Non hanno capito che toccare la Costituzione era pericoloso: questo governo si consumerà da solo

Prodi: “Questo governo si consumerà da solo. Gazebo sì ma non subito”
È una sconfitta che Meloni si è intestata comparendo in trasmissioni e spot. A ogni uscita ha fatto perdere consenso al Sì

Intervista di Giovanni Egidio a Romano Prodi su La Repubblica del 25 marzo 2026

“Non hanno capito che toccare la Costituzione era pericoloso semplicemente perché non ce l’hanno a cuore”. Il Professor Romano Prodi scartabella ancora i dati del referendum sulla giustizia, anche se ha le idee chiare nello snocciolare i perché e i percome di un risultato che, per lui, resta sorprendente. “CI SPERAVO, ma no non ci avrei scommesso”.

Cosa la faceva essere pessimista, Professore?

“Intanto le intenzioni di voto, che erano partite largamente a favore del Sì, solo dopo il No ha recuperato, infine si erano stabilizzate su un sostanziale testa a testa che non mi convinceva. Anche perché, avvicinandosi al voto, abbiamo assistito a uno schieramento quasi compatto dei media tradizionali a favore della proposta di governo. Sei canali televisivi nazionali pancia a terra sul Sì e, guardando fino all’ultimo le rassegne stampa, direi anche un buon 80% delle testate giornalistiche, anche locali. Quindi pensavo che sarebbe stata molto dura”.

E invece?

“Invece è arrivato il voto dei giovani, ed è stata una splendida sorpresa. Nella fascia 18/28 ha votato il 67%, e di questi il 58% ha detto No. Un voto su cui riflettere da parte del mondo della politica, ma anche da parte dei media tradizionali, perché significa che non hanno saputo né interpretare quella partecipazione che stava maturando nel Paese, né tantomeno influenzarla”.

A parte il voto giovane, l’ha colpita di più il primo duro colpo subito dal governo Meloni, o la prima vittoria larga, cioè nazionale, del cosiddetto campo largo?

“Dunque, la sconfitta del governo è pesante e certificata dai numeri, perché uno scarto di due milioni di voti presentando una proposta di riforma costituzionale che era stata blindata, cioè mai discussa in parlamento, sono veramente un’enormità.

Ed è una sconfitta che la Meloni si è intestata comparendo sul finale della campagna a vario titolo in trasmissioni e con spot, anche sventolando la scheda elettorale. Quindi credo che ad ogni uscita pubblica abbia fatto perdere consenso.

Anche l’appiattimento totale su Trump credo l’abbia penalizzata. La guerra fa paura. Si può essere soddisfatti di un governo che non è nemmeno stato in grado di fare una minima obbiezione al presidente americano che ha iniziato una guerra senza nemmeno avvisarci? Non l’ha fatto con nessuno, certo, ma almeno dopo ai francesi, ai tedeschi e ai polacchi una telefonate l’ha fatta”.

Elly Schlein commentando il referendum ha detto a Repubblica che nel Paese c’è già una maggioranza alternativa e la si è vista nelle urne, è d’accordo?

“Ho letto, ha ragione, concordo. Però quella maggioranza va conquistata con dei contenuti, non risponde ai partiti, bisogna che questo sia molto chiaro. La difesa della Costituzione da una riforma sgangherata e iniqua era un bel contenuto su cui mobilitarsi, e la mobilitazione c’è stata, piena e sorprendente. Diamo contenuti a questa mobilitazione e l’alternativa si potrà costruire davvero.”.

Intanto Conte propone le primarie di coalizione subito, è d’accordo?

“In assoluto come potrei non essere favorevole alle primarie, avendole volute sperimentare per primo e anche con soddisfazione? Il punto però è un altro. È che le primarie sono utili alla fine di un percorso, non all’inizio.

Ora c’è da ascoltare un Paese che reclama risposte sulla sanità, sui salari, sulla giustizia anche. E c’è pure una classe di imprenditori che reclama ascolto. Vanno costruiti dei pool di esperti, dei tavoli partecipati. E poi va cercata la sintesi. Che magari non potrà accontentare tutti ma che sia in grado di offrire una visione e delle soluzioni.

Per dirla in breve: al centrosinistra non serve un duce, ma un programma di governo alternativo e credibile. Altrimenti quei voti che hanno difeso la Costituzione non torneranno”.

Ha condiviso la scelta di Elly Schlein di non chiedere le dimissioni di Giorgia Meloni all’indomani della sconfitta?

“Di solito chi chiede le elezioni anticipate poi le perde, quindi può darsi sia stata saggia. Il governo ora è in seria difficoltà e andrà consumandosi da solo da qui al voto del 2027. Batterlo allora sarà più facile, se ci si arriverà preparati”.

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E al Pd cosa suggerisce per arrivare preparato al 2027?

“Aprirsi alla società, come vado dicendo da tempo. E aprire ai riformisti perché a me sta a cuore una proposta alternativa per guidare questo Paese. L’Italia e l’unico paese che ha bisogno di immigrati e, al contempo, spinge all’emigrazione i nostri giovani migliori. A queste condizioni, su cosa basiamo il nostro futuro?”

Ha fiducia che la fatidica alternativa si riesca a costruire?

“La gran parte del Paese è capace e perfino desiderosa di dare un contributo. Ma una politica chiusa come quella di oggi la respinge. I quadri dei partiti si parlano solo fra di loro. E non serve a nulla. Il primo che si apre al Paese ha vinto. Questa è la lezione di questi giorni”.

Trent’anni fa quasi esatti, il 21 aprile del 1996, l’Ulivo vinceva le elezioni. Le fa piacere l’anniversario?

“Sì, resta sempre un bel ricordo. Un progetto politico che nasceva dall’ascolto dei territori, appunto. Peccato solo che fu l’unica vera occasione di cambiare davvero il Paese, perché la seconda vittoria, nel 2006, fu più faticosa, più obbligata ai compromessi”.

 

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Dati dell'intervento

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Categoria
marzo 25, 2026
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