Smettiamola col disfattismo: sull’innovazione Bologna batte pure la Germania

Philip Morris, l’orgoglio di Prodi “Bologna batte la Germania”

Intervista di Luciano Nigro a Romano Prodi su La Repubblica, edizione di Bologna, del 12 gennaio 2014

L’ex premier commenta la decisione della multinazionale americana di investire 500 milioni per una nuova fabbrica a Crespellano. E traccia un suo decalogo per il rilancio della città.

«Questa è un’operazione di enorme importanza, non solo per Bologna, ma per l’Italia – dice Romano Prodi -. Aver vinto il confronto con altri paesi e superato la Grande Germania, senza incentivi, per un investimento industriale di mezzo miliardo di euro, non per comprare un nostro marchio, ma per creare dal nulla una impresa con un mercato mondiale che poteva sorgere in qualunque angolo del pianeta: tutto questo è il rovesciamento dell’immagine di un Paese». Ecco la morale che il Professore ricava dall’annuncio della Philip Morris che in due anni investirà una montagna di denaro a Crespellano, Bologna, Italy.

Per lanciare una sigaretta del tutto nuova, a basso rischio, e produrre con macchine Made in Bo 30 miliardi di pezzi all’anno in una fabbrica monstre da 90-150mila metri quadrati. Una notizia che non poteva lasciare indifferente Prodi, che da mezzo secolo si occupa di industria e da un anno, come una voce nel deserto, sgrida i bolognesi: smettiamo di piangerci addosso, questa città ha potenzialità e ricchezze straordinarie.

Una morale che Prodi ricava da una vicenda che lui stesso ci racconta. «Qualche mese fa, tornando in treno da Milano, incontro un signore che forse mi conosceva. “È la prima volta che vado a Bologna, mi dice, lavoro alla Philip Morris e stiamo valutando se investire su un nuovo prodotto nella sua città oppure a Monaco di Baviera”. Il discorso ovviamente mi incuriosisce. Anche perché la sua azienda, aggiunge, vuole fare in fretta e in ballo ci sono centinaia di posti di lavoro. Perciò gli chiedo: perché Bologna? “Perché c’è della manodopera straordinaria, risponde, ci sono le fabbriche che producono macchine per fare le sigarette, c’è l’Università e ci sono tecnici di ottima qualità”. Naturalmente anch’io metto altra benzina nel motore. In città lo accompagno ai taxi e lo saluto, senza scambiarci i biglietti da visita, ma non riesco a non pensare con un po’ di fatalismo che finiranno per scegliere Monaco».

Ora che la storia ha avuto un lieto fine, Prodi ha dieci meditazioni da trarne.

  • Innanzitutto: «È la prima volta da molti anni che nel nostro Paese si realizza un così rilevante investimento “green field”, cioè nuovo di zecca».
  • Secondo: «È ancora più importante che l’operazione nasca da un’azienda mondiale con fabbriche ovunque».
  • Terzo: «Significa, e questa è la mia tesi da sempre, che se si superano le difficoltà burocratiche (e qui devono essere state brillantemente superate), l’Italia, o almeno metà dell’Italia, per competenze e costi la fa in barba a tutti».
  • Quarto: «Il fatto che Bologna abbia superato tutti è fondamentale. Siamo di fronte a un progetto lungamente meditato e aver vinto la sfida, aver battuto la grande Germania dice che possiamo farcela, se ci sono la convinzione e la velocità necessarie. Io chiedo di capire che l’Italia può avere successo e di fare di tutto per riuscirci».
  • Quinto: «C’erano stati, è vero, i casi Ducati e Lamborghini. Ma questo è un discorso completamente diverso: allora i tedeschi compravano un marchio prestigioso, qui si costruisce una nuova fabbrica dal nulla».
  • Sesto: «In pochi si sono accorti che nel 2013 è successa una cosa mai vista nella storia industriale di Bologna: le nostre aziende che esportano hanno battuto ogni record di fatturato e di profittabilità».
  • Settimo: «Al di là dei 600 posti, che sono importantissimi, la scelta di Bologna e dell’Italia è il rovesciamento dell’immagine del nostro Paese».
  • Ottavo: «Questo significa che il problema dell’Italia è la mancanza di una politica industriale, sono gli ostacoli burocratici e non certamente il costo del lavoro».
  • Nono: «Mi resta la curiosità di sapere come in pochi mesi le istituzioni siano riuscite a dare i permessi e superare quegli ostacoli burocratici che spesso hanno fatto fallire simili investimenti altrove».
  • Decimo: «In pochi mesi ci sono state La Perla, poi il Mast e Fico. Ora la Philip Morris. Smettiamola con il disfattismo su Bologna. Ieri sono venuti a salutarmi due ministri africani ed erano incantati per la bellezza di questa città. E tutti quelli che mi vengono a trovare mi dicono la stessa cosa. Quindi, comportiamoci bene perché tutto il mondo ci guarda».

 

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
gennaio 12, 2014
Interviste