Vittoria AFD fatto colossale, mai accaduto dal ’45: l’Europa è in pericolo
Prodi: “AFD fatto colossale mai accaduto dal ’45. L’Europa è in pericolo”
L’ex premier: “Il voto segue l’autoritarismo mondiale che da Trump a Putin sta erodendo lentamente le nostre democrazie”
Intervista di Giovanni Egidio a Romano Prodi su La Repubblica del 08 settembre 2026
L’esito del voto tedesco che in Sassonia-Anhalt ha portato l’Afd al 45% dei consensi, secondo Romano Prodi “è un fatto di dimensioni colossali”. Niente di più, niente di meno. “Sì, altre definizioni non mi sembrerebbero all’altezza della gravità della situazione. Per la prima volta dalla fine della guerra vince un partito di destra eversiva che evoca apertamente il nazismo. E vince col 45% dei voti. Il secondo partito è staccato del 25%. Serve altro per allarmarsi?”.
Eppure, a detta di tutti gli osservatori, l’esito era annunciato. Non ci si doveva allarmare prima?
“Il fatto che l’esito del voto in effetti nemmeno stupisca, rende la questione ancora più grave. E non ci si stupisce perché il voto segue un movimento di autoritarismo che sta attraversando il mondo, da Trump a Putin, e che sta lentamente erodendo le democrazie europee.
E un’Europa più debole, di questi tempi, non dispiace né a est, né a ovest. Del resto, essendo l’Europa incapace di decidere, ha perso ogni attrattività. E quindi perché votare per difenderla, se non serve a nulla? Anche l’esito del voto del referendum in Islanda è stato un segnale che andava in questo senso. E anche quello è stato sottovalutato”.
L’Afd per governare potrebbe aver bisogno dell’appoggio del Bsw, il partito rossobruno. È un segnale da non sottovalutare anche questo?
“Intanto non escluderei che un aiutino non arrivi da qualcuno in fuga dalla Cdu, però l’ipotesi che sia Bsw a fare da stampella è certamente un fatto da non sottovalutare. A riconferma del fatto che gli estremismi sono pericolosi anche a sinistra, non soltanto a destra”.
Ma l’Europa reagirà o si lascerà erodere?
“L’Europa non reagisce perché i Paesi che ne fanno parte non hanno intenzione di reagire, sia ben chiaro. Tutti sanno che il diritto di veto andrebbe superato, e quando Orbán ha perso le elezioni l’occasione per farlo era a portata di mano. Ma nessuno, Italia in primis, ha voluto prendere un’iniziativa in questo senso. Preferiscono un’Europa impotente”.
Eppure, a parole, quasi tutti si definiscono europeisti, anche in Italia.
“Sinceramente sono rimasto stupito da Forza Italia. Che in teoria è davvero un partito europeista, o almeno così si è sempre definito e a volte anche contraddistinto. Mi sembra stia vivendo una contraddizione davvero drammatica al suo interno”.
Quale sarà il prossimo segnale che teme possa arrivare a sancire la crisi dell’Europa?
“Questo non lo so, so però che in questa situazione bisogna prestare molta attenzione ai cosiddetti “incidenti”. Come quando a scuola ci insegnavano dell’attentato di Sarajevo del 1914, e ripetevamo a memoria dell’arciduca eccetera eccetera… Oggi io temo questo, temo l’incidente”.
E quali chance avrebbe invece l’Europa di riscattarsi?
“Ma basterebbe che i quattro Paesi principali facessero fronte comune, si accorgessero che il Pil europeo è di poco inferiore a quello americano e iniziassero a fare una politica comune per pesare qualcosa nel mondo. Ne avrebbero tutte le potenzialità. Ma purtroppo, a parte la difesa dell’Ucraina e la reazione al Covid col Pnrr, l’Europa l’unità di intenti non l’ha ancora ritrovata. Almeno fin qui”.
Crede che l’effetto del voto tedesco si possa avvertire anche in Italia?
“Qui l’Afd è incarnata da Roberto Vannacci, che è un complemento del centrodestra. E comunque al governo la destra c’è già. Di remigrazione ancora non si parla apertamente, se non appunto Vannacci, ma si capisce che il tema non dispiace. Anche se tutti sanno che non sarebbe praticabile”.
Il governo intanto ha appena celebrato la propria longevità, mentre l’opposizione si sta preparando a celebrare le primarie. Che stagione politica si aspetta?
“Detto che il governo ha celebrato l’unica cosa che poteva celebrare non avendo ottenuto altri risultati concreti, essendo diviso su tutto al suo interno, mi aspetto che l’opposizione faccia il suo mestiere non limitandosi a contrastare il governo ma proponendo un’alternativa. E questo deve avvenire prima delle primarie, come vado dicendo da tempo. Speriamo che il progetto si concretizzi”.
Da dove deve partire la proposta alternativa alla Meloni?
“Dall’obbiettivo che una comune famiglia monoreddito con dei figli possa campare, come avveniva in passato. E perché questo accada occorre che ci sia un rialzo dei salari e che quella famiglia sia in grado di affrontare i passaggi cruciali della vita: salute, casa e scuola. Questo mi aspetto”.
Poi però, dopo il programma, bisognerà passare dalle primarie, ne conviene?
“Sì, ma ad alcune condizioni. La prima che siano su due turni, quindi col ballottaggio. La seconda che non si voti online. Questo Paese ha già subito troppe manipolazioni. Chi va a votare non deve mostrare la tessera ma metterci la faccia”.
Oltre ai naturali contendenti delle primarie, Elly Schlein e Giuseppe Conte, si sta facendo strada l’ipotesi del papa straniero. La convince?
“Ci può stare anche la candidatura di un papa straniero, certo, perché no. Occorre però che chi ambisce a misurarsi alzi la mano”.
















