Le guerre di Trump: perché la NATO va tutelata e cambiata
Perchè la NATO va tutelata e cambiata
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 04 aprile 2026
Non sappiamo ancora come finirà la guerra che Israele e Stati Uniti hanno cominciato lo scorso 22 febbraio.
Vedremo nei prossimi giorni come e se verrà messa in atto la inumana promessa di Trump di riportare l’Iran all’età della pietra, con tutte le conseguenze che questa brutale espressione contiene.
Tuttavia è certo che la guerra in Iran, se anche non condurrà al ritiro degli Stati Uniti dalla Nato, come ha più volte minacciato il Presidente Americano, ha già provocato un cambiamento irreversibile nei confronti dell’Alleanza Atlantica da parte dello stesso governo americano, dei governi dei paesi membri e, soprattutto, di un crescente numero di cittadini di questi paesi.
La tesi portata avanti da Trump, diligentemente ripetuta da Rubio, è che se i membri della Nato non si accodano ciecamente alle decisioni americane bisogna rivedere le regole fondamentali su cui l’Alleanza Atlantica si regge.
Questo senza tenere conto di quanto recita il famoso articolo 5 del trattato che prevede una necessaria solidarietà, se un paese membro viene attaccato, ma non nel caso in cui un paese prenda un’iniziativa militare senza discuterne o spiegarne gli obiettivi e le modalità. E senza neppure avvertire gli alleati della decisione presa. La Nato è stata creata per respingere gli eventuali attacchi contro un paese membro e non per aiutarlo a sostenere un conflitto deciso da un singolo paese.
Nella lunga storia dell’Alleanza Atlantica vi sono stati molti casi di scontento e tanti attriti su decisioni importanti come la guerra in Iraq o il ritiro dall’Afghanistan, ma mai ci siamo trovati di fronte a una divaricazione simile a quella avvenuta negli scorsi giorni.
Mai infatti eravamo arrivati ad attacchi contro i governi che si sono opposti alla richiesta americana di inviare presidi armati nello stretto di Hormuz senza un progetto condiviso. Mai si erano sentiti insulti e minacce di conseguenze economiche pesantemente negative nei confronti dei paesi che non si allineavano agli ordini degli Stati Uniti. In passato era in vigore una legge non scritta che gli Stati Uniti, sostenendo la maggiore spesa per la difesa, ricoprivano una funzione di riconosciuta leadership nell’ambito dell’Alleanza. Questa regola è stata sostanzialmente rispettata anche in situazioni che partivano da posizioni e interessi divergenti, ma è difficile che lo possa essere quando una scelta così drammatica, come una guerra, non è nemmeno accompagnata da un semplice scambio di informazioni e i governi che protestano vengono addirittura ridicolizzati.
Nonostante queste doverose considerazioni, non penso affatto che gli Stati Uniti si ritireranno dalla Nato. Questa decisione richiede una procedura parlamentare particolarmente complessa, mentre Trump non è nemmeno sicuro di un completo appoggio del partito repubblicano e gli equilibri della politica interna possono cambiare già con le prossime elezioni di medio termine.
Trump può però raggiungere i risultati concreti dell’ipotetica rottura avendo il potere di ritirare i presidii militari che gli Stati Uniti, da tanti decenni, mantengono nei territori europei.
L’assurda politica americana ha tuttavia già prodotto un radicale e importantissimo cambiamento nelle posizioni dei governi e dei cittadini europei nei confronti della Nato. Si sono infatti aperte tensioni senza precedenti fra la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. Il governo italiano, che ha sempre cercato di proporsi come mediatore fra americani ed europei, si è trovato costretto a condividere le posizioni francesi e spagnole, ostili a mettere a disposizione le proprie basi militari e a fornire il permesso di sorvolo agli aerei destinati a bombardare l’Iran. Tutto questo non certo per una solidarietà con un regime spietato ed autoritario, ma in netta opposizione alle modalità con cui si sono svolte le operazioni riguardanti la guerra in Iran.
Queste solitarie decisioni americane nei confronti di una guerra che ha già provocato conseguenze negative così importanti e che pone drammatici interrogativi sulle conseguenze future hanno, come mai in passato, spinto i governi e i cittadini europei a riflettere sulle conseguenze che possono derivare dall’ospitare nel proprio territorio presidii militari riguardo ai quali non è possibile esercitare alcun controllo o alcuna influenza. Gli insulti ai governanti europei e la minaccia di un possibile ricatto nei rifornimenti di gas e di petrolio hanno aggiunto forza a chi non crede più nella protezione americana. Nelle pur numerose crisi all’interno della Nato non si era mai verificato uno scontro così radicale ed esteso. Con il risultato di provocare una crescente diffidenza nei confronti dell’America non solo da parte dei sostenitori di una più forte presenza europea nella Nato, ma anche dei partiti estremisti che oggi vedono nell’Alleanza Atlantica un ostacolo nei confronti delle loro politiche nazionalistiche e antieuropee.
Rimarginare le ferite in un’alleanza messa a dura prova da una una politica così sconsiderata non sarà certo un’impresa facile. E’ auspicabile, come ha tempestivamente scritto il Ministro della difesa Guido Crosetto, nel tentativo di fare dimenticare la troppo lunga obbedienza del nostro governo alla politica di Trump, che si possano ricostruire fra le due sponde dell’Atlantico “rapporti solidi, fondati su una cooperazione piena e leale”. Il cammino è però impervio soprattutto per il rappresentante di un paese che si è presentato come interlocutore privilegiato con gli Stati Uniti e che ne è stato ricompensato con danni e beffe per avere semplicemente cercato di fare rispettare, almeno all’ultimo minuto, le più elementari regole di una pur necessaria alleanza.
















