La lezione di Leone è una scossa all’Europa
La lezione di Leone: scossa all’Europa
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 29 settembre 2026
Le giornate di Leone XIV hanno segnato un incontro straordinario con la Francia. A Parigi vi è stata un’inaspettata ed inedita partecipazione e il passaggio a Lourdes ha ricordato come la devozione mariana sia un punto di riferimento unico per tutto il mondo cattolico. Il discorso tenuto oggi qui a Metz assume tuttavia una valenza politica del tutto particolare.
E’ il riconoscimento solenne dell’importanza dei valori dell’Unione Europea e di quanto questi valori siano storicamente legati alla tradizione cristiana.
Il discorso di Leone XIV aveva un titolo altamente significativo, riguardante una specifica riflessione sulle radici dell’Europa come strumento di pace e unità. La scelta della città di Metz deriva dal fatto che la Lorena, per secoli terra di scontro fra Francia e Germania, si è poi trasformata nel simbolo della conciliazione. Qui ha vissuto Schuman che, insieme a De Gasperi e Adenauer, è stato padre dell’Unione europea. Schuman era un fervente cattolico, tanto da essere in corso il suo processo di beatificazione, e ha sempre fondato la sua vita politica sul primato dei valori etici, prendendo come riferimento i principi evangelici. Nel maggio del 1950, Schuman propose di mettere insieme le industrie europee del carbone e dell’acciaio per trasformarle da produttori di armi offensive in costruttori di pace.
La dichiarazione di Schuman ha dato inizio a un cambiamento radicale nei rapporti fra paesi che erano stati per secoli nemici. Proprio partendo da questa proposta si è potuto sviluppare non solo un dialogo, ma una crescente collaborazione concreta fra i diversi paesi europei.
Nel discorso di Leone vi è stato un continuo richiamo alla necessità di porre fine a ogni atto di guerra e di prendere atto dell’impotenza degli stati nazionali europei che, separati, non sono più in grado di provvedere ai bisogni dei propri popoli. La giornata di Metz è cominciata con un appello per la pace, firmato dai rappresentanti di tutte le religioni: cattolici e protestanti, ortodossi ed ebrei, mussulmani e buddisti.
Ha proseguito insistendo sull’Europa come strumento insostituibile di questi valori: pace e uguaglianza fra i popoli e le nazioni.
Un discorso che assume un’importanza speciale in quanto attribuisce all’Europa il compito di porre fine alle crescenti tensioni e alla crisi di tutte le forme di collaborazione internazionale, costituendo un esempio valido anche oltre i confini del nostro continente. Un compito che si pone in netto contrasto con le tendenze oggi dominanti nelle grandi potenze mondiali che stanno apertamente sostenendo il primato della forza e mettendo in crisi tutte le forme di collaborazione in precedenza esistenti. Il recente dibattito alle Nazioni Unite è stato il segno di come il dialogo sia ormai diventato impossibile, lasciando spazio solo alla forza militare ed economica.
L’appello all’Europa per fermare questo inno alla forza assume un significato particolare in quanto si pone in netto contrasto rispetto alle continue dichiarazioni di disprezzo nei confronti dell’Unione Europea ripetutamente pronunciate dal presidente Trump.
Una posizione di disprezzo che sta facendo presa anche tra i paesi europei, dove i nuovi movimenti estremisti hanno come bersaglio proprio i valori che Leone ha richiamato nel suo discorso che ha sottolineato il primato della composizione delle diversità, attraverso il dialogo e l’accoglienza. Richiami che trasmettono un chiaro messaggio in vista delle prossime elezioni europee.
Tali elezioni non saranno più decise dalla competizione fra i grandi partiti tradizionali, tra di loro concorrenti, ma uniti verso un comune destino europeo. Il confronto che si è aperto con le recenti evoluzioni della politica riguarda invece la stessa esistenza dell’Unione.
I grandi paesi, cominciando da Germania, Francia, Italia, Polonia e Spagna, sono chiamati a decidere su questi aspetti dirimenti per il nostro futuro. Il discorso del Pontefice, con un chiaro anche se implicito riferimento a questa evoluzione, è terminato con un appello ai giovani affinché affrontino la vita senza paura e con un impegno diretto nella vita politica.
Il filo conduttore del discorso si è quindi concentrato nello stringere un legame più forte fra i valori che sono alla base della religione e quelli che, per ottant’anni, hanno cercato di trasformare l’Europa da un campo di battaglia in un luogo di dialogo e di difesa dei diritti di tutti.
Lo straordinario calore con cui Leone XIV è stato accolto nei sui giorni francesi, mentre difendeva questi valori, spinge a pensare che si apra una riflessione più profonda riguardo ad un futuro di maggiore coesione e di collaborazione.
Desta tuttavia una forte preoccupazione il fatto che, pur essendo stati invitati dal Presidente francese, non fossero presenti a Metz i maggiori responsabili delle istituzioni e dei governi europei.
Tuttavia non vi è ragione per disperare perché a volte accade, come è avvenuto in questi giorni in Francia, che siano le sensibilità dei popoli a trascinare le decisioni dei governanti.
















