha sempre più bisogno di una guida e di un progetto riformatore».

E ci sarebbe anche la speranza che il Pd, prima o poi, «comunque al più presto», riesca ad offrire agli italiani un’ idea guida attorno alla quale creare una missione. Bersani è e resta un amico del Professore, ma certo la situazione, come apertamente ammette chi frequenta Prodi, «non è quella che il presidente sperava».

Qualche mese fa Prodi diede una strattonata, di quelle forti: rilanciò il partito federale, convinto che «si debba avere il coraggio di cancellare gli organi nazionali che si sono rivelati inefficaci», e invitò i giovani a farsi largo a gomitate «in un partito diventato fortemente autoreferenziale». Seguì verboso dibattito, poi archiviato.

Francesco Alberti

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
agosto 6, 2010
Interviste