Tocca a noi fare sì che il sacrificio di Francesco Fortugno non sia stato invano

Lettera di Romano Prodi a Maria Grazia Lagana Fortugno.

Carissima Maria Grazia,
sono passati già otto anni dal drammatico giorno della scomparsa di Francesco, ucciso da mani criminali davanti al seggio allestito per le primarie del centrosinistra.

Ricordo nitidamente il momento in cui mi venne comunicata la notizia dell’agguato e della morte. Lo appresi mentre incontravo Lula, all’Ambasciata del Brasile.

Quella notizia fu un colpo tremendo. Tragicamente doloroso per voi, la sua famiglia. Ma quell’omicidio era un segnale a tutti perché colpiva un uomo onesto e autorevole che portava avanti le proprie idee con serenità e fermezza.

Era un’ intimidazione alla collettività, era l’affermazione della violenza contro lo Stato e le Istituzioni. Colpiva tutti noi perché colpiva la democrazia.

Per questo il sacrificio di Francesco non va dimenticato e voi tutti fate bene a lavorare perché non trascorra un solo anniversario senza che la sua morte venga commemorata pubblicamente.

Mai dimenticare il sacrificio degli uomini giusti, mai dimenticarne il nome e l’impegno nella società. Francesco Fortugno, marito e padre, stimato professionista, aveva scelto di dedicarsi alla politica per servire la propria terra e per contribuire a farla uscire dalle storiche difficoltà che l’hanno segnata e fortemente penalizzata.

La giustizia ha fatto la propria parte. Tocca a noi tutti ora fare in modo che il suo sacrificio non sia stato invano e il nome di Francesco onorato.

Con amicizia,
Romano Prodi

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Dati dell'intervento

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ottobre 16, 2013
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