“Il Mondo che verrà” su La7: una lezione accessibile, chiara e pacata

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Romano Prodi e il mondo che verrà

Articolo di Alessandra Comazzi su La Stampa del 13 ottobre 2011

In quest’arietta autunnale di ritorno all’«allure» democristiana che tanto sta spirando sui palazzi, si staglia la figura di Romano Prodi, dall’altra sera protagonista di quattro puntate-lezione, titolo «Il mondo che verrà», su La7, la rete che ha le luci più belle di tutto il parco televisivo nazionale.

Con quelle belle luci, tanto più riluceva il contesto, cioè l’aula dello Stabat Mater di Bologna, che si chiama così perché vi si svolse la prima dello «Stabat Mater» di Rossini, diretto da Donizetti: così racconta, en passant, il Professore. «Un simbolo dell’Europa intellettuale, che era unita».

Accanto a lui, intorno a una tavola rotonda, alcuni studenti e la conduttrice di «Atlantide», giovane, e dunque senza bisogno di lifting, preparata, con l’aria chic, la erre moscia e la coda di cavallo, Natascha Lusenti. Porge le sue domande tranquilla, senza farsi intimidire dall’uomo, facilitata dalla scelta stilistica, che è didascalica.

Con il portato delle immagini che riepilogano le tappe della crisi, dai fallimenti delle banche alla mancanza di cibo e di acqua (il tema era «Sfida dei continenti»), la lezione viene sviluppata da Prodi nel suo modo accessibile, chiaro, pacato. E quando dice «Mi ricordo che ne parlavo con il primo ministro cinese», come noi diremmo «mi ricordo che ne parlavo con il panettiere», non sembra neanche una civetteria.

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Dati dell'intervento

Data
Categoria
ottobre 13, 2011
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