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	<title>Romano Prodi &#187; sicurezza</title>
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	<description>Pagine del sito del prof. Romano Prodi</description>
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		<title>Miracolo africano. Leader, sfide e ricchezze del nuovo continente emergente</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jul 2010 09:19:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prefazione di Romano Prodi al libro &#8216;Miracolo africano&#8216; di Riccardo Barlaam e Massimo di Nola edito da Il Sole 24 Ore
L&#8217;Africa è un Continente che vive un&#8217;importante fase di trasformazione in Italia poco conosciuta. Se ne scrive poco. Ed è una lacuna che tutti dobbiamo contribuire a colmare.
Il Mondo è tornato a guardare alle  grandi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1826" class="wp-caption alignright" style="width: 260px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/9788863451405.jpg"><img class="size-full wp-image-1826 " title="Miracolo africano. Leader, sfide e ricchezze del nuovo continente emergente - di Riccardo Barlaam; Massimo Di Nola - Ed: Il Sole 24 Ore" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/9788863451405.jpg" alt="Miracolo africano. Leader, sfide e ricchezze del nuovo continente emergente - di Riccardo Barlaam; Massimo Di Nola - Ed: Il Sole 24 Ore" width="250" height="368" /></a><p class="wp-caption-text">Miracolo africano. Leader, sfide e ricchezze del nuovo continente emergente - di Riccardo Barlaam; Massimo Di Nola - Ed: Il Sole 24 Ore</p></div>
<p>Prefazione di Romano Prodi al libro &#8216;<a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/popup/player.php?filename=100626-economia-in-pagine.mp3" target="_blank">Miracolo africano</a>&#8216; di Riccardo Barlaam e Massimo di Nola edito da <a href="http://www.hoepli.it/libro/miracolo-africano.asp?ib=9788863451405&amp;pc=000005002015004" target="_blank">Il Sole 24 Ore</a></p>
<p><em>L&#8217;Africa è un Continente che vive un&#8217;importante fase di trasformazione in Italia poco conosciuta. Se ne scrive poco. Ed è una lacuna che tutti dobbiamo contribuire a colmare.</em></p>
<p><em>Il Mondo è tornato a guardare alle  grandi potenzialità dei Paesi africani soprattutto per il recente boom dei prezzi delle materie prime. L&#8217;Africa detiene, infatti, ancora grandi risorse minerarie, agricole, energetiche. Sono aspetti rilevanti. Ma un&#8217;ottica limitata a questi aspetti è  fuorviante e ci porta indietro nel tempo.</em></p>
<p><em>L&#8217;epoca delle colonie è definitivamente e irreversibilmente finita e oggi queste risorse devono servire in primo luogo agli  africani. I Governi dei loro Paesi  hanno un&#8217;agenda impegnativa di obiettivi da raggiungere che in buona parte coincidono con i cosiddetti Millenium Goals: servono infrastrutture, ospedali, scuole, posti di lavoro, sviluppo sociale.</em></p>
<p><em>Il tutto in un contesto sostenibile: un tema, questo,  a cui è sensibile un numero crescente di leader politici africani.</em></p>
<p><em>Si è scritto anche &#8211; in maniera troppo spesso strumentale &#8211; della crescente <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Attualita%20ed%20Esteri/Esteri/2006/11/rb31106_mappacinaafrica.shtml?uuid=6e1bcea6-6b40-11db-ae01-00000e251029" target="_blank">presenza cinese in Africa</a>. La Cina, nel corso degli ultimi anni, ha accresciuto in grande misura la sua presenza nel Continente. In cambio di un accesso alle risorse offre e realizza infrastrutture, fornisce assistenza in campo economico, sanitario, tecnico scientifico, con un massiccio <a href="http://temi.repubblica.it/limes/cina-in-africa-nonostante-la-crisi" target="_blank">apporto di investimenti</a>. Questo riteniamo che sia un bene per l&#8217;Africa e per la Cina. Possono esistere (e vi sono) casi di sfruttamento condannabili ma in questo caso c&#8217;è da chiedersi a chi tocca scagliare la prima pietra… E soprattutto occorre separare le responsabilità di aziende e di imprenditori che possono essere cinesi come di qualsiasi altro Paese, dall&#8217;approccio del Governo di Pechino, solitamente attento a rispettare le esigenze delle sue controparti. E gli Stati africani sono perfettamente in grado di sapere e di chiedere ciò di cui hanno bisogno.</em></p>
<p><em>Invece di parlare di un presunto pericolo cinese per l&#8217;Africa, quindi, cerchiamo di studiarlo più a fondo e, soprattutto, cerchiamo di creare, insieme alla Cina, un programma comune, con regole comuni, per fare in modo che anche l&#8217;Africa cominci il suo cammino di sviluppo. I Paesi africani hanno bisogno di impegni concreti: questa la sfida che devono oggi affrontare l&#8217;Europa e l&#8217;Italia.</em></p>
<p><em>L&#8217;<a href="http://translate.google.it/translate?hl=it&amp;sl=en&amp;tl=it&amp;u=http://europa.eu/legislation_summaries/development/african_caribbean_pacific_states/r12540_en.htm&amp;anno=2" target="_blank">Unione Europea</a>, negli ultimi anni ha prodotto uno sforzo considerevole per dare un indirizzo e  obiettivi chiari e condivisi, nella sua politica di <a href="http://ec.europa.eu/europeaid/index_it.htm" target="_blank">cooperazione</a> con l&#8217;Africa. Accanto all&#8217;assistenza economica finalizzata allo sviluppo e al raggiungimento degli Obiettivi del millennio,  punta a rafforzare la capacità di Governance degli Stati africani. Si concentra sul rafforzamento delle istituzioni della società civile, della presenza e dello sviluppo dell&#8217;imprenditoria locale e soprattutto della cooperazione tra gli stessi Stati Africani.</em></p>
<p><em>Il quadro si presenta naturalmente in modo differente per le diverse aree geografiche. Con la sponda  Mediterranea del Continente  esiste già una maggiore spinta verso l&#8217;integrazione che coinvolte aspetti del mondo delle imprese, delle organizzazioni e delle strutture della società civile, delle università, della gestione dei flussi migratori ed altri capitoli importanti. Il coordinamento di  questa rete complessa di rapporti fa capo alla cosiddetta politica di vicinato ed è importante proseguire, con maggiore energia, in questa direzione.</em></p>
<p><em>Bisogna tuttavia tenere presente che nessuna politica di vicinato o nessuna politica mediterranea può essere portata a compimento senza un adeguato impegno politico e senza i necessari mezzi finanziari che lo sostengono. Né l&#8217;uno né l&#8217;altro mi sembrano oggi sufficienti per raggiungere un reale livello di integrazione.</em></p>
<p><em><a href="http://www.paginedidifesa.it/2004/tani_040119.html" target="_blank">Diverso è il caso</a> dell&#8217;Africa subsahariana e dell&#8217;Africa centrale e meridionale dove, accanto a Paesi in decollo sociale ed economico, esistono Stati che devono ancora risolvere  situazioni di <a href="http://www.peacelink.it/conflitti/i/1063.html" target="_blank">conflitto</a> e che hanno bisogno di costruire dalle fondamenta le proprie istituzioni amministrative, giuridiche e di sicurezza. L&#8217;obiettivo in questo caso è di accelerare il processo di consolidamento di questi Stati rafforzando il ruolo svolto dalle istituzioni regionali che si propongono di estendere il livello di integrazione economica e politica del Continente, per culminare nell&#8217;Unione Africana, a cui esse fanno riferimento. Si deve in parallelo tracciare un cammino che consenta al maggior numero possibile di questi Paesi di raggiungere uno stato di associazione all&#8217;Unione Europea, che comporta un miglior accesso non solo al mercato comunitario ma anche ai diversi strumenti della Ue in campo economico, scientifico, di sviluppo sociale e di tutela della sicurezza e dell&#8217;ambiente.</em></p>
<p><em>L&#8217;Italia si inserisce in questo contesto. Accanto alla Francia e alla Spagna è in grado di svolgere un ruolo di primo piano nella politica euromediterranea. In Africa occorre flessibilità, realismo ma anche una grande dose di entusiasmo. Le <a href="http://www.esteri.it/MAE/IT/Politica_Estera/Aree_Geografiche/Africa/Impegno_per_lAfrica.htm" target="_blank">potenzialità</a> del nostro Paese, delle nostre imprese, delle nostre istituzioni e della società civile per fornire un contribuito in questa direzione sono veramente grandi e lo dimostrano diversi esempi, alcuni dei quali sono riportati anche in questo libro. Altri si possono citare: ad esempio il contributo della <a href="http://www.santegidio.org/documenti/doc_1062/20001003_aids_bestaggini.pdf" target="_blank">Comunità di Sant&#8217;Egidio</a> e del <a href="http://www.ana.it/index.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=3968&amp;theme=Printer" target="_blank">Corpo degli Alpini</a> alla pacificazione del Mozambico. La presenza di numerosissime missioni insediate nelle aree più disagiate del Continente con un costante ruolo di aiuto alle popolazioni locali. L&#8217;attività delle miriadi di organizzazioni non governative che lavorano dal basso, lontani dai riflettori.</em></p>
<p><em>Un ultimo aspetto di particolare rilevanza è rappresentato dall&#8217;emigrazione africana in Europa e in Italia. Anche questo è un fenomeno di cui,  troppo spesso,  si sottolineano gli aspetti che allarmano l&#8217;opinione pubblica, dimenticando invece l&#8217;enorme contributo che può fornire alla cooperazione tra i nostri due continenti. Emigrazione significa scambio di esperienze, conoscenza reciproca, arricchimento di culture. Gli immigrati ghanesi che dall&#8217;Emilia  ritornano al loro Paese per avviare una propria attività imprenditoriale, a cui si fa cenno in questo libro, sono soltanto uno dei mille esempi. Si potrebbe aggiungere il ruolo, svolto nella direzione opposta dal turismo responsabile, e vorrei dire anche aperto a suggestioni nuove. Quante persone, tornate da un viaggio nel Continente, si dichiarano dopo pochi giorni afflitti dal mal d&#8217;Africa. Che non è una nuova malattia ma il risultato di un&#8217;esperienza positiva, che apre nuovi orizzonti e un diverso modo di vedere gli altri.</em></p>
<p><em>L&#8217;obiettivo degli autori di questo libro è di suscitare l&#8217;attenzione del lettore italiano sui cambiamenti in atto nel Continente prendendo spunto da situazioni particolarmente significative sotto il profilo politico, economico e sociale.</em></p>
<p><em>Non è, non vuole e non potrebbe essere quello di proporre un&#8217;enciclopedia sull&#8217;Africa. Se ne potranno condividere o meno alcune osservazioni,  ma ritengo che sia un contributo che va nella giusta direzione. Conoscere meglio l&#8217;Africa di oggi è importante per noi e per i nostri figli.</em></p>
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		<title>Slacciate le scarpe, ma fate la pace</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 09:44:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 13 gennaio 2010.
Viaggio molto in aereo e non posso non constatare come viaggiare sia diventato sempre più complicato. Le misure di sicurezza sono di giorno in giorno più severe: si è cominciato con il proibire le forbicine per le unghie, poi le normali confezioni di schiuma da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1242" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1242" title="un body scanner in azione" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/01/body-scanners-371-300x233.jpg" alt="un body scanner in azione" width="300" height="233" /><p class="wp-caption-text">un body scanner in azione</p></div>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://sfoglia.ilmessaggero.it/view.php?data=20100113&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PRODII_31.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank"><strong>Il Messaggero</strong></a> del 13 gennaio 2010.</p>
<p>Viaggio molto in aereo e non posso non constatare come viaggiare sia diventato sempre più complicato. Le misure di <a href="http://www.enac-italia.it/I_Diritti_dei_Passeggeri/Cosa_portare_a_bordo/index.html" target="_blank">sicurezza</a> sono di giorno in giorno più severe: si è cominciato con il proibire le forbicine per le unghie, poi le normali confezioni di schiuma da barba, quindi i boccettini di profumo che eccedono la minima dimensione e infine, dopo lo sciagurato <a href="http://www.corriere.it/esteri/09_dicembre_26/detroit-aereo-sventato-attentato_08843330-f1f7-11de-b17d-00144f02aabe.shtml" target="_blank">tentativo</a> di strage del giovane nigeriano nel volo tra Amsterdam e Detroit, ci si deve <a href="http://www.ilgiornale.it/esteri/nuove_misure_voli_partenza_usa/05-01-2010/articolo-id=411310-page=0-comments=1" target="_blank">adattare</a> non solo a toglierci le scarpe, ma perfino a sottoporci a una sorta di non immaginata radiografia.</p>
<p>Dieci anni fa tutto ciò sarebbe stato impensabile ma poi ci si abitua a tutto. Anzi debbo ammettere che i passeggeri si comportano con una lodevole pazienza, giustamente consapevoli che queste misure sono prese per la loro <a href="http://www.cnn.com/video/#/video/bestoftv/2010/01/07/cb.do.body.scanners.work.cnn?iref=allsearch" target="_blank">sicurezz</a>a, di fronte alla quale non bisogna avere incertezza di sorta.</p>
<p>Tuttavia, quando mi trovo in aeroporto in attesa del controllo, non posso non pensare che questo pur necessario rito costituisca un passo indietro nella nostra condizione di vita e, soprattutto, comunichi un senso di sconfitta di fronte alla speranza di vivere in un mondo sempre più pacificato e sicuro. E che nessun inasprimento delle misure di sicurezza potrà mai garantirci di fronte ad un mondo in cui il terrorismo e l’odio politico assumono una dimensione sempre più crudele e violenta. E che nemmeno il più perfetto coordinamento degli organi di sicurezza fra i diversi paesi e all’interno degli Stati Uniti potrà proteggere le nostre vite in un mondo in cui i popoli e le etnie sono così profondamente mescolati e in cui bisognerebbe controllare i movimenti di centinaia di milioni di persone che vivono in mezzo a noi e con noi condividono la nostra vita quotidiana.</p>
<p>Questa semplice ed elementare riflessione mi nasce spontanea ogni volta in cui mi slaccio le scarpe per sottopormi al dovuto <a href="http://www.cnn.com/video/#/video/world/2010/01/07/black.uk.airport.scanners.cnn?iref=allsearch" target="_blank">controllo</a> mentre mi imbarco all’aeroporto di Parigi o di New York.</p>
<p>E’ però evidente che le nostre riflessioni non possono fermarsi qui e che tutti noi dobbiamo pensare a quale può essere la via d’uscita da questa tragedia a cui sembriamo essere per sempre condannati. Per questo motivo quando mi trovo di fronte ai controlli di sicurezza di un qualsiasi aeroporto sono spinto a pensare che la vera sicurezza può essere solo il frutto del raggiungimento della pace. Di questo discutevamo poche settimane fa con alcuni intellettuali a Singapore quando uno di essi ha esposto una tesi che, pur partendo da un punto di osservazione asiatico, deve obbligare tutti noi a riflettere. E che cioè questa situazione di permanente altissima tensione fra il mondo islamico e gli Stati Uniti non può che condurre ad una completa rivoluzione dei rapporti di forza nella politica mondiale.</p>
<p>Gli Stati Uniti infatti saranno sempre più gravati dal peso economico,politico e psicologico di doversi difendere da un miliardo di potenziali nemici, mentre i nuovi protagonisti della politica internazionale, a partire dalla Cina, ma comprendendo, seppure in grado minore, anche Russia, India e Brasile, potranno correre liberamente nelle praterie della politica mondiale, rovesciando nel tempo i rapporti di forza oggi esistenti. Di conseguenza gli Stati Uniti dovrebbero essere consapevoli che, nel lungo periodo, ogni misura di sicurezza è vana se non si pone rimedio in radice ai problemi che hanno generato le condizioni di odio e di paura in cui ci troviamo. E che la sicurezza dei cittadini americani ( e di conseguenza anche la nostra sicurezza) è affidata solo provvisoriamente all’inasprimento delle misure di controllo ma può essere garantita solo dalla fine del conflitto fra Israele e la Palestina. E che quindi il problema della pace in Medio Oriente deve essere affrontato nel tempo più rapido possibile, prima che gli Stati Uniti, come hanno sottolineato i miei interlocutori di Singapore, abbiano perso la capacità e la forza di risolverlo. Nessuno infatti può resistere a lungo ad uno sforzo così intenso e prolungato come quello a cui sono oggi sottoposti il governo ed il popolo americano.</p>
<p>Come è già accaduto negli ultimi decenni ancora la nostra sicurezza è ancora una volta sulle spalle del presidente degli Stati Uniti e sulla sua capacità di imporre una soluzione riguardo all’eterno conflitto fra israeliani e palestinesi. La differenza rispetto al passato è che il tempo gioca contro la capacità americana di essere in grado di costruire questa soluzione. Dall’osservatorio asiatico ( ma io credo anche dal nostro osservatorio) il presidente Obama non ha più di fronte a sé molti anni di tempo ma solo alcuni mesi. Dopo non avrà più la possibilità di farlo.</p>
<p>Romano Prodi</p>
<p>PS. In queste riflessioni non ho menzionato l’Europa perché, date le sue divisioni, non è ritenuta un possibile protagonista di questa grande vicenda mondiale.</p>
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		<title>Mai più parole come pietre</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 07:47:09 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 15 Dicembre 2009    
  
La gravissima aggressione al presidente del Consiglio ha colpito tutto il nostro Paese, non solo la classe politica ma tutti noi. Ci ha colpito in modo profondo perché un atto di simile violenza, da qualsiasi parte esso provenga, non solo è un’inaccettabile offesa verso una persona [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1186" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2009/12/inc13yuwX_20091213-300x221.jpg" alt="" width="300" height="221" />Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://sfoglia.ilmessaggero.it/view.php?data=20091215&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PRODI_29.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 15 Dicembre 2009    <br />
  <br />
La gravissima <a href="http://www.repubblica.it/2009/12/dirette/sezioni/politica/comizio-berlusconi/comizio-berlusconi/index.html" target="_blank">aggressione</a> al presidente del Consiglio ha colpito tutto il nostro Paese, non solo la classe politica ma tutti noi. Ci ha colpito in modo profondo perché un atto di simile violenza, da qualsiasi parte esso provenga, non solo è un’inaccettabile offesa verso una persona che ricopre un’altissima responsabilità politica, ma costituisce una lacerazione della nostra vita democratica. La democrazia è stata infatti costruita per sostituire con il dialogo e con la parola il modo di vita di una società che prima era regolata solo dalla sopraffazione e dalla violenza.</p>
<p>Un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=cqDuWdKmvCQ" target="_blank">atto</a> di questo tipo, anche se proviene da un uomo debole, non è solo un’aggressione verso una persona ma un passo indietro per tutta la nostra comunità. In queste difficili ore che seguono questa azione sciagurata è iniziata una doverosa riflessione se questo sia un episodio isolato o se segni l’inizio della diffusa violenza politica che già in passato ha insanguinato l’Italia. Vorrei che evitassimo di dividerci anche su questa previsione perché l’uno o l’altro esito dipendono solo da noi, dalla nostra moderazione e dalla nostra capacità di <a href="http://punto-informatico.it/2771095/PI/News/maroni-pugno-duro-facebook.aspx" target="_blank">regolare</a> i nostri <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Da-santo-ora-a-sposami-su-FB-migliaia-di-fan-per-Tartaglia-La-Procura-di-Roma-avvia-unindagine_4106102042.html" target="_blank">comportamenti</a> e di <a href="http://www.repubblica.it/2009/12/sezioni/politica/giustizia-21/gruppi-facebook/gruppi-facebook.html" target="_blank">misurare</a> le nostre <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/e_statuetta_duomo_ora_va_ruba/15-12-2009/articolo-id=406922-page=0-comments=1" target="_blank">parole</a>.</p>
<p>Nei sistemi democratici le parole possono davvero essere più terribili e pericolose delle armi offensive. E dietro a noi abbiamo ormai troppi anni in cui, dentro e fuori dal Parlamento, la parola ha cessato di essere strumento di convincimento per divenire un’arma di offesa. Un’arma che scava solchi fra le persone, fra i gruppi e fra i partiti, un’arma che dovremo, soprattutto nelle prossime settimane, usare con prudenza e con saggezza.</p>
<p>Mentre auguro al presidente del Consiglio una pronta e completa guarigione, voglio insistere perché la parola ritorni ad essere strumento di dialogo e convincimento e diventi quindi il primo baluardo della nostra democrazia. In tale modo questo triste episodio rimarrà un tragico episodio ma non sarà l’inizio di tragedie ancora più grandi per l’Italia.</p>
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		<title>L&#8217;Italia è quasi assente dai processi di Pace nel mondo</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/notizie/litalia-e-quasi-assente-dai-processi-di-pace-nel-mondo_1181.html</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 11:22:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
Prodi: Italia quasi assente dai processi di pace.
Cooperazione. «Le missioni di peacekeeping non bastano, non rassegnamoci al provincialismo»
Prodi: Italia quasi assente dai processi di pace
Articolo di Emilio Bonicelli su Il Sole 24 Ore del 1 dicembre 2009
BOLOGNA  «Non possiamo rassegnarci al provincialismo». L`Italia,  al contrario, deve essere più presente nei processi internazionali di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1182" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2009/12/unhelo500ChrisHondrosGetty-300x191.jpg" alt="" width="300" height="191" /></p>
<p>Prodi: Italia quasi assente dai processi di pace.</p>
<p>Cooperazione. «Le missioni di peacekeeping non bastano, non rassegnamoci al provincialismo»<br />
Prodi: Italia quasi assente dai processi di pace</p>
<p>Articolo di Emilio Bonicelli su Il Sole 24 Ore del 1 dicembre 2009</p>
<p>BOLOGNA  «<a href="http://www.libero-news.it/adnkronos/view/234153" target="_blank">Non possiamo rassegnarci</a> al provincialismo». L`Italia,  al contrario, deve essere più presente nei processi internazionali di costruzione della pace. Romano Prodi scende nuovamente  in campo nella sua Bologna  e lo fa per lanciare un monito al Paese e per <a href="http://www.agi.it/bologna/notizie/200911301632-...-rt10121-africa_prodi_occidente_favorisca_multilateralismo_tra_stati" target="_blank">presentare</a> l`attività della <a href="www.fondazionepopoli.org" target="_blank">Fondazione</a> per la collaborazione tra i popoli, da lui istituita nel 2008. Il prossimo passo dell`associazione sarà un convegno che si svolgerà a maggio nel capoluogo emiliano,  dal titolo «Africa, 53 countries, one continent». Un summit  in cui si parlerà di economia e politica. Vi parteciperanno rappresentanti dell`Onu, del Fmi, della Banca mondiale,  dell`Ue, dei Paesi africani e di grandi Stati decisivi per il  futuro dell`Africa, come Usa e Cina.</p>
<p>I passi realizzati sinora dalla Fondazione hanno convinto  l`ex premier, ora alla guida della  commissione Onu per l`Africa, che è un pericolo «chiuderci  nel provincialismo». « È la cosa che più mi fa paura». L`Italia, infatti,  è <a href="http://www.libero-news.it/adnkronos/view/234212" target="_blank">particolarmente assente</a> dalle attività «quotidiane» nei  processi di costruzione di pace nel mondo. Alta, è vero, è la  quantità di nostre truppe dispiegate  in missioni di peace-keeping, ma per un altro verso la nostra  presenza è meno capillare rispetto ad altri paesi.</p>
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		<title>Update on Peacekeeping in Africa</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 12:02:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Africa at UN.
Versione italiana
Sept 23rd 2009.
The African Problem will be at center stage when today, September 23rd, the UN Security Council, chaired by President Barack Obama, will meet with the ten major contributors of human resources to the UN peace keeping operations, to discuss the issue of peace keeping in the world.
African wars in fact take up over [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1040" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/large_un-peacekeeper-mar14-08.jpg"><img class="size-medium wp-image-1040" title="An UN peacekeeper in Darfur" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/large_un-peacekeeper-mar14-08-300x200.jpg" alt="An UN peacekeeper in Darfur" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">An UN peacekeeper in Darfur</p></div>
<p><strong>Africa at UN.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><em><a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=363" target="_blank">Versione italiana</a></em></p>
<p>Sept 23rd 2009.</p>
<p>The African Problem will be at center stage when today, September 23rd, the UN Security Council, chaired by President Barack Obama, will meet with the ten major contributors of human resources to the UN peace keeping operations, to discuss the issue of peace keeping in the world.</p>
<p>African wars in fact take up over 70% of all the resources dedicated by the United Nations to Peace Keeping operations and there has been no peace for decades in many parts of  the continent. From the Horn to the Great Lakes to West Africa conflict is endemic. The cost is staggering. Millions of people have been killed  billions of dollars that have been spent. Associated problems such as poor infrastructure, environmental threats, displacement, diseases, mean that the aftermath of conflict is more damaging and long lasting than the conflict itself. Though military capability may be part of any potential solution, peace on the African continent cannot be achieved only through the deployment of military forces. Measures such as early warning, conflict prevention, conflict resolution and post-conflict reconstruction should be part of Peacekeeping Capacity.</p>
<p>The UN Security Council surely has full responsibility for keeping peace and security, and UN peacekeeping has undergone an exponential increase since the early 1990s.</p>
<p>However it is becoming more and more clear that these crucial objectives cannot be achieved without a much deeper involvement of African Institutions, such as the African Union and the Regional Organisations which can take care of wars spreading beyond national borders which have been drawn with no care for tribal, ethnical or religious realities.</p>
<p>A significant amount of synergy to be achieved by drawing on the respective capacities of these organisations, but  the African Union has recognised the need to develop its own capacity to respond to crises on the continent.</p>
<p>I believe it is extremely important to create the conditions for increasing the participation of the AU in the decision making process and execution of peace operations on the African continent and to bolster through financing it a ‘peacekeeping capacity’ so to  transfer, eventually ,  responsibility and ownership of the operations to AU.</p>
<p>But, up to now, important countries such as France and UK have opposed  the empowerment of the African Union to take care of African Peace. </p>
<p>The assumption is that the Africans have not the capacity to do it and, throwing money to the problem, would not help to solve it. </p>
<p>This is right , in principle, but does not consider that without doing something concrete, visible and with a long term perspective, we end up in the ‘chicken or egg syndrome’ and nothing will ever change.</p>
<p>But something new is coming.</p>
<p>The panel I chaired on Peace Keeping in Africa proposed, among other recommendations, a ‘Long Term Multidonor Trust Fund’, specifically designed for  African Union Capacity Building.</p>
<p>The report of the United Nations Secretary General to be released the 23rd  emphasizes the relevance of a strong strategic partnership between AU and UN.</p>
<p>It is very likely that President Obama will support these steps and as he said in his recent speeches on Africa, he will be strongly against policies which might even bring to memory some colonial culture. Policies which not only are very dangerous  for peace in Africa, but have effect going well beyond the issue of peace keeping . </p>
<p>The same who oppose the idea of a strong AU are those who privilege bilateral relations with those African countries where old ties exist. This bilateralism is preventing the creation of markets large enough to foster a significant economic growth. The internal trade in Africa is very low and projects for infrastructures at the continental level for transportation, energy and communication are totally insufficient. Also China, which is present in Africa all over, following a well visible continental policy, deals with the African Countries one by one and does not help their integration in a larger reality.</p>
<p>Rather then blaming the Chinese for their ‘exploitation’ of natural resources we should try to find with them a common policy toward the continent, aiming to a strengthening of the role and of the power of the African Union and to define long term strategies at the continental level, respectful of all the local ethnical, religious and tribal realities.</p>
<p>Economic support and assistance to those who are more in need are surely very important, but from peace keeping to diffusion of democracy and economic development a new integrated African Policy is badly and urgently needed.</p>
<p><em>Romano Prodi</em></p>
<p><em>Chairman of the UN-AU Panel for Peacekeeping in Africa</em></p>
<p><em>Former President of the European Commission and Italian Prime Minister</em></p>
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		<title>L&#8217;Africa ha dignità politica.   Il mondo la riconosca</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 10:00:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 20 settembre 2009
Si discute tanto e si fa tanto poco per l’Africa. Il grande “continente nero” continua infatti ad essere oggetto e non soggetto della politica mondiale. Quando nascono conflitti così tragici da contare i morti a centinaia di migliaia come in Ruanda, Sudan o Somalia l’opinione pubblica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/normal_botswana20sunset20africa.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1028" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/normal_botswana20sunset20africa-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=73903&amp;sez=HOME_NELMONDO" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 20 settembre 2009</p>
<p>Si discute tanto e si fa tanto poco per l’Africa. Il grande “continente nero” continua infatti ad essere oggetto e non soggetto della politica mondiale. Quando nascono conflitti così tragici da contare i morti a centinaia di migliaia come in <a href="http://www.globalsecurity.org/military/world/war/rwanda.htm" target="_blank">Ruanda</a>, <a href="http://www.globalsecurity.org/military/world/war/sudan.htm" target="_blank">Sudan</a> o <a href="http://www.globalsecurity.org/military/world/war/somalia.htm" target="_blank">Somalia</a> l’opinione pubblica si commuove e per un po’ di tempo si mobilita. Poi tutto viene dimenticato, lasciando alle poche migliaia di soldati delle <a href="http://www.un.org/" target="_blank">Nazioni Unite</a> e dell’<a href="http://www.africa-union.org/" target="_blank">Unione Africana</a> l’impari compito di gestire le sanguinose conseguenze di queste guerre, così come alle associazioni non governative e ai missionari di fare fronte alla tragedia quotidiana dei più diseredati. Intanto le vendette e gli assassini continuano senza sosta e senza nemmeno avere l’onore della cronaca.</p>
<p>Ormai le <a href="http://www.globalissues.org/issue/83/conflicts-in-africa" target="_blank">guerre africane</a> non sono guerre tra Stati, ma fra etnie, gruppi tribali o semplicemente per bande armate che si schierano ora con i governi ora contro i governi. È una storia infinita, che da decenni vede i conflitti diffondersi da Paese a Paese attraversando i confini artificiali tracciati in passato dalle potenze coloniali senza tener conto di etnie, religioni, caratteristiche geografiche e risorse naturali. In questo quadro ogni grande potenza adotta una sua “politica africana” costruendo rapporti bilaterali con i Paesi a lei legati: la Francia con i Paesi francofoni, la Gran Bretagna con quelli anglofoni, gli Stati Uniti soprattutto con i Paesi petroliferi del West Africa, mentre la Cina adotta una politica veramente continentale, curando relazioni intense con la quasi totalità dei Paesi africani, cioè cinquanta su cinquantatré. Il tutto in una logica prevalentemente bilaterale cioè da Paese a Paese. Il che significa, dal punto di vista economico, impedire ogni possibilità di sviluppo futuro di tutti i Paesi africani che, da soli, non raggiungeranno mai la forza e le economie di scala per costruire strutture capaci di competere con il resto del mondo.</p>
<p>Nemmeno le più grandi nazioni del continente come l’Egitto, il Sud Africa e la Nigeria hanno la dimensione sufficiente per costruire una solida economia nazionale. Il commercio tra i Paesi dell’Africa è minimo (raggiunge solo il 10 % del loro commercio estero totale) perché mancano infrastrutture, accordi ed istituzioni che li leghino tra di loro. Dal punto di vista politico la rigorosa applicazione del concetto statuale ereditato dalle potenze coloniali impedisce di tener conto delle realtà più complesse, come le tribù, le etnie, le appartenenze religiose o i tradizionali rapporti o interessi consolidati nei secoli. Per far fronte a questo è nata l’Unione Africana che, raccogliendo tutti i 53 Stati africani (eccetto il Marocco) tenta con fatica di costruire una unità politica ed economica del continente. È un’unione imperfetta, embrionale e con poteri limitati ma è tutto ciò che il continente può preparare per organizzare il proprio futuro, anche per l’indubbia qualità di alcuni suoi leaders. Le grandi potenze sono però riluttanti a riconoscere ed aiutare questa realtà (solo la Commissione europea lo ha fatto) e non ritengono mai prioritaria la necessaria collaborazione tra i Paesi africani.</p>
<p>Anche nel delicato settore del peace -keeping soprattutto la Francia e la Gran Bretagna sembrano fare resistenza a dotare l’Unione Africana dei mezzi e dell’assistenza necessaria perché possa progressivamente contribuire a costruire e a mantenere la pace nel continente.</p>
<p>La motivazione di questa politica è che l’Unione Africana non è ancora pronta a svolgere questo compito. Ciò è certamente vero ma essa non sarà mai pronta se non riceve fiducia, mezzi, assistenza e aiuto per raggiungere questo obiettivo. Siamo insomma in un dilemma apparentemente senza soluzione: da un lato si deve constatare che l’Unione Africana non può, allo stato attuale, svolgere il compito di promuovere la convivenza e lo sviluppo degli Stati africani, mentre dall’altro, le tradizioni e gli interessi del passato non permettono che essa progredisca in questa direzione.</p>
<p>In tale quadro il presidente Obama si presenta come la nuova speranza. Ha fatto <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=43&amp;ID_articolo=1344&amp;ID_sezione=58&amp;sezione=" target="_blank">discorsi splendidi</a> sull’Africa sia al Cairo che in Ghana, ha scelto inviati speciali molto più saggi e flessibili dei precedenti come il generale Gration per il Sudan, ma non ha ancora preso alcuna decisione concreta nel segno del cambiamento. Non c’è ancora una nuova politica americana per l’Africa.</p>
<p>Intanto la <a href="http://web.worldbank.org/WBSITE/EXTERNAL/COUNTRIES/AFRICAEXT/0,,contentMDK:21990236~pagePK:146736~piPK:146830~theSitePK:258644,00.html" target="_blank">crisi economica</a> morde l’Africa in modo ancora più violento di quanto non si prevedesse, esasperando ulteriormente le tensioni e la spinta verso l’immigrazione.</p>
<p>Non si può continuare a biasimare la <a href="http://www.cfr.org/publication/8436/" target="_blank">Cina</a> per la sua eccessiva presenza in Africa (presenza che costituisce per molti aspetti un’opportunità) senza proporre, insieme alla stessa Cina, una nuova e diversa politica. Una politica che tenga conto delle diversità e degli interessi comuni, dei nuovi ruoli che debbono giocare le etnie, le tribù e le appartenenze religiose. Una politica che, nello stesso tempo, preveda un rafforzamento dei compiti e dei poteri dell’Unione Africana.</p>
<p>Gli aiuti economici e l’assistenza umanitaria sono indispensabili, ma non bastano. Per costruire la pace e la collaborazione tra i diversi Paesi del continente africano occorrono nuovi strumenti politici.</p>
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		<title>Con Putin ho discusso di UE e di crisi, ma non di Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 07:52:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[PRODI, CON PUTIN HO DISCUSSO DI UE E CRISI, MA NON DI ITALIA
 
 (ANSA) &#8211; MOSCA, 16 SET &#8211; Rapporti Ue-Russia, Africa, crisi, situazione economica russa: sono gli argomenti che l&#8217;ex premier italiano Romano Prodi ha detto di aver affrontato ieri, in un &#8216;lungo e disteso&#8217; incontro di circa un&#8217;ora, con il capo del governo russo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/prodi_putin2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1025" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/prodi_putin2.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a>PRODI, CON PUTIN HO DISCUSSO DI UE E CRISI, MA NON DI ITALIA<br />
 <br />
 (ANSA) &#8211; MOSCA, 16 SET &#8211; Rapporti Ue-Russia, Africa, crisi, situazione economica russa: sono gli argomenti che l&#8217;ex premier italiano Romano Prodi ha detto di aver affrontato ieri, in un &#8216;lungo e disteso&#8217; incontro di circa un&#8217;ora, con il capo del governo russo Vladimir Putin.</p>
<p>&#8216;Appena ci siamo visti abbiamo detto entrambi: &#8216;Non parliamo di Italia&#8221;, ha esordito Prodi parlando con i giornalisti, dopo essere stato nominato professore onorario della scuola superiore di economia Mirbis di Mosca.</p>
<p>&#8216;Abbiamo parlato di Africa e dei problemi di politica internazionale ad essa connessi su mia richiesta. Poi &#8211; ha proseguito Prodi &#8211; abbiamo affrontato le relazioni Ue-Russia: e&#8217; assurdo che questi rapporti siano un giorno buoni, un giorno cattivi, non e&#8217; questo il modo di operare tra realta&#8217; politiche che hanno molto in comune e debbono pensare a strategie di ampio respiro, non solo sul piano energetico.</p>
<p>Infine, abbiamo parlato della crisi e mi sono fatto spiegare da Putin la situazione economica russa e le strategie del governo in materia&#8217;. (ANSA).</p>
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		<title>Prodi professore onorario a Mosca, sognando che l&#8217;Italia recuperi il suo prestigio</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 17:07:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[PRODI PROF ONORARIO A MOSCA, SOGNO ITALIA RECUPERI PRESTIGIO 
 
LA CERIMONIA ALLA MIRBIS, GLI ANEDDOTI E L&#8217;INCONTRO CON PUTIN
(di Claudio Salvalaggio) (ANSA) &#8211; MOSCA, 16 SET &#8211; Non ha &#8216;rimpianti&#8217; o  &#8216;ambizioni politiche&#8217;, ma ha ancora un &#8217;sogno&#8217; Romano Prodi, &#8216;che Italia recuperi il ruolo che deve avere nel mondo&#8217;, che &#8216;torni la vecchia simpatia e fiducia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1035" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/prodi_putin.jpg"><img class="size-medium wp-image-1035 " title="L'incontro con Vladimir Putin" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/prodi_putin-300x206.jpg" alt="L'incontro con Vladimir Putin" width="300" height="206" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;incontro con Vladimir Putin</p></div>
<p>PRODI PROF ONORARIO A MOSCA, SOGNO ITALIA RECUPERI PRESTIGIO <br />
 <br />
LA CERIMONIA ALLA MIRBIS, GLI ANEDDOTI E L&#8217;INCONTRO CON PUTIN</p>
<p>(di Claudio Salvalaggio) (ANSA) &#8211; MOSCA, 16 SET &#8211; Non ha &#8216;rimpianti&#8217; o  &#8216;ambizioni politiche&#8217;, ma ha ancora un &#8217;sogno&#8217; Romano Prodi, &#8216;che Italia recuperi il ruolo che deve avere nel mondo&#8217;, che &#8216;torni la vecchia simpatia e fiducia che c&#8217;e&#8217; sempre stata per il nostro Paese&#8217;. Parla senza nominare mai il governo Berlusconi, benche&#8217; i cronisti lo incalzino, mentre e&#8217; ancora in toga dopo la cerimonia per la sua nomina a professore onorario della <a href="http://www.mirbis.ru/en/news_1309.htm" target="_blank">Mirbis</a>, una prestigiosa business school internazionale di Mosca, la prima nata nell&#8217;Urss all&#8217;ombra della perestroika.</p>
<p>Ora ha 400 partner di 47 Paesi e 5mila studenti, dopo aver sfornato  finora 27mila specialisti. Prodi ne e&#8217; considerato il padre, dato che contribui&#8217; a fondarla come presidente della societa&#8217; di ricerca Nomisma, ed oggi ha raccolto gli onori concludendo la sua visita in Russia di tre giorni, tra aneddoti d&#8217;epoca, una lezione sulla crisi e un commento sul suo incontro ieri con il premier Vladimir Putin.</p>
<p>&#8216;Mi ricordo quando nel 1988 parlai della scuola a Gorbaciov e mi chiese di illustrargli la differenza tra capitalismo ed economia collettiva&#8217;,  ha esordito Prodi davanti al corpo accademico, agli studenti, alla<br />
moglie Flavia e all&#8217;ambasciatore italiano a Mosca Vittorio Surdo.</p>
<p>Conoscendo la caccia come in genere tutti i russi, gli chiesi perche&#8217; a suo avviso il cane, pur correndo piu&#8217; veloce della lepre, non riesce mai a raggiungerla: gli spiegai che il cane lavora sotto padrone mentre la lepre lavora in proprio&#8217;, ha raccontato, riferendo di un Gorbaciov intenzionato a citare l&#8217;esempio al Soviet supremo. Lo stesso Gorbaciov che,al drammatico tramonto del presidente Boris Ieltsin nel 1999, lo chiamo&#8217; al telefono quando era a capo della Commissione europea e gli raccomando&#8217; l&#8217;oscuro e giovane Putin assicurandogli che &#8216;era l&#8217;unico in grado di risollevare le sorti della Russia&#8217;.</p>
<p><a href="http://www.notiziarioitaliano.it/?articolo=17522" target="_blank">Putin</a> l&#8217;ha ricevuto ieri alla Casa Bianca, sede del governo russo, per un &#8216;lungo e disteso&#8217; incontro di circa un&#8217;ora.</p>
<p>&#8216;Appena ci siamo visti abbiamo detto entrambi &#8216;non si parla di Italia&#8221;, ha garantito oggi Prodi ai cronisti. Nella sua agenda con il premier russo, ha rivelato, c&#8217;erano invece l&#8217;Africa di cui si occupa per conto dell&#8217;Onu, le relazioni Ue-Russia, la crisi internazionale e la situazione economica russa con le strategie del governo in materia.</p>
<p>L&#8217;ex capo della commissione europea ha criticato i rapporti a corrente alternata tra Bruxelles e Mosca: &#8216;E&#8217; assurdo che questi rapporti siano un giorno buoni, un giorno cattivi, non e&#8217; questo il modo di operare tra realta&#8217; politiche che hanno molto in comune e debbono pensare a strategie di ampio respiro&#8217;, ha osservato Prodi, che da presidente della Commissione Ue aveva favorito l&#8217;avvicinamento tra Europa e Russia, tanto da fargli evocare il binomio &#8216;vodka e caviale&#8217;. A suo avviso esiste una complementarieta&#8217; di interessi che riguarda anche l&#8217;energia, settore nel quale Bruxelles dovrebbe avere una sua politica.</p>
<p>Quanto al futuro, Prodi e&#8217; tornato ad escludere un suo ritorno alla politica come alla maratona: &#8216;Entrambe mi sono impedite da una <a href="http://www.viaemilianet.it/notizia.php?id=3007" target="_blank">sciatica psicologica</a> o reale&#8217;. &#8216;Ho fatto tante cose, sono stato presidente della Commissione europea e due volte presidente del Consiglio, quando il gioco e&#8217; finito e&#8217; finito&#8217;, ha aggiunto, dicendosi appagato della sua nuova vita di conferenziere internazionale, del suo incarico Onu per l&#8217;Africa e delle sue docenze universitarie, una gia&#8217; in corso negli Usa alla blasonata Brown university e l&#8217;altra alla Business School di Shangai dal prossimo febbraio.</p>
<p>&#8216;Se uno fosse interessato alla politica italiana &#8211; ha sottolineato &#8211; se ne starebbe in Italia e parteciperebbe al dibattito politico, in particolare a quello del Partito democratico, cosa che non faccio&#8217;.</p>
<p>Oggi e&#8217; tornato in cattedra alla Mirbis, con una lezione sulla genesi della crisi, sulle misure che il prossimo G20 deve prendere &#8216;per evitarne un&#8217;altra tra 15-20 anni&#8217;, sul ruolo dello Stato &#8216;leggero&#8217; ma &#8216;arbitro&#8217; e <a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/notizie/lo-stato-torni-ad-essere-controllore-e-regolatore-del-mercato_1006.html" target="_blank">&#8216;regolatore&#8217; del mercato</a> anche attraverso la leva fiscale, per evitare disuguaglianze sociali come l&#8217;attuale rapporto di <a href="http://www.iltamtam.it/Generali/Economia-e-Lavoro/Troppe-differenze-tra-gli-stipendi-Romano-Prodi-rilancia-la--denuncia-de-iltamtam.aspx" target="_blank">500 a uno</a> nei redditi tra i piu&#8217; ricchi e i piu&#8217; poveri.</p>
<p>(ANSA).</p>
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		<title>Il mio sogno ? Che l&#8217;Italia recuperi il ruolo che deve avere nel mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 14:45:57 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>

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		<description><![CDATA[PRODI, IL MIO SOGNO? CHE ITALIA RECUPERI RUOLO
 
 (ANSA) &#8211; MOSCA, 16 SET &#8211; &#8216;Il mio sogno? Che l&#8217;Italia recuperi il ruolo che deve avere nel mondo&#8217;. Lo ha detto l&#8217;ex premier italiano Romano Prodi parlando con i giornalisti dopo aver ricevuto una laurea honoris causa alla Scuola superiore di economia Mirbis di Mosca.
&#8216;Vorrei che tornasse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/prodiputin.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1021" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/prodiputin-300x214.jpg" alt="" width="300" height="214" /></a>PRODI, IL MIO SOGNO? CHE ITALIA RECUPERI RUOLO<br />
 <br />
 (<a href="http://www.notiziarioitaliano.it/?articolo=17522" target="_blank"><strong>ANSA</strong></a>) &#8211; MOSCA, 16 SET &#8211; &#8216;Il mio sogno? Che <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=73436&amp;sez=HOME_INITALIA" target="_blank">l&#8217;Italia recuperi il ruolo</a> che deve avere nel mondo&#8217;. Lo ha detto l&#8217;ex premier italiano Romano Prodi parlando con i giornalisti dopo aver ricevuto una laurea honoris causa alla Scuola superiore di economia <a href="http://www.mirbis.ru/en/news_1309.htm" target="_blank">Mirbis</a> di Mosca.<br />
&#8216;Vorrei che tornasse la vecchia simpatia e fiducia che c&#8217;e&#8217; sempre stata per il nostro Paese&#8217;, ha aggiunto Prodi. (ANSA).</p>
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		<title>Prodi incontera Putin, poi Laurea Honoris Causa a Mosca</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 15:51:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>

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		<description><![CDATA[RUSSIA:DOMANI INCONTRO PRODI-PUTIN, POI LAUREA HONORIS CAUSA 
 
(ANSA) &#8211; MOSCA, 14 SET &#8211; Con un intervento alla conferenza internazionale sulla sicurezza in corso oggi a Yaroslavl, l&#8217;ex premier ed ex presidente della Commissione europea Romano Prodi ha iniziato un viaggio di tre giorni in Russia che domani lo portera&#8217; ad incontrare privatamente il premier Vladimir Putin [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/mosca.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1017" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/mosca-300x280.jpg" alt="" width="300" height="280" /></a>RUSSIA:DOMANI INCONTRO PRODI-PUTIN, POI LAUREA HONORIS CAUSA <br />
 <br />
(ANSA) &#8211; MOSCA, 14 SET &#8211; Con un intervento alla <a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/notizie/lo-stato-torni-ad-essere-controllore-e-regolatore-del-mercato_1006.html" target="_blank">conferenza internazionale sulla sicurezza</a> in corso oggi a Yaroslavl, l&#8217;ex premier ed ex presidente della Commissione europea Romano Prodi ha iniziato un viaggio di tre giorni in Russia che domani lo portera&#8217; ad incontrare privatamente il premier Vladimir Putin e il giorno successivo lo vedra&#8217; ricevere a Mosca il titolo di professore onorario della Mirbis. Si tratta di una scuola superiore di economia di cui fu fondatore nel 1988 quando era alla guida della societa&#8217; di ricerca Nomisma.</p>
<div id="attachment_1015" class="wp-caption alignleft" style="width: 380px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/prodi2.gif"><img class="size-full wp-image-1015" title="Annuncio della Laurea presso la Mirbis" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/prodi2.gif" alt="Annuncio della Laurea presso la Mirbis" width="370" height="130" /></a><p class="wp-caption-text">Annuncio della Laurea presso la Mirbis</p></div>
<p>Il professore Romano Prodi, sottolinea nel <a href="http://www.mirbis.ru/en/news_1309.htm" target="_blank">website dell&#8217;istituto</a> il rettore Stanislav Savin, e&#8217; stato il vero iniziatore della nostra business school e l&#8217;ispiratore del suo sviluppo. L&#8217;ex premier italiano terra&#8217; anche un intervento dopo la cerimonia di conferimento del titolo, che equivale ad una sorta di honoris causa. Prodi rientrera&#8217; in Italia giovedi&#8217;.(ANSA).</p>
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