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un laboratorio di ricerca chimica

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EMILIA A LEZIONE DA PRODI

Territori. Il «Prof» a Parma parla di modelli di sviluppo

di Paolo Bricco su Il Sole 24 ore del 26 marzo 2009

PARMA. Dal nostro inviato  «Ricordiamoci sempre cosa è successo nella Bologna del `500. Avevamo il monopolio della seta fine. Per realizzarla, disponevamo di meravigliosi macchinari in legno. Eppure, nell`arco di due generazioni, Lione ci ha battuti, fornendo tessuti meno nobili, ma più colorati, alle signore di Parigi. Per tornare in auge, abbiamo impiegato cinque secoli».

Romano Prodi, all`Università di Parma, ricorre alla storia di lungo periodo per spiegare la sua visione, fondamentalmente ottimista ma anche densa di complessità, sul futuro del modello emiliano, sospeso fra la tradizione dei distretti e la modernità delle così dette reti lunghe.

Il Professore è stato invitato al seminario allargato che fa da abbrivio alla ricerca sulla metamorfosi di questa economia locale, coordinata da Franco Mosconi, suo allievo e già suo uomo di staffa Roma e a Bruxelles. Di ottimo umore e in una forma fisica che quasi rasenta la secchezza, il “Prof`, come lo chiama più di una ragazza nell`aula congressi della facoltà di Economia, usa di continuo il pronome “noi”:

«Noi cinque secoli fa avevamo il monopolio… oggi noi dobbiamo stare attenti…». Sì, perché Prodi parla alla sua comunità: gli studenti e i docenti, ma soprattutto gli imprenditori di quella provincia italiana da cui è partita la sua storia personale e di cui, in quindici anni di ascesa e declino dell`Ulivo, ha fornito anche una precisa rappresentazione politica.

A raccontare i loro successi e  le loro difficoltà, ci sono Gian Paolo Dallara (Dallara Automobili), Stefano Landi (LandiRenzo), Gian Luca Sghedoni (Kerakoll) e Daniele Vacchi (Ima), oltre ad Anna Maria Artoni, attuale presidente di Confindustria Emilia Romagna. Automotive, componentistica, macchinari per piastrelle, meccanica. Un combinato disposto in grado di realizzare, ancora nel 2007, un surplus commerciale regionale di 17 miliardi di euro. Un tessuto che, dai distretti molecolarizzati degli anni Settanta, si è gradualmente inspessito, dando vita in molti casi a medie imprese internazionalizzate.
In termini di Pil e di occupati, il manifatturiero qui vale quasi il 30% dell`economia. Oltre la metà delle aziende manifatturiere ha un laboratorio di Ricerca e Sviluppo, oppure realizza attività di questo tipo al di fuori del perimetro aziendale: in centri privati o pubblici, nelle università. Anche per questa ragione, fra 200o e 2007 il valore medio unitario delle esportazioni è salito del 26,6%: i clienti, sui mercatiinternazionali, sono stati disposti a pagare di più.

«La manifattura – osserva Prodi – fornisce stabilità ai sistemi. A patto che, come hanno fatto questi nostri imprenditori, prevalgano i valori veri, come la continuità e il rifiuto della logica di breve periodo». Tuttavia, in una delle aree italiane a maggior contenuto innovativo, le criticità non mancano, soprattutto se si adotta un punto di vista comparato: secondo l`European Innovation Scoreboard, l`Emilia Romagna è passata, nella classifica delle regioni continentali più innovative, dal sessantaquattresimo posto del 2002 all`ottantunesimo. «Su questo dobbiamo aprire una riflessione – conclude Prodi non possiamo dormire sugli allori. E, poi, non dimentichiamo cosa ci è successo nel `5oo con la seta di Bologna…».

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
marzo 26, 2009
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