Trump e Xi: affari ma poca politica
Cina-USA: affari ma poca politica
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 16 maggio 2026
Non è difficile dare un giudizio su un avvenimento di grande importanza ma che, in fondo, è finito come si prevedeva.
L’incontro fra Xi e Trump si è infatti svolto senza imprevisti e senza novità sensazionali, ma è di per sé stesso un segnale non trascurabile di come stanno le cose nel mondo e di come si evolveranno in futuro. Cerchiamo prima di analizzare i fatti. Progressi concreti, anche se scontati, sono avvenuti nei rapporti commerciali.
In primo luogo i cinesi hanno ottenuto un impegno americano per l’allentamento della proibizione della vendita di componenti elettronici di ultima generazione dei quali la Cina ha assolutamente bisogno per le sue produzioni più avanzate. Una decisione che da un lato apre possibilità di esportazione per i produttori americani, tra i quali Nvidia e, dall’altro, permette ai cinesi di non perdere terreno durante l’intervallo di tempo necessario per raggiungere il livello tecnologico americano in settori strategici.
In secondo luogo, come previsto, i produttori di soia e di carne, politicamente molto importanti per Trump, potranno ritornare ad esportare in grande quantità nel mercato cinese, così come farà la Boeing, anche se l’accordo definitivo riguarda per ora duecento aeroplani e non i cinquecento come era stato prospettato.
Trump può quindi tornare a Washington ribadendo che la bilancia commerciale americana nei confronti della Cina continuerà a riequilibrarsi e i cinesi possono garantirsi i beni dei quali hanno bisogno prioritario e, nello stesso tempo, continuare ad esportare negli Stati Uniti, attraverso l’intermediazione di paesi compiacenti, a partire da Indonesia, Vietnam, Turchia e Messico.
Non si tratta quindi di novità rivoluzionarie, ma di una normalizzazione dei rapporti commerciali che, tutto sommato, costituisce un elemento positivo per diminuire il livello di tensione.
Riguardo ai temi politici più cruciali, tante espressioni di cordialità e di buona volontà, ma nessun passo concreto.
Nei confronti della guerra in Iran, di tutti il problema politico più urgente, non si dice nulla nei comunicati ufficiali.
Le indiscrezioni farebbero trapelare che Trump abbia chiesto più volte a Xi di interporre i propri buoni uffici nei confronti di Teheran per rendere libero il traffico nello stretto di Hormuz.
Di questo non si fa parola nel comunicato ufficiale e Xi non ha detto nulla in proposito, mentre Trump, salendo sull’aereo, ha dichiarato solo che Cina e Stati Uniti hanno idee comuni su “come” deve finire la guerra in Iran. Su questo “come” tuttavia non vi sono nemmeno indiscrezioni.
Comunque è abbastanza singolare il fatto che, mentre dovrebbe essere la Cina a premere per la fine del conflitto e la riapertura di una corrente di traffico che appariva indispensabile per le sue esigenze energetiche, sia soprattutto il Presidente americano a sollevare il problema.
Le urgenze elettorali appaiono più importanti delle armi commerciali.
Nemmeno riguardo a Taiwan vi sono state vere novità. Da un lato Xi ha messo in rilievo la continuità cinese per raggiungere il ricongiungimento con la madre patria e, dall’altro, Trump non ha proferito alcuna parola sul progetto di vendita di armi all’isola.
Non ha inoltre aggiunto alcuna dichiarazione in favore di una riunificazione, come era auspicato da parte cinese, ma come era impossibile da parte di Trump, data l’opposizione che avrebbe riscontrato nel Senato, nella Camera e nell’opinione pubblica americana.
Tutto sommato si tratta di un compromesso rassicurante riguardo alla possibilità di un conflitto che avrebbe conseguenze devastanti.
Data la forza militare americana la Cina, almeno per un prevedibile futuro, non attaccherà Taiwan.
Penso inoltre che, perché vi possano essere sostanziali avvicinamenti, aspetterà possibili cambiamenti nella politica interna di Taiwan, anche se non vi sono concrete prospettive che il partito di opposizione, più vicino alla Cina, prevalga nei confronti dell’attuale governo, contrario ad ogni forma di collaborazione con il continente.
Anche se non possono essere prese alla lettera le dichiarazioni del Presidente Cinese che la collaborazione sarà il pilastro dei rapporti fra i due paesi e che le differenze fra di loro si manterranno sempre entro limiti governabili, bisogna tuttavia prendere atto che l’incontro ha costituito elemento positivo in direzione di un dialogo costruttivo fra le due grandi potenze mondiali.
Non è infatti un evento trascurabile che siano trascorsi nove anni da quando un presidente americano si era recato in Cina.
Da allora tante cose sono cambiate. Prima di tutto ormai è chiaro che Cina e Stati Uniti si dividono fra di loro il mondo e non tengono in alcun conto la presenza dell’Europa o della Russia. Ed in secondo luogo, come Xi ha voluto ricordare citando Tucidide, che l’ascesa della Cina è diventata inarrestabile e i rapporti di forza sostanzialmente paritari.

















