Brentry: altri dieci anni per uscire dalla Brexit

Dieci anni per uscire dalla Brexit

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 27 giugno 2026

In Gran Bretagna il decimo anniversario della “Brexit”, cioè dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, è stato ampiamente celebrato, discusso e contestato.

Onestamente di celebrazioni ne abbiamo viste ben poche, mentre tanti sono stati i richiami ai danni che questa importantissima decisione ha portato al paese, mettendo in rilievo la perdita di peso non solo nell’economia, ma anche nel ruolo che il Regno Unito ha giocato nella politica internazionale.

1 David Cameron

Dal punto di vista economico, gli analisti più accreditati stimano che il Prodotto Interno Lordo sia oggi inferiore del 6-8% rispetto a quello che sarebbe stato se il paese fosse rimasto all’interno dell’Unione. Le esportazioni del settore manifatturiero sono inferiori dell’8% rispetto a dieci anni fa, mentre la produttività è praticamente stagnante.

Di positivo vi è una straordinaria vitalità nei servizi, che non riesce tuttavia a bilanciare la debolezza degli altri settori.

Questa prestazione deludente non è certo dovuta solo alla Brexit. Tuttavia la crisi politica che, nello spazio di dieci anni, ha portato alla caduta di sei governi, tra cui l’ultimo proprio in coincidenza con la celebrazione del decennale, è stata resa più profonda dai problemi creati dall’allontanamento dall’Europa.

2 Theresa May

Questi risultati negativi hanno portato al progressivo cambiamento della pubblica opinione che, oggi, si dichiara per oltre il 55% favorevole al rientro nell’Unione.

A questa radicale svolta non hanno contribuito solo i problemi elencati in precedenza. Una forte accelerazione al desiderio di rientro è stata infatti aggiunta dalla politica erratica ed incomprensibile del Presidente Trump.

Il distacco dall’Europa era stato infatti fortemente alimentato dall’ipotetico aiuto americano, attraverso un trattamento privilegiato nei confronti della Gran Bretagna, che si è invece trasformato in barriere doganali e continue manifestazioni di ostilità verbali e sostanziali. Siamo quindi arrivati al punto che solo i 14% dei britannici pensa che esista una relazione speciale fra la Gran Bretagna e gli Stati Uniti.

3 Boris Johnson

Inoltre, mentre una minoranza del 18% pensa che sia opportuno tentare un riavvicinamento agli Stati Uniti, il 57% crede che sia ora di avviare subito il processo per ritornare nella famiglia europea.

A questo punto si potrebbe concludere che il ritorno della Gran Bretagna nell’Unione Europea possa essere senza ostacoli e rapido nel tempo. Nulla di più sbagliato.

Prima di tutto vi è una consistente parte dell’opinione pubblica (anche fra coloro che sono favorevoli al rientro) che ritiene un periodo di dieci anni non sufficiente per richiamare i cittadini a votare su un tema di così grande importanza.

4 Liz Truss

In secondo luogo bisogna tenere conto dei grandi progressi compiuti da Reform Uk, il partito di estrema destra presieduto da Nigel Farage.

Questo partito attribuisce l’insuccesso della Brexit al fatto che essa non sia stata applicata con necessaria durezza e spinge perciò verso un maggiore isolamento nei confronti dell’Unione Europea, oltre che verso una maggiore chiusura riguardo agli immigrati e alla libera circolazione delle persone.

Nonostante questi ostacoli il cambiamento di clima è tale da rendere ormai inevitabile l’inizio del processo di revisione della decisione presa dieci anni fa.

5 Rishi Sunak

Si tratta però di un processo che deve partire da un approfondito dibattito dedicato a mettere a punto i cambiamenti e gli adattamenti necessari perché il riaggancio possa essere stabile e fruttuoso.

Non esistono inoltre solo i necessari adattamenti da parte britannica, ma anche da parte europea, dato che non tutte le posizioni sono favorevoli al rientro e sono presenti robuste eccezioni al fatto che possano essere concessi alla Gran Bretagna gli stessi privilegi sul bilancio ottenuti da Margaret Thatcher e possa essere rinnovata l’esenzione del Regno Unito dagli accordi derivanti dal trattato di Maastricht.

6 Keir Starmer

A questo si accompagna l’interrogativo se all’ingresso nell’Unione sia più o meno opportuno accompagnare l’entrata britannica nell’Euro.

Senza contare la presenza di una parte non trascurabile di europei composta da coloro che, contrari fin dall’inizio all’entrata della Gran Bretagna nell’Unione, vogliono oggi farle pagare a caro prezzo il rientro.

Con questi limiti il processo di riavvicinamento è cominciato ed è irreversibile.

7 Andy Burnham

Ne ha parlato con convinzione il Premier uscente Keir Starmer, che ha riassunto il suo pensiero dicendo semplicemente che l’avvicinamento all’Europa è assolutamente necessario per potere navigare in mari diventati così tempestosi.

Il suo successore Andy Burnham, ormai sicuramente destinato alla guida del Partito Laburista e del Governo, viene considerato ancora più vicino all’Unione Europea del suo predecessore. Procederà quindi nella stessa direzione, a piccoli passi, ma con poche possibilità di inversione di tendenza. Non sono ancora ben definite quali saranno le scelte politiche di Burnham perché il probabile nuovo primo ministro, passato attraverso una serie di evoluzioni nelle linee della sua politica, è ora in movimento verso proposte di riforma più incisive di quelle da lui scelte in passato.

Su tutte queste prospettive la discussione è aperta, ma tutti si aspettano che i primi passi di avvicinamento all’Europa inizieranno subito. Quanto durerà questo cammino e se finirà con una nuova e rinnovata adesione all’Unione è ancora un problema aperto, ma tutte le evoluzioni della politica e dell’economia mondiale spingono in questa direzione.

E’ quindi probabile che il secondo decennale della Brexit sia celebrato da una Gran Bretagna ritornata europea. Possibilmente più europea che non in passato.

 

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Dati dell'intervento

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Categoria
giugno 27, 2026
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