Legge elettorale: la riforma che può rafforzare la democrazia

La riforma che può rafforzare la democrazia

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 01 maggio 2026

Da qualche anno, e non solo dopo le sceneggiate di Trump, si parla di una crescente crisi della democrazia. Lasciando per ora da parte quello che succede oltre Atlantico, dobbiamo prendere atto che la crisi si sta pericolosamente estendendo e intensificando anche in Europa, che pure rimane l’ultimo suo baluardo nel mondo. Movimenti e partiti con istinti populisti o autoritari e con appartenenze di destra o di sinistra, ne negano le radici, accusando la democrazia di inefficienza o di ingiustizia.

La critica prende ulteriore vigore dall’evoluzione della democrazia stessa che, rappresentata nell’immediato dopoguerra da un un numero ristretto di partiti, ne ha ovunque moltiplicato i protagonisti. Non si tratta solo del caso italiano: basta considerare la moltiplicazione dei partiti presenti nel Parlamento tedesco. Anche se esiste una soglia di sbarramento, i partiti rappresentati nel Bundestag sono progressivamente passati da due a sei, con una sempre più evidente difficoltà di formare un governo in grado di prendere le necessarie decisioni. Per non parlare degli analoghi problemi delle coalizioni italiche, delle quali posso essere certo considerato testimone autorevole.

Alle debolezze nel funzionamento del nostro sistema democratico, si aggiunge la sempre maggiore lontananza fra eletti ed elettori, una lontananza che avrebbe dovuto attenuarsi con l’indebolimento dei partiti tradizionali, ma che si è invece fortemente accentuata con la conseguenza di fare crescere ovunque l’astensionismo.

Il vecchio adagio che “democrazia è partecipazione” ha perso di significato, fino a portare all’astensione la metà degli elettori. Il tutto in un mondo sommerso dall’informazione. Un’informazione dominata dai nuovi sistemi di comunicazione che inviano ai singoli cittadini messaggi frammentate e non collegati fra loro.

Tutti questi cambiamenti hanno generato la vera grande crisi della democrazia: il progressivo distacco fra rappresentati e rappresentanti. In una democrazia parlamentare questa trasformazione si traduce in una distanza ormai totale fra i parlamentari e il pur decrescente numero degli elettori. Avendo quasi annullato la loro presenza nel paese, i partiti politici sono diventati, insieme ai loro rappresentanti, un corpo separato dalla vita e dai problemi dei cittadini. Un corpo che, per queste caratteristiche, è bollato come una vera e propria casta.

Naturalmente ogni casta porta avanti il legittimo obiettivo di conservare se stessa. Lo strumento per raggiungerlo è stato il progressivo cambiamento del sistema elettorale, reso sempre più estraneo rispetto alle decisioni degli elettori. Come primo passo, anche se in conseguenza di numerosi abusi, si sono cancellate le preferenze espresse sulla sulla scheda. Il progressivo allontanamento tra gli eletti e gli elettori ha trovato il suo completamento in un sistema elettorale in cui l’elenco di coloro che debbono essere eletti viene deciso dalle segreterie dei partiti, senza che l’elettore possa avere alcuna influenza nelle scelte. Come risultato il cittadino non conosce più il nome del parlamentare che lui stesso ha contribuito ad eleggere. Questo semplifica anche la vita e le spese dei parlamentari. Essi non hanno più un qualsiasi ufficio o recapito dedicato al diretto rapporto con il cittadino.

Tutti ricordano che, in passato, queste strutture servivano in molta parte per raccomandazioni o patronato, ma erano tuttavia un ponte indispensabile per conoscere i problemi dei cittadini. Il dibattito attuale sulla riforma elettorale, con adesioni palesi o nascoste da parte di entrambi gli schieramenti, tende ad aumentare ulteriormente questa distanza fra eletto ed elettore, col proposito di abolire anche la memoria dei collegi uninominali ancora esistenti, nei quali il candidato deve conquistarsi il seggio parlamentare in una gara con gli altri candidati, senza dipendere direttamente dalla decisione della segreteria dei partiti.

E’ chiaro che, se vogliamo ridare nuovo rigore e significato alla nostra democrazia, dobbiamo camminare nella direzione opposta. Il collegio uninominale è l’unico strumento per tenere conto delle scelte dell’elettore e per ridare forza alla democrazia e autorevolezza al Parlamento.

Sono perfettamente al corrente di fare una proposta che non ha alcuna possibilità di essere accettata e, ancora meno, di essere messa in atto. Sono tuttavia sempre più convinto che l’anonimato di coloro che ci rappresentano è una delle ragioni dell‘inarrestabile indebolimento della nostra democrazia. Credo che sia opportuno almeno riflettere su questi temi soprattutto quando, di fronte alle crescenti incertezze del nostro quadro politico, c’è chi pensa che il migliore risultato delle future elezioni sia dato dalla vittoria di nessuno, in conseguenza del quale la composizione del governo verrà esclusivamente decisa da accordi e ricatti fra i segretari dei partiti, senza che i cittadini nemmeno sappiano per chi sono andati a a votare.

 

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Dati dell'intervento

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Categoria
maggio 1, 2026
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