Referendum, Prodi: “Voterò No grazie a Nordio. Meloni si calmi”
Mattarella, Meloni e la giustizia, parla Prodi
Intervista di Lilli Gruber a Romano Prodi a Otto e mezzo su La7 del 19 febbraio 2026
A Otto e mezzo, Lilli Gruber apre la puntata ricordando la decisione del capo dello Stato, Sergio Mattarella, che oggi, per la prima volta in 11 anni, quindi da quando è al Quirinale, ha scelto di intervenire a una seduta ordinaria del Consiglio Superiore della Magistratura. Mattarella ha voluto precisare personalmente la portata della sua presenza.
Il Presidente della Repubblica ha invitato tutti a rispettare le istituzioni e ha sottolineato che il CSM ha un ruolo costituzionale che va riconosciuto e preservato, tenendolo fuori dalle controversie politiche. Un riferimento che riguardava anche il ministro della Giustizia Nordio, che aveva definito il metodo del CSM paramafioso.
Gruber introduce quindi la domanda rivolta a Romano Prodi, ospite della puntata: perché Mattarella ha deciso di intervenire nel dibattito sul referendum costituzionale sui magistrati? È una partita fondamentale? I toni sono stati alzati in modo inusitato?
“Mattarella non e’ intervenuto sul referendum, ma sugli equilibri costituzionali. Ha visto che in questi giorni si e’ trasceso sui toni, che non si puo’ attaccare la magistratura in questo modo. La funzione del Presidente della Repubblica e’ proprio quella di prevenire i rischi democratici”. Lo ha detto Romano Prodi in merito alle parole di Mattarella al Csm. “Spero che dopo l’intervento del presidente della Repubblica si usera’ piu’ prudenza”, ha aggiunto l’ex premier.
“Direi che a Meloni manca moderazione. Stanno crescendo i toni. Di solito quando si e’ al potere da tempo cresce anche la sicurezza, ma lei sembra attaccare sempre di piu’. Il Paese ha bisogno di serenita’ e tranquillita’, non puo’ essere messo in tensione come fa ogni giorno la presidente
del Consiglio. Sento che c’e’ inquietudine. Si calmi un po’ Meloni.” “Con la magistratura, da presidente del Consiglio, ho avuto problemi e tensioni, ma nel rispetto assoluto di ogni sentenza e decisione”, aggiunge.
“Ci ho pensato e votero’ no al referendum. Per il commento del ministro Nordio che dice che ogni governo ci guadagna, mentre con la magistratura deve guadagnarci il Paese, non l’esecutivo. Poi, una cosa che non accetto e’ l’idea del sorteggio. Ma alla fine cosa faremo, sorteggeremo chi vince le olimpiadi?”, conclude.
Durante il confronto sullo scontro tra governo e Consiglio Superiore della Magistratura, Prodi commenta le parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio. “È il Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Quando il ministro della Giustizia dice che il metodo del CSM è para-mafioso chiama in causa il Presidente della Repubblica. Forse non ci ha pensato il ministro, non lo sappiamo. Pesta un piede al Presidente”, afferma. Il riferimento è al ruolo del Capo dello Stato alla guida del CSM e alle conseguenze istituzionali delle parole pronunciate dal Guardasigilli.
Sul rischio di una deriva autoritaria in Italia, il professore avverte che il potere del governo continua a crescere. “Io avverto che il potere diretto del governo aumenta sempre più, giorno per giorno. Non solo le nomine di primo grado, ma poi di secondo, poi giù, poi dalla RAI, poi le altre cose. Quindi non penso a una dittatura perché l’Italia ha ancora delle belle radici, ma certamente il governo usa il potere a proprio vantaggio e con disinvoltura, questo è un fatto. Ecco”, afferma.
Commentando l’attuale situazione politica ed economica, Prodi esprime un forte disagio rispetto alla percezione della cittadinanza. “Il gran vantaggio del governo è la durata, no? E quindi tenere il bilancio in ordine. L’industria non va bene. Provvedimenti non ne sono stati fatti. La crescita… siamo, da quando c’è il governo, il 26esimo su 27 Paesi europei. E vede, la cosa interessante è che c’è un estremo… Trovo che ci sia un estremo disagio su questo. Cioè la gente dice insomma, a livello internazionale abbiamo avuto questo, questo, però non c’è nulla che ci faccia pensare a un futuro migliore. Tutto, salari, problemi sociali, disuguaglianza. Il malessere sta crescendo. L’unica cosa che io vedo è questa”, afferma Prodi.
Sulle possibili elezioni anticipate, il professore commenta le strategie politiche della premier Giorgia Meloni. “Io penso che sia sempre stata tentata da un voto anticipato. Perché? In poche parole, se lei analizza le posizioni, la premier ha sempre cercato di cogliere un momento di forza e a mio parere su quello vorrebbe andare alle elezioni anticipate. Ma c’e’ un problema: o tu hai un grande vantaggio, oppure le elezioni anticipate non sono gradite dal Paese. Quindi la Meloni è presa da questa doppia prudenza e sarà la stessa cosa dopo il referendum. Vada bene o vada male, lei peserà fra il vantaggio che può avere da un’elezione rapida in cui gli altri sono meno preparati, secondo lei, e invece lo svantaggio di dire io anticipo le elezioni. E questo non piace”, spiega. “Meloni dice che si è arrabbiata con me perché ho detto che è ubbidiente a Trump, ma la sua obbedienza a lui è cieca e assoluta”.
Commentando la situazione delle opposizioni, l’ex premier sottolinea l’importanza di ampliare il consenso oltre il singolo partito. “La Schlein ha tenuto bene il partito, ha delle opinion polls piuttosto buone, però il problema non è solo il partito, il problema è vincere le elezioni. Quindi il discorso è che occorre allargare, come ha detto lei, questa maggioranza. E io credo che ci sia tutto il tempo da farlo, purché lo si voglia fare. E soprattutto c’è un Paese che in fondo ha proprio il desiderio di attuare il cambiamento. Non c’e’ solo la classe intellettuale, ma anche lo scontento degli imprenditori, che magari votano anche a destra, però quando si confessano ti dicono ma sull’industria non è stato fatto niente, ma perché non c’è una risposta a questa, a quell’altra, a quell’altro?”, spiega.
Sull’adesione italiana al cosiddetto Bord of Peace, Prodi commenta: “Che vada la Meloni, che vada Tajani è lo stesso. L’Italia aderisce a qualcosa che è semplicemente un club di Trump ed i suoi cari, si sarebbe detto un tempo”, spiega Prodi. “E’ un comitato di affari. Trump dice che comanda lui a vita, che può mandar via o prendere chiunque, assolutamente… Poi, per partecipare bisogna pagare questa somma… Nel comitato non ci sono assolutamente gli abitanti di Gaza o i palestinesi. Perfino il Vaticano ha detto: ‘Ma che cos’è questa roba qui? Garantisce una pace?’ Si può chiamare un comitato di pace questa cosa qui”, aggiunge.
Durante la trasmissione, l’ex premier ha commentato la posizione politica del generale Vannacci, sottolineando come il suo ingresso o appoggio al governo non creerà problemi: “Secondo me per nessuno. Perché poi alla fine il governo farà come ha fatto l’ultima volta contro il provvedimento: un voto per la fiducia, quindi non cambia niente”, spiega. Riguardo alla collocazione politica di Vannacci, aggiunge: “Io credo che nella maggioranza ci stia benissimo. Il governo dice bene, mi metto anche qualcosa all’estrema destra, per cui posso anche pensare di essere più moderato e quindi ognuno è contento”. Secondo Prodi, la leader Giorgia Meloni deve fondare il governo anche sugli estremi per mantenerlo stabile, e l’inserimento di figure come Vannacci rientra in questa logica di equilibrio e divisione dei compiti all’interno dell’esecutivo.
Durante la trasmissione, Romano Prodi si è definito un “confessore” per molte figure politiche della sinistra italiana, sottolineando il ruolo informale di ascolto che riveste. “Sono assolutamente fuori da ogni… però proprio nella posizione in cui sono, bello, anziano, tranquillo, fuori da ogni gioco, faccio il confessore”, afferma. Alla domanda della conduttrice Lilli Gruber — “Chi viene da lei?” — Prodi risponde senza svelare nomi: “Non lo dico se no il centrosinistra perde il 90% dei voti”. Secondo Prodi, molte persone si rivolgono a lui per confrontarsi su priorità politiche, sull’orientamento del Paese e sulle sfide future, ma la riservatezza dei suoi interlocutori resta totale.
















