Migranti: il futuro dipende da come sapremo aggregare vecchi e nuovi cittadini

Prodi, i profughi e il caso Diciotti: «Tocca a noi, dobbiamo provarci»
Il Professore scrive al Corriere riflettendo sul tema dell’immigrazione e all’apertura verso l’accoglienza dimostrata dalla Diocesi di Bologna

Articolo di Romano Prodi su Il Corriere della Sera, edizione di Bologna, del 29 agosto 2018

La richiesta che mi ha rivolto il Corriere di Bologna di esprimere qualche riflessione sulla necessità manifestata dal Vescovo della nostra città di contribuire all’accoglienza dei migranti della nave Diciotti mi coglie in una situazione particolare.

Sto infatti trascorrendo qualche giorno di fine estate e di lenta ripresa del lavoro nella così detta bassa reggiana, nella pianura che va tra la città di Reggio Emilia e il fiume Po. Nelle stalle, ormai di dimensione industriale, vedo entrare quasi esclusivamente lavoratori col turbante.

Sono i Sikh, che vengono dalla lontana India per mungere e nutrire le vacche: un lavoro che non ha né un giorno, né un’ora, di sosta. Il latte da loro munto viene poi portato al caseificio dove il Parmigiano-Reggiano non potrebbe più essere prodotto se il casaro non fosse aiutato dagli immigrati tunisini e marocchini che a loro volta si alzano prima dell’alba per il lavoro.

A due passi da me sorge poi una grande fabbrica di trattori che, senza gli immigrati pakistani, dovrebbe portare all’estero i suoi impianti. Infine una officina di zincatura che, nel turno di notte, vede solo operai con la pelle nera.

Tutti gli interlocutori mi dicono che, pur non mancando i problemi, si tratta di lavoratori instancabili, senza i quali non si potrebbe andare avanti. Sono però le stesse persone che immediatamente si infiammano indicando nella presenza di stranieri “sradicati” la causa dell’aumento dei furti e che reagiscono con ripulsione dinnanzi al crescente numero di coloro che all’uscita dei supermercati chiedono con insistenza l’elemosina e che, insieme a quelli sempre più numerosi nelle strade, contribuiscono al crescente senso di insicurezza.

Ebbene nel dibattito sull’emigrazione, compreso il caso della Diciotti, non ho visto mettere insieme queste due facce dello stesso problema, così da poterlo affrontare con gli stessi parametri di equilibrio e di giustizia che si debbono applicare a tutti gli uomini, italiani o stranieri che siano. La paura, aumentata strumentalmente da interessi politici, impedisce di valutare la complessità del fenomeno e di agire per la difesa dei diritti di tutti e, anche, dell’interesse generale.

Per questo motivo ho constatato con tanta amarezza come un episodio di importanza quantitativa molto modesta (meno di duecento persone ) come quello della nave Diciotti si sia trasformato in un caso di portata continentale. Ho quindi accolto con molto favore la decisione della CEI di  farsi carico del problema e la conseguente decisione del Vescovo di Bologna perché il mondo cattolico bolognese e gli uomini di buona volontà della nostra città facciano la loro parte.

Non sarà certo un peso insopportabile ma certamente sarà complesso portare avanti questo impegno fino a quando anche queste donne e questi uomini, venuti dall’Eritrea, potranno integrarsi e avere per se stessi una vita migliore e, nello stesso tempo, contribuire al benessere del nostro paese. Il lavoro più difficile non sarà quello di trovare loro un tetto ma di inserirli progressivamente nella nostra società, così come dobbiamo fare con i nostri figli.

La decisione di Mons. Zuppi non risolve certo i problemi dell’emigrazione. Non può nemmeno supplire alla mancanza di strategia nei confronti dell’Africa e ancora meno può costituire un argine ai comportamenti criminali degli scafisti. Ma ci rappresenta in concreto come solo una società inclusiva possa essere una società pacifica e come i problemi della devianza possano essere risolti solo con un comportamento inclusivo, nei confronti di coloro che si comportano correttamente, e con l’attivazione di via legali per l’immigrazione.

Ci ricorda cioè che il metro con cui misuriamo i migranti e il modo con cui loro attribuiamo i diritti e con cui pretendiamo i doveri non può essere diverso da quello che dobbiamo proporre ai nostri cittadini. Il Vescovo di Bologna ci ha semplicemente ricordato che il nostro futuro dipende da come la nostra città sarà in grado di aggregare vecchi e nuovi cittadini. Come ha fatto mirabilmente in passato. Certo con persone provenienti da culture e abitudini così diverse, il compito sarà più difficile. Mons. Zuppi ha solo cercato di farci comprendere che dobbiamo provarci, ognuno nei modi che gli sono possibili. Avendo lui per primo dato l’esempio.

Print Friendly
Condividi!

Dati dell'intervento

Data
Categoria
agosto 29, 2018
Articoli, Italia