Ora l’Italia può tornare ad essere protagonista

La politica miope di Germania e Francia

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 20 novembre 2011

Nessuno poteva pensare che il semplice annuncio di un nuovo governo potesse di colpo annullare lo spread dei nostri titoli pubblici nel confronti di quelli tedeschi. Come è stato saggiamente affermato, non si guarisce una malattia ormai cronica con qualche ora di ospedale. Tuttavia in pochi giorni il quadro di riferimento è radicalmente cambiato. Sul banco degli imputati della crisi dell’Euro l’Italia non è più il solo accusato: i tassi spagnoli hanno di nuovo raggiunto ( e anche superato) quelli italiani e i tassi francesi e austriaci hanno cominciato a lievitare come mai in passato. Non penso certo che mal comune sia mezzo gaudio, perché da godere c’è ben poco, ma sono convinto che la generalizzazione delle preoccupazioni renda più coscienti i governanti della necessità di cercare con più consapevolezza e più energia la soluzione della crisi.

Prima di tutto i governanti di Berlino. La Germania è infatti il vero primo attore della politica europea ma non si è ancora resa conto che la leadership comporta anche responsabilità. Da quando esiste l’Euro essa ha accumulato un crescente surplus con tutto il mondo ma soprattutto con gli altri paesi dell’Euro, riguardo ai quali ha raggiunto l’impressionante attivo di 1100 miliardi.  Il solo surplus nei confronti dell’Italia è passato, nel periodo che ha preceduto la crisi,da dieci a venti miliardi all’anno ed è addirittura triplicato nei confronti della Spagna. Questo è avvenuto non solo in virtù di un forte aumento della produttività della Germania ma anche per una severa politica di contenimento dei suoi consumi interni.  Una notevole parte di questo crescente surplus è stato poi impiegato nell’acquisto di titoli pubblici o in prestiti alle banche degli altri paesi dell’Eurozona, aumentando in tal modo gli squilibri esistenti. Quando infine è arrivata la crisi, cioè quando gli altri paesi europei avevano maggior bisogno di prestiti, la Germania non solo li ha bloccati ma ha impedito alla Banca Centrale Europea di fare quella che aveva fatto la Riserva Federale Americana nel 2008 e 2009 e cioè di arrestare la caduta dell’economia iniettando liquidità nel sistema. Oggi la Germania si trova quindi nella complicata situazione di dovere impedire ad ogni costo il collasso dell’Euro perché questo farebbe salire al cielo il cambio dell’ipotetico nuovo marco tedesco (distruggendo in tale modo la solidità dell’economia germanica) ma di non essere in grado di fare fronte alle proprie responsabilità, elaborando una politica economica volta a ridurre gli squilibri anche da essa generati.

Di fronte a questo dilemma il governo tedesco si è fino ad ora riparato con la finzione di un irrealistico asse con la Francia, come se questi vertici ristretti potessero rendere simile la situazione dei due paesi. Questi vertici arrivano sempre a soluzioni insufficienti e tardive proprio perché diverse sono le condizioni e diversi gli interessi di Francia e di Germania.
Mi sono chiesto varie volte (e altrettante volte ho posto la domanda ad autorevoli interlocutori francesi) perché continuassero a perseguire una politica di solitario e infruttuoso confronto con la Germania e non si facessero carico dei problemi degli altri paesi, anche perché i loro problemi sarebbero un giorno diventati simili ai nostri. Le risposte sono sempre state difficili da decifrare in quanto in alcuni casi si attribuiva questo comportamento a una deliberata politica francese e, in altri, a una non accettazione di questa politica da parte di Italia o di Spagna. Ancora non so quale sia la verità

Sta di fatto che le cose sono cambiate: in Italia e in Spagna abbiamo nuovi governi e la Francia si sta duramente rendendo conto di non essere affatto immune da questa tempesta senza precedenti. Vedo perciò una convergenza di comuni interessi nel fare capire alla Germania che non sono solo gli altri paesi a doversi adattare alle scelte tedesche ma che, per uscire dalla crisi, occorre una nuova visione politica. Sia ben chiaro: questo non vuole dire affatto che l’Italia possa evitare le severe misure di correzione che Monti ha annunciato nel suo discorso programmatico davanti alle Camere. Le misure di austerità sono necessarie e inevitabili. Ribadisco tuttavia con forza che le misure di austerità saranno seguite solo da altre misure di austerità se non saranno finalmente accompagnate da un piano di convergenza reciproca. E ribadisco anche che la Germania si renderà conto dei suoi reali interessi e del  suo grande compito storico solo se il necessario piano di convergenza sarà elaborato con la collaborazione di tutti gli altri grandi paesi della zona Euro. E penso che l’Italia possa  essere tra i protagonisti di questa nuova politica europea.

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
novembre 20, 2011
Italia