Debito greco e tasse sulle banche. Non c’è un solo martire in Europa

George Papandreou

George Papandreou

Debito greco e tasse sulle banche. Non c’è un solo martire in Europa

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 25 Aprile 2010

Il primo ministro greco ha finalmente chiesto in modo ufficiale l’aiuto del Fondo Monetario Internazionale e degli amici ( si fa per dire) europei.

Un passo necessario ed urgente perché nel prossimo mese di maggio verranno a scadenza importanti rate del debito pubblico, ma anche un passo difficile perché l’opinione pubblica greca si rende perfettamente conto delle dure condizioni che verranno imposte al Paese in conseguenza di questo passo. Per tale motivo essa ha cercato con ogni mezzo di allontanare l’ora della verità, scaricando le responsabilità della crisi sulla malvagità degli speculatori internazionali e non sui lunghi anni in cui il Paese si è illuso di vivere al di sopra dei propri mezzi, sperando di potere accrescere all’infinito il debito pubblico.

George Papandreou è uomo troppo esperto per non sapere che i dirigenti del Fondo Monetario, prima di sborsare i denari entro la metà di maggio, gli imporranno pesanti decisioni per il contenimento della spesa sanitaria e pensionistica e lo obbligheranno ad una riduzione dei costi della pletorica pubblica amministrazione.

In poche parole Papandreu dovrà imporre alla Grecia una prolungata politica di austerità: compito difficilissimo per ogni governo e quasi disperato ( lo posso dire con una certa esperienza) per un paese mediterraneo.

Gli ispettori del Fondo arriveranno quindi nei prossimi giorni ad Atene, scriveranno le ricette e detteranno le terapie per la guarigione della Grecia e, data la semplicità delle regole con cui ora operano, sborseranno in fretta i 15 miliardi di euro a cui il Fondo stesso si è obbligato. Poi sarà il turno dei 30 miliardi in conto ai paesi europei, per i quali la procedura è un labirinto per cui si deve passare attraverso il parere della Commissione e della Banca Centrale Europea e quindi l’approvazione di tutti i paesi membri dell’Euro, in alcuni casi dopo una complessa procedura parlamentare.

Non essendovi infatti gli strumenti per una decisione collettiva, l’aiuto alla Grecia non può venire che dalla somma delle decisioni dei singoli paesi. Un processo decisionale complicatissimo, che si è protratto già per mesi e mesi, provocando nel frattempo un pauroso aumento dei tassi del debito greco, e quindi ulteriori difficoltà al processo di risanamento. L’unico aspetto positivo di quest’assurda vicenda è che si va finalmente allargando la convinzione che non vi può essere una vera unione monetaria senza una maggiore integrazione e un più forte coordinamento delle politiche economiche dei diversi paesi. E che questo implica un potere di controllo e di sorveglianza sulle maggiori decisioni macroeconomiche dei paesi stessi. In poche parole, dato che incidenti ed errori nella gestione dei bilanci pubblici sempre vi sono stati e sempre vi saranno, bisogna provvedere agli strumenti di monitoraggio, di allarme e di intervento prima che i danni siano irreparabili.

Alcuni recenti comportamenti sono tuttavia difficilmente comprensibili anche con le regole oggi esistenti. La Germania si è infatti opposta in ogni modo al soccorso alla Grecia, sostenendo di non potere essere sempre la vittima sacrificale per le colpe altrui. Tuttavia, leggendo bene le cifre proposte, ci accorgiamo che essa si impegna per 8,4 miliardi di euro, mentre di 6,3 miliardi è l’impegno francese, di 5,5 quello italiano e di 3,7 quello spagnolo. Data la grande differenza nella dimensione dell’economia di questi paesi nessuno può pensare che lo sforzo richiesto alla Germania sia sproporzionato rispetto a quello dei suoi partner. Di fronte a quest’emergenza ciascuno di noi sta facendo il proprio dovere e non vi alcuna ragione per cui qualcuno si presenti come eroe o come martire. Fortunatamente fra poche settimane gli elettori del NorthRhine-Westfalia andranno a votare e, anche da parte tedesca, si potranno vedere le cose con quella serenità e oggettività che non sembrano essere permesse in campagna elettorale. E speriamo di non dovere più parlare, almeno per qualche tempo, del caso greco come di un’ emergenza che eccede le nostre capacità di intervento.

In questi giorni il Fondo Monetario Internazionale non si è occupato solo del caso greco ma ha avanzato anche la proposta di tassare le banche per costituire i fondi necessari per venire incontro ad eventuali nuove crisi finanziarie.

L’idea di fare gravare sulle banche e non sui contribuenti i costi dei salvataggi bancari è certamente popolare e può essere anche equa se adottata nei confronti delle banche che, attraverso la speculazione, hanno costruito la crisi. E’ assai dubbio che possa avere una qualsiasi utilità nei confronti delle banche che fanno principalmente il loro mestiere di raccogliere denaro per prestarlo a famiglie e imprese che ne hanno bisogno. E sarebbe sciagurato farlo in un periodo in cui queste stesse banche, soprattutto quando fanno bene il loro dovere, vedono aumentare i crediti dubbi o incagliati a causa della grave e prolungata crisi che sta colpendo famiglie e imprese. La discussione di questa proposta è stata fortunatamente rinviata al G20 del prossimo giugno. Mi auguro che il tempo che ci separa da questa riunione venga utilizzato per approfondire il problema e per rendersi conto della necessità di distinguere fra la speculazione e la necessaria funzione di fornire credito alle imprese e alle famiglie.

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
aprile 25, 2010
Italia