La grande sfida per il rilancio: investire su scuola e ricerca per l’industria di domani

Laboratorio di microscopia elettronica presso il centro ricerche Eni di Novara

Laboratorio di microscopia elettronica presso il centro ricerche Eni di Novara

Articolo di Romano Prodi su Il Sole 24 Ore del  9 settembre 2012

È con piacere che vedo come nel dibattito europeo, anche qui a Cernobbio, si sia tornati a parlare di industria, di manifatturiero in senso stretto. È questo il problema chiave che abbiamo di fronte noi in Europa. Troppo a lungo si è parlato solo di finanza, ma è nella manifattura il cuore dell’economia europea. Oggi è prioritario difendere e rilanciare il nostro sistema produttivo. Faccio un piccolo esempio che riguarda la Apple. L’amministratore delegato Tim Cook in un colloquio con il presidente degli Stati Uniti gli ha spiegato tutti i dettagli della produzione in Cina. Quando Obama gli ha chiesto «perché non portare la produzione negli Stati Uniti?» lui ha risposto che non era possibile non per un problema di costi, ma perché la supply-chain era lì, e non poteva essere trasferita.

Questo indica quanti cambiamenti sono intervenuti nella produzione manifatturiera in pochi decenni, forse pochi anni. L’Europa sta sottovalutando che c’è un sistema Asia ormai più grande del sistema manifatturiero europeo e un sistema America che è più veloce di prima. Se prima della caduta del muro di Berlino il rapporto tra il costo del lavoro tra Europa, Europa dell’Est ed Asia era 1, -4 e -40 oggi il rapporto è 1 -2,5 -5. C’è stata una redistribuzione del lavoro imponente e le distanze si sono avvicinate. Si sta rimettendo in gioco la primazia nel mondo. Noi dobbiamo costruire un cluster produttivo dinamico come quello asiatico. È come se si stessero ridando le carte, e noi dobbiamo essere consapevoli dei punti che abbiamo e del gioco che possiamo fare.

È una sfida, quella del manifatturiero, che non possiamo perdere. O l’industria va avanti o marcisce. Ho sentito parlare qui a Cernobbio di politiche industriali europee, di ricerca, di innovazione, di qualità del lavoro manuale. Insegnamenti utili per l’Europa, ma soprattutto per l’Italia.

L’Europa non può andare avanti con una parte che si specializza, innova, cresce rapidamente, e un’altra che arretra o va a rilento. Sulla manifattura ci sono troppe differenze in Europa. Dobbiamo imparare a scambiare best practice, innovazione, ricerca. Un’azienda italiana che produce macchine di meccanica complessa, nel competere con l’omologa tedesca, sa che per la sola origine geografica si trova a scontare una penalizzazione del 10-20 per cento sul prezzo di vendita. La Germania però si deve rendere conto che da sola non reggerà la concorrenza, è troppo grande per l’Europa e tropppo piccola per il mondo. Anche per questo servono politiche industriali europee, anche per questo il problema va gestito a livello comune.

Su tutto questo bisogna lavorare di più. Faccio un altro esempio che aiuta a capire i ritardi e le contraddizioni europee. Gli Stati Uniti hanno investito sullo shale gas, liberandolo dal terreno, ottenendo un gas metano che ha un prezzo pari ad un quarto di quello che oggi si paga in europa. Gli europei sono divisi e ognuno va per conto proprio su questa innovazione. Bisognerebbe invece decidere insieme e in tempi rapidi se ci interessa o meno. Dare priorità alla manifattura, dunque, in una chiave europea. Anche perchè in caso contrario la disoccupazione, che è già un problema enorme, lo sarà sempre di più. Il problema dell’espulsione della forza lavoro è per me un’emergenza vera. Il New York Times qualche tempo fa ha pubblicato una storiella: un figlio chiede al padre quanta gente ci vorrà in futuro per mandare avanti l’impresa. La risposta è: ci vorrà un uomo e un cane. Un uomo che controlla le macchine che hanno sostituito le persone, un cane per far sì che quell’unico uomo non si avvicini troppo alle macchine.

Ecco qualcosa cui dobbiamo guardare con angoscia. Prima si parlava di innovazione. Eppure quella rivoluzione informatica, che va percorsa con decisione, espelle manodopera. È un problema complesso dunque quello che abbiamo davanti.

La Germania, che si è messa alla ricerca di soluzioni, ha riformato tutte le scuole tecniche di alto livello e gli istituti di ricerca applicata legati all’industria e costruiti per l’industria. Ecco una strada che noi dobbiamo perseguire, soprattutto nel Nord Italia. È una grande sfida che abbiamo davanti, un motivo in più per cercare insieme, in Europa, uno slancio nuovo sulla politica industriale

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
settembre 9, 2012
Italia