La nuova Ungheria e le riforme che servono

La nuova Ungheria e le riforme che servono

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 18 aprile 2026

A distanza di ormai due settimane dalle elezioni ungheresi è opportuno riflettere sul grande cambiamento avvenuto all’interno del paese e, soprattutto, sui rapporti con l’Unione Europea.

La rivoluzione interna è ben nota: dopo 16 anni di crescente dispotismo e di limitazione delle libertà dei cittadini, si è aperta una concreta possibilità di ritorno dell’Ungheria alle normali regole democratiche. La vittoria di Peter Magyar, molto più ampia di ogni previsione, rende infatti possibile il processo di revisione delle clausole costituzionali che avevano fatto dell’Ungheria, secondo le stesse parole di Orban, un paese dalla “democrazia illiberale“.

Più complesso è il riposizionamento internazionale di un paese che, pur avendo meno di dieci milioni di abitanti, era di fatto divenuto una specie di cavallo di Troia delle grandi potenze, organizzato per indebolire dall’interno l’Unione Europea. Lo stretto rapporto con la Russia ha infatti bloccato i 90 miliardi di euro di aiuti all’Ucraina.

Il prezzo pagato da Budapest ai tre protettori è stato quello di impegnarsi a fare uso di tutti gli strumenti disponibili per indebolire l’Unione Europea, soprattutto con l’uso sistematico del diritto di veto che ogni paese può esercitare sfruttando l’assurda regola dell’unanimità. L’abuso di questo diritto, in aggiunta alla violazione dei fondamentali diritti dei cittadini, ha bloccato l’erogazione dei fondi europei oggi più che mai indispensabili per il futuro del paese.

Da troppi anni sono stati infatti trascurati tutti gli investimenti pubblici: dalle infrastrutture alla pubblica amministrazione, dalla scuola alla sanità.

Si apre a questo punto il capitolo più delicato. A Bruxelles sono pronti 18 miliardi di euro (quasi il 10% del PIL nazionale) di fondi destinati all’Ungheria. Questi fondi non possono però essere trasferiti a Budapest se non vengono messe in atto le nuove norme per frenare la dilagante corruzione e non si rivedono le leggi contro i diritti e le libertà dei cittadini, leggi che hanno rappresentato la ragione dell’interruzione del flusso dei fondi europei. Per un paese che conta poco più del 2% della popolazione dell’Unione si tratta di un ammontare rilevante, anche perché ad esso possono aggiungersi le risorse (provenienti dal fondo Safe) destinate al rafforzamento del sistema di difesa.

Tenuto conto delle attuali condizioni dell’Ungheria, si tratta di risorse indispensabili che debbono essere rese rapidamente disponibili. Diviene quindi necessario aprire un processo di riavvicinamento progressivo e di collaborazione tra le istituzioni europee e il nuovo governo ungherese. Un processo nel quale Bruxelles non potrà limitarsi a gioire per il ritorno di Budapest alle regole democratiche, ma dovrà usare le proprie competenze e il proprio potere con equilibrio e responsabilità.

D’altra parte non si possono certo destinare ad un paese le risorse che erano state negate, in conseguenza della violazione delle regole democratiche, se non si pone fine a queste violazioni.

Peter Magyar deve quindi mettere subito in atto le necessarie riforme, anche per dimostrare che i cittadini ungheresi, votando per l’Europa, hanno scelto la via della rinascita politica ed economica del proprio paese.

La riflessione sulle difficoltà che ostacolano il ritorno alla normalità della democrazia ungherese, non sminuisce l’enorme cambiamento avvenuto con le elezioni del 12 aprile.

Ci obbliga però ad assicurare che il rispetto delle regole europee sia accompagnato dalla garanzia che l’Ungheria ritorni ad essere membro della famiglia europea a tutti gli effetti.

La completa adesione alle regole della democrazia, soprattutto nei paesi che per tanto tempo sono stati sotto “dittatura”, è un processo lento e progressivo, che sarà sottoposto ad un’ulteriore prova anche fra poche ore, con le elezioni legislative in Bulgaria. Un processo che esige tanta pazienza e tanta lungimiranza.

Nel gioire per il ritorno dell’Ungheria fra noi, non dobbiamo quindi dimenticare che la ricerca del cavallo di Troia per colpire l’Unione Europea non è finita con il tramonto di Orban. Il cavallo di Troia può essere respinto fuori dalle mura solo con il completamento dell’Unione Europea.

 

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
aprile 18, 2026
Articoli, Italia