Il Marocco: partner naturale per l’Italia
Il Marocco: partner naturale per l’Italia
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 09 ottobre 2026
Le continue rivoluzioni politiche degli ultimi anni hanno visto il declino di antiche potenze e il sorgere di nuovi protagonisti, in una competizione mondiale che si modifica di giorno in giorno. Di solito un incipit di questo tipo fa pensare ad un’analisi dei rapporti fra Cina e Stati Uniti. Mi voglio invece brevemente soffermare sul fatto che anche paesi considerati minori sanno trarre occasioni per inserirsi vantaggiosamente in questo mutamento di clima che, nel nostro caso, non è solo meteorologico, ma soprattutto politico ed economico.
Voglio prendere come esempio il Marocco, con cui l’Italia ha intensi rapporti. Gli ultimi dati dell’Istat ci dicono che risiedono in Italia 413.000 cittadini marocchini e che la comunità di questo paese condivide, insieme agli albanesi, il secondo posto fra gli stranieri stabilmente radicati in Italia. A questo si aggiunge un crescente flusso turistico verso questo paese africano che, pur avendo meno di 40 milioni di abitanti, svolge un ruolo di snodo nei rapporti fra l’Africa e l’Europa e una crescente presenza nelle relazioni intra-africane.
Tutto questo tenendo come punto fermo le relazioni internazionali non solo con Cina, Unione Europea e Stati Uniti, ma con la quasi totalità dei paesi del pianeta, a differenza delle altre nazioni africane che solitamente vivono sotto l’ombrello di una potenza straniera.
Questa strategia, in un periodo di alleanze sempre più volubili, diventa una molla fondamentale per l’attrazione di investimenti esteri che vedono in Rabat, anche per la continuità del governo garantita dal particolare ruolo della monarchia, un elemento di stabilità e sicurezza che non trovano in paesi più grandi e potenti.
Vorrei a questo proposito citare alcuni esempi che meglio descrivono il disegno del paese. Il primo è ovviamente il porto di Tangeri che, sostenuto dall’obiettivo nazionale di divenire un ponte con tutto il mondo, movimenta 12 milioni di container all’anno, raggiungendo da solo l’intero traffico di container di tutti i porti italiani.
E a poche decine di chilometri da Tangeri, sulla costa mediterranea, è in fase avanzata di costruzione un secondo porto gigante, specializzato nei trasporti legati all’industria, al petrolio e all’energia. Il secondo esempio, oltre alla concentrazione di una straordinaria industria aerospaziale internazionale, è l’automobile: nello scorso anno la produzione marocchina di autoveicoli ha superato il mezzo milione di unità, cioè il doppio di quella italiana. Naturalmente le imprese che si localizzano in Marocco non guardano solo al mercato interno, ma contano sulle esportazioni. Questa è la ragione di un mega investimento cinese nel settore delle batterie, sia destinate all’auto che all’accumulazione dell’energia necessaria per fare fronte agli alti e bassi della produzione eolica e solare. Il costo dell’impianto, che si estende per seicento ettari e sarà inaugurato nel prossimo mese, sorpasserà i sei miliardi di Euro.
La sua dimensione non ha confronto in nessun paese europeo. È infatti costruito per portare batterie in tutto il mondo, minimizzando le barriere create dalle tensioni politiche.
La tecnologia di base è ovviamente cinese, ma la materia prima sempre più africana, così come la mano d’opera. A regime saranno infatti impiegati, direttamente o indirettamente, quasi venticinquemila addetti marocchini, previamente preparati da corsi altamente specializzati.
Ho naturalmente elencato le punte di diamante di un paese che ha ancora enormi problemi da affrontare, con un reddito pro-capite di meno di cinquemila dollari all’anno in confronto agli oltre quarantamila dell’Italia, che mantiene ancora un’enorme diversità fra città e campagna, che ha un sistema di istruzione ancora non calibrato sulle scuole superiori e sull’università e che ha un apparato sanitario con medici insufficienti ed ospedali spesso non all’altezza dei tempi.
Gli investimenti esteri e lo straordinario impegno pubblico nel campo delle infrastrutture sono alla base dell’elevato tasso di sviluppo degli ultimi anni. Il turista che arriverà per assistere ai prossimi campionati del mondo di calcio troverà un sistema autostradale perfetto e l’alta velocità ferroviaria tra tutte le maggiori città. La continuazione dello sviluppo è tuttavia condizionata dall’attuazione di una completa rivoluzione nelle piccole imprese che dominano tutti i settori, con un livello di produttività inferiore alle esigenze di un paese che vuole essere moderno. Ritornando per un attimo ai rapporti fra Italia e Marocco bisogna constatare che, nonostante la nostra vicinanza, le relazioni politiche ed economiche rimangono nettamente al di sotto delle loro potenzialità a causa delle tensioni fra Marocco e Algeria riguardo al Sahara Occidentale.
Il fatto che, soprattutto dopo l’interruzione della fornitura del gas russo, l’Italia sia ovviamente obbligata a mantenere aperto l’acquisto di gas dall’Algeria, divenuta il massimo e indispensabile nostro fornitore, impedisce che la naturale vicinanza fra Marocco e Italia evolva in una collaborazione globale. Le relazioni amichevoli che il Marocco coltiva con tutto il mondo trovano infatti un’eccezione, da anni insanabile, nei confronti dell’Algeria e di tutti coloro che sono obbligati ad avere rapporti con l’Algeria. Non resta che augurarsi che questa controversia dannosa per entrambi i protagonisti possa essere affrontata e risolta con un compromesso. Un saggio compromesso non è solo la più elevata manifestazione del buon senso, ma è anche un passo vantaggioso per coloro che lo raggiungono.
















