I nuovi equilibri per far ripartire l’Europa

I nuovi equilibri per far ripartire l’Europa

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 02 novembre 2026

Abbiamo sottolineato fino alla noia che l’Unione Europea non è in grado di fare passi in avanti se il Consiglio Europeo, ormai detentore del vero potere di comando, continua ad adottare la regola dell’unanimità, in presenza della quale nessuna importante decisione può essere presa, sia che si tratti di un condominio che di un grande progetto politico. Siamo tuttavia altrettanto consapevoli del fatto che, stando alle regole europee, per abolire l’unanimità occorre l’unanimità. Poiché alcuni paesi, tra i quali l’Italia, non intendono abolirla, dobbiamo trarre la conseguenza che, se non cambiamo spartito, di musica europea ne ascolteremo sempre meno.

E’ ormai perfino inutile lamentarci che solo una piccola parte delle ottime e condivisibili proposte di Mario Draghi ed Enrico Letta sia stata messa in atto.

Con le regole attuali è già un miracolo che questo sia avvenuto. Naturalmente si è anche affermato che, almeno in casi straordinari, si può procedere con la così detta maggioranza qualificata, per cui grandi decisioni, che divengono obbligatorie per tutti i firmatari, possono essere prese da un numero ristretto di paesi. Questo è stato il caso del trattato di Shenzhen e, soprattutto, della costruzione dell’Euro, avvenuta con l’accordo di undici paesi. Ad essi, dato il successo dell’operazione, se ne sono poi aggiunti altri dieci e altri ancora hanno fatto domanda di aderirvi.

E’ però un altro punto fermo della storia europea che, senza un ferreo accordo fra Francia e Germania (accordo sempre concluso solo se garantito dal collante italiano) nessuna grande decisione è stata mai presa in sede europea.

Da qui bisogna quindi ricominciare. La soluzione è oggi però più difficile rispetto al passato. Le grandi decisioni storiche sono state infatti prese quando Francia e Germania erano accomunate da uno spirito di fratellanza, spinto da un comune interesse e una diversa vocazione. La Germania leader nell’economia e la Francia nella politica, potendo contare su un esercito più potente, sul possesso dell’arma nucleare e sul diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Le cose purtroppo non stanno più così.

I due paesi rimangono amici e dipendono strettamente l’uno dall’altro, ma non sono più fratelli perché sono cambiate le cose. In conseguenza della guerra di Ucraina e del mutato rapporto con gli Stati Uniti la divisione dei compiti è diversa. Il budget tedesco della difesa è ora il doppio di quello francese e la distanza è destinata ad aumentare in futuro. L’economia tedesca, dopo anni in cui ha rischiato la recessione, si avvia a una modesta, ma imprevista ripresa, in conseguenza dell’aumento degli investimenti in infrastrutture e, soprattutto, in armamenti.

La Francia si trova invece nel periodo peggiore degli ultimi tempi, con una crescita del PIL che tende verso lo zero, un debito pubblico fuori controllo e un costo dell’indebitamento che rende difficilissimo fare fronte alle ripetute e crescenti richieste popolari.

Tutti fattori che, nonostante l’attuale supremazia tecnologica della Francia nel settore della difesa, tendono a cambiare radicalmente la divisione dei compiti che, fino ad ora, ha permesso all’Europa di progredire.

Non che la Francia sia ridotta ad uno stato fallimentare come alcuni osservatori vorrebbero fare intendere. Il paese ha grandi risorse, il rapporto fra debito e PIL è ancora inferiore a quello Italiano e lo è altrettanto il peso degli interessi, mentre molto forte è la presenza internazionale delle grandi imprese francesi.

Per limitarci ai rapporto con l’Italia, esse sono sempre più presenti nella nostra industria e assumono un ruolo addirittura rilevante nel nostro sistema bancario.

Gli squilibri fra Germania e Francia sono ora più evidenti e, di conseguenza, sta diventando sempre più debole il loro rapporto di fratellanza. Debolezza che già ha preso corpo con la rottura dei contratti di collaborazione nei grandi progetti già in corso di esecuzione nel delicato e determinante settore della difesa.

Il primo passo per una ripresa del ruolo dell’Europa nel mondo passa perciò dal ritorno ad una fratellanza operativa fra Francia e Germania attraverso decisioni che, dato che siamo ormai stretti nella morsa fra Cina e Stati Uniti, debbono toccare i temi politici più delicati. Stare fermi è oggi impossibile perché nel frattempo i giganti ci stringono e ci stanno riducendo a vassalli.

E riusciranno a ridurci in questo stato se, sotto la spinta dei due paesi leader, non saremo in grado di portare al livello europeo tutte le grandi decisioni di carattere politico, economico e militare, compreso il delicato tema del possesso dell’arma nucleare.

Nel quadro attuale un disegno di questo tipo si chiama Utopia, ma altrettanto utopico era il disegno su cui si è fondato il progetto europeo. L’unica alternativa è che la morsa ci stringa definitivamente.

 

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Dati dell'intervento

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Categoria
novembre 2, 2026
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