<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Romano Prodi &#187; povertà</title>
	<atom:link href="http://www.romanoprodi.it/tag/poverta/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.romanoprodi.it</link>
	<description>Pagine del sito del prof. Romano Prodi</description>
	<lastBuildDate>Thu, 29 Jul 2010 11:45:14 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.6</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>L&#8217;emergenza alimentare tocca anche noi</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/lemergenza-alimentare-tocca-anche-noi_1757.html</link>
		<comments>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/lemergenza-alimentare-tocca-anche-noi_1757.html#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 09:11:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.romanoprodi.it/?p=1757</guid>
		<description><![CDATA[Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 04 Luglio 2010
Qui a Pechino, in questi giorni, si è svolto un convegno internazionale sulla sicurezza alimentare in Cina e nel mondo. In un periodo in cui i prezzi agricoli sono ben lontani dalle punte raggiunte due anni fa e in cui sono soprattutto gli agricoltori a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/fame_nel_mondo.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1759" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/fame_nel_mondo.jpg" alt="" width="450" height="341" /></a>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://carta.ilmessaggero.it/view.php?data=20100704&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PROD_34.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 04 Luglio 2010</p>
<p>Qui a <a href="http://paper.people.com.cn/rmrb/html/2010-07/02/nw.D110000renmrb_20100702_4-03.htm?div=-1" target="_blank">Pechino</a>, in questi giorni, si è svolto un <a href="http://english.peopledaily.com.cn/90001/90776/90882/7048810.html" target="_blank">convegno internazionale sulla sicurezza alimentare</a> in Cina e nel mondo. In un periodo in cui i prezzi agricoli sono ben lontani dalle punte raggiunte due anni fa e in cui sono soprattutto gli agricoltori a lamentarsi dei prezzi troppo bassi, il tema potrebbe apparire non particolarmente urgente. Soprattutto in un mondo in cui si è fatta l’abitudine al fatto che un miliardo di persone rischia quotidianamente la fame ed un altro miliardo vive al limite della sussistenza.</p>
<p>Eppure il tema viene proposto con la massima enfasi e con altrettanta urgenza non tanto da una sede accademica quanto dall’Istituto Internazionale di Studi Strategici, che ogni anno sceglie di dibattere il tema che più di ogni altro potrà condizionare gli equilibri politici e militari del nostro pianeta.</p>
<p>Il cibo torna ad essere il numero uno. Non solo perché ogni giorno la terra deve nutrire 220.000 persone in più, ma perché i cittadini del mondo tendono a migliorare sempre di più la loro dieta.</p>
<p>Nel prossimo e nel più lontano futuro avremo quindi bisogno di sempre più cibo. L’attuale organizzazione dell’agricoltura mondiale non è tuttavia in grado di venire incontro a questa sfida. Dopo la grande rivoluzione verde che, tra gli anni Sessanta agli anni Ottanta del secolo scorso, ha aumentato la produttività nell’agricoltura mondiale del 4% all’anno, siamo entrati un un periodo in cui essa progredisce a mala pena dell’1% all’anno.</p>
<p>Le cause di questo cambiamento sono molteplici e vanno da una generale diminuzione degli investimenti in ricerca e sviluppo in agricoltura al deterioramento delle qualità del terreno dovuto al disordinato sfruttamento. A questo si deve aggiungere l’urbanizzazione selvaggia di molti fra i terreni più fertili. E, ancora, bisogna tenere conto dell’inquinamento e dell’abbassamento delle falde acquifere. Quest’ultimo è addirittura un problema angosciante dato che, se ogni essere umano beve in media due litri di acqua al giorno, ne occorrono duemila per produrre il cibo che lo stesso individuo consuma quotidianamente (quasi un litro per ogni caloria). A rendere più probabile una futura scarsità di cibo contribuisce infine una sciagurata politica che tende ad incentivare oltre ogni misura l’uso del suolo agricolo non per produrre cibo ma energia. Se oggi vi è ancora nel mondo un certo equilibrio fra la domanda e l’offerta di cibo è solo perché vi è un miliardo di persone affamate e un altro miliardo sottonutrite.</p>
<div id="attachment_1764" class="wp-caption alignleft" style="width: 410px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/P201007011612551899015713.jpg"><img class="size-full wp-image-1764   " title="Romano Prodi all' International Symposium on Food Security symposium di Pechino" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/P201007011612551899015713.jpg" alt="Prodi all' International Symposium of Food Security symposium di Shangai" width="400" height="267" /></a><p class="wp-caption-text">Romano Prodi all&#39; International Symposium on Food Security symposium di Pechino</p></div>
<p>Tenendo conto di tutti questi fatti abbiamo di fronte a noi il tremendo compito di nutrire decentemente nove miliardi di persone, raddoppiando la produzione agricola da qui al 2050. È una sfida difficile da vincere ma con conseguenze drammatiche se essa viene perduta.Occorre quindi agire prontamente nell’elaborare una comune linea d’azione a <a href="http://www.ong.agimondo.it/notizie-in-tempo-reale/notizie/201006231715-cro-rt10322-fame_nel_mondo_onu_obiettivi_millennio_ancora_troppo_lontani" target="_blank">livello mondiale</a>, in primo luogo aumentando lo sforzo di ricerca e sviluppo in agricoltura, affiancando ad esso strutture capaci di diffondere le migliori tecnologie anche nelle aree più arretrate. In secondo luogo bisogna porre fine alla concorrenza fra energia e cibo ponendo limiti agli incentivi alle produzioni non agricole. In terzo luogo è necessario mettere un ordine alla progressiva espansione delle aree urbane ed infine vanno messi in atto enormi investimenti per adottare sistemi di irrigazione più efficienti specialmente intorno ai grandi fiumi (come il Nilo) che non sono più in grado di portare acqua a tutte le terre circostanti. E tanta altra acqua dolce dovrà essere ricavata utilizzando nuove forme di energia per desalinizzare l’acqua del mare. Se non metteremo in atto queste politiche con uno sforzo veramente globale noi assisteremo inevitabilmente in un breve periodo di tempo a un inaccettabile aumento dei prezzi agricoli, con altrettanto inaccettabili conseguenze di fame e violenza.</p>
<p>Non crediamo che questi problemi non ci riguardino in quanto, come europei, possiamo vivere tranquilli nella nostra sicurezza alimentare.</p>
<p>Per toglierci questa illusione la signora <a href="http://finance.dzwww.com/jiaodian/zxbb/201006/t20100612_5658945.html" target="_blank">Anthea Webb</a>, responsabile dell’ufficio di Pechino del programma alimentare delle <a href="http://it.wfp.org/" target="_blank">Nazioni Unite</a>, ci ha ricordato che in ogni Paese in cui scoppia una carestia vi sono solo tre alternative. O si accetta la morte o si emigra in massa o ci si ribella con la violenza. Credo che sia doveroso evitare ad ogni costo tutte e tre queste alternative.</p>
<p>PS. Abbiamo giustamente messo in rilievo quello che i governi e i responsabili politici debbono fare. Tuttavia qualcosa deve cambiare anche nel nostro comportamento quotidiano se in un Paese forzatamente parsimonioso come la Cina il 16% del cibo viene in diverse maniere sciupato e gettato e il 20% è utilizzato per fornire calorie in eccesso. Immaginiamo quale possa essere la situazione dei nostri Paesi!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/lemergenza-alimentare-tocca-anche-noi_1757.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Attenti ai medici che non conoscono l&#8217;ammalato. Reagire alla crisi con innovazione e ricerca</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/interviste/attenti-ai-medici-che-non-conoscono-lammalato-reagire-alla-crisi-con-innovazione-e-ricerca_1506.html</link>
		<comments>http://www.romanoprodi.it/interviste/attenti-ai-medici-che-non-conoscono-lammalato-reagire-alla-crisi-con-innovazione-e-ricerca_1506.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 18 May 2010 21:22:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[industria]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca e innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.romanoprodi.it/?p=1506</guid>
		<description><![CDATA[Intervista di Lilli Gruber a Romano Prodi a &#8220;Otto e mezzo&#8221; in onda su La 7 il 18 maggio 2010
Apc-Crisi/ PRODI: WELFARE FINITO? PAESI CHE LO HANNO CRESCONO DI PIÙ &#8220;ATTENTI AI MEDICI CHE NON CONOSCONO L&#8217;AMMALATO&#8221;
Roma, 18 mag. (Apcom) &#8211; Altro che abolire il welfare, in Europa i Paesi che hanno uno &#8217;stato sociale&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-1511" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/Prodi.jpg" alt="" width="361" height="242" />Intervista di Lilli Gruber a Romano Prodi a &#8220;Otto e mezzo&#8221; in onda su <a href="http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=ottoemezzo" target="_blank">La 7</a> il 18 maggio 2010</p>
<p>Apc-Crisi/ PRODI: WELFARE FINITO? PAESI CHE LO HANNO CRESCONO DI PIÙ &#8220;ATTENTI AI MEDICI CHE NON CONOSCONO L&#8217;AMMALATO&#8221;</p>
<p>Roma, 18 mag. (<a href="http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2010/05_maggio/18/crisi_prodi_welfare_finito_paesi_che_lo_hanno_crescono_di_piu,24371041.html" target="_blank"><strong>Apcom</strong></a>) &#8211; Altro che abolire il welfare, in Europa i Paesi che hanno uno &#8217;stato sociale&#8217; più forte sono quelli con la crescita più alta. Romano Prodi, durante &#8216;Otto e mezzo&#8217;, commenta così gli articoli apparsi in questi giorni sia sulla stampa italiana che su quella internazionale nei quali si recitava il &#8216;de profundis&#8217; per il welfare state.&#8221;In Europa &#8211; dice Prodi &#8211; i Paesi che stanno funzionando meglio come crescita sono quelli che hanno lo stato sociale più avanzato e più profondo. Sono quelli che crescono di più, i Paesi nordici, sono quelli che hanno più spesa sociale degli altri. Quindi stiamo molto attenti alle generalizzazioni che fanno i medici che non conoscono ammalato&#8221;.Adm182145 mag 1</p>
<p>CRISI: PRODI, REAGIRE CON INNOVAZIONE E RICERCA =</p>
<p>(<strong><a href="http://www.clandestinoweb.com/number-news/12235-crisi-prodi-reagire-con-innovazione-e-ricerca.html" target="_blank">AGI</a></strong>) &#8211; Roma, 18 mag.  &#8211; &#8220;Alla crisi bisogna reagire non andando in piazza ma con  l&#8217;innovazione, la ricerca, la scuola&#8221;. Questa e&#8217; la ricetta di Romano  Prodi per superare l&#8217;attuale contingenza. &#8220;E&#8217; una sfida &#8211; spiega &#8211; in  cui il cervello conta piu&#8217; dei muscoli&#8221;. L&#8217;ex premier non vede alle  porte scontri sociali come e&#8217; stato per la Grecia. &#8220;Con questi livelli  di disoccupazione, come il 20% in Spagna, 30 o 40 anni fa sarebbe  successo il finimondo. Con la gente in piazza. Oggi &#8211; osserva Prodi &#8211;  l&#8217;Europa e&#8217; dominata piu&#8217; da rassegnazione che da ribellione&#8221;. Quindi,  ribadisce, &#8220;il problema e&#8217; di esserci rassegnati a condizioni di vita  che tagliano il futuro alle nuove generazioni. Questa crisi e&#8217;, in  questo senso, molto subita, mentre invece bisogna reagire, riprendere  questo senso di essere all&#8217;avanguardia del mondo. Soprattutto con la  globalizzazione dobbiamo essere uniti&#8221;. (AGI) Lam/Dma 182135 MAG 10</p>
<p>FISCO: PRODI,EVASIONE E&#8217; GRANDE NEMICO DELLA SOCIETA&#8217; DEMOCRATICA</p>
<p>=   (<a href="http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2010/05_maggio/18/manovra_prodi_volgarita_dire_che_tasse_sono_mani_in_tasca,24370914.html" target="_blank"><strong>AGI</strong></a>) &#8211; Roma, 18 mag. &#8211; &#8220;L&#8217;evasione fiscale e&#8217; il grande nemico della  societa&#8217; democratica&#8221;. Ne e&#8217; convinto l&#8217;ex premier, Romano Prodi, ospite  di &#8216;Otto e mezzo&#8217;. &#8220;Su questo &#8211; sottolinea &#8211; non c&#8217;e&#8217; il minimo dubbio.  I Paesi che hanno i debiti piu&#8217; elevati sono quelli che hanno  accumulato una grande evasione fiscale&#8221;. Ma, &#8211; aggiunge Prodi &#8211; nel  nostro Paese &#8220;non viene combattuta per niente. Anzi &#8211; aggiunge &#8211; si  mandano messaggi secondo i quali il nemico e&#8217; il fisco, lo Stato. Io ho  avuto seri problemi quando ho abolito l&#8217;Ici al 40% per i ceti meno  abbienti. Poi e&#8217; arrivato Berlusconi e ha tolto l&#8217;imposta anche ai  ricchi. Cosi&#8217; &#8211; sottolinea Prodi &#8211; si crea l&#8217;idea che non si debba  pagare&#8221;. In questa ottica un ruolo fondamentale giocano anche i condoni.  &#8220;Sono il segnale per cui la gente poi pensa che se un condono viene  fatto oggi, poi sara&#8217; fatto anche in futuro. Quindi &#8211; aggiunge &#8211; non si  cambia il costume, mentre io ritengo importantissimo l&#8217;aspetto  educativo, per cui si insegna ai cittadini che devono contribuire al  benessere del proprio Paese&#8221;. (AGI) Lam/Pro 182126 MAG 10</p>
<p>CRISI:PRODI DIFENDE TASSE,DIRE MANI IN TASCA DISTRUGGE PAESE</p>
<p>(<a href="http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/prodi-difende-tasse-382271/" target="_blank"><strong>ANSA</strong></a>) &#8211;  ROMA, 18 MAG &#8211; L&#8217;ex premier Romano Prodi, ospite di &#8216;Otto e mezzo&#8217; su  La7, si sfoga quando la conduttrice Lilli Gruber gli chiede se, per  affrontare la crisi, il governo dovra&#8217; mettere &#8216;le mani in tasca agli  italiani&#8217;. &#8216;Ma in che paese viviamo &#8211; sbotta il Professore &#8211; per usare  queste espressioni? Se vogliamo gli ospedali pubblici, la scuola, e&#8217;  giusto pagare le tasse. Bisogna essere spietati con chi evade e con chi  ruba ma l&#8217;idea che pagare le tasse e&#8217; mettere le mani in tasca e&#8217;  diseducativo, porta alla distruzione morale del paese, cosi&#8217; si  distrugge il sistema democratico e non si fara&#8217; mai un paese  moderno&#8217;.Una reazione forse eco delle critiche alle manovre economiche  dei suoi governi: &#8216;Io ho avuto il coraggio, ho sentito insulti da tutti  ma io ho dato i numeri veri&#8217;.(ANSA).FEL 18-MAG-10 21:11</p>
<p>CRISI:PRODI,RIGORE MI E&#8217; COSTATO VOTI,EVASIONE PRIMO NEMICO</p>
<p>(<a href="http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2010/05_maggio/18/prodi_stringere_la_cinghia_mi_e_costato_un_bel_po_di_voti,24370714.html" target="_blank"><strong>ANSA</strong></a>) &#8211;  ROMA, 18 MAG &#8211; Una politica di rigore sui conti pubblici &#8216;mi e&#8217; costata  anche un po&#8217; di voti&#8217;. Davanti agli annunci del governo sulla prossima  manovra, l&#8217;ex premier Romano Prodi ricorda le conseguenze della politica  economica del suo governo.&#8217;Tremonti &#8211; afferma Prodi &#8211; tiene i conti  molto riservati, non ho capito da che punto parta la strategia. Certo la  somma e&#8217; cospicua e non si copre certo con la finestra delle pensioni.  In ogni caso bisogna costruire il domani, non e&#8217; possibile che la cassa  integrazione si allunghi tagliando sulla formazione&#8217;. In ogni caso, l&#8217;ex  premier non vede in Italia il rischio di scontri sociali come in  Grecia, &#8217;semmai il problema e&#8217; la rassegnazione degli europei mentre  bisogna reagire non con le piazze ma con un nuovo dinamismo come  dimostrano paesi emergenti come la Cina&#8217;.Se &#8216;il sistema pensionistico e&#8217;  abbastanza in equilibrio e bisognerebbe dare molta flessibilita&#8221;,  Prodi non ha dubbi sul fatto che &#8216;l&#8217;evasione e&#8217; il nemico numero 1 dei  bilanci ed infatti i paesi con maggior deficit e&#8217; perche&#8217; si e&#8217;  accumulata evasione fiscale&#8217;.(ANSA).FEL 18-MAG-10 21:04</p>
<p>Manovra/ Prodi:  ANCORA NON HO CAPITO LE STRATEGIE DEL GOVERNO &#8216;TREMONTI TIENE I CONTI RISERVATI. IO DICO: PRESERVARE IL DOMANI&#8217;</p>
<p>Roma, 18 mag. (<strong><a href="http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2010/05_maggio/18/manovra_prodi_ancora_non_ho_capito_le_strategie_del_governo,24371043.html" target="_blank">Apcom</a></strong>) &#8211; Difficile commentare la manovra che il Governo sta mettendo a punto, Giulio Tremonti tiene &#8220;i conti molto riservati&#8221; e non si riesce a capire &#8220;da quali basi partano le strategie&#8221;, ma in generale è necessario &#8220;preservare il futuro&#8221;. Lo dice Romano Prodi, durante &#8216;Otto e mezzo&#8217;: &#8220;Mah, vede&#8230; Non sono al Governo &#8211; risponde quando gli viene chiesto dove bisognerebbe tagliare &#8211; non ho i conti in mano. Certamente la somma fatta dal ministro Tremonti è cospicua, mi sembra fossero 27 miliardi di euro. Le cifre avanzate ne coprono solo minima parte, l&#8217;unica idea concreta è quella delle finestre delle pensioni &#8211; a parte il fatto che non so se sia opportuno cominciare da questo &#8211; e potrà dare 1 miliardo, 1,5 miliardi di euro&#8230; Non ho la minima idea di dove il Governo voglia cominciare questa politica&#8221;.<br />
&#8220;Io dico &#8211; aggiunge &#8211; che bisogna in ogni modo preservare il domani. Quando vedo che la Cigs è pagata con i fondi Fas, pagata cioé diminuendo l&#8217;istruzione professionale, quindi diminuendo la scommessa sul futuro&#8230; beh mi preoccupo&#8221;.<br />
&#8220;Peraltro &#8211; conclude Prodi &#8211; è chiaro che i conti li ha in mano il ministro, e tra l&#8217;altro li tiene molto riservati. Non sono riuscito a capire veramente da quali basi partano le strategie di oggi, lo vedremo nei prossimi giorni&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.romanoprodi.it/interviste/attenti-ai-medici-che-non-conoscono-lammalato-reagire-alla-crisi-con-innovazione-e-ricerca_1506.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rassegnarsi al declino: un errore imperdonabile</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/rassegnarsi-al-declino-un-errore-imperdonabile_1415.html</link>
		<comments>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/rassegnarsi-al-declino-un-errore-imperdonabile_1415.html#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 04 Apr 2010 08:27:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Fede e politica]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.romanoprodi.it/?p=1415</guid>
		<description><![CDATA[La crisi, Il Paese, le risposte.
Rassegnarsi al declino: un errore imperdonabile
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 4 aprile 2010
È arrivata anche la Pasqua ma la crisi economica non accenna a finire. Ogni giorno si parla di segnali di ripresa, rapidamente smentiti dai dati successivi. La realtà è che, dopo un crollo della produzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1419" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1419" title="Pasqua in una mensa della Caritas" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/04/pasqua-alla-mensa-dei-poveri-300x225.jpg" alt="Pasqua in una mensa della Caritas" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Pasqua in una mensa della Caritas</p></div>
<p>La crisi, Il Paese, le risposte.</p>
<p>Rassegnarsi al declino: un errore imperdonabile</p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href=" 04 Aprile 2010 	Chiudi chiudi finestra 		 	 	 	 	 	 	di ROMANO PRODI È arrivata anche la Pasqua ma la crisi economica non accenna a finire. Ogni giorno si parla di segnali di ripresa, rapidamente smentiti dai dati successivi. La realtà è che, dopo un crollo della produzione e del reddito, ci si accontenta di avere nelle statistiche il segno più, anche se seguito da uno zero virgola qualcosa. Un quadro ormai consueto, che da molti mesi ci vede camminare nel fondo di un catino, rispetto al quale non è possibile scendere ulteriormente ma dal cui fondo non riusciamo a risalire se non con la velocità delle lumache. Andiamo cioè più lenti degli altri Paesi europei, che pure viaggiano più lenti degli Stati Uniti, a loro volta enormemente distanziati dai Paesi asiatici. Continuando così in Italia ci vorranno più di cinque anni per avvicinarsi al livello a cui ci trovavamo prima della crisi. Non dobbiamo perciò stupirci che il perdurare di questa situazione stia allargando l’area di disagio e di sofferenza dei molti che hanno perduto il lavoro o che si trovano direttamente colpiti dalla lunga crisi economica. In molti casi si sono infatti esauriti i pochi risparmi accumulati, in altri i legami della solidarietà familiare non riescono più a fare fronte nemmeno alle necessità più elementari e ovunque sono in continua diminuzione i fondi a disposizione delle autorità locali per scopi di assistenza. Basta rivolgersi alle strutture della Caritas o alle organizzazioni assistenziali di qualsiasi città italiana per rendersi conto di quanto sia cresciuto il numero delle persone e delle famiglie che non sono più in grado di fare fronte nemmeno ai bisogni essenziali. Il numero di coloro che chiedono il pasto quotidiano è più che raddoppiato rispetto a due anni fa e, nei centri di assistenza a cui si rivolgevano quasi esclusivamente gli extracomunitari, chiedono oggi aiuto migliaia e migliaia di cittadini italiani. Vent’anni fa questi fenomeni, uniti all’evidenza dell’ampia evasione fiscale che emerge dalle statistiche ufficiali pubblicate in questi giorni, avrebbero provocato tensioni, ribellioni e disordini. Oggi non succede nulla, come nulla succede in Paesi come la Spagna dove il malessere e la disoccupazione sono ancora maggiori. Nell’Europa della crisi e delle crescenti disparità la pace sociale domina incontrastata. L’unica modesta eccezione è costituita dalla Grecia, dove le dimostrazioni non hanno avuto origine nella parte più miserevole della popolazione ma tra i pubblici dipendenti, direttamente toccati dalle misure prese dal governo per arginare la crisi finanziaria del Paese. Diverse possono essere le spiegazioni di questo comportamento ma sono spinto a pensare che esso sia in primo luogo dovuto alle caratteristiche di questa crisi, che non tocca singoli settori o singole imprese ma si estende in tutto il sistema economico, dall’industria al commercio, dalle banche alla finanza. Una crisi percepita non come un evento transitorio ma come un fase di un grande cambiamento secolare, nel quale potere e ricchezza si muovono verso nuovi orizzonti e segnatamente verso l’Asia. Di fronte a fenomeni di questo tipo non solo la rabbia cede il posto alla rassegnazione ma perfino i pochi elementi di speranza si rivolgono verso direzioni assolutamente inedite e fino a poco tempo fa inimmaginabili. Non posso infatti non rilevare il fatto che di fronte alla minaccia di chiusura di alcune tra le poche grandi imprese ancora esistenti nel mezzogiorno e cioè la Fiat di Termini Imprese e gli impianti chimici sardi di Porto Torres e di Ottana le attese dei lavoratori, dei sindacati e delle comunità locali siano concentrate nella speranza di interventi Cinesi, Tailandesi o del Qatar. Nemmeno la fantasia più incontrollata avrebbe potuto immaginare una simile ipotesi solo pochi mesi fa. Davvero un segno di cambiamenti epocali, di fronte ai quali non possiamo permetterci di assistere passivamente ma abbiamo il compito di preparare una risposta fatta di ricerca, innovazione e cambiamenti radicali nella gestione delle nostre imprese e della nostra società. Sappiamo tutti quanto sia complessa e quanto sia difficile questa risposta ma vorrei terminare queste mie riflessioni affermando, con un concreto esempio, che questa risposta è possibile. Negli scorsi mesi infatti una giovane impresa di nome Yoox e che vende on line in tutto il mondo il più raffinato made in Italy, ha riportato in Italia, e precisamente in Calabria, una cinquantina di posti di lavoro per ingegneri di software che prima operavano in India. E lo ha fatto non per puro amore di patria ma perché ha trovato proprio in Calabria un gruppo di giovani estremamente preparati che, con la loro intelligenza e con la loro capacità di lavoro hanno reso conveniente trasferire in Italia funzioni di alto livello di qualificazione. Capisco che questo è un esempio di modeste dimensioni ma esso dimostra che è ancora possibile preparare una strategia contro la rassegnazione. E non solo nel giorno di Pasqua. " target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 4 aprile 2010</p>
<p>È arrivata anche la Pasqua ma la crisi economica non accenna a finire. Ogni giorno si parla di segnali di <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Pil-Fmi-taglia-stime-Italia-+08-nel-2010-e-+11-2011_208109225.html" target="_blank">ripresa</a>, rapidamente <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=96821" target="_blank">smentiti</a> dai dati successivi. La realtà è che, dopo un crollo della produzione e del reddito, ci si accontenta di avere nelle statistiche il segno più, anche se seguito da uno <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/04/03/visualizza_new.html_1758973353.html" target="_blank">zero virgola</a> qualcosa. Un quadro ormai consueto, che da molti mesi ci vede camminare nel fondo di un catino, rispetto al quale non è possibile scendere ulteriormente ma dal cui fondo non riusciamo a risalire se non con la velocità delle lumache. Andiamo cioè più lenti degli altri Paesi europei, che pure viaggiano più lenti degli Stati Uniti, a loro volta enormemente distanziati dai Paesi asiatici. Continuando così in Italia ci vorranno più di cinque anni per avvicinarsi al livello a cui ci trovavamo prima della crisi.</p>
<p>Non dobbiamo perciò stupirci che il perdurare di questa situazione stia allargando l’area di disagio e di sofferenza dei molti che hanno perduto il lavoro o che si trovano direttamente colpiti dalla lunga crisi economica. In molti casi si sono infatti esauriti i pochi risparmi accumulati, in altri i legami della solidarietà familiare non riescono più a fare fronte nemmeno alle necessità più elementari e ovunque sono in continua diminuzione i fondi a disposizione delle autorità locali per scopi di assistenza.</p>
<p>Basta rivolgersi alle strutture della Caritas o alle organizzazioni assistenziali di <a href="http://www.agi.it/torino/notizie/201003131631-cro-rto1006-poverta_caritas_a_torino_110mila_persone_in_difficolta" target="_blank">qualsiasi</a> <a href="http://www.qds.it/index.php?id=3365" target="_blank">città</a> italiana per rendersi conto di quanto sia cresciuto il numero delle persone e delle famiglie che non sono più in grado di fare fronte nemmeno ai bisogni essenziali. Il numero di coloro che chiedono il pasto quotidiano è più che raddoppiato rispetto a due anni fa e, nei centri di assistenza a cui si rivolgevano quasi esclusivamente gli extracomunitari, chiedono oggi aiuto migliaia e migliaia di cittadini italiani.</p>
<p>Vent’anni fa questi fenomeni, uniti all’evidenza dell’ampia evasione fiscale che emerge dalle statistiche ufficiali pubblicate in questi giorni, avrebbero provocato tensioni, ribellioni e disordini.</p>
<p>Oggi non succede nulla, come nulla succede in Paesi come la Spagna dove il malessere e la disoccupazione sono ancora maggiori. Nell’Europa della crisi e delle crescenti disparità la pace sociale domina incontrastata. L’unica modesta eccezione è costituita dalla Grecia, dove le dimostrazioni non hanno avuto origine nella parte più miserevole della popolazione ma tra i pubblici dipendenti, direttamente toccati dalle misure prese dal governo per arginare la crisi finanziaria del Paese.</p>
<p>Diverse possono essere le spiegazioni di questo comportamento ma sono spinto a pensare che esso sia in primo luogo dovuto alle caratteristiche di questa crisi, che non tocca singoli settori o singole imprese ma si estende in tutto il sistema economico, dall’industria al commercio, dalle banche alla finanza. Una crisi percepita non come un evento transitorio ma come un fase di un grande cambiamento secolare, nel quale potere e ricchezza si muovono verso nuovi orizzonti e segnatamente verso l’Asia. Di fronte a fenomeni di questo tipo non solo la rabbia cede il posto alla rassegnazione ma perfino i pochi elementi di speranza si rivolgono verso direzioni assolutamente inedite e fino a poco tempo fa inimmaginabili.</p>
<p>Non posso infatti non rilevare il fatto che di fronte alla minaccia di chiusura di alcune tra le poche grandi imprese ancora esistenti nel mezzogiorno e cioè la Fiat di <a href="http://lnx.cataniapolitica.it/wordpress/2010/04/04/termini-imerese/" target="_blank">Termini Imprese</a> e gli impianti chimici sardi di <a href="http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/Articolo/172795" target="_blank">Porto Torres</a> e di <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/equipolymers-ai-thailandesi-e-fatta/1891702" target="_blank">Ottana</a> le attese dei lavoratori, dei sindacati e delle comunità locali siano concentrate nella speranza di interventi Cinesi, Tailandesi o del Qatar. Nemmeno la fantasia più incontrollata avrebbe potuto immaginare una simile ipotesi solo pochi mesi fa.</p>
<p>Davvero un segno di cambiamenti epocali, di fronte ai quali non possiamo permetterci di assistere passivamente ma abbiamo il compito di preparare una risposta fatta di ricerca, innovazione e cambiamenti radicali nella gestione delle nostre imprese e della nostra società. Sappiamo tutti quanto sia complessa e quanto sia difficile questa risposta ma vorrei terminare queste mie riflessioni affermando, con un concreto esempio, che questa risposta è possibile. Negli scorsi mesi infatti una giovane impresa di nome <a href="http://www.yoox.com/" target="_blank">Yoox</a> e che vende on line in tutto il mondo il più raffinato made in Italy, ha riportato in Italia, e precisamente in Calabria, una cinquantina di posti di lavoro per ingegneri di software che prima operavano in India. E lo ha fatto non per puro amore di patria ma perché ha trovato proprio in Calabria un gruppo di giovani estremamente preparati che, con la loro intelligenza e con la loro capacità di lavoro hanno reso <a href="http://finanza.repubblica.it/News_Dettaglio.aspx?del=20100311&amp;fonte=TLB&amp;codnews=684" target="_blank">conveniente</a> trasferire in Italia funzioni di alto livello di qualificazione. Capisco che questo è un esempio di modeste dimensioni ma esso dimostra che è ancora possibile preparare una strategia contro la rassegnazione. E non solo nel giorno di Pasqua.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/rassegnarsi-al-declino-un-errore-imperdonabile_1415.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Emilia Romagna e&#8217; un modello che fa ancora scuola</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/notizie/lemilia-romagna-e-un-modello-che-fa-ancora-scuola_1408.html</link>
		<comments>http://www.romanoprodi.it/notizie/lemilia-romagna-e-un-modello-che-fa-ancora-scuola_1408.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 20:24:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.romanoprodi.it/?p=1408</guid>
		<description><![CDATA[CRISI: PRODI, SOFFERENZA PERSONE NON SI PUO&#8217; MASCHERARE  NEGLI ULTIMI ANNI
AMORE GIOCATO SOLO COME SLOGAN
(ANSA) &#8211; BOLOGNA, 26 MAR &#8211; &#8216;Questa grande sofferenza che sta venendo a galla non si puo&#8217; mascherare e la dobbiamo
interpretare&#8217;. E&#8217; l&#8217;opinione dell&#8217;ex presidente del Consiglio Romano Prodi, intervenuto a Bologna per portare il suo saluto alla manifestazione conclusiva della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1411" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1411 " title="Vasco Errani" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/03/vasco_errani-300x256.jpg" alt="vasco_errani" width="300" height="256" /><p class="wp-caption-text">Vasco Errani</p></div>
<p>CRISI: PRODI, SOFFERENZA PERSONE NON SI PUO&#8217; MASCHERARE  NEGLI ULTIMI ANNI<br />
AMORE GIOCATO SOLO COME SLOGAN</p>
<p>(<strong><a href="http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/emiliaromagna/2010/03/26/visualizza_new.html_1737575599.html" target="_blank">ANSA</a></strong>) &#8211; BOLOGNA, 26 MAR &#8211; &#8216;Questa grande sofferenza che sta venendo a galla <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=95999" target="_blank">non si puo&#8217; mascherare</a> e la dobbiamo<br />
interpretare&#8217;. E&#8217; l&#8217;opinione dell&#8217;ex presidente del Consiglio Romano Prodi, intervenuto a Bologna per portare il suo saluto alla manifestazione conclusiva della campagna elettorale di <a href="http://www.vascoerrani.it/" target="_blank">Vasco Errani</a>.</p>
<p>Parlando del modello di welfare dell&#8217;Emilia-Romagna, Prodi ha parlato degli effetti della crisi: &#8216;Si vedono anche persone vicine a noi &#8211; ha detto Prodi &#8211; che hanno fatto un passo indietro nella societa&#8217;. Prima alla mensa della Caritas c&#8217;erano solo immigrati, adesso ci sono molti italiani. Queste grandi sofferenze si possono tenere nascoste per alcuni mesi, ma alla lunga non si possono mascherare e vengono a galla&#8217;.</p>
<p>Parlando invece degli effetti generali di questa crisi, secondo Prodi &#8216;l&#8217;impazzimento degli ultimi anni di individualismo e sfiducia sulla coesione e l&#8217;autorita&#8217;, dove l&#8217;amore e&#8217; giocato solo come uno slogan, nel mondo va un po&#8217; cambiando. Perche&#8217; la crisi sta minacciando alcuni miti del passato e noi abbiamo la necessita&#8217; di correggere alcune vie e riparare il veicolo della nostra politica e della nostra economia&#8217;. (ANSA).NES/LP 26-MAR-10 21:44</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.romanoprodi.it/notizie/lemilia-romagna-e-un-modello-che-fa-ancora-scuola_1408.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Non basta la pazienza, vincere la rassegnazione</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/non-basta-la-violenza-vinciamo-la-rassegnazione_1206.html</link>
		<comments>http://www.romanoprodi.it/articoli/non-basta-la-violenza-vinciamo-la-rassegnazione_1206.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 31 Dec 2009 10:52:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gg</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.romanoprodi.it/?p=1206</guid>
		<description><![CDATA[Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 31 dicembre 2009
Pur cercando di accumulare elementi di speranza e segni positivi per il futuro, quando analizziamo i dati dell’economia di oggi, diventa difficile peccare di ottimismo. La crisi si nutre ancora di crude cifre, mentre la ripresa vive di indizi e di ipotesi. L’ultimo dato ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-1207" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2009/12/prodi21.jpg" alt="" width="300" height="230" />Articolo di Romano Prodi su <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=86163&amp;sez=HOME_INITALIA" target="_blank"><strong>Il Messaggero</strong></a> del 31 dicembre 2009</p>
<p>Pur cercando di accumulare elementi di speranza e segni positivi per il futuro, quando analizziamo i dati dell’economia di oggi, diventa difficile peccare di ottimismo. La crisi si nutre ancora di crude cifre, mentre la ripresa vive di indizi e di ipotesi. L’ultimo dato ci viene fornito dalla Banca d’Italia che, in uno <a href="italiane nel secondo trimestre 2009" target="_blank">studio</a> sull’industria manifatturiera, scrive che la produzione del secondo trimestre di quest’anno è ritornata al livello di cento trimestri fa, cioè al livello del 1984. E nemmeno possiamo consolarci con il “mal comune mezzo gaudio”, perché il calo corrispondente della <a href="http://borsaitaliana.it.reuters.com/article/bondsNews/idITGEE5B923420091210" target="_blank">Germania</a> è di 13 trimestri e quello della <a href="http://www.finanzainchiaro.it/dblog/articolo.asp?articolo=3966" target="_blank">Francia</a> di 12.</p>
<p>Questo dato stupefacente trova la sua spiegazione in una minore crescita precedente della nostra industria ma, soprattutto, in un più forte crollo della produzione nella presente crisi. E trova un’ulteriore ragione nelle difficoltà dei mercati internazionali verso i quali siamo forti esportatori. E’tuttavia difficile trovare spiegazioni esaurienti senza fare riferimento a una caduta del tasso di innovazione e della capacità di generare nuovi prodotti da parte delle nostre imprese.</p>
<p>Se dalla manifattura passiamo agli altri campi dell’economia, gli elementi di preoccupazione e di disagio non sono minori. I precariati vari e i contratti a termine non riassorbono alla loro scadenza i lavoratori, che sono così tranquillamente <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Istat-Disoccupazione-record-all83-E-in-Ue-5-milioni-senza-lavoro-in-un-anno_4174126405.html" target="_blank">espulsi dal mondo del lavoro</a>. E si tratta di cifre davvero cospicue se solo nella scuola la diminuzione netta è di oltre centomila dipendenti.</p>
<p>Questo cumulo di dati negativi avrebbe in altri tempi scatenato tensioni e rivolte. Oggi invece, con maggiore maturità e realismo, nessuno pensa che ribellioni violente possano porre rimedio alla presente pessima situazione.</p>
<p>Questo è forse un segno di maturità, ma certo un grande segno di pazienza  degli italiani.   La pazienza è  una virtù positiva ma è una virtù individuale, mentre questa crisi esige soluzioni capaci di cambiare e innovare l’intera società. Esige un disegno collettivo.   Credo che questo sia l’unico motivo per cui si debba parlare  di riforme. Riforme che soprattutto possano rompere la frammentazione della nostra società. Una frammentazione per cui né i sindacati, né le associazioni dei produttori, né il governo hanno più la capacità di affrontare gli interessi collettivi. Se andiamo in cerca di una pazienza finalizzata alle riforme , non possiamo più partire da problemi che interessano singole categorie  o singole persone. Dobbiamo partire dalle grandi riforme di cui il paese ha bisogno. E cioè dal mercato del lavoro ( e quindi ritornando sul grande problema della differenza fra il costo del lavoro e quanto il lavoratore percepisce). E poi dalla scuola, dall’università e dalla ricerca (riguardo alle quali le riforme in corso sembrano  un oggettivo passo indietro ) e, infine, dall’ambiente e dalla drammatica qualità della vita di molte delle nostre città, soprattutto nel mezzogiorno.</p>
<p>Il dibattito sulle riforme si sta dirigendo invece verso altre direzioni, verso cambiamenti istituzionali rivolti soprattutto a garantire un futuro ai partiti politici, anch’essi, come i sindacati, fortemente indeboliti dalla propria incapacità di affrontare i problemi collettivi della crisi.</p>
<p>In una fase così delicata della nostra vita politica, se vogliamo passare da una pazienza rassegnata dei singoli ad una pazienza finalizzata a riforme utili a tutti, bisogna ridare al cittadino la capacità di contare non soltanto nella vita quotidiana dei partiti (che di vita quotidiana ne hanno sempre meno) quanto nel momento in cui più si esprime la sua forza e cioè il momento del voto.</p>
<p>Ed è certo che la massima influenza si esprime con il sistema uninominale di collegio, in cui ognuno sa per chi vota, lo fa in modo diretto e senza mediazioni e obbliga i partiti che non vogliono perdere, a scegliere candidati che aggiungano forza alla loro debolezza.</p>
<p>Uscire dalla lunga crisi dei cento trimestri significa quindi proporre ed approfondire il dibattito sulle riforme che interessano noi tutti, che sono capaci di dare ai giovani un nuova speranza e  che sono in grado di rimettere l’Italia al passo di chi sta correndo. E, infine, di dare al cittadino la possibilità di scegliere i rappresentanti politici in grado di accettare e vincere questa sfida.</p>
<p>Questa è il grande compito di fronte a cui si trova l’Italia all’inizio del 2010. Se lo si affronta in modo aperto e chiaro si può anche risalire la china . Se si continua a fare finta di vivere nel migliore dei mondi possibili la discesa non potrà che trasformarsi in un precipizio.</p>
<p>Come dice un proverbio popolare anche la pazienza ha un limite. Fortunatamente al di là di questo limite non vi è oggi un rischio di ribellione violenta, ma solo la certezza di una  rassegnazione collettiva.</p>
<p>Dedichiamo quindi il prossimo anno ad evitare che la sempre più diffusa rassegnazione ci renda incapaci di produrre nella nostra società i cambiamenti di cui abbiamo bisogno.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.romanoprodi.it/articoli/non-basta-la-violenza-vinciamo-la-rassegnazione_1206.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La doppia rassegnazione che il Paese deve vincere</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/la-doppia-rassegnazione-che-il-paese-deve-vincere_1166.html</link>
		<comments>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/la-doppia-rassegnazione-che-il-paese-deve-vincere_1166.html#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 10:43:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca e innovazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.romanoprodi.it/?p=1166</guid>
		<description><![CDATA[Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 29 novembre 2009
Nella vita delle nazioni e dei popoli periodi di entusiasmo e di speranza si alternano spesso a periodi di sfiducia e di rassegnazione. In molti casi l’alternarsi di questi periodi è dettato da eventi improvvisi, come le guerre o le carestie. In altri casi si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1167" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2009/11/jobless-243x300.jpg" alt="" width="243" height="300" />Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://sfoglia.ilmessaggero.it/view.php?data=20091129&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PRODI_30.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 29 novembre 2009</p>
<p>Nella vita delle nazioni e dei popoli periodi di entusiasmo e di speranza si alternano spesso a periodi di sfiducia e di rassegnazione. In molti casi l’alternarsi di questi periodi è dettato da eventi improvvisi, come le guerre o le carestie. In altri casi si tratta invece di fenomeni lenti, che accompagnano lunghi periodi di crescita o di decadenza.</p>
<p>Credo che mai, come in questo periodo, le differenze nello “spirito pubblico” dei diversi popoli siano state così marcate. In Cina, in India e in Brasile tutto sembra possibile. Anche se le condizioni generali ed il reddito medio delle popolazioni rimangono nettamente inferiori rispetto a quelle dei paesi più avanzati, il messaggio che si riceve è che il futuro non può che essere migliore, che i giovani vivranno meglio degli anziani e che il progresso non potrà in alcun modo essere fermato. E’ un sentimento generale che in vario modo accomuna, in una specie di speranza collettiva, chi gia è arrivato, chi sta arrivando e chi ancora deve partire.</p>
<p>Un fenomeno che per un breve periodo abbiamo vissuto anche in Italia dalla fine della guerra fino alla metà degli anni sessanta. Non posso non ricordare quando, da semplice neolaureato tra i tanti, ho ricevuto, nel 1961, una decina di offerte di lavoro o quando, pochi anni dopo, alla cerimonia di laurea di uno dei miei primi studenti, un genitore di uno di questi mi veniva a ringraziare commosso perché lui nella vita non aveva avuto fortuna ma per suo figlio le cose sarebbero andate diversamente “perché si era laureato”. La stessa fiducia nella scuola e nel futuro che si ritrova oggi negli studenti cinesi che, dopo la lezione, ti assalgono con i foglietti delle domande scritte e si appuntano religiosamente anche le più semplici e banali risposte.</p>
<p>Mi sono chiesto tante volte se e come sia possibile ricostruire questo clima in Italia, anche con una minore intensità rispetto ai paesi in cui alla speranza collettiva si accompagna la grande spinta del bisogno individuale. Non alludo tanto alle possibili riforme legislative o alle ne cessarie decisioni di politica economica quanto alla costruzione di quel clima per cui queste decisioni possano essere credute organizzate, accettate e messe in atto. Perché se ne possa almeno parlare senza sembrare ridicoli bisogna almeno lottare contro la <a href="http://finanza.repubblica.it/News_Dettaglio.aspx?del=20091125&amp;fonte=RPB&amp;codnews=212281" target="_blank">rassegnazione</a> di essere fatalmente perdenti. Quello di essere rassegnati a perdere è un <a href="http://www.unita.it/rubriche/cotroneo/90868" target="_blank">sentimento generale</a>, che ritrovo purtroppo ormai in tutti gli incontri e in tutte le conversazioni a cui ho l’occasione di partecipare.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1170" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2009/11/jobless2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Su due temi soprattutto la rassegnazione <a href="http://www.tuttoconsumatori.it/archivio/2009/11/indice_isae_adu.shtml" target="_blank">impedisce</a> all’Italia di ritrovare una speranza per il proprio futuro.</p>
<p>Il primo riguarda la rassegnazione ad una fatale diversità del Mezzogiorno. Una diversità che riguarda non solo la differenza di reddito rispetto al resto dell’Italia ma l’intera organizzazione della società, sia nelle sue strutture pubbliche che nella vita quotidiana dei suoi cittadini. Ma che riguarda soprattutto la rassegnazione al fatto che una grande parte del Paese sia sottratta alla maestà della legge per essere assoggettata al potere di organizzazioni criminali così potenti da inquinare in modo diretto o indiretto tutta la vita economica e politica italiana. E’ una rassegnazione che, al di là di ogni dichiarazione, cresce insieme al crescere dello sdegno rispetto al dilagare di questo fenomeno.</p>
<p>La seconda forma di rassegnazione da cui dobbiamo liberarci riguarda il fatto di ritenere scontato il nostro progressivo allontanamento dagli altri paesi europei. In tutti i confronti internazionali, sia che si tratti di crescita economica, di funzionamento delle strutture scolastiche o di ricerca scientifica, da ormai qualche decennio, cadiamo sempre più in basso. A volte mettiamo giustamente in dubbio il rigore di queste classifiche, a volte andiamo a caccia dei rari indicatori che ci fanno fare una minore brutta figura, ma il quadro generale non cambia e si traduce naturalmente in una parallela perdita di peso specifico del paese, perdita che si traduce a sua volta in un ulteriore aumento della distanza rispetto agli altri paesi europei. E cio’ e’ tanto piu’ preoccupante perche’ in Italia, in ogni campo, non manca chi e’ in grado di competere con il mondo.</p>
<p>Ho parlato di queste due rassegnazioni perché esse portano ai giovani il messaggio che per essi non c’è futuro. Di conseguenza sono costretti a pensare che la loro vita sarà complessivamente peggiore di quella dei loro genitori. A questa perdita di ruolo essi si rassegnano, accontentandosi del poco che arriva nel presente e della precarietà che caratterizza il futuro. E quelli che pensano di reagire lo fanno sempre di più cercando la via dell’emigrazione verso paesi che offrono prospettive e speranze.</p>
<p>Di fronte a questo quadro non è possibile offrire ricette risolutive, ma è almeno doveroso sottolineare che questa rassegnazione è un sentimento che non porta a nulla, perché impedisce di scorgere le realtà e le forze positive che pur esistono anche nella nostra società.</p>
<p>E impedisce soprattutto di individuare, in mezzo ai cambiamenti profondi che questa crisi ci sta portando, gli obiettivi individuali e collettivi che possono trasformare questa rassegnazione in costruttiva speranza. Non pensiamo però a piccoli rimedi, perché le speranze individuali e collettive si modificano solo attraverso radicali cambiamenti nei comportamenti sia individuali che collettivi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/la-doppia-rassegnazione-che-il-paese-deve-vincere_1166.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Come stabilito da Prodi, in beneficienza i regali ricevuti dal Premier</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/notizie/come-stabilito-da-prodi-in-beneficienza-i-regali-ricevuti-dal-premier_1174.html</link>
		<comments>http://www.romanoprodi.it/notizie/come-stabilito-da-prodi-in-beneficienza-i-regali-ricevuti-dal-premier_1174.html#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 08:35:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ulivo]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.romanoprodi.it/?p=1174</guid>
		<description><![CDATA[Genova, 29 nov. (Adnkronos) &#8211; Un fucile Winchester di ottone verniciato, con calcio in lapislazzuli, decorato con diamanti naturali e piccoli zaffiri cabochon. C&#8217;è anche questo tra gli oggetti esposti fino alle 19 di domani nei locali del Castello Mackenzie, a Genova, e destinati a essere messi all&#8217;asta il 2 dicembre; un oggetto da re [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1173" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2009/12/winchester_asta_prodi_ufs-400x300-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Genova, 29 nov. (<a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Un-Winchester-tempestato-di-diamanti-e-alcuni-gioielli-a-Genova-vanno-allasta-i-regali-dellex-premier-Prodi_4051759151.html" target="_blank"><strong>Adnkronos</strong></a>) &#8211; Un fucile Winchester di ottone verniciato, con calcio in lapislazzuli, decorato con diamanti naturali e piccoli zaffiri cabochon. C&#8217;è anche questo tra gli oggetti esposti fino alle 19 di domani nei locali del Castello Mackenzie, a Genova, e destinati a essere messi all&#8217;asta il 2 dicembre; un oggetto da re o da sceicchi. E infatti lo ha regalato il re dell&#8217;Arabia Saudita a Romano Prodi, allora presidente del Consiglio dei ministri, in occasione di una visita in Italia nel novembre 2007.</p>
<p>Lo stesso anno Prodi aveva <a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/Comunicati/dettaglio.asp?d=38691" target="_blank">stabilito</a> che ministri, membri del governo, ma anche collaboratori e familiari, non avrebbero piu&#8217; potuto <a href="http://www.sandrazampa.it/la-mia-campagna/prosegue-la-campagna-di-menzogne-del-giornale-contro-il-presidente-del-consiglio-prodi_77.html" target="_blank">accettare regali</a> del valore superiore di 300 euro, ricevuti nel corso di visite ufficiali all&#8217;estero o in occasione della visita di delegazioni straniere in Italia. Cosi&#8217; il Winchester, con altri regali ricevuti dall&#8217;ex premier, ora fa parte dei lotti battuti all&#8217;asta benefica da Cambi Casa d&#8217;Aste. Il ricavato sara&#8217; devoluto in beneficenza, su indicazione dello stesso Prodi, alle associazioni Libera, Cuamm e Casa Santa Chiara di Bologna.</p>
<p>Il Winchster e&#8217; valutato da un minimo di 1.500 a un massimo di 2.000 euro. Gli oggetti piu&#8217; costosi fanno parte dei doni portati dal re dell&#8217;Arabia Saudita nella vista del 2007, oppure offerti in dono dallo stesso re a Prodi in visita in Arabia nell&#8217;aprile 2007.</p>
<p>C&#8217;e&#8217; un collier in oro bianco 18 carati, con diamanti taglio brillante per 35 centimetri circa e cinque smeraldi taglio a goccia per 40 centimetri circa. Valutazione: minimo 12mila &#8211; massimo 15mila euro. Degli orecchini pendenti in oro bianco e giallo 18 carati con diamanti, taglio brillante per 15 centimetri circa e quattro smeraldi, taglio a goccia per 7,40 centimetri, sono valutati minimo 8mila &#8211; massimo 10mila euro. Un bracciale in oro bianco e giallo 18 carati, con diamanti taglio brillante per 11 centimetri circa e cinque smeraldi, taglio a goccia per 17 centimetri circa, vale 8mila &#8211; 10mila euro. Infine, dei regali arabi del novembre 2007 fa parte anche un anello in oro bianco e giallo 18 carati, con diamanti taglio brillante per 15centimetri circa e quattro smeraldi, taglio a goccia per 12 centimetri circa, valore 4mila &#8211; 5mila euro.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.romanoprodi.it/notizie/come-stabilito-da-prodi-in-beneficienza-i-regali-ricevuti-dal-premier_1174.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ma chi si ricorda dei poveri?</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/ma-chi-si-ricorda-dei-poveri_1107.html</link>
		<comments>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/ma-chi-si-ricorda-dei-poveri_1107.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 10:37:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.romanoprodi.it/senza-categoria/ma-chi-si-ricorda-dei-poveri_1107.html</guid>
		<description><![CDATA[Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 25 Ottobre 2009  
 
Nel corso dell’ultima generazione la distribuzione del reddito è peggiorata anche all’interno di quasi tutti i Paesi sviluppati del mondo. Le loro economie hanno continuato a progredire ma le differenze di reddito e di ricchezza fra ricchi e poveri sono progressivamente aumentate. Anche le famose classi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1109" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2009/10/Poverta2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://sfoglia.ilmessaggero.it/view.php?data=20091025&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PRODI_39.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 25 Ottobre 2009  <br />
 <br />
Nel corso dell’ultima generazione la distribuzione del reddito è peggiorata anche all’interno di quasi tutti i Paesi sviluppati del mondo. Le loro economie hanno continuato a progredire ma le differenze di reddito e di ricchezza fra ricchi e poveri sono progressivamente aumentate. Anche le famose classi medie, a cui tutti i programmi politici si rivolgono, hanno ben poco guadagnato. Anzi hanno soprattutto perduto.</p>
<p>Questa tendenza si è manifestata tanto negli <a href="http://www.census.gov/hhes/www/poverty/poverty.html" target="_blank">Stati Uniti</a> quanto nella maggioranza dei <a href="http://www.regioni.it/mhonarc/details_misc.aspx?id=36471" target="_blank">Paesi europei</a>. Anche in <a href="http://www.regioni.it/mhonarc/details_misc.aspx?id=36471" target="_blank">Italia</a> la disuguaglianza, che era diminuita fino al 1982, ha avuto poi un forte aumento all’inzio degli anni novanta ed è ancora oggi tra le più elevate di tutti i Paesi dell’Ocse nonostante alcuni non trascurabili trasferimenti di bilancio a favore dei più poveri.</p>
<p>Rileggendo attentamente le analisi degli economisti e, soprattutto, riflettendo sui dati statistici disponibili, si trovano spiegazioni abbastanza convincenti sulle cause di questo generale aumento delle distanze tra ricchi e poveri.</p>
<p>La prima causa è la crescita costante, fino alla recente crisi, del valore dei beni posseduti. Sia dei beni immobili che dei titoli finanziari. È chiaro che se il valore delle case o delle azioni raddoppia cresce anche la differenza fra chi ha e chi non ha.</p>
<p>In secondo luogo la distanza è aumentata per il prevalere di politiche fiscali che hanno abbassato le aliquote delle imposte sui redditi più elevati e sulla ricchezza posseduta. Negli Stati Uniti, nel periodo del dopoguerra, l’aliquota massima è progressivamente passata da oltre il 60% al 36% e quest’esempio è stato seguito da quasi tutti gli altri Paesi del mondo, in una concorrenza volta anche ad evitare la migrazione dei capitali verso i Paesi a più basso livello di imposizione fiscale.</p>
<p>Una terza causa è la drastica riduzione delle imposte di successione che, pur essendo oggetto di frequenti elusioni ed evasioni, avevano in passato avuto l’effetto di riequilibrare la distribuzione della ricchezza nel lungo periodo.</p>
<p>Un quarto fattore riguarda i cambiamenti nel mondo del lavoro. Gli immigrati hanno infatti contribuito a mantenere depresso il salario dei lavoratori, soprattutto di quelli a basso livello di specializzazione. A questo si aggiunge la perdita di potere dei sindacati e il passaggio dei lavoratori da posizioni più protette verso un precariato sempre più diffuso.</p>
<p>Per anni abbiamo sentito predicare le virtù del precariato per accorgerci solo ora di quali siano i suoi vizi.</p>
<p>Tutti questi fattori di cambiamento sono stati giustificati e benedetti da una radicale mutazione di carattere etico e culturale per cui anche le più macroscopiche differenze di reddito non sono più guardate con occhio scandalizzato o negativo. Differenze dell’ordine delle centinaia fra il salario dei massimi dirigenti e dei lavoratori della stessa impresa sono oggi ritenute naturali. Nessuno più si scandalizza delle crescenti disparità.</p>
<p>Come si vede, le forze che spingono verso una sempre più iniqua distribuzione del reddito sono potenti e molto popolari anche presso le categorie che ne vengono svantaggiate nel lungo termine. Basta riflettere sull’appoggio generalizzato alle politiche fiscali che sono state tra le maggiori cause delle crescenti iniquità.</p>
<p>Queste osservazioni ci rendono pessimisti anche riguardo al futuro perché nessun politico, nemmeno tra coloro che si definiscono riformisti, sembra avere la forza di proporre una politica distributiva più giusta senza la quasi certezza di perdere le elezioni. La giustizia distributiva gioca un ruolo di primo piano nelle dichiarazioni generali ma viene relegata in ultima fila quando il programma deve tradursi in decisioni concrete.</p>
<p>È chiaro che sto parlando di un mondo in cui la contraddizione fra giustizia e democrazia è sempre più evidente conducendoci passo passo verso una crisi definitiva dei fondamenti di solidarietà e di convivenza della nostra società. Ed è proprio questa rottura che coloro che si definiscono riformisti debbono con ogni sforzo evitare.</p>
<p>Distinguendo fra demagogia e democrazia, fra i vantaggi di oggi e l’impoverimento futuro, spiegando il ruolo necessario e positivo dello Stato in una società moderna e proponendo con coerenza le azioni da compiere perché le crescenti ingiustizie non distruggano il nostro futuro. Il che significa ritornare anche a spiegare con serenità il vecchio ma ancora attuale concetto della giusta fiscalità. Credo che sia giunta l’ora di ricominciare a parlare di tutte queste cose. Lo credo perché lo sfarinamento della società e l’egoismo personale stanno arrivando al punto di mettere in crisi il funzionamento stesso della nostra convivenza.</p>
<p>Da mesi si dibatte sulle ragioni per cui i partiti riformisti stanno perdendo quasi ovunque le elezioni. E se la spiegazione fosse semplicemente che queste forze hanno perduto il coraggio di essere riformiste?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/ma-chi-si-ricorda-dei-poveri_1107.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
