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	<title>Romano Prodi &#187; Peacekeeping</title>
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	<description>Pagine del sito del prof. Romano Prodi</description>
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		<title>Donne protagoniste della &#8220;Primavera Araba&#8221;. Bisogna coordinare il lavoro del volontariato in Africa</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jun 2011 06:55:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ex premier è incaricato speciale dell&#8217;ONU
«Donne artefici  del risveglio  dei Paesi africani» 
Prodi: ma la strada resta lunga
Intervista di Bruno Lugaro a Romano Prodi su Il Secolo XIX del 30 giugno 2011

Il «Risveglio africano», come ama  chiamarlo Romano Prodi, è anche il risveglio  delle donne che nella &#8220;Primavera Araba&#8221;  hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/gty_tahrir_square_jef_110517_wg.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3321" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/gty_tahrir_square_jef_110517_wg-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>L&#8217;ex premier è incaricato speciale dell&#8217;ONU</p>
<p><strong>«Donne artefici  del risveglio  dei Paesi africani» </strong></p>
<p>Prodi: ma la strada resta lunga</p>
<p>Intervista di Bruno Lugaro a Romano Prodi su <a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=11MRUP" target="_blank"><strong>Il Secolo XIX</strong></a> del 30 giugno 2011</p>
<div>
<p>Il «Risveglio africano», come ama  chiamarlo Romano Prodi, è anche il <a href="http://guerrecontro.altervista.org/blog/?p=8782" target="_blank">risveglio  delle donne</a> che nella &#8220;<a href="http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/392201/" target="_blank">Primavera Araba</a>&#8221;  hanno avuto un <a href="http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2011/mese/06/articolo/4816/">ruolo spesso determinante</a> in Bahrein, Egitto, Libia. Donne, dunque,  non ai margini, ma <a href="http://www.blitzquotidiano.it/politica-mondiale/arabia-saudita-donne-al-volante-divieto-campagna-892944/" target="_blank">protagoniste</a> di  sommovimenti epocali. L`ex premier ne  parla al Secolo XIX, nella duplice veste di  presidente del gruppo di lavoro Onu-Unione  Africana perle missioni di <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/onu-discute-rapporto-prodi-sugli-aiuti-al-peacekeeping-in-africa-proposto-un-fondo-fiduciario-volontario_631.html" target="_blank">peacekeeping</a>,  e presidente della <a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=1156" target="_blank">Fondazione</a> per la Collaborazione  dei Popoli. Insomma, da un osservatorio  privilegiato.</p>
<p><em>Professor Prodi, nel Nord Africa le  donne hanno dato un primo segnale di  emancipazione? </em></p>
<p>«Sì, si sono sottratte al ruolo tradizionale  che hanno in quelle società, soprattutto le  giovani donne, la <a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-e41d4187-79b2-4e88-a015-25d96a2f1e40.html" target="_blank">generazione di internet</a>,  della tv satellitare. Una generazione più colta  e dunque più consapevole del ruolo che  può avere. Ma attenzione: non ci si illuda  che all`improvviso siano cambiati costumi e  tradizioni. Il cammino sarà lento, faticosissimo. Ma la direzione è quella giusta».</p>
<p><em>Le donne in Africa sono ancora vittime  di discriminazioni, soprusi, violenze.</em></p>
<p>«Non solo. La donna in molti casi è quella  che <a href="http://www.solidarietainternazionale.it/anno-xix/n-03-mar-2008/341-lafrica-delle-donne-tra-storia-e-futuro.html" target="_blank">porta il peso fisico</a> della famiglia, il peso  più massacrante del lavoro. È discriminata  due, tre, cento volte. E questo è un problema  di non facile soluzione e che richiede <a href="http://www.minervariviste.com/esteri/192--lafrica-delle-donne" target="_blank">tempi  lunghi</a>, come dicevo».</p>
<p><em>E sarà lungo anche il cammino verso il  &#8220;risveglio africano&#8221;.</em></p>
<p>«Il <a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=417" target="_blank">nostro lavoro</a> è una <a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=1156" target="_blank">goccia nel mare</a>,  ma l`obiettivo è chiaro: aiutare la cooperazione  tra Paesi africani, sotto il profilo economico  e politico. Dobbiamo spingere Stati  Uniti, Unione Europea, Cina e Unione Africana  a compiere uno sforzo comune in questa  direzione. L`Unione Africana è fatta da  53 Paesi (più il Marocco), alcuni anche molto  piccoli. Se non cooperano tra di loro non  avranno mai un futuro. Ed è poi necessario  che questa cooperazione sia garantita da  una struttura sovranazionale».</p>
<p><em>C`è l`Unione Africana, che però fin qui  ha fallito.</em></p>
<p>«È vero, però i processi sono lenti e se si  vuole raccogliere bisogna prima seminare. Anche <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/per-la-pace-in-africa-responsabilizzare-lunione-africana-e-creare-un-fondo-mondiale-per-il-peacekeeping_641.html" target="_blank">un piccolo seme</a> di autorità sovranazionale  che aiutai rapporti trai Paesi, diventa  importante».</p>
<p><em>A Washington la sua Fondazione, lo  scorso 16 giugno, ha gettato un seme <a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=1156" target="_blank">per  la cooperazione</a>.</em></p>
<p>«In Africa non c`è solo da lavorare per la  pace e la sicurezza. Dobbiamo promuovere  la realizzazione di infrastrutture che agevolino  i collegamenti tra i diversi Paesi. Dobbiamo  spingere verso la creazione di un  mercato africano sempre più libero e ampio. C`è davvero tanto da fare. Per ora, voglio essere  onesto, i risultati che abbiamo ottenuto  sono modesti. Sono gocce nel mare, come le  dicevo. Però parliamo di obiettivi di lungo  termine, rispetto ai quali bisogna insistere,  anche se i successi tardano ad arrivare».</p>
<p><em>C`è anche la questione del debito dei  Paesi africani verso <a href="https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/rankorder/2186rank.html" target="_blank">l`Occidente</a>, la <a href="http://www.asianews.it/index.php?l=it&amp;art=8029&amp;geo=17&amp;size=A" target="_blank">Cina</a>. Da anni si parla di aiuti in questo senso.</em></p>
<p>«<a href="http://apic.igc.org/campaign_new/debt.php" target="_blank">Qualche progresso</a> negli ultimi anni <a href="http://www.imf.org/external/np/exr/facts/hipc.htm" target="_blank">è  stato fatto</a>. Molti Paesi, e la stessa Ue, hanno  effettivamente concesso la <a href="http://www.wdm.org.uk/blog/invisible-debts" target="_blank">remissione del  debito</a>».</p>
<p><em>Gli esempi migliori da quali governi  sono arrivati?</em></p>
<p>«Dalla Scandinavia, dal Giappone e, negli   ultimi tempi, anche dalla Gran Bretagna».</p>
<p><em>Scusi, e l`Italia? </em></p>
<p>«<a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/africa-investire-sullunita_1970.html" target="_blank">Fanalino di coda</a>. Il peggiore di gran lunga. In qualsiasi riunione il nostro Paese viene  biasimato per la scarsa sensibilitàverso il  problema della remissione del debito».</p>
<p><em>E vero che l`Ue potrebbe affidarle un  ruolo di mediazione perla Libia?</em></p>
<p>«L`ho letto sui giornali ma <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/prodi-io-mediatore-con-gheddafi-non-so-nulla_3098.html" target="_blank">nessuno</a> me ne  ha mai parlato, anche perché mi sembra che  in questo momento la mediazione non lavoglia  nessuno».</p>
<p><em>Un ultimo flash sul <a href="http://www.misna.org/primo-piano/%E2%80%9Cdonne-in-africa%E2%80%9D-protagoniste-silenziose-un-convegno-a-genova/" target="_blank">convegno di Genova</a>. L`obiettivo è creare un coordinamento  tra le varie associazioni di volontariato  che operano in Africa </em></p>
<p>«Obiettivo molto importante. Ci sono  tantissime anime generose in giro per l`Africa  e se ci fosse un coordinamento, la loro generosità  darebbe risultati molto maggiori. Nessuno deve rinunciare alla propria identità,  che è un valore, una molla indispensabile. Ma almeno si sappia cosa fa uno e cosa  fa l`altro. E cosa si può fare insieme. Meno  mezzi ci sono più occorre usarli bene».</p></div>
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		<title>Prodi: cooperazione internazionale fondata sul multilateralismo è la ricetta per l&#8217;integrazione africana</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 17:06:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[AFRICA: PRODI, MULTILATERALISMO RICETTA PER INTEGRAZIONE =
(AGI) &#8211; Washington, 16 giu. &#8211; Una &#8220;nuova cooperazione internazionale&#8221;  fondata sul multilateralismo per sostenere l&#8217;integrazione dell&#8217;Africa e  superare cosi&#8217; i problemi che affliggono il Continente nero. E&#8217; questa  la proposta emersa nel corso della conferenza &#8220;Africa 53 Stati &#8211; Una  Unione. Le nuove sfide&#8220;, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/rivoluzionelibia.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3222" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/rivoluzionelibia-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a>AFRICA: PRODI, MULTILATERALISMO RICETTA PER INTEGRAZIONE </strong>=</p>
<p>(<strong>AGI</strong>) &#8211; Washington, 16 giu. &#8211; Una &#8220;nuova cooperazione internazionale&#8221;  fondata sul multilateralismo per sostenere l&#8217;integrazione dell&#8217;Africa e  superare cosi&#8217; i problemi che affliggono il Continente nero. E&#8217; questa  la proposta emersa nel corso della conferenza &#8220;<a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=1156" target="_blank">Africa 53 Stati &#8211; Una  Unione. Le nuove sfide</a>&#8220;, la due giorni di dibattito sulle prospettive di  sviluppo africano organizzata dalla &#8216;<a href="http://www.fondazionepopoli.org/" target="_blank">Fondazione</a> per la collaborazione  tra i popoli&#8217; di Romano Prodi, che si chiude oggi a Washington.</p>
<p>Al  centro della discussione, il &#8220;momento delicatissimo&#8221; attraversato  dall&#8217;Unione africana, il principale organismo regionale del continente  che, sottolinea Lorenzo <a href="http://www.unibo.it/SitoWebDocente/default.htm?upn=lorenzo.zambernardi3%40unibo.it&amp;TabControl1=TabCV" target="_blank">Zambernardi</a>, consigliere della Fondazione,  assiste oggi all&#8217;<a href="http://www.irispress.it/Iris/page.asp?VisImg=S&amp;Art=112402&amp;Cat=1&amp;I=immagini/Politica/Prodi%20Romano.jpg&amp;IdTipo=0&amp;TitoloBlocco=Esteri&amp;Codi_Cate_Arti=16" target="_blank">uscita di scena del suo principale finanziatore</a>, la  Libia di Muammar Gheddafi. &#8220;Questo pone un serio problema dal punto di  vista finanziario&#8221; rileva Zambernardi &#8221; proprio in un momento in cui  l&#8221;Unione africana vede aumentare il bisogno di risorse economiche&#8221;.</p>
<p>Tuttavia, e&#8221; la sua analisi, &#8220;il momento di crisi puo&#8217;  trasformarsi in una grande opportunita&#8217; per la comunita&#8217;  internazionale&#8221;, che e&#8217; chiamata a razionalizzare i suoi investimenti  nel Continente nero, puntando proprio sull&#8217;Ua e sulle altre  organizzazioni regionali protagoniste del processo di integrazione  politica, economica e sociale. Perche&#8217; cio&#8217; avvenga, &#8220;e&#8217; necessaria una  maggiore leadership di attori internazionali come l&#8217;Ue, gli Usa e la  Cina&#8221;, nell&#8217;ambito di una nuova strategia che punti a &#8220;superare il  bilateralismo&#8221; privilegiando il quadro multilaterale. Un approccio,  spiega il consigliere, su cui si e&#8217; registrato forte consenso da parte  dei partecipanti al dibattito, in primis il Sottosegretario di Stato  americano per l&#8217;Africa, Johnny Carson.</p>
<p>Nel corso della conferenza, che  si e&#8217; aperta ieri alla presenza di Romano Prodi, si e&#8217; discusso anche  dello sviluppo economico e infrastrutturale dell&#8217;Africa, fattori a loro  volta di integrazione e di progresso democratico del continente.</p>
<p>L&#8217;appuntamento di Washington e&#8217; il secondo per la fondazione, dopo la  <a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=417" target="_blank">conferenza di Bologna</a> del maggio 2010, e precede quello ad Addis Abeba  dell&#8217;anno prossimo.</p>
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		<title>Dobbiamo pensare al dopo-Gheddafi e difendere i frutti delle rivolte arabe</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 12:05:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ex premier presiede dal 2008 il gruppo di lavoro Onu-Unione Africana  per le missioni di peacekeeping
&#8220;Ma con Tripoli non c&#8217;è più spazio per mediazioni&#8221;
«Dobbiamo pensare al dopo-Gheddafi e difendere i frutti  delle rivolte arabe»
La crisi del Nord Africa è un grosso guaio per noi.  Serve un nuovo disegno di difesa dei nostri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/libia.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3209" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/libia-300x196.jpg" alt="" width="300" height="196" /></a>L&#8217;ex premier presiede dal 2008 il gruppo di lavoro Onu-Unione Africana  per le missioni di peacekeeping</p>
<p><strong>&#8220;Ma con Tripoli non c&#8217;è più spazio per mediazioni&#8221;</strong></p>
<p>«Dobbiamo pensare al dopo-Gheddafi e difendere i frutti  delle rivolte arabe»</p>
<p>La crisi del Nord Africa è un grosso guaio per noi.  Serve un nuovo disegno di difesa dei nostri interessi nell&#8217;area</p>
<p>Intervista di Massimo Gaggi su Il Corriere della Sera del 16 giugno 2011</p>
<p>Washington — «No, non mi pare che sulla Libia ci siano spazi per una  mediazione. Chi conosce bene la situazione sostiene che la prima a non  volerla è la Nato. La cosa che possiamo fare ora è agire per evitare che  questa difficile crisi faccia saltare l&#8217;unico organismo multilaterale  del continente nero, l&#8217;Unione Africana. E poi dobbiamo <a href="http://www.rainews24.rai.it/it/canale-tv.php?id=23461" target="_blank">prepararci al  dopo-Gheddafi</a>. Che rischia di essere abbastanza complicato soprattutto  per l&#8217;Italia, visto che nell&#8217;area probabilmente crescerà il peso della  Francia, della Gran Bretagna e della Cina».</p>
<p>Romano Prodi, che dal 2008  presiede il <a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/notizie/il-segretario-generale-dellonu-nomina-romano-prodi-alla-guida-della-commissione-speciale-delle-nazioni-unite-per-lafrica_58.html" target="_blank">gruppo di lavoro Onu-Unione Africana</a> per le missioni di  «peacekeeping», analizza l&#8217;impatto delle rivoluzioni nordafricane poco  prima di aprire, qui a Washington, i lavori della <a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=1156" target="_blank">conferenza sul futuro  del continente più povero del Pianeta</a>.</p>
<p>Indicato in passato come  possibile <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/prodi-io-mediatore-con-gheddafi-non-so-nulla_3098.html" target="_blank">mediatore</a>, l&#8217;ex capo del governo italiano afferma che «quello  che serve ora è uno sforzo per salvare i frutti delle rivoluzioni dei mesi scorsi. Le cose non sono messe bene:  l&#8217;Egitto, Paese-guida dell&#8217;area, è <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/litalia-e-in-prima-linea-promuova-un-massiccio-piano-di-aiuto-al-nuovo-egitto_2943.html" target="_blank">alle corde</a>. Crescono disoccupazione e  criminalità. Molti imprenditori sono in prigione, altri sono scappati  all&#8217;estero».</p>
<p>Nell&#8217;immediato il problema che preoccupa di più Prodi è la  sopravvivenza dell&#8217;Unione Africana, il mantenimento della sua  operatività. «Alla <a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=417" target="_blank">conferenza di un anno fa</a> discutevamo grandi progetti.  Oggi siamo di fronte a un&#8217;emergenza: rischiamo il collasso dell&#8217;unico  organismo multilaterale dell&#8217;Africa il cui funzionamento è stato fin qui  garantito in misura rilevante dai <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=37197&amp;sez=HOME_NELMONDO&amp;npl=&amp;desc_sez=" target="_blank">soldi della Libia</a>».</p>
<p>Quanto? Nessuno  lo sa con esattezza, perché l&#8217;Unione è una realtà assai poco  trasparente. Ufficialmente da Tripoli arriva il 15% delle risorse. In  realtà pare pesi almeno per il 3o. Qualcuno parla addirittura del 5o%.</p>
<p>«Non è un problema di aride cifre» spiega Prodi. «L&#8217;Unione funziona  male, ma è l&#8217;unica istituzione che abbiamo, l&#8217;unica entità che può favorire uno sviluppo ordinato dell&#8217;Africa. Che  ha bisogno di una difesa comune, politiche comuni, un mercato integrato.  Come puoi fabbricare auto in Ghana senza infrastrutture e una  dimensione del mercato che vada oltre i confini di quel Paese?»</p>
<p>Le  rivolte nordafricane che in Occidente hanno scaldato i cuori dei  democratici, ora cominciano a preoccupare: «Dopo aver sostenuto i  movimenti, adesso dobbiamo fare uno sforzo concorde per far ripartire i  Paesi della &#8220;<a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/africa-unita-per-il-futuro_3162.html" target="_blank">primavera araba</a>&#8220;. La loro crisi è un grosso guaio per  l&#8217;Italia, primo partner commerciale della Libia, secondo dell&#8217;Egitto,  della Tunisia e anche della Siria. La nostra politica mediterranea ne  esce molto scossa. Serve un nuovo disegno di difesa dei nostri interessi  nell&#8217;area.</p>
<p>Ma le rivoluzioni hanno anche un effetto destabilizzante sul  resto dell&#8217;Africa: scompongono il quadro dei finanziamenti e anche  quello delle alleanze». Gli Stati Uniti cominciano  rendersene conto e infatti la <a href="http://www.wilsoncenter.org/index.cfm?fuseaction=events.event_summary&amp;event_id=701440" target="_blank">conferenza</a> che si è aperta ieri, organizzata dalla  <a href="http://www.fondazionepopoli.org/" target="_blank">Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli</a> creata dallo stesso Prodi  tre anni fa e dalla Sais, la Scuola internazionale della <a href="http://www.sais-jhu.edu/" target="_blank">John Hopkins  University</a>, è sostenuta dal Dipartimento di Stato Usa. «L&#8217;Unione  Africana — spiega Prodi — va aiutata con un intervento multilaterale:  non bastano le iniziative dei singoli Paesi. Che spesso sono ex potenze  coloniali coi loro legittimi interessi. America, Europa e Cina non si  sono mai sedute attorno a un tavolo per discutere del futuro dell&#8217;  Africa». Alla conferenza, oltre ai leader di Paesi africani, per la  prima volta sono presenti, uno a fianco all&#8217;altro, esponenti  dell&#8217;Amministrazione Obama, del governo di Pechino e dell&#8217; Unione  europea.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.rainews24.rai.it/it/canale-tv.php?id=23461" target="_blank"><em>Guarda l’ intervista di RaiNews24 a Romano Prodi</em></a></p>
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		<title>Troppe contraddizioni sulle rivolte arabe, così l&#8217;Italia perderà peso in Nordafrica</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 05:29:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Romano Prodi a Washinton per presiedere la seconda conferenza internazionale &#8220;53 Countries One Union&#8221;
&#8220;Troppe contraddizioni sulle rivolte arabe così l&#8217;Italia perderà  peso  in Nordafrica&#8221; Aumenterà l&#8217;influenza di quei paesi che hanno  strategie  più chiare: Francia, Inghilterra Cina e Turchia
Intervista di Federico Rampini a Romano Prodi su La Repubblica del 16 giugno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/rivolteafricane.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3204" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/rivolteafricane-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Romano Prodi a Washinton per presiedere la seconda conferenza internazionale &#8220;53 Countries One Union&#8221;</p>
<p><strong>&#8220;Troppe contraddizioni sulle rivolte arabe così l&#8217;Italia perderà  peso  in Nordafrica&#8221; Aumenterà l&#8217;influenza di quei paesi che hanno  strategie  più chiare: Francia, Inghilterra Cina e Turchia</strong></p>
<p>Intervista di Federico Rampini a Romano Prodi su <a href="http://rampini.blogautore.repubblica.it/2011/06/16/prodi-litalia-sta-perdendo-il-nordafrica/" target="_blank"><strong>La Repubblica</strong></a> del 16 giugno 2011</p>
<p>L&#8217;intervista &#8211; Dal nostro inviato federico Rampini, Washington -</p>
<p>«E&#8217; ondivaga la politica dell&#8217;Italia verso il Nordafrica. Le  <a href="http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2011/6_giugno/16/mondo_arabo_prodi_ondivaga_politica_italiana_verso_nord_africa,30101709.html" target="_blank">oscillazioni italiane</a>, i continui cambiamenti, non ci giovano in nessuno  scenario, qualunque sia l&#8217;esito finale in Libia e altrove». Romano  Prodi è a Washington per presiedere la seconda conferenza internazionale  &#8220;<a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=1156" target="_blank">Africa: 53 Countries One Union</a>&#8221; e da qui lancia l&#8217;allarme per la  perdita d&#8217;influenza del nostro paese in un&#8217;area strategica.</p>
<p><em>Quale prezzo  pagherà l&#8217;Italia? </em></p>
<p>«In Libia e in tutto il Nordafrica aumenterà  l&#8217;influenza di quei paesi che hanno strategie più chiare: la Francia,  l&#8217;Inghilterra tra gli europei, la Cina sicuramente, anche la Turchia per  il suo <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/brics-un-altro-passo-avanti-verso-un-mondo-pluralistico-e-multipolare_2814.html" target="_self">peso economico crescente</a>. Il problema non si limita alla Libia.  Sono in preda a sconvolgimenti tutti i paesi nei quali storicamente  l&#8217;Italia si trova al primo o secondo posto come partner economico:  Egitto, Tunisia, Siria, Iran. L&#8217;<a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/non-basta-trovare-soldi-per-azioni-militari-manca-una-leadership-internazionale_2845.html" target="_blank">ondeggiare non ci aiuta</a>, l&#8217;Italia va  verso una perdita secca su questo fronte strategico.</p>
<p>Manca la capacità di inventare una nuova politica. Il governo italiano dovrebbe  farsi promotore di una nuova visione europea, perché solo un approccio  multilaterale ci può salvare».</p>
<p><em>Lei qui a Washington oggi incontra i  dirigenti americani e cinesi, oltre ai rappresentanti dell&#8217;Unione europea  e dell&#8217;Africa. Di tutte le rivoluzioni democratiche incompiute quale la  preoccupa di più?</em></p>
<p>«L&#8217;Egitto, per l&#8217;<a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/litalia-e-in-prima-linea-promuova-un-massiccio-piano-di-aiuto-al-nuovo-egitto_2943.html" target="_blank">importanza unica</a> di questo paese. Le  cose non stanno andando bene al Cairo, le difficoltà economiche sono  enormi, l&#8217;industria turistica ha visto crollare le entrate in valuta,  aumenta la delinquenza, un milione e mezzo di emigrati egiziani in Libia  sono tornati e s&#8217;inaridiscono le rimesse.</p>
<p>I capitali sono fuggiti, gli  imprenditori sono in carcere o progettano di scappare all&#8217;estero».</p>
<p><em>Lei  propone &#8220;una grande prova di amicizia&#8221; verso quei paesi. Al <a href="http://www.aise.it/esteri/mae/83940-g8-deauville-fondi-per-sostenere-la-qprimavera-arabaq-ma-gheddafi-se-ne-deve-andare.html" target="_blank">G8 di  Deauville</a> Barack Obama ha già annunciato la <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Egitto-Obama-Usa-cancellano-fino-a-un-miliardo-di-debiti_312036253876.html" target="_blank">cancellazione del debito</a> egiziano e tunisino. </em></p>
<p>«E&#8217; importante, ma bisogna vigilare al rispetto degli impegni, i G8 non hanno una gran  tradizione nel mantenere le promesse».</p>
<p><em>Lei chiede di <a href="http://www.fondazionepopoli.org/?cat=11" target="_blank">trasferire risorse e competenze</a> all&#8217;Unione africana, ma paesi come la Francia e  l&#8217;Inghilterra si oppongono. </em></p>
<p>«E&#8217; comprensibile, in certi paesi africani  le ex potenze coloniali ancora svolgono un ruolo immenso, gestiscono  molti servizi essenziali. Ma bisogna uscirne, non è credibile una  gestione degli interventi affidata ai vecchi colonizzatori».</p>
<p><em>Potrebbe  uscire da questa conferenza una <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/prodi-io-mediatore-con-gheddafi-non-so-nulla_3098.html" target="_blank">mediazione</a> per sbloccare l&#8217;impasse libica? </em></p>
<p>«La parola mediazione <a href="http://www.irispress.it/Iris/page.asp?VisImg=S&amp;Art=112402&amp;Cat=1&amp;I=immagini/Politica/Prodi%20Romano.jpg&amp;IdTipo=0&amp;TitoloBlocco=Esteri&amp;Codi_Cate_Arti=16" target="_blank">è impropria</a>. La Nato non la vuole, evidentemente  pensa che la vittoria è vicina. Ma la fine di Gheddafi avrà implicazioni  profonde in tutta l&#8217;Africa, basti pensare che l&#8217;Unione africana  otteneva il 30% dei suoi fondi dalla Libia».</p>
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		<title>Africa unita, per il futuro</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 11:08:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Unita per il futuro
Intervista di Vincenzo Giardina a Romano Prodi in copertina di Misna del 9 giugno 2011
“Bisogna coltivare l’utopia dell’integrazione interafricana” dice alla MISNA Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea, ex presidente del Consiglio italiano, ma soprattutto uomo che guarda lontano come ha confermato un suo studio per conto dell’Onu e dell’Unione africana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.fondazionepopoli.org/wp-content/uploads/2011/06/africa.jpg"><img class="size-medium wp-image-1180 alignright" src="http://www.fondazionepopoli.org/wp-content/uploads/2011/06/africa-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Unita per il futuro</strong></p>
<p>Intervista di Vincenzo Giardina a Romano Prodi in copertina di <a href="http://www.misna.org/economia-e-politica/unita-per-il-futuro-intervista-a-romano-prodi/" target="_blank"><strong>Misna</strong></a> del 9 giugno 2011</p>
<p>“Bisogna coltivare l’utopia dell’integrazione interafricana” dice alla MISNA Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea, ex presidente del Consiglio italiano, ma soprattutto uomo che guarda lontano come ha confermato un <a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=279&amp;lang=en" target="_blank">suo studio</a> per conto dell’Onu e dell’Unione africana sulle <a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=273" target="_blank">missioni di pace a sud del Sahara</a>.</p>
<p>La settimana prossima a Washington la sua Fondazione per la collaborazione tra i popoli organizza una conferenza dal titolo “<a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=1083" target="_blank">Africa 53 Stati – Una unione. Le nuove sfide</a>”. È la seconda tappa di un percorso che si concluderà l’anno prossimo ad Addis Abeba, capitale dell’Etiopia e sede dell’Ua. Dalla guerra in Libia alla divisione del Sudan, ammette Prodi, la strada si fa più difficile…</p>
<p><em>Presidente, il 15 e 16 giugno si discuterà di integrazione africana come unica via per lo sviluppo. Ma intanto il continente si divide…</em></p>
<p>“È vero, il continente purtroppo si divide. Ma è meglio separare i problemi. L’indipendenza del Sud Sudan da Khartoum è la conclusione di un processo lunghissimo e, per questo, non stupisce. Allo stesso tempo è il segno di un continente in cui, non dico la ricerca dell’unità, ma anche solo una collaborazione più stretta tra i paesi è assolutamente difficile. Nel caso della Libia ci sono le tensioni e le proteste alimentate da un regime autoritario ma anche divisioni profonde tra Tripolitania e Cirenaica, in epoca coloniale province distinte. Un altro elemento è che nel bene e nel male Muammar Gheddafi è stato un forte contributore materiale dell’Unione africana, nonostante questo aiuto sempre rimasta povera di mezzi. Anche in futuro, dunque, l’esiguità di risorse finanziarie creerà problemi molto seri all’Ua. Debbo ammettere, d’altra parte, che non pochi Stati africani diffidano di un’Unione forte o condizionano i loro contributi alla trasparenza dei conti e alle scelte politiche. Tutti questi fattori rendono più difficile l’obiettivo di un’integrazione del continente incentrata sull’Unione africana e le sue deboli organizzazioni regionali”.</p>
<p><em>Quali sono le “nuove sfide” per il continente?</em></p>
<p>“Vediamo le difficoltà, ma non perdiamo la fede nel disegno di <a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=417" target="_blank">favorire la cooperazione tra i paesi africani</a>. È l’unica alternativa a che il continente diventi terreno di scontro tra clan contrapposti e grandi potenze. O c’è un dialogo che coinvolga l’Europa, gli Stati Uniti, la Cina e l’Unione africana oppure la crescente influenza di Pechino si scontrerà con la resistenza della Francia nei paesi francofoni, della Gran Bretagna nei paesi anglofoni e degli Stati Uniti nei paesi amici del Golfo di Guinea. Gli africani saranno così deboli che potranno solo affidarsi a un sostegno esterno o, peggio ancora, subire una penetrazione dall’esterno. Il continente è il più grande serbatoio di energie e risorse naturali di un mondo che va verso i nove miliardi di abitanti. O obblighiamo le grandi potenze a dialogare tra loro o riprodurremo nel XXI secolo uno scenario già visto”.</p>
<p><em>A sud del Sahara esiste il rischio di un’integrazione economica che non preveda collaborazione politica?<br />
</em><br />
“L’integrazione economica presuppone quella politica. Per costruire infrastrutture regionali o creare un mercato comune serve la collaborazione tra i governi. Ma Stati africani separati non sono in grado di contrapporsi all’Europa, alla Cina o all’America. Se le ex potenze coloniali adottano una politica del ‘divide et impera’ per l’Africa non c’è speranza”.</p>
<p><em>Dalla Costa d’Avorio alla Libia, l’Unione africana ha fallito nel compito di garantire la pace?</em></p>
<p>“Per forza che ha fallito! È come quando togliamo potere all’Onu e poi diciamo che non interviene. Come fa l’Unione africana a non mostrare la sua debolezza? Le mie proposte sul trasferimento di risorse per le missioni di mantenimento della pace dell’Unione africana sono state bloccate dal veto di Francia e Gran Bretagna. Non possiamo tagliare le gambe a un atleta e lamentarci che non corre. In Africa quando scoppia un conflitto si fa ricorso a truppe di vari paesi, spesso <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/non-basta-trovare-soldi-per-azioni-militari-manca-una-leadership-internazionale_2845.html" target="_blank">male organizzate</a> e non coordinate tra loro; per la formazione dei contingenti di ‘peacekeeper’ mancano le strutture di finanziamento”.</p>
<p><em>Come giudica la <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/leuropa-e-assente-ma-litalia-non-ha-fatto-nulla-i-politici-e-la-moralita-pubblica_2702.html" target="_blank">politica italiana nella crisi libica</a>? Dal Trattato di amicizia con Gheddafi si è passati alle promesse di “enormi somme di denaro” ai rivoltosi di Bengasi.<br />
</em><br />
“Preferirei limitarmi a due osservazioni. Prima dell’inizio dell’intervento militare della Nato non sono state esperite fino in fondo le possibilità di una soluzione non conflittuale. Ogni giorno, poi, vedo continue capriole: facce feroci diventano subito indecisioni o dimostrazioni di apertura. Questi aspetti contraddittori mi rendono inquieto”.</p>
<p><em>Si è scritto di un suo ruolo come mediatore per la Libia incaricato dall’Unione europea. È una possibilità?</em></p>
<p>“Finora nessuno mi ha contattato, neanche in fase esplorativa. Poi, se nelle cancellerie si facciano di queste ipotesi…”</p>
<p><em>Mentre i caccia della Nato bombardano Tripoli, <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/brics-un-altro-passo-avanti-verso-un-mondo-pluralistico-e-multipolare_2814.html" target="_blank">potenze emergenti</a> come Cina, India e Brasile fanno affari.</em></p>
<p>“India e Cina si rincorrono l’un l’altra. New Delhi vorrebbe riprendere l’iniziativa anche per motivi storici, penso alla forte presenza a sud del Sahara di migranti originari dell’India. A oggi, però, la dimensione quantitativa delle attività cinesi è molto superiore. Pechino ha senz’altro contribuito allo sviluppo macroeconomico dell’Africa ma non alla ridistribuzione del reddito, cioè alla giustizia. Quanto questo sia da addebitare alla Cina o ai governi africani è un tema su cui meditare”.</p>
<p><em>E i diritti umani?</em></p>
<p>“La promozione dei diritti umani deve essere il fatto fondamentale della politica europea. Ma <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/italia-esiga-un-urgente-programma-europeo-per-la-ripresa-economica-dei-paesi-in-rivolta_2628.html" target="_blank">quando la gente muore di fame</a> bisogna capire che ci sono necessità drammatiche alle quali si deve far fronte. Come presidente della Commissione europea mi sono trovato più volte di fronte alla scelta se cooperare con governi non democratici. Ho scelto di cooperare: boicottaggi che spesso colpiscono i tiranneggiati non sono una buona politica”.</p>
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		<title>Prodi: io mediatore con Gheddafi? Non so nulla</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jun 2011 11:39:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Libia,Prodi: io mediatore? Non so nulla
Anche io sorpreso da retroscena, nessuno mi ha contattato
03 giugno, 17:50
Libia,Prodi: io mediatore? Non so nulla (ANSA) &#8211; ROMA, 3 GIU &#8211; &#8221;Non ne so niente e sulle ipotesi non lavoro. Su queste cose bisogna essere molto seri, io non ho ricevuto alcun messaggio&#8221;. Romano Prodi commenta cosi&#8217; le notizie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/Gheddafi.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3156" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/Gheddafi-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Libia,Prodi: io mediatore? Non so nulla<br />
Anche io sorpreso da retroscena, nessuno mi ha contattato</strong><br />
03 giugno, 17:50</p>
<p>Libia,Prodi: io mediatore? Non so nulla (<a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2011/06/03/visualizza_new.html_841424392.html" target="_blank"><strong>ANSA</strong></a>) &#8211; ROMA, 3 GIU &#8211; &#8221;<a href="http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=109334" target="_blank">Non ne so niente e sulle ipotesi non lavoro</a>. Su queste cose bisogna essere molto seri, io non ho ricevuto alcun messaggio&#8221;. Romano Prodi commenta cosi&#8217; le notizie di stampa che ipotizzano un suo ruolo come mediatore nei negoziati con Gheddafi e nella partita diplomatica per risolvere la crisi libica. Il Corriere della Sera ha pubblicato stamane un servizio di retroscena che <a href="http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=03-06-2011&amp;pdfIndex=79" target="_blank">indica il nome del Professore</a> tra i possibili candidati che potrebbero ottenere un mandato formale dall&#8217;Ue.</p>
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		<title>Povera Europa</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/estero/povera-europa_2677.html</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Feb 2011 10:06:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Romano Prodi sulla timida politica europea verso gli Stati arabi. 
Su Handelsblatt del 28 febbraio 2011, pagina 56
In Egitto l&#8217;appoggio ai giovani che cercano uguaglianza di diritti, libertà e democrazia non è arrivato dall&#8217;Europa ma dal presidente Obama. Nelle piazze di Tunisi si sventolano bandiere americane e si bruciano quelle di un grande paese europeo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="result_box"><span style="background-color: #ffffff;" title="Romano Prodi über die ängstliche Politik gegenüber den arabischen Staaten."><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/02/ProdiHandelsblatt1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2681" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/02/ProdiHandelsblatt1-300x244.jpg" alt="" width="300" height="244" /></a><strong>Romano Prodi sulla timida politica europea verso gli Stati arabi. </strong></span></span></p>
<p><span id="result_box"><span title="Handelsblatt vom 28.02.2011, Seite 56">Su <a href="http://www.wirtschaftspresse.biz/psepp/fn/pcc/sfn/showedetail/DocID/1151678/EditionID/4/SectionID/255/PageID/1151674/pDay/28.02.2011%2000:00:00/showtyp/1/SH/47a80234f87eb0c1642069642172af/index.html" target="_blank">Handelsblatt</a> del 28 febbraio 2011, pagina 56</span></span></p>
<p>In Egitto l&#8217;appoggio ai giovani che cercano uguaglianza di diritti, libertà e democrazia <a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/02/Handelsblatt20110228.pdf" target="_blank">non è arrivato dall&#8217;Europa</a> ma dal presidente <a href="http://rampini.blogautore.repubblica.it/2011/02/11/e-ora-obama-attacca-mubarak-lamerica-sta-col-popolo-egiziano/" target="_blank">Obama</a>. Nelle piazze di Tunisi si sventolano bandiere americane e si bruciano quelle di un grande paese europeo. Nella tragedia libica l&#8217;Europa non ha alcuno strumento di influenza In tutti questi casi non si sono nemmeno immaginati strumenti di intervento qualora le tragedie africane spingessero sulle nostre coste non migliaia ma centinaia di migliaia di <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/quando-londa-ci-sommergera/2145594" target="_blank">disperati</a>. Quando mi trovo a viaggiare nei paesi del sud del mediterraneo mi sento sempre chiedere perché noi europei, che più commerciamo con loro, che più investiamo nei loro paesi, che più conosciamo i loro problemi e la loro cultura non contiamo nulla sotto l&#8217;aspetto politico. La tempesta di questi giorni ripropone un problema che l&#8217;Unione Europea ha sempre rifiutato di affrontare, cioè il problema  del Mediterraneo.</p>
<p>Quando da presidente della Commissione Europea mi sentivo rimproverare che il nostro sguardo era rivolto solo verso Est, mi era facile rispondere che la storia stessa ci obbligava a questa scelta ma che, cessata l&#8217;emergenza della caduta della cortina di ferro, la nostra attenzione si sarebbe estesa anche al Sud. Per aggiungere credibilità a queste parole la <a href="http://www.repubblica.it/online/esteri/costituzioneue/prodi/prodi.html" target="_blank">mia Commissione</a> portò avanti la proposta che passò sotto il nome de &#8220;<a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=79" target="_blank">l&#8217;anello degli amici</a>&#8220;, secondo la quale i paesi che sono intorno a noi, dalla Bielorussia all&#8217;Ucraina, dall&#8217;Egitto al Marocco avrebbero nel tempo potuto costruire tutti i possibili legami di cooperazione con l&#8217;Unione Europea pur senza essere membri dell&#8217;Unione stessa. Di questa grande ed organica politica di vicinato non se ne fece nulla.</p>
<p>La <a href="http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-501057/vertice-ue-prodi-acceleratore/" target="_blank">stessa Commissione</a> elaborò successivamente alcune proposte  che, anche se di ampiezza limitata, avrebbero comunque dimostrato la volontà di aprire un dialogo diretto con i paesi della sponda sud. Prospettammo perciò di dare vita alla &#8220;<a href="http://www.lazione.it/index.php/component/content/article/1-articoli/4853-il-futuro-dellafrica" target="_blank">banca del Mediterraneo</a>&#8221; dedicata allo sviluppo delle infrastrutture e delle attività economiche dei paesi del sud, con il compito di attrarre capitali anche al di fuori dei paesi partecipanti ( a cominciare dai paesi del Golfo) e con consiglieri di amministrazione e dirigenti in numero paritario fra Nord e Sud. A questa proposta si rispose, facendo finta di non capirne il grande significato politico, che la Banca Europea degli Investimenti era già sufficiente. Si bocciò in seguito ( senza lasciare nemmeno che potesse arrivare a livello decisionale) l&#8217;idea di creare sedi universitarie collegate fra nord e sud, con un ugual numero di studenti e di docenti delle due sponde e con l&#8217;obbligo da parte degli studenti di dividere il curriculum fra nord e sud.</p>
<p>Anche la <a href="http://www.euromedalex.org/" target="_blank">fondazione Anna Lindh</a> legata alla biblioteca di Alessandria d&#8217;Egitto, che doveva essere il punto di riferimento del dialogo politico e culturale fra i due continenti. è stata lasciata inesorabilmente languire.</p>
<p>Di fronte all&#8217;aperta manifestazione di insoddisfazione per questa politica si è dato finalmente vita all&#8217;<a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/vertice_euromediterraneo/" target="_blank">Unione per il Mediterraneo</a>. Non solo la solennità del nome ma l&#8217;intensità mediatica che ne hanno segnato la nascita facevano sperare ad un cambiamento di rotta. A questa speranza non sono  seguite le necessarie decisioni politiche e, soprattutto, sono mancate le pur minime risorse finanziarie necessarie per fare decollare un progetto di tanta importanza. I nostri partner del Sud non hanno nemmeno in questo caso nascosto la loro delusione: si è arrivati al punto che persino il responsabile più alto in grado tra i paesi del Sud ha abbandonato il suo posto di lavoro e se ne è tornato in Giordania perché a Barcellona non aveva niente da fare.</p>
<p>D&#8217;altra parte è del tutto impensabile realizzare una politica mediterranea che abbia un minimo di efficacia quando l&#8217;intero bilancio dell&#8217;Unione Europea viene costantemente mantenuto al di sotto dell&#8217;uno per cento del Prodotto Nazionale Lordo dei paesi membri.</p>
<p>In qualsiasi modo si risolvano le rivoluzioni di Tunisia, Egitto e Libia, nei paesi della sponda sud è cominciata una nuova era. E&#8217; difficile dire se ci stia avviando verso una democrazia compiuta o se tali paesi dovranno passare attraverso lunghi periodi di turbolenza e di instabilità. Siamo ancora in una fase troppo iniziale di questo processo. E&#8217; tuttavia incredibile vedere come l&#8217;Unione Europea sia del tutto impreparata a favorire ed aiutare il cammino verso la democratizzazione. Ci rempiamo la bocca di parole come libertà, diritti, democrazia e cooperazione e non abbiamo nessuna politica pronta, salvo doverla preparare in tutta fretta in caso si verificasse davvero un esodo biblico verso le coste europee.</p>
<p>Capisco come tutto ciò sia difficilmente proponibile in un periodo storico in cui la crisi economica si accompagna ad una crisi delle istituzioni europee. Ricordiamo però che il <a href="http://europa.eu/lisbon_treaty/index_it.htm" target="_blank">trattato di Lisbona</a> è stato venduto all&#8217;opinione pubblica europea come il pilastro fondante della nuova politica estera comune. E&#8217; triste doversi accorgere che. anche di fronte ad un evento storico così importante e che ci tocca così da vicino. la politica estera europea non esiste.</p>
<p>Romano Prodi</p>
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		<title>Armseliges Europa</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Feb 2011 08:44:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Romano Prodi über die ängstliche Politik gegenüber den arabischen Staaten. 
Handelsblatt vom 28.02.2011, Seite 56
Nicht von Europa, sondern von US-Präsident Barack Obama bekamen in Ägypten die jungen Menschen Unterstützung, die gleiche Rechte, Freiheit und Demokratie forderten. Und auf die libysche Tragödie hat Europa auch keinen Einfluss. Die Europäer haben lange Zeit gar nicht überlegt, wie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/02/ProdiHandelsblatt.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2675" title="ProdiHandelsblatt" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/02/ProdiHandelsblatt-300x244.jpg" alt="ProdiHandelsblatt" width="300" height="244" /></a></strong><strong>Romano Prodi über die ängstliche Politik gegenüber den arabischen Staaten. </strong></p>
<p><strong></strong><strong><a href="http://www.wirtschaftspresse.biz/psepp/fn/pcc/sfn/showedetail/DocID/1151678/EditionID/4/SectionID/255/PageID/1151674/pDay/28.02.2011%2000:00:00/showtyp/1/SH/47a80234f87eb0c1642069642172af/index.html" target="_blank">Handelsblatt</a></strong> vom 28.02.2011, Seite 56</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/02/Handelsblatt20110228.pdf">Nicht von Europa</a>, sondern von US-Präsident Barack <a href="http://rampini.blogautore.repubblica.it/2011/02/11/e-ora-obama-attacca-mubarak-lamerica-sta-col-popolo-egiziano/" target="_blank">Obama</a> bekamen in Ägypten die jungen Menschen Unterstützung, die gleiche Rechte, Freiheit und Demokratie forderten. Und auf die libysche Tragödie hat Europa auch keinen Einfluss. Die Europäer haben lange Zeit gar nicht überlegt, wie sie Einfluss nehmen könnten. Erst die Angst, dass die Tragödie in Nordafrika Hunderttausende von verzweifelten <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/quando-londa-ci-sommergera/2145594" target="_blank">Flüchtlingen</a> an unsere Küsten schwemmt, bringt uns zum Nachdenken. Wenn ich in die Länder Nordafrikas reise, werde ich immer wieder gefragt, warum wir Europäer uns politisch nicht um sie kümmern – obwohl wir am stärksten in dieser Region investieren und ihre Probleme und ihre Kultur kennen.</p>
<p>Die Europäische Union hat sich immer geweigert, das Problem des Mittelmeerraums anzugehen. Mir als Präsidenten der Europäischen Kommission (1999 bis 2004) hat man vorgeworfen, dass wir unseren Blick nur Richtung Osten wenden. Damals war es für mich leicht zu antworten, dass die Geschichte uns zu dieser Wahl zwingt. Ich versprach, dass wir unsere Aufmerksamkeit dem Süden zuwenden, sobald die Notsituation nach dem Fall des Eisernen Vorhangs vorbei ist. Um diesen Worten Glaubwürdigkeit zu verleihen, hat <a href="http://www.repubblica.it/online/esteri/costituzioneue/prodi/prodi.html" target="_blank">meine Kommission</a> einen Vorschlag vorangetrieben, der unter dem Namen „<a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=79" target="_blank">Der Ring der Freunde</a>“ bekannt wurde. Danach sollten die Länder, die uns umgeben – von Weißrussland bis zur Ukraine, von Ägypten bis nach Marokko –, mit der Zeit die Chance bekommen, Kooperationen mit der EU aufzubauen, ohne Mitglied der Union zu sein. Von dieser Politik wurde aber nichts durchgesetzt.</p>
<p><a href="http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-501057/vertice-ue-prodi-acceleratore/" target="_blank">Die Kommission</a> hat später vorgeschlagen, eine „<a href="http://www.lazione.it/index.php/component/content/article/1-articoli/4853-il-futuro-dellafrica" target="_blank">Bank des Mittelmeerraums</a>“ ins Leben zu rufen, die der Entwicklung der Infrastruktur und der wirtschaftlichen Aktivitäten der Länder im Süden dienen sollte. Die Idee war, so auch Kapital von Regionen außerhalb der Teilnehmerländer anzulocken, vor allem aus den Golfstaaten.</p>
<p>Auf diesen Vorschlag bekamen wir die Antwort, die Europäische Investitionsbank sei bereits ausreichend. Später verwarf man schon in einem frühen Stadium die Idee, Partnerschaften zwischen Universitäten zu schaffen. Dabei sollten Studenten und Dozenten jeweils zu gleichen Teilen aus dem Norden und dem Süden kommen und entsprechend auch die Lehrpläne ausgestaltet werden. Und die <a href="http://www.euromedalex.org/" target="_blank">Stiftung Anna Lindh</a>, die in Kooperation mit der Bibliothek von Alexandria in Ägypten eine Anlaufstelle für den politischen und kulturellen Dialog sein sollte, hat man hoffnungslos dahinsiechen lassen.</p>
<p>Endlich hat man dann die „<a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/vertice_euromediterraneo/" target="_blank">Union für den Mittelmeerraum</a>“ ins Leben gerufen. Nicht nur die Feierlichkeit des Namens, sondern auch die mediale Begleitung ließen auf einen Richtungswechsel hoffen. Aber es gab kaum Geld für das Projekt. Unsere Partner im Süden haben ihre Enttäuschung nicht verhehlt: Einer der Top-Manager des Projekts hat seinen Job an den Nagel gehängt und ist nach Jordanien zurückgekehrt, weil es für ihn in Barcelona nichts zu tun gab. Eines muss man dabei freilich zugestehen: Es ist völlig undenkbar, eine auch nur ansatzweise funktionierende Mittelmeerpolitik zu verwirklichen, wenn der gesamte Haushalt der EU konstant unter einem Prozent des Bruttoinlandsprodukts der Mitgliedsländer gehalten wird.</p>
<p>Wie auch immer sich die Revolutionen in Tunesien, Ägypten und Libyen entwickeln werden: In den Ländern am südlichen Ufer des Mittelmeers hat eine neue Ära begonnen. Es ist schwer zu sagen, ob sie sich einer reifen Demokratie nähern oder lange Phasen der Instabilität durchlaufen müssen. Wir stehen gerade erst am Anfang dieses Prozesses. Dennoch ist es unglaublich zu sehen, dass die Europäische Union völlig unvorbereitet ist, den Weg zu einer Demokratisierung zu fördern und den arabischen Ländern zu helfen.</p>
<p>Wir reden gern vollmundig von Freiheit, Rechten, Demokratie und Kooperation. Aber wir haben keine politischen Konzepte. Wir denken nur an hektische Notfallpläne für den Fall, dass es wirklich zu einem Exodus biblischen Ausmaßes in Richtung der europäischen Küsten kommt.</p>
<p>Europa tut sich auch deswegen schwer mit einer angemessenen Reaktion, weil wir selber Probleme haben: Aus der Wirtschaftskrise ist eine Krise der europäischen Institutionen geworden. Wir sollten aber daran erinnern, dass der <a href="http://europa.eu/lisbon_treaty/index_it.htm" target="_blank">Vertrag von Lissabon</a> den Bürgern als tragender Pfeiler einer neuen gemeinsamen Außenpolitik verkauft wurde. Es ist traurig feststellen zu müssen, dass im Angesicht einer dramatischen historischen Entwicklung, die uns hautnah betrifft, eine europäische Außenpolitik nicht existiert.</p>
<p>Der Autor war italienischer Ministerpräsident und Präsident der EU-Kommission. Sie erreichen ihn unter: gastautor@handelsblatt.com</p>
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		<title>Creare infrastrutture in Africa perchè non diventi il campo di battaglia delle grandi potenze</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 16:33:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Cina fra l&#8217;Europa e l&#8217;Africa
Articolo di Fabiana Bussola su Il nostro tempo del 20 febbraio 2011
I segnali che qualcosa di epocale si stava preparando c’erano tutti: Romano Prodi due anni si trovava al Cairo durante la prima sommossa popolare seguita al rincaro selvaggio del pane, che costrinse il governo di Mubarak a dirottare gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/02/News_Approf_04_Detail_img1_Ita.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2638" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/02/News_Approf_04_Detail_img1_Ita-287x300.jpg" alt="" width="287" height="300" /></a>La Cina fra l&#8217;Europa e l&#8217;Africa</strong></p>
<p>Articolo di Fabiana Bussola su <strong><a href="http://www.ilnostrotempo.it/drupal/?q=node/2866" target="_blank">Il nostro tempo</a></strong> del 20 febbraio 2011</p>
<p>I segnali che qualcosa di epocale si stava preparando c’erano tutti: Romano Prodi due anni si trovava al Cairo durante la prima sommossa popolare seguita al rincaro selvaggio del pane, che costrinse il governo di Mubarak a dirottare gli introiti provenienti dal turismo per tamponare la speculazione che stava affamando il Paese. Un evento che cominciò a erodere alle fondamenta il regime, ma che ha stupito nelle sue conseguenze di questi giorni lo stesso Prodi. «Quando esplosero le manifestazioni in Tunisia <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/la-crisi-tunisina-puo-estendersi-allegitto-e-dalleuropa-nessun-aiuto-concreto_2516.html" target="_blank">avvertii che a breve</a> sarebbe accaduto qualcosa <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/come-temevo-la-rivolta-egiziana-travolge-il-medio-oriente_2562.html" target="_blank">in Egitto</a>», ha spiegato l’ex presidente del Consiglio al pubblico riunito a Padova da Medici con l’Africa Cuamm, in occasione del convegno «<a href="http://www.aise.it/italia/diritti-umani/69952-africa-padova.html" target="_blank">Africa tra Europa e Cina: quale cooperazione internazionale oggi</a>».</p>
<p>«<a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/italia-esiga-un-urgente-programma-europeo-per-la-ripresa-economica-dei-paesi-in-rivolta_2628.html" target="_blank">Tutto il Nord Africa</a> è sotto tensione e la dinamica della rivolta egiziana è un esempio importante: non c’è un’origine strettamente politica alla base dei sommovimenti, bensì la molla è scattata in quel ceto popolare ad alto livello di istruzione che in tutta l’area soffre per la pesante disoccupazione. Resta difficile capire in che direzione andrà il Paese: oggi il punto di riferimento è l’esercito, ma la soluzione politica dovrà comprendere una più ampia rappresentanza della società».</p>
<p>Sicuramente i problemi politici, <a href="http://www.corriere.it/esteri/11_febbraio_11/egitto-timori-colpo-stato-consiglio-supremo-forze-armate-ahmadinejad_cea8292a-35be-11e0-9a90-00144f486ba6.shtml" target="_blank">scacciato Mubarak</a>, cominciano adesso. «La soluzione non potrà che essere <a href="http://notizie.virgilio.it/notizie/top_news/2011/02_febbraio/11/l_egitto_in_festa_il_dopo-mubarak_nelle_mani_delle_forze_armate,28296802.html" target="_blank">progressivamente democratica</a>», ha sottolineato Prodi, che presiede dal 2008 il gruppo di lavoro Onu-Unione africana per le missioni di peacekeeping in Africa ed è l’ideatore della Fondazione per la collaborazione tra i popoli, «per uscire dagli anni del regime ci vorrà gradualità. E se ciò avverrà, il segnale per tutto il Mediterraneo e l’Africa non potrà che essere molto influente». La denuncia dell’inadeguatezza dell’Unione africana («con i pochi mezzi che ha, fa quello che può») e soprattutto dell’<a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/italia-esiga-un-urgente-programma-europeo-per-la-ripresa-economica-dei-paesi-in-rivolta_2628.html" target="_blank">Unione europea</a> è forte, anche alla luce dei crescenti sbarchi di clandestini dalla Tunisia: «L’Europa non ha fatto la politica che doveva attuare in Nord Africa. A fine gennaio si è pure dimesso il segretario generale dell’Unione per il Mediterraneo Ahmad Khalef per mancanza di risorse. L’Europa a parole ha sostenuto il progetto di cooperazione mediterranea, ma in realtà ha chiuso occhi e orecchi».</p>
<p>Una cecità causata dai complessi equilibrismi politici dell’Unione, che sta facendo perdere terreno anche nel resto del continente africano: un’arretratezza di visione e di scelte che è resa evidente dall’ingresso della Cina in tutta l’Africa. Dal 2000 a oggi Pechino ha raggiunto i 20 miliardi di dollari di investimento stabilendo rapporti commerciali e diplomatici con 50 dei 54 Stati africani. Con il Sudafrica nel 2009 si sono toccati i 16 miliardi di dollari in scambi bilaterali e l’anno seguente si è superato il miliardo e mezzo. E il volume degli scambi continua a crescere ovunque: solo nel primo trimestre 2010 il ritmo è stato del 24 per cento. Dati che fanno tremare i polsi agli analisti, consapevoli che l’asse intorno a cui il mondo sta cambiando impone una trilateralità a cui non ci si è ancora adeguati.</p>
<p>«La Cina ha un enorme bisogno di materie prime, di energia e di alimenti. <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/lazione-della-cina-in-africa-ha-sconvolto-tutte-le-strategie-precedenti_2072.html" target="_blank">È arrivata in Africa</a> senza una storia di dominio alle spalle, con denaro e progettualità. A chi mi dice che i cinesi stanno sfruttando le ricchezze del continente nero rispondo che anche l’Europa e gli Stati Uniti fanno lo stesso e non lasciano nulla». Professore alla China Europe business school di Shanghai, Prodi tocca con mano le relazioni d’interesse che il governo cinese ha intrapreso da tempo con i governi africani e stigmatizza tutto ciò che noi europei non stiamo facendo. «Siamo ancora il primo partner commerciale dell’Africa, i primi investitori, abbiamo il migliore reddito mondiale pro capite, primeggiamo in produzione industriale ed export. Però non contiamo senza l’unità politica. Ciascun Paese pensa di poter e dover agire autonomamente nelle rispettive ex colonie, senza rendersi conto che questa parcellizzazione è suicida. Senza una politica estera unitaria non reggeremo il confronto con la Cina».</p>
<p>Un confronto che anche nel metodo non ha pari: l’ingresso di Pechino in Africa prevede l’esportazione di merci, capitali, tecnologie e lavoratori in ogni Paese africano con cui ingaggia relazioni commerciali. Il rapporto con i governi è diretto e in massima autonomia e prevede anche la remissione dei debiti contratti con la Cina. Incidere positivamente nei bilanci pubblici, portare capitali, favorire lo sviluppo dell’assistenza sanitaria e sulla scuola, costruire infrastrutture e stabilire interscambi con gli studenti universitari sono ingredienti tra loro correlati e molto accattivanti per i Paesi africani. «Pechino deve rispondere ai bisogni di 1 miliardo e 300 milioni di abitanti», ha continuato il professore, «e anche per questo non spreca nemmeno un dollaro in spese militari all’estero. Gli <a href="http://www.data360.org/dsg.aspx?Data_Set_Group_Id=231" target="_blank">Stati Uniti</a> cinquant’anni fa avevano metà del prodotto lordo mondiale e l’altra metà in spese militari: oggi questi ultimi sono rimasti tali, ma il prodotto lordo mondiale è sceso al 21 per cento. Sono dati che non vanno trascurati per capire in che direzione stiamo andando». E per l’Africa significa essere posta al centro dell’interesse politico mondiale dai cinesi: anche il Brasile si è tuffato nella politica africana e oggi l’ambasciatore brasiliano ha scalzato il terzo posto per importanza, dopo quello americano e quello cinese, al collega dell’ex colonia europea.</p>
<p>«Il problema della qualità della cooperazione è da rimettere al centro, anche perché l’Africa ha un tasso di sviluppo inaspettato e costante in questi ultimi anni», ha proseguito Prodi. «La crisi del 2009 non ha toccato il continente e da 6-7 anni la crescita procede a un ritmo di oltre il 5 per cento. Di Africa nell’ultimo decennio si è parlato tanto nei summit internazionali, ma francamente senza mantenere le promesse. Si parlava inizialmente di destinare l’1 per cento del Pil per il conseguimento degli obiettivi del millennio, ma non si è mai andati oltre lo 0,4 per cento».</p>
<p>Un altro punto è fondamentale se si vuole favorire lo sviluppo del continente: «Serve la pace. Dove ci sono conflitti non può esserci sviluppo: per questo durante la mia presidenza della Commissione europea si è istituito un fondo per sostenere i processi di peacekeeping in Africa, in modo da costituire secondo un piano almeno decennale strutture di pace locali che consentano la riorganizzazione politica ed economica interna. L’Europa ha quindi sostenuto presso l’Onu la nascita di truppe africane dell’Unione africana per mantenere l’armonia nel continente». Un successivo, indispensabile passo riguarda l’incentivo alla costruzione di un mercato intra-paese, attualmente inesistente: l’<a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/per-uscire-dalla-crisi-economica-aprire-a-nuovi-mercati-fra-cui-lafrica_2007.html" target="_blank">Africa importa ed esporta</a> attivamente con Europa, Stati Uniti e Cina, ma non riesce a commerciare al suo interno, una difficoltà aggravata dall’esistenza di conflitti e dalla mancanza di infrastrutture. «L’Unione europea sta cercando di favorire questo processo», ha concluso Prodi, «il supporto all’Ua ha lo scopo non solo di favorire la pacificazione dei confini, ma anche di concordare regole condivise di commercio. C’è moltissimo da fare, ma l’aver messo intorno a un tavolo Nazioni Unite, Banca mondiale, Banca africana di sviluppo, Organizzazione mondiale del commercio, Unione europea, Stati Uniti e Cina sta aprendo orizzonti insperati. Il problema oggi è creare le strutture, perché l’Africa non diventi il campo di battaglia delle grandi potenze».</p>
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		<title>Nel 2011 un lavoro sempre più intenso, e spero proprio anche utile, ci aspetta</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Dec 2010 06:00:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il momento degli auguri, che rivolgo a tutti di cuore anche a nome di quanti collaborano con la Fondazione, è,  anche quest’anno , occasione di riflessione su quanto abbiamo fatto e  vorremmo fare.
Il 2010  è stato definito un anno di ’passaggio’, importante e critico. Passaggio da un mondo ‘monopolare’ ad uno ‘multipolare&#8221; , dalla crisi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/12/Romano_Prodi.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2482" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/12/Romano_Prodi-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Il momento degli auguri, che rivolgo a tutti di cuore anche a nome di quanti collaborano con la <a href="http://www.fondazionepopoli.org/" target="_blank">Fondazione</a>, è,  anche quest’anno , occasione di riflessione su quanto abbiamo fatto e  vorremmo fare.</p>
<p>Il 2010  è stato definito un anno di ’passaggio’, importante e critico. Passaggio da un mondo ‘monopolare’ ad uno ‘multipolare&#8221; , dalla crisi alla sperabile ripresa, ma soprattutto, me lo auguro, passaggio dalla soluzione dei conflitti con la forza a quella nel dialogo e nella collaborazione.</p>
<p>Il titolo e gli obiettivi della Fondazione trovano, in questa situazione molto dinamica,  occasioni di lavoro importanti, in varie parti del mondo  e su  diversi  tipi di problemi.</p>
<p>Dopo la presentazione del rapporto sulla ristrutturazione del ‘<a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=363" target="_blank">Peacekeeping</a>’ in Africa ho visto una grande opportunità nel contribuire al processo di integrazione del continente quale condizione indispensabile per lo la pace, lo svilluppo economico e la crescita democratica, dei popoli Africani. La conferenza di Bologna ‘<a href="http://www.fondazionepopoli.org/?cat=41" target="_blank">Africa 53 countries. One Union</a>‘, è stata un momento fondamentale dell&#8217;impegno della Fondazione.</p>
<p>L’idea di mettere attorno allo stesso tavolo  Nazioni Unite, Unione Africana, Banca Mondiale, Banca Africana di sviluppo, Organizzazione Mondiale del Commercio , ed i tre maggiori protagonisti della presenza straniera in Africa, Unione Europea, Stati Uniti, Cina, ha aperto orizzonti quasi insperati.</p>
<p>Tanto che è già <a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=861" target="_blank">in agenda</a>, per la metà di Giugno 2011, una analoga iniziativa  a Washington, ed in previsione una terza nel  2012 ad Addis Abeba.</p>
<p>In un importante vertice ad Addis Abeba  a metà ottobre, promosso dalla Fondazione, con rappresentanti di altissimo livello tra i protagonisti del summit Bologna,  è  stato concordato un cammino di lavoro per arrivare a Washington con proposte concrete di collaborazione sui temi di pace e sicurezza, sviluppo di infrastrutture e apertura dei mercati. Su questi temi<br />
abbiamo naturalmente svolto dialoghi e approfondimenti continui con associazioni e individui che (in Italia o all’estero) si occupano di queste tematiche.</p>
<p>Anche se, innegabilmente,  l’Africa è stata al centro delle nostre attenzioni,  abbiamo però anche tenuto vive , come dai nostri programmi, attività,  soprattutto con interventi formativi, in due altre aree importanti del mondo, anche se per motivi molto diversi tra loro, Iran e Cina .</p>
<p>Raccontare il nostro punto di vista e le nostre esperienze è sempre un momento importante per aiutare la soluzione di problemi, evitare incomprensioni, o prevenirne l’insorgere. Intendo continuare a farlo.</p>
<p>Per il 2011 la Fondazione prevede di proseguire con continuità il lavoro del 2010 con una tema nuovo a me particolarmente caro. Quello dell’Unione Europea che mai come oggi vive la necessità di un rinnovato sforzo di collaborazione tra i suoi popoli per riprendere lo straordinario processo di integrazione  iniziato sessanta anni fa e che in particolare nell’ultimo<br />
anno pare essersi smarrito.  La Fondazione promuoverà iniziative a favore di un rafforzamento della Unione Europea come protagonista, oggi molto debole, della poitica estera sullo scenario internazionale.</p>
<p>Un lavoro sempre più intenso, e spero proprio anche utile,  ci aspetta.</p>
<p>Sempre lieti di ricevere da chi vorrà stimoli ed idee,</p>
<p>di nuovo a tutti Buon Natale e Buon Anno!!</p>
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