Sorpresa brasiliana: segnale per Trump

Sorpresa brasiliana, segnale per Trump

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 27 ottobre 2026

L’esito delle urne porta, a volte, risultati del tutto inaspettati rispetto alle previsioni. Quello che è avvenuto in Brasile è molto più di una sorpresa. La vittoria di Bolsonaro era quasi certa dopo il primo turno delle elezioni presidenziali del 4 ottobre, nelle quali aveva prevalso su Lula per un margine superiore a due milioni di voti.

Una tensione che si è acutizzata dopo il risultato elettorale, anche per l’avvenuto prolungamento dell’apertura dei seggi dovuta a una sentenza del tribunale elettorale politicamente legato a Lula. Il prolungamento era stato inizialmente richiesto anche dal partito che faceva capo a Bolsonaro, che però non sembra disposto ad accettare i risultati delle urne. Di fatto, nel breve spazio di tre settimane, Lula ha conquistato dieci milioni di voti in più rispetto al primo round, favorito da una diminuzione degli astenuti e dalla preferenza degli elettori che, nel primo turno, avevano optato per candidati minori. Nella storia del Brasile, dopo la caduta della dittatura militare, non era mai successo un ribaltamento delle preferenze popolari tra il primo e il secondo turno. Un evento che sembrava impensabile data la durissima opposizione a Lula da parte di tutto l’establishment economico e la compatta avversione dei trenta milioni di appartenenti alla Chiesa evangelica.

Il ricordo della politica a favore delle classi sociali più sfavorite che, con la “bolsa familia” ha portato milioni di brasiliani fuori dalla povertà, ha aperto la speranza che il processo di correzione delle disparità possa proseguire anche in futuro. Questo nonostante gli ottantun’anni che Lula ha proprio oggi compiuto e nonostante che, nei suoi lunghi anni di governo, non abbia preparato né un successore né una squadra in grado di proseguire le politiche che l’hanno reso più popolare e longevo di ogni altro leader brasiliano.

Questo risultato elettorale non ha solo un significato interno al grande paese sudamericano, ma assume un’enorme importanza nel quadro della politica internazionale. Il Brasile ha infatti 214 milioni di abitanti su un totale di 440 milioni dell’intera America del Sud.

La dottrina di Trump di un dominio degli Stati Uniti su tutto il continente americano riceve quindi un improvviso arresto. Dopo avere conquistato il Venezuela e nonostante possa contare su governi allineati in Cile, Perù, Bolivia, Colombia e Argentina, il progetto di Trump ha trovato un ostacolo inaspettato proprio da parte di un membro dei G20 che rappresenta di gran lunga il paese dominante dell’America Latina, anche dal punto di vista economico. Non è un caso che Donald Trump non solo non si sia congratulato con il vincitore, ma si sia inserito fra coloro che contestano la sua vittoria. Tutti i leader europei, dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen al presidente del consiglio europeo Antonio Costa fino a Macron, Merz e Sanchez, comprendendo anche il Primo Ministro Canadese, hanno subito inviato calorosi messaggi a Lula per una vittoria che rinforza i rapporti con l’Europa e i valori democratici che essa ancora rappresenta.

Ad essi si è poi unita la Presidente del Consiglio italiana, che si è augurata che Italia e Brasile continuino “a lavorare insieme sui principali problemi bilaterali e sulle tante sfide che ci attendono, nello spirito di amicizia che unisce i nostri popoli”.

Non sarà però facile per Lula mettere in atto quanto ha promesso nella campagna elettorale. Nonostante il Brasile sia un paese presidenziale, la Camera e il Senato sono in mano a un’opposizione che, ancora più di quanto ha fatto nel recente passato, renderà molto difficile la vita del Presidente. Questo soprattutto nel campo economico dove il debito pubblico non solo è elevato, ma si trova a fare fronte a un tasso di interesse ormai vicino al quattordici per cento. A questo si aggiunge la sfiducia dei mercati finanziari, che hanno accompagnato i risultati delle elezioni con il crollo della borsa e una pesante svalutazione della moneta nei confronti del dollaro.

La fiducia riguardo al passato di Lula e la sfiducia riguardo al presente di Bolsonaro non saranno quindi in grado di vincere le sfide future se non sarà preparata una nuova squadra di governo capace di nuotare in questo mare sempre più tempestoso.

La sorpresa brasiliana, in queste prime elezioni autunnali che fra pochi giorni riguarderanno Israele, Stati Uniti e Spagna, è accompagnata dalla clamorosa vittoria della “lista degli Studenti” in Serbia. Si tratta di un paese di soli sei milioni e mezzo di abitanti, ma importantissimo per gli equilibri di tutta l’Europa. Il partito vincente ha fatto prevalere i valori europei di fronte al governo autoritario di Alexandar Vucic che, a lungo legato con l’antieuropeo Viktor Orban, comandava in modo ferreo il paese da quindici anni. Si apre per l’Europa una nuova prospettiva di collaborazione con la Serbia e i paesi balcanici, prospettiva che esige però una politica europea capace di prendere decisioni in un campo così delicato come quello dei rapporti con i paesi della ex Jugoslavia. Se continuiamo con le nostre incertezze, anche le belle novità della Serbia non prepareranno il clima necessario per costruire un futuro comune. Su questo dovremo quindi molto riflettere nei prossimi mesi. Per ora prendiamo atto che, almeno per quanto emerge dagli ultimi risultati elettorali, la democrazia non è ancora morta e che, per vivere, ha molto bisogno dell’Europa.

 

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Dati dell'intervento

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ottobre 27, 2026
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