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	<title>Romano Prodi &#187; ricerca e innovazione</title>
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	<description>Pagine del sito del prof. Romano Prodi</description>
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		<title>L&#8217;agenda del nuovo Ministro dello Sviluppo: Mercato e Stato, la sfida del rilancio si gioca in due</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/lagenda-del-nuovo-ministro-dello-sviluppo-mercato-e-stato-la-sfida-del-rilancio-si-gioca-in-due_1863.html</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 08:43:15 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
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		<description><![CDATA[Fiat e il nuovo sistema industriale
Mercato e Stato, la sfida del rilancio si gioca in due
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 29 Luglio 2010
Anche negli ultimi giorni si continua a dibattere se siamo davvero usciti dalla crisi. E questa discussione andrà avanti ancora per un bel pezzo, perché quel poco di ripresa che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/imagoeconomica161987940607201732_big.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1864" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/imagoeconomica161987940607201732_big.jpg" alt="" width="372" height="263" /></a>Fiat e il nuovo sistema industriale</strong></p>
<p><strong>Mercato e Stato, la sfida del rilancio si gioca in due</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://carta.ilmessaggero.it/view.php?data=20100729&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PROD_32.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank">Il Messaggero</a> </strong>del 29 Luglio 2010</p>
<p>Anche negli ultimi giorni si continua a dibattere se siamo <a href="http://www.university.it/ultimora/vedi_rubrica.php?NEWS=ADN20100720174933.xml" target="_blank">davvero usciti</a> dalla crisi. E questa discussione andrà avanti ancora per un bel pezzo, perché quel poco di ripresa che c’è è ancora incerto, varia da settore a settore e non offre alcun segno di venire incontro alla caduta dell’occupazione, che è la conseguenza più seria e permanente della crisi economica.</p>
<p>Per questo motivo vorrei sottrarmi al difficile ma affascinante esercizio di fare previsioni per il futuro e riflettere sulle cose certe, sugli inevitabili cambiamenti della nostra economia e sulle decisioni da prendere, sperando che <a href="http://www.repubblica.it/economia/2010/07/23/news/berlusconi_nuovo_ministro_la_prossima_settimana-5781108/?ref=HREC1-3" target="_blank">nelle prossime ore</a> si materializzi <a href="http://www.repubblica.it/economia/2010/07/23/news/napolitano_ventaglio-5770417/?ref=HREC1-3" target="_blank">finalmente</a> un ministro dello Sviluppo in grado, per capacità tecniche e per indipendenza di giudizio, di accompagnare e guidare la necessaria trasformazione delle nostre strutture produttive.</p>
<p>La conseguenza (questa davvero indubitabile) della crisi è infatti la necessità di una trasformazione completa del nostro sistema produttivo, trasformazione che non può essere compiuta solo dal mercato o solo dallo Stato. Come è stato autorevolmente affermato in un recente dibattito, la crisi sta mettendo ancora più in rilievo che l’essenza dello sviluppo economico è la trasformazione strutturale, l’ascesa cioè di nuove industrie e di nuovi modi di produrre rispetto a quelli tradizionali e che questo non è un processo facile e non è un processo automatico. Esso richiede la convergenza di forze di mercato e di un robusto supporto governativo. Se il governo è troppo oppressivo, esso stronca l’imprenditorialità privata. Se esso è troppo distaccato, i mercati continuano a fare ciò che essi sanno fare al meglio, confinando il Paese alla sua specializzazione in prodotti tradizionali e settori a bassa produttività.</p>
<p>Il <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/ministero-per-lo-sviluppo-economico-unamnesia-nel-paese-dei-ritardi_1855.html" target="_blank">nuovo ministro dello Sviluppo</a> ha sul suo tavolo proprio questo grande compito, di aiutare le trasformazioni strutturali del nostro Paese, mobilitando imprese e governo.<br />
Lo dovrà fare in fretta, sapendo che dobbiamo contare principalmente sull’industria non solo perché siamo ancora il quinto Paese del mondo per produzione industriale assoluta e il secondo del mondo (dopo la Germania) per produzione industriale pro-capite, ma anche perché la nostra presenza nel terziario è molto più debole ed esige trasformazioni ancora più difficili.</p>
<p>Il primo riferimento della politica industriale dovrà essere naturalmente il mondo delle <a href="http://www.denaro.it/VisArticolo.aspx?IdArt=604418" target="_blank">Piccole e Medie Imprese</a>, dominanti per importanza in Italia, sia all’interno che al di fuori dei distretti industriali. Le direzioni nelle quali agire e gettare ogni aiuto e ogni incentivo sono ormai molto chiare e cioè la <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/tornare-a-investire-subito-nelle-scienze-della-vita-nelle-nuove-energie-e-nella-protezione-ambientale_931.html" target="_blank">Ricerca</a> e lo <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/attenti-ai-medici-che-non-conoscono-lammalato-reagire-alla-crisi-con-innovazione-e-ricerca_1506.html" target="_blank">Sviluppo</a>, il trasferimento tecnologico, la presenza nei mercati esteri (soprattutto quelli nuovi) la crescita dimensionale e l’innalzamento della qualità del capitale umano. Le nostre imprese hanno infatti una percentuale di ricercatori e di laureati nettamente inferiore a quella dei Paesi direttamente a noi concorrenti e sono troppo piccole per innovare ed essere presenti nei mercati esteri.</p>
<p>Vorrei perciò che il primo colloquio del nuovo ministro fosse con il suo collega responsabile dell’Istruzione per capire e fare capire come la moltiplicazione della conoscenza tecnica a tutti i livelli sia il requisito primario del nostro futuro sviluppo. La scuola tecnica non può più essere considerata marginale o residuale come avviene oggi. Anche se è certo che noi viviamo e vivremo al livello della nostra competenza tecnica, non mi sembra che questa realtà sia oggi una priorità né nel mondo politico, né in quello imprenditoriale o sindacale.</p>
<p>Non mi sembra né giusto né utile che quando si parla di decisioni per il futuro delle nostre imprese il discorso si fermi sempre alle pur importantissime “condizioni di contesto”, come la Pubblica amministrazione, le infrastrutture e le banche. Una seria politica industriale deve lavorare non solo sul “contesto” ma sull’innalzamento delle risorse umane e del modo di operare delle imprese.</p>
<p>Nell’ufficio ancora deserto del ministro vi è tuttavia qualcosa che riguarda una grande impresa, cioè il dossier <a href="http://www.ilsussidiario.net/Dossier/FIAT/" target="_blank">Fiat</a>. Finora tale dossier è stato trattato solo nei suoi pur importantissimi aspetti sociali ma esso cade in pieno nel capitolo delle <a href="http://www.affaritaliani.it/economia/fiat_marchionne_sindacati_fiom_disdetta29072010.html" target="_blank">trasformazioni strutturali</a> come obiettivo essenziale della nostra economia. È, cioè, compito del governo (come lo hanno fatto negli Stati Uniti, in Francia e in Germania) mettere attorno allo stesso tavolo sindacati e imprese per raggiungere gli obiettivi di flessibilità e innovazione che sono oggi indispensabili per operare nel mercato automobilistico internazionale. Come hanno dimostrato le esperienze degli altri Paesi, questo è un compito estremamente difficile ma se, come è avvenuto fino ad ora, ci si sottrae ad esso, la partita è certamente perduta.</p>
<p>Mi auguro quindi che il nuovo ministro arrivi in fretta e si metta subito al lavoro. E, soprattutto, gli auguro buon lavoro.</p>
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		<title>Discorso di Prodi sulla crisi economica e finanziaria alla National School of Administration cinese</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/notizie/discorso-di-prodi-sulla-crisi-economica-e-finanziaria-alla-national-school-of-administration-cinese_1804.html</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 08:01:54 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[industria]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca e innovazione]]></category>

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		<description><![CDATA[National School of Administration
The People&#8217;s Republic of China
On July 2, 2009, Mr. Romano Prodi, former President of the EU Commission and former Prime Minister of Italy, delivered a speech on current financial and economic crisis for CNSA trainees and faculty its premises.
Mr. Wei Liqun, CNSA Executive Vice President met Mr. Prodi and chaired his speech [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/E-tu1.jpg"><img class="size-full wp-image-1805 alignright" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/E-tu1.jpg" alt="" width="639" height="190" /></a>National School of Administration<br />
The People&#8217;s Republic of China</p>
<p>On July 2, 2009, <a href="http://www.nsa.gov.cn/cenep/portal/user/anon/page/NSACMSPage.page?metainfoId=5927dfb67555461f94c549b26de49b9d" target="_blank">Mr. Romano Prodi</a>, former President of the EU Commission and former Prime Minister of Italy, delivered <a href="http://www.nsa.gov.cn/cenep/portal/user/anon/page/NSAEnglish_CMS.page?metainfoId=81f24dd83fa546d4907cfda2f64753d1&amp;appId=00000000000000001264&amp;categoryCode=100" target="_blank">a speech</a> on current financial and economic crisis for <a href="http://www.nsa.gov.cn/" target="_blank">CNSA</a> trainees and faculty its premises.</p>
<p>Mr. Wei Liqun, CNSA Executive Vice President met Mr. Prodi and chaired his speech later.</p>
<p>CNSA Vice Presidents, Mr. Hong Yi, Mr. Zhou Wenzhang and Mr. Han Kang  as well as Mr. Yang Wenming, Director General of CNSA Personnel Bureau were also present at the meeting and the speech.</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/1_2f29c89df608465e962ec34af32b9937.JPG"><img class="aligncenter size-full wp-image-1821" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/1_2f29c89df608465e962ec34af32b9937.JPG" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/2_7d2838c07bcb4b24ad7453876879544d.JPG"><img class="aligncenter size-full wp-image-1822" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/2_7d2838c07bcb4b24ad7453876879544d.JPG" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/3_7905a5d0bfa54df590f607a409c3369e.JPG"><img class="aligncenter size-full wp-image-1823" title="3_7905a5d0bfa54df590f607a409c3369e" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/3_7905a5d0bfa54df590f607a409c3369e.JPG" alt="3_7905a5d0bfa54df590f607a409c3369e" width="500" height="333" /></a></p>
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		<title>Comunicato finale di &#8220;Africa, 53 Countries, one Union&#8221; Lavoreremo su Pace, sviluppo delle infrastrutture e istruzione</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 20:30:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prodi: &#8220;Lavoreremo su pace, sviluppo delle infrastrutture e istruzione&#8221;
Conclusa a Bologna la Conferenza &#8216;Africa, 53 Countries, one Union&#8217;
Una road map per avviare una stretta collaborazione tra gli  stati africani e i più importanti  protagonisti sulla scena mondiale per una nuova prospettiva di integrazione del continente africano.
E&#8217; questo il più importante degli obiettivi che sono emersi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/53Countries1Union.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1586" title="locandina_ok_31,3x45:Layout 1" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/53Countries1Union-208x300.jpg" alt="locandina_ok_31,3x45:Layout 1" width="208" height="300" /></a>Prodi: &#8220;Lavoreremo su pace, sviluppo delle infrastrutture e istruzione&#8221;</p>
<p><em>Conclusa a Bologna la Conferenza <a href="http://www.fondazionepopoli.org/" target="_blank">&#8216;Africa, 53 Countries, one Union&#8217;</a></em></p>
<p>Una road map per avviare una stretta collaborazione tra gli  stati africani e i più importanti  protagonisti sulla scena mondiale per una nuova prospettiva di integrazione del continente africano.</p>
<p>E&#8217; questo il più importante degli obiettivi che sono emersi nella Conferenza dal titolo &#8216;Africa, 53 Countries, one Union&#8217;  promossa dalla Fondazione per la Collaborazione tra i popoli di Romano Prodi che si è tenuta oggi a Bologna.</p>
<p>Primo di una serie di tre appuntamenti che seguiranno a Washington nel 2011 e ad Addis Abeba nel 2012, la conferenza, che ha portato intorno allo stesso tavolo capi di Stato africani, rappresentanti dell&#8217;Unione europea e delle principali organizzazioni internazionali, tra cui Onu, Ocse e Banca mondiale, è stata l&#8217;occasione per redigere un programma di incontri (che precederanno le prossime edizioni della Conferenza) che avranno il fine di sviluppare tre obiettivi  fondamentali precisati da Romano Prodi nel suo intervento finale: il raggiungimento di una pace duratura, lo sviluppo delle  infrastrutture e il progresso dell&#8217;educazione per le nuove generazioni. Gli obiettivi enunciati da Prodi hanno trovato il largo consenso dei partecipanti al dibattito.</p>
<p>&#8220;La nuova strategia &#8211; spiega l&#8217;ex premier italiano &#8211; è strategia di cooperazione: concludiamo questi due giorni di lavoro convinti della necessità di scrivere la parola &#8216;fine&#8217;  a un approccio bilaterale che ha caratterizzato la politica dei Paesi sviluppati nei confronti del continente africano: ha introdotto solo concorrenza negativa&#8221;.</p>
<p>Le azioni comuni, che  mirano a coinvolgere Unione europea, Onu, Stati Uniti e Cina, oltre, naturalmente, all&#8217;Unione africana, si focalizzeranno su alcuni punti chiave: pace e sicurezza, infrastrutture, sicurezza alimentare e istruzione.</p>
<p>Insomma, &#8220;un <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/un-nuovo-piano-marshall-per-la-rinascita-dellafrica_1539.html" target="_blank">Piano Marshall per l&#8217;Africa</a>&#8220;, suggerisce Prodi.</p>
<p>Al centro della discussione nel Salone del Podestà di Palazzo Re Enzo, a Bologna, anche l&#8217;idea della creazione di un mercato comune africano,  caldeggiato dalla maggioranza dei partecipanti intervenuti  al dibattito, &#8220;che necessiterà di pazienza e spirito di collaborazione&#8221;; una maggiore cooperazione di tipo economico e finanziario; il superamento della stretta politica di visti esistente tra stati anche confinanti: per  permettere  ai cittadini africani di muoversi con maggiore libertà all&#8217;interno del continente si auspica &#8220;l&#8217;ottenimento di accordi a breve termine&#8221;.</p>
<p>Romano Prodi, presidente della Fondazione per la Collaborazione tra i popoli, è molto soddisfatto dell&#8217;esito dell&#8217;iniziativa che ha visto protagonisti, tra gli altri, l&#8217;ex presidente del Sud Africa Thabo Mbeki, Asha Rose Migiro, vice segretario delle Nazioni Unite, Andris Piebalgs,  commissario europeo per lo sviluppo e Abdoulaye Wade, presidente del Senegal.  &#8220;Intensificheremo gli incontri e le discussioni tecniche lungo tutto l&#8217;anno che ci separa dalla tappa di Washington del 2011&#8243;, promette infine Prodi.</p>
<p>Bologna 21 maggio 2010</p>
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		<title>Attenti ai medici che non conoscono l&#8217;ammalato. Reagire alla crisi con innovazione e ricerca</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 21:22:13 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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		<category><![CDATA[welfare]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista di Lilli Gruber a Romano Prodi a &#8220;Otto e mezzo&#8221; in onda su La 7 il 18 maggio 2010
Apc-Crisi/ PRODI: WELFARE FINITO? PAESI CHE LO HANNO CRESCONO DI PIÙ &#8220;ATTENTI AI MEDICI CHE NON CONOSCONO L&#8217;AMMALATO&#8221;
Roma, 18 mag. (Apcom) &#8211; Altro che abolire il welfare, in Europa i Paesi che hanno uno &#8217;stato sociale&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-1511" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/Prodi.jpg" alt="" width="361" height="242" />Intervista di Lilli Gruber a Romano Prodi a &#8220;Otto e mezzo&#8221; in onda su <a href="http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=ottoemezzo" target="_blank">La 7</a> il 18 maggio 2010</p>
<p>Apc-Crisi/ PRODI: WELFARE FINITO? PAESI CHE LO HANNO CRESCONO DI PIÙ &#8220;ATTENTI AI MEDICI CHE NON CONOSCONO L&#8217;AMMALATO&#8221;</p>
<p>Roma, 18 mag. (<a href="http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2010/05_maggio/18/crisi_prodi_welfare_finito_paesi_che_lo_hanno_crescono_di_piu,24371041.html" target="_blank"><strong>Apcom</strong></a>) &#8211; Altro che abolire il welfare, in Europa i Paesi che hanno uno &#8217;stato sociale&#8217; più forte sono quelli con la crescita più alta. Romano Prodi, durante &#8216;Otto e mezzo&#8217;, commenta così gli articoli apparsi in questi giorni sia sulla stampa italiana che su quella internazionale nei quali si recitava il &#8216;de profundis&#8217; per il welfare state.&#8221;In Europa &#8211; dice Prodi &#8211; i Paesi che stanno funzionando meglio come crescita sono quelli che hanno lo stato sociale più avanzato e più profondo. Sono quelli che crescono di più, i Paesi nordici, sono quelli che hanno più spesa sociale degli altri. Quindi stiamo molto attenti alle generalizzazioni che fanno i medici che non conoscono ammalato&#8221;.Adm182145 mag 1</p>
<p>CRISI: PRODI, REAGIRE CON INNOVAZIONE E RICERCA =</p>
<p>(<strong><a href="http://www.clandestinoweb.com/number-news/12235-crisi-prodi-reagire-con-innovazione-e-ricerca.html" target="_blank">AGI</a></strong>) &#8211; Roma, 18 mag.  &#8211; &#8220;Alla crisi bisogna reagire non andando in piazza ma con  l&#8217;innovazione, la ricerca, la scuola&#8221;. Questa e&#8217; la ricetta di Romano  Prodi per superare l&#8217;attuale contingenza. &#8220;E&#8217; una sfida &#8211; spiega &#8211; in  cui il cervello conta piu&#8217; dei muscoli&#8221;. L&#8217;ex premier non vede alle  porte scontri sociali come e&#8217; stato per la Grecia. &#8220;Con questi livelli  di disoccupazione, come il 20% in Spagna, 30 o 40 anni fa sarebbe  successo il finimondo. Con la gente in piazza. Oggi &#8211; osserva Prodi &#8211;  l&#8217;Europa e&#8217; dominata piu&#8217; da rassegnazione che da ribellione&#8221;. Quindi,  ribadisce, &#8220;il problema e&#8217; di esserci rassegnati a condizioni di vita  che tagliano il futuro alle nuove generazioni. Questa crisi e&#8217;, in  questo senso, molto subita, mentre invece bisogna reagire, riprendere  questo senso di essere all&#8217;avanguardia del mondo. Soprattutto con la  globalizzazione dobbiamo essere uniti&#8221;. (AGI) Lam/Dma 182135 MAG 10</p>
<p>FISCO: PRODI,EVASIONE E&#8217; GRANDE NEMICO DELLA SOCIETA&#8217; DEMOCRATICA</p>
<p>=   (<a href="http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2010/05_maggio/18/manovra_prodi_volgarita_dire_che_tasse_sono_mani_in_tasca,24370914.html" target="_blank"><strong>AGI</strong></a>) &#8211; Roma, 18 mag. &#8211; &#8220;L&#8217;evasione fiscale e&#8217; il grande nemico della  societa&#8217; democratica&#8221;. Ne e&#8217; convinto l&#8217;ex premier, Romano Prodi, ospite  di &#8216;Otto e mezzo&#8217;. &#8220;Su questo &#8211; sottolinea &#8211; non c&#8217;e&#8217; il minimo dubbio.  I Paesi che hanno i debiti piu&#8217; elevati sono quelli che hanno  accumulato una grande evasione fiscale&#8221;. Ma, &#8211; aggiunge Prodi &#8211; nel  nostro Paese &#8220;non viene combattuta per niente. Anzi &#8211; aggiunge &#8211; si  mandano messaggi secondo i quali il nemico e&#8217; il fisco, lo Stato. Io ho  avuto seri problemi quando ho abolito l&#8217;Ici al 40% per i ceti meno  abbienti. Poi e&#8217; arrivato Berlusconi e ha tolto l&#8217;imposta anche ai  ricchi. Cosi&#8217; &#8211; sottolinea Prodi &#8211; si crea l&#8217;idea che non si debba  pagare&#8221;. In questa ottica un ruolo fondamentale giocano anche i condoni.  &#8220;Sono il segnale per cui la gente poi pensa che se un condono viene  fatto oggi, poi sara&#8217; fatto anche in futuro. Quindi &#8211; aggiunge &#8211; non si  cambia il costume, mentre io ritengo importantissimo l&#8217;aspetto  educativo, per cui si insegna ai cittadini che devono contribuire al  benessere del proprio Paese&#8221;. (AGI) Lam/Pro 182126 MAG 10</p>
<p>CRISI:PRODI DIFENDE TASSE,DIRE MANI IN TASCA DISTRUGGE PAESE</p>
<p>(<a href="http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/prodi-difende-tasse-382271/" target="_blank"><strong>ANSA</strong></a>) &#8211;  ROMA, 18 MAG &#8211; L&#8217;ex premier Romano Prodi, ospite di &#8216;Otto e mezzo&#8217; su  La7, si sfoga quando la conduttrice Lilli Gruber gli chiede se, per  affrontare la crisi, il governo dovra&#8217; mettere &#8216;le mani in tasca agli  italiani&#8217;. &#8216;Ma in che paese viviamo &#8211; sbotta il Professore &#8211; per usare  queste espressioni? Se vogliamo gli ospedali pubblici, la scuola, e&#8217;  giusto pagare le tasse. Bisogna essere spietati con chi evade e con chi  ruba ma l&#8217;idea che pagare le tasse e&#8217; mettere le mani in tasca e&#8217;  diseducativo, porta alla distruzione morale del paese, cosi&#8217; si  distrugge il sistema democratico e non si fara&#8217; mai un paese  moderno&#8217;.Una reazione forse eco delle critiche alle manovre economiche  dei suoi governi: &#8216;Io ho avuto il coraggio, ho sentito insulti da tutti  ma io ho dato i numeri veri&#8217;.(ANSA).FEL 18-MAG-10 21:11</p>
<p>CRISI:PRODI,RIGORE MI E&#8217; COSTATO VOTI,EVASIONE PRIMO NEMICO</p>
<p>(<a href="http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2010/05_maggio/18/prodi_stringere_la_cinghia_mi_e_costato_un_bel_po_di_voti,24370714.html" target="_blank"><strong>ANSA</strong></a>) &#8211;  ROMA, 18 MAG &#8211; Una politica di rigore sui conti pubblici &#8216;mi e&#8217; costata  anche un po&#8217; di voti&#8217;. Davanti agli annunci del governo sulla prossima  manovra, l&#8217;ex premier Romano Prodi ricorda le conseguenze della politica  economica del suo governo.&#8217;Tremonti &#8211; afferma Prodi &#8211; tiene i conti  molto riservati, non ho capito da che punto parta la strategia. Certo la  somma e&#8217; cospicua e non si copre certo con la finestra delle pensioni.  In ogni caso bisogna costruire il domani, non e&#8217; possibile che la cassa  integrazione si allunghi tagliando sulla formazione&#8217;. In ogni caso, l&#8217;ex  premier non vede in Italia il rischio di scontri sociali come in  Grecia, &#8217;semmai il problema e&#8217; la rassegnazione degli europei mentre  bisogna reagire non con le piazze ma con un nuovo dinamismo come  dimostrano paesi emergenti come la Cina&#8217;.Se &#8216;il sistema pensionistico e&#8217;  abbastanza in equilibrio e bisognerebbe dare molta flessibilita&#8221;,  Prodi non ha dubbi sul fatto che &#8216;l&#8217;evasione e&#8217; il nemico numero 1 dei  bilanci ed infatti i paesi con maggior deficit e&#8217; perche&#8217; si e&#8217;  accumulata evasione fiscale&#8217;.(ANSA).FEL 18-MAG-10 21:04</p>
<p>Manovra/ Prodi:  ANCORA NON HO CAPITO LE STRATEGIE DEL GOVERNO &#8216;TREMONTI TIENE I CONTI RISERVATI. IO DICO: PRESERVARE IL DOMANI&#8217;</p>
<p>Roma, 18 mag. (<strong><a href="http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2010/05_maggio/18/manovra_prodi_ancora_non_ho_capito_le_strategie_del_governo,24371043.html" target="_blank">Apcom</a></strong>) &#8211; Difficile commentare la manovra che il Governo sta mettendo a punto, Giulio Tremonti tiene &#8220;i conti molto riservati&#8221; e non si riesce a capire &#8220;da quali basi partano le strategie&#8221;, ma in generale è necessario &#8220;preservare il futuro&#8221;. Lo dice Romano Prodi, durante &#8216;Otto e mezzo&#8217;: &#8220;Mah, vede&#8230; Non sono al Governo &#8211; risponde quando gli viene chiesto dove bisognerebbe tagliare &#8211; non ho i conti in mano. Certamente la somma fatta dal ministro Tremonti è cospicua, mi sembra fossero 27 miliardi di euro. Le cifre avanzate ne coprono solo minima parte, l&#8217;unica idea concreta è quella delle finestre delle pensioni &#8211; a parte il fatto che non so se sia opportuno cominciare da questo &#8211; e potrà dare 1 miliardo, 1,5 miliardi di euro&#8230; Non ho la minima idea di dove il Governo voglia cominciare questa politica&#8221;.<br />
&#8220;Io dico &#8211; aggiunge &#8211; che bisogna in ogni modo preservare il domani. Quando vedo che la Cigs è pagata con i fondi Fas, pagata cioé diminuendo l&#8217;istruzione professionale, quindi diminuendo la scommessa sul futuro&#8230; beh mi preoccupo&#8221;.<br />
&#8220;Peraltro &#8211; conclude Prodi &#8211; è chiaro che i conti li ha in mano il ministro, e tra l&#8217;altro li tiene molto riservati. Non sono riuscito a capire veramente da quali basi partano le strategie di oggi, lo vedremo nei prossimi giorni&#8221;.</p>
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		<title>La crescita cinese è prodotta dall&#8217;enorme aumento dell&#8217;istruzione e della ricerca</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/la-crescita-cinese-e-prodotta-dallenorme-aumento-dellistruzione-e-della-ricerca_1356.html</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 11:02:25 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
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		<description><![CDATA[Se la Cina salva i produttori del lusso e della moda.
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 17 marzo 2010
Diario cinese secondo (la prima parte è qui).
Forse è un caso e forse no. E’ tuttavia singolare che, in piena crisi economica, una delle prime persone incontrate nelle vie di Shanghai sia stato un giovane [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1358" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1358" title="Peking University, campus" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/03/aab-300x225.jpg" alt="Peking University, campus" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Peking University, campus</p></div>
<p>Se la Cina salva i produttori del lusso e della moda.</p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://carta.ilmessaggero.it/view.php?data=20100317&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PRODI_35.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 17 marzo 2010</p>
<p>Diario cinese secondo <span style="color: #808080;"><em>(la prima parte è <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/una-piccola-storia-una-grande-lezione_1338.html" target="_blank">qui</a>).</em></span></p>
<p>Forse è un caso e forse no. E’ tuttavia singolare che, in piena crisi economica, una delle prime persone incontrate nelle vie di Shanghai sia stato un giovane analista economico da qualche settimana in Cina per studiare a fondo come questo paese sia ormai diventato il più grande mercato al mondo di beni di estremo lusso. Lui stesso non era riuscito, almeno fino a quel momento, a capire pienamente chi siano gli acquirenti così numerosi e ricchi da salvare le sorti dei produttori di alta moda, di gioielleria e di orologi di pregio italiani, svizzeri e francesi. E’ certo un segnale della vitalità ma anche delle contraddizioni di un paese che giustamente tutti definiscono in via di sviluppo sia nelle discussioni accademiche che nelle assemblee politiche.</p>
<p>Nella lunga e articolata <a href="http://www.chinadaily.com.cn/cndy/2010-03/15/content_9588400.htm" target="_blank">conferenza stampa</a> di domenica scorsa anche il primo ministro Wen Ja Bao ha più volte e con singolare insistenza sottolineato che la Cina soffre di enormi disparità tra le diverse regioni, tra città e campagna e tra diversi gruppi sociali ed ha solennemente aggiunto che l’uguaglianza e la giustizia sono “<a href="http://article.wn.com/view/2010/03/15/Brighter_than_the_sun/" target="_blank">più splendenti del sole</a>” e che, insieme all’aumento della produttività, costituiscono il principale obiettivo della politica del governo.</p>
<p>Fino ad ora, tuttavia, l’aumento della produttività è stato l’obiettivo dominante , come se anche un modesto rallentamento di questa poderosa corsa potesse rompere in modo irreparabile tutti i delicati equilibri che hanno permesso alla Cina di percorrere il cammino dello sviluppo ad una velocità mai sperimentata in precedenza.</p>
<div id="attachment_1364" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1364 " title="Il lancio di un Shenzhou con tre astronauti a bordo" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/03/p1d-300x184.jpg" alt="Il lancio di un Shenzhou con tre astronauti a bordo" width="300" height="184" /><p class="wp-caption-text">Il lancio di un Shenzhou con tre astronauti a bordo</p></div>
<p>Una velocità che si riesce a comprendere solo visitando le immense nuove univerisità costruite negli ultimi anni. Pur avendo ormai “pascolato” per le sedi universitarie di tutto il mondo, non trovo infatti paragone con gli ultimi “campus”cinesi costruiti dal nulla, dove decine di migliaia di studenti alloggiano vicino alle aule e a immensi laboratori all’avanguardia in tutti i settori della scienza e ormai in rete con le migliori università del mondo. Da quando nel 1998 l’allora presidente Jiang Zemin lanciò un nuovo programma per l’<a href="http://www.index-china.com/index-english/education-s.htm" target="_blank">istruzione</a> superiore le iscrizioni all’<a href="http://www.internationaleducationmedia.com/china/" target="_blank">università</a> sono aumentate in quattro anni del 165% e ancora del 50% nei successivi quattro anni.</p>
<p>Fa davvero impressione visitare uno di questi nuovi insediamenti universitari, con quarantamila studenti, tremila professori e vedere tutto in piena attività in un pomeriggio di sabato. Non ci si deve perciò stupire se più di metà della crescita cinese viene attribuita all’enorme aumento dell’istruzione a tutti i livelli sia sotto l’aspetto qualitativo che quantitativo.</p>
<p>Entrando in contatto con queste realtà e vedendo il livello di eccellenza raggiunto e la profondità dei rapporti con le strutture produttive ( dai cantieri navali alle imprese farmaceutiche, dalle biotecnologie alle energie alternative) non vi è alcun dubbio che sia già cominciato un secondo tempo della concorrenza cinese, quello fondato sulla scienza e l’innovazione.</p>
<p>Dopo le <a href="http://en.beijing2008.cn/" target="_blank">Olimpiadi</a> e i <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/business/7961106.stm" target="_blank">G20</a> aspettiamoci quindi qualche sensazionale risultato nel campo della scienza e dell’innovazione, non solo per la quantità delle risorse impiegate in questa direzione ma anche per la severità degli studi e la ineguagliabile selettività e meritocrazia a cui vengono sottoposti gli studenti delle migliori università. Se prendiamo alla lettera il significato di questi comportamenti, la Cina già da oggi si presenta in molti campi come la società più capitalistica nella scena mondiale.</p>
<div id="attachment_1361" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1361 " title="South China University of Technology" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/03/Wei-Zhaohua-South-China-University-of-Technology-300x300.jpg" alt="South China University of Technology" width="300" height="300" /><p class="wp-caption-text">South China University of Technology</p></div>
<p>Non pensiamo naturalmente che il futuro sia privo di rischi, non solo per la crescente disuguaglianza dei redditi di cui abbiamo parlato in precedenza, ma per i problemi dell’ambiente ( che qui assumono una dimensione gigantesca) ma anche per la necessità di reperire le risorse vitali per un miliardo e trecentocinquanta milioni di persone che aumentano in modo esponenziale i loro consumi. E nemmeno può essere trascurata la necessità di costruire un moderno sistema finanziario e bancario, senza il quale questa nuova fase dello sviluppo cinese non può essere messa in atto. Ed infine resta estremamante pericoloso il fenomeno della corruzione che appare così diffuso da essere stato oggetto di durissime denuncie nel corso della stessa annuale <a href="http://www.agi.it/estero/notizie/201003051611-est-rt10190-cina_wen_apre_l_assemblea_del_popolo_mantenere_pil_all_8" target="_blank">Assemblea del Popolo</a> che si è svolta negli scorsi giorni a Pechino.</p>
<p>A proposito della dffusione della corruzione mi ha creato una certa curiosità l’evidenza con cui la stampa ha presentato la notizia che alcune centinaia fra arbitri e dirigenti delle massime squadre e associazioni calcistiche sono state inviate per alcuni giorni in<a href="http://thestar.com.my/sports/story.asp?file=/2010/3/14/sports/5860779&amp;sec=sports" target="_blank"> campi di rieducazione</a> a causa del livello di corruzione imperante nel settore. Nel leggere questa notizia ho espresso ai miei interlocutori il sospetto che il forte intervento delle autorità non derivi soltanto dalla doversosa lotta contro la corruzione ma anche da una diffusa irritazione per i poverissimi risultati internazionali in uno sport che i cinesi amano alla follia, seguendo con passione anche le vicende del nostro campionato. Un’ipotesi subito ridimensionata da un esperto conoscitore della realtà quotidiana del paese che mi ha fatto presente che difficilmente si può diventare campioni di calcio se si resta a scuola fino alle cinque di sera e poi si deve correre a casa a fare i compiti. Alla vigilia del campionato del mondo, consoliamoci quindi col pensare che anche un sistema scolastico diffuso e severo può avere i suoi svantaggi.</p>
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		<title>Nucleare: tempi, costi e strategia. La sfida di un treno che deve correre forte</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/nucleare-tempi-costi-e-strategia-la-sfida-di-un-treno-che-deve-correre-forte_1312.html</link>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 07:05:38 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
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		<category><![CDATA[industria]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
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		<description><![CDATA[Nucleare: tempi, costi e strategia.
La sfida di un treno che deve correre forte
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 28 febbraio 2010
Le decisioni del governo hanno riaperto in Italia il dibattito sull’energia nucleare. Non è facile dire cosa ne pensi veramente l’opinione pubblica, e ancora di più, che cosa vogliano veramente i politici. Essi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1314" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/02/nucleare-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" />Nucleare: tempi, costi e strategia.<br />
La sfida di un treno che deve correre forte</p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://carta.ilmessaggero.it/view.php?data=20100228&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PRODI_36.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 28 febbraio 2010</p>
<p>Le <a href="http://www.governoberlusconi.it/detail.php?id=480" target="_blank">decisioni</a> del governo hanno riaperto in Italia il dibattito sull’energia nucleare. Non è facile dire cosa ne pensi veramente l’opinione pubblica, e ancora di più, che cosa vogliano veramente i politici. Essi si dividono infatti ferocemente fra favorevoli e contrari ma si uniscono comunque fraternamente nel <a href="http://www.repubblica.it/ambiente/2010/02/04/news/nucleare_cdm-2182939/" target="_blank">non volere</a> nessun impianto nucleare di nessun tipo né nella loro regione né, tantomeno, nel loro collegio. Una schizofrenia così profonda e radicata da obbligare il <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Economia%20e%20Lavoro/risparmio-energetico/normativa/energia-nucleare-decreto-regole-localizzazione.shtml?uuid=7207eb1a-1567-11df-87b1-3d920515b47e&amp;DocRulesView=Libero" target="_blank">rinvio</a> di ogni decisione a dopo le elezioni regionali. Siamo ben lontani dalla situazione del 1955 quando l’ing. Valletta dichiarava, nell’entusiasmo generale, che la Fiat avrebbe<a href="http://www.fisicamente.net/SCI_SOC/index-1838.htm" target="_blank"> costruito</a> una centrale nucleare nel parco del Valentino per fornire energia ai propri impianti e a tutta la città di Torino. Ma siamo anche ben lontani dal 1987 quando oltre l’80% degli italiani , in un grande <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_abrogativi_del_1987_in_Italia" target="_blank">referendum</a> popolare, si espresse contro il nucleare con la successiva decisione di quasi tutto il Parlamento di chiudere anche quelle esistenti.</p>
<p>Io sono stato fra i pochi che hanno votato a favore del nucleare. L’ho fatto in piena coscienza, per la convinzione che un Paese come l’Italia non potesse e non dovesse uscire da un settore in cui aveva investito tante risorse e in cui, tramite migliaia di tecnici e scienziati, aveva accumulato un’esperienza e posizioni di eccellenza invidiate nel mondo.</p>
<p>Di tutto ciò è rimasto poco o nulla. Non abbiamo più, checché se ne dica, un’industria capace di costruire una centrale. Abbiamo smantellato la più parte delle scuole specializzate in materia di tecnologie nucleari e gli studenti di ingegneria nucleare sono ridotti a poche decine in tutto il Paese. Per decenni infatti non avevano alcuna possibilità di trovare un lavoro in questo campo in Italia. Abbiamo infine cancellato tutte le strutture pubbliche deputate a controllare la sicurezza, dato che l’ultima licenza concessa risale al 1971 e non abbiamo più le competenze nelle istituzioni responsabili per le licenze e le procedure di costruzione. Abbiamo, in sintesi, distrutto quasi tutto il sapere scientifico, gestionale, industriale e istituzionale necessari per costruire una filiera nucleare.</p>
<div id="attachment_1317" class="wp-caption alignleft" style="width: 1018px"><img class="size-full wp-image-1317" title="I siti nucleari in Italia" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/02/mappa-centrali-grandi-2.jpg" alt="I siti nucleari in Italia" width="1008" height="683" /><p class="wp-caption-text">I siti nucleari in Italia</p></div>
<p>Tutto ciò lo possiamo certo ricostruire. Se se ne vuole fare una scelta strategica dobbiamo però avere chiaramente in mente tempi e costi di questa operazione.<br />
I tempi: dai 5,3 anni mediamente necessari per costruire le 160 centrali realizzate fra il 1965 e il 1976, si è passati ai 7,5 anni per le 260 centrale realizzate tra il 1977 e il 1988, a punte di circa 10 anni per le 28 centrali realizzate tra il 1996 e il 2000. Non meno significativo è il fatto che tra il 1970 e il 1990 si sono realizzate 17 centrali nucleari ogni anno, mentre tra il 1990 e il 2005 se ne sono costruite appena 1,7 centrali all’anno. Sarebbe necessario riflettere su questi dati e di capire le ragioni economiche che nell’Occidente tutto (a cominciare dagli Stati Uniti) hanno di fatto bloccato lo sviluppo nucleare. L’unica grande centrale in costruzione oggi in Europa al di fuori dalla Francia (precisamente in Finlandia) si trova di fronte ad aumenti dei costi e dei tempi di costruzione che non erano nemmeno immaginabili e che sono fonte di controversie giuridiche e finanziarie senza fine.</p>
<p>A volere essere seriamente ottimisti, non è pensabile, anche correndo, che una centrale nucleare possa entrare in esercizio prima di 10-12 anni, fra i tempi dei processi autorizzativi, quelli di costruzione, i più rigorosi controlli dei siti e il reperimento dei luoghi dove confinare le scorie radioattive.</p>
<p>Tutto ciò influisce pesantemente sui costi di costruzione delle centrali che, seguendo le iniziative in corso, sono fortemente crescenti nel caso del nucleare e sensibilmente in calo nel caso delle energie alternative.</p>
<p>A questo si aggiunge il prezzo del combustibile, scarso nell’offerta mondiale anche quando il numero di centrali attive è complessivamente stazionario, come negli ultimi anni. Teniamo inoltre conto che, nel caso dell’Italia, non solo non abbiamo barre di combustibile pronte, ma non abbiamo più alcuna catena nazionale per la produzione di elementi di combustibile.</p>
<p>Il nucleare è insomma una scelta tecnologica di grande complessità che richiede, per essere realizzata, una piena condivisione della collettività intera e la ricostruzione del sapere che abbiamo dilapidato, cominciando dall’incentivazione agli studenti del primo anno di fisica e ingegneria nucleare, ricostruendo i centri di ricerca, riorganizzando le imprese per costruire in Italia (anche se su licenza) almeno una parte dei componenti più qualificati delle centrali.</p>
<p>A questo si deve accompagnare una nuova organizzazione della Pubblica amministrazione dedicata alla definizione dei più rigorosi standard dell’individuazione dei siti, del controllo dei programmi di costruzione, del pieno rispetto dei criteri di sicurezza, del reperimento e dello stoccaggio dei materiali radioattivi ed, infine, del confinamento dei residui radioattivi e dello smantellamento delle centrali. Tutto si può fare, ma tutto ciò ha un costo enorme e margini di incertezza altrettanto grandi, soprattutto per un Paese che non è stato ancora in grado di risolvere il problema dei rifiuti radioattivi ospedalieri.</p>
<p>Non vedo, almeno fino ad ora, uno sforzo di mobilitazione in questo senso. Vedo piuttosto la volontà di scaricare sui vicini l’onere di affrontare un problema così delicato, affidando principalmente a incentivi finanziari da indirizzare direttamente ai cittadini il difficile compito di cambiare gli orientamenti dell’opinione pubblica.</p>
<p>Mi sembra quindi di dovere concludere che o si comincia davvero questa strategia complessa, difficile e di dubbio risultato economico o è meglio lasciare perdere. Quando si è perso un treno è molto faticoso corrergli dietro. O meglio lo si può fare ma bisogna correre molto forte.</p>
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		<title>Politica industriale azzerata. Questo governo ha smantellato il programma Industria 2015</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/politica-industriale-azzerata-questo-governo-ha-smantellato-il-programma-industria-2015_1306.html</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 08:52:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Intervento di Romano Prodi su Il Sole 24 Ore del 24 febbraio 2010.
Caro direttore,
a una mia analisi sulla mancanza di politica industriale nel tempo di crisi, il ministro Claudio Scajola ha avuto l&#8217;amabilità di rispondere con ampiezza di argomentazioni sul Sole 24 Ore del 16 febbraio. A questo vorrei replicare con dati concreti, a volte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-1308" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/02/Cee-zarattiÔÇóapertura.jpg" alt="" width="250" height="250" />Intervento di Romano Prodi su <strong><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/24-febbraio-2010/politica-industriale-azzerata.shtml?uuid=31bd3a8a-2113-11df-9577-f5c6c14bceee&amp;DocRulesView=Libero&amp;fromSearch" target="_blank">Il Sole 24 Ore</a></strong> del 24 febbraio 2010.</p>
<p>Caro direttore,<br />
a una <a href="http://www.youdem.tv/VideoDetails.aspx?id_video=3b36ba69-03ab-4d6b-a817-ab9c171fc408" target="_blank">mia analisi</a> sulla mancanza di politica industriale nel tempo di crisi, il ministro Claudio Scajola ha avuto l&#8217;amabilità di <a href="http://www2.unitn.it/minirass/immagini/160210N/2010021631733.pdf" target="_blank">rispondere</a> con ampiezza di argomentazioni sul Sole 24 Ore del 16 febbraio. A questo vorrei replicare con dati concreti, a volte un poco pedanti, ma sempre efficaci per chiarire i termini del dibattito.</p>
<p>Prima di tutto vorrei ricordare al ministro in carica che il programma <a href="http://www.industria2015.ipi.it/" target="_blank">Industria 2015</a> è stato interamente ideato, organizzato e costruito sotto il <a href="http://www.soprip.it/public/Industria2015_Sole24Ore_5-05-08.pdf" target="_blank">mio governo</a> e approvato dal Consiglio dei ministri dello stesso governo su proposta del ministro delle Attività produttive, Pier Luigi Bersani, con un &#8220;fondo di competitività&#8221; di un miliardo di euro. E che, per rinforzare questo programma, la <a href="http://www.parlamento.it/parlam/leggi/06296l.htm" target="_blank">legge finanziaria 2007</a> (approvata a fine dicembre 2006) prevedeva a favore dell&#8217;industria un credito &#8220;automatico&#8221; d&#8217;imposta per la ricerca fino al 15% della spesa e fino a 15 milioni per ogni ricerca. E aggiungeva forti incentivazioni (finanziate per 570 milioni) per specifiche aree strategiche, che tuttora sono degne di essere considerate come prioritarie e cioè: efficienza energetica, mobilità sostenibile, scienza della vita, made in Italy, tecnologie per i beni culturali.</p>
<p>È vero che il governo Berlusconi è intervenuto su Industria 2015: ha infatti azzerato il fondo competitività, destinando i residui 450 milioni a operazioni di utilità molto dubbia per il paese (ex Alitalia) e sottraendoli all&#8217;industria e alla ricerca. Ha eliminato il sistema di valutazione indipendente, basata su standard europei, ripristinando il sistema poco trasparente dei &#8220;comitati&#8221; di nomina ministeriale e ha ritardato enormemente e ingiustificatamente l&#8217;erogazione dei finanziamenti di 200 progetti realizzati da tremila imprese ed enti di ricerca, che stanno ancora aspettando.</p>
<p>Invece ha varato i contratti d&#8217;innovazione: strumenti generici riservati di fatto alla grande impresa con dubbia copertura finanziaria, al di fuori di qualsiasi quadro di priorità politica industriale e di valutazione trasparente, ma unicamente fondati sulla discrezionalità.<br />
Il governo Prodi aveva poi istituito per le imprese il credito di imposta per la ricerca, un meccanismo automatico che premia chi fa ricerca anche al di fuori dei grandi progetti. Il governo Berlusconi ha nei fatti eliminato questa opportunità destinata anche al tessuto delle piccole e medie imprese, introducendo la pratica odiosa e umiliante per le imprese del click day: la politica industriale che premia chi arriva prima a fare &#8220;click&#8221; con il mouse.</p>
<p>Inoltre, dove sono finiti i 7 miliardi del Fas ricerca e competitività destinati a sostenere l&#8217;infrastrutturazione tecnologica dei sistemi e delle reti d&#8217;imprese, lo sviluppo della banda larga, la bonifica dei siti industriali inquinati, le azioni di sostegno sul territorio alle azioni prioritarie di Industria 2015? Svaniti nel nulla. Eppure il Fas (Fondo per le aree sottoutilizzate) era lo strumento che doveva far convergere le azioni nazionali d&#8217;Industria 2015 con quelle regionali verso le priorità di politica industriale del paese.</p>
<p>Quanto poi al Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, l&#8217;intervento è stato insufficiente sia nelle dimensioni sia nelle modalità (non si è andati verso una &#8220;portabilità&#8221; delle garanzie per le imprese, né si sono modificati i criteri di definizione del rating: ad esempio pluriannualità del periodo di riferimento).</p>
<p>Debbo solo lamentare che nel dare concretezza a questi progetti, dopo mesi di blocco si va oggi avanti con velocità e intensità almeno inferiori alle esigenze e alle aspettative. Se ne chiedete le ragioni, gli imprenditori e le loro associazioni le attribuiscono alla &#8220;perdita di network&#8221; (cioè di rapporti stabilizzati rispetto al governo precedente), all&#8217;allargamento dei tempi amministrativi, e poi, naturalmente, all&#8217;esplosione della crisi.</p>
<p>Tutte buone ragioni, ma il problema da me sollevato è proprio quello della necessità e dell&#8217;urgenza di costruire una politica economica in risposta alla crisi.</p>
<p>Vorrei anche ricordare che, proprio in risposta alle decennali lamentele da parte industriale riguardo all&#8217;eccessivo peso dei costi indiretti, fu varato il famoso taglio del cuneo fiscale che trasferiva alle imprese cinque miliardi di euro. Credo che questo provvedimento sia stato davvero utile a spingere il boom delle nostre esportazioni nel periodo immediatamente precedente alla crisi, periodo in cui abbiamo ripreso le quote nei mercati internazionali perdute negli anni precedenti.</p>
<p>Debbo tuttavia ammettere che un errore l&#8217;ho fatto davvero nel volere a ogni costo il cuneo fiscale. Come professore sapevo infatti (e ne sono ancora oggi convinto) che esso sarebbe stato molto utile all&#8217;economia italiana ma, come politico, ho fatto qualche calcolo sbagliato perché, dopo l&#8217;ottenimento dei vantaggi dello scudo, l&#8217;opposizione della Confindustria al mio governo si è fatta ancora più dura e quotidiana. Dato però che il provvedimento era buono in sé, almeno come professore, non me ne sono pentito.</p>
<p>Vorrei infine sottolineare come una politica industriale in un paese come l&#8217;Italia, che è il secondo paese industriale europeo e che trova nell&#8217;industria quasi l&#8217;unico pilastro veramente competitivo della sua economia, debba avere come priorità assoluta il sostegno delle imprese in questo periodo di difficoltà e la promozione dei cambiamenti strutturali necessari per affrontare la concorrenza futura. Quindi riprendere con vigore le linee d&#8217;Industria 2015 e promuovere le fusioni e gli accorpamenti aziendali necessari perché le nostre medie imprese possano in futuro affrontare con successo i mercati mondiali nelle nicchie specializzate in cui esse agiscono.<br />
Per fare questo bisogna lavorare di fino, con provvedimenti mirati riguardo ad esempio all&#8217;incentivazione all&#8217;acquisto dei macchinari ad alta tecnologia, che sono tra l&#8217;altro di produzione quasi totalmente europea e con una forte presenza italiana. E non si dovrebbe lasciare morire d&#8217;inedia i residui impianti intermedi della petrolchimica senza rispondere (aiutando accorpamenti e specializzazioni) agli enormi cambiamenti delle produzioni mondiali. E nemmeno appare uno strumento concreto il vantare il ritorno al nucleare rinviando tuttavia ogni decisione al dopo elezioni, in risposta al coro di rifiuti da parte delle regioni.<br />
Infine non è frutto di analisi accademica approfondita attribuire all&#8217;allora presidente dell&#8217;Iri la responsabilità della mancata fusione fra Italtel (che era di proprietà dell&#8217;Iri) e la Telettra (che non lo era affatto e che rifiutò con ogni mezzo di fondersi con Italtel).</p>
<p>Nella <a href="http://www.youdem.tv/VideoDetails.aspx?id_video=3b36ba69-03ab-4d6b-a817-ab9c171fc408" target="_blank">mia analisi</a> a Manifutura non ho dunque dimenticato gli ultimi due anni: ho solo constatato che sono due anni da dimenticare. Tuttavia, dato che la crisi, purtroppo, durerà ancora a lungo, vi è (ripeto purtroppo) ancora tempo per prendere decisioni, ben indirizzate e coordinate come altri paesi hanno fatto. Le energie per reagire positivamente con una vera politica industriale ci sono ancora.<br />
Faccio quindi al ministro Scajola i migliori auguri in proposito, incoraggiandolo ad agire con vigore per il rafforzamento della nostra industria.</p>
<p><em>Romano Prodi </em></p>
<p><em>Ex presidente del Consiglio</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La doppia rassegnazione che il Paese deve vincere</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/la-doppia-rassegnazione-che-il-paese-deve-vincere_1166.html</link>
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		<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 10:43:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 29 novembre 2009
Nella vita delle nazioni e dei popoli periodi di entusiasmo e di speranza si alternano spesso a periodi di sfiducia e di rassegnazione. In molti casi l’alternarsi di questi periodi è dettato da eventi improvvisi, come le guerre o le carestie. In altri casi si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1167" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2009/11/jobless-243x300.jpg" alt="" width="243" height="300" />Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://sfoglia.ilmessaggero.it/view.php?data=20091129&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PRODI_30.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 29 novembre 2009</p>
<p>Nella vita delle nazioni e dei popoli periodi di entusiasmo e di speranza si alternano spesso a periodi di sfiducia e di rassegnazione. In molti casi l’alternarsi di questi periodi è dettato da eventi improvvisi, come le guerre o le carestie. In altri casi si tratta invece di fenomeni lenti, che accompagnano lunghi periodi di crescita o di decadenza.</p>
<p>Credo che mai, come in questo periodo, le differenze nello “spirito pubblico” dei diversi popoli siano state così marcate. In Cina, in India e in Brasile tutto sembra possibile. Anche se le condizioni generali ed il reddito medio delle popolazioni rimangono nettamente inferiori rispetto a quelle dei paesi più avanzati, il messaggio che si riceve è che il futuro non può che essere migliore, che i giovani vivranno meglio degli anziani e che il progresso non potrà in alcun modo essere fermato. E’ un sentimento generale che in vario modo accomuna, in una specie di speranza collettiva, chi gia è arrivato, chi sta arrivando e chi ancora deve partire.</p>
<p>Un fenomeno che per un breve periodo abbiamo vissuto anche in Italia dalla fine della guerra fino alla metà degli anni sessanta. Non posso non ricordare quando, da semplice neolaureato tra i tanti, ho ricevuto, nel 1961, una decina di offerte di lavoro o quando, pochi anni dopo, alla cerimonia di laurea di uno dei miei primi studenti, un genitore di uno di questi mi veniva a ringraziare commosso perché lui nella vita non aveva avuto fortuna ma per suo figlio le cose sarebbero andate diversamente “perché si era laureato”. La stessa fiducia nella scuola e nel futuro che si ritrova oggi negli studenti cinesi che, dopo la lezione, ti assalgono con i foglietti delle domande scritte e si appuntano religiosamente anche le più semplici e banali risposte.</p>
<p>Mi sono chiesto tante volte se e come sia possibile ricostruire questo clima in Italia, anche con una minore intensità rispetto ai paesi in cui alla speranza collettiva si accompagna la grande spinta del bisogno individuale. Non alludo tanto alle possibili riforme legislative o alle ne cessarie decisioni di politica economica quanto alla costruzione di quel clima per cui queste decisioni possano essere credute organizzate, accettate e messe in atto. Perché se ne possa almeno parlare senza sembrare ridicoli bisogna almeno lottare contro la <a href="http://finanza.repubblica.it/News_Dettaglio.aspx?del=20091125&amp;fonte=RPB&amp;codnews=212281" target="_blank">rassegnazione</a> di essere fatalmente perdenti. Quello di essere rassegnati a perdere è un <a href="http://www.unita.it/rubriche/cotroneo/90868" target="_blank">sentimento generale</a>, che ritrovo purtroppo ormai in tutti gli incontri e in tutte le conversazioni a cui ho l’occasione di partecipare.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1170" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2009/11/jobless2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Su due temi soprattutto la rassegnazione <a href="http://www.tuttoconsumatori.it/archivio/2009/11/indice_isae_adu.shtml" target="_blank">impedisce</a> all’Italia di ritrovare una speranza per il proprio futuro.</p>
<p>Il primo riguarda la rassegnazione ad una fatale diversità del Mezzogiorno. Una diversità che riguarda non solo la differenza di reddito rispetto al resto dell’Italia ma l’intera organizzazione della società, sia nelle sue strutture pubbliche che nella vita quotidiana dei suoi cittadini. Ma che riguarda soprattutto la rassegnazione al fatto che una grande parte del Paese sia sottratta alla maestà della legge per essere assoggettata al potere di organizzazioni criminali così potenti da inquinare in modo diretto o indiretto tutta la vita economica e politica italiana. E’ una rassegnazione che, al di là di ogni dichiarazione, cresce insieme al crescere dello sdegno rispetto al dilagare di questo fenomeno.</p>
<p>La seconda forma di rassegnazione da cui dobbiamo liberarci riguarda il fatto di ritenere scontato il nostro progressivo allontanamento dagli altri paesi europei. In tutti i confronti internazionali, sia che si tratti di crescita economica, di funzionamento delle strutture scolastiche o di ricerca scientifica, da ormai qualche decennio, cadiamo sempre più in basso. A volte mettiamo giustamente in dubbio il rigore di queste classifiche, a volte andiamo a caccia dei rari indicatori che ci fanno fare una minore brutta figura, ma il quadro generale non cambia e si traduce naturalmente in una parallela perdita di peso specifico del paese, perdita che si traduce a sua volta in un ulteriore aumento della distanza rispetto agli altri paesi europei. E cio’ e’ tanto piu’ preoccupante perche’ in Italia, in ogni campo, non manca chi e’ in grado di competere con il mondo.</p>
<p>Ho parlato di queste due rassegnazioni perché esse portano ai giovani il messaggio che per essi non c’è futuro. Di conseguenza sono costretti a pensare che la loro vita sarà complessivamente peggiore di quella dei loro genitori. A questa perdita di ruolo essi si rassegnano, accontentandosi del poco che arriva nel presente e della precarietà che caratterizza il futuro. E quelli che pensano di reagire lo fanno sempre di più cercando la via dell’emigrazione verso paesi che offrono prospettive e speranze.</p>
<p>Di fronte a questo quadro non è possibile offrire ricette risolutive, ma è almeno doveroso sottolineare che questa rassegnazione è un sentimento che non porta a nulla, perché impedisce di scorgere le realtà e le forze positive che pur esistono anche nella nostra società.</p>
<p>E impedisce soprattutto di individuare, in mezzo ai cambiamenti profondi che questa crisi ci sta portando, gli obiettivi individuali e collettivi che possono trasformare questa rassegnazione in costruttiva speranza. Non pensiamo però a piccoli rimedi, perché le speranze individuali e collettive si modificano solo attraverso radicali cambiamenti nei comportamenti sia individuali che collettivi.</p>
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		<title>Sarà di nuovo dal futuro dell&#8217;industria che dipenderà il futuro della nostra economia</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 09:44:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Articolo di Romano Prodi su La Nuova Ferrara del 24 settembre 2009
Nel passaggio dall´estate all´autunno, senza interruzione da trentatre anni, studiosi e operatori interessati al ruolo dell´industria nell´economia moderna si trovano per scambiare tra di loro dati, riflessioni e analisi sul nostro presente e sul nostro futuro.
Quest´anno, quest´incontro organizzato dalla rivista &#8220;L´Industria&#8221; comincerà oggi qui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/38248089tile_industry_girl.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1051" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/38248089tile_industry_girl-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://lanuovaferrara.gelocal.it/" target="_blank"><strong>La Nuova Ferrara</strong></a> del 24 settembre 2009</p>
<p>Nel passaggio dall´estate all´autunno, senza interruzione da trentatre anni, studiosi e operatori interessati al ruolo dell´industria nell´economia moderna si trovano per scambiare tra di loro dati, riflessioni e analisi sul nostro presente e sul nostro futuro.</p>
<p>Quest´anno, quest´incontro organizzato dalla rivista &#8220;L´Industria&#8221; comincerà oggi qui a Ferrara. La discussione sarà particolarmente importante perché la crisi che ha colpito l´industria italiana non solo è senza precedenti in tutto il secondo dopoguerra, ma anche perché non sappiamo ancora come si posizionerà l´industria mondiale dopo la crisi.</p>
<p>Anche se sappiamo per certo che, dopo le prove di debolezza della finanza, l´industria giocherà ancora un ruolo trainante.</p>
<p>Riguardo a quest´aspetto la sola cosa certa è la continuazione della crescente importanza dell´<a href="http://www.asianews.it/index.php?l=en&amp;art=12635" target="_blank">Asia</a> nella produzione industriale mondiale.</p>
<p>Per questo motivo è ancora più urgente preparare una nuova strategia per le imprese europee e per le imprese italiane in particolare.</p>
<p>Riguardo all´Italia sono tre le principali direzioni su cui operare per affermare un nostro ruolo nella nuova globalizzazione della produzione mondiale.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">La prima sfida riguarda la dimensione aziendale</span>.</p>
<p>Le nostre imprese sono in genere troppo piccole per una strategia a livello mondiale.</p>
<p>Anche quando esse posseggono eccellenze produttive (e questo avviene molto più spesso di quanto noi non pensiamo) esse non hanno dimensione sufficiente per operare nei nuovi mercati che si aprono con una velocità senza precedenti.</p>
<p>Allora bisogna avere strumenti per obbligarle a mettersi insieme in tutti i casi in qui il mettersi insieme aumenta la forza e il dinamismo delle imprese.</p>
<p>Soprattutto nelle aziende familiari questo non è facile: bisognerà perciò pensare a nuove istituzioni che, anche approfittando della crisi, facilitino questo passaggio.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">La seconda sfida riguarda la ricerca e la promozione del progresso tecnologico</span>.</p>
<p>Non una ricerca che si rivolge in tutte le direzioni, perché la dimensione italiana non lo permetterebbe, ma una ricerca soprattutto indirizzata nei settori in cui l´Italia è già forte.</p>
<p>Mi riferisco, ovviamente, alla meccanica strumentale, all´alimentare, alla moda, ma anche alla ceramica, alla meccanica agricola e potrei continuare l´elenco.</p>
<p>A cui aggiungere uno sforzo di ricerca in due grandi settori in cui siamo ancora troppo deboli, come le scienze della vita e della salute da un lato e l´ambiente e l´energia dall´altro.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">La terza sfida riguarda la debolezza finanziaria delle nostre imprese.</span></p>
<p>Una debolezza che non è solo figlia della crisi ma che viene da molto lontano perché la scarsità di capitale proprio è un male endemico di tutte le imprese italiane a partire dalle aziende a proprietà familiare.</p>
<p>Nonostante queste debolezze e questi problemi, nonostante la modestia delle dimensioni aziendali e la fragilità della loro strutture dobbiamo sottolineare che l´industria è ancora, attraverso la piccola e media impresa, l´asse portante della nostra economia.</p>
<p>È l´industria che mantiene in equilibrio la nostra bilancia dei pagamenti, di fronte alla debolezza del settore terziario e alla crescente importazione di prodotti energetici.</p>
<p>È l´industria che ha soprattutto creato nuovi imprenditori e nuova occupazione.</p>
<p>E sarà di nuovo dal futuro dell´industria che dipenderà il futuro della nostra economia.</p>
<p>Le due giornate di discussione e di approfondimento che si svolgeranno a Ferrara serviranno proprio ad approfondire gli strumenti e gli interventi necessari perché l´Italia possa avere ancora un ruolo nella nuova economia mondiale che si ristrutturerà dopo la crisi.</p>
<p>Romano Prodi</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Prodi a Confindustria: puntare su manifatturiero, energia e ambiente per uscire dalla crisi</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/notizie/prodi-a-confindustria-puntare-su-manifatturiero-energia-e-ambiente-per-uscire-dalla-crisi_1003.html</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 13:23:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[CRISI:PRODI,ITALIA RAFFORZI MANIFATTURIERO E PUNTI SU ENERGIA E AMBIENTE = 
(ASCA) &#8211; Roma, 9 set &#8211; Rafforzare il manifatturiero e puntare su energia e ambiente. Questa la ricetta per far uscire l&#8217;Italia dalla crisi dell&#8217;ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, intervenuto alla presentazione delle previsioni economiche del Centro studi di Confindustria.
Prodi esordisce chiarendo: &#8216;Oggi parlo da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/482eba20e1c95_normal.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1004" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/482eba20e1c95_normal-300x194.jpg" alt="" width="300" height="194" /></a>CRISI:PRODI,ITALIA RAFFORZI MANIFATTURIERO E PUNTI SU ENERGIA E AMBIENTE = </p>
<p>(<strong><a href="http://www.asca.it/news-CRISI_PRODI_ITALIA_RAFFORZI_MANIFATTURIERO_E_PUNTI_SU_ENERGIA_E_AMBIENTE-857790-ORA-.html" target="_blank">ASCA</a></strong>) &#8211; Roma, 9 set &#8211; Rafforzare il manifatturiero e puntare su energia e ambiente. Questa la ricetta per far uscire l&#8217;Italia dalla crisi dell&#8217;ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, intervenuto alla presentazione delle <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/?id=3.0.3751018122" target="_blank">previsioni economiche</a> del Centro studi di Confindustria.</p>
<p>Prodi esordisce chiarendo: &#8216;Oggi parlo da economista, sto cercando di togliermi la ruggine di questi anni. Ho ripreso l&#8217;insegnamento un po&#8217; negli Stati Uniti e un po&#8217; in Cina&#8217;. Secondo l&#8217;ex presidente del Consiglio uno dei problemi di oggi e&#8217; che &#8216;gli studi empirici sono crollati&#8217; e non e&#8217; &#8216;un problema solo italiano&#8217;.</p>
<p>In Europa, spiega Prodi, inoltre, &#8216;non esiste capacita&#8217; di decisione nel sistema economico&#8217;. E invita l&#8217;Italia a rafforzare il manifatturiero, cioe&#8217; &#8216;il sistema industriale che sostiene la bilancia commerciale&#8217; del nostro Paese.</p>
<p>&#8216;La manifattura &#8211; insiste &#8211; e&#8217; il sostegno dell&#8217;economia italiana ed e&#8217; l&#8217;unica voce che abbiamo nel mondo. Il resto non c&#8217;e&#8221;. Sottolineando che &#8216;la politica economica deve essere di aiuto alle imprese e non un&#8217;intrusione&#8217; Prodi esorta a &#8216;rafforzare i nostri punti forti e ad entrare in settori nuovi.</p>
<p>Perche&#8217; &#8211; spiega &#8211; dei prodotti di punta creati negli ultimi 25 anni l&#8217;Italia non ne ha inventato nemmeno uno&#8217;. Per questo bisogna puntare su &#8216;<a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/articoli/italia/puntare-sulla-ricerca-per-costruire-il-nostro-futuro_698.html" target="_blank">energia</a> ed <a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/articoli/italia/litalia-per-tornare-competitiva-deve-investire-nella-ricerca-in-particolare-nelle-energie-rinnovabili-e-nelle-scienze-della-vita_664.html" target="_blank">ambiente</a>&#8216;. Due settori che pero&#8217; non possono prescindere da &#8216;la riforma della scuola, che e&#8217; la prima da attuare&#8217;.</p>
<p>Prodi infine &#8216;consiglia&#8217; all&#8217;Italia di gettare un occhio alla <a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/?s=cina" target="_blank">Cina</a> che e&#8217; &#8216;irresistibile&#8217;. In particolare, secondo l&#8217;ex premier, &#8216;la Cina e&#8217; gia&#8217; protagonista della storia futura&#8217; e il nostro Paese deve &#8216;trarre vantaggi da questo aspetto&#8217;.</p>
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