Prodi: l’Europa si è mossa in ritardo, ma ha la forza di resistere a questa e ad altre crisi

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Articolo di di Fabrizio Rizzi su Il Messaggero del 22 maggio 2010.

Prodi vorrebbe un’Europa più forte politicamente, non solo di grandi dimensioni economiche, ma assegna un giudizio di sufficienza alle misure assunte da Bruxelles per affrontare la crisi greca. Probabilmente, se l’intervento fosse stato più rapido, sarebbe stato meglio per tutti, dal momento che «una crisi minore è diventata una crisi maggiore per effetto delle indecisioni e dei ritardi». Ma nello «scorso week-end», rileva, «sono state prese decisioni che mi sembrano sufficienti per potere, in qualche modo, porre fine alla crisi». E sottolinea che il vero nodo è «mettere in atto la potenzialità politica con un’azione finalmente comune e decisa». In ogni caso, il voto del Professore è positivo, almeno in questo frangente. Perché l’Europa, dice, «ha la forza economica e la potenzialità politica per resistere a questa ed altre crisi». Ma più che all’Europa, ieri, l’ex premier si è dedicato all’Africa, riunendo a Bologna capi di Stato, ministri, esponenti dei governi e delle organizzazioni internazionali, Onu e Unione africana, ambasciatori. Un parterre variopinto, pieno di colori e di folclore: molti calzavano scarpe dorate, altre signore esibivano collane trapuntate di pietre preziose.

Gheddafi ha telefonato facendo gli auguri. Se a Roma, quando era a Palazzo Chigi, gli applausi erano assai rari, specie da alcuni leader della sua coalizione, ieri, a Palazzo Nettuno, ne ha raccolti tantissimi, in particolare dagli africani. Se finora le relazioni «sono state bilaterali», e ciò ha «frammentato i rapporti e le politiche», Prodi ha incalzato l’Occidente a ispirarsi per gli aiuti al piano Marshall, come gli Stati Uniti fecero con l’Europa a conclusione del secondo conflitto mondiale. Ovvero un piano «non limitato alle infrastrutture, ma anche alla ricostruzione della struttura finanziaria ed economica, senza dimenticare che il piano Marshall ha stimolato in Europa, un’idea di cooperazione che ha portato alla nascita dell’Unione europea».

Il dibattito è stato intenso. L’Africa vuole adesso un seggio, al Consiglio di sicurezza dell’Onu, con diritto di veto. Se ne è fatto portavoce, il presidente del Senegal, Abdoulaye Wade, il quale non ha nascosto di voler realizzare un altro obiettivo: ovvero gli Stati Uniti d’Africa. L’ex presidente del Sudafrica, Thabo Mbeki, ha ricordato che «sul percorso verso l’unità c’è l’accordo di tutto, ma la sfida è capire come bisogna procedere. Bisogna stabilire una base politica comune».

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Dati dell'intervento

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maggio 22, 2010
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