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	<title>Romano Prodi &#187; Paesi arabi</title>
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	<description>Pagine del sito del prof. Romano Prodi</description>
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		<title>&#8220;Nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 10:21:24 +0000</pubDate>
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Prodi: &#8220;Via Silvio subito&#8221;
Un premier senza credibilità. Che perde persino l&#8217;appoggio degli imprenditori. E intanto il referendum dimostra che la gente ha capito che qualcosa non va. Il prof rompe il silenzio e lancia il suo je accuse: &#8220;meglio qualsiasi altro governo di quello attuale&#8221;
Intervista a Romano Prodi [...]]]></description>
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<div id="attachment_3851" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/10/ForeignPolicy14sept2010.jpg"><img class="size-medium wp-image-3851" title="Copertina di Foreign Policy 14/09/2010" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/10/ForeignPolicy14sept2010-300x258.jpg" alt="Copertina di Foreign Policy 14/09/2010" width="300" height="258" /></a><p class="wp-caption-text">Copertina di Foreign Policy 14/09/2010</p></div>
<p></strong></p>
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<p><strong>Prodi: &#8220;Via Silvio subito&#8221;</strong></p>
<p><strong>Un premier senza credibilità. Che perde persino l&#8217;appoggio degli imprenditori. E intanto il referendum dimostra che la gente ha capito che qualcosa non va. Il prof rompe il silenzio e lancia il suo je accuse: &#8220;meglio qualsiasi altro governo di quello attuale&#8221;</strong></p>
<p>Intervista a Romano Prodi di Orazio Carabini su <strong><a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/prodi-via-silvio-subito/2163024/8" target="_blank">L&#8217;Espresso</a></strong> del 6 ottobre 2011</p>
<p>«In luglio <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/prodi-invita-lopposizione-a-consentire-una-rapidissima-approvazione-della-manovra-ma-senza-andare-oltre_3371.html" target="_blank">avevo detto</a> che durante una tempesta così sarebbe stato meglio non cambiare nocchiero, ma dopo quello che è successo in agosto mi sono dovuto ricredere: <a href="http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Cronache_e_politica/Prodi-qualsiasi-governo-meglio-attuale/06-10-2011/1-A_000256509.shtml" target="_blank">meglio qualsiasi altro governo</a> di quello attuale». In questa intervista  Romano Prodi, impegnato nella preparazione di tre lezioni sul futuro, dal titolo &#8216;<a href="http://www.la7.it/intv/pvideo-stream?id=i461677" target="_blank">Il mondo che verrà</a>&#8216;, che andranno in onda su La7 a partire <a href="http://www.cinetivu.com/programmi-tv/programmi-dinformazione/il-mondo-che-verra-su-la7-con-romano-prodi/" target="_blank">da martedì 11 ottobre</a>, parla a tutto campo della situazione italiana e internazionale.</p>
<p><em>Non l&#8217;ha impressionata il tono perentorio della lettera inviata al governo italiano nel momento in cui sono cominciati gli acquisti di titoli di Stato? Sembra quasi che l&#8217;Italia sia stata commissariata.</em></p>
<p>&#8220;Per la verità non mi ha sorpreso molto, anzi. Nelle circostanze attuali era quasi <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/doveroso-lammonimento-della-bce-al-governo-italiano-arrivato-nel-massimo-del-caos-assoluto_3805.html" target="_blank">un doveroso gioco delle parti</a>. Il fatto che fossimo commissariati era già evidente prima della lettera. Quella lettera la dovevano mandare, per le nostre debolezze, per costruirsi un&#8217;eventuale giustificazione per il futuro: &#8220;Gliel&#8217;avevamo detto, prima di comprare i loro bond, che cosa avrebbero dovuto fare&#8221;. Si sono cautelati, si sono creati la motivazione politica. Una cosa che si fa solo quando uno è molto debole. Come dicevo, si spara sulla Croce rossa&#8221;.<br />
<em><br />
Tra un inciampo e l&#8217;altro il governo una manovra che porta al pareggio di bilancio però l&#8217;ha fatta. Eppure lo spread non è sceso ai livelli pre-crisi.</em></p>
<p>&#8220;Il mese di agosto ha cambiato totalmente la sensibilità internazionale. A luglio avevo detto che di fronte a una tempesta non era il caso di cambiare nocchiero. Poi però ho assistito alle liti tra ministri, alle proteste delle categorie colpite dai provvedimenti, ho letto le reazioni della stampa internazionale, ho viaggiato in Cina e negli Stati Uniti e ho constatato come tutto ciò veniva interpretato. Sono così arrivato a una conclusione: <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/governo-non-allaltezza-qualsiasi-nuovo-timoniere-e-meglio-dellattuale_3837.html" target="_blank">meglio qualsiasi altro governo</a> di quello attuale. Perché un cambiamento di governo sarebbe visto come un fattore di stabilità. Sia le classi dirigenti sia la gente comune sono convinti che questo governo viva all&#8217;insegna dell&#8217;instabilità e della <a href="http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-984036/prodi-meglio-qualsiasi-altro-governo/" target="_blank">non credibilità</a>. Ed è inconcepibile che il nostro spread sia maggiore di quello spagnolo, cioè di un paese in cui l&#8217;economia è più debole della nostra. Lo dico da economista e senza nessuna polemica. Ci può essere solo una spiegazione politica perché <a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/0/0f/Debito_pubblico.jpg" target="_blank">il nostro debito</a> è identico a quando siamo entrati nell&#8217;euro. Il fatto è che la Spagna ha una linea politica, l&#8217;Italia no&#8221;.</p>
<p><em>Non toccherebbe al presidente Giorgio Napolitano <a href="http://www.senato.it/istituzione/29375/131336/131368/131374/articolo.htm" target="_blank">staccare</a> la spina?</em></p>
<p>&#8220;Su questo tema non voglio dire nulla&#8221;.</p>
<p><em>Dal referendum può venire un cambiamento?</em></p>
<p>&#8220;Certamente ha affrettato il processo di presa di coscienza. Se in un mese <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/e-un-trionfo-farla-finita-con-una-legge-elettorale-che-ha-umiliato-i-cittadini_3834.html" target="_blank">un milione e 200 mila persone</a> sono andate a firmare, malgrado un&#8217;organizzazione debole, vuol dire che c&#8217;è <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/toccato-il-fondo-il-paese-va-in-rovina_3588.html" target="_blank">qualcosa che non va</a> e che <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/porcellum-e-peggior-legge-della-storia-repubblicana-avanti-con-le-firme-per-il-referendum_3670.html" target="_blank">la gente ne è cosciente</a>&#8220;.</p>
<p><em>Non è singolare che in Italia facciano più baccano gli imprenditori che la piazza? Sono loro gli indignados made in Italy?</em></p>
<p>&#8220;<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/20/marcegaglia-con-berlusconi-italia-zimbello-della-comunita-internazionale/158714/" target="_blank">L&#8217;imprenditore indignado</a> ha dei toni diversi dalla ragazza <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/19/spagna-gli-indignados-invadono-le-piazze-non-siamo-merci-in-mano-a-politici-e-banchieri/120088/" target="_blank">spagnola</a>, <a href="http://video.ilsole24ore.com/SoleOnLine5/Video/Notizie/Medio%20Oriente%20e%20Africa/2011/indignados-israele/indignados-israele.php" target="_blank">israeliana</a> o <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2011/10/05/news/protesta_waal-street-22721699/" target="_blank">americana</a> che va per strada. Ma non li definirei nemmeno indignados. L&#8217;imprenditore è per definizione filogovernativo ed è triplamente filogovernativo con un governo di destra. Nella storia italiana non ho <a href="http://www.repubblica.it/politica/2011/09/20/news/berlusconi_reazioni-dimissioni-21961052/" target="_blank">mai visto gli imprenditori diventare antigovernativi</a> con un governo di destra. Vuol dire che la politica economica proprio non va, non c&#8217;è altra spiegazione. Cito Dante:<em> <a href="http://it.wikisource.org/wiki/Divina_Commedia/Purgatorio/Canto_VI#Ahi_serva_Italia" target="_blank">&#8220;Nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello&#8221;</a></em>&#8220;.</p>
<p><em>Queste proteste porteranno alle elezioni?</em></p>
<p>&#8220;Non lo so. Perché l&#8217;espressione stessa indignados non ha il significato di una forza politica con un programma. <a href="http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/403300/" target="_blank">Indignados è un atteggiamento</a>, è segno di sfiducia, non è un programma. Anzi, in teoria, tante indignazioni separate possono anche allungare la vita del governo. Mentre le indignazioni che si trasformano in un programma ne accelerano la sostituzione. Non è un caso che i commenti all&#8217;esito della campagna referendaria siano stati di segno opposto uno dall&#8217;altro. E&#8217; l&#8217;interpretazione di un&#8217;indignazione, non è un disegno&#8221;.<br />
<em><br />
Sta segnalando la mancanza di compattezza dell&#8217;opposizione?</em></p>
<p>&#8220;Il momento politico offre questo. Quanto alla compattezza, uno come me può solo dire che è un desiderio. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=lkIhG_HK5IY" target="_blank">Non sono mai riuscito ad averla</a>. Non posso essere certo io, dopo quello che ho passato con il mio ultimo governo, a indignarmi per la mancanza di compattezza&#8221;.</p>
<p><strong>L&#8217;EUROPA</strong></p>
<p><em>Prima il ministro del Tesoro americano <a href="http://www.lettera43.it/economia/finanza/26046/crisi-geithner-striglia-i-ministri-dell-ue.htm" target="_blank">Tim Geithner</a>, poi <a href="http://www.repubblica.it/economia/2011/09/14/news/cina_davos-21634359/" target="_blank">i cinesi</a> e i governi dei <a href="http://www.blitzquotidiano.it/economia/crisi-brics-unione-europea-mantegna-959298/" target="_blank">Bric</a>. Tutti sono preoccupati per il futuro dell&#8217;Europa. E lo dicono in modo esplicito. Non la sorprende tanta attenzione?</em></p>
<p>&#8220;No, l&#8217;euro è diventato importante per tutti e la crisi europea coinvolge il mondo intero. Gli americani temono che, data l&#8217;interconnessione dei sistemi bancari, un collasso in Europa si ripercuota sulle loro banche. Politicamente non hanno fatto nulla per evitare che si arrivasse a questa situazione: non hanno consentito alcun coordinamento delle politiche e dal <a href="http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/economia/crisi-mutui-5/lunedi-lehman/lunedi-lehman.html" target="_blank">fallimento di Lehman Brothers</a> in poi hanno fatto come pareva a loro. In Cina la preoccupazione è anche politica: loro <a href="http://www.china.org.cn/world/obamas_asia_tour/2009-11/18/content_18913266.htm" target="_blank">non vogliono essere</a> l&#8217;unica controparte degli Usa in un G2 che domina il mondo. L&#8217;Europa gli è utile. Quando nacque l&#8217;euro, io ero presidente della Commissione. Ricordo che i cinesi erano molto favorevoli. All&#8217;epoca il presidente Jiang Zemin mi disse: «Vogliamo l&#8217;euro perché non vogliamo vivere in un mondo in cui uno solo comanda. Ed è meglio che ci sia <a href="http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2011/9/14/EURO-Prodi-la-moneta-unica-non-si-dissolvera/207024/" target="_blank">anche l&#8217;euro, insieme al dollaro</a>». Da allora sono stati coerenti e hanno accumulato tante riserve in euro. Adesso sanno che ancora per qualche tempo hanno bisogno di un sistema &#8220;multipolare&#8221; in cui l&#8217;euro bilanci la forza del dollaro in attesa di arrivare alla convertibilità del renmimbi. Per loro l&#8217;euro è una specie di assicurazione, una garanzia, un&#8217;ancora di salvezza. Detto tutto questo, la colpa della crisi è principalmente nostra: sparare sui paesi europei divisi o sull&#8217;Italia è <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/litalia-e-indifesa-contro-la-speculazione-con-questo-governo-tutto-il-paese-rischia-di-saltare_3583.html" target="_blank">come sparare sulla Croce rossa</a>. E pensare che l&#8217;Unione europea nel suo complesso è più grande di tutte le altre potenze: come Pil, come produzione industriale, come esportazioni. Ma non avendo capacità decisionale&#8230;<br />
<em><br />
La Grecia dichiarerà <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Grecia-Bce-bancarotta-ormai-possibile_312479422524.html" target="_blank">bancarotta</a>?</em></p>
<p>Vorrei capire a chi conviene farla fallire mettendo a rischio la sopravvivenza dell&#8217;euro. <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/estero/leuropa-non-ha-imparato-nulla-angela-merkel-deve-mostrare-maggiore-ruolo-di-leadership_3386.html" target="_blank">Nemmeno la Germania</a> ha interesse a far cadere una dopo l&#8217;altra le carte del castello. Poi credo che alla Grecia vada sì chiesto di mettere ordine nei propri conti pubblici e nell&#8217;economia ma allo stesso tempo alla popolazione va data una prospettiva, una speranza. Altrimenti questi tagli diventano una forma di sadismo.<br />
<em><br />
Non le sembra che la Commissione europea e la Banca centrale europea siano un po&#8217; ondivaghe nelle loro politiche? </em></p>
<p>La Commissione ha predicato il rigore di bilancio ma si è riconvertuta alle politiche espansive quando ha capito che la crescita stentava. La Bce ha addirittura aumentato i tassi d&#8217;interesse fino a poche settimane fa e ora annuncia prossimi tagli. Direi che comunque il rigore prevale. Siamo dominati dalla paura anziché dalla solidarietà. Applicando la dottrina ortodossa, conservatrice, ci si mette sempre la coscienza a posto. Da quando la Bce ha cominciato ad aumentare i tassi mi sono chiesto: che logica c&#8217;è? E&#8217; giusto che la Bce sia severa ma siamo arrivati a un punto che è troppo severa. Fa la prima della classe. E infatti la crescita sta soffrendo. Ho fatto una proposta insieme all&#8217;economista Alberto Quadrio Curzio: emettiamo <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/eurounionbond-per-la-nuova-europa_3598.html" target="_blank">3 mila miliardi di eurobond</a>, di cui 2 mila dedicati al sostegno dei paesi deboli. Ma mille investiamoli nelle infrastrutture. Dalla crisi si esce con la disciplina ma anche con il rilancio. Nel 1929 il mondo si salvò con questa ricetta. Allora la spesa pubblica, purtroppo, era per le armi, adesso sarebbe per gli oleodotti e le ferrovie. Attenzione: Keynes è esistito e ci ha insegnato che, pur tenendo conto della necessità di avere i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_generale_dell%27occupazione,_dell%27interesse_e_della_moneta" target="_blank">bilanci in ordine, bisogna investire</a>. Negli ultimi 30 anni molti lo hanno esecrato, ma adesso va rivalutato. Non si lasciano morire le economie. E l&#8217;America si trova in un dilemma identico a quello dell&#8217;Europa.</p>
<p><em>Almeno la crisi ha messo in moto un rafforzamento del <a href="http://europa.eu/legislation_summaries/economic_and_monetary_affairs/stability_and_growth_pact/index_it.htm" target="_blank">patto di stabilità e crescita</a>: più controllo sui bilanci pubblici e sanzioni per chi sgarra. Come giudica la nuova governance europea? </em></p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/non-si-esce-dalla-crisi-con-il-default-pilotato-occorre-maggiore-coesione-fra-gli-stati-europei_3797.html" target="_blank">Quale governance?</a> E&#8217; stato lanciato all&#8217;esterno un messaggio di disarmonia, non di armonia. I grandi paesi avrebbero potuto avviare una <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/non-basta-leuro-ci-vogliono-riforme-e-politiche-comuni-ed-efficaci_3761.html" target="_blank">riorganizzazione del governo comune</a> e invece è prevalso l&#8217;orientamento di togliere potere alle strutture di governance veramente europee come la Commissione. Ma la perdita di ruolo della Commissione ha segnalato un disimpegno di Francia e Germania e così all&#8217;esterno è passato un messaggio di disarmonia. E qui sono cominciate le preoccupazioni degli americani e dei cinesi per tornare alla domanda iniziale. Perché può esistere temporaneamente una moneta comune in attesa che venga costruita una politica economica comune, ma non ci può essere una moneta comune consolidata con una cacofonia di posizioni tra i diversi Paesi. La Bce è stata importante ma i suoi poteri sono limitati: supplisce, supplisce, ma fino a un certo punto. Abbiamo visto tutti quante difficoltà ha incontrato quando ha dovuto decidere di acquistare i bond dei paesi in difficoltà.</p>
<p><strong>LE RIFORME DEL SISTEMA</strong></p>
<p><em>Intanto stiamo andando dritti verso una nuova recessione&#8230;</em></p>
<p>&#8220;Direi di no. Probabilmente stiamo andando verso un forte rallentamento della ripresa. E&#8217; cominciato tutto all&#8217;inizio di giugno. Fino ad allora l&#8217;economia si stava lentamente aggiustando. Poi c&#8217;è stato un rallentamento e tutti hanno cominciato a rivedere al ribasso le previsioni. Penso che andiamo incontro a un periodo di stagnazione. Nel 2008 quando è cominciata la crisi i miei colleghi storici dell&#8217;economia mi dicevano che ci sarebbero voluti sette anni per riaggiustare tutto. Io replicavo che <a href="http://online.wsj.com/article/SB123307183916519783.html" target="_blank">Usa</a> e <a href="http://articles.latimes.com/2008/nov/10/business/fi-china10" target="_blank">Cina</a> avevano reagito mettendo sul piatto <a href="http://online.wsj.com/article/SB123307183916519783.html" target="_blank">800</a> e <a href="http://articles.latimes.com/2008/nov/10/business/fi-china10" target="_blank">585</a> miliardi di dollari: Keynes ci ha insegnato come fare, usciremo prima da questo inferno. Ma loro insistevano: bisogna &#8220;pulire&#8221; dalle scorie il sistema economico. E non avevano nemmeno previsto quanto rapidamente il contagio si sarebbe esteso ai titoli del debito pubblico provocando quindi la politica recessiva. Oggi la ripresa è lenta mentre i governi vanno avanti adagio con piccole correzioni ma non ci sono prospettive di grandi riforme del sistema finanziario ed economico. Negli Stati Uniti il potere politico è debolissimo verso la finanza: non ha avuto la forza di imporre il ritorno al <a href="http://www.investopedia.com/articles/03/071603.asp#axzz1a69fpwmp" target="_blank">Glass-Steagall Act</a>, cioè la separazione delle banche commerciali da quelle di investimento. Le altre grandi riforme come la Tobin tax per essere efficaci richiedono un&#8217;adesione universale.&#8221;.</p>
<p><em>Perché non c&#8217;è unità d&#8217;intenti sulle grandi riforme?</em></p>
<p>&#8220;La mia interpretazione è che nei momenti di grande cambiamento dei rapporti di forza le riforme non le vuole nessuno. Non gli Stati Uniti, che temono di dover rinunciare al privilegio della centralità del dollaro nel sistema finanziario internazionale. Non la Cina che non è pronta a fare il grande salto verso la convertibilità della sua moneta ed è consapevole di avere tutto da guadagnare ad aspettare: una riforma tra 4-5 anni li vedrà molto più forti di una riforma fatta oggi. E sarà più conveniente per loro. Chi potrebbe avanzare delle proposte è l&#8217;Unione europea, avrebbe interesse a far da arbitro, ma si è talmente indebolita che è riuscita nell&#8217;obiettivo di farsi portare la guerra in casa quando le sue condizioni finanziarie erano e sono migliori di quelle americane: il nostro rapporto deficit-Pil è inferiore di quattro punti a quello Usa e la California non è certo messa meglio della Grecia. Eppure <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/perche-gli-speculatori-attaccano-leuropa-ma-non-gli-usa_3491.html" target="_blank">il dollaro non ne viene toccato</a>. Quindi è difficile pensare che sia l&#8217;Europa il leader delle grandi riforme internazionali&#8221;.</p>
<p><em>Intanto le diseguaglianze sono sempre più ampie.</em></p>
<p>&#8220;Non è un fatto casuale ma il frutto di una filosofia precisa. Storicamente fino alla fine degli anni 80 le diseguaglianze nei paesi industrializzati si stavano riducendo, poi sono impazzite per motivi spiegabilissimi. Il primo è che c&#8217;è una nuova dottrina. Non c&#8217;è più un senso profondo dell&#8217;ingiustizia sociale. Mi ricordo che 30 anni un mio articolo sul Corriere della Sera in cui calcolavo che il manager numero uno di un&#8217;impresa sconfitto alle regionali del 2008 abbandonò all&#8217;improvviso la politica lasciando interdetti sostenitori, alleati, ed amici, per tornare a fare l&#8217;imprenditore nelle aziende di famigliaguadagnava 40 volte la media degli operai suscitò polemiche a non finire. Adesso nessuno dice nulla se quel rapporto è 400 volte. Si è fatta strada la filosofia calvinista o protestante per cui il ricco è benedetto da Dio. Punto e basta. E poi è cambiato il sistema fiscale: con Ronald Reagan e Margaret Thatcher l&#8217;aliquota massima, che negli Usa era al 70 per cento, si è dimezzata. E lì si è imboccata la strada che ha portato <a href="http://www.timesonline.co.uk/tol/money/tax/article1996735.ece" target="_blank">Warren Buffett</a>, per sua stessa ammissione, a pagare <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Cu5B-2LoC4s" target="_blank">meno tasse della sua segretaria</a>. In aggiunta l&#8217;imposta sulle eredità è caduta dovunque, o quasi. Infine la globalizzazione ha indubbiamente colpito i salari più bassi: il lavoro standard è volato via. Senza contare che l&#8217;aumento di valore dei beni mobili e immobili ha aumentato la distanza tra chi li possiede e chi non li possiede&#8221;.</p>
<p><em>Qualche Paese ha saputo però contrastare la tendenza.</em></p>
<p>&#8220;Certo. Però devi avere una cultura radicata come in Svezia o devi essere il Brasile di Lula. Altrimenti le diseguaglianze aumentano. E l&#8217;ingiustizia è cresciuta anche nei paesi in via di sviluppo dove tutti si sono spostati verso l&#8217;alto ma i ricchi sono saliti di più: cala la miseria ma aumentano le differenze. Ed è in questo senso che io vedo la possibilità di una riflessione mondiale che può esprimersi anche attraverso l&#8217;indignazione, o anche peggio. Vedere che negli <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2011/10/05/news/protesta_waal-street-22721699/" target="_blank">Stati Uniti</a>, in <a href="http://video.ilsole24ore.com/SoleOnLine5/Video/Notizie/Medio%20Oriente%20e%20Africa/2011/indignados-israele/indignados-israele.php" target="_blank">Israele</a> e in <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/19/spagna-gli-indignados-invadono-le-piazze-non-siamo-merci-in-mano-a-politici-e-banchieri/120088/" target="_blank">Spagna</a> manifestano allo stesso modo fa molto riflettere. Se ci sono tre paesi diversi sono questi. Eppure le modalità della protesta sono simili. In Israele, dove hanno tanti problemi politici che sovrastano qualsiasi altra questione (la <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/donne-protagoniste-della-primavera-araba-bisogna-coordinare-il-lavoro-del-volontariato-in-africa_3316.html" target="_blank">primavera egiziana</a>, la <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/la-turchia-di-erdogan-fortissima-concorrente-ma-anche-potenziale-alleata_3286.html" target="_blank">Turchia</a>, lo <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/leuropa-sostenga-la-creazione-di-due-stati-sovrani-israele-e-palestina_3754.html" target="_blank">stato palestinese</a>), stupisce vedere 400 mila persone che protestano contro la disoccupazione e la difficoltà di trovare un alloggio. Come in Spagna. Può anche darsi che sia un campanello d&#8217;allarme, il segnale che un periodo storico è finito&#8221;.</p>
<p><em>Può nascere una rivolta violenta da questa situazione?</em></p>
<p>&#8220;Non sono un sociologo e non so dire se ci sono i presupposti. Come economista mi impressiona che queste questioni siano sollevate simultaneamente e in modo pubblico in paesi e società così diversi&#8221;.</p>
<p style="padding-left: 60px;"><em>In cattedra su La7 La serie avrà per titolo &#8220;Il mondo che verrà&#8221;. Da martedì 11 ottobre su La7, alle 23 (e disponibili anche sul sito dell`emittente) tre appuntamenti con Romano Prodi che, dall`aula dello Stabat Mater dell`Università dl Bologna, parlerà dei presente e dei futuro dell`economia mondiale: la sfida tra I tre continenti (America, Asia ed Europa) e le armi per combattere la crisi; che cosa fare contro l`aumento della disuguaglianza che separa sempre più le classi ricche da quelle povere; la paura dei futuro (Immigrazione, concorrenza Internazionale e futuro del figli sono I principali timori del quotidiano) e come vincerla. Prodi si confronterà con una classe di studenti Italiani e stranieri provenienti dalle diverse facoltà dell`Università dl Bologna.</em></p>
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		<title>L&#8217;Europa sostenga la creazione di due Stati sovrani: Israele e Palestina</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 06:57:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Medio oriente
Due popoli, due stati. E&#8217; la via della pace
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 25 settembre 2011
Mahmoud Abbas e Binyamin Netanyahu hanno pronunciato il loro atteso discorso di fronte all’assemblea dell’Onu, dando in tal modo inizio al confronto diretto fra l’autorità Palestinese ed il governo Israeliano sul possibile riconoscimento dello Stato Palestinese. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3756" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/09/Abuazen.jpg"><img class="size-medium wp-image-3756" title="Mahmoud Abbas (Abu Mazen) con Barack Obama" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/09/Abuazen-300x200.jpg" alt="Mahmoud Abbas (Abu Mazen) con Barack Obama" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Mahmoud Abbas (Abu Mazen) con Barack Obama</p></div>
<p>Medio oriente</p>
<p><strong>Due popoli, due stati. E&#8217; la via della pace</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/14PT/14PTQ7.pdf" target="_blank"><strong>Il Messaggero</strong></a> del 25 settembre 2011</p>
<p><a href="http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-9030ced0-de64-4aad-9c89-d1310c8c5693.html" target="_blank">Mahmoud Abbas e Binyamin Netanyahu</a> hanno pronunciato il loro atteso discorso di fronte all’assemblea dell’Onu, dando in tal modo inizio al confronto diretto fra l’autorità Palestinese ed il governo Israeliano sul possibile <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/settembre/24/Abu_Mazen_all_Onu_Palestina_co_8_110924036.shtml" target="_blank">riconoscimento dello Stato Palestinese</a>. Questo problema, irrisolto da oltre sessant’anni, sta infiammando il dibattito politico mondiale da quando Abbas ha deciso di portarlo di fronte al Consiglio di Sicurezza,  pur essendo pienamente cosciente che il <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-09-08/porranno-veto-riconoscimento-stato-200816.shtml?uuid=AacO3j2D" target="_blank">veto americano</a> renderà in ogni caso impossibile il riconoscimento dello stato Palestinese.</p>
<p>L’esito di quest’ennesimo atto della tragedia mediorientale è quindi scontato e, soprattutto dopo i discorsi dei due leader, le prospettive di pace non sembrano certo essere né imminenti né facili. Ci si deve perciò chiedere perché Abbas, <a href="http://www.asianews.it/notizie-it/Palestina:-ultimi-sforzi-Usa-per-negare-il-riconoscimento-all%E2%80%99Onu.-Il-no-di-Abbas-22642.html" target="_blank">pur consapevole del veto americano</a>, abbia <a href="http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE78M00O20110923" target="_blank">giocato apertamente questa carta</a>.<br />
La prima ragione deriva dall’indubbia popolarità che questa mossa esercita nei confronti della grande maggioranza dell’opinione pubblica mondiale e locale, come è apparso evidente sia nell’aula dell’assemblea dell’ONU che nelle piazze palestinesi. Queste non sono tuttavia novità e non sono quindi eventi tali da spingere l’autorità palestinese ad un gesto così forte di fronte all’immutata politica americana.</p>
<p>Se la politica americana non è cambiata è mutato tuttavia il contesto in cui essa si svolge perché la nuova strategia turca e la “<a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/africa-solo-la-democrazia-puo-garantire-la-prosperita_3195.html" target="_blank">primavera araba</a>” hanno profondamente mutato il teatro in cui questa grande tragedia si svolge. I due più fedeli alleati degli Stati Uniti in tutta l’area, cioè <a href="http://it.euronews.net/2011/09/09/turchia-guarda-ad-alleanza-con-egitto-e-scalza-israele/" target="_blank">la Turchia e l’Egitto</a>, hanno infatti radicalmente mutato il proprio rapporto con Israele, considerato ora un paese nemico. Gli atti di ostilità sono ben noti e hanno provocato un livello di tensione così forte per cui gli ambasciatori israeliani ad Ankara e al Cairo (oltre a quello ad Amman) hanno dovuto abbandonare le proprie sedi e tornare precipitosamente in patria. La sicurezza di Israele è quindi ora esclusivamente nelle mani del Stati Uniti, che non possono più giovarsi dell’aiuto dei governi amici che erano sempre stati in passato la garanzia di tale sicurezza. La primavera araba ha infatti provocato la conseguenza non secondaria di rendere impossibile per questi due grandi paesi adottare una politica divergente rispetto all’ostilità popolare nei confronti di Israele.</p>
<p>Il nuovo corso turco appare particolarmente importante non solo per le misure di forza che <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2011/09/12/visualizza_new.html_724197548.html" target="_blank">il premier turco ha minacciato</a> ma anche perchè il governo di Ankara si è perfino dichiarato disposto a sostituire con proprie risorse l’eventuale cessazione del flusso di denaro che da molti anni la Casa Bianca versa al popolo palestinese.</p>
<p>Quest’atteggiamento turco è così rischioso per Israele che perfino i vertici dell’esercito israeliano hanno ripetutamente consigliato a Netanyahou di chiedere scusa alla Turchia per gli incidenti accaduti nel mare di fronte a Gaza. Anche perché la Turchia rimane  un baluardo fondamentale della Nato ed ha proprio di recente accettato di installare nel suo territorio le batterie di missili che potrebbero anche costituire un’essenziale protezione per Israele in caso di conflitto con l’Iran.  Riguardo all’Egitto, in qualsiasi modo si concluda l’attuale crisi politica, nessun futuro governo potrà mettere in secondo piano i sentimenti popolari di <a href="http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/420405/" target="_blank">profonda ostilità</a> nei confronti di Israele. La politica di Moubarak è in ogni caso irripetibile.</p>
<p>Il dibattito nelle aule dell’Onu non porterà quindi a nessuna novità per l’immediato futuro: esso  segna tuttavia una forte accelerazione nel processo di soluzione del conflitto palestinese.</p>
<p>Di fronte alle ventisette ovazioni che il Congresso americano ha tributato recentemente a Netanyahou e nella prospettiva di una difficile sfida elettorale, la politica americana non cambierà certamente, così come la forza delle frange radicali nella coalizione  di governo renderà impossibile a Netanyahou applicare quell’intelligente flessibilità che era propria del suo predecessore. Ehud Olmert aveva infatti <a href="http://ec2-79-125-15-49.eu-west-1.compute.amazonaws.com/articolo/mo,+olmert%3A+%E2%80%9Cal+pi%C3%B9+presto+trattative+su+stato+palestinese%E2%80%9D" target="_blank">sempre riconosciuto la necessità</a> di arrivare sia alla costruzione di uno stato Palestinese con un territorio equivalente a quello del 1967 che alla definitiva partizione di Gerusalemme, in modo che divenga capitale sia dello stato di Israele che di quello palestinese, ma con uno statuto speciale per i luoghi santi, mantenuti fuori dalla sovranità di entrambi.</p>
<p>In questo nuovo quadro politico si apre certamente uno  spazio maggiore per l’Europa.  Essa non può che operare per la creazione di due stati autonomi, sovrani e garantiti nella loro reciproca sicurezza da forti accordi internazionali.  Due stati nei quali i due popoli possano vivere senza l’oppressione degli insediamenti e senza la paura del terrorismo. In questa situazione sono convinto che l’Europa debba aiutare l’amico americano proprio appoggiando la richiesta palestinese, pur sapendo che essa non darà per ora alcun frutto. L’accoglimento di questa richiesta servirà tuttavia per facilitare l’accordo indispensabile per la giustizia e la pace nel mondo.</p>
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		<title>Povera Europa</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Feb 2011 10:06:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Romano Prodi sulla timida politica europea verso gli Stati arabi. 
Su Handelsblatt del 28 febbraio 2011, pagina 56
In Egitto l&#8217;appoggio ai giovani che cercano uguaglianza di diritti, libertà e democrazia non è arrivato dall&#8217;Europa ma dal presidente Obama. Nelle piazze di Tunisi si sventolano bandiere americane e si bruciano quelle di un grande paese europeo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="result_box"><span style="background-color: #ffffff;" title="Romano Prodi über die ängstliche Politik gegenüber den arabischen Staaten."><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/02/ProdiHandelsblatt1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2681" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/02/ProdiHandelsblatt1-300x244.jpg" alt="" width="300" height="244" /></a><strong>Romano Prodi sulla timida politica europea verso gli Stati arabi. </strong></span></span></p>
<p><span id="result_box"><span title="Handelsblatt vom 28.02.2011, Seite 56">Su <a href="http://www.wirtschaftspresse.biz/psepp/fn/pcc/sfn/showedetail/DocID/1151678/EditionID/4/SectionID/255/PageID/1151674/pDay/28.02.2011%2000:00:00/showtyp/1/SH/47a80234f87eb0c1642069642172af/index.html" target="_blank">Handelsblatt</a> del 28 febbraio 2011, pagina 56</span></span></p>
<p>In Egitto l&#8217;appoggio ai giovani che cercano uguaglianza di diritti, libertà e democrazia <a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/02/Handelsblatt20110228.pdf" target="_blank">non è arrivato dall&#8217;Europa</a> ma dal presidente <a href="http://rampini.blogautore.repubblica.it/2011/02/11/e-ora-obama-attacca-mubarak-lamerica-sta-col-popolo-egiziano/" target="_blank">Obama</a>. Nelle piazze di Tunisi si sventolano bandiere americane e si bruciano quelle di un grande paese europeo. Nella tragedia libica l&#8217;Europa non ha alcuno strumento di influenza In tutti questi casi non si sono nemmeno immaginati strumenti di intervento qualora le tragedie africane spingessero sulle nostre coste non migliaia ma centinaia di migliaia di <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/quando-londa-ci-sommergera/2145594" target="_blank">disperati</a>. Quando mi trovo a viaggiare nei paesi del sud del mediterraneo mi sento sempre chiedere perché noi europei, che più commerciamo con loro, che più investiamo nei loro paesi, che più conosciamo i loro problemi e la loro cultura non contiamo nulla sotto l&#8217;aspetto politico. La tempesta di questi giorni ripropone un problema che l&#8217;Unione Europea ha sempre rifiutato di affrontare, cioè il problema  del Mediterraneo.</p>
<p>Quando da presidente della Commissione Europea mi sentivo rimproverare che il nostro sguardo era rivolto solo verso Est, mi era facile rispondere che la storia stessa ci obbligava a questa scelta ma che, cessata l&#8217;emergenza della caduta della cortina di ferro, la nostra attenzione si sarebbe estesa anche al Sud. Per aggiungere credibilità a queste parole la <a href="http://www.repubblica.it/online/esteri/costituzioneue/prodi/prodi.html" target="_blank">mia Commissione</a> portò avanti la proposta che passò sotto il nome de &#8220;<a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=79" target="_blank">l&#8217;anello degli amici</a>&#8220;, secondo la quale i paesi che sono intorno a noi, dalla Bielorussia all&#8217;Ucraina, dall&#8217;Egitto al Marocco avrebbero nel tempo potuto costruire tutti i possibili legami di cooperazione con l&#8217;Unione Europea pur senza essere membri dell&#8217;Unione stessa. Di questa grande ed organica politica di vicinato non se ne fece nulla.</p>
<p>La <a href="http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-501057/vertice-ue-prodi-acceleratore/" target="_blank">stessa Commissione</a> elaborò successivamente alcune proposte  che, anche se di ampiezza limitata, avrebbero comunque dimostrato la volontà di aprire un dialogo diretto con i paesi della sponda sud. Prospettammo perciò di dare vita alla &#8220;<a href="http://www.lazione.it/index.php/component/content/article/1-articoli/4853-il-futuro-dellafrica" target="_blank">banca del Mediterraneo</a>&#8221; dedicata allo sviluppo delle infrastrutture e delle attività economiche dei paesi del sud, con il compito di attrarre capitali anche al di fuori dei paesi partecipanti ( a cominciare dai paesi del Golfo) e con consiglieri di amministrazione e dirigenti in numero paritario fra Nord e Sud. A questa proposta si rispose, facendo finta di non capirne il grande significato politico, che la Banca Europea degli Investimenti era già sufficiente. Si bocciò in seguito ( senza lasciare nemmeno che potesse arrivare a livello decisionale) l&#8217;idea di creare sedi universitarie collegate fra nord e sud, con un ugual numero di studenti e di docenti delle due sponde e con l&#8217;obbligo da parte degli studenti di dividere il curriculum fra nord e sud.</p>
<p>Anche la <a href="http://www.euromedalex.org/" target="_blank">fondazione Anna Lindh</a> legata alla biblioteca di Alessandria d&#8217;Egitto, che doveva essere il punto di riferimento del dialogo politico e culturale fra i due continenti. è stata lasciata inesorabilmente languire.</p>
<p>Di fronte all&#8217;aperta manifestazione di insoddisfazione per questa politica si è dato finalmente vita all&#8217;<a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/vertice_euromediterraneo/" target="_blank">Unione per il Mediterraneo</a>. Non solo la solennità del nome ma l&#8217;intensità mediatica che ne hanno segnato la nascita facevano sperare ad un cambiamento di rotta. A questa speranza non sono  seguite le necessarie decisioni politiche e, soprattutto, sono mancate le pur minime risorse finanziarie necessarie per fare decollare un progetto di tanta importanza. I nostri partner del Sud non hanno nemmeno in questo caso nascosto la loro delusione: si è arrivati al punto che persino il responsabile più alto in grado tra i paesi del Sud ha abbandonato il suo posto di lavoro e se ne è tornato in Giordania perché a Barcellona non aveva niente da fare.</p>
<p>D&#8217;altra parte è del tutto impensabile realizzare una politica mediterranea che abbia un minimo di efficacia quando l&#8217;intero bilancio dell&#8217;Unione Europea viene costantemente mantenuto al di sotto dell&#8217;uno per cento del Prodotto Nazionale Lordo dei paesi membri.</p>
<p>In qualsiasi modo si risolvano le rivoluzioni di Tunisia, Egitto e Libia, nei paesi della sponda sud è cominciata una nuova era. E&#8217; difficile dire se ci stia avviando verso una democrazia compiuta o se tali paesi dovranno passare attraverso lunghi periodi di turbolenza e di instabilità. Siamo ancora in una fase troppo iniziale di questo processo. E&#8217; tuttavia incredibile vedere come l&#8217;Unione Europea sia del tutto impreparata a favorire ed aiutare il cammino verso la democratizzazione. Ci rempiamo la bocca di parole come libertà, diritti, democrazia e cooperazione e non abbiamo nessuna politica pronta, salvo doverla preparare in tutta fretta in caso si verificasse davvero un esodo biblico verso le coste europee.</p>
<p>Capisco come tutto ciò sia difficilmente proponibile in un periodo storico in cui la crisi economica si accompagna ad una crisi delle istituzioni europee. Ricordiamo però che il <a href="http://europa.eu/lisbon_treaty/index_it.htm" target="_blank">trattato di Lisbona</a> è stato venduto all&#8217;opinione pubblica europea come il pilastro fondante della nuova politica estera comune. E&#8217; triste doversi accorgere che. anche di fronte ad un evento storico così importante e che ci tocca così da vicino. la politica estera europea non esiste.</p>
<p>Romano Prodi</p>
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		<title>Armseliges Europa</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Feb 2011 08:44:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Romano Prodi über die ängstliche Politik gegenüber den arabischen Staaten. 
Handelsblatt vom 28.02.2011, Seite 56
Nicht von Europa, sondern von US-Präsident Barack Obama bekamen in Ägypten die jungen Menschen Unterstützung, die gleiche Rechte, Freiheit und Demokratie forderten. Und auf die libysche Tragödie hat Europa auch keinen Einfluss. Die Europäer haben lange Zeit gar nicht überlegt, wie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/02/ProdiHandelsblatt.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2675" title="ProdiHandelsblatt" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/02/ProdiHandelsblatt-300x244.jpg" alt="ProdiHandelsblatt" width="300" height="244" /></a></strong><strong>Romano Prodi über die ängstliche Politik gegenüber den arabischen Staaten. </strong></p>
<p><strong></strong><strong><a href="http://www.wirtschaftspresse.biz/psepp/fn/pcc/sfn/showedetail/DocID/1151678/EditionID/4/SectionID/255/PageID/1151674/pDay/28.02.2011%2000:00:00/showtyp/1/SH/47a80234f87eb0c1642069642172af/index.html" target="_blank">Handelsblatt</a></strong> vom 28.02.2011, Seite 56</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/02/Handelsblatt20110228.pdf">Nicht von Europa</a>, sondern von US-Präsident Barack <a href="http://rampini.blogautore.repubblica.it/2011/02/11/e-ora-obama-attacca-mubarak-lamerica-sta-col-popolo-egiziano/" target="_blank">Obama</a> bekamen in Ägypten die jungen Menschen Unterstützung, die gleiche Rechte, Freiheit und Demokratie forderten. Und auf die libysche Tragödie hat Europa auch keinen Einfluss. Die Europäer haben lange Zeit gar nicht überlegt, wie sie Einfluss nehmen könnten. Erst die Angst, dass die Tragödie in Nordafrika Hunderttausende von verzweifelten <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/quando-londa-ci-sommergera/2145594" target="_blank">Flüchtlingen</a> an unsere Küsten schwemmt, bringt uns zum Nachdenken. Wenn ich in die Länder Nordafrikas reise, werde ich immer wieder gefragt, warum wir Europäer uns politisch nicht um sie kümmern – obwohl wir am stärksten in dieser Region investieren und ihre Probleme und ihre Kultur kennen.</p>
<p>Die Europäische Union hat sich immer geweigert, das Problem des Mittelmeerraums anzugehen. Mir als Präsidenten der Europäischen Kommission (1999 bis 2004) hat man vorgeworfen, dass wir unseren Blick nur Richtung Osten wenden. Damals war es für mich leicht zu antworten, dass die Geschichte uns zu dieser Wahl zwingt. Ich versprach, dass wir unsere Aufmerksamkeit dem Süden zuwenden, sobald die Notsituation nach dem Fall des Eisernen Vorhangs vorbei ist. Um diesen Worten Glaubwürdigkeit zu verleihen, hat <a href="http://www.repubblica.it/online/esteri/costituzioneue/prodi/prodi.html" target="_blank">meine Kommission</a> einen Vorschlag vorangetrieben, der unter dem Namen „<a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=79" target="_blank">Der Ring der Freunde</a>“ bekannt wurde. Danach sollten die Länder, die uns umgeben – von Weißrussland bis zur Ukraine, von Ägypten bis nach Marokko –, mit der Zeit die Chance bekommen, Kooperationen mit der EU aufzubauen, ohne Mitglied der Union zu sein. Von dieser Politik wurde aber nichts durchgesetzt.</p>
<p><a href="http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-501057/vertice-ue-prodi-acceleratore/" target="_blank">Die Kommission</a> hat später vorgeschlagen, eine „<a href="http://www.lazione.it/index.php/component/content/article/1-articoli/4853-il-futuro-dellafrica" target="_blank">Bank des Mittelmeerraums</a>“ ins Leben zu rufen, die der Entwicklung der Infrastruktur und der wirtschaftlichen Aktivitäten der Länder im Süden dienen sollte. Die Idee war, so auch Kapital von Regionen außerhalb der Teilnehmerländer anzulocken, vor allem aus den Golfstaaten.</p>
<p>Auf diesen Vorschlag bekamen wir die Antwort, die Europäische Investitionsbank sei bereits ausreichend. Später verwarf man schon in einem frühen Stadium die Idee, Partnerschaften zwischen Universitäten zu schaffen. Dabei sollten Studenten und Dozenten jeweils zu gleichen Teilen aus dem Norden und dem Süden kommen und entsprechend auch die Lehrpläne ausgestaltet werden. Und die <a href="http://www.euromedalex.org/" target="_blank">Stiftung Anna Lindh</a>, die in Kooperation mit der Bibliothek von Alexandria in Ägypten eine Anlaufstelle für den politischen und kulturellen Dialog sein sollte, hat man hoffnungslos dahinsiechen lassen.</p>
<p>Endlich hat man dann die „<a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/vertice_euromediterraneo/" target="_blank">Union für den Mittelmeerraum</a>“ ins Leben gerufen. Nicht nur die Feierlichkeit des Namens, sondern auch die mediale Begleitung ließen auf einen Richtungswechsel hoffen. Aber es gab kaum Geld für das Projekt. Unsere Partner im Süden haben ihre Enttäuschung nicht verhehlt: Einer der Top-Manager des Projekts hat seinen Job an den Nagel gehängt und ist nach Jordanien zurückgekehrt, weil es für ihn in Barcelona nichts zu tun gab. Eines muss man dabei freilich zugestehen: Es ist völlig undenkbar, eine auch nur ansatzweise funktionierende Mittelmeerpolitik zu verwirklichen, wenn der gesamte Haushalt der EU konstant unter einem Prozent des Bruttoinlandsprodukts der Mitgliedsländer gehalten wird.</p>
<p>Wie auch immer sich die Revolutionen in Tunesien, Ägypten und Libyen entwickeln werden: In den Ländern am südlichen Ufer des Mittelmeers hat eine neue Ära begonnen. Es ist schwer zu sagen, ob sie sich einer reifen Demokratie nähern oder lange Phasen der Instabilität durchlaufen müssen. Wir stehen gerade erst am Anfang dieses Prozesses. Dennoch ist es unglaublich zu sehen, dass die Europäische Union völlig unvorbereitet ist, den Weg zu einer Demokratisierung zu fördern und den arabischen Ländern zu helfen.</p>
<p>Wir reden gern vollmundig von Freiheit, Rechten, Demokratie und Kooperation. Aber wir haben keine politischen Konzepte. Wir denken nur an hektische Notfallpläne für den Fall, dass es wirklich zu einem Exodus biblischen Ausmaßes in Richtung der europäischen Küsten kommt.</p>
<p>Europa tut sich auch deswegen schwer mit einer angemessenen Reaktion, weil wir selber Probleme haben: Aus der Wirtschaftskrise ist eine Krise der europäischen Institutionen geworden. Wir sollten aber daran erinnern, dass der <a href="http://europa.eu/lisbon_treaty/index_it.htm" target="_blank">Vertrag von Lissabon</a> den Bürgern als tragender Pfeiler einer neuen gemeinsamen Außenpolitik verkauft wurde. Es ist traurig feststellen zu müssen, dass im Angesicht einer dramatischen historischen Entwicklung, die uns hautnah betrifft, eine europäische Außenpolitik nicht existiert.</p>
<p>Der Autor war italienischer Ministerpräsident und Präsident der EU-Kommission. Sie erreichen ihn unter: gastautor@handelsblatt.com</p>
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		<title>Italia esiga un urgente programma europeo per la ripresa economica dei Paesi in rivolta</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Feb 2011 08:10:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In Nord Africa il modello turco da inseguire
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 20 febbraio 2011
Mentre tutto il Medio-Oriente si sta infiammando, la prima fase post-rivoluzionaria di Tunisia e d’Egitto procede meglio del previsto. Non corre più sangue nelle strade di Tunisi e del Cairo e i governi di transizione stanno in qualche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/02/rivolta-del-pane.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2629" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/02/rivolta-del-pane-300x150.jpg" alt="" width="300" height="150" /></a>In Nord Africa il modello turco da inseguire</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=36577&amp;sez=HOME_NELMONDO&amp;npl=&amp;desc_sez=" target="_blank">Il Messaggero</a> del 20 febbraio 2011</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/esteri/11_febbraio_21/libia-guerra-civile_d21f5616-3d82-11e0-8c41-24e78bec137b.shtml" target="_blank">Mentre</a> <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=36585&amp;sez=HOME_NELMONDO&amp;npl=&amp;desc_sez=" target="_blank">tutto</a> il <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2011/02/21/iran-ancora-manifestazioni-anti-regime-arrestata-la-figlia-di-rafsanjani/" target="_blank">Medio</a>-<a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2011/02/17/visualizza_new.html_1586770036.html" target="_blank">Oriente</a> si sta <a href="http://www.italia-news.it/esteri-c4/africa-c8521/marocco-c8556/marocco--esplode-la-protesta--migliaia-di-manifestanti-in-piazza-59043.html" target="_blank">infiammando</a>, la prima fase post-rivoluzionaria di <a href="http://www.agi.it/estero/notizie/201102202011-ipp-rt10041-tunisia_governo_chiede_ad_arabia_saudita_estradizione_ben_ali" target="_blank">Tunisia</a> e d’<a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2011/02/20/visualizza_new.html_1584981771.html" target="_blank">Egitto</a> procede meglio del previsto. Non corre più sangue nelle strade di Tunisi e del Cairo e i governi di transizione stanno in qualche modo cercando di venire, almeno parzialmente, incontro alle esigenze di cambiamento espresse dai giovani che sono scesi in piazza. La presa di potere dell’estremismo islamico non sembra, almeno nel presente, materializzarsi. Nello stesso tempo l’esercito, che rimane il punto di continuità del potere, svolge un ruolo di garante dell’unità nazionale e di un <a href="http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=1294914" target="_blank">progressivo cammino</a> verso maggiori diritti civili.</p>
<p>In Egitto l’impegno di indire <a href="http://notizie.virgilio.it/esteri/l-esercito-guida-transizione-in-egitto-6-mesi-poi-elezioni_144361.html" target="_blank">libere elezioni</a> entro sei mesi è stato ribadito dalle autorità militari che, come segno di buona volontà, hanno autorizzato uno dei leader dei Fratelli Musulmani, di nome <a href="http://it.euronews.net/2011/02/15/egitto-costituzione-emendata-entro-dieci-giorni-poi-referendum/" target="_blank">El Arian</a>, a parlare al popolo egiziano dagli studi della televisione di Stato. L’esponente del partito islamico ha ricambiato con un discorso <a href="http://arabnews.com/middleeast/article264587.ece" target="_blank">moderato</a> e con un’apertura di fiducia nei confronti dei militari chiedendo, come prova del cambiamento, la rapida autorizzazione alla nascita di liberi partiti politici. El Arian si è a sua volta impegnato a dare vita ad un partito politico ma a non proporre alcun candidato dei Fratelli Musulmani alle prossime elezioni presidenziali e a evitare che essi raggiungano la maggioranza dei seggi in Parlamento nelle prossime elezioni politiche.</p>
<p>Si tratta di un passo in avanti verso un processo di riconciliazione nazionale anche perché i Fratelli Musulmani non solo erano stati tenuti al margine della vita politica ma erano stati sistematicamente perseguitati dalla polizia di Mubarak. Si potrebbe a questo punto pensare che l’Egitto si sia incamminato verso una “<a href="http://www.monde-diplomatique.it/LeMonde-archivio/Gennaio-2008/pagina.php?cosa=0801lm09.01.html" target="_blank">via turca</a>” alla democrazia, con un progressivo inserimento dei partiti religiosi moderati nei posti di comando. Una via che sarebbe resa possibile da un loro cammino verso il moderatismo, la tolleranza e la laicità. Credo che questa sia una conclusione auspicabile ma assolutamente non garantita. Gli elementi di continuità col regime precedente sono infatti in Egitto molto forti (a cominciare dal peso determinante dei più stretti collaboratori di Mubarak) mentre la classe media egiziana non ha un ruolo paragonabile a quello che essa ricopre in Turchia e il Paese non è stato protagonista di un processo di modernizzazione paragonabile a quello imposto alla Turchia da Ataturk.</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/02/01_e38cf192.JPG"><img class="alignleft size-medium wp-image-2631" title="BRITAIN" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/02/01_e38cf192-300x245.jpg" alt="BRITAIN" width="300" height="245" /></a>I rischi gattopardeschi che tutto cambi affinché nulla cambi sono quindi ancora forti perché il potere vero è nelle mani dell’esercito, anche se la sua volontà di apertura appare promettente e il ruolo degli Stati Uniti sembrerebbe decisamente favorevole all’accelerazione di un processo democratico. Uso a questo proposito il condizionale perché nemmeno Obama potrebbe in alcun modo appoggiare un eccessivo potere di un partito islamico in un Paese così importante come l’Egitto.</p>
<p>Questo quadro moderatamente ottimistico sul piano politico viene tuttavia messo fortemente in dubbio se si pone la dovuta attenzione alla reale situazione economica e sociale. Le strutture produttive sono infatti nella massima confusione, la disoccupazione aumenta ancora e le richieste salariali generano caos e paura. Siamo insomma già arrivati alla fase in cui i tunisini e gli egiziani non chiedono più soltanto libertà e democrazia ma vogliono un lavoro e decenti condizioni di vita. I pubblici dipendenti in Egitto e gli addetti all’abbigliamento in Tunisia alzano la voce ma difficilmente possono essere ascoltati perché il crollo del turismo vuota le casse dello Stato egiziano e le difficoltà della produzione e dell’export non aiutano certo le possibilità di crescita dei salari degli operai tunisini. Lo stesso malessere che sta aumentando le tensioni interne spinge ora migliaia di disperati verso le nostre coste.</p>
<p>Mi rendo conto che sto descrivendo una situazione in cui la rabbia e il malcontento possono costituire il terreno di coltura per rimpiangere il passato e dare forza a chi vuole ricostruire quel passato. È giunta perciò l’ora che gli <a href="http://it.notizie.yahoo.com/19/20110215/twl-egitto-obama-lo-definisce-un-esempio-b689c2c.html" target="_blank">Stati Uniti</a> e l’<a href="http://www.europarl.europa.eu/news/public/story_page/030-113509-049-02-08-903-20110211STO13508-2011-18-02-2011/default_it.htm" target="_blank">Europa</a> smettano di gioire in modo astratto per i cambiamenti avvenuti e si diano da fare perché i cambiamenti possano durare anche in futuro. Invece di limitarsi a inneggiare all’avvento della democrazia è urgente operare in modo che la democrazia non sia uccisa sul nascere dalla fame, dalla miseria e dalla rabbia.</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/02/mubarak.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2633" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/02/mubarak-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Invece di limitarci a <a href="http://www.italia-news.it/politica-c14/maroni-alla-camera--emergenza-sbarchi--leuropa-non-puo-restare-a-guardare-58616.html" target="_blank">chiedere l’elemosina</a> all’Unione Europea per fare fronte ai costi dei nuovi disperati dobbiamo essere noi italiani a esigere che si metta in atto un grande programma di emergenza per fare riprendere subito l’economia dei Paesi del sud del Mediterraneo. Solo in questo modo si potrà garantire non solo l’integrità del nostro territorio ma anche le conquiste di coloro che sono scesi in piazza a Tunisi e al Cairo in difesa di una libertà che abbiamo tanto osannato ma che non stiamo facendo nulla per salvaguardare.</p>
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		<title>EU must sanction Israel over its refusal to obey international law and must recognize the State of Palestine</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 08:00:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Letter to the President of the European Council
TO: Herman van Rompuy, President of the European Council (dated 2 December 2010)
Lady Catherine Ashton, High Representative for Foreign Affairs and Security Policy/First Vice-President of the European Commission (dated 2 December 2010)
CC: EU Heads of Government (dated 6 December 2010)
EU Ministers of Foreign Affairs (dated 6 December 2010)
FROM: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/12/EFLG-content-letter-to-EU.pdf-7-12-2010.pdf"></a><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/12/002-0725213133-israel-palestine.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2407" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/12/002-0725213133-israel-palestine-300x273.jpg" alt="" width="300" height="273" /></a>Letter to the President of the European Council</strong></p>
<p><em>TO: Herman van Rompuy, President of the European Council (dated 2 December 2010)<br />
Lady Catherine Ashton, High Representative for Foreign Affairs and Security Policy/First Vice-President of the European Commission (dated 2 December 2010)</em></p>
<p><em>CC: EU Heads of Government (dated 6 December 2010)<br />
EU Ministers of Foreign Affairs (dated 6 December 2010)</em></p>
<p><em>FROM:<strong> </strong>European Former Leaders Group (EFLG)</em></p>
<p><em>RE: <strong><a href="http://www.haaretz.com/print-edition/news/former-european-leaders-sanction-israel-over-settlement-building-1.329767" target="_blank">Application</a> of Council <a href="http://www.ft.com/cms/s/2a1461da-03b9-11e0-8c3f-00144feabdc0,Authorised=false.html?_i_location=http%3A%2F%2Fwww.ft.com%2Fcms%2Fs%2F0%2F2a1461da-03b9-11e0-8c3f-00144feabdc0.html%2523axzz17hZJ37pf&amp;_i_referer=" target="_blank">Conclusions</a> on the Middle East <a href="http://www.presstv.ir/detail/154854.html" target="_blank">Peace Process</a></strong></em></p>
<p>The year 2011 will be of critical importance in determining the fate of the Middle East, perhaps for many years to come.</p>
<p>On 8 December 2009 the Foreign Affairs Council of the European Union adopted a set of twelve ‘<a href="http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/foraff/111829.pdf" target="_blank">Council conclusions on the Middle East peace process</a>’. The resulting document, essentially a collective European blueprint for resolution of the Arab-Israeli conflict, set out the requirements for a comprehensive peace, inclusive of ‘a two-state solution to the Israeli-Palestinian conflict’, in a clear and concise manner. It also identified a number of benchmarks. The Council further recognized that Middle East peace ‘is a fundamental interest’ of not only the parties in the region, but also of the European Union itself. With this statement, the EU attracted considerable interest and raised expectations about its ability to advance the peace process. It formulated in effect what the overall international community, including the current administration of the United States, apparently believes is right.<br />
It is now one year on and we appear to be no closer to a resolution of this conflict. To the contrary, developments on the ground, primarily Israel’s continuation of settlement activity in the Occupied Palestinian Territory (OPT) including in East Jerusalem, pose an existential threat to the prospects of establishing a sovereign, contiguous and viable Palestinian state also embracing Gaza, and therefore pose a commensurate threat to a two-state solution to the conflict.</p>
<p>Given this situation and the urgent need for action, we consider it a matter of fundamental credibility that the Council revisit the principles and requirements it enunciated in December 2009 and establish the next steps forward at its meeting scheduled for 13 December 2010. In addition to reconfirming the framework and principles it collectively adopted in December 2009, we consider it vital that the Council should also identify concrete measures to operationalize its agreed policy and thence move to implementation of the agreed objectives. Europe cannot afford that the application of these policy principles be neglected and delayed yet again. Time to secure a sustainable peace is fast running out.</p>
<p>Taking in turn the Conclusions reached by the Council in December 2009, we articulate below ways and means to translate these into actual policy.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><a href="http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/foraff/111829.pdf" target="_blank">1.</a> As stated by the Council in December 2009:</p>
<p style="padding-left: 30px;">The Council of the European Union is seriously concerned about the lack of progress in the Middle East peace process. The European Union calls for the urgent resumption of negotiations that will lead, within an agreed time-frame, to a two-state solution with the State of Israel and an independent, democratic, contiguous and viable State of Palestine, living side by side in peace and security. A comprehensive peace, which is a fundamental interest of the parties in the region and the EU, must be achieved on the basis of the relevant UN Security Council Resolutions, the Madrid principles including land for peace, the Roadmap, the agreements previously reached by the parties and the Arab Peace Initiative.</p>
<p>We welcomed the resumption of bilateral negotiations under American auspices in September 2010. Only a negotiated two-state solution will allow the security needs of both sides to be met. It gives us great concern however that the current talks lack a clear framework or terms of reference, and stalled almost as soon as they commenced, primarily on account of continued settlement construction by Israel.<br />
Even if inducements to Israel to resume a partial settlement freeze for a limited period of time (such as the supply of sophisticated military equipment) enable talks to proceed, there is no guarantee that these will produce a substantive agreement resolving the conflict within the next year. Moreover these inducements include measures that Palestinians may well believe would limit their sovereignty in any final agreement.<br />
It is eminently clear that without a rapid and dramatic move to halt the ongoing deterioration of the situation on the ground, a two-state solution, which forms the one and only available option for a peaceful resolution of this conflict, will be increasingly difficult to attain.<br />
We believe this is a matter of utmost concern. We therefore recommend that the EU, in cooperation with the United States, United Nations, Russian Federation, League of Arab States and other interested parties, should put forward a concrete and comprehensive proposal for the resolution of this conflict, that includes a clear time frame for the successful conclusion of these negotiations on the basis of longstanding principles agreed by the above parties and the international community as a whole.<br />
We believe the EU should at the December 2010 Council meeting set a date at which it will take further action. It could for example say that if there is no progress by its next meeting scheduled for April 2011, this will leave the Council with no alternative but to refer the matter to the international community to enable the latter to lead efforts to define a vision and strategy for a resolution of this conflict.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><a href="http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/foraff/111829.pdf" target="_blank">2.</a> As stated by the Council in December 2009:</p>
<p style="padding-left: 30px;">The Council reconfirms its support for the United States&#8217; efforts to resume negotiations on all final status issues, including borders, Jerusalem, refugees, security and water, respecting previous agreements and understandings. The European Union will not recognise any changes to the pre-1967 borders including with regard to Jerusalem, other than those agreed by the parties. The Council reiterates the EU&#8217;s readiness to contribute substantially to post-conflict arrangements, aimed at ensuring the sustainability of peace agreements, and will continue the work undertaken on EU contributions on state-building, regional issues, refugees, security and Jerusalem. The Council underlines the need for a reinvigorated Quartet engagement and notes the crucial importance of an active Arab contribution building on the Arab Peace Initiative.</p>
<p>As indicated here the EU is committed to contributing substantially to peace-building and reinforcement once the parties are agreed on the details. However, the Government of Israel continues to undertake unilateral measures on the ground that will prejudge the outcome if not prevent the possibility of substantive negotiations on many of the final status issues identified above.</p>
<p>In response to these measures, we recommend that the EU reiterate its position that it will not recognize any changes to the June 1967 boundaries, and clarify that a Palestinian state should be in sovereign control over territory equivalent to 100% of the territory occupied in 1967, including its capital in East Jerusalem. Only minor and reciprocal amendments as may be agreed between the parties themselves could legitimately be recognised.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><a href="http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/foraff/111829.pdf" target="_blank">3.</a> As stated by the Council in December 2009:</p>
<p style="padding-left: 30px;">The EU stands ready to further develop its bilateral relations with the Palestinian Authority reflecting shared interests, including in the framework of the European Neighbourhood Policy. Recalling the Berlin declaration, the Council also reiterates its support for negotiations leading to Palestinian statehood, all efforts and steps to that end and its readiness, when appropriate, to recognise a Palestinian state. It will continue to assist Palestinian state-building, including through its CSDP missions and within the Quartet. The EU fully supports the implementation of the Palestinian Authority&#8217;s Government Plan &#8220;Palestine, Ending the Occupation, Establishing the State&#8221; as an important contribution to this end and will work for enhanced international support for this plan.</p>
<p>The Palestinian Authority has made impressive progress in the implementation of its Government Plan and the development of the infrastructure of a Palestinian state. EU support and assistance has been vital to this success. To date, the EU and member states have invested some EUR 8 billion in the peace process, primarily in the form of assistance to the Palestinian Authority, Palestinian institutions, and the development of infrastructure in the OPT. By continuing to be the primary donor to this work, the EU underlines the vital European interest in the establishment of a Palestinian state and the implementation of a two-state solution.<br />
Because the Palestinian Authority exists and operates under Israeli military occupation, the Palestinians cannot be expected to establish their state without further international assistance, political as well as economic.<br />
It is therefore our strong belief that the EU needs to act more pro-actively in its relations with the US, Israel and others to promote the fulfillment of this objective.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><a href="http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/foraff/111829.pdf" target="_blank">4.</a> As stated by the Council in December 2009:</p>
<p style="padding-left: 30px;">Recalling the EU&#8217;s position as expressed at the Association Council in June 2009, the Council reaffirms its readiness to further develop its bilateral relations with Israel within the framework of the ENP. The EU reiterates its commitment towards the security of Israel and its full integration into the region, which is best guaranteed through peace between Israel and its neighbours.</p>
<p>During the past twelve months, the EU has continued to develop its bilateral relations with Israel within the framework of the ENP, with additional support provided in other fora, such as Israel’s accession to the OECD. Yet Israel has continued with settlement construction in the OPT, including East Jerusalem, and refused to negotiate seriously on terminating occupation and the establishment of an independent and sovereign Palestinian state.<br />
The EU has always maintained that settlements are illegal, but has not attached any consequences for continued and systematic Israeli settlement expansion in the OPT, including East Jerusalem.<br />
We therefore strongly believe that the EU must make absolutely clear that enhancement or upgrading of the EU-Israel Association Agreement and other bilateral agreements and programs will not occur unless settlements are frozen.<br />
We furthermore recommend in the strongest possible terms that the EU examine the legal implications for the EU of the continued application of bilateral agreements by Israel to Israelis and Israeli entities in the OPT, i.e. to areas outside the internationally recognized boundaries of the State of Israel. We consider it necessary that the EU add safeguard clauses to these agreements which rule out their application to Occupied Territories, to ensure that entities prohibited by international law and considered unlawful by EU policy, such as settlements, are excluded from European privileges and will not be promoted and legitimized by their provision. We consider it necessary that the EU bring an end to the import of settlement products which are, in contradiction with EU labeling regulations, marketed as originating in Israel. We consider it simply inexplicable that such products still enjoy benefits under preferential trade agreements between the EU and Israel.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><a href="http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/foraff/111829.pdf" target="_blank">5.</a> As stated by the Council in December 2009:</p>
<p style="padding-left: 30px;">Encouraging further concrete confidence building measures, the Council takes positive note of the recent decision of the Government of Israel on a partial and temporary settlement freeze as a first step in the right direction and hopes that it will contribute towards a resumption of meaningful negotiations.</p>
<p>The partial and temporary suspension of settlement construction by the Government of Israel expired in September 2010, and Israel has since then either resumed or announced construction of approximately 2,000 new settlement units, particularly in East Jerusalem and its environs.<br />
The EU has stated unequivocally for decades that the settlements in the OPT are illegal, but Israel continues to build them. Like any other state, Israel should be held accountable for its actions. It is the credibility of the EU that is at stake.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><a href="http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/foraff/111829.pdf" target="_blank">6.</a> As stated by the Council in December 2009:</p>
<p style="padding-left: 30px;">Developments on the ground play a crucial part in creating the context for successful negotiations. The Council reiterates that settlements, the separation barrier where built on occupied land, demolition of homes and evictions are illegal under international law, constitute an obstacle to peace and threaten to make a two-state solution impossible. The Council urges the government of Israel to immediately end all settlement activities, in East Jerusalem and the rest of the West Bank and including natural growth, and to dismantle all outposts erected since March 2001.</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/12/palestine.gif"><img class="alignright size-medium wp-image-2408" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/12/palestine-300x203.gif" alt="" width="300" height="203" /></a>The EU position could not be clearer, but – as we have argued above − failure to act accordingly, in the face of contraventions and disregard by Israel, undermines the EU and its credibility in upholding international law.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><a href="http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/foraff/111829.pdf" target="_blank">7.</a> As stated by the Council in December 2009:</p>
<p style="padding-left: 30px;">The EU welcomes Israel’s steps to ease restrictions of movement in the West Bank which have made a contribution to economic growth. The Council calls for further and sustained improvements of movement and access, noting that many check points and road blocks remain in place. The Council also calls on the Palestinian Authority to build on its efforts to improve law and order.</p>
<p>In respect of this Conclusion, the Council should indicate the extent to which it deems the parties to have met or fallen short of meeting their respective roles in enabling development of the Palestinian economy and the maintenance of law and order within the OPT.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><a href="http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/foraff/111829.pdf" target="_blank">8.</a> As stated by the Council in December 2009:</p>
<p style="padding-left: 30px;">The Council is deeply concerned about the situation in East Jerusalem. In view of recent incidents, it calls on all parties to refrain from provocative actions. The Council recalls that it has never recognised the annexation of East Jerusalem. If there is to be a genuine peace, a way must be found through negotiations to resolve the status of Jerusalem as the future capital of two states. The Council calls for the reopening of Palestinian institutions in Jerusalem in accordance with the Roadmap. It also calls on the Israeli government to cease all discriminatory treatment of Palestinians in East Jerusalem.</p>
<p>The situation in East Jerusalem has continued to deteriorate during the past year with, for example, forced evictions of Palestinian families from their homes, and today represents the most critical flashpoint and greatest threat to a resolution of the Israeli-Palestinian conflict.</p>
<p>We therefore believe that a high-level EU delegation led by the High Representative for Foreign and Security Policy and including EU foreign ministers should visit East Jerusalem as a matter of urgency to draw attention to the erosion of the Palestinian presence there, and report back to the EU with an agenda of proposals to arrest and reverse the deterioration of the situation on the ground.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><a href="http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/foraff/111829.pdf" target="_blank">9.</a> As stated by the Council in December 2009:</p>
<p style="padding-left: 30px;">Gravely concerned about the situation in Gaza, the Council urges the full implementation of <a href="http://www.un.org/News/Press/docs/2009/sc9567.doc.htm" target="_blank">UNSCR 1860</a> and the full respect of international humanitarian law. In this context, the continued policy of closure is unacceptable and politically counterproductive. It has devastated the private sector economy and damaged the natural environment, notably water and other natural resources. The EU again reiterates its calls for an immediate, sustained and unconditional opening of crossings for the flow of humanitarian aid, commercial goods and persons to and from Gaza. In this context, the Council calls for the full implementation of the Agreement on Movement and Access. While extremists stand to gain from the current situation, the civilian population, half of which are under the age of 18, suffers. Fully recognising Israel&#8217;s legitimate security needs, the Council continues to call for a complete stop to all violence and arms smuggling into Gaza. The Council calls on those holding the abducted Israeli soldier Gilad Shalit to release him without delay.</p>
<p>Having deemed the closure of the Gaza Strip ‘unacceptable and counterproductive’ and called for ‘full implementation of the Agreement on Movement and Access’ the EU should now find ways to open Gaza’s borders for normal trade, including between the Gaza Strip and the West Bank. Nowhere in the Council Conclusions of 2009 does the Council make such steps conditional on resolution of internal Palestinian disagreements over border controls. The EU could therefore take the lead on finding a temporary solution, pending the formation of a Palestinian unity government or other form of Palestinian agreement on the management of internal administration in Gaza.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><a href="http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/foraff/111829.pdf" target="_blank">10.</a> As stated by the Council in December 2009:</p>
<p style="padding-left: 30px;">The Council calls on all Palestinians to promote reconciliation behind President Mahmoud Abbas, support for the mediation efforts by Egypt and the Arab League and the prevention of a permanent division between the West Bank, including East Jerusalem, and Gaza. The Council would welcome the organisation of free and fair Palestinian elections when conditions permit.</p>
<p>The EU could contribute to a resolution of Palestinian disagreements by stressing that it is keen to promote a democratic Palestinian society through a process of nation-building (rather than state and institution building only) and by spelling out positive ways in which the formation of a Palestinian unity government inclusive of all parties committed to a ceasefire would be greeted, with development assistance flowing equally to Gaza and the West Bank.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><a href="http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/foraff/111829.pdf" target="_blank">11.</a> As stated by the Council in December 2009:</p>
<p style="padding-left: 30px;">A comprehensive peace must include a settlement between Israel and Syria and Israel and Lebanon. Concerning the Syrian track, the EU welcomes recent statements by Israel and Syria confirming their willingness to advance towards peace and supports all efforts aimed at the reactivation of the talks between the two countries.</p>
<p>In addition to re-iterating the substance of this Conclusion, the EU could also warn of the potential for the current crisis in Lebanon to spiral out of control and identify ways to help avert this.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><a href="http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/foraff/111829.pdf" target="_blank">12.</a> As stated by the Council in December 2009:</p>
<p style="padding-left: 30px;">The EU recalls that a comprehensive settlement of the Arab-Israeli conflict requires a regional approach and will continue its work on this in line with the June 2009 Council Conclusions using all its instruments to this effect. The EU also calls on all regional actors to take confidence building measures in order to stimulate mutual trust and encourages Arab countries to be forthcoming, both politically and financially, in assisting the Palestinian Authority and Palestinian refugees through UNRWA.</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/12/2010-12-10-Press-release-EFLG-letter-to-EU.pdf">In conclusion</a>, our Group wishes to point out that EU investment in building the foundations for a two state solution over the past two decades was very substantial, not least in terms of EU tax-payers’ money. The EU should take what measures it can to justify this investment and act in Europe’s genuine interest, but if no political progress is made, further expenditure − apart from that on humanitarian purposes − would be nugatory. In these circumstances Israel should be required to shoulder its obligations as the occupying power. But wider issues matter more than wasted expenditure. At stake are not only EU relations with the parties directly involved in the conflict but also with the wider Arab community, with which the EU enjoys positive diplomatic and trade relations.</p>
<p>We believe that many Arabs and prominent Israelis would like the EU to take a more active role in resolving the conflict and put its stated position into effect. Senior figures in the United States are also signaling to us that the best way to help President Obama’s efforts is to put a price tag on attitudes and policies that run counter to the positions that the US president himself has advocated. We see increased expectations everywhere that Europe will live up to its commitments and actively seek to share the responsibility with other members of the international community in working towards justice and peace at this critical moment.<br />
<em></em></p>
<p><em>Signatories:</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Former Vice-President of the European Commission Chris Patten (co-chair),Former Foreign Minister Hubert Védrine (co-chair),Former Prime Minister Andreas van Agt, Former Finance Minister and former Vice-President of the European Commission Frans Andriessen, Former Prime Minister Guiliano Amato, Former Minister and Former Vice-Prime Minister Laurens Jan Brinkhorst, Former Foreign Minister and former EU Commissioner Hans van den Broek, Former Foreign Minister Hervé De Charrette, Former Foreign Minister Roland Dumas, Former European Commissioner Benita Ferrero-Waldner, Former Prime Minister Felipe Gonzales, Former Foreign Minister Teresa Patricio Gouveia, Former Deputy Prime Minister Lena Hjelm-Wallén, Former Prime Minister Lionel Jospin, Former Minister and Senator Jean Francois-Poncet, Former President of the EU Commission and former Prime Minister Romano Prodi, Former President Mary Robinson, Chairman Swedish Social Democratic Party Mona Sahlin, Former Chancellor Helmut Schmidt, Former Minister and Member of Parliament Clare Short, Former High Representative for the Common Foreign and Security Policy Javier Solana, Former Prime Minister Thorvald Stoltenberg, Former Director-General of the WTO Peter D. Sutherland, Former Foreign Minister Erkki Tuomioja, Former President Vaira Vike-Freiberga, Former President Richard von Weizsäcker.</em></p>
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		<title>Prodi e altri 25 ex leader europei chiedono sanzioni contro Israele che non ferma gli insediamenti</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Dec 2010 10:35:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prodi e altri 25 ex leader europei chiedono sanzioni contro Israele che non ferma gli insediamenti
Articolo di Maria Grazia Bruzzone su La Stampa del 11 dicembre 2010
In una lettera inviata a Governi e Istituzioni Ue criticano la politica israeliana e premono perché la Ue riconosca lo Stato di Palestina nei confini del 1967. Un aiuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/12/ISRAEL_F_1104_-_Israeli_settler.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2418" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/12/ISRAEL_F_1104_-_Israeli_settler-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Prodi e altri 25 ex leader europei chiedono sanzioni contro Israele che non ferma gli insediamenti</strong></p>
<p>Articolo di Maria Grazia Bruzzone su <strong><a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=305&amp;ID_articolo=47&amp;ID_sezione=693&amp;sezione=" target="_blank">La Stampa</a></strong> del 11 dicembre 2010</p>
<p>In una <a href="http://www.romanoprodi.it/documenti/eu-must-sanction-israel-over-its-refusal-to-obey-international-law-and-must-recognize-the-state-of-palestine_2401.html" target="_blank">lettera</a> inviata a Governi e Istituzioni Ue criticano la politica israeliana e premono perché la Ue riconosca lo Stato di Palestina nei confini del 1967. Un aiuto a Obama.<br />
La notizia rimbalza dal giornale israeliano (ma non filo-governativo) <a href="http://www.haaretz.com/print-edition/news/former-european-leaders-sanction-israel-over-settlement-building-1.329767" target="_blank">Ha’aretz</a> al sito ufficiale iraniano <a href="http://www.presstv.ir/detail/154854.html" target="_blank">Press.tv.ir</a> ( le info per una volta coincidono).<br />
Ce la conferma la portavoce del Professore, on. Sandra Zampa. Annunciando che nelle prossime ore la lettera dovrebbe figurare anche sul sito <a href="http://www.romanoprodi.it/documenti/eu-must-sanction-israel-over-its-refusal-to-obey-international-law-and-must-recognize-the-state-of-palestine_2401.html" target="_blank">RomanoProdi.it</a>,  insieme al testo del documento inviato, ben più corposo.</p>
<p>Tra i firmatari, oltre a Prodi e Amato, 10 ex ministri e 2  ex commissari Ue fra cui l’alto rappresentante per la politica Estera comune Solana, l’ex cancelliere Schmidt,  l’ex primo ministro spagnolo Gonzales e l’ex premier norvegese Stoltenberg l’ex presidente della Repubblica Federale tedesca  von Weizsacker, l’ex presidente irlandese Robinson.</p>
<p>I firmatari chiedono misure forti contro Israele in risposta alla sua politica di insediamenti nei territori occupati e del suo rifiuto a sottostare alle leggi internazionali, racconta Ha’aretz</p>
<p>Il gruppo formula una serie di raccomandazioni, anche in vista dell’incontro di Londra nella prossima settimana.</p>
<p>Unendosi alla recente decisione dei governi di Brasile e Argentina di riconoscere uno Stato Palestinese libero e indipendente entro i confini del 1967.<br />
Documento e lettera giungono mentre l’amministrazione Usa annuncia il fallimento dei negoziati con Israele sul congelamento degli insediamenti. Secondo Ha’aretz sarebbero personaggi chiave americani ad aver suggerito ai firmatari che la strada migliore per aiutare il presidente Obama nei suoi sforzi per promuovere la pace è far sì che politiche che contraddicono le posizioni Usa abbiano un costo per Israele (di qui la richiesta di sanzioni economiche).</p>
<p>I leader europei sostengono gli sforzi dei palestinesi di cercare un sostegno internazionale per il riconoscimento dello Stato Palestinese in alternativa a negoziati  arrivati a una impasse. Osservano che i Palestinesi non possono essere in grado di arrivare ad avere uno Stato indipendente senza un aiuto internazionale, politico ed economico.<br />
Il gruppo chiede dunque che la Ue (finora incerta)  giochi un ruolo più efficace e attivo nei confronti degli Stati Uniti, Israele e altri Stati. E chiarisce che una decisione della Ue di approfondire i rapporti con Israele, così come altri accordi bilaterali saranno congelati fino a che Israele non sospende gli insediamenti in Cisdordania e a Gerusalemme Est.</p>
<p>Propongono inoltre che la Ue annunci che non accetterà modifiche ai confini del 1967 che Israele ha allargato in violazione a leggi internazionali e che lo Stato Palestinese  dovrebbe coprire un’area della stessa estensione. E dovrebbe anche comprendere Gerusalemme Est come capitale.</p>
<p>Suggeriscono che la Ue sostenga solo eventuali modifiche minori, sulle quail siano d’accordo le due parti.</p>
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		<title>Prodi, Chirac, Chretien: Bush dice il falso, mai stati contrari alla formazione di uno Stato Palestinese</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 20:22:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[PRODI-CHIRAC-CHRETIEN, BUSH? FALSO NOSTRO NO A STATO PALESTINA 
(ANSA) &#8211; ROMA, 9 NOV &#8211; Romano Prodi, Jacques Chirac e Jean Chretien smentiscono ad una voce, in una dichiarazione all&#8217;ANSA, l&#8217;affermazione di George W. Bush, nel suo libro di memorie, circa la loro netta contrarieta&#8217;, nel 2002, alla costituzione di uno Stato Palestinese.
&#8216;Se e&#8217; confermato cio&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/11/prod-1289307714439-4.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2226" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/11/prod-1289307714439-4-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></span><strong><span>PRODI-CHIRAC-CHRETIEN, BUSH? FALSO NOSTRO NO A STATO PALESTINA </span></strong></p>
<p><span>(<strong>ANSA</strong>) &#8211; ROMA, 9 NOV &#8211; Romano Prodi, Jacques Chirac e Jean Chretien smentiscono ad una voce, in una dichiarazione all&#8217;ANSA, l&#8217;<a href="http://www.america24.com/news/bush-prodi-contrario-allo-stato-palestinese" target="_blank">affermazione</a> di George W. Bush, nel suo <a href="http://www.swissinfo.ch/ita/rubriche/notizie_d_agenzia/mondo_brevi/Bush_amici_e_nemici,_e_niente_rimpianti.html?cid=28751150" target="_blank">libro</a> di <a href="http://www.corriereinformazione.it/201011095034/approfondimenti/libri-e-book/george-w-bush-pubblica-le-sue-memorie-qdecision-pointsq.html" target="_blank">memorie</a>, circa la loro netta contrarieta&#8217;, nel 2002, alla costituzione di uno Stato Palestinese.</span></p>
<p><span>&#8216;Se e&#8217; confermato cio&#8217; che scrivono oggi le agenzie&#8217;, dice l&#8217;ex presidente della Commissione europea, che ha parlato al telefono sia l&#8217;ex presidente francese che l&#8217;ex primo ministro del Canada, &#8217;si tratta di una ricostruzione non vera. Anzi, smentiamo che da parte nostra vi fosse alcuna opposizione alla nascita di uno Stato Palestinese&#8217;.</span></p>
<p><span>Nel libro, secondo le anticipazioni, Bush sostiene di aver avuto, tra i leader mondiali, l&#8217;appoggio immediato dell&#8217;allora premier britannico Tony Blair al vertice <a href="http://www.repubblica.it/online/esteri/gottocanada/palestina/palestina.html" target="_blank">G8 di Kananaskis</a> in Canada, mentre &#8216;altri erano meno entusiasti. Jacques Chirac, il presidente della Commissione europea Romano Prodi e il premier canadese Jean Chretien &#8211; scrive in particolare l&#8217;ex presidente Usa &#8211; erano chiaramente contrari&#8217;. </span></p>
<p><span>Data: Martedì 9 novembre 2010, 22:22<br />
</span></p>
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		<title>Guardandosi intorno</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Feb 2009 10:00:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[GUARDANDOSI INTORNO
Care amiche, cari amici,
il racconto che vi proponiamo oggi rappresenta una sorta di &#8216;diario di bordo&#8217; delle visite internazionali che Romano Prodi ha fatto dopo la conclusione della sua esperienza di governo.
Al rientro da Palazzo Chigi, il Professore ha ritenuto di voler mettere la propria esperienza al servizio della Fondazione per la Collaborazione tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><b>GUARDANDOSI INTORNO</b></p>
<p style="padding-left: 30px;" mce_style="PADDING-LEFT: 30px"><i>Care amiche, cari amici,<br />
il racconto che vi proponiamo oggi rappresenta una sorta di &#8216;diario di bordo&#8217; delle visite internazionali che Romano Prodi ha fatto dopo la conclusione della sua esperienza di governo.</i></p>
<p style="padding-left: 30px;" mce_style="padding-left: 30px;"><i>Al rientro da Palazzo Chigi, il Professore ha ritenuto di voler mettere la propria esperienza al servizio della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli. Una Fondazione che affronta le problematiche sociali, culturali, economiche, politiche del mondo&#8217;, che cerca nuove proposte di collaborazione nel contesto internazionale.</i></p>
<p style="padding-left: 30px;" mce_style="padding-left: 30px;"><i>Il racconto qui proposto , scritto di suo pugno da Romano Prodi, parla del lavoro per la pace in Africa su incarico delle Nazioni Unite. Ricorda&nbsp; gli incontri con i vertici di governi in Cina, in Europa, in America Latina. Sono i primi passi di un lavoro intenso e appassionante. C&#8217;e&#8217; il desiderio di rendere trasparente e condiviso il percorso intrapreso tappa per tappa, con chi ha manifestato interesse ad essere informato.<br />
</i></p>
<p style="padding-left: 30px;" mce_style="padding-left: 30px;"><i>E&#8217; uno scritto sintetico che consegna riflessioni rapide e vive. Dal primo viaggio di lavoro, in Spagna nel 2008, si arriva alla visita in Messico che ha avuto luogo poche settimane fa. Il testo e&#8217; corredato da foto e rinvii a documenti di approfondimento. Potete trovarlo qui.<br />
</i></p>
<p style="padding-left: 30px;" mce_style="PADDING-LEFT: 30px"><i>Se lo desiderate, potete inviare le vostre impressioni ed i vostri commenti sul Forum che la Fondazione ha preparato per voi.<br />
</i><br />
<i>Il Forum e&#8217; pronto per voi <a href="http://www.mondogrande.it/" mce_href="http://www.mondogrande.it/" target="_blank"><b>qui</b></a>. </i><i>Potete iscrivervi e cominciare subito a dialogare.</i></p>
<p style="padding-left: 30px;" mce_style="PADDING-LEFT: 30px"><i>Buona lettura<br />
e buona partecipazione al Forum della Fondazione !</i></p>
<p style="padding-left: 30px;" mce_style="PADDING-LEFT: 30px"><i>la Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli</i></p>
<p><i></i><br />
<b>Rimettere ordine</b></p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_387" class="wp-caption alignright" style="width: 250px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodipalazzochigi.jpg" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodipalazzochigi.jpg"><img class="size-medium wp-image-387" title="prodipalazzochigi" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodipalazzochigi.jpg" mce_src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodipalazzochigi.jpg" alt="" height="276" width="240"></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">A Palazzo Chigi</dd>
</dl>
</div>
<p>Terminata la mia attività di <a href="http://www.romanoprodi.it/cgi-bin/adon.cgi?act=doc&amp;doc=1764" mce_href="http://www.romanoprodi.it/cgi-bin/adon.cgi?act=doc&amp;doc=1764" target="_blank">governo</a> ho dedicato una notevole parte del mio tempo a &#8220;guardarmi intorno&#8221;.<br />
Il che ha significato riprendere a studiare con sistematicità la politica, l&#8217;economia e i loro cambiamenti negli ultimi dieci anni e, soprattutto, potermi dedicare con intensità ed ampiezza di orizzonti a capire che cosa sta succedendo al di fuori dei confini italiani.<br />
Il tutto naturalmente inframmezzato da un vero e proprio lavoro di &#8220;facchinaggio&#8221; per stipare in un&#8217;unica casa l&#8217;enorme quantità di libri e carte che si erano via via accumulati a Bologna, poi a Bruxelles e quindi anche a Roma.<br />
Data l&#8217;impenetrabilità dei corpi, molti libri sono dovuti forzatamente uscire di casa.<br />
Il che provoca un certo dolore, ma anche la soddisfazione di rimettere in ordine le cose, accumulate in vent&#8217;anni, secondo un nuovo criterio.<br />
Ci vorrà un tempo lunghissimo per finire questo lavoro ma questa opera di &#8220;riordino totale&#8221; è estremamente efficace per staccare rispetto al passato e riadattare la testa in vista dei cambiamenti futuri, volendo dedicare una particolare attenzione allo scenario internazionale.</p>
<p>L&#8217;attenzione all&#8217;estero esigeva ed esige naturalmente uno strumento di lavoro ancorché minimo ed estremamente agile.<br />
È stato a questo proposito interamente cambiato lo statuto della Fondazione &#8220;Governare per&#8221;, trasformata in &#8220;<a href="http://www.fondazionepopoli.org/statuto.html" mce_href="http://www.fondazionepopoli.org/statuto.html" target="_blank">Fondazione per la collaborazione fra i popoli</a>&#8220;.<br />
La nuova denominazione è stata scelta in modo da descrivere accuratamente i suoi obiettivi, e non esige quindi alcun commento.</p>
<p><b>Viaggiando in Europa</b></p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_390" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodisantander.jpg" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodisantander.jpg"><img class="size-medium wp-image-390" title="prodisantander" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodisantander-300x199.jpg" mce_src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodisantander-300x199.jpg" alt="" height="199" width="300"></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Inaugurazione dell&#8217;Anno Accademico 2008 all&#8217;Univesità di Santander</dd>
</dl>
</div>
<p>Il primo cerchio di questo sguardo al mondo è naturalmente dedicato ai temi europei, sia nell&#8217;analisi del presente sia nelle possibili evoluzioni future.<br />
Questo interesse si è manifestato in una serie di convegni e di incontri in diverse parti d&#8217;Europa.<br />
Tra questi appuntamenti posso ricordare il discorso all&#8217;Università di <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/05/31/prodi-sono-nemici-dell-europa-guardano-al.html" mce_href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/05/31/prodi-sono-nemici-dell-europa-guardano-al.html" target="_blank">Tarragona</a> (dove ho ricevuto il <a href="http://www.urv.cat/es_noticies/97/romano-prodi-recoge-el-premio-al-dialogo-intercultural-en-el-mediterraneo-2007" mce_href="http://www.urv.cat/es_noticies/97/romano-prodi-recoge-el-premio-al-dialogo-intercultural-en-el-mediterraneo-2007" target="_blank">premio</a> per il dialogo interculturale nel Mediterraneo), all&#8217;Università di <a href="http://www.uimp.es/blogs/prensa/2008/06/19/romano-prodi-europa-es-la-unica-propuesta-valida-para-evitar-los-danos-de-la-globalizacion-y-de-la-fragmentacion/" mce_href="http://www.uimp.es/blogs/prensa/2008/06/19/romano-prodi-europa-es-la-unica-propuesta-valida-para-evitar-los-danos-de-la-globalizacion-y-de-la-fragmentacion/" target="_blank">Santander</a>, alla celebrazione del decennale della Banca Centrale Europea a <a href="http://www.ecb.int/events/conferences/html/10ann_celeb.en.html" mce_href="http://www.ecb.int/events/conferences/html/10ann_celeb.en.html" target="_blank">Francoforte</a>, agli &#8220;Stati generali&#8221; dell&#8217;Unione Europea a <a href="http://www.etatsgeneraux-europe.eu/spip.php?article8" mce_href="http://www.etatsgeneraux-europe.eu/spip.php?article8" target="_blank">Lione</a> e come oratore alla Conferenza Winston Churchill, in ricordo del discorso pro-Europa tenuto nel 1948 da Churchill, che si svolge ogni anno presso l&#8217;Università di <a href="http://www.uzh.ch/news/articles/2008/3167.html" mce_href="http://www.uzh.ch/news/articles/2008/3167.html" target="_blank">Zurigo</a>.</p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_393" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodidecennalebce.jpg" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodidecennalebce.jpg"><img class="size-medium wp-image-393" title="prodidecennalebce" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodidecennalebce-300x195.jpg" mce_src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodidecennalebce-300x195.jpg" alt="Decennale della Banca Centrale Europea a Francoforte" height="195" width="300"></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Decennale della Banca Centrale Europea a Francoforte</dd>
</dl>
</div>
<p>Questi incontri sono stati l&#8217;occasione per riprendere il tema dell&#8217;Euro, dell&#8217;allargamento, del Mediterraneo e della politica del vicinato,&nbsp; il cosiddetto <i>anello dei paesi amici</i> (come ho spiegato in &#8220;<a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/insieme" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/insieme" target="_blank">Insieme</a>&#8221; si tratta di&nbsp; «[Quei]&#8230;paesi che stanno attorno all&#8217;Unione Europea, quell&#8217;anello che va dalla Russia fino al Marocco [...] con cui intraprendere una relazione speciale basata su una cooperazione stretta [...] Tutti i paesi che ne fanno parte potranno avere con l&#8217;Europa rapporti sempre più stretti, fino a condividere tutto con l&#8217;Unione tranne le istituzioni».).<br />
<i><br />
</i></p>
<p>Dopo il tentativo, da parte di qualche osservatore, di trattare questi temi in modo affrettato e qualunquistico, si procede finalmente verso un&#8217;interpretazione più approfondita, più equilibrata e più veritiera della politica europea impostata e attuata dalla <a href="http://ec.europa.eu/archives/commission_1999_2004/index_it.htm" mce_href="http://ec.europa.eu/archives/commission_1999_2004/index_it.htm" target="_blank">Commissione</a> da me presieduta tra il 1999 e il 2004.<br />
In un periodo di fortissima affermazione degli egoismi nazionali, le realizzazioni compiute sono un saldo punto di riferimento per il passato ed un punto di partenza per il futuro.<br />
Si comincia anche a riflettere su quale sarebbe la situazione oggi senza l&#8217;ancoraggio all&#8217;Euro e senza l&#8217;allargamento a nuovi paesi che, fuori dall&#8217;Unione Europea, sarebbero fonte di divisione e di turbamento.<br />
Questo soprattutto dopo che il <a href="http://www.politichecomunitarie.it/comunicazione/15962/referendum-irlanda-i-commenti" mce_href="http://www.politichecomunitarie.it/comunicazione/15962/referendum-irlanda-i-commenti" target="_blank">referendum irlandese</a> ha <a href="http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/esteri/irlanda-referendum/irlanda-referendum/irlanda-referendum.html" mce_href="http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/esteri/irlanda-referendum/irlanda-referendum/irlanda-referendum.html" target="_blank">bloccato</a> la positiva evoluzione di un&#8217;Unione Europea che già faticava a procedere nel suo processo di consolidamento.<br />
Mi ha fatto inoltre piacere constatare personalmente in un tranquillo viaggio, i progressi di Slovacchia, Polonia e Repubblica Ceca dopo il loro ingresso nell&#8217;Unione Europea.</p>
<p><b>In Albania</b></p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_404" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodiberisha1.jpg" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodiberisha1.jpg"><img class="size-medium wp-image-404" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodiberisha1-300x216.jpg" mce_src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodiberisha1-300x216.jpg" alt="Incontro con il Premier Sali Berisha" height="216" width="300"></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Incontro con il Premier Sali Berisha</dd>
</dl>
</div>
<p>In questa linea di aggiornamento sullo &#8220;stato&#8221; della politica internazionale mi è stato di estrema utilità un soggiorno in <a href="http://www.rinascitabalcanica.com/?read=10482" mce_href="http://www.rinascitabalcanica.com/?read=10482" target="_blank">Albania</a> occasionato dalla partecipazione come insegnante ad un corso tenuto dall&#8217;Università di Bologna presso l&#8217;Università della Nostra Signora del Buon Consiglio a <a href="http://www.parlament.al/?k=3900" mce_href="http://www.parlament.al/?k=3900" target="_blank">Tirana</a>.<br />
È stata una occasione per incontrare nuovamente il Presidente della Repubblica, il Primo Ministro, il Presidente del Parlamento, i sindaci di Tirana e Durazzo. Il sindaco di <a href="http://www.panorama.com.al/index.php?id=16070" mce_href="http://www.panorama.com.al/index.php?id=16070" target="_blank">Girocastro</a>, mi ha voluto concedere la cittadinanza onoraria per quanto compiuto in favore dell&#8217;Albania durante il periodo alla Presidenza del Consiglio e alla Presidenza della Commissione Europea.<br />
È stato importante verificare quanto sia ancora vivo (anche a livello popolare) il ricordo della <a href="http://www.esercito.difesa.it/root/attivita/mix_alba.asp" mce_href="http://www.esercito.difesa.it/root/attivita/mix_alba.asp" target="_blank">missione Alba</a> che ha salvato l&#8217;Albania da una vera e propria guerra civile nel momento degli scandali finanziari e delle conseguenti violenti tensioni politiche.<br />
Con tutta la difficoltà che questo processo comporta, l&#8217;Albania sta rapidamente cambiando e iniziando il proprio percorso di modernizzazione e di democratizzazione.<br />
La prospettiva è, naturalmente, l&#8217;ingresso nell&#8217;Unione Europea, un ingresso accompagnato dalle necessarie riforme nella vita politica, economica e sociale del Paese. Vi sono molti che, naturalmente, pensano che il cammino di modernizzazione sia troppo lento, ma non dobbiamo dimenticare che sono passati poco più di dieci anni dal momento in cui l&#8217;Albania era considerata un paese in sicuro disfacimento.</p>
<p><b></b></p>
<p><b>All&#8217;ONU</b></p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_425" class="wp-caption alignright" style="width: 510px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/rp_onu_00011.jpg" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/rp_onu_00011.jpg"><img class="size-full wp-image-425" title="Press Conference" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/rp_onu_00011.jpg" mce_src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/rp_onu_00011.jpg" alt="Con Ban Ki Moon ed i membri del AU-UN panel: James Dobbins (United States), Jean-Pierre Halbwachs (Mauritius), Monica Juma (Kenya), Toshi Niwa (Japan), Behrooz Sadry (Iran). " height="242" width="500"></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">con Ban Ki Moon ed i membri del AU-UN panel: James Dobbins (United States), Jean-Pierre Halbwachs (Mauritius), Monica Juma (Kenya), Toshi Niwa (Japan), Behrooz Sadry (Iran). </dd>
</dl>
</div>
<p>In settembre comincia in modo imprevisto&nbsp;una nuova attività, quella di presiedere un così detto &#8220;<a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/notizie/former-italian-prime-minister-to-head-african-union-un-peacekeeping-panel_66.html" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/notizie/former-italian-prime-minister-to-head-african-union-un-peacekeeping-panel_66.html" target="_blank">gruppo di alto livello</a>&#8221; (High Level Group) nominato dal Segretario Generale delle <a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/notizie/il-segretario-generale-dellonu-nomina-romano-prodi-alla-guida-della-commissione-speciale-delle-nazioni-unite-per-lafrica_58.html" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/notizie/il-segretario-generale-dellonu-nomina-romano-prodi-alla-guida-della-commissione-speciale-delle-nazioni-unite-per-lafrica_58.html" target="_blank">Nazioni Unite</a> (in accordo con l&#8217;Unione Africana) per cercare nuove regole e nuovi finanziamenti indispensabili a rendere più efficace il <a href="http://www.un.org/News/briefings/docs/2008/db080912.doc.htm" mce_href="http://www.un.org/News/briefings/docs/2008/db080912.doc.htm" target="_blank">Peacekeeping</a> in Africa.<br />
Il compito era quello di redigere di un rapporto, che presenterò in marzo al Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU, attraverso una serie di aggiornamenti e approfondimenti ma&nbsp;soprattutto operando con&nbsp;un lavoro comune che si è svolto fra la sede delle Nazioni Unite di New York e la sede dell&#8217;Unione Africana di Addis Abeba.<br />
La diversità delle due città non potrebbe essere più stridente e, nello stesso tempo più efficace nel descrivere quale debba essere lo sforzo per aiutare l&#8217;Africa ad uscire dal suo stato di &#8220;continente dimenticato&#8221;.<br />
Questo lavoro si è fatto via via più appassionante, anche se non è facile assorbire in fretta gli aspetti tecnici ed operativi del peacekeeping.<br />
Mi ha aiutato l&#8217;esperienza politica e operativa delle due missioni di peacekeeping da me direttamente organizzate in <a href="http://archiviostorico.corriere.it/1997/luglio/09/Complimenti_Prodi_sull_Albania_dopo_co_0_9707094474.shtml" mce_href="http://archiviostorico.corriere.it/1997/luglio/09/Complimenti_Prodi_sull_Albania_dopo_co_0_9707094474.shtml" target="_blank">Albania</a> e in <a href="http://www.archiviostampa.it/it/news/news.aspx?id=1864" mce_href="http://www.archiviostampa.it/it/news/news.aspx?id=1864" target="_blank">Libano</a> durante i due periodi della mia presidenza del Consiglio. Missioni che sono da tutti&nbsp;ricordate tra i casi di successo in questo campo.</p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_428" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/rp_onu_00001.jpg" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/rp_onu_00001.jpg"><img class="size-medium wp-image-428" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/rp_onu_00001-300x262.jpg" mce_src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/rp_onu_00001-300x262.jpg" alt="" height="262" width="300"></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">con Ban Ki Moon</dd>
</dl>
</div>
<p>A rendere ancora più importante questo compito è l&#8217;evidenza dei dati che dimostrano quale sia la differenza, in termini di sviluppo, fra paesi che vivono in pace e paesi vittime dei conflitti.<br />
La frase &#8220;non c&#8217;è sviluppo senza pace&#8221; non è una espressione retorica ma la semplice descrizione della realtà.<br />
Una parte non trascurabile di questo rapporto è dedicato alle fonti di finanziamento che possono permettere alle Nazioni Unite e all&#8217;Unione Africana di organizzare in modo efficace il peacekeeping.<br />
Problema che diventa sempre più acuto con l&#8217;aggravarsi della crisi economica.<br />
Viene tuttavia spontaneo ricordare che la sproporzione fra le spese militari e quelle dedicate al peacekeeping è tale da essere persino difficile da spiegare.<br />
Basta un dato sintetico. Il totale delle <a href="http://www.ambwashingtondc.esteri.it/NR/rdonlyres/059222C8-F7F6-4D42-B89C-568A2664ADD5/20987/UNPKFactsheetITA28Mar08.doc" mce_href="http://www.ambwashingtondc.esteri.it/NR/rdonlyres/059222C8-F7F6-4D42-B89C-568A2664ADD5/20987/UNPKFactsheetITA28Mar08.doc" target="_blank">spese dell&#8217;ONU</a> per il mantenimento della pace nel mondo è stato nel 2007 attorno ai 7 miliardi di dollari.<br />
Una cifra forse non trascurabile a livello microeconomico, ma che è minore del costo di due settimane della sola guerra in Irak.<br />
Anche per questo motivo pongo sempre il problema della partecipazione al processo di peacekeeping in Africa come prioritario in tutti gli incontri politici e i contatti da me compiuti a livello internazionale.<br />
Questi contatti non sono naturalmente limitati ai leaders europei ma riguardano una sfera più ampia che va dall&#8217;Asia, all&#8217;America e all&#8217;Africa, dove è iniziato un dialogo sistematico sia con i leaders dell&#8217;Unione Africana sia con i responsabili politici dei paesi che si trovano in situazione di maggiore difficoltà e tensione.</p>
<p><b>L&#8217;importanza del dialogo</b></p>
<p>Dialogo (e questo deve essere sottolineato) non significa parlare solo con quelli che la pensano come te o ti sono vicini nell&#8217;azione politica.<br />
Dialogo significa interagire anche con coloro che stanno provocando problemi e tensioni, non cessando mai di mettere sul tavolo le nostre convinzioni e le nostre analisi.<br />
Continui sono perciò i colloqui (anche telefonici) con tutti i leaders africani, anche con coloro che più hanno tensioni e problemi con la comunità internazionale.<br />
La mia esperienza mi ha sempre portato a concludere che non il dialogo ma la mancanza di dialogo ha provocato le maggiori tragedie dell&#8217;umanità.<br />
Ho ricordato spesso in passato la mia sorpresa nel constatare come i protagonisti della politica medio-orientale in molti casi non si fossero mai parlati fra di loro, né nei rari momenti di distensione né nei periodi di maggiore tensione.<br />
Farsi la guerra senza essersi mai scambiati direttamente alcuna parola appartiene alle grandi tragedie dell&#8217;umanità contemporanea.</p>
<p><b>Incontri in Iran</b></p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_415" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/religion-modern-world-conf-tehran11.jpg" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/religion-modern-world-conf-tehran11.jpg"><img class="size-medium wp-image-415" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/religion-modern-world-conf-tehran11.jpg" mce_src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/religion-modern-world-conf-tehran11.jpg" alt="Conference on Religions in the Modern World" height="192" width="300"></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Conference on Religions in the Modern World</dd>
</dl>
</div>
<p>In questo quadro e in questa prospettiva si inserisce un viaggio in <a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/interventi/conference-religion-in-the-modern-world-intervento-del-presidente-romano-prodi_160.html" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/interventi/conference-religion-in-the-modern-world-intervento-del-presidente-romano-prodi_160.html" target="_blank">Iran</a>, invitato (insieme all&#8217;ex Segretario Generale dell&#8217;ONU Kofi Annan ed altri leaders politici e religiosi) ad un incontro della Fondazione Khatami sul dialogo fra le religioni.<br />
È stata un&#8217;occasione non solo per parlare a fondo con l&#8217;ex Presidente della Repubblica Khatami più aperto verso la democrazia e l&#8217;occidente, ma per incontrare ancora una volta l&#8217;attuale Presidente Ahmadinejad, il &#8220;leader&#8221; supremo Khamenei, il sindaco di Teheran e gli altri leader iraniani.<br />
Un&#8217;occasione per ribadire le aspettative europee nei confronti dell&#8217;Iran a spingere questo Paese non solo verso un mutamento del suo ruolo nel Medio Oriente ma anche riguardo al problema nucleare, punto di tensione e di rischio per tutta la politica mondiale.</p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_416" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodikhatami1.jpg" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodikhatami1.jpg"><img class="size-medium wp-image-416" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodikhatami1-300x212.jpg" mce_src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodikhatami1-300x212.jpg" alt="con Mohammad Khatami" height="212" width="300"></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">con Mohammad Khatami</dd>
</dl>
</div>
<p>Il rapporto con l&#8217;Iran aveva raggiunto un momento molto significativo quando, durante il mio primo Governo avevo fatto (unico leader europeo) un viaggio ufficiale a Teheran.<br />
Un viaggio compiuto, dopo un lungo dialogo con il Presidente americano Clinton.<br />
Da un lato la presidenza di Khatami e dall&#8217;altra la presidenza Clinton permettevano infatti un pur ristretto spazio di colloqui, spazio che si è progressivamente chiuso in seguito.<br />
Il cambiamento della politica iraniana è la chiave di volta per la soluzione di molti problemi dell&#8217;area medio orientale ed è un mutamento difficile ma possibile anche perché la politica americana ha indebolito drammaticamente tutti i nemici dell&#8217;Iran.<br />
Se vi fosse razionalità in politica la dirigenza iraniana avrebbe tutta la convenienza a passare ad una nuova fase di dialogo con gli Stati Uniti e l&#8217;Europa. E forse dovrebbe anche erigere un monumento a Gorge W. Bush nella piazza centrale di Teheran proprio perché, con la sua politica, ha regalato all&#8217;Iran il ruolo di grande potenza regionale.</p>
<p><b>L&#8217;interesse per la Cina</b></p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_418" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodiwenjiabao.jpg" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodiwenjiabao.jpg"><img class="size-medium wp-image-418" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodiwenjiabao-300x226.jpg" mce_src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodiwenjiabao-300x226.jpg" alt="con Wen Jiabao" height="226" width="300"></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">con Wen Jiabao</dd>
</dl>
</div>
<p>In novembre ho compiuto un lungo viaggio in Cina. Per essere preciso a <a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/articoli/estero/prodi-in-cina-incontro-a-pechino-con-il-premier-wen-jabao_294.html" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/articoli/estero/prodi-in-cina-incontro-a-pechino-con-il-premier-wen-jabao_294.html" target="_blank">Pechino</a>.<br />
Un viaggio dedicato a una serie di seminari su problemi politici ed economici di fronte all&#8217;Accademia del <a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/interventi/la-crisi-finanziaria-e-le-sue-conseguenze-politiche-globali-intervento-al-comitato-centrale-del-partito-comunista-cinese_472.html" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/interventi/la-crisi-finanziaria-e-le-sue-conseguenze-politiche-globali-intervento-al-comitato-centrale-del-partito-comunista-cinese_472.html" target="_blank">Partito Comunista Cinese</a>, all&#8217;Accademia del Ministero degli Esteri, ai diplomatici in pensione ed ai giovani della scuola diplomatica. E con incontri con le massime autorità competenti sui problemi africani e, riguardo agli aspetti più tecnici della crisi, con la China Development Bank e la China Investment Bank.<br />
I seminari erano divisi equamente fra temi di politica e di economia internazionale ma, nella discussione che seguiva la mia introduzione, i temi economici hanno finito con il prevalere.<br />
Per la Cina si tratta infatti di affrontare per la prima volta dopo l&#8217;inizio del grande periodo di sviluppo, una pesante e diffusa crisi economica.<br />
Grandissima preoccupazione ma anche una precisa coscienza del nuovo ruolo che la Cina può svolgere nell&#8217;economia mondiale non solo come protagonista nella produzione ma anche come il più grande possessore di titoli del debito pubblico americano.<br />
Lunghe sono state le discussioni sul grande piano di rilancio della spesa pubblica cinese.<br />
Interessante notare che mentre i commentatori americani ed europei ne accentuano soprattutto l&#8217;aspetto degli investimenti in infrastrutture (ferrovie, telefoni e strade) l&#8217;analisi interna pone soprattutto l&#8217;accento sull&#8217;enorme aumento di spesa nel settore sanitario, scolastico, della ricerca e del sostegno del reddito delle categorie più disagiate, soprattutto nelle campagne.<br />
Se questa è la prospettiva e se i tempi di questa spesa saranno rapidi, queste decisioni provocheranno (attraverso un sensibile aumento del potere di acquisto interno) un forte e positivo processo di riequilibrio dell&#8217;economia mondiale.<br />
Dimensioni e rapidità delle spese sono naturalmente le condizioni perché si ottengano risultati in linea con le aspettative.<br />
Gli incontri sul problema africano sono stati rivolti a promuovere un forte impegno cinese per il peacekeeping in Africa.<br />
Un&#8217;Africa pacificata e con forti tassi di sviluppo è, tra l&#8217;altro, la migliore garanzia per gli enormi investimenti compiuti e in via di realizzazione da parte cinese nel continente africano.<br />
Di massima importanza è stato l&#8217;incontro privato di oltre due ore con il Primo Ministro <a href="http://hr.china-embassy.org/eng/zxxx/t524001.htm" mce_href="http://hr.china-embassy.org/eng/zxxx/t524001.htm" target="_blank">Wen Jiabao</a>, con il quale si è discusso con estrema franchezza e libertà sui temi più delicati sul tappeto; dalla crisi economica internazionale, ai rapporti con l&#8217;Unione Europea, al Tibet e alle prospettive della politica mondiale, soprattutto dopo il risultato delle elezioni americane.<br />
Come atto di cortesia, le immagini dell&#8217;incontro sono state inserite nel telegiornale delle 19, di fronte al quale siedono abitualmente più di 500 milioni di telespettatori.</p>
<p>Credo che l&#8217;attenzione da me dedicata fin dal lontano passato all&#8217;Asia (ed in particolare alla Cina) fosse davvero ben posta e che oggi ci si accorga finalmente come e dove si stanno spostando i punti di riferimento dell&#8217;economia e della politica mondiale.</p>
<p><b>Al Cairo per il Peacekeeping</b></p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_419" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodimubarak.jpg" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodimubarak.jpg"><img class="size-medium wp-image-419" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodimubarak-300x214.jpg" mce_src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodimubarak-300x214.jpg" alt="con Hosni Mubarak" height="214" width="300"></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">con Hosni Mubarak</dd>
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<p>Anche in questo caso con riferimento al Peacekeeping in Africa ma con allargamento ai principali temi politici (soprattutto il Medio Oriente) è stato il viaggio in Egitto, proprio nel giorno immediatamente precedente la tregua di Gaza.<br />
Sui problemi tecnici del Peacekeeping e sul ruolo dell&#8217;Egitto si è concentrato l&#8217;incontro con il Ministro della Difesa Tantawi e con il Ministro per la Cooperazione Internazionale, Signora Aboulnaga. Si è invece parlato soprattutto di politica internazionale nel lungo e amichevole incontro con il Presidente Mubarak.<br />
Indubbiamente, anche spinto da necessità di politica interna, il Presidente Mubarak è riuscito ad organizzare una tregua che, se anche non potrà dare pace duratura al Medio Oriente, ha però il grande merito di porre termine al tragico elenco di vittime dei bombardamenti di Gaza.</p>
<p><b>Infine in Messico</b></p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_421" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodigonzalessanguinetti.jpg" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodigonzalessanguinetti.jpg"><img class="size-medium wp-image-421" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodigonzalessanguinetti-300x205.jpg" mce_src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodigonzalessanguinetti-300x205.jpg" alt="con Gonzales, Lagos e Sanguinetti" height="205" width="300"></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">con Gonzales, Lagos e Sanguinetti</dd>
</dl>
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<p>Diversa è stata la motivazione del viaggio in <a href="http://www.cronica.com.mx/nota.php?id_nota=411341" mce_href="http://www.cronica.com.mx/nota.php?id_nota=411341" target="_blank">Messico</a>, dove sono stato invitato dal Senato messicano a partecipare al dialogo fra le forze politiche e sociali per riflettere e formulare rimedi riguardo alle conseguenze della crisi economica mondiale sul Paese.<br />
Questo lungo &#8220;dialogo&#8221; è stato preceduto da un seminario a cui ho partecipato insieme all&#8217;ex Primo Ministro Spagnolo Felipe Gonzales e agli ex Presidenti della Repubblica del Cile Lagos e dell&#8217;Uruguay Sanguinetti.<br />
Il dibattito si è concentrato sulla politica necessaria per diversificare l&#8217;export del Paese (ora per oltre l&#8217;80% verso gli Stati Uniti) e sugli strumenti da adottare per fare riprendere gli investimenti ora in grandissima crisi.<br />
Alle analisi economiche si è affiancato l&#8217;esame delle conseguenze di una criminalità diffusa, che è arrivata a produrre 6.270 morti solo nel corso del 2008.</p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_422" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodicalderon.jpg" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodicalderon.jpg"><img class="size-medium wp-image-422" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodicalderon.jpg" mce_src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodicalderon.jpg" alt="con Calderon" height="150" width="200"></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">con Calderon</dd>
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<p>Su questi temi si sono concentrati anche gli incontri con il Presidente della Repubblica Calderon e con i massimi rappresentanti dei tre maggiori partiti rappresentati in Parlamento, cioè il Partito di Azione Nazionale (PAN), il Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI) e il Partito della Rivoluzione Democratica (PRD).<br />
Con i rappresentanti di numerose Associazioni non Governative e negli incontri all&#8217;Università Iberoamericana di Puebla (gestita dai gesuiti) e all&#8217;Università Statale di Città del Messico l&#8217;interesse è stato soprattutto sulle Piccole e Medie Imprese Italiane, sulla politica per lo sviluppo e la lotta alla criminalità nel Mezzogiorno e, soprattutto, sull&#8217;esperienza politica dell&#8217;Ulivo, alla quale è dedicato (da tutte le categorie incontrate) un particolare interesse.<br />
Non è stato sempre agevole spiegare a tanti appassionati osservatori perché l&#8217;Ulivo sia prematuramente appassito.</p>
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		<title>Le divisioni del mondo arabo non aiutano la pace ma possono provocare un conflitto inarrestabile.</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 06:00:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Intervento su Il Messaggero del 17 gennaio 2009
di Romano Prodi
SI PARLA di una imminente tregua a Gaza. Se ne parla con ottimismo e speranza ma la si invoca anche per necessità.
L’Egitto, grande e infaticabile mediatore, si trova infatti in una posizione sempre più scomoda e difficile. Da un lato, soprattutto negli ultimi tempi, non nasconde [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/01/mubarakprodi.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-359" title="Incontro fra Hosni Mubarak e Romano Prodi" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/01/mubarakprodi-300x196.jpg" alt="" width="300" height="196" /></a>Intervento su Il Messaggero del 17 gennaio 2009</p>
<p>di Romano Prodi</p>
<p>SI PARLA di una imminente tregua a Gaza. Se ne parla con ottimismo e speranza ma la si invoca anche per necessità.</p>
<p>L’Egitto, grande e infaticabile mediatore, si trova infatti in una posizione sempre più scomoda e difficile. Da un lato, soprattutto negli ultimi tempi, non nasconde il suo distacco e la sua irritazione nei confronti di Hamas e, dall’altro, non può nemmeno nascondere la grande preoccupazione per l’effetto che i bombardamenti a Gaza, producono sull’opinione pubblica, non solo egiziana ma di tutti i Paesi arabi.</p>
<p>Nonostante il fermo controllo sui mass media esercitato dall’esercito israeliano, le reti televisive più seguite nel mondo arabo continuano infatti a mostrare all’opinione pubblica le tragiche scene delle scuole colpite, dei bambini uccisi e degli ospedali sempre meno in grado di curare i feriti.</p>
<p>La preoccupazione e la fretta dell’Egitto sono aumentate ulteriormente dopo il vertice di Doha (in Qatar) nel quale la presenza del leader della parte più estremista di Hamas (quella che risiede a Damasco ed è capeggiata dallo sceicco Khaled Meshaal) ha spinto i Paesi presenti verso posizioni sempre più dure ed intransigenti.</p>
<p>Il ragionato ottimismo che tre giorni fa il presidente egiziano mi esprimeva riguardo a una possibile tregua, doveva essere perciò tradotto in azione nel più breve tempo possibile. Questa è la ragione per cui è stato convocato con la massima urgenza il vertice di Sharm el Sheikh, vertice assolutamente necessario per porre termine alla tragedia di Gaza prima che tutto il vicino Oriente si infiammasse.</p>
<p>Non nascondiamo però il rischio contenuto nella convocazione di questo vertice di cui non sappiamo ancora definitivamente quale sarà il livello di partecipazione, anche se ci auguriamo che sia più ampio ed elevato possibile, proprio per la grandezza dei problemi che deve affrontare. La nostra speranza per il successo di questo vertice non può né deve nasconderne i limiti e soprattutto i problemi che lascerà in ogni caso aperti. La necessità che tutti i partecipanti avranno di giungere ad un accordo il più rapidamente possibile renderà infatti difficile una decisione efficace riguardo alla costituzione di una “forza di interposizione” capace da un lato di controllare il traffico di armi fra l’Egitto e Gaza, ma capace anche di permettere il flusso di merci di cui la città assediata ha necessità, flusso che negli ultimi mesi è arrivato con sempre maggiore difficoltà, imponendo penosi sacrifici a tutta la popolazione.</p>
<p>Ancora più complicato appare soprattutto il cammino verso una pace stabile e una “soluzione politica” del problema palestinese. La “guerra di Gaza” ha infatti radicalizzato ancora di più le posizioni, ha aumentato la spaccatura non solo fra Israele e la Palestina, ma anche all’interno dei palestinesi e, quello che è più grave, tra i diversi Paesi arabi.</p>
<p>C’è chi pensa, seguendo il vecchio principio del “divide et impera” che una ulteriore divisione tra i Paesi arabi possa facilitare la pace definitiva in Medio Oriente. Nulla è più sbagliato di questa ipotesi.<br />
Stando in Medio Oriente si deve infatti convenire che, in tempi nei quali da un lato incombe la minaccia del terrorismo e dall’altro la diffusione dei media è capace di infiammare in un attimo l’opinione pubblica, le crescenti divisioni del mondo arabo non sono in alcun modo un aiuto alla pace ma, all’opposto, rendono sempre più facile lo scoppio di un conflitto inarrestabile.</p>
<p>E l’esperienza ci dimostra che non sono certo le liti fra i Paesi arabi a garantire la sicurezza di Israele. É necessario perciò che le cosiddette grandi potenze tengano ben presente questo fatto e rifuggano dalla tentazione di ripetere il vecchio gioco che troppo volte ha innescato tensioni e guerre. Nel ribadire la calda ma non scontata speranza che l’incontro di oggi a Sharm el Sheikh ponga finalmente fine alla guerra di Gaza, non facciamoci illusioni sulla definitività e la stabilità di questa tregua.</p>
<p>Le cose in ogni caso partiranno da una situazione peggiore di quella di un mese fa. Ci auguriamo perciò che il nuovo presidente degli Stati Uniti, con lo stesso realismo di cui ha dato prova nella formazione del suo governo, sia capace di dare concretezza e significato al concetto di “dialogo  che ha ripetutamente posto alla base della sua futura politica estera. Dialogo e “divide et impera” non sembrano infatti essere concetti fra di loro compatibili. Anche se in politica tutto è possibile.</p>
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