Pax Silica e WAICO: le conseguenze dell’Intelligenza Artificiale in economia e politica
Pax Silica e WAICO: le conseguenze dell’Intelligenza Artificiale in economia e politica
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 28 luglio 2026
In pochi anni l’Intelligenza Artificiale è passata da una semplice curiosità scientifica allo strumento fondamentale su cui si gioca il primato mondiale. In questa corsa abbiamo avuto una fase iniziale in cui le grandi start up americane sono state le sole protagoniste. Fino a quando, nel gennaio del 2025, la cinese DeepSeek ha richiamato l’attenzione della comunità scientifica mondiale per le sue elevate prestazioni e i costi limitati.
La rincorsa cinese si è fatta successivamente ancora più pervasiva e la distanza nei confronti dei colossi americani progressivamente più breve.
Negli scorsi mesi il confronto fra Stati Uniti e Cina ha aggiunto alla sfida tecnologica una dimensione politica ed economica di importanza fondamentale.
Da parte americana è stato proposto ai paesi amici la così detta “Pax Silica“, un progetto di collaborazione fra diversi paesi per operare congiuntamente, anche se con modalità non ancora definite, nelle tecnologie più avanzate che dovranno essere in qualche modo tenute insieme dall’Intelligenza Artificiale.
Un progetto fondato sulla capacità scientifica e sul potere economico di Google, Microsoft, Nvidia e degli altri giganti della tecnologia. Il punto di forza è la smisurata potenzialità di questi protagonisti, che dispongono di una tecnologia pervasiva, che opera al di fuori del controllo del governo che, a sua volta, non ritiene di applicare nei loro confronti nemmeno le regole antimonopolistiche proprie della dottrina e della tradizione americana.
I giganti dell’IA, Anthropic e OpenAI, non operano con una strategia comune, ma adottano sistemi chiusi che applicano alle imprese e al mercato le tariffe necessarie per recuperare gli ingenti investimenti affrontati in passato e da affrontare in futuro. Un prezzo che, in molti casi, è ritenuto troppo elevato dai potenziali utenti, anche tenendo conto dell’attrattività dell’offerta.
La risposta cinese si fonda su una strategia opposta, proponendo la così detta “Open Weight“, che rende l’Intelligenza Artificiale una fonte accessibile gratuitamente o a bassi costi e modificabile a seconda delle particolari esigenze dell’utente. Una fonte senza alcuna limitazione, salvo essere sottoposta al quadro normativo cinese, ivi incluso l’onnipresente controllo politico.
Questa strategia è stata solennemente annunciata dallo stesso Xi Jinping in occasione della “World AI Conference“(WAIC) che si è svolta a Shanghai dal 17 al 20 luglio, con la partecipazione di rappresentanti di oltre cento paesi, organizzazioni internazionali, imprese, università e centri di ricerca.
In tale occasione la Cina ha lanciato la sua sfida all’Occidente, con un progetto di cooperazione totale subito accolto da 29 paesi dell’Africa, del Medio Oriente, dell’America Latina e dell’Asia, fatta naturalmente esclusione dell’India.
Una proposta di un progetto di cooperazione internazionale a guida cinese che, anche se la tecnologia su cui si basa viene ancora ritenuta di qualche mese più arretrata di quella americana e fa ancora uso di semiconduttori prodotti negli Stati Uniti, è già diventato un formidabile strumento di conquista dei mercati mondiali.
Siamo di fronte ad un’azione che non punta solo al raggiungimento del primato tecnologico, ma sulla sua penetrazione in tutte le direzioni: dalle imprese alle università, dalle professioni alle amministrazioni pubbliche.
Per questo motivo il vertice di Shanghai è andato ben oltre la pur conveniente offerta dei sistemi aperti e ha prospettato l’organizzazione di una vera e propria rete internazionale di “centri di applicazione collettiva“, in cui l’appropriato uso dell’Intelligenza Artificiale verrà insegnato, sotto guida e impulso cinese, a decine di migliaia di utenti raccolti in apposite scuole dislocate in tutti i paesi che aderiscono o aderiranno agli obiettivi della WAIC.
Lo scopo primario è di insegnare a trasformare i dati in una risorsa produttiva condivisa.
Come viene felicemente riassunto in un recente rapporto della banca JPMorganChase, i due governi si fondano quindi su strategie totalmente differenti. Gli Stati Uniti investono sulle tecnologie e sui modelli più avanzati, mentre la Cina li imita e li sfida con successo, ma soprattutto spinge su un impressionante livello e velocità di diffusione dell’Intelligenza Artificiale (cominciando appunto dalle scuole) sia all’interno del paese che all’estero, dove la Cina progetta di diventare, attraverso i rapidi progressi e i bassi costi, il leader riconosciuto dell’aumento della produttività in tutti i settori.
Una sfida nella quale lo stesso rapporto si interroga sulla prospettiva che gli ingenti investimenti americani siano giustificati da un adeguato contributo all’aumento della produttività che essi possono generare. Interrogativo che, date le risorse senza precedenti impiegate in questo settore, non è certo di scarsa importanza.
La partita non sarà quindi decisa da chi costruirà il modello più sofisticato, ma da chi riuscirà a farlo diventare lo standard utilizzato dal maggior numero di persone, imprese e governi. E’ questa la nuova geografia del potere nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale.
Due sono le riflessioni che debbono però accompagnarci mentre cerchiamo di comprendere le conseguenze politiche ed economiche degli sviluppi dell’Intelligenza Artificiale. La prima è che, come ormai solitamente accade, l’Europa è purtroppo assente e si limita a regolare le tecnologie sviluppate da altri e opera con grande lentezza e frammentazione nello sviluppo di un’autonoma proposta tecnologica.
Eppure l’Europa può costruire una propria grande forza sui modelli aperti, sulla capacità di calcolo, sui propri dati industriali e su un’applicazione d’avanguardia dell’Intelligenza Artificiale ai tanti settori nei quali ancora conserva un vantaggio produttivo.
La seconda è che Il futuro di questa sfida non può procedere come se, fra di loro, Stati Uniti e Cina debbano essere fatalmente mondi separati e ostili.
Un dialogo fra Washington e Pechino sulle regole e i comportamenti sarebbe conveniente per tutti. I due grandi protagonisti parlano invece un linguaggio così diverso che nemmeno l’Intelligenza Artificiale è oggi in grado di conciliare.
















