Il diritto di veto che blocca l’Europa

Il diritto di veto che blocca l’Europa

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 19 settembre 2026

Il Discorso sullo stato dell’Unione, tenuto dalla presidente della Commissione Europea di fronte al Parlamento di Strasburgo, ha toccato le corde e i sentimenti della maggioranza degli ascoltatori, ma non ha potuto garantire che le proposte e gli auspici in esso contenuti possano tramutarsi in risultati concreti.

Forti e condivisi sono stati i richiami agli obiettivi raggiunti dall’Unione in un mondo in cui tutto è contro l’Europa, ormai stretta nella morsa ostile delle grandi potenze. Ripetuto è stato il richiamo alla crisi energetica e ai suoi costi per la nostra economia, così come forte è stato l’accento sui rischi alla sicurezza che la guerra di Ucraina sta portando a tutti i nostri paesi.

Una sfida a cui è necessario rispondere con una forza unitaria che si estenda oltre i confini dell’Unione. Per rafforzare questo cammino verso la sicurezza è stata quindi caldeggiata l’istituzione di un “Consiglio Europeo di Sicurezza” comprendente non solo i paesi dell’Unione, ma anche paesi amici, a partire da Gran Bretagna, Norvegia e Canada.

Il tutto accompagnato dall’assicurazione sulla presenza di una totale compatibilità con la NATO. Tuttavia, dato che non sono stati definiti né i ruoli né le competenze di questo ipotetico Consiglio di Sicurezza, ne rimangono di fatto indefiniti anche i rapporti con la stessa NATO.

Le novità riguardo all’ampliamento delle collaborazioni al di fuori dell’Unione sono culminate con l’ipotesi di dare una risposta calorosa alle aperture del primo ministro canadese Mark Carney (caldamente applaudito dal Parlamento di Strasburgo) proponendo di “aprire la strada perché il Canada diventi membro associato dell’Unione Europea”.

Ipotesi che ha fatto immediatamente uscire dai gangheri il Presidente Trump, che ha minacciato di reagire imponendo nuovi dazi e ampie misure di ritorsione.

L’idea di presentare un’Europa che si rafforza legandosi strettamente a nuovi alleati è degna di interesse e di essere proseguita in futuro, ma non appare avere il livello di concretezza su cui si possa contare.

Per quanto riguarda in particolare il Canada, pur tenendo conto della condivisa stima, amicizia e vicinanza al coraggioso Primo Ministro canadese, la struttura istituzionale europea non prevede lo status di paese associato e questa ipotesi non sembra essere nelle priorità di alcuni paesi membri, a partire dalla Germania.

Credo che uno stretto rapporto con il Canada sia di importanza prioritaria, ma non si può trascurare il fatto che tra Unione Europea e Canada esiste già un robusto trattato di libero scambio che, pur essendo stato sottoscritto nel lontano 2017, non è ancora stato ratificato da nove paesi europei, fra i quali l’Italia.

Ritorniamo quindi al drammatico problema dell’Europa di oggi: la Commissione può fare tutte le più belle proposte, ma esse possono prendere corpo solo dopo la decisione unanime di tutti gli Stati membri. Per questo motivo il discorso della Presidente Ursula von der Leyen è stato accompagnato dalla generale approvazione del Parlamento, ma da applausi scroscianti solo quando ha ricordato le grandi conquiste europee nella difesa dei diritti umani.

Lo stesso problema ha riguardato i passi del discorso che toccano il campo economico. Accordo completo nell’obiettivo, solennemente ripetuto, di riequilibrare la bilancia commerciale con la Cina, ma che si scontra sull’impossibilità di presentare una strategia condivisa, assolutamente necessaria per raggiungere questo pur irrinunciabile obiettivo.

Questa parte economica del discorso è stata soprattutto dedicata alla necessità di mettere in atto quanto è scritto nei rapporti di Mario Draghi ed Enrico Letta. Un mercato veramente unico e la “Saving and Investment Union” sono ritenuti obiettivi indispensabili ed urgenti, ma non è un caso che, a due anni dalla presentazione, la loro applicazione sia incredibilmente lenta.

Lo è stata in passato e lo sarà anche in futuro perché vi è, e vi sarà sempre, qualche Stato membro che, colpito nei suoi interessi particolari, ne renderà impossibile l’attuazione.

Senza parlare del fatto che la Presidente della Commissione non ha mai potuto illustrare quali debbano essere le risorse aggiuntive da impegnare per raggiungere gli obiettivi che essa stessa propone.

L’aumento del bilancio europeo, del tutto inadeguato a raggiungere nuovi risultati, è un argomento su cui, almeno oggi, ogni accordo è impossibile.

Speriamo che almeno si trovi un compromesso sull’uso dei social media per i minori.

La proposta della Presidente di una proibizione assoluta fino ai 13 anni sembra trovare una buona accoglienza, ma già alcuni paesi membri appaiono dissentire anche in un campo in cui non dovrebbero esservi divergenze di carattere economico o politico.

Tuttavia viviamo in un’Europa in cui l’unica certezza unanime è la presenza di divergenze. Eppure ci illudiamo di poterle superare con l’unanimità.

 

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Dati dell'intervento

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Categoria
settembre 19, 2026
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