Una nuova legge elettorale che restituisca ai cittadini il diritto di scegliere

La svolta che serve
Una legge elettorale dalla parte del Paese

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 2 settembre 2012

La primavera si avvicina e si continua a discutere sulla legge elettorale come se il tempo fosse infinito, anche se tutti sanno che una nuova legge elettorale deve essere approvata dai due rami del parlamento e dovrebbe entrare in vigore molto prima delle elezioni, in modo da essere conosciuta e fatta propria in ogni suo aspetto dai partiti politici, dai candidati e dagli elettori. Niente succede tuttavia per caso: il continuo rinvio è la conseguenza dell’oggettiva difficoltà di un accordo e della speranza che il passaggio del tempo permetta ai partiti di interpretare con maggiore sicurezza quale sia la legge per loro più conveniente. D’altra parte è sempre stato difficile modificare una legge elettorale se non in presenza di un grande accordo politico o di situazioni traumatiche (come nella Francia di De Gaulle) proprio perché, nella normalità dei casi, i riformatori di turno sono in genere spinti a legiferare tenendo presenti i propri interessi e non quelli del paese.

Si potrebbe quindi concludere che siamo, anche in questo caso, in una situazione ricorrente in democrazia, se il rifiuto di ogni riforma, in presenza della legge attuale, non ci portasse fatalmente all’ingovernabilità, e quindi ad una situazione drammatica.

Fatta questa prima osservazione è doveroso ricordare che  il compito di una legge elettorale non è quello di fotografare un paese ma di garantire ad esso un governo possibilmente stabile per tutta la legislatura.  Al fine di perseguire quest’obiettivo una buona legge deve incoraggiare l’accorpamento dell’elettorato in modo da rendere possibile un’efficace azione del governo fino a che nuove elezioni non decidano diversamente.

La stabilità, nelle grandi democrazie europee, ha trovato la sua garanzia più forte nel collegio uninominale britannico o nel doppio turno alla francese. Con la crisi dei grandi partiti di massa e con la maggiore sofisticazione dell’elettorato, anche il sistema tedesco è oggi  obbligato a complicati governi di coalizione, nei quali le tensioni fra i diversi partiti diventano il problema dominante dell’intera vita dell’esecutivo. Con la stessa legge elettorale la Germania ha infatti visto aggiungersi ai primi tre partiti rappresentati in Parlamento prima i Verdi, quindi l’estrema sinistra e adesso perfino i Pirati. In Italia la frammentazione è arrivata a tal punto che, applicando il pur ottimo sistema inglese, vi potrebbero essere parlamentari eletti con meno del venti per cento dei voti. Il che non è certo il modo migliore per garantire una corretta rappresentanza degli elettori.

In Italia perciò, se l’obiettivo è un governo stabile e scelto dai cittadini, l’unica ragionevole via d’uscita sarebbe l’adozione del sistema francese. Esso è in grado di garantire, come richiesto in modo corale, la forza e la durata dei governi. A conforto di questa affermazione riflettiamo sul fatto che, mentre si sono contemporaneamente svolte elezioni politiche in Francia e in Grecia con una distribuzione di voti abbastanza simile fra partiti tradizionali e frange estreme, le conseguenze  sono state ben diverse nei due casi. Mentre il secondo turno ha garantito alla Francia un potere stabile, in Grecia è stato necessario convocare immediatamente nuove elezioni.

Mi rendo conto che il sistema francese rimane un obiettivo sostanzialmente impossibile perché, per arrivare a innovazioni così radicali, è necessaria una fortissima coesione e, soprattutto, una coscienza della drammaticità della situazione che non sembra ancora presente nelle aule parlamentari e, ancora meno, sul tavolo dei massimi decisori.

Come male minore resta perciò il ritorno al Mattarellum.  E’ vero che il rigetto del referendum ha impedito ai cittadini di cambiare quello che i partiti non sono riusciti a riformare, ma è altrettanto vero che il Parlamento potrebbe ancora dare una positiva risposta alla richiesta di stabilità e chiarezza sottoscritta lo scorso anno da quasi un milione e mezzo di cittadini.

I progetti finora presi in considerazione sono invece orientati verso sistemi talmente confusi e complicati da essere sostanzialmente incomprensibili non solo al normale elettore ma anche a molti professionisti della politica.
Si tratta fondamentalmente di progetti a impianto proporzionale ma, almeno a sentire le voci ricorrenti, con correzioni tali per cui sarebbe scelta dagli elettori poco più della metà dei parlamentari. Il quindici percento sarebbe infatti il frutto del premio di maggioranza, mentre un terzo uscirebbe da liste bloccate, in modo da garantire la presenza in parlamento ai leader di partito o a persone da essi indicate. Questo, naturalmente, sottacendo i disaccordi dei quali si legge a proposito dell’entità del premio di maggioranza e, perfino, sul fatto che esso sia da attribuire a un partito o a una coalizione.

L’unico fatto certo è che, con una simile legge, la formula del governo sarebbe decisa solo dopo le elezioni, in contrasto col sacro principio che a decidere dei destini dell’Italia dovrebbero essere i suoi cittadini.

In questo quadro lo sconcerto maggiore nasce dal fatto che si voglia mantenere una quota di seggi a lista bloccata, in modo da permettere una sicura elezione ai leader e ai quadri di partito. La prima legittimazione della leadership è invece quella di essere in grado di raccogliere direttamente il voto, e con esso, la fiducia dei cittadini.

Mentre le proposte si accavallano in modo così convulso e incomprensibile, c’è il rischio che la confusione giunga al punto da cancellare lo sdegno che ha accompagnato la nascita e la vita della legge vigente. Viene anzi il dubbio che, più che un rischio, questo sia per i partiti un inconfessabile obiettivo comune. Rispetto alle proposte ora sul tavolo la legge in vigore offre infatti ai partiti l’indubbio vantaggio di continuare controllare direttamente non solo una quota ma il cento per cento dei parlamentari.

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
settembre 2, 2012
Italia