Ricerca e innovazione per nutrire il Pianeta: una sfida italiana

Doveri e missioni
Nutrire il Pianeta: una sfida Italiana

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 26 febbraio 2012

Poco importa sapere se Bill Gates sia la persona più ricca del mondo o sia solo la seconda dopo il messicano Slim. E’ invece importante sottolineare che il fondatore di Microsoft è venuto a Roma non per propagandare i propri prodotti ma per fare il punto sui problemi dello sviluppo dell’agricoltura e della nutrizione nei paesi più poveri.
Bill Gates è infatti ( in questo caso senza alcun dubbio) il più grande donatore del mondo. Per mezzo della sua fondazione, versa alla lotta contro la fame e le malattie oltre il 90% dei propri profitti. Allo scopo specifico di alleviare la fame e la denutrizione la fondazione intitolata a Bill e alla moglie Melinda ha infatti dedicato duemila miliardi di dollari negli scorsi dieci anni e ne darà altri duemila nei prossimi cinque.

Bill Gates è venuto qui perché (anche se ben pochi italiani ne sono informati) a Roma vi è la sede delle tre agenzie delle Nazioni Unite che si occupano di agricoltura, cibo e alimentazione, cioè la Food and Agricolture Organization (FAO), il World Food Programme e l’International Fund for Agricoltural Development.
A Roma si decidono quindi le strategie della lotta contro la fame nel mondo.

Bill Gates non ha risparmiato dure critiche sui passati comportamenti di queste tre agenzie, sulla mancanza di coordinamento fra di loro e sui comportamenti dei paesi donatori, che hanno fondato le proprie politiche più sulle esigenze nazionali che su quelle delle popolazioni bisognose di aiuto.

L’ultima sferzata è stata nei confronti degli investimenti nella ricerca e nell’innovazione in agricoltura, diminuiti negli ultimi anni in modo tale da fare calare l’aumento della produttività dal 4% all’anno negli anni settanta e ottanta fino al misero livello dell’1% negli anni dopo il 2000.

Le critiche  di Bill Gates riguardano evidentemente tutto il mondo ma hanno implicazioni ben più dirette per l’Italia.

Noi italiani dobbiamo prima di tutto renderci conto dei grandi doveri e dei grandi vantaggi potenziali che derivano dall’essere la sede di tutte le agenzie dell’Onu dedicate all’agricoltura. Se è vero che non vi sono collegamenti efficienti fra queste tre agenzie, i rapporti fra di loro e le istituzioni italiane sono addirittura sporadici e senza un organico impegno finanziario ed organizzativo.

In secondo luogo le risorse dedicate dall’Italia alla ricerca in agricoltura sono quasi scomparse dai programmi già miserevoli della nostra strategia di ricerca. Nella selezione delle sementi, nella lotta contro le malattie e i parassiti delle piante, nei sistemi di aratura e nelle tecniche di coltivazione e di irrigazione siamo stati per generazioni tra i primi del mondo ed ora non dedichiamo a questi campi alcuna attenzione.

Se i casi della vita ci hanno messo al centro del motore propulsore del sistema agricolo mondiale e della politica di aiuto alla lotta contro la fame, dobbiamo prenderne atto e trarne le conseguenze dovute in termini di scelte e di priorità, tentando almeno di richiamare alla memoria i vecchi tempi quando i migliori ibridi di grano del mondo venivano dall’Università di Bologna e le innovazioni nella coltivazione degli agrumi dai centri di ricerca di Palermo.

Vi è tuttavia una decisione ancora più urgente da prendere.

Abbiamo di fronte a noi la sfida dell’Expo di Milano del 2015. Questa grande manifestazione ha scelto come tema quello di “nutrire il pianeta”. Nei prossimi mesi cominceranno i grandi lavori di preparazione, gli investimenti nelle infrastrutture e i progetti per i padiglioni dei diversi paesi . Tutte belle cose, soprattutto perché contornate da vigorosi propositi di lotta contro le infiltrazioni criminali. Tuttavia l’Expo di un paese sviluppato non può avere come obiettivo di mostrare le meraviglie visibili della tecnica, come la torre Eiffel di cento anni fa, o di portare alla ribalta del mondo una nuova potenza, come nel caso dell’ultima Expo di Shanghai.

Essa, date le scelte compiute, può e deve mostrare a tutti cosa si deve fare per venire incontro al più grande problema dell’umanità, che è quello di nutrire tutti gli abitanti del pianeta
In occasione dell’Expo dobbiamo perciò riunire tutte le forze del paese che operano in questa direzione. Si deve legare strettamente Roma, con le sue istituzioni nazionali ed internazionali, alle Università e ai centri di ricerca di Milano e delle altre città italiane.

Come la grande esposizione del 1889 ha lasciato a Parigi la torre Eiffel, così l’Expo del 2015 deve fare di Milano il riferimento mondiale per le regole e le tecniche di utilizzazione dell’acqua dei grandi fiumi che danno  cibo al mondo e deve costruire in tutta Italia una rete di ricerca e di innovazione nell’agricoltura, legandola alle necessità dei paesi più poveri e della protezione dell’ambiente.

Per rinascere e offrire nuove prospettive alle future generazione, un paese ha bisogno di missioni realistiche e positive  con le quali presentarsi di fronte a tutto il mondo. Se abbiamo scelto come obiettivo quello di aiutare a nutrire il pianeta cerchiamo di farlo nel modo più serio, concreto e innovativo. Questa deve essere l’immagine della nuova Italia.

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
febbraio 26, 2012
Italia