No allo scontro fisico, ma la crisi la pagano gli ultimi; capisco la loro rabbia

Il colloquio
Prodi festeggia Nomisma e difende Bologna
“Basta lamentarsi, ma la città punti in alto”

Intervista di Giovanni Egidio a Romano Prodi su La Repubblica di Bologna del 15 ottobre 2011

Il Professore sarà martedì prossimo in San Domenico per i 30 anni del centro studi che contribuì a fondare nel 1981. “La sussidiarietà? Non è certo un tema nuovo”. E sul movimento degli Indignados: “Non si può condividere quando cerca lo scontro fisico, ma capire certo sì. La crisi la pagano gli ultimi, e questa crisi è dura”

Prodi festeggia Nomisma e difende Bologna “Basta lamentarsi, ma la città punti in alto” Romano Prodi
Il governo ha appena ottenuto la sua sofferta fiducia, Romano Prodi, nel suo studio di via Santo Stefano, oscilla sul suo pc tra i siti di informazione e quello della Borsa Italiana, con i giornali squadernati sulla scrivania. Non commenta e quasi non batte ciglio, chiude l’attualità con un sorriso enigmatico e dice: “Meglio guardare avanti”. Avanti oggi per lui significa guardare al trentesimo di Nomisma – che si celebrerà martedì prossimo 18 ottobre in San Domenico – il centro studi che il Professore fondò nel 1981 insieme ad altri economisti, scegliendo quel nome, Nomisma, che in greco antico significa “il valore reale delle cose“. Praticamente, l’esatto contrario di quello che è successo nell’economia mondiale da allora oggi.

“Purtroppo sì, e non è nemmeno una grande consolazione pensare che allora avevamo ragione a decidere di studiare l’economia reale, per capire dove bisognasse andare, mentre il mondo si faceva prendere la mano dalla finanziarizzazione esasperata, che ci ha portato a questa crisi. Certo possiamo dire che allora la nostra intuizione fu giusta, e che oggi a maggior ragione è la strada da seguire: tornare all’economia reale. Credo che questo sia l’impegno di Nomisma anche per il prossimo futuro”.

Allora Nomisma fu anche un laboratorio di intelligenze politiche, ne uscirono ministri e perfino un presidente del consiglio, nonché della commissione europea. Potrà esserlo anche in futuro?

“Ma allora fu quasi casuale, o forse no… Certo erano anni in cui Bologna era al centro di un fermento politico notevole ed era quasi naturale che da lì nascesse anche qualche protagonista della classe dirigente. Comunque Nomisma in questi anni ha sempre continuato a lavorare, semmai è stata l’Italia che saputo selezionare meno le sua risorse umane”.

E del fermento politico bolognese che ne è stato, professore?

“La città secondo me resta vivace e ci si vive ancora bene, io non sono d’accordo con chi la denigra quasi per abitudine. Ci sono intelligenze e iniziative preziose, l’importante è che sia chiaro a tutti che o si guarda al mondo, o si rischia seriamente di sparire. Penso a Nomisma come ad Almalaurea, alla Business school come alla Cineteca, che pure mi sembra si sia dato un profilo internazionale. Non è nemmeno una scelta, ma proprio una necessità dei tempi moderni”.

I tempi moderni sono appunto anche quelli della crisi, e in città si è aperto il dibattito sulla sussidiarietà, ovvero sul rapporto pubblico-privato per far fronte ai tagli. Lei che idea ha?

“Sì, leggo che si parla molto di sussidiarietà, e mi viene quasi da sorridere pensando che si rispolvera un termine così antico, quasi medioevale, per affrontare i nuovi tempi. Cos’è in fondo la sussidiarietà? È accorgersi che da soli non ce la facciamo, che dobbiamo essere meno frammentati e più solidali, che l’economia di mercato non è l’unica soluzione a tutti i nostri problemi. Anzi, ancora meglio: a cosa ci rimanda in fondo il termine sussidiarietà? Al sussidiario delle elementari, quello al quale ci appoggiavamo per approfondire tutte le materie. Ecco, funziona così anche oggi, ma non mi sembra una grande novità…”.

A proposito della vivacità di Bologna: l’ultima buona idea che ha visto passeggiando per strada?

“La pedonalizzazione di via Pepoli. Sono per un centro vivibile, con poco asfalto e molto lastricato, poche serrande e molte porte di legno. Si chiama arredo urbano, ed è molto importante”.

L’altro ieri in piazza Cavour ci sono stati scontri tra la polizia e i cosiddetti Indignados, studenti e precari arrabbiati che hanno puntato sulla Banca d’Italia. Si può capire la rabbia dei precari?

“Non certo condividere quando sceglie come obbiettivo la Banca d’Italia o cerca lo scontro fisico, ma capire certo sì. La crisi la pagano gli ultimi, e questa crisi è dura”.

Alla festa di Nomisma incontrerà Fini e Tremonti, cosa gli dirà?

“Anzitutto li saluterò, che non ci si vede da un po’, poi dal tono della risposta capirò di cosa chiacchierare… Ho avuto buoni rapporti personali con entrambi, aldilà della diversità di vedute. Ma di sicuro a Tremonti non potrò dire che lo invidio…

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
ottobre 15, 2011
Interviste