Le autorità Antitrust e le crisi democratiche

Le autorità Antitrust e le crisi democratiche

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 26 agosto 2026

La salute di ogni democrazia si è sempre fondata sulla divisione dei poteri e sul rispetto del loro equilibrato esercizio. In tutti i casi nei quali questo equilibrio è venuto a mancare è cominciato il cammino verso l’autoritarismo, la decadenza o la progressiva anarchia. Per questo motivo cresce la preoccupazione ogni volta che il potere esecutivo calpesta il ruolo del Parlamento e della Magistratura o quando i ruoli si invertono, con un governo incapace di adempiere alle proprie funzioni.

Nell’analisi sulla salute dei sistemi democratici viene invece dedicata troppo poca attenzione al delicato rapporto fra il potere politico e il potere economico. Una minore attenzione, forse giustificata dal fatto che l’economia non è evidentemente un organo costituzionale, anche se il suo ruolo è sempre più incisivo nella vita democratica.

L’influenza del settore economico nella politica è cresciuta nel tempo e si è fatta minacciosa quando le grandi imprese oligopolistiche hanno cominciato ad avere una dimensione e una forza così grande da porsi come alterativa allo stesso potere politico.

Questa evoluzione si è manifestata con particolare evidenza negli Stati Uniti dove, a partire dal 1890 con il così detto Sherman Act, è stato avviato un iter legislativo per impedire al potere economico di prevalere su quello politico adottando pratiche collusive e abusando di un potere dominante. La difesa degli equilibri democratici di fronte ai giganti dell’economia è divenuta successivamente così importante da imporre provvedimenti non solo contro i comportamenti scorretti, ma anche contro l’eccessiva dimensione delle grandi imprese. Il contrasto alla “grandezza di per sè” andava oltre la protezione dei cittadini contro l’abuso dei potenti e costituiva la garanzia che nessun potere economico potesse prevalere sul potere democratico.

Queste regole, anche se oggetto di tante opposizioni e contestazioni, non sono state pallottole a salve. A loro dobbiamo lo smembramento della superpotente Standard Oil in 34 società distinte, la separazione del gigante telefonico ATT (American Telegraph and Telephone) da tutte le sue compagnie regionali (Baby Bells) e tante altre decisioni che hanno segnato la storia dei rapporti fra politica ed economia. L’Antitrust non si presentava come un semplice strumento di regolamentazione dell’economia, ma come la garanzia di un corretto equilibrio fra le istituzioni democratiche.

Oggi le cose non stanno più così. I nuovi giganti dell’High Tech hanno raggiunto una dimensione e una forza senza precedenti e hanno un potere straordinario nel determinare la vita stessa della democrazia, attraverso un ruolo che non si limita a influire sul funzionamento del mercato, ma che diventa determinante nei confronti di tutta la vita pubblica, a partire dalle campagne elettorali.

Il loro potere e la loro integrazione verticale rende inoltre estremamente difficile esercitare la funzione di controllo che era tipica dell’antitrust.

Infine l’antitrust fondava il suo sostegno popolare in quanto difendeva il consumatore di fronte ai prezzi esorbitanti imposti dagli oligopolisti, mentre oggi una gran parte dei servizi digitali arriva gratuita al consumatore e viene remunerata dalla sua incidenza sulla privacy e su tutte le decisioni del cittadino, fino alle scelte elettorali. Il progresso dell’Intelligenza Artificiale rende evidentemente ancora più gravida di conseguenze e più pericoloso questo strapotere così pervasivo dell’High Tech.

Si è concretamente creato un sempre più stretto legame fra il potere politico che garantisce di fatto alle imprese la mancanza di vincoli e le imprese stesse che, obbedendo alle direttive politiche, aumentano ulteriormente il proprio potere.

Il fulmineo cambiamento di orientamento politico dei giganti dell’High Tech è la logica risposta al legame sempre più stretto fa politica e affari. Mentre nel secolo scorso si usava l’antitrust per proteggere il consumatore, oggi l’obiettivo americano è cambiato. E’ quello di raggiungere con ogni mezzo una superiorità tecnologica tale da garantire la sicurezza nazionale

L’Unione Europea, a differenza degli Stati Uniti, ha mantenuto l’antitrust come tutela del mercato e ha prodotto coerenti regolamenti in proposito. Essi, tuttavia, in assenza di concorrenti europei, sono in grado di colpire le imprese americane solo su aspetti marginali, lasciando inalterato il loro potere di controllo del mercato.

Più facile è il compito delle autorità cinesi in materia. Appena le grandi rivoluzioni tecnologiche hanno portato a livello ritenuto eccessivo il ruolo di un’impresa (Alibaba) e troppo visibile il ruolo dell’imprenditore (Jack Ma), il governo ha proceduto a esercitare direttamente la funzione di antitrust.

All’imprenditore è stato consigliato un lungo esilio e l’impresa è stata smembrata. Il primato della politica non è messo in discussione ma, in questo caso, la divisione dei poteri non fa parte delle regole del gioco.

Comunque anche nei paesi democratici siamo di fronte a un quadro poco rassicurante. Si sta stringendo infatti un nodo inestricabile fra il grande potere politico e il grande potere economico.

Esso sconvolge gli equilibri democratici della società, indebolendo sempre più il ruolo del cittadino. E’ bene prenderne nota.

 

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Dati dell'intervento

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agosto 26, 2026
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