Trump – Xi: il dialogo che serve al mondo?

Trump – Xi: il dialogo che serve al mondo

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 13 maggio 2026

Oggi Trump arriva a Pechino per un incontro sempre programmato e sempre rinviato, ma sempre più necessario. In un mondo in cui le tensioni ogni giorno aumentano, il dialogo fra i due paesi più potenti del globo è di per se stesso un fatto positivo, anche se non si tratta del momento migliore per dialogare.

Nessuno dei temi che presumibilmente saranno sul tavolo è infatti pronto per essere affrontato e risolto nel vertice di Pechino, ma forse questa è una ragione in più perché un dialogo che sarà difficile e lungo, abbia finalmente inizio.

Il primo problema è l’ancora mancato accordo per mettere fine alla guerra commerciale.

All’aumento dei dazi da parte degli Stati Uniti è arrivata la risposta cinese con la restrizione sulle esportazioni delle terre rare.

Come risultato il surplus cinese nei confronti degli Stati Uniti, nei primi quattro mesi di quest’anno, è però aumentato, passando da 64,7 a 87,7 miliardi di dollari, senza tenere conto dell’incremento delle esportazioni cinesi che arrivano nei porti americani transitando da paesi terzi, come il Vietnam, l’Indonesia o il Messico.

Sempre per restare nel campo economico la chiusura dello stretto di Hormuz, da cui passa il maggior flusso di petrolio diretto in Cina, avrebbe dovuto mettere in ginocchio l’economia del Celeste Impero, ma le ingenti riserve e l’arrivo dei rifornimenti supplementari per altre vie hanno dimostrato una capacità di resistenza molto più lunga di ogni previsione.

Nello stesso tempo l’aumento dei prezzi e l’insicurezza dei rifornimenti petroliferi sta moltiplicando la domanda dei beni di investimento dedicati alla produzione di energie alternative, nelle quali la Cina è dominatrice assoluta dei mercati mondiali.

Sempre per rimanere nel campo economico, l’erraticità dei comportamenti del governo americano e la crescente importanza dei paesi terzi hanno aumentato il ruolo del renminbi nei mercati mondiali, con una progressiva erosione del primato del dollaro.

E’ evidente che, finché il governo cinese non metterà fine ai controlli diretti sulla propria moneta e non procederà verso la sua convertibilità, la supremazia del dollaro non verrà messa in discussione. Tuttavia i rapporti di forza stanno progressivamente cambiando, non tanto per la maggiore apertura da parte della Cina, quanto per la crescente incertezza della politica americana.

Nel campo economico non possiamo quindi aspettarci grandi novità. Come massimo vi sarà qualche diminuzione nel divieto di commercializzazione di alcuni prodotti di alta tecnologia, soprattutto semiconduttori, dei quali il mercato cinese è grande importatore. In compenso Trump, che porta con sé una schiera di uomini d’affari dotati di ricchezza e di potere senza precedenti, spingerà per vendere ogni ben di Dio. Ma, probabilmente, si dovrà invece accontentare di qualche Boeing e della maggiore quantità possibile di soia. La Cina ha infatti bisogno di imponenti importazioni di derrate agricole necessarie per l’allevamento del bestiame, a sua volte l’aviazione civile è uno dei pochi settori in cui la Cina rimane ancora arretrata nei confronti degli Stati Uniti.

Non saranno in ogni caso questi contratti a riequilibrare il commercio dei due paesi e non penso proprio che, come qualcuno ancora crede, si possa approdare ad un accordo generale, una specie di Board of Trade, creato ad imitazione del Board of Peace di triste memoria.

Ci aspettiamo invece qualche passo in avanti nei confronti della soluzione della guerra con l’Iran.

La sua durata e la resistenza iraniana, molto superiori ad ogni previsione e ad ogni annuncio trionfale da parte di Trump, stanno erodendo i consensi di Donald a meno di sei mesi dalle elezioni di mezzo termine.

Peraltro, da parte iraniana, le perdite sono state enormi, anche se la resistenza del paese si è dimostrata superiore rispetto ad ogni aspettativa e il controllo dello stretto di Hormuz un’arma più efficace del previsto.

I danni collaterali dovuti non solo all’aumento del prezzo del petrolio, ma anche ad una progressiva scarsità nella produzione di fertilizzati, di antiparassitari e di altri prodotti chimici necessari per l’agricoltura stanno spingendo la Cina a favorire un accordo in cui l’Iran e gli Stati Uniti possono considerarsi entrambi vincitori, raggiungendo un compromesso sul capitolo nucleare e sulla libertà di circolazione nello stretto di Hormuz.

Credo che nulla ci si possa invece aspettare riguardo alla posizione americana nei confronti di Taiwan.

Chi pensa che Trump, anche se lo volesse, possa passare da una posizione neutrale, rispetto ai rapporti fra Taiwan e la Cina, a una dichiarazione in favore di una “riunificazione” non tiene conto delle durissime opposizioni che Donald avrebbe nel Senato e nella Camera dei Rappresentanti.

Accontentiamoci quindi del fatto che Xi e Trump finalmente si incontrino e possano preparare, anche per l’assenza di Netanyahu, una progressiva mitigazione del conflitto fra gli Stati Uniti e l’Iran.

Auguriamoci infine che questo dialogo fra le due superpotenze sia solo un inizio e si possa quindi ripetere anche quando potrà dare frutti migliori.

 

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Dati dell'intervento

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Categoria
maggio 13, 2026
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