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	<title>Romano Prodi &#187; Povertà</title>
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	<description>Pagine del sito del prof. Romano Prodi</description>
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		<title>Sacrifici molto pesanti, ma per salvare il Paese. Gli altri leader europei facciano la loro parte</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/sacrifici-molto-pesanti-ma-per-salvare-il-paese-gli-altri-leader-europei-facciano-la-loro-parte_4474.html</link>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 05:10:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Verso il Consiglio europeo
L&#8217;egoismo tedesco allunga la crisi
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 29 gennaio 2012
Frastornati e confusi fra i rapporti del Fondo Monetario Internazionale, le decisioni della Banca Centrale Europea, i summit franco-tedeschi, gli happening delle agenzie di rating e i decreti del governo, i poveri italiani stanno perdendo la bussola e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/980e6273410971e0c574002bb28a4261_XL.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4476" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/980e6273410971e0c574002bb28a4261_XL-300x265.jpg" alt="" width="300" height="265" /></a>Verso il Consiglio europeo<br />
<strong>L&#8217;egoismo tedesco allunga la crisi</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=29-01-2012&amp;pdfIndex=61" target="_blank"><strong>Il Messaggero</strong></a> del 29 gennaio 2012</p>
<p>Frastornati e confusi fra i rapporti del <a href="http://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2012/update/01/pdf/0112.pdf" target="_blank">Fondo Monetario Internazionale</a>, le decisioni della <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-01-28/fiducia-torna-riforme-081036.shtml" target="_blank">Banca Centrale Europea</a>, i summit <a href="http://ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2012/01/08/visualizza_new.html_41464693.html" target="_blank">franco-tedeschi</a>, gli <a href="http://www.tgcom24.mediaset.it/economia/articoli/1033898/standard--poors-declassa-mezza-europa%3Cbr%3Ebene-monti-ma-le-riforme-sono-a-rischio.shtml" target="_blank">happening</a> delle agenzie di <a href="http://www.wallstreetitalia.com/article/1312451/fitch-declassa-il-rating-italia-tagli-piu-severi-evitati-grazie-a-monti.aspx" target="_blank">rating</a> e i <a href="http://www.tgcom24.mediaset.it/politica/articoli/articolo1035358.shtml" target="_blank">decreti</a> del <a href="http://www.governo.it/Notizie/Palazzo%20Chigi/dettaglio.asp?d=65689" target="_blank">governo</a>, i poveri italiani stanno <a href="http://www.repubblica.it/politica/2012/01/30/news/italiani_lotta_governo-28993174/?rss" target="_blank">perdendo la bussola</a> e non riescono a capire che cosa sta capitando e, soprattutto, che cosa ci capiterà in futuro.</p>
<p>Riguardo allo stato dei fatti,  è chiaro che la crisi non accenna a finire ma anzi <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/l%E2%80%99italia-si-dovra-preparare-a-un-anno-col-segno-meno-nessuna-crescita-senza-un-nuovo-patto-europeo_4290.html" target="_blank">durerà ancora a lungo</a>, assai più del previsto. L&#8217;<a href="https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/fields/2003.html" target="_blank">economia mondiale</a> continua a crescere ma appena intorno  al tre per cento (due punti in meno di due anni fa) e solo per la forza dei paesi in via di sviluppo che, seppure correndo con andatura più ridotta, mantengono una distanza abissale nei confronti della modesta crescita americana e della recessione europea.</p>
<p>Anche se non siamo quindi in grado di sapere quando usciremo dalla crisi, sappiamo tuttavia con certezza che vi usciremo in un mondo in cui i rapporti di forza saranno molto diversi rispetto al passato.</p>
<p>Limitandoci al quadro europeo, le più recenti ma non certo le più pessimistiche analisi (<a href="http://www.prometeia.it/it/media/comunicati-stampa/prometeia-presenta-a-bologna-il-br---strong-rapporto-di-previsione-strong----gennaio-2012.aspx?idC=63337&amp;idO=16721&amp;LN=it-IT" target="_blank">Prometeia 27 gennaio</a>) prevedono addirittura un calo dello 0,4% del PIL della zona Euro, con generali arretramenti di tutte le economie rispetto al passato e, perfino, con  una sostanziale stagnazione dell&#8217;economia tedesca.</p>
<p>Non possiamo certo meravigliarci. In conseguenza della frammentazione della politica europea tutti i paesi sono stati costretti ad aggiustare i bilanci nazionali, tagliando la spesa pubblica ed aumentando il peso fiscale. Per non essere vittime della speculazione internazionale siamo stati obbligati ad adottare una politica depressiva. Non dobbiamo perciò sorprenderci se la crisi si è aggravata in tutta Europa e ancora meno può destare sorpresa che, dato il nostro debito elevato e i nostri problemi strutturali, la situazione italiana sia assai peggiore della media europea. Avremo infatti in Italia una probabile <a href="http://www.oipamagazine.eu/categoria4696/Economia-e-Finanza/Economia-e-Lavoro/pil-rapporto-prometeia-previsto-un-calo-dell%5E17-quest%5Eanno.-ripresa-nel-2013.html" target="_blank">caduta del reddito</a> intorno all&#8217;1,7%  mentre, solo pochi mesi fa, speravamo di assestarci attorno allo zero.</p>
<p>Alla base di questo grave slittamento italiano sta il <a href="http://borsaitaliana.it.reuters.com/article/businessNews/idITMIE80Q03M20120127" target="_blank">crollo dei consumi</a> che, nel corso di due anni, sono destinati a calare di quasi il 5%.  Un crollo così ampio da coinvolgere pesantemente non solo i beni durevoli ma  anche i <a href="http://bologna.repubblica.it/dettaglio-news/15:23/4104300" target="_blank">prodotti alimentari</a>. Nello stesso rapporto <a href="http://www.prometeia.it/it/media/comunicati-stampa/prometeia-presenta-a-bologna-il-br---strong-rapporto-di-previsione-strong----gennaio-2012.aspx?idC=63337&amp;idO=16721&amp;LN=it-IT" target="_blank">Prometeia</a> vi è scritto che, alla fine del 2014, i consumi alimentari saranno, in termini reali, inferiori del 9,6% rispetto a quelli del 2007.  Questo impressionante regresso è avvenuto in conseguenza di una caduta dei redditi delle famiglie così forte che i consumi stanno crollando anche in presenza di una sostanziosa diminuzione del tasso di risparmio. Una diminuzione  che ci ha già portato in pochi anni dal primo all&#8217;ultimo posto nella classifica del risparmio tra i grandi paesi europei.</p>
<p>Approfondendo tutti questi dati troviamo inoltre l&#8217;evidenza (dolorosa anche se non sorprendente) che la riduzione del reddito disponibile si è concentrata maggiormente sulle <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=44642&amp;sez=HOME_ECONOMIA&amp;npl=&amp;desc_sez=" target="_blank">fasce  più basse</a>.</p>
<p>Il paese sta quindi diventando <a href="http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201201252124-ipp-rt10315-famiglie_piu_povere_i_redditi_tornano_agli_anni_90" target="_blank">più povero e più ingiusto</a>. D&#8217;altra parte non potrebbe essere altrimenti dato che, negli ultimi anni, soprattutto in conseguenza delle profonde ristrutturazioni dell&#8217;apparato industriale, abbiamo perso quasi <a href="http://www.rassegna.it/articoli/2011/12/15/81152/italia-in-recessione-persi-1-milione-di-posti-di-lavoro" target="_blank">ottocentomila posti di lavoro</a>. Altri purtroppo ne dovremo perdere nel prossimo futuro, anche se una grande parte delle ristrutturazioni è già stata compiuta. Solo una minima percentuale della perdita di occupazione può essere infatti compensata dall&#8217;aumento della domanda di cura alle persone, soprattutto dovuto all&#8217;invecchiamento della popolazione.</p>
<p>L&#8217;unico elemento positivo è dato dalle prospettive delle esportazioni, sperando naturalmente che la debolezza delle economie europee non si accompagni al rafforzamento dell&#8217;euro che, nonostante i recenti assestamenti, mi sembra essere ancora sopravvalutato.</p>
<p>Ho riportato tutti questi dati non certo per confondere ulteriormente il lettore e nemmeno per demoralizzarlo. Essi mettono semplicemente in rilievo che il necessario e non procrastinabile <a href="http://www.governo.it/Notizie/Palazzo%20Chigi/dettaglio.asp?d=65689" target="_blank">aggiustamento della nostra economia</a> deciso dal governo Monti ha obbligato il nostro paese a sacrifici molto pesanti e che questi sacrifici saranno prolungati anche in futuro.</p>
<p>Abbiamo fatto cioè <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/litalia-ha-fatto-il-suo-dovere-ora-tocca-agli-altri_4274.html" target="_blank">tutti i compiti</a> che i vari maestri ci avevano assegnato. A questo punto abbiamo il diritto di sapere  se e quando se ne manifesteranno gli effetti positivi. Ci attendiamo perciò che i prossimi <a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=161126" target="_blank">vertici europei</a> non si concludano con misure insufficienti e talmente vaghe nella loro fase di attuazione, da non arrestare il gioco della speculazione, rinviando alle calende greche ogni prospettiva di ripresa europea.</p>
<p>Il fatto che anche la Germania veda <a href="http://borsaitaliana.it.reuters.com/article/foreignNews/idITL5E8CU1DG20120130" target="_blank">peggiorare</a> le proprie prospettive e che il presidente Obama sia <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-11-28/vertici-missione-casa-bianca-083204.shtml?uuid=AaCWBJPE" target="_blank">visibilmente preoccupato</a> per i possibili effetti negativi di una recessione europea sulle elezioni americane dovrebbe spingere verso una politica che, attraverso una maggiore solidarietà, avvicini finalmente la fine della crisi e prepari la ripresa.</p>
<p>Dati i precedenti non sono troppo ottimista che questo avvenga in fretta. Per ora mi basta che i leader europei siano convinti che, fra i compiti da fare, non vi sia quello di fare testamento.</p>
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		<title>“Cento euro senza ricevuta o centocinquanta con la ricevuta?&#8221;</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/%e2%80%9ccento-euro-senza-ricevuta-o-centocinquanta-con-la-ricevuta_4333.html</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 06:22:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La crisi del debito
Europa e Fisco, segnali di svolta
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 8 gennaio 2012
Avevano chiesto all’Italia di fare i compiti a casa e noi abbiamo obbedito con puntualità. E li abbiamo fatti proprio tutti, compresa la versione di latino e i problemi di aritmetica sui quali ci eravamo impasticciati la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/740440440.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4343" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/740440440-300x250.jpg" alt="" width="300" height="250" /></a>La crisi del debito</p>
<p><strong>Europa e Fisco, segnali di svolta</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=08-01-2012&amp;pdfIndex=45" target="_blank"><strong>Il Messaggero</strong></a> del 8 gennaio 2012</p>
<p>Avevano chiesto all’Italia di <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/la-germania-non-ha-alcun-titolo-per-fare-la-maestrina_4241.html" target="_blank">fare i compiti a casa</a> e noi abbiamo <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/litalia-ha-fatto-il-suo-dovere-ora-tocca-agli-altri_4274.html" target="_blank">obbedito con puntualità</a>. E li abbiamo fatti proprio tutti, compresa la versione di latino e <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/ogliere-di-mezzo-questo-governo-per-recuperare-la-fiducia-del-sistema-finanziario-internazionale_4064.html" target="_blank">i problemi di aritmetica</a> sui quali ci eravamo <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/manovra-basta-riempirci-di-parole-a-cui-nessuno-crede_3657.html" target="_blank">impasticciati la scorsa estate</a> presentando risultati sempre diversi e fra loro contradditori. Come apertamente riconoscono i governanti europei, il bilancio pubblico italiano si presenta in ordine ed il deficit ci pone fra i paesi più in regola, ben avanti rispetto alla Spagna e la Francia. Tutto questo dovrebbe dare garanzie sufficienti, anche in presenza del macigno del debito che ci portiamo da trent’anni sulle spalle ma di cui abbiamo sempre correttamente sopportato il peso degli interessi.</p>
<p>Nonostante tutto questo la tempesta continua, <a href="http://www.corriere.it/economia/12_gennaio_06/borsa-rialzo_5f558a9a-383d-11e1-86b7-c754a63c4545.shtml" target="_blank">il famoso spread</a> aumenta con una progressione che, se ripetuta nel futuro, renderà davvero insostenibile il peso del debito. Accanto a questo si è costruito un meccanismo infernale per cui le nostre banche ( pur essendo sostanzialmente meno inquinate da titoli tossici rispetto a quelle estere) vengono obbligate ad esorbitanti aumenti di capitale e vengono regolarmente bastonate ogni volta che mettono in atto gli aumenti medesimi.</p>
<p>Qualche mese fa si poteva dire che <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/doveroso-lammonimento-della-bce-al-governo-italiano-arrivato-nel-massimo-del-caos-assoluto_3805.html" target="_blank">l’Italia veniva punita</a> per i suoi <a href="http://www.romanoprodi.it/comunicati/il-momento-e-drammatico-ogni-ritardo-puo-avere-conseguenze-irreversibili-per-lintero-paese_4073.html" target="_blank">comportamenti anomali</a> ma oggi può nascere il sospetto di essere puniti proprio perché facciamo il nostro dovere.<br />
Il fatto vero è che non siamo né puniti né premiati ma che in Europa <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/leuro-ci-ha-protetto-ora-facciamo-leuropa_4318.html" target="_blank">ognuno va per conto suo</a>, seguendo gli <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/il-prezzo-del-non-decidere-come-la-germania-ci-ha-spinto-nel-tunnel_4185.html" target="_blank">umori quotidiani</a> del proprio elettorato. Nonostante i ripetuti vertici, le divergenze sono continuamente aumentate. Il risultato è che le uniche decisioni prese riguardano la diminuzione del deficit: decisioni necessarie e sacrosante ma che, imposte in modo indiscriminato e senza misure di rilancio, non possono che portare ad un aggravamento della situazione economica. Per quanto riguarda l’Italia, le previsioni, già tristemente orientate <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/l%E2%80%99italia-si-dovra-preparare-a-un-anno-col-segno-meno-nessuna-crescita-senza-un-nuovo-patto-europeo_4290.html" target="_blank">verso il segno meno</a> per tutto l’anno in corso, sono continuamente <a href="http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/20111229_141825.shtml" target="_blank">corrette al ribasso</a>. Se si parla di un <a href="http://www.repubblica.it/economia/2011/12/22/news/italia_recessione_effetti-27031568/?rss" target="_blank">calo del due per cento</a> del reddito si passa quasi per ottimisti. Continuando così l’esito è segnato.</p>
<p>Mi sembra tuttavia che qualcosa si stia muovendo ed è l’atteggiamento della Francia. Da tanti mesi era evidente che i vertici a due fra <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/ora-lasciamo-lavorare-monti-lasse-merkozy-e-sbagliato-e-non-ha-risolto-niente_4150.html" target="_blank">Francia e Germania</a> mettevano solo in luce una crescente disparità fra i due paesi. Come ho più volte sottolineato, l’interesse francese non è più quello di reggere l’impossibile confronto con la Germania ma di costituire la forza aggregante di una nuova solidarietà europea comprendente un vasto numero di paesi, a cominciare dall’Italia e dalla Spagna.</p>
<p>Forse spinto dal progressivo evidenziarsi delle proprie debolezze, forse convinto della serietà delle intenzioni italiane, il presidente Sarkozy sembra finalmente orientarsi verso questa politica di <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2012/gennaio/07/Monti_Sarkozy_asse_per_euro_co_8_120107037.shtml" target="_blank">forzata ed interessata solidarietà</a> nei confronti dell’Italia. L’incontro di Parigi fra <a href="http://www.youtube.com/watch?v=3nZX-dgK6AY&amp;feature=related" target="_blank">Sarkozy e Monti</a> è, a mio parere, più importante dell’interpretazione che ne è stata data: Essa denota infatti un cambiamento nell’analisi della realtà europea che può preparare una strategia di lotta contro la crisi di cui non sono stati capaci gli asfittici vertici degli scorsi mesi. Una politica che, se vuole avere risultati positivi, dovrà per forza adottare gli strumenti necessari allo scopo, e cioè l’<a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/la-missione-di-draghi-alla-bce-non-usare-linflazione-per-uscire-dalla-crisi_3104.html" target="_blank">allargamento dei poteri</a> della Banca Centrale Europea e l’emissione degli <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/eurounionbond-per-la-nuova-europa_3598.html" target="_blank">Eurobonds</a>, con tutte le garanzie necessarie per tranquillizzare i risparmiatori tedeschi. Può nascere insomma  una solidarietà interessata, capace di imprimere all’Europa una politica non esclusivamente depressiva come quella che la Germania ha imposto nello scorso anno. L’incontro di Parigi dimostra che l’Italia ha ancora le carte in mano per entrare tra i protagonisti di questa possibile nuova politica.</p>
<p>Per ricoprire questo ruolo abbiamo naturalmente <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/monti-e-persona-coerente-e-severa-ridara-credibilita-allitalia_4127.html" target="_blank">bisogno di credibilità</a>, di essere cioè capaci di diminuire anno per anno, con la pazienza e la laboriosità delle formiche, il nostro debito. Questo naturalmente non può avvenire con un ulteriore inasprimento delle imposte, già vicine al limite di rottura. Diventa perciò assolutamente prioritaria la guerra contro l’evasione fiscale, anche se gli episodi di questi giorni dimostrano purtroppo che non tutti ne sono convinti.</p>
<p>Di fronte a una semplice e doverosa applicazione delle norme di legge che obbligano al <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/si-accorgono-solo-ora-che-levasione-e-vastissima-e-questa-che-produce-il-deficit_3747.html" target="_blank">controllo sull’evasione fiscale</a> si è infatti scatenata una forsennata contesa sui modi (forse poco aggraziati) con cui sono avvenuti i doverosi controlli. Si è arrivati al punto di indicare come colpevole l’Agenzia delle Entrate, che ha fatto solo il proprio dovere, con un azione che mi auguro prolungherà nel tempo ed estenderà nello spazio. E mi auguro anche che tutti coloro che hanno un ruolo educativo prendano <a href="http://www.ilmessaggero.it/video.php?id=13743" target="_blank">sul serio le parole</a> dette ieri dal Presidente Monti, che ci ha ricordato che <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=175924&amp;sez=HOME_INITALIA" target="_blank">le mani in tasca agli Italiani</a> non le mette lo Stato ma le mettono gli evasori. Perchè l’evasione è una violazione dei principi etici e di solidarietà. La vera debolezza italiana non è infatti la mancanza di risorse ma è quella di vivere in un paese in cui <a href="http://www.unita.it/culture/evasore-a-chi-non-si-faccia-br-il-gioco-dei-polli-di-trilussa-1.300101" target="_blank">è normale chiedere</a> “cento euro senza ricevuta o centocinquanta con la ricevuta”.</p>
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		<title>Lotta all&#8217;evasione fiscale per difendere la democrazia e sconfiggere la criminalità</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 07:00:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Superare la crisi
Il Paese e le due anomalie
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 13 novembre 2011
Quando si dice che le due grandi anomalie italiane sono l&#8217;evasione fiscale e la criminalità e quando si sottolinea che esse sono fra di loro legate e si alimentano reciprocamente, non si compie solo un&#8217;osservazione di carattere etico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/11/evasione.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-4111" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/11/evasione-300x202.jpg" alt="" width="300" height="202" /></a>Superare la crisi</p>
<p><strong>Il Paese e le due anomalie</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=13-11-2011&amp;pdfIndex=86" target="_blank"><strong>Il Messaggero</strong></a> del 13 novembre 2011</p>
<p>Quando si dice che le due grandi anomalie italiane sono l&#8217;<a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/paese-si-salva-con-lotta-allevasione-ce-profonda-differenza-fra-questa-manovra-e-la-nostra-eurotassa_3576.html" target="_blank">evasione fiscale</a> e la <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/sulla-disunita-che-unisce-litalia_2657.html" target="_blank">criminalità</a> e quando si sottolinea che esse sono fra di loro legate e si alimentano reciprocamente, non si compie solo un&#8217;osservazione di carattere etico ma si sottolinea un problema che condiziona la nostra intera economia e ipoteca il nostro futuro.</p>
<p>I dati disponibili in materia sono quasi inesauribili: mi basta tuttavia richiamare quelli contenuti nella <a href="http://www.parlamento.it/documenti/repository/commissioni/bicamerali/antimafiaXVI/Relazione-Doc.%20XXIII%20n.%205/525439.pdf" target="_blank">relazione sulla criminalità</a> presentata al Senato nel giugno del 2010 e, riguardo all&#8217;evasione fiscale, i dati dell&#8217;<a href="http://www.eurispes.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=1893:rapporto-italia-2011&amp;catid=40:comunicati-stampa&amp;Itemid=135" target="_blank">ultimo rapporto</a> del Centro Studi della Confindustria.</p>
<p>È da essi evidente che <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/si-accorgono-solo-ora-che-levasione-e-vastissima-e-questa-che-produce-il-deficit_3747.html" target="_blank">evasione</a> e <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/solo-una-riscossa-etica-e-politica-puo-salvare-il-mezzogiorno_4013.html" target="_blank">criminalità</a> possono prosperare esclusivamente sull&#8217;economia sommersa. Essa esiste dappertutto ma in Italia é fuori misura e supera di oltre il 60% quella degli altri paesi OCSE.</p>
<p>Il centro studi dell&#8217;Eurispes quantifica addirittura il fatturato di quest&#8217;<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2008/01/eurispes-rapporto-famiglie.shtml?uuid=44a1d8a8-cb3a-11dc-a2df-00000e251029&amp;DocRulesView=Libero" target="_blank">economia sommersa in 549 miliardi</a> di Euro aggiungendo, per dare sapore a questo numero, che esso equivale alla somma dell&#8217;intero PIL di Finlandia, Portogallo, Romania e Ungheria.</p>
<p>È un dato così imponente da sconvolgere tutto il nostro sistema economico e la nostra convivenza civile.</p>
<p>La conseguenza più immediata è quella di fare aumentare in modo insopportabile il peso fiscale gravante sulle spalle delle persone oneste. Mentre i dati ufficiali ci dicono che la pressione fiscale media oscilla tra il <a href="http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-987033/crisi-prometeia-con-manovra-reddito/" target="_blank">43 e il 44% del reddito</a>, il peso delle imposte sulle spalle di coloro che non evadono è addirittura di <a href="http://www.prometeia.it/it/ricerca/economia-reale/rapporto-di-previsione/edizione-ottobre-2011.aspx?idC=63528&amp;LN=it-IT" target="_blank">10 punti superiore</a>.</p>
<p>La seconda conseguenza è che all&#8217;interno di questo sommerso prospera l&#8217;economia criminale e mafiosa, che si stima possa valere circa un terzo di questa mostruosa quantità di denaro, con un fatturato superiore all&#8217;intero <a href="http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=324" target="_blank">prodotto lordo di Romania, Slovenia, Croazia ed Estonia</a> messi assieme.</p>
<p>La lotta contro la criminalità ha dato anche risultati concreti per merito della solerzia di molti pubblici funzionari e per l&#8217;eroismo di alcune associazioni di volontari, ma i sequestri dei patrimoni illeciti vanno a rilento e solo una parte di questi viene confiscata. Le leggi in materia sono sempre più complesse e sembrano essere fatte apposta per rendere più difficile l&#8217;avanzamento dell&#8217;economia legale nei confronti di quella criminale.</p>
<p>Se è così difficile perseguire l&#8217;illegalità all&#8217;interno del nostro paese, è quasi disperato  l&#8217;inseguimento dei profitti illeciti che corrono verso lidi stranieri. Il riciclaggio di denaro sporco e la criminalità non hanno frontiere mentre la lotta contro di loro si svolge con leggi nazionali, con insufficienti collaborazioni fra i diversi paesi e senza alcuna struttura internazionale superiore (a cominciare dalle Nazioni Unite) in grado di garantire l&#8217;osservanza delle leggi.</p>
<p>I provvedimenti in materia vengono rinviati <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/al-g20-processata-non-leconomia-italiana-ma-lincapacita-del-nostro-governo_4099.html" target="_blank">da un G20 all&#8217; altro</a> senza alcun progresso sostanziale.</p>
<p>In attesa di questo miracolo abbiamo tuttavia il dovere di fare quanto per noi è possibile per rendere l&#8217;Italia meno anomala e deviante rispetto agli altri paesi. In questo periodo di grande difficoltà della moneta europea è infatti utile ricordare che i due paesi che hanno il livello di economia sommersa e di evasione fiscale più elevata sono proprio i due paesi in situazione di maggiore difficoltà, e cioè la Grecia e l&#8217;Italia.</p>
<p>Senza l&#8217;evasione non avremmo nemmeno il debito pubblico che tanto pesa sul nostro destino.</p>
<p>Bisogna tuttavia affermare con chiarezza che la lotta all&#8217;evasione  non può operare solo per mezzo di norme punitive ma deve fondarsi soprattutto sull&#8217;uso di generalizzate, sistematiche e obbligatorie forme di pagamento diverse dal denaro contante.</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/11/evasione.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4112" title="evasione" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/11/evasione-300x224.jpg" alt="evasione" width="300" height="224" /></a>Tutti sappiamo che l&#8217;anomalo ed eccessivo uso del contante fa parte di una atavica tradizione italiana e tutti ci rendiamo conto che la &#8220;trracciabilità&#8221; dei pagamenti è oggettivamente una terribile &#8220;scocciatura&#8221;. Bisogna tuttavia avere ben chiaro in mente che l&#8217;unico modo <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/toccato-il-fondo-il-paese-va-in-rovina_3588.html" target="_blank">per ridurre l&#8217;evasione</a> e quindi l&#8217;ingiustizia è proprio la &#8220;tracciabilità&#8221;.</p>
<p>Non si tratta di una proposta fantasiosa e vessatoria. Vi sono numerosi progetti semplici e pieni di buon senso, tra cui quello elaborato dall&#8217;Associazione Bancaria Italiana, che prevede la progressiva diminuzione dell&#8217;uso del contante come &#8220;strumento per un recupero generale della legalità e contrasto all&#8217;evasione fiscale&#8221;.</p>
<p>E&#8217; quindi necessario dare  attuazione subito ad una politica capace di garantire la <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/paese-si-salva-con-lotta-allevasione-ce-profonda-differenza-fra-questa-manovra-e-la-nostra-eurotassa_3576.html" target="_blank">&#8220;tracciabilità&#8221;</a> di ogni pagamento.</p>
<p>Non può essere un paese giusto e moderno quello in cui fornitori, professionisti o artigiani domandano con assoluta naturalezza se il pagamento lo si vuole con o senza la ricevuta.<br />
Naturalmente, con una parcella del tutto divergente nei due casi.</p>
<p>Una domanda che sottintende che pagare le imposte sia un problema riservato solo ai percettori di reddito fisso.</p>
<p>Bisogna quindi ricordare ancora una volta a tutti gli italiani che la prosperità, l&#8217;equità e la democrazia si difendono soprattutto <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/litalia-e-indifesa-contro-la-speculazione-con-questo-governo-tutto-il-paese-rischia-di-saltare_3583.html" target="_blank">con le ricevute</a>.</p>
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		<title>“Il Mondo Che Verrà”: tre incontri televisivi con Romano Prodi su La7</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 22:00:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[IL MONDO CHE VERRÀ
Tre incontri in esclusiva con ROMANO PRODI
Su LA7, il  martedì alle 23:00 dall&#8217;11 al 25 ottobre 2011
Dall’aula dello Stabat Mater dell’Università di Bologna, tre incontri con il Professor Romano Prodi sul presente e sul futuro dell’economia mondiale. La sfida dei continenti e le armi per combattere la crisi, cosa fare contro l’aumento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/10/IlMondoCheVerrà.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3982" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/10/IlMondoCheVerrà-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" /></a><strong>IL MONDO CHE VERRÀ</strong><br />
Tre incontri in esclusiva con ROMANO PRODI</p>
<p>Su <a href="http://www.la7.it/ilmondocheverra/index.html" target="_blank"><strong>LA7</strong></a>, il  martedì alle 23:00 dall&#8217;11 al 25 ottobre 2011</p>
<p>Dall’aula dello <a href="http://www.la7.it/ilmondocheverra/fotogallery.html" target="_blank">Stabat Mater</a> dell’Università di Bologna, tre incontri con il Professor Romano Prodi sul presente e sul futuro dell’economia mondiale. La sfida dei continenti e le armi per combattere la crisi, cosa fare contro l’aumento della disuguaglianza, la paura del futuro e come vincerla. Tre appuntamenti per capire il mondo che c’è e Il Mondo Che Verrà. Il Professor Romano Prodi torna in cattedra.</p>
<p>Lo fa per <a href="http://www.la7.it/ilmondocheverra/bacheca.html" target="_blank">confrontarsi</a> con una classe di studenti italiani e stranieri provenienti dalle diverse facoltà dell’Università di Bologna sulla situazione mondiale contemporanea e i possibili sviluppi futuri. A coadiuvare il dibattito, la giornalista e conduttrice Natascha Lusenti.</p>
<p><strong>Il primo appuntamento</strong> con Il Mondo Che Verrà &#8211; andato in onda l&#8217;11 ottobre 2011 &#8211; è stato dedicato alla cosiddetta<strong> “La Sfida dei continenti”</strong>, più precisamente quello europeo, quello asiatico e quello americano, e all’evoluzione dei rapporti socio-politici ed economici tra di essi.</p>
<p><em>(Fare click sull&#8217;immagine per vedere il primo incontro su <strong>la7.tv</strong>) </em><br />
<a href="http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50234935" target="_blank"><img title="Prima puntata - La Sfida dei continenti" src="/images/mondoverra-puntata-1.jpg" alt="" /></a></p>
<p>Partendo dall’ascesa dei grandi Paesi emergenti, il Professore analizza l’attuale instabilità del sistema economico occidentale, la crisi dei debiti sovrani e la strada che ha portato a questa situazione difficile.</p>
<p>L’euro sopravviverà? Romano Prodi affronta così la questione: “L’Euro resisterà perché nessuno ha interesse a buttarlo a mare, non certo la Grecia, non certo l’Italia, ma soprattutto non la Germania. Perché oggi la Germania è di gran lunga il Paese più potente e più forte dell’Europa grazie all’euro”. E ancora: “Non si può avere una moneta comune senza avere anche un bilancio, un politica finanziaria ed economica comune. (…) O noi stiamo assieme, o la battaglia soli non la vinciamo. Neanche la Germania può farcela da sola. E’ grande per l’Europa, è piccola per il mondo”.</p>
<p>Oltre alla situazione finanziaria, Prodi esamina infine la crisi alimentare, l’espansione demografica e il futuro delle risorse energetiche. Un’analisi del quadro presente e dei possibili scenari futuri.</p>
<p><strong>Il secondo appuntamento</strong>, intitolato <strong>“La Disuguaglianza”</strong>, ha avuto come fulcro la questione della sempre più grande divergenza tra classi ricche e classi povere ed è andato in onda il 18 ottobre 2011.</p>
<p><em>(Fare click sull&#8217;immagine per vedere il secondo incontro su <strong>la7.tv</strong>) </em><br />
<a href="http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50236244" target="_blank"><img title="Seconda puntata - La Disuguaglianza" src="/images/mondoverra-puntata-2.jpg" alt="" /></a></p>
<p>Commentando la divergenza sempre più marcata tra la popolazione povera e quella più ricca del mondo, Romano Prodi analizza le cause che hanno portato a questa situazione: gli squilibri crescenti nella distribuzione dei redditi e nella pressione fiscale, la mancanza di crescita, il declino del welfare. Ed è proprio da tasse, welfare e istruzione che, secondo il Professore, bisogna partire per costruire una società più equa e più giusta.</p>
<p>E ancora si percorre la storia del welfare state, per capire perché nel mondo occidentale stia oggi regredendo. Il Professor Prodi affronta così il tema e le sue conseguenze: “Un problema del welfare è la riduzione delle risorse, ed è frutto della crisi. É un problema molto serio che obbliga ad alcuni provvedimenti non piacevoli. Aumenta l’età media delle persone in Italia, il cambiamento dell’età pensionabile si esige, altrimenti non ci sono le risorse per tutti. Il problema esiste.”</p>
<p>Infine il focus si sposta sulla situazione italiana: dal ruolo attuale dell’istruzione fino al livello di ricchezza e di equità presenti nel Paese. Romano Prodi lo commenta così: ‘C’è un problema di distribuzione, noi abbiamo un numero di famiglie poverissime. Una famiglia su cinque non arriva alla fine del mese. Abbiamo sì ricchezza, ma mal distribuita.”</p>
<p><strong>Il terzo appuntamento</strong> di questo ciclo di incontri è andato in onda il 25 ottobre 2011 con <strong>“La Paura”. </strong>Questo e&#8217; il titolo scelto per descrivere tre grandi tematiche del mondo  contemporaneo: l’immigrazione, la concorrenza internazionale e il futuro  dei nostri figli. Partendo dalla situazione dei trentenni di oggi, che  vivono in un Paese che mostra segni di sofferenza, il Professore  approfondisce lo stato della crescita economica italiana, una crescita  che non c’è.</p>
<p><em>(Fare click sull&#8217;immagine per vedere il terzo incontro su <strong>la7.tv</strong>) </em><br />
<a href="http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50237423" target="_blank"><img title="Terza puntata - La Paura" src="/images/mondoverra-puntata-3.jpg" alt="" /></a></p>
<p>Prodi descrive lo stato di disoccupazione e di lavoro precario in Italia, analizzando così il fenomeno della “fuga dei cervelli” e dei giovani italiani che non studiano, non lavorano e non sono in un programma di formazione: “Quasi la metà dei giovani tra i 15 e i 24 anni sono precari. Questa è veramente una tragedia nella tragedia: la grande disoccupazione giovanile e il precariato che domina anche nella parte occupata. Allora qui bisogna veramente cambiare registro.”</p>
<p>Da qui, partendo dal confronto con Cina e Stati Uniti e domandandosi se esistono le medesime paure, si arriva al problema del ricambio generazionale, che investe sia il mondo del lavoro sia quello della politica.</p>
<p>Infine, il Romano Prodi si sofferma sul tema dell’immigrazione, esaminando i dati reali di questo fenomeno e la percezione di esso deformata dalla crisi e dalla politica dell’ultimo decennio. Il Professore la commenta così: “La percezione è che gli immigrati siano molti di più di quelli che sono. Innanzitutto per la velocità con cui sono arrivati. E’ vero che gli stranieri in Italia sono meno che in Francia e Germania, ma sono arrivati velocissimi negli ultimi anni perché la nostra società si è trasformata più recentemente ma più in fretta. Uno dei nostri problemi che dobbiamo curare è l’integrazione, è capire che riceviamo delle risorse potenzialmente straordinarie e, adagio adagio, devono essere integrate. La generazione successiva deve diventare una generazione di italiani. Questa è la grande sfida dell’immigrazione.”</p>
<p>In chiusura di puntata, un question time con gli studenti: dal coordinamento delle politiche economiche dei paesi europei in risposta alla crisi a come e quando affrontare le riforme strutturali, dalla posizione attuale dei laureati in Italia al rapporto storico tra USA e Italia e alla sua evoluzione futura nel campo economico.<br />
<em><br />
(Ogni puntata è  disponibile su <strong><a href="http://www.la7.tv/programmi/ilmondocheverra/" target="_blank">www.la7.tv</a></strong>, la catch up tv di LA7).</em></p>
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		<title>Solo una riscossa etica e politica può salvare il Mezzogiorno</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/solo-una-riscossa-etica-e-politica-puo-salvare-il-mezzogiorno_4013.html</link>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 06:58:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il peso dell&#8217;illegalità
Una riscossa etica per salvare il Sud
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 23 ottobre 2011
Non so se per rassegnazione o per paura, ma è certo che si parla sempre meno del Mezzogiorno. Si parla spesso di problemi specifici, come i rifiuti o la criminalità, ma non si riflette  sull&#8217;arretramento della società [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/10/disoccupazione.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4017" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/10/disoccupazione-300x154.jpg" alt="" width="300" height="154" /></a>Il peso dell&#8217;illegalità</p>
<p><strong>Una riscossa etica per salvare il Sud</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/15WV/15WVFY.pdf" target="_blank"><strong>Il Messaggero</strong></a> del 23 ottobre 2011</p>
<p>Non so se per rassegnazione o per paura, ma è certo che si parla sempre meno del Mezzogiorno. Si parla spesso di problemi specifici, come i rifiuti o la criminalità, ma non si riflette  sull&#8217;arretramento della società meridionale riguardo agli aspetti fondanti della vita economica e sociale. Quando si ha l&#8217;avventura di leggere i rapporti o i documenti <a href="http://www.camera.it/application/xmanager/projects/camera/file/nota_informativa/or11-26-INTERNET.pdf" target="_blank">presentati</a> dalla <a href="http://www.svimez.it/" target="_blank">Svimez</a> alla Camera dei Deputati si è presi perciò da un <a href="http://www.italpress.com/economia/18616/svimez-mezzogiorno-a-rischio-tsunami-demografico-" target="_blank">vero e proprio sconforto</a>,  come accade di fronte a un evento nefasto contro il quale non esistono rimedi.</p>
<p>Il triste inventario parte dalla constatazione che la crisi economica ha colpito il Mezzogiorno ancora di più del resto d&#8217;Italia e che di ripresa, anche modesta, non se ne parla nemmeno. Perfino i consumi alimentari delle famiglie si sono ridotti per tre anni consecutivi: questo non è purtroppo una sorpresa vedendo che il Sud, che copre una quota pari al 30% di tutti gli occupati del Paese, ha sopportato il 55% delle perdite dei posti di lavoro causate dalla crisi.</p>
<p>Non solo la disoccupazione aumenta ma la disperazione è tale per cui molti <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/09/12/disoccupazione-il-calo-unillusione-in-15-milioni.html" target="_blank">non cercano nemmeno più un posto</a>. Questa è ormai <a href="http://www.walkonjob.it/articoli/903-news-1/732-disoccupati-oltre-1-milione-al-sud-sono-qnascostiq-non-cercano-lavoro-attivamente-e-alcuni-scelgono-il-nero" target="_blank">una fatica inutile</a> anche se si è disposti ad entrare nelle <a href="http://opendatablog.ilsole24ore.com/2011/08/lincidenza-del-lavoro-nero-in-italia/#axzz1bb6NfopY" target="_blank">aree grigie</a> del mercato del lavoro, che si annidano soprattutto nell&#8217;edilizia e nell&#8217;agricoltura.</p>
<p>E&#8217; infine necessario riflettere sul fatto che gli occupati con contratti regolari (incluso il part time) sono il 38% della popolazione in età lavorativa del Mezzogiorno contro il 58% del Centro-Nord.</p>
<p>La crescente disoccupazione tocca soprattutto i giovani e comprende sia coloro che hanno un basso livello di istruzione sia coloro che hanno alle spalle <a href="http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/notizie/dettaglio/laureati-un-anno-da-disoccupati-la-generazione-senza-prospettive/3761896" target="_blank">molti anni di scuola</a>, dato che un terzo dei laureati e dei diplomati al di sotto  dei 34 anni non svolge alcuna attività.</p>
<p>Nel breve spazio degli ultimi cinque anni, i diplomati che si iscrivono all&#8217;Università <a href="http://www.corriere.it/cronache/11_marzo_07/universita-dati-laureati-iscrizioni_6c3ed8f8-48e5-11e0-b2f1-0566c0fae1de.shtml" target="_blank">sono arretrati</a> dal 70 al 61% e un quarto dei ragazzi meridionali svolge i suoi studi universitari al Nord, nella speranza che questo aiuti a trovare successivamente un&#8217;occupazione.</p>
<p>Per effetto dell&#8217;emigrazione e dell&#8217;ulteriore diminuzione delle nascite, il Mezzogiorno perderà, nei prossimi vent&#8217;anni, un giovane su quattro . Se non muteranno le attuali tendenze, i sette milioni di abitanti al di sotto dei trent&#8217;anni si ridurranno a poco più di cinque, mentre gli undici milioni del centro-nord rimarranno undici milioni.</p>
<p>Si debbono quindi condividere le sconsolate conclusioni del rapporto Svimez per cui il risultato di questi cambiamenti produrrà un vero e proprio &#8220;tsunami&#8221; demografico e il Sud, da un&#8217;area ricca di menti e di braccia, si trasformerà  in un&#8217;area spopolata, anziana ed economicamente sempre più dipendente dal resto del Paese.</p>
<p>Da una simile situazione non si esce  con interventi di tipo economico ma solo con decisioni e comportamenti in grado di porre fine alle anomalie e alle diversità rispetto agli altri paesi ad elevato livello di sviluppo civile ed economico.</p>
<p>Il nostro Sud, nonostante la sua centralità nel Mediterraneo, non ha mai attratto investimenti stranieri. Nonostante le sue bellezze naturali e i monumenti di rara bellezza è fuori dalle grandi correnti turistiche. Nonostante il suo clima è un esportatore marginale di primizie agricole. Se tutto questo avviene e dura tenacemente da tanti decenni nonostante tanti esperimenti di interventi economici (a cominciare dalla Cassa del Mezzogiorno) bisogna pensare a qualche misura diversa dalla pur necessaria costruzione di infrastrutture o dall&#8217;erogazione di sussidi. Ho troppo presente nella mia mente la caduta delle speranze generate dall&#8217;inizio del decollo industriale di Catania e Napoli e ricordo ancora con dolore il progressivo soffocamento del porto di Gioia Tauro che, con la sua unica posizione geografica, con i suoi unici fondali e con le sue moderne attrezzature, poteva davvero costituire lo strumento per la costruzione di una nuova Calabria.</p>
<p>Il Mezzogiorno non corre al passo del mondo contemporaneo perché la <a href="http://web.mclink.it/MN8456/iniziative/12_10_2011_audizione/12_10_2011_audizione_testo.pdf" target="_blank">criminalità</a> e i <a href="http://web.mclink.it/MN8456/iniziative/12_10_2011_audizione/12_10_2011_audizione_testo2.pdf" target="_blank">comportamenti illegali</a> lo hanno isolato dal resto del mondo. Perché nessuno investe risorse in attività che corrono il rischio di essere quotidianamente taglieggiate dal mancato rispetto della legge. Perché nessuno si sente protetto da una classe politica a volte complice e a volte debole di fronte alle prevaricazioni. Perché, di conseguenza, le energie migliori fuggono.</p>
<p>Non sono gli interventi economici che pongono rimedio a questa situazione ma soltanto un mutamento etico e politico. Ed è in questa direzione che lo Stato e i cittadini debbono camminare.</p>
<p>A questa semplice conclusione  si doveva  arrivare molti decenni fa, senza illuderci che un po&#8217; di denaro  avrebbe cambiato le coscienze e i comportamenti,  mentre è solo il cambiamento delle coscienze e dei comportamenti che può preparare un futuro al nostro Mezzogiorno.</p>
<p>Romano Prodi</p>
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		<title>Pacifica protesta in 82 città, non è ammissibile che proprio a Roma sia sfociata in violenze</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 10:45:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prodi: «Sul lavoro fase di disperazione Ma la violenza non è ammissibile»
«A Bologna ci concentriamo nel costruire tante iniziative che abbiano rilievo internazionale»
Articolo su Il Corriere della Sera, edizione di Bologna, del 18 ottobre 2011
BOLOGNA &#8211; Sul fronte del lavoro l&#8217;Italia si trova «in un momento di disperazione». È quanto ha affermato l&#8217;ex presidente del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/10/dopogliscontri.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3985" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/10/dopogliscontri-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a>Prodi: «Sul lavoro fase di disperazione Ma la violenza non è ammissibile»</strong><br />
«A Bologna ci concentriamo nel costruire tante iniziative che abbiano rilievo internazionale»</p>
<p>Articolo su <a href="http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/politica/2011/18-ottobre-2011/prodi-sul-lavoro-viviamo-momento-disperazione-1901857905702.shtml" target="_blank"><strong>Il Corriere della Sera</strong></a>, edizione di Bologna, del 18 ottobre 2011</p>
<p>BOLOGNA &#8211; Sul fronte del lavoro l&#8217;Italia si trova «in un momento di disperazione». È quanto ha affermato l&#8217;ex presidente del Consiglio e della Commissione europea, Romano Prodi, arrivando al convegno per il <a href="http://www.nomisma.it/fileadmin/User/Trentennale_NOMISMA_programma_18.10.11.pdf" target="_blank">trentesimo anniversario di Nomisma</a>.</p>
<p>«A Bologna &#8211; ha osservato riferendosi all&#8217;esperienza di <a href="http://www.nomisma.it/" target="_blank">Nomisma</a> ma anche di altre realtà al fine di creare spazi di lavoro &#8211; ci concentriamo nel costruire tante iniziative che abbiano rilievo internazionale. Nomisma &#8211; ha proseguito riferendosi all&#8217;istituto di cui è fondatore &#8211; è <a href="http://tv.repubblica.it/edizione/bologna/nomisma-day-parla-modiano/78503?pagefrom=1" target="_blank">una di queste realtà</a>, c&#8217;è <a href="http://www.prometeia.it/it/home-page.aspx?idC=63190&amp;LN=it-IT" target="_blank">Prometeia</a>, c&#8217;è <a href="http://www.almalaurea.it/" target="_blank">Almaweb</a>, c&#8217;è la <a href="http://www.almaweb.unibo.it/it/almags/home.plp" target="_blank">Business School</a>, infinite tessere che devono mettere Bologna in rapporto con il mondo». A giudizio di Prodi,«questo è l&#8217;unico modo con cui possiamo contribuire a creare posti di lavoro veri, di alto livello, di cui i nostri ragazzi hanno bisogno. In questo senso &#8211; ha aggiunto ancora &#8211; abbiamo dato enfasi a questo trentennale che avviene in un momento di <a href="http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-987935/crisi-prodi-caduta-storica-economia/" target="_blank">disperazione sul problema del lavoro</a>» in modo, ha concluso, che si dia «l&#8217;idea di rafforzare cose esistenti e costruire cose nuove».</p>
<p>In ogni caso, ha detto Prodi, la sofferenza e i timori per la situazione economica <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/no-allo-scontro-fisico-ma-la-crisi-la-pagano-gli-ultimi-capisco-la-loro-rabbia_3955.html" target="_blank">non possono giustificare</a> la guerriglia avvenuta a Roma sabato scorso nel corso della <a href="http://www.repubblica.it/politica/2011/10/16/news/i_black_bloc_devastano_roma-23314788/?ref=HREC1-1" target="_blank">manifestazione degli «indignati»</a>. «Chiaramente c&#8217;è una <a href="http://tv.repubblica.it/le-inchieste/chi-sono-gli-indignati-italiani-la-scheda/78196?pagefrom=1" target="_blank">grande sofferenza</a> &#8211; ha osservato l&#8217;ex premier &#8211; dal punto di vista dell&#8217;analisi economica queste paure emergono evidenti ma attenzione che da questo alla violenza c&#8217;è un abisso. <a href="http://tv.repubblica.it/edizione/bologna/prodi-la-violenza-non-e-ammissibile/78516" target="_blank">La violenza non è ammissibile</a>». A giudizio di Prodi, ancora, «non è ammissibile che su 82 città in cui c&#8217;è stata questa pacifica protesta, una sola sia sfociata nelle violenze e sia Roma: non è ammissibile». (fonte Ansa)</p>
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		<title>&#8220;Il Mondo che verrà&#8221;. Il primo incontro &#8211; la sfida dei Continenti</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/documenti/il-mondo-che-verra-prima-puntata-la-sfida-dei-continenti_3906.html</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 06:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL MONDO CHE VERRÀ primo incontro
La sfida dei Continenti
Il primo di tre incontri in esclusiva con Romano Prodi su La7 dell&#8217; 11 ottobre 2011
Dall’aula dello Stabat Mater dell’Università di Bologna, questo è il primo tre incontri con il Professor Romano Prodi sul presente e sul futuro dell’economia mondiale. La sfida dei continenti e le armi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/10/il_mondo_che_verra1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3907" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/10/il_mondo_che_verra1-300x164.jpg" alt="" width="300" height="164" /></a>IL MONDO CHE VERRÀ primo incontro</p>
<p>La sfida dei Continenti</p>
<p>Il primo di tre incontri in esclusiva con Romano Prodi su <strong><a href="http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50234935" target="_blank">La7</a></strong> dell&#8217; 11 ottobre 2011</p>
<p>Dall’aula dello Stabat Mater dell’Università di Bologna, questo è il primo tre incontri con il Professor Romano Prodi sul presente e sul futuro dell’economia mondiale. La sfida dei continenti e le armi per combattere la crisi, cosa fare contro l’aumento della disuguaglianza, la paura del futuro e come vincerla. Tre appuntamenti per capire il mondo che c’è e Il Mondo Che Verrà. Il Professor Romano Prodi torna in cattedra.</p>
<p>Il Professore si è confrontato con una classe di studenti italiani e stranieri provenienti dalle diverse facoltà dell’Università di Bologna sulla situazione mondiale contemporanea e i possibili sviluppi futuri. A coadiuvare il dibattito, la giornalista e conduttrice Natascha Lusenti.</p>
<p>Il primo appuntamento con Il Mondo Che Verrà è dedicato alla cosiddetta “Sfida dei continenti”, più precisamente quello europeo, quello asiatico e quello americano, e all’evoluzione dei rapporti socio-politici ed economici tra di essi.</p>
<p><em>Click sull&#8217;immagine per vedere la puntata</em><br />
<a href="http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50234935" target="_blank"><img title="Il Mondo che verrà - primo incontro - la sfida dei Continenti" src="/images/rp.it_la7_imgplay.jpg" alt="" /></a></p>
<p>Ogni puntata è inoltre disponibile on demand per sette giorni su <a href="http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50234935" target="_blank">www.la7.tv</a>, la catch up tv di LA7.</p>
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		<title>Per fare ripartire la crescita, premiare investimenti produttivi e punire capitali immobilizzati</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/per-fare-ripartire-la-crescita-premiare-investimenti-produttivi-e-punire-capitali-immobilizzati_3868.html</link>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 06:29:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sostenere la crescita
Le famiglie italiane e la sfida al debito
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 9 ottobre 2011
Negli ultimi mesi il problema del debito pubblico è emerso come il punto debole della nostra economia. Esso, insieme alla bassa crescita e ai singolari comportamenti dei governo, è stato l`elemento che ha scatenato la speculazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/10/casa_salvadanaio-400x300.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3869" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/10/casa_salvadanaio-400x300-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Sostenere la crescita</p>
<p><strong>Le famiglie italiane e la sfida al debito</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=41715&amp;sez=HOME_ECONOMIA&amp;npl=&amp;desc_sez=" target="_blank">Il Messaggero</a> del 9 ottobre 2011</p>
<p><a href="http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=09-10-2011&amp;pdfIndex=59" target="_blank">Negli ultimi mesi</a> il problema del <a href="http://www.brunoleoni.it/" target="_blank">debito pubblico</a> è emerso come il punto debole della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lista_di_stati_per_debito_pubblico" target="_blank">nostra economia</a>. Esso, insieme alla bassa crescita e ai <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/nave-senza-nocchiere-in-gran-tempesta-non-donna-di-province-ma-bordello_3846.html" target="_blank">singolari comportamenti</a> dei governo, è stato l`elemento che ha <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/litalia-e-indifesa-contro-la-speculazione-con-questo-governo-tutto-il-paese-rischia-di-saltare_3583.html" target="_blank">scatenato la speculazione</a> internazionale nei confronti dei nostri titoli pubblici. Di fronte a quest`attacco è stato con autorevolezza osservato (<strong><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2010-12-07/quei-dieci-motivi-italia-195927.shtml?uuid=AYxgQtpC" target="_blank">Fortis</a>, <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/09/19/grande-patrimonio-crescita-zero-come-perche-in.html" target="_blank">Panara</a> e <a href="http://www.bancaditalia.it/interventi/altri_int/2011/Rinaldi_70411.pdf" target="_blank">Banca d`Italia</a></strong>) che a fare da contrappeso a questo debito vi è la solida ricchezza del <a href="http://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin/banc_fin/ricfamit/2010/suppl_67_10.pdf" target="_blank">patrimonio delle famiglie italiane</a>. Esso, anche se distribuito in modo certamente non equo, è talmente grande che dovrebbe tranquillizzare tutti i detentori stranieri del debito estero italiano sull`assoluta solidità del nostro sistema.</p>
<p>Tale patrimonio è infatti maggiore di quello della quasi totalità degli altri Paesi ed è stato inoltre meno intaccato dal crollo dei <a href="http://www.a-realestate.it/news/speciali/110216_cbre.html" target="_blank">valori immobiliari</a>, in Italia relativamente meno pesante che altrove. La ricchezza netta (tolti cioè i debiti) delle famiglie italiane è oggi oltre otto volte il reddito disponibile, contro il 6,3% delle famiglie tedesche e il 7,8% di quelle francesi, leggendarie detentrici di patrimoni immobiliari e terrieri. Tutto ciò non ci ha messo al riparo da feroci <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/perche-gli-speculatori-attaccano-leuropa-ma-non-gli-usa_3491.html" target="_blank">attacchi speculatori</a>. La ricchezza delle famiglie è infatti non facilmente mobilizzabile per diminuire il debito pubblico perché questo richiederebbe l`introduzione di un`ingente <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/attuare-urgenti-riforme-economiche-strutturali-per-evitare-pesanti-imposte-patrimoniali_3561.html" target="_blank">imposta patrimoniale</a>.</p>
<p>Oggi non voglio entrare direttamente su questo argomento ma fare un`altra riflessione, che emerge dall`analisi della differenza della composizione dei patrimoni familiari fra l`Italia e gli altri Paesi europei.</p>
<p>Il nostro patrimonio è pesantemente sbilanciato verso le <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2010-12-20/bankitalia-oltre-meta-ricchezze-102648.shtml" target="_blank">attività immobiliari</a>, ed in particolare quasi esclusivamente verso le abitazioni, mentre in Francia e in Germania è molto più consistente la quota di investimenti in attività finanziarie o in fabbricati non residenziali.</p>
<p>Esaminando più a fondo i dati relativi ai patrimoni familiari, ci si trova inoltre di fronte ad altri particolari degni di nota. Vediamo infatti che, nell`ambito di questi patrimoni, vi sono quasi sei milioni di abitazioni non occupate, che non danno alcun reddito. Al contrario, gli investimenti produttivi che fanno riferimento alle attività di impresa (impianti, macchinari, attrezzature, avviamenti ecc.) rappresentano solo il 5,9% della ricchezza delle nostre famiglie.</p>
<p>Di conseguenza il capitale delle imprese posseduto dalle famiglie risulta del 12% in Italia, contro il 30% della Francia e il 34% della Germania. Le attività delle nostre imprese sono perciò finanziate facendo soprattutto ricorso al debito.</p>
<p>Viviamo quindi in una distorsione in cui la rendita e la presunta <a href="http://www.casa24.ilsole24ore.com/art/mondo-immobiliare/2011-09-16/immobiliare-ripresa-allontana-205459.php?uuid=Aa7XY54D" target="_blank">sicurezza del mattone</a> prevalgono in maniera eccessiva sugli investimenti produttivi, danneggiando la crescita. Mentre si parla tanto di patrimoniale (tema che peraltro non può essere certo eliminato dai nostri ragionamenti) non si pensa a semplici riforme fiscali finalizzate a spostare la convenienza degli investimenti delle famiglie verso i settori produttivi capaci di fare crescere l`economia italiana.</p>
<p>Il primo passo è la reintroduzione della cosiddetta Dit (<a href="http://www1.agenziaentrate.it/modulistica/dichiarazione/1999/unico99/760/iperguida/modelli/appendice/aqg14.htm" target="_blank">Dual income tax</a>) introdotta dal mio governo proprio per <a href="http://archiviostorico.corriere.it/1998/settembre/20/Pensioni_casa_carte_Prodi_co_0_98092012581.shtml" target="_blank">favorire la capitalizzazione</a> delle imprese ma subito cancellata dai governi successivi. Quest`imposta rende semplicemente più conveniente alle famiglie investire nel capitale delle imprese. Con lo stesso obiettivo di dirottare la nostra ricchezza verso investimenti produttivi è inoltre necessario reintrodurre l`Ici (con le dovute modulazioni per le categorie più disagiate) e innalzarla nei confronti dei sei milioni di case sfitte. Questo avviene in tutti i Paesi del mondo proprio per spingere i proprietari a fare ogni sforzo per mobilizzare e fare fruttare il proprio patrimonio.</p>
<p>Stiamo da mesi discutendo su come dare spinta alla crescita e non ci rendiamo conto che lo strumento più importante è proprio quello di rendere il patrimonio e la ricchezza funzionali alla crescita stessa. Sono convinto che queste semplici decisioni farebbero aumentare immediatamente il tasso di sviluppo e, nel lungo periodo, cambierebbero in modo radicale l`efficienza della nostra economia, premiando l`investimento produttivo a scapito della rendita e del capitale lasciato ozioso.</p>
<p>Mi rendo conto che, dal punto di vista politico, questa non è una decisione facile. Una specie di tradizione atavica fa infatti ritenere più sicuro (sia alle famiglie che agli imprenditori) sedersi sul mattone, anche quando esso rimarrà ìnfruttuoso e inutilizzato per un tempo indefinito. Una buona politica deve creare le convenienze per cambiare queste percezioni e questi comportamenti. Il futuro dei nostri figli non può essere affidato alle case vuote e inutilizzate ma ad attività produttive e innovatrici.</p>
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		</item>
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		<title>Nel disarmo di tutta l&#8217;assistenza governativa all&#8217;estero, l&#8217;Italia ha totalmente abbandonato il Corno D&#8217;Africa</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/nel-disarmo-di-tutta-lassistenza-governativa-allestero-litalia-ha-totalmente-abbandonato-il-corno-dafrica_3554.html</link>
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		<pubDate>Sun, 31 Jul 2011 08:25:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Gli aiuti negati all’Africa che muore”
L’Italia ha abbandonato il Corno d’Africa. È ora di rimediare. Anche con l’Expo
Lettera di Romano Prodi su Il Corriere della Sera del 31 luglio 2011
Caro direttore, ho seguito con profonda attenzione quanto il Corriere ha scritto sulla terribile carestia del Corno d’Africa. Condivido quindi il vostro appoggio all’iniziativa di «Agire» [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/07/Corno_dAfrica.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3556" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/07/Corno_dAfrica-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>&#8220;Gli aiuti negati all’Africa che muore”</strong></p>
<p>L’Italia ha abbandonato il Corno d’Africa. È ora di rimediare. Anche con l’Expo</p>
<p>Lettera di Romano Prodi su <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/luglio/31/Gli_aiuti_negati_all_Africa_co_9_110731043.shtml" target="_blank">Il Corriere della Sera</a> del 31 luglio 2011</p>
<p>Caro direttore, ho seguito con profonda attenzione quanto il Corriere ha scritto sulla terribile carestia del Corno d’Africa. Condivido quindi il vostro appoggio all’<a href="http://www.agire.it/it/appelli_di_emergenza/africa_orientale/427genzapk_it/dona%20_ora_it.html?gclid=CMzYwqXfsKoCFU8NtAodqT8e9Q" target="_blank">iniziativa di «Agire»</a> e delle associazioni non governative ad essa collegate per la raccolta delle risorse necessarie a fare fronte all’<a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/luglio/30/Perche_salvare_Corno_Africa_vuol_co_9_110730103.shtml" target="_blank">immensa catastrofe</a>.</p>
<p>Non voglio in questa sede soffermarmi sulle dimensioni e le caratteristiche di questa carestia. I lettori hanno potuto leggerle in tutti gli aspetti analitici e ne hanno potuto vedere le drammatiche immagini. Abbiamo tutti di fronte ai nostri occhi i <a href="http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Esteri/Corno-Africa-720-mila-bimbi-rischio/22-07-2011/1-A_000229185.shtml" target="_blank">bambini che muoiono di fame</a> in mezzo alle carcasse degli animali e i profughi che non riescono ad <a href="http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Esteri/Somalia-sfollato-quarto-popolazione/01-08-2011/1-A_000232270.shtml" target="_blank">arrivare ai pochi luoghi</a> di soccorso.</p>
<p>I nostri dati sulla <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/luglio/23/Mangiando_radici_come_capre_Nel_co_9_110723008.shtml" target="_blank">mancanza di acqua, cibo, assistenza sanitaria e alloggio</a> sono purtroppo condivisi da tutti gli organismi internazionali e da tutte le Ong operanti nel Corno d’Africa.</p>
<p>Il richiamo ad un atto di solidarietà è reso inoltre più urgente dalla constatazione che le risorse pubbliche mondiali impegnate (e non ancora raccolte) raggiungono a mala pena la metà dei mezzi già oggi necessari, mentre la carestia peggiorerà almeno fino a gennaio prossimo e fatalmente prolungherà le proprie nefaste conseguenze per molti anni. L’iniziativa di solidarietà è quindi urgente ed indispensabile, ma lo è ancora di più per noi italiani, data la particolare responsabilità che deriva dalla lunga storia dei rapporti fra il nostro Paese e il Corno d’Africa e soprattutto fra l’Italia e la Somalia, che è oggi al centro di questa tragedia.</p>
<p>Nell’ambito del disarmo di tutta la nostra assistenza governativa all’estero abbiamo infatti totalmente abbandonato il Corno d’Africa e lo abbiamo fatto nonostante che, da parte dei popoli che lo abitano, il richiamo ad un rapporto forte e diretto con l’Italia sia particolarmente sentito. È vero che questo rapporto è reso difficile da situazioni politiche complesse ma è purtroppo altrettanto vero che stiamo attuando una politica di totale irresponsabilità sia riguardo alle relazioni governative dirette sia nel supporto delle numerose associazioni non governative (laiche e religiose) che eroicamente continuano ad operare nell’area. L’appello del Corno d’Africa all’Italia riceve una risposta colpevolmente sempre più debole. Vorrei tuttavia aggiungere un’ultima riflessione che riguarda particolarmente Milano.</p>
<p>La città del Corriere ha opportunamente scelto come punto di riferimento della prossima Expo <a href="http://www.expo2015.org/ht/it/il_tema.html" target="_blank">il cibo e l’acqua</a>. Tutti ci rendiamo conto che, se non si interviene con una grande iniziativa mondiale, la mancanza di cibo e di acqua sarà non solo causa di immense tragedie umanitarie ma sarà all’origine delle nuove guerre. L’acqua dei grandi fiumi del mondo, come è oggi utilizzata, non basta più a sfamare i popoli che vi vivono attorno. Il Nilo arriva sostanzialmente secco al Mediterraneo mentre i Paesi a monte dell’Egitto e del Sudan, a cominciare dall’Etiopia, reclamano maggiore acqua per il proprio sviluppo e per la propria agricoltura. Problemi analoghi esistono per il Tigri e L’Eufrate e l’elenco poterebbe allungarsi verso un infinità di fiumi maggiori e minori.</p>
<p>Nello stesso tempo gli attuali sistemi di irrigazione usano dieci volte (o anche più) la quantità di acqua che potrebbero usare con sistemi più aggiornati. Non parlo delle tecnologie all’avanguardia ma di metodi appena un poco più moderni. Nessuno oggi riflette in modo operativo su questi grandissimi problemi. L’Expo di Milano deve quindi essere la grande occasione per approfondirne gli aspetti tecnici e le soluzioni politiche. La bella battaglia per l’Expo di Milano l’abbiamo vinta non pensando a un’impossibile concorrenza alla inarrivabile grandiosità di Shanghai e nemmeno per accrescere il valore di alcune aree fabbricabili, ma per dare un contributo alla soluzione del più grande problema dell’umanità, che è quello di garantire cibo e acqua per tutti. Lo sforzo di solidarietà straordinaria di cui il suo giornale si è fatto oggi protagonista insieme alle Ong deve perciò legarsi ad un progetto che, nella storia dell’umanità, sarà più importante e duraturo della torre Eiffel, che ancora oggi ci ricorda l’Expo celebrata a Parigi più di un secolo fa.</p>
<p>Presidente Fondazione per la Collaborazione tra i popoli</p>
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		<title>Perchè gli speculatori attaccano l&#8217;Europa ma non gli USA</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 07:21:55 +0000</pubDate>
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Il rischio debito
L&#8217;EUROPA GLI USA E LE CRISI PARALLELE
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 24 Luglio 2011
La grande paura per una possibile dissoluzione dell&#8217;euro è passata. il compromesso è stato raggiunto e tutti sembrano essere felici e contenti. Come al solito l&#8217;Unione Europea discute e discute, i problemi si aggravano e si ingigantiscono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/07/EURO-DOLLARO.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3500" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/07/EURO-DOLLARO-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a></p>
<p><strong>Il rischio debito</strong></p>
<p><strong>L&#8217;EUROPA GLI USA E LE CRISI PARALLELE</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=24-07-2011&amp;pdfIndex=83" target="_blank"><strong>Il Messaggero</strong></a> del 24 Luglio 2011</p>
<p>La grande paura per una possibile dissoluzione dell&#8217;euro è passata. il <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/luglio/22/Ultimo_salvagente_per_Grecia_co_8_110722003.shtml" target="_blank">compromesso</a> è <a href="http://www.tmnews.it/web/sezioni/videonews/20110722_video_08562329.shtml" target="_blank">stato raggiunto</a> e tutti sembrano essere <a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=154857" target="_blank">felici e contenti</a>. Come al solito l&#8217;Unione Europea discute e discute, i problemi si aggravano e si ingigantiscono ma poi, arrivati sull&#8217;orlo del precipizio, <a href="http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/20110722_072558.shtml" target="_blank">l&#8217;accordo viene raggiunto</a> e la vita ricomincia. Ormai siamo abituati a questa crescita dell&#8217;Europa attraverso le crisi e perciò accogliamo con un sospiro di sollievo il compromesso. Il sollievo deriva dal fatto che abbiamo evitato il baratro. Fino a lunedì scorso la speculazione impazzava, i mercati finanziari ballavano e i tassi di interesse del nostro debito pubblico salivano al cielo. Prima le indiscrezioni e poi le notizie degli accordi di Bruxelles hanno calmato le inquietudini della Borsa e hanno diminuito la differenza dei tassi di interesse fra i buoni del tesoro italiani e quelli tedeschi, riportandoli al livello che precedeva la grande tempesta.</p>
<p>Il compromesso raggiunto <a href="http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/128272/atene_si_salva_anche_leuropa_forse" target="_blank">può ritenersi soddisfacente</a> perchè rafforza e rende più flessibile il così detto <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-07-21/fondo-salvastati-allarga-campo-225543.shtml" target="_blank">Fondo salva Stati</a> (cioè l&#8217;<a href="http://www.efsf.europa.eu/about/index.htm" target="_blank">Efsf</a>, European financial stability facility) sostenendo i Paesi in difficoltà, allungando la durata dei prestiti concessi e abbassandone il costo. All&#8217;Efsf, è concessa inoltre la possibilità di partecipare alla ricapitalizzazione delle banche e, in presenza di circostanze eccezionali, il fondo può acquistare titoli di stato di qualsiasi Paese. Si tratta di un bel passo in avanti, quasi l&#8217;inizio di una più incisiva politica economica europea, anche se le pur cospicue dimensioni del fondo (440 miliardi di euro) non sarebbero sufficienti per una prolungata crisi di grandi Paesi come la Spagna o l&#8217;Italia. Tuttavia, date le divergenze esistenti fra i diversi Paesi europei, non ci potevamo aspettare nella di meglio.</p>
<p>Per questo motivo i mercati finanziari hanno <a href="http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-959259/borsa-indici-rialzo-ipotesi/" target="_blank">accolto con favore</a> le decisioni prese a Bruxelles, nonostante l&#8217;<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-07-22/fitch-blocca-rimbalzo-borse-231347.shtml?uuid=AaSBuRqD" target="_blank">inopportuno e immotivato intervento</a> di una delle solite agenzie di rating. Certo il prezzo pagato per oltre un anno di discussioni fra Francia e Germania e fra i governi e la Banca centrale europea è altissimo. Se questo compromesso fosse stato raggiunto a tempo debito, cioè un anno fa, sarebbe costato meno della metà e avrebbe risparmiato le tensioni e i rischi che tanto ci hanno danneggiato negli scorsi mesi.</p>
<p>Non dobbiamo nemmeno illuderci che le tempeste monetarie non possano ritornare in futuro. Ci siamo infatti messi in sicurezza riguardo alle tensioni in corso ma non è stato certo creato un meccanismo capace di assorbire gli shocks economici e di preparare gli interventi necessari per aggiustare gli squilibri e mediare le tensioni che fatalmente insorgeranno fra i diversi Paesi membri. A differenza dell&#8217;Europa gli Stati Uniti posseggono questi necessari strumenti di intervento.</p>
<p>Ed è proprio il possesso di questi strumenti che rende del tutto non plausibile l&#8217;ipotesi di una bancarotta americana, nonostante un deficit molto superiore rispetto a quello dell&#8217;area euro e <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=40099&amp;sez=HOME_ECONOMIA&amp;npl=&amp;desc_sez=" target="_blank">il permanere delle liti</a> fra repubblicani e democratici. Eppure mancano ormai pochi giorni al 2 agosto, giorno nel quale, in mancanza di accordo, si dovrebbero sospendere le spese del governo federale, segnalando con questo lo stato di una vera e propria bancarotta. <a href="http://www3.lastampa.it/economia/sezioni/articolo/lstp/412797/" target="_blank">Il compromesso non è facile</a> perchè i repubblicani e i democratici hanno ricette del tutto opposte per riportare in ordine i conti del Paese. I primi puntano tutto sulla diminuzione delle spese. I secondi vogliono accompagnare il controllo della spesa con un aumento delle imposte per le categorie di reddito più elevate e, soprattutto, <a href="http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2011/07/11/AO3CCDk-sanita_difesa_tagli.shtml" target="_blank">si oppongono ai tagli </a>delle spese sociali, partendo dalla protezione sanitaria per i poveri (medicaid) e per gli anziani (medicare). L&#8217;accordo è reso <a href="http://www.lettera43.it/economia/macro/21719/casa-bianca-caccia-all-accordo-sul-deficit.htm" target="_blank">ancora più difficile</a> dalla circostanza che le elezioni presidenziali si stanno avvicinando e che il grande potere di coloro che vorrebbero addirittura una diminuzione del peso fiscale (il così detto movimento del Tea Party) indebolisce la posizione di quanti, nel Partito repubblicano, sono disposti ad una mediazione per arrivare ad un pacchetto comprensivo di aumenti fiscali e diminuzione di spese. Di fronte a questo estenuante braccio di ferro ci si va orientando verso misure minori e insufficienti a correggere un deficit ormai astronomico. Nel contempo si dovrà perciò innalzare il tetto del debito pubblico, in modo da potere continuare a spendere anche oltre il 2 agosto.</p>
<p>Negli Stati Uniti come in Europa si pratica quindi la tecnica del rinvio fino all&#8217;esasperazione, con la differenza che in America nessuno speculatore attacca i buoni del tesoro e le società di rating si limitano a generici richiami, che servono da ammonimento ai politici ma che non muovono di un centimetro i mercati finanziari. La lentezza del processo decisionale è quiindi il rischio maggiore sia per la navigazione della democrazia europea che di quella americana. La differenza sta nel fatto che la forza del sistema politico americano permette una navigazione tranquilla, mentre il cammino europeo continua a procedere in mezzo alle tempeste.</p>
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