Trump, Putin, Xi e il tortuoso cammino verso la pace

Il tortuoso cammino verso la pace

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 24 ottobre 2026

Tutto è in movimento negli incontri e nei confronti sulla guerra in Ucraina. Il cambiamento più rilevante riguarda la politica americana che, dopo continui mutamenti di fronte, ha scelto una nuova strategia per imporre, o almeno impostare, una via di soluzione del conflitto da presentare alla vigilia delle imminenti elezioni. Non possono infatti passare inosservate le recenti ripetute aperture di Trump nei confronti della Russia e la moltiplicazione dei suoi attacchi contro l’Europa.

Alla Russia ha offerto la possibilità di vendere una quantità addizionale di gasolio in modo da aiutarla a sostenere le sue ingenti spese militari. Ha posto il veto alla messa in atto delle sanzioni contro Mosca che, su proposta del repubblicano Lindsey Graham, erano state votate con un accordo condiviso fra democratici e repubblicani. Ha dichiarato che Zelensky non è la persona adatta per negoziare. Ha espresso l’esigenza di fare cessare le offensive ucraine sulle raffinerie russe senza esigere un simmetrico comportamento da parte di Mosca. Ha sostanzialmente annullato l’invio all’Ucraina dei missili necessari per la difesa aerea che già erano stati pagati dagli europei.

Ha infine indebolito la rete di protezione satellitare che gli Stati Uniti fornivano all’Ucraina con il sistema Starshield. Il tutto con la chiara convinzione che l’Europa non sia in grado di proteggere l’Ucraina e che quindi, solo l’America, con un accordo diretto con la Russia, possa porre fine alla guerra.

Per dimostrare che questo non è un disegno che riguarda unicamente l’Ucraina, ma è parte di una strategia a più ampio spettro, il presidente Trump ha ancora una volta attaccato direttamente l’Europa, ribadendo che è solo un continente in decadenza, destinato ad essere sconfitto nella guerra di civilizzazione che si sta oggi consumando.

Secondo Trump l’Europa si è suicidata di fronte all’Islamismo, la cui invasione avrebbe provocato i disordini che hanno sconvolto Francia e Italia, mettendo a rischio la civiltà cristiana e giudaica. Giudizi accompagnati da identiche dichiarazioni del vice Presidente Vance, in modo da dimostrare che esse sono parte di una linea politica e non di affermazioni casuali.

A questi proclami non poteva mancare una parallela critica alla politica economica europea per la sua rottura con Mosca nel settore energetico, come se questa separazione non avesse tanto giovato all’economia americana…

Il disprezzo verso l’Europa è diventato strategia per annullarne la presenza nello scenario internazionale, stringendola da Est e da Ovest con una tenaglia che non esita a costruire un accordo con l’eterno nemico russo.

A sua volta Vladimir Putin, dopo avere incontrato a San Pietroburgo l’inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff, si è dichiarato disposto, anche se solo in linea di principio, a rispondere positivamente all’apertura americana, aprendo un colloquio con Stati Uniti e Ucraina per porre fine alla guerra, ovviamente senza alcuna presenza europea.

C’è chi pensa che dietro a questo avvicinamento americano alla Russia, accanto all’eterno obiettivo di indebolire l’Europa, vi sia l’altro altrettanto eterno disegno di Trump di separare la Russia dalla Cina.

Un obiettivo che, allo stato attuale, è del tutto irrealistico, dato lo stretto legame fra i due paesi e il ruolo indispensabile che la Cina svolge nel venire in aiuto all’economia e alla tecnologia russa.

Una separazione che Putin si è affrettato a smentire prospettando invece un incontro tra Stati Uniti, Russia e Cina che dovrebbe svolgersi a Shenzhen il 18-19 novembre durante il summit della cooperazione economica Asia-Pacifico.

Il tutto, ovviamente, con l’esclusione dell’Unione Europea. Il possibile incontro di Shenzhen, riguardo al quale Xi Jinping non ha ancora dato alcuna risposta, verrebbe prospettato addirittura come una piccola Yalta, in cui si definirebbero le nuove zone di influenza fra le grandi potenze.

Tutto può accadere in questo strano mondo, ma non vi sono per ora elementi per credere che questa nuova spartizione possa essere preparata, e forse nemmeno immaginata, proprio nel momento di incertezza in cui viviamo. Siamo infatti alla vigilia delle elezioni americane e israeliane e, nonostante i colloqui tecnici di San Pietroburgo, non si presenta nessun concreto passo avanti perché le guerre di Ucraina e di Teheran escano dall’ormai lungo bagno di sangue e abbia fine il tragico calvario di Gaza e della Cisgiordania.

A tutti questi problemi insoluti si affianca l’interrogativo sulla ben scarsa credibilità di ogni impegno e di ogni dichiarazione del Presidente Trump.

Non ci resta quindi che seguire tutti questi confusi eventi ora in corso e sperare che le prossime imminenti scadenze elettorali permettano l’inizio di un autentico processo di dialogo dal quale tutti si sono progressivamente allontanati.

 

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Dati dell'intervento

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ottobre 24, 2026
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