Le spine della difesa europea

Le spine della difesa europea

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 19 giugno 2026

Abbiamo più volte sottolineato che la politica europea è stata in grado di compiere concreti progressi solo quando vi è stato uno stretto accordo fra Francia e Germania. Nell’ormai lunga storia europea, la cooperazione fra i due paesi guida si è sempre fondata su una specie di divisione del lavoro nell’ambito della quale la Germania ha esercitato il ruolo traente nell’economia, mentre alla Francia veniva riconosciuta la primazia nel campo militare, date le maggiori risorse dedicate al settore della difesa. A questo si aggiunge il possesso dell’arma nucleare e il diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Il futuro di quest’equilibrio è stato messo concretamente in discussione quando la Germania, con un’improvvisa e inaspettata decisione, condivisa dai tre quarti dei cittadini tedeschi, ha moltiplicato il suo bilancio della difesa portandolo ad un livello incomparabilmente superiore a quello di Francia e Gran Bretagna.

Con questa decisione la tradizionale divisione dei compiti non può che essere messa in discussione anche se, da parte francese, l’attuale superiorità tecnologica della “force de frappe” viene ritenuta inattaccabile non solo per il presente, ma anche per il futuro. Nel frattempo tuttavia la Germania, nonostante lo scetticismo di molti, sta mettendo in atto l’aumento delle spese militari con una velocità superiore rispetto agli impegni assunti.

Il bilancio della difesa arriverà al 3,7% del PIL nel 2030, mentre era previsto raggiungere il 3,5% solo nel 2035. Non sarà quindi facile mantenere anche in futuro la tacita spartizione dei compiti che è stata alla base di tutta la storia dell’Unione Europea. Sarebbe naturalmente possibile risolvere il problema costruendo una vera unità politica in cui anche le supreme decisioni, compreso quelle che riguardano l’uso dell’arma nucleare, venissero prese a livello europeo.

Quest’obiettivo è però ritenuto impraticabile da parte della Francia che non intende rinunciare alle prerogative ottenute dalla sua appartenenza al gruppo dei vincitori della Seconda Guerra Mondiale. Macron ha in effetti compiuto un passo in avanti, impegnandosi ad usare il possesso dell’arma nucleare a servizio e protezione degli alleati europei, ma non a rinunciare al fatto che sia il presidente francese a prendere la decisione finale sul suo uso.

Da parte sua il cancelliere Friedrich Merz ha ripetuto che, in ogni caso, la futura “leadership” tedesca sarà fondata su una “partnership” con gli alleati europei e che la Germania non agirà mai da sola nel campo della difesa. Tuttavia lo stesso Merz, inaugurando il più grande stabilimento di munizioni d’Europa, costruito dalla Rheinmetall, ha solennemente ribadito che l’esercito tedesco sarà fra cinque anni il più forte d’Europa. Un’affermazione sostanzialmente realistica, ma che ha causato non pochi turbamenti non solo in Francia, ma anche in altri paesi europei, a partire dalla Polonia.

Siamo quindi di fronte a eventi che cambieranno radicalmente la difesa europea nel futuro, ma che debbono essere affrontati oggi. Questa disparità di vedute ha già oggi provocato conseguenze concrete, prima di tutto con la rottura della più grande iniziativa di collaborazione militare-industriale fra i due paesi. Si tratta del progetto che prevedeva l’enorme spesa di 100 miliardi di Euro per dare vita ad un aereo da combattimento della prossima generazione. L’intesa fra la francese Dassault e la divisione dell’Airbus tedesca, dopo anni di infinite trattative, è stata cancellata proprio per le divergenze insormontabili sulla divisione del lavoro, sulle regole di cooperazione e sulla proprietà intellettuale di questo grande progetto.

Si tratta di un caso di straordinaria importanza e del tutto esemplare di quanto siano difficili i processi decisionali e le collaborazioni industriali in presenza di differenze di potere e di capacità finanziaria dei partecipanti. I precedenti equilibri non reggono più. Lo stesso dilemma sta ponendo fine ad altri progetti di cooperazione militare fra Germania e Francia: dagli elicotteri ai droni, dai pattugliatori marittimi fino alla messa in discussione della costruzione di un carro armato in comune.

Il governo tedesco si dichiara aperto a ogni forma di collaborazione a condizione che si tenga conto del contributo finanziario della Germania, “sia in termini qualitativi, sia quantitativi”.

Di fronte a questa radicale trasformazione dei rapporti di forza fra i due paesi leader, si moltiplicano le ipotesi di nuove cooperazioni fra i diversi paesi europei e non europei, anche con una presenza attiva della Gran Bretagna. Si parla di possibili collaborazioni fra la Dassault e i Paesi del Golfo che possono partecipare finanziariamente ad un progetto comune senza la forza contrattuale tedesca. Si parla di un avvicinamento della Germania al progetto di aereo del futuro portato avanti da Gran Bretagna, Giappone e Italia. E tante altre proposte arrivano ogni giorno sui tavoli dei vari ministri della difesa e dei produttori di armi. In questa fase, nella quale si cancellano molti progetti di cooperazione aperti in passato, ma non si definiscono i rapporti politici futuri, tutte le ipotesi diventano possibili.

La difesa europea non si può fondare sulle ipotesi, ma su un disegno condiviso e su decisioni prese a livello di Unione e non con trattative fra i singoli governi o singole imprese. Si tratta di un compito di estrema difficoltà, tanto che molti pensano che sia impossibile. Prendendo atto della difficoltà, dobbiamo però essere consapevoli che, continuando nel sentiero in cui stiamo camminando, spenderemo tanto senza essere capaci di difenderci.

 

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Dati dell'intervento

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Categoria
giugno 19, 2026
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