L’austerità voluta da Berlino fa male all’Europa ma anche ai tedeschi

Prodi: “La cura voluta da Berlino fa male anche ai tedeschi”

Intervista di Francesco Semprini a Romano Prodi su La Stampa del 23 maggio 2013

Il governo italiano rischia ogni giorno a causa delle profonde divisioni che lacerano il quadro politico di partenza». Appare disilluso Romano Prodi, niente affatto ottimista nella sua analisi politica interna. Sbarca in Kazakistan per intervenire all`Astana Economie Forum, il simposio euroasiatico al quale è stato invitato per dare il suo contributo nel dibattito sulla gestione globale della crisi. Un vortice che in Italia assume le sembianze di emorragia occupazionale e sfiducia nella politica. E su cui Prodi, si pronuncia con prudenza, visti gli ultimi episodi che lo hanno riguardato da vicino, ricorrendo a commenti misurati, ma dai cui traspare un atteggiamento disilluso e non privo di timori per le tante zone d`ombra.

Presidente sembra ci sia l`intesa sulla legge elettorale. È un segnale positivo per il cammino governo Letta?

«La mia risposta è “Inshallah”. Speriamo bene».

Appare piuttosto disilluso, quasi pessimista, teme che qualcuno possa staccare la spina all`esecutivo?

«Abbiamo un governo guidato da un Primo ministro valido, il punto è che la formula politica è molto difficile. Ci sono nella stessa coalizione partiti che si odiano tra loro. Le divisioni sono molto profonde, in tutte le direzioni, mi auguro che il governo possa gestire la situazione e calmare le acque qualora all`orizzonte si profili una tempesta. Ma è un lavoro assai difficile».

Si ritornerà presto alle urne?

«Mi auguro di no, l`esperimento sta partendo adesso, il problema è che c`è una situazione di base molto complicata».

È preoccupato per le spallate del Movimento 5 stelle?

«Al di là del giudizio personale, ritengo che il fenomeno M5S faccia parte di un cambiamento della politica talmente grande che non possa essere limitato alla sola Italia. Lo considero un generale indebolimento della politica tradizionale. Ci sono spazi vuoti e nuovi modi di organizzarsi, sui quali c`è un perdita di terreno dei partiti strutturati. Forse in Germania le formazioni tradizionali hanno ancora la stessa presa, ma in altri Paesi europei non attraggono più tanto, specie i giovani. Si tratta di un rischio, non sappiamo che direzione possano prendere, la deriva è verso la mediacrazia».

Che per molti fa rima con videocrazia?

«Attenzione, sono due cose diverse. Prendiamo Beppe Grillo: lui è l`anima del network, un organizzatore che agisce in maniera scientifica. Il fenomeno televisivo è invece una conseguenza dell`interesse che i media nutrono nei suoi confronti, e questo riguarda non solo le tv. Ripeto, comunque la portata del fenomeno è tale da non poter riguardare solo l`Italia».

Lei è uno degli oratori della «World anti-crisis conference», oggi la crisi porta il nome di disoccupazione, come quella giovanile che sta piegando l`Italia. Come mai non si riesce a contrastare?

«La disoccupazione è un fattore e allo stesso tempo una conseguenza della crisi. Le innovazioni più recenti, come quelle tecnologiche e delle comunicazioni, hanno ridotto numericamente i posti di lavoro. Inoltre, come si fa a facilitare l`ingresso di nuovi lavoratori quando la sostenibilità dei sistemi pensionistici impone di allungare l`età lavorativa? E ancora, come si crea occupazione se non c`è crescita?».

La questione quindi si allarga all`Europa?

«La crisi è così lunga e profonda perché di fatto in Europa non c`è accordo. Il progetto Europa è un traguardo ambizioso, oserei dire fantastico, ma serve ancora molto tempo per raggiungerlo, le divisioni sono evidenti. Ci troviamo poi dinanzi a una situazione diversa rispetto al passato, c`è un Paese più forte di tutti, la Germania, ossessionata dall`inflazione e dal rigore in maniera talmente profonda che rischia di andare contro se stessa».

È una critica alla dittatura dell`austerity?

«La Germania si trova in una situazione tale, in termini di crescita e pressione dei prezzi, che in qualsiasi altro Paese índípendente sí darebbe ossigeno all`economia. In questi anni l`opinione pubblica tedesca è stata però convinta che ogni azione presa in questa direzione andrebbe solo a favore dei partner più “pigri”. Politicamente non le conviene cambiare rotta, ma pragmaticamente è una posizione che non riesco a capire. Così poi, l`euro appare debole, ma di fatto è la moneta più forte al mondo».

È sufficiente quello che stanno facendo i «pigri» d`Europa?

«No, ci deve essere un accordo più forte per una politica diversa. Oggi più che mai, perché un anno fa fioccavano gli studi che certificano l`austerità come formula assoluta per combattere il debito killer, lo stesso Fmi sosteneva che fosse l`unica medicina in grado di curare la crisi. Ora si hanno prove che non è così, e persino il Fmi ha detto che si è andati un po` troppo oltre. Questo è un nuovo punto di partenza per tutta l`Europa, perché, ripeto, la medicina prescritta da Berlino non fa bene nemmeno alla Germania».

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
maggio 23, 2013
Articoli, Italia