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	<title>Romano Prodi &#187; Pace</title>
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	<description>Pagine del sito del prof. Romano Prodi</description>
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		<title>Ci manca il coraggio di Andreatta</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 06:49:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«Andreatta, etica e azione. Per me è stato tutto»
Il ricordo commosso dell&#8217;ex premier: &#8220;mai allineato con le idee dominanti. Determinante per la nascita dell&#8217;Ulivo, ma la sua lezione non è stata seguita&#8221;
Intervista di Simone Collini a Romano Prodi su L&#8217;Unità del 15 dicembre 2011
Rientro qui per la prima volta dopo la caduta del governo e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/12/BeniaminoAndreatta.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4268" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/12/BeniaminoAndreatta-241x300.jpg" alt="" width="241" height="300" /></a>«Andreatta, etica e azione. Per me è stato tutto»</strong></p>
<p>Il ricordo commosso dell&#8217;ex premier: &#8220;mai allineato con le idee dominanti. Determinante per la nascita dell&#8217;Ulivo, ma la sua lezione non è stata seguita&#8221;</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1890NU" target="_blank">Intervista</a> di Simone Collini a Romano Prodi su <a href="http://www.unita.it/italia/prodi-ci-manca-il-coraggio-di-andreatta-1.362735" target="_blank"><strong>L&#8217;Unità</strong></a> del 15 dicembre 2011</p>
<p>Rientro qui per la prima volta dopo la caduta del governo e provo una certa emozione». «Qui» è il palazzo di Montecitorio e il governo a cui fa riferimento ovviamente non è quello Berlusconi ma il suo, quello terminato nel giugno di tre anni fa. Romano Prodi <a href="http://www.rai.it/dl/grr/notizie/ContentItem-47f16cd3-e64c-47c9-8f8b-a8003cb3aa5b.html?refresh_ce" target="_blank">torna alla Camera</a> per ricordare Beniamino Andreatta, in occasione della <a href="http://webtv.camera.it/portal/portal/default/Archivio?IdEvento=4651&amp;IdIntervento=2665" target="_blank">presentazione di un libro</a> curato da Enrico Letta che raccoglie i discorsi parlamentari dell’economista e politico scomparso nel <a href="http://www.repubblica.it/2007/03/sezioni/politica/morto-andreatta/morto-andreatta/morto-andreatta.html" target="_blank">2007</a> dopo essere rimasto oltre sette anni in coma. <a href="http://it.notizie.yahoo.com/andreatta-prodi-si-commuove-per-e-stato-tutto-180400978.html" target="_blank">«Per me è stato tutto»</a>, dice con un filo di voce l’ex presidente del Consiglio. «Ho cominciato a lavorare con lui nel ‘63 e ho finito quando è finito tutto». Cioè quando è arrivata la «tragedia», il grave <a href="http://www.repubblica.it/online/politica/andreatta/malore/malore.html" target="_blank">malore</a> nel <a href="http://www.repubblica.it/online/politica/andreatta/coma/coma.html" target="_blank">dicembre ‘99</a> durante una seduta parlamentare per il voto della Finanziaria che lo ha «reso per tanti anni silenzioso», fino al marzo di quattro anni fa.<br />
<em><br />
Che ricordo conserva del vostro rapporto personale?</em></p>
<p>«Quando ero suo assistente universitario e poi suo collega all’Università di Bologna avevamo colloqui interminabili, non c’era giorno e non c’era notte. Con noi ha sempre avuto il ruolo di leader intellettuale, ma questo era scontato. Quello che non era scontato è che avesse anche un ruolo di <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-12-15/lezione-rigore-andreatta-063935.shtml?uuid=Aa1DlPUE" target="_blank">guida etica</a>, con i suoi valori etici e anche religiosi applicati ma non ostentati. Li traduceva in azione senza, come diceva lui, la sacrilega intenzione di coinvolgere Dio nelle sue scelte».<br />
<em><br />
Quanto questo atteggiamento ha contribuito alla costruzione dell’Ulivo?</em></p>
<p>«<a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/03_Marzo/27/Andreatta_ritratto_cazzullo.shtml" target="_blank">Moltissimo</a>, anche se poi ne ha forse complicato la crescita e la vita complessiva».</p>
<p><em>Cosa intende dire?</em></p>
<p>«Che è stata data la preferenza ad altre scelte e altre interpretazioni dei rapporti tra fede e politica. Interpretazioni assai diverse rispetto al concetto di responsabilità delle scelte dei cattolici che Andreatta aveva disegnato»&#8230;</p>
<p><em><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/12/Andreatta.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4263" title="Andreatta" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/12/Andreatta-237x300.jpg" alt="Andreatta" width="237" height="300" /></a>Ora è qui per presentare una raccolta dei discorsi parlamentari di  Andreatta: qual è il loro tratto distintivo?</em></p>
<p>«Emerge la libertà di un pensiero estremamente originale, la forza personale nel sostenere idee e posizioni che da un lato mostravano un grande rispetto per il Parlamento, ma dall’altro sfidavano molto spesso il comune sentire dei singoli parlamentari. Andreatta aveva un modo di  interloquire sempre originale e coraggioso e tuttavia sempre fedele alla  linea presa. Il suo rispetto per il Parlamento era straordinario. Prendeva  sul serio ogni grande decisione ma anche i piccoli problemi che le Camere  dovevano affrontare, con spirito sempre illuminista e con, allo stesso  tempo una <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/dicembre/14/Andreatta_uno_spirito_libero_co_9_111214037.shtml" target="_blank">feroce razionalità e una fantasia senza freni</a>».</p>
<p><em>Da presidente della commissione Bilancio del Senato Andreatta inisteva  sulla necessità di intervenire sul debito pubblico, argomento piuttosto  attuale oggi&#8230;</em></p>
<p>«Era capace di leggere in anticipo gli eventi e <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1986/07/23/andreatta-propone-una-cura-drastica-per-ridurre.html" target="_blank">precederli con proposte motivate</a>, anche se era provocatorio rispetto al pensiero dominante. Ha martellato durante tutti gli anni 80 sulla necessità di un assalto al debito pubblico, sull’abbattimento del deficit come condizione per la crescita, sul fatto che la severità vada richiesta al governo centrale come ai governi locali. Ricordo anche sue frasi tuonanti contro le promesse fiscali irrealizzabili, sull’errore di pensare, com’era allora convinzione nel Paese, che con l’inflazione si ungano le ruote del sistema. Diceva che ogni mancato aggiustamento oggi obbliga a una dura recessione domani».</p>
<p><em>Che peso ebbe il suo insegnamento nel rapporto costruito con l’Europa e  nell’entrata nell’Euro?</em></p>
<p>«Enorme, se si pensa che è stato proprio il suo martellare per quindici anni su questi temi che ha preparato l’opinione pubblica fino all’adesione all’Euro. A cominciare dal fatto, come diceva, che non possiamo avvicinarci all’Europa usando la svalutazione competitiva, uno strumento che distrugge l’anima di un Paese. Insisteva sull’europeismo senza compromessi ma aveva anche un’attenzione analitica per <a href="http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/131452/andreatta_che_amo_lo_stato_piu_del_partito" target="_blank">gli interessi del Paese</a>».</p>
<p><em>Andreatta è stato ministro della Difesa del suo primo governo, durante il quale l’Italia ha portato avanti la missione Alba, in Albania: come si conciliava questo con i suoi valori religiosi?</em></p>
<p>«Quella denominata Alba è stata <a href="http://www.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1997/12/16/Politica/ALBANIA-IL-GRAZIE-DI-ANDREATTA-AI-SOLDATI-DI-ALBA_152200.php" target="_blank">una grande missione di pace</a> che ha in pochi mesi ricostruito uno Stato che stava candendo nella guerra civile. Nessuno pensava che un compito così importante e difficile potesse essere portato a termine in quattro mesi».</p>
<p><em>Che rapporto aveva con l’obiezione di coscienza?</em></p>
<p>«Era favorevole, ma era feroce contro l’obiezione di coscienza utilizzata come scappatoia. Diceva: non sia una cialtroneria. Un termine che usava di frequente per fenomeni che segnavano una degradazione dall’interesse pubblico a quello privato».</p>
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		<title>“Il Mondo Che Verrà”: tre incontri televisivi con Romano Prodi su La7</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 22:00:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[IL MONDO CHE VERRÀ
Tre incontri in esclusiva con ROMANO PRODI
Su LA7, il  martedì alle 23:00 dall&#8217;11 al 25 ottobre 2011
Dall’aula dello Stabat Mater dell’Università di Bologna, tre incontri con il Professor Romano Prodi sul presente e sul futuro dell’economia mondiale. La sfida dei continenti e le armi per combattere la crisi, cosa fare contro l’aumento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/10/IlMondoCheVerrà.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3982" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/10/IlMondoCheVerrà-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" /></a><strong>IL MONDO CHE VERRÀ</strong><br />
Tre incontri in esclusiva con ROMANO PRODI</p>
<p>Su <a href="http://www.la7.it/ilmondocheverra/index.html" target="_blank"><strong>LA7</strong></a>, il  martedì alle 23:00 dall&#8217;11 al 25 ottobre 2011</p>
<p>Dall’aula dello <a href="http://www.la7.it/ilmondocheverra/fotogallery.html" target="_blank">Stabat Mater</a> dell’Università di Bologna, tre incontri con il Professor Romano Prodi sul presente e sul futuro dell’economia mondiale. La sfida dei continenti e le armi per combattere la crisi, cosa fare contro l’aumento della disuguaglianza, la paura del futuro e come vincerla. Tre appuntamenti per capire il mondo che c’è e Il Mondo Che Verrà. Il Professor Romano Prodi torna in cattedra.</p>
<p>Lo fa per <a href="http://www.la7.it/ilmondocheverra/bacheca.html" target="_blank">confrontarsi</a> con una classe di studenti italiani e stranieri provenienti dalle diverse facoltà dell’Università di Bologna sulla situazione mondiale contemporanea e i possibili sviluppi futuri. A coadiuvare il dibattito, la giornalista e conduttrice Natascha Lusenti.</p>
<p><strong>Il primo appuntamento</strong> con Il Mondo Che Verrà &#8211; andato in onda l&#8217;11 ottobre 2011 &#8211; è stato dedicato alla cosiddetta<strong> “La Sfida dei continenti”</strong>, più precisamente quello europeo, quello asiatico e quello americano, e all’evoluzione dei rapporti socio-politici ed economici tra di essi.</p>
<p><em>(Fare click sull&#8217;immagine per vedere il primo incontro su <strong>la7.tv</strong>) </em><br />
<a href="http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50234935" target="_blank"><img title="Prima puntata - La Sfida dei continenti" src="/images/mondoverra-puntata-1.jpg" alt="" /></a></p>
<p>Partendo dall’ascesa dei grandi Paesi emergenti, il Professore analizza l’attuale instabilità del sistema economico occidentale, la crisi dei debiti sovrani e la strada che ha portato a questa situazione difficile.</p>
<p>L’euro sopravviverà? Romano Prodi affronta così la questione: “L’Euro resisterà perché nessuno ha interesse a buttarlo a mare, non certo la Grecia, non certo l’Italia, ma soprattutto non la Germania. Perché oggi la Germania è di gran lunga il Paese più potente e più forte dell’Europa grazie all’euro”. E ancora: “Non si può avere una moneta comune senza avere anche un bilancio, un politica finanziaria ed economica comune. (…) O noi stiamo assieme, o la battaglia soli non la vinciamo. Neanche la Germania può farcela da sola. E’ grande per l’Europa, è piccola per il mondo”.</p>
<p>Oltre alla situazione finanziaria, Prodi esamina infine la crisi alimentare, l’espansione demografica e il futuro delle risorse energetiche. Un’analisi del quadro presente e dei possibili scenari futuri.</p>
<p><strong>Il secondo appuntamento</strong>, intitolato <strong>“La Disuguaglianza”</strong>, ha avuto come fulcro la questione della sempre più grande divergenza tra classi ricche e classi povere ed è andato in onda il 18 ottobre 2011.</p>
<p><em>(Fare click sull&#8217;immagine per vedere il secondo incontro su <strong>la7.tv</strong>) </em><br />
<a href="http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50236244" target="_blank"><img title="Seconda puntata - La Disuguaglianza" src="/images/mondoverra-puntata-2.jpg" alt="" /></a></p>
<p>Commentando la divergenza sempre più marcata tra la popolazione povera e quella più ricca del mondo, Romano Prodi analizza le cause che hanno portato a questa situazione: gli squilibri crescenti nella distribuzione dei redditi e nella pressione fiscale, la mancanza di crescita, il declino del welfare. Ed è proprio da tasse, welfare e istruzione che, secondo il Professore, bisogna partire per costruire una società più equa e più giusta.</p>
<p>E ancora si percorre la storia del welfare state, per capire perché nel mondo occidentale stia oggi regredendo. Il Professor Prodi affronta così il tema e le sue conseguenze: “Un problema del welfare è la riduzione delle risorse, ed è frutto della crisi. É un problema molto serio che obbliga ad alcuni provvedimenti non piacevoli. Aumenta l’età media delle persone in Italia, il cambiamento dell’età pensionabile si esige, altrimenti non ci sono le risorse per tutti. Il problema esiste.”</p>
<p>Infine il focus si sposta sulla situazione italiana: dal ruolo attuale dell’istruzione fino al livello di ricchezza e di equità presenti nel Paese. Romano Prodi lo commenta così: ‘C’è un problema di distribuzione, noi abbiamo un numero di famiglie poverissime. Una famiglia su cinque non arriva alla fine del mese. Abbiamo sì ricchezza, ma mal distribuita.”</p>
<p><strong>Il terzo appuntamento</strong> di questo ciclo di incontri è andato in onda il 25 ottobre 2011 con <strong>“La Paura”. </strong>Questo e&#8217; il titolo scelto per descrivere tre grandi tematiche del mondo  contemporaneo: l’immigrazione, la concorrenza internazionale e il futuro  dei nostri figli. Partendo dalla situazione dei trentenni di oggi, che  vivono in un Paese che mostra segni di sofferenza, il Professore  approfondisce lo stato della crescita economica italiana, una crescita  che non c’è.</p>
<p><em>(Fare click sull&#8217;immagine per vedere il terzo incontro su <strong>la7.tv</strong>) </em><br />
<a href="http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50237423" target="_blank"><img title="Terza puntata - La Paura" src="/images/mondoverra-puntata-3.jpg" alt="" /></a></p>
<p>Prodi descrive lo stato di disoccupazione e di lavoro precario in Italia, analizzando così il fenomeno della “fuga dei cervelli” e dei giovani italiani che non studiano, non lavorano e non sono in un programma di formazione: “Quasi la metà dei giovani tra i 15 e i 24 anni sono precari. Questa è veramente una tragedia nella tragedia: la grande disoccupazione giovanile e il precariato che domina anche nella parte occupata. Allora qui bisogna veramente cambiare registro.”</p>
<p>Da qui, partendo dal confronto con Cina e Stati Uniti e domandandosi se esistono le medesime paure, si arriva al problema del ricambio generazionale, che investe sia il mondo del lavoro sia quello della politica.</p>
<p>Infine, il Romano Prodi si sofferma sul tema dell’immigrazione, esaminando i dati reali di questo fenomeno e la percezione di esso deformata dalla crisi e dalla politica dell’ultimo decennio. Il Professore la commenta così: “La percezione è che gli immigrati siano molti di più di quelli che sono. Innanzitutto per la velocità con cui sono arrivati. E’ vero che gli stranieri in Italia sono meno che in Francia e Germania, ma sono arrivati velocissimi negli ultimi anni perché la nostra società si è trasformata più recentemente ma più in fretta. Uno dei nostri problemi che dobbiamo curare è l’integrazione, è capire che riceviamo delle risorse potenzialmente straordinarie e, adagio adagio, devono essere integrate. La generazione successiva deve diventare una generazione di italiani. Questa è la grande sfida dell’immigrazione.”</p>
<p>In chiusura di puntata, un question time con gli studenti: dal coordinamento delle politiche economiche dei paesi europei in risposta alla crisi a come e quando affrontare le riforme strutturali, dalla posizione attuale dei laureati in Italia al rapporto storico tra USA e Italia e alla sua evoluzione futura nel campo economico.<br />
<em><br />
(Ogni puntata è  disponibile su <strong><a href="http://www.la7.tv/programmi/ilmondocheverra/" target="_blank">www.la7.tv</a></strong>, la catch up tv di LA7).</em></p>
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		<title>L&#8217;Europa sostenga la creazione di due Stati sovrani: Israele e Palestina</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 06:57:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Medio oriente
Due popoli, due stati. E&#8217; la via della pace
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 25 settembre 2011
Mahmoud Abbas e Binyamin Netanyahu hanno pronunciato il loro atteso discorso di fronte all’assemblea dell’Onu, dando in tal modo inizio al confronto diretto fra l’autorità Palestinese ed il governo Israeliano sul possibile riconoscimento dello Stato Palestinese. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3756" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/09/Abuazen.jpg"><img class="size-medium wp-image-3756" title="Mahmoud Abbas (Abu Mazen) con Barack Obama" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/09/Abuazen-300x200.jpg" alt="Mahmoud Abbas (Abu Mazen) con Barack Obama" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Mahmoud Abbas (Abu Mazen) con Barack Obama</p></div>
<p>Medio oriente</p>
<p><strong>Due popoli, due stati. E&#8217; la via della pace</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/14PT/14PTQ7.pdf" target="_blank"><strong>Il Messaggero</strong></a> del 25 settembre 2011</p>
<p><a href="http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-9030ced0-de64-4aad-9c89-d1310c8c5693.html" target="_blank">Mahmoud Abbas e Binyamin Netanyahu</a> hanno pronunciato il loro atteso discorso di fronte all’assemblea dell’Onu, dando in tal modo inizio al confronto diretto fra l’autorità Palestinese ed il governo Israeliano sul possibile <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/settembre/24/Abu_Mazen_all_Onu_Palestina_co_8_110924036.shtml" target="_blank">riconoscimento dello Stato Palestinese</a>. Questo problema, irrisolto da oltre sessant’anni, sta infiammando il dibattito politico mondiale da quando Abbas ha deciso di portarlo di fronte al Consiglio di Sicurezza,  pur essendo pienamente cosciente che il <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-09-08/porranno-veto-riconoscimento-stato-200816.shtml?uuid=AacO3j2D" target="_blank">veto americano</a> renderà in ogni caso impossibile il riconoscimento dello stato Palestinese.</p>
<p>L’esito di quest’ennesimo atto della tragedia mediorientale è quindi scontato e, soprattutto dopo i discorsi dei due leader, le prospettive di pace non sembrano certo essere né imminenti né facili. Ci si deve perciò chiedere perché Abbas, <a href="http://www.asianews.it/notizie-it/Palestina:-ultimi-sforzi-Usa-per-negare-il-riconoscimento-all%E2%80%99Onu.-Il-no-di-Abbas-22642.html" target="_blank">pur consapevole del veto americano</a>, abbia <a href="http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE78M00O20110923" target="_blank">giocato apertamente questa carta</a>.<br />
La prima ragione deriva dall’indubbia popolarità che questa mossa esercita nei confronti della grande maggioranza dell’opinione pubblica mondiale e locale, come è apparso evidente sia nell’aula dell’assemblea dell’ONU che nelle piazze palestinesi. Queste non sono tuttavia novità e non sono quindi eventi tali da spingere l’autorità palestinese ad un gesto così forte di fronte all’immutata politica americana.</p>
<p>Se la politica americana non è cambiata è mutato tuttavia il contesto in cui essa si svolge perché la nuova strategia turca e la “<a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/africa-solo-la-democrazia-puo-garantire-la-prosperita_3195.html" target="_blank">primavera araba</a>” hanno profondamente mutato il teatro in cui questa grande tragedia si svolge. I due più fedeli alleati degli Stati Uniti in tutta l’area, cioè <a href="http://it.euronews.net/2011/09/09/turchia-guarda-ad-alleanza-con-egitto-e-scalza-israele/" target="_blank">la Turchia e l’Egitto</a>, hanno infatti radicalmente mutato il proprio rapporto con Israele, considerato ora un paese nemico. Gli atti di ostilità sono ben noti e hanno provocato un livello di tensione così forte per cui gli ambasciatori israeliani ad Ankara e al Cairo (oltre a quello ad Amman) hanno dovuto abbandonare le proprie sedi e tornare precipitosamente in patria. La sicurezza di Israele è quindi ora esclusivamente nelle mani del Stati Uniti, che non possono più giovarsi dell’aiuto dei governi amici che erano sempre stati in passato la garanzia di tale sicurezza. La primavera araba ha infatti provocato la conseguenza non secondaria di rendere impossibile per questi due grandi paesi adottare una politica divergente rispetto all’ostilità popolare nei confronti di Israele.</p>
<p>Il nuovo corso turco appare particolarmente importante non solo per le misure di forza che <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2011/09/12/visualizza_new.html_724197548.html" target="_blank">il premier turco ha minacciato</a> ma anche perchè il governo di Ankara si è perfino dichiarato disposto a sostituire con proprie risorse l’eventuale cessazione del flusso di denaro che da molti anni la Casa Bianca versa al popolo palestinese.</p>
<p>Quest’atteggiamento turco è così rischioso per Israele che perfino i vertici dell’esercito israeliano hanno ripetutamente consigliato a Netanyahou di chiedere scusa alla Turchia per gli incidenti accaduti nel mare di fronte a Gaza. Anche perché la Turchia rimane  un baluardo fondamentale della Nato ed ha proprio di recente accettato di installare nel suo territorio le batterie di missili che potrebbero anche costituire un’essenziale protezione per Israele in caso di conflitto con l’Iran.  Riguardo all’Egitto, in qualsiasi modo si concluda l’attuale crisi politica, nessun futuro governo potrà mettere in secondo piano i sentimenti popolari di <a href="http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/420405/" target="_blank">profonda ostilità</a> nei confronti di Israele. La politica di Moubarak è in ogni caso irripetibile.</p>
<p>Il dibattito nelle aule dell’Onu non porterà quindi a nessuna novità per l’immediato futuro: esso  segna tuttavia una forte accelerazione nel processo di soluzione del conflitto palestinese.</p>
<p>Di fronte alle ventisette ovazioni che il Congresso americano ha tributato recentemente a Netanyahou e nella prospettiva di una difficile sfida elettorale, la politica americana non cambierà certamente, così come la forza delle frange radicali nella coalizione  di governo renderà impossibile a Netanyahou applicare quell’intelligente flessibilità che era propria del suo predecessore. Ehud Olmert aveva infatti <a href="http://ec2-79-125-15-49.eu-west-1.compute.amazonaws.com/articolo/mo,+olmert%3A+%E2%80%9Cal+pi%C3%B9+presto+trattative+su+stato+palestinese%E2%80%9D" target="_blank">sempre riconosciuto la necessità</a> di arrivare sia alla costruzione di uno stato Palestinese con un territorio equivalente a quello del 1967 che alla definitiva partizione di Gerusalemme, in modo che divenga capitale sia dello stato di Israele che di quello palestinese, ma con uno statuto speciale per i luoghi santi, mantenuti fuori dalla sovranità di entrambi.</p>
<p>In questo nuovo quadro politico si apre certamente uno  spazio maggiore per l’Europa.  Essa non può che operare per la creazione di due stati autonomi, sovrani e garantiti nella loro reciproca sicurezza da forti accordi internazionali.  Due stati nei quali i due popoli possano vivere senza l’oppressione degli insediamenti e senza la paura del terrorismo. In questa situazione sono convinto che l’Europa debba aiutare l’amico americano proprio appoggiando la richiesta palestinese, pur sapendo che essa non darà per ora alcun frutto. L’accoglimento di questa richiesta servirà tuttavia per facilitare l’accordo indispensabile per la giustizia e la pace nel mondo.</p>
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		<title>Romano Prodi to «Al-Ahram»: Achieving positive results for the revolution in medium time range prevents a counter-revolution</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 07:00:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Romano Prodi to «Al-Ahram»: Achieving positive results for the revolution in medium time range prevents a counter-revolution
Hend Elsayed Hani interviews Romano Prodi on Al Haram Daily of July 20, 2011
(English translation from Arab kindly offered by Hend Elsayed Hani. Adapted and exclusively published here.)
Through out  his presidency of the European Commission (1999-2004) and his office [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/07/1_19_7_2011_30_29.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3482" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/07/1_19_7_2011_30_29-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" /></a>Romano Prodi to «Al-Ahram»: Achieving positive results for the revolution in medium time range prevents a counter-revolution</strong></p>
<p>Hend Elsayed Hani interviews Romano Prodi on <strong><a href="http://www.ahram.org.eg/Journalist-reporters/News/90426.aspx" target="_blank">Al Haram Daily</a></strong> of July 20, 2011</p>
<p><span id="result_box" lang="it"><em>(English translation from Arab kindly offered by </em></span><em>Hend Elsayed Hani</em><em><span id="result_box" lang="it"><span title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"><em>.</em> Adapted and exclusively published here.</span>)</span></em></p>
<p>Through out  his presidency of the European Commission (1999-2004) and his office as the Prime minister of Italy (1996-1998 / 2006-2008), Romano Prodi witnessed a time when the tyranny was getting a solid ground in the Arab world, particularly south of the Mediterranean.</p>
<p>Both positions allowed him to approach many of the peoples in the region, sense their suffering and watch their economic conditions. His experience assured him that we  are all  in the same boat. If a hole occurs on one side, every one&#8217;s life is at risk. Now, after Prodi migrated from the world of politics, preferring to direct his effort  to African issues, and after the collapse of figures that he dealt with for long time; Prodi &#8211; the thinker and the iconic economist of Italy- explores the horizons of the current situation as well as its challenges in an exclusive interview to Al-Ahram from the headquarter of the «Foundation for Worldwide Cooperation», which he presides  in Bologna.</p>
<p><em>As the years of your presidency of the European Commission coincided with the reign of Mubarak in Egypt, Ibn Ali of Tunisia and Qaddafi in Libya and Assad in Syria,  you had a view -by virtue of your office- on the details of the situation in those countries in that period, did you expect this change and those revolutions to happen?</em></p>
<p>I did not expect at all, I attended an informal meeting, months before the outbreak of the so called « Arab Spring», in which academics and former diplomats and experts of the region participated, but no one. I repeat, not one. No one thought of this happening. I remember we were discussing whether Mubarak&#8217;s successor will be his son Gamal ,or Omar Suleiman, and other things about the development and unemployment, but there was nothing to make us think about a change like this.</p>
<p><em>But were you aware of the suffering of the peoples?</em></p>
<p>During my mandate as President of the European Commission, we had to think about the people and I&#8217;ve always been a fighter for democracy, but when dealing with foreign countries we have to deal with them as they are without the complicity or counteracts, but frankly I always didn’t  like the idea of sanctions, even in the most difficult cases, simply because behind any penalties  hundreds of thousands or millions of people will suffer. So we had to push in the direction of development and of the country progress. I believe in  the idea that developing countries and their progress over the long term lead to the transformation of democracy and we did not ignore the growing gap in those countries between the rich and the poor despite the development.</p>
<p><em>How do you see the repercussions of the Arab revolts at the regional level and internationally?</em></p>
<p>Today the answer to this question is not an easy matter because I do not consider that the Arab revolutions have ended , they are still going on. But first we have to ensure the success of these revolutions in the future,  before we answer this question. We cannot ensure the success of these revolutions without an economic and social development in the revolting  states. And I have a deep concern; I am trying to follow the conditions of the Egyptian economy every day and I find that unemployment is increasing ,  tourism is tragically low,  exports are suffering a difficult situation , capital fleeing abroad and the banking system is having problems. What concerns me is that the revolution may stop in some way or appear weak. When a revolution erupts in such depth, you should achieve results for people and have  new economic processes started. I believe that at the international level there is a big responsibility to help Egypt in its self recover. This is the first duty of the international community toward Egypt and must be done through actions aimed to help the Egyptian people in the process of democratization. Egypt is at a moment of change and of course suffers problems. The international community must develop a huge plan that we may call it «Marshall» or «Mediterranean plan» or whatever  to restore recover quickly. This plan is urgent and requires  funds far outweighting the potential of the Barcelona Process, which is slow and makes results in the long term. I think that there are about 12 European delegations taht went to Egypt to assess the situation, but there is a need to develop an emergency plan with a budget much larger than was announced. For example, there were a million Egyptians working in Libya and sending money to Egypt ; now they returned to their homes and are in need of money;  can this situation continue for long?  Of course not. I am totally different with my European colleagues because they did not understand how important is Egypt . Now I see that the European reaction is weak;  this revolution needs strong help. it is the  moment in wich it must be concrete the assistance of Europe to the peoples. Europe must help the young generations who made the revolution to hope in the future or they would otherwise be frustrated.</p>
<p><em>Do you see  divisions among the Europeans ,  or between them and the United States on a strategy to deal with the new situation?</em></p>
<p>Yes there is not a common will, at least &#8211; and this is a difficult moment for Europe, the division was clear about Libya.  Also, there is not a joint mobilization of the United States and Europe together or among the European countries themselves. All are working separately and all show their weakness.<br />
<em><br />
How do you see the democratic transition process in the revolting countries, especially Egypt, and Tunisia, where the ruling regimes were overthrown?</em></p>
<p>I believe that  a revolution succeeds, if  the needs of the people are met. This is what I know with my experience. There cannot be an endless revolution, this it must give results, or there will be a counter-revolution and the country goes back again. If we look at history, any revolution succeeds  if  it achieves positive results during medium range of time &#8211; of course not extend to the years &#8211; but if there were negative results, the people would agree to any leadership that give them future  perspective. Therefore, the resurrection of Egypt is necessary. The  revolution of Egypt was made by Egyptian youth educated but unemployed. If they remained without jobs or the number of persons deprived of  work grew ,  Egypt will go through a difficult time. And I always call to pay attention to Egypt,  because for me; Egypt is the country that leads the change.</p>
<p>I’ve warned after the fall of Ben Ali in Tunisia, that  if  the same events broke out  in Egypt, no one would  know  how things will be bloody , tragic and difficult given the size of Egypt. I think that the risk was there. When change like that  occurs, one doesn’t know  the human cost of it.</p>
<p><em>Is there any European opposition to the trial and jailing of Mubarak ?</em></p>
<p>I do not know. I think that justice  must follow its own track, but with consideration to the future, not only to the past. We must think about the consequences in terms of the potential social and political tensions and the economy that people want to restore. I do not know the circumstances in which  Mubarak settled in Sharm el-Sheikh, but in any case still Mubarak is on the Egyptian territories. We have to wait to see how things develop. I think that the issue of the trial is an Egyptian matter. I wait for the Egyptian decision,  it is up to the Egyptians to choose what they want.  when we overthrew the fascist  regime of  Italy, the decision was Italian. There is an Egyptian government that exercises sovereignty over the land of Egypt.<br />
<em><br />
Italy is is the second trade partner to Egypt, what are the main challenges to economic relations between the two countries in light of the difficulties experienced by Egypt as well as the  ungood economic situation of Italy?</em></p>
<p>Relations between the two countries took strong steps in the past. I remember that the first non-European immigrants who came to Italy were Egyptians (about 12 people), and were in my hometown «Reggio Emilia»in the seventies of the last century and they were skilled. But no one expected that this small number will turn into waves of migration. However;   there must be a strong economic assistance to Egypt because the persistence of the poor economic conditions of Egypt as it is will threw the revolution in danger.</p>
<p><em>Frankly people always look with suspicion to the European aid  and fear that behind it might be a  desire to steer the country politically in a certain direction?</em></p>
<p>Well if you have that fear do it  alone!  But I am sure that under this difficult economic moment, you can’t be left alone. I am a primarily an economist. When I was President of the Commission I proposed building a ring of friends around Europe, and adopted a neighborhood  policy to  share the market, to be together in the adoption of immigration policy and to share everything except the institutions, so that none of these neighboring countries  would be  members European Union.  And to approach more and more<br />
but of course this needs time; may require 30 or 40 or 50 years to accomplish. We must start a policy  sending  the message that we are in the same area and to build trust, but of course, financial assistance is very important in the beginning.  If we build trust the first thing we will do is stopping  the massive fleeing from Egypt and stop all the negative aspects that always accompany revolutions.  We must give a message that Egypt is close to the Renaissance. All of this will not be achieved only through economic instruments, but also political, the economy is a sign of political engagement. The political engagement  in turn is an indication that you will maintain a long term approach to that State. So I say we need a strong and democratic Egypt as soon as possible. The Government of Egypt will be the new representative of Egypt  for long-coming time. What  I fear is the uncertainty.</p>
<p><em>The Italian media  always warn about the possibility that “Radical Fundamental Isalmists” would take over power in Egypt and other revolting Arab countries. How do you see that? Do you welcome the dialogue with Islamists?</em></p>
<p>I think that the «Islamic extremism» will grow only if we abandon those countries. However, if  we cooperate there will not be much space for extremists to spread and strengthen.  If we will work hard for a new Egypt and we commit on it, extremism will not be there and vice versa.<br />
<em><br />
How do you see the European stance towards the atrocities committed in Syria? Do you think that the Assad regime will be able to survive or be overthrown?</em></p>
<p>I think that what is going on in Syria is closely related to what happened in Tunisia and Egypt, but is difficult to predict its outcome. I believe  that it is difficult to add to the Europeans a new problem for them while they are in action in Libya, there are many difficulties facing the problem of Libya. At the same time  european forces suffer over stretching. Libya is geographically closer to Europe and the Syrian case &#8211; compared to Libya -  is more complex because of its proximity to Iraq and Iran and the surrounding environment. It  may be also because of  Israel and the Golan Heights.</p>
<p><em>How do you see the repercussions of  declaring a Palestinian state?</em></p>
<p>I think it has to be declared a state, but the consequences will vary based on the degree of Palestinian unity. The divisions among the Palestinians will make the achievement of the state much more difficult.</p>
<p><em>By virtue of your interest in Africa, how do you see the future of the Nile&#8217;s water crisis?</em></p>
<p>I think that the problem of the Nile will become tragic in few years. Ethiopia besides another 6 or 7 other countries want a bigger share of water,  Egypt as well it needs  more water. What we need in this case is a very large project to rationalize water consumption with modern technology, including pipes to pump,  rain water irrigation. This technology will increase the water consumption up to 10% of the amount consumed now. The problem here is not only political but also economic, because the Nile Basin countries<br />
now need more water.<br />
<em><br />
Somebody looks to Berlusconi as the «founder» of the Second Republic in Italy , seeing that he has put  the rules of the game of it,  Do you agree?</em></p>
<p>I do not agree on that.  We can&#8217;t consider a man who does not respect the rules the founder of the second Republic. He  did not create any new political elite, but he just runs Italy on personal interests.</p>
<p><em>After the fall of Ben Ali and Mubarak,  demonstrations took place in front of Villa Arcore of Berlusconi and other areas, calling upon him to  leave and  catch up with them .. Do you see that the Arab revolutions inspired the Italians in some way?</em></p>
<p>We have elections, and I believe that Berlusconi will be  defeated in the next elections. He will be outthrown not because of his  announcement that he won&#8217;t be a candidate again, but  because of his failure to fulfill his promises.</p>
<p><em>Do you have any plans to resume your political career?</em></p>
<p>I don’t  intend that. I have  succeeded in all elections  I&#8217;ve run (1996 -2006)  through the Olive Tree coalition , and I believe  that it  was the only  solution able to afford sucesfully Italian problems. But I had lost power due to a split in the coalition and now I&#8217;m concentrating on efforts to help Africa and the cooperation of African countries. I also give university lectures in China and in the United States. I&#8217;m no longer in Parliament and I&#8217;m not working on italian politics , but  simply I support the Democratic Party because it is the only serious alternative fit to replace Berlusconi&#8217;s coalition.</p>
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		<title>Prodi ad Al-Ahram: le rivoluzioni hanno avuto successo, ma ora occorre distribuirne i frutti per scongiurare una controrivoluzione</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 06:43:28 +0000</pubDate>
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رومانو برودى لـ «الأهرام»: تحقيق نتائج إيجابية للثورة فى مدى
زمنى متوسط يقضى على الثورة المضادة 
 أجرت الحوار فى بولونيا : هند السيد هانى
Hend Elsayed Hani intervista Romano Prodi su Al Ahram daily del 20 luglio 2011
(  شهد رومانو برودى بحكم منصبيه كرئيس للمفوضية الأوروبية( 1999-2004) و  رئيس لوزراء ايطاليا (1996-1998/ 2006- [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="txtTitle"> </span></p>
<h2 style="text-align: right;"><span id="txtTitle">رومانو برودى لـ «<a href="http://www.ahram.org.eg/Journalist-reporters/News/90426.aspx" target="_blank">الأهرام</a>»: تحقيق نتائج إيجابية للثورة فى مدى</span></h2>
<h2 style="text-align: right;"><span id="txtTitle">زمنى متوسط يقضى على الثورة المضادة </span></h2>
<h2 style="text-align: right;"><span id="txtSource"> أجرت الحوار فى بولونيا : هند السيد هانى</span></h2>
<p style="text-align: left;">Hend Elsayed Hani intervista Romano Prodi su Al Ahram daily del 20 luglio 2011</p>
<p style="text-align: right;"><span id="txtBrief">(  شهد رومانو برودى بحكم منصبيه كرئيس للمفوضية الأوروبية( 1999-2004) و  رئيس لوزراء ايطاليا (1996-1998/ 2006- 2008) على زمن كانت يتوطد فيه  الاستبداد فى العالم العربى وبخاصة جنوب المتوسط. </span></p>
<div id="NewsImage" style="text-align: right;">
<div id="divImages">
<div><img style="border: 1px solid #666666;" title=" " src="http://www.ahram.org.eg/MediaFiles//2011/7/20/1_19_7_2011_30_29.jpg" border="0" alt="" /></div>
</div>
<div id="bodyDiv">
<div id="txtBody">
<p style="text-align: right;">كلا المنصبين اقتضيا منه الاقتراب كثيرا من شعوب المنطقة والشعور  بمعاناتهم ومراقبة أوضاعهم الاقتصادية.. أكدت له خبرته الحياتية أننا جميعا  فى زورق واحد.. اذا حدث ثقب فى احد الجانبين تصبح حياة الجميع معرضة  للخطر.. والآن وبعد هجرة برودى عن عالم السياسة مفضلا توجيه طاقته للقضايا  الافريقية وبعد سقوط رموز عمل معها كثيرا يستشرف برودى المفكر ورجل  الاقتصاد الايطالى أبعاد المرحلة وتحدياتها فى حوار خاص للأهرام من مقر  منظمة « التعاون بين الشعوب» التى يرأسها فى بولونيا.</p>
<p>عملتم رئيسا للمفوضية الأوروبية لأعوام تزامنت مع عهد مبارك فى مصر ابن  على فى تونس والقذافى فى ليبيا والأسد فى سوريا واطلعتم بحكم منصبكم على  تفاصيل الوضع فى تلك الدول فى تلك الفترة هل توقعتم حدوث هذا التغيير وتلك  الثورات?<br />
لم أتوقع على الاطلاق لقد حضرت اجتماعا غير رسمى قبل شهور من اندلاع ما  يصف بـ «الربيع العربي» شارك فيه أكاديميون ودبلوماسيون سابقون وخبراء  بالمنطقة لكن لا أحد .. أكرر لا أحد .. لا أحد فكر فى حدوث ذلك. أتذكر أننا  كنا نناقش اذا كان خليفة مبارك سيكون عمر سليمان أو ابنه جمال وأمورا أخرى  حول التنمية والبطالة ولكن لم يكن هناك ما يجعلنا نفكر فى حدوث تغيير بهذا  الشكل.<br />
ولكنكم كنتم مطلعين على معاناة الشعوب?<br />
خلال تولى منصب رئيس المفوضية الأوروبية كان علينا أن نفكر فى الشعوب وكنت  دائما محاربا من أجل الديمقراطية ولكن عندما نتعامل مع الدول الأجنبية  علينا أن نتعامل معهم كما هم بدون تواطؤ ولا أفعال سيئة ولكن أقول صراحة  أننى كنت دائما لا أحبذ فكرة العقوبات حتى فى أكثر الحالات صعوبة ببساطة  بسبب أنه وراء أى عقوبات يعانى مئات الآلاف أو ملايين الأشخاص.. لذلك كان  علينا أن ندفع فى اتجاه التنمية وتطوير البلاد.. وأنا أؤمن بفكرة أن تطوير  البلدان وتنميتها يؤدى على المدى الطويل الى تحولها للديمقراطية .. ونحن لم  نتجاهل الهوة المتزايدة فى تلك البلدان بين الأغنياء والفقراء بالرغم من  التنمية .<br />
كيف ترى تداعيات الثورات العربية على المستوى الاقليمى والدولي?<br />
الاجابة اليوم على هذا السؤال ليست مسألة سهلة لأننى لا أعتبر أن الثورات  العربية قد انتهت فهى مازالت دائرة .. وعلينا أولا أن نضمن نجاح هذه  الثورات فى المستقبل قبل أن نجيب على هذا السؤال. ولا يمكن ضمان نجاح تلك  الثورات بدون حدوث تطور اقتصادى واجتماعى فى الدول الثائرة. ولدى قلق عميق  فأنا أحاول متابعة أحوال الاقتصاد المصرى يوميا وأجد أن البطالة فى تزايد  السياحة منخفضة بصورة مآساوية الصادرات تعانى وضعا صعبا رؤوس الأموال تهرب  للخارج والنظام المصرفى يواجه مشاكل.. وما يشغلنى أن تلك الثورة قد تتوقف  بطريقة ما أو تظهر فى صورة ضعيفة . فعندما تنشب ثورة بهذا العمق فعليك أن  تحقق نتائج بالنسبة للناس وتكون هناك عملية اقتصادية. وأعتقد أنه على  المستوى الدولى تقع مسئولية كبيرة لمساعدة مصر على التعافي. هذا هو الواجب  الأول على المجتمع الدولى ازاء مصر ويجب أن يتم من خلال الأفعال لمساعدة  الشعب المصرى فى عملية التحول الديمقراطى . مصر فى لحظة تغيير و بالطبع  تعانى مشاكل ويجب على المجتمع الدولى أن يضع خطة كبيرة قد نطلق عليها  «مارشال» أو «خطة المتوسط» أو أيا كان المسمى لاستعادة التعافى سريعا. وهذه  الخطة عاجلة وتتطلب امكانيات مادية تفوق بكثير عملية برشلونة التى تتسم  بالبطء و تحقيق نتائج على المدى الطويل. أعتقد أن هناك نحو 12 وفدا أوروبيا  ذهبوا الى مصر لتقييم الوضع ولكن هناك حاجة لوضع خطة طارئة بميزانية أكبر  بكثير مما أعلن عنه .. فعلى سبيل المثال هناك نحو مليون مصرى كانوا يعملون  بليبيا ويرسلون اموالهم الى مصر والآن عادوا الى منازلهم وهم فى حاجة  للأموال هل يمكن لهذا الوضع أن يستمر طويلا! بالطبع لا. وأنا مختلف تماما  مع زملائى الأوروبيين لأنهم لم يفهموا كم مهمة مصر الآن وأرى أن رد الفعل  الأوروبى ضعيف فهذه الثورة تحتاج لمساعدة قوية فهذه هى اللحظة التى يجب أن  تظهر فيها أوروبا مساعدتها للشعوب. يجب مساعدة جيل الشباب الذى قام بالثورة  على الأمل فى المستقبل وإلا سيكون جيلا محبطا.<br />
هل ترى انقساما أوروبيا أو بين الأوروبيين والولايات المتحدة حول استراتيجية التعامل مع الوضع الجديد?<br />
نعم ليس هناك ارادة مشتركة على الأقل- وهذه لحظة صعبة لأوروبا وكان  الانقسام جليا ازاء ليبيا . كذلك ليس هناك تعبئة مشتركة للولايات المتحدة  وأوروبا معا أو تعبئة للدول الأوروبية نفسها كل يعمل بشكل منفصل وضعيف.<br />
كيف ترى مسار عملية التحول الديمقراطى فى الدول العربية الثائرة وبخاصة مصر وتونس حيث تم الاطاحة بالأنظمة الحاكمة?<br />
أعتقد أن الثورة تنجح اذا تمت تلبية احتياجات الشعب.. هذا ما أعرفه  بخبرتي.. لا يمكن تكون هناك ثورة لا نهائية لابد من توفر نتائج لها والا  ستكون هناك ثورة مضادة ترجع للوراء. اذا نظرنا الى التاريخ أى ثورة تنجح  اذا حققت نتائج ايجابية خلال فترة متوسطة من الزمن لا تمتد لأعوام بالطبع &#8211;  اما اذا كان هناك نتائج سلبية فان الشعب سيوافق على أى قيادة جديدة تمنحه  منظورا مستقبليا. لذلك من الضرورى بعث مصر من جديد فالثورة المصرية قام بها  شباب مثقف لكنه عاطل. اذا ظلوا بدون وظائف أو زاد عدد المحرومين من العمل  فان مصر ستمر بوقت عصيب. ودائما ما أطالب بالنظر الى الوضع فى مصر لأن مصر  بالنسبة لي- هى الدولة التى تقود التغيير. وقد نبهت بعد سقوط نظام بن على  فى تونس انه اذا نشبت نفس الأحداث فى مصر فلا أحد يعلم الى أى مدى ستكون  الأمور دموية ومأساوية و صعبة بالنظر الى حجم مصر. وأعتقد أن المخاطرة كانت  كامنة. فعندما يحدث تغيير مثل ذلك لا تعلم التكلفة الانسانية له.<br />
ولكن هل هناك معارضة أوروبية لمحاكمة مبارك ووضعه بالسجن?<br />
لا أعلم .. و أعتقد أنه لا بد من أن تأخذ العدالة مسارها بشكل قانونى ولكن  مع النظر الى المستقبل وليس الى الماضى فقط. يجب التفكير فى التداعيات من  حيث احتمال حدوث توترات اجتماعية وسياسية وهناك أموال يريد الشعب  استعادتها.. أنا لا أعلم الظروف التى استقر بها مبارك فى شرم الشيخ ولكن  على أية حال فمبارك لايزال داخل الأراضى المصرية.. وعلينا الانتظار لنرى  كيف ستتطور الأمور. أعتقد أن مسألة المحاكمة هى قضية مصرية وأنا  أنتظرالقرار المصرى وللمصريين أن يختاروا ما يريدونه عندما أطحنا بالنظام  الفاشى فى ايطاليا كان القرار ايطاليا. وهناك حكومة مصرية تمارس السيادة  على الأراضى المصرية.<br />
تعد ايطاليا هى الشريك التجارى الثانى لمصر ما هى التحديات الرئيسية امام  العلاقات الاقتصادية بين البلدين فى ضوء المصاعب التى تمر بها مصر وكذلك  الوضع الاقتصادى غير الجيد لايطاليا?<br />
العلاقات بين البلدين أخذت خطوات قوية متقدمة فى الماضى وأتذكر أن اول  مهاجرين غير أوروبيين قدموا الى ايطاليا كانوا مصريين (نحو12 شخصا) وكان  ذلك فى مسقط رأسى بـ «ريجيو اميليا» خلال حقبة السبعينيات من القرن الماضى  وكانوا يتمتعون بالمهارة. ولكن أحدا لم يتوقع أن هذا العدد الصغير سيتحول  الى موجات من الهجرة. ولكن يجب أن تكون هناك مساعدة اقتصادية قوية لمصر لأن  استمرار الظروف الاقتصادية لمصر على ما هى عليه ستكون الثورة فى خطر. ولكن  صراحة الناس تنظر بتشكك دائما الى المساعدات الأوروبية وتخشى أن يكون  ورائها رغبة فى توجيه البلاد سياسيا فى اتجاه معين?<br />
حسنا اذا كان لديكم ذلك الخوف فتولوا المهمة وحدكم! ولكنى متأكد أنه فى ظل  تلك اللحظة الاقتصادية الصعبة لا يمكن أن تتركوا بمفردكم. فأنا رجل  اقتصادى بالأساس. عندما كنت رئيسا للمفوضية اقترحت بناء حلقة من الاصدقاء  حول أوروبا و تبنى سياسة جوار للمشاركة فى الأسواق لنكون معا فى تبنى سياسة  هجرة والمشاركة فى كل شئ عدا المؤسسات بحيث لا تكون دول الجوار أعضاء  بالاتحاد الأوروبي. والاقتراب أكثر فاكثر لكن بالطبع هذا أمر يحتاج الى وقت  قد يتطلب 30 أو 40 أو 50 عاما لانجازه. فيجب البدء فى سياسة تحوى رسالة  مفادها أننا فى منطقة واحدة وتبث الثقة ولكن بالطبع المساعدة المالية هامة  جدا فى البداية. ولكن اذا قمنا ببناء الثقة فأول شئ سنفعله هو ايقاف خروج  رؤس الأموال من مصر ووقف كل الأوجه السلبية التى دائما تصاحب الثورات.  ونعطى رسالة بأن مصر قريبة من النهضة. وكل ذلك لا يتم فقط من خلال أدوات  اقتصادية ولكن السياسية أيضا. ويكون الاقتصاد دليلا على الانخراط السياسي.  والأخير بدوره يكون دليلا على أنك ستحافظ على تقارب طويل المد مع تلك  الدولة. لذلك أقول أننا بحاجة الى مصر قوية وديمقراطية فى أقرب وقت ممكن.  فحكومة مصر الجديدة ستكون ممثلة لمصر لعهد طويل قادم. ما يخيفنى هو حالة  الغموض .<br />
دائما ما يحذر الاعلام الايطالى من امكانية وصول «اسلاميين أصوليين  راديكاليين» للسلطة فى مصر وسائر الدول الثائرة كيف ترى ذلك وهل ترحب  بالحوار مع الاسلاميين?<br />
أعتقد أن «التطرف الاسلامى» سينمو فقط فى حالة تخلينا عن تلك الدول. اما  اذا تعاونا فلن يكون للمتطرفين مساحة كبيرة للانتشار والقوة. فلو أننا  عملنا بجد من أجل مصر جديدة وتراهنا على ذلك فان التطرف لن يكون هناك  والعكس صحيح.<br />
ما رأيك فى الموقف الأوروبى ازاء ما يجرى فى سوريا وهل تعتقد أن نظام الأسد سيتمكن من البقاء أم ستتم الاطاحة به?<br />
أعتقد ان ما يجرى فى سوريا وثيق الصلة بما حدث فى تونس و مصر ولكن صعب  التكهن بنتائجه. أعتقد أنه من الصعب ان يضيف الأوروبيون مشكلة جديدة لهم فى  الوقت الذى يقومون فيه بتحرك فى ليبيا وهناك صعوبات كثيرة تواجه حل  المشكلة الليبية. فى الوقت ذاته تعانى القوات الأوروبية حالة تشتت مفرطة (  فى مناطق نزاعات عديدة) وليبيا من الناحية الجغرافية اقرب الى أوروبا وتعد  الحالة السورية مقارنة بليبيا- أكثر تعقيدا بسبب قربها من العراق و ايران  والبيئة المحيطة وقد يكون السبب أيضا اسرائيل و الجولان.<br />
كيف ترى تداعيات اعلان دولة فلسطينية?<br />
أعتقد أنه لابد من اعلان الدولة و لكن التداعيات ستختلف بناء على درجة  وحدة الفلسطينيين. فالانقسامات بين الفلسطينيين ستجعل تحقيق الدولة أكثر  صعوبة بكثير.<br />
بحكم اهتمامكم بأفريقيا كيف ترون مستقبل أزمة مياه النيل?<br />
أعتقد أن مشكلة النيل ستصبح مأساوية خلال أعوام قليلة فهناك أثيوبيا الى  جانب نحو 6 أو 7 دول أخرى ترغب فى حصة أكبر من المياه ومصر تحتاج كذلك  لمياه أكثر. ما نحتاجه فى هذه الحالة هو مشروع كبير للغاية لترشيد استهلاك  المياه بتكنولوجيا حديثة تشمل أنابيب ضخ ورى بمياه الأمطار . هذه  التكنولوجيا ستجعل استهلاك المياه يصل الى 10% من الكم المستهلك الآن.  المشكلة هنا ليست سياسية فقط وانما اقتصادية أيضا لأن دول حوض النيل أصبحت  حاجتها أكبر من الماء.<br />
البعض ينظرون لبيرلسكونى كـ «مؤسس» للجمهورية الثانية فى ايطاليا باعتبار  أنه واضع لقواعد اللعبة السياسية منذ قيامها هل توافقون على ذلك?<br />
لا أوافق على ذلك لا يمكن اعتبار رجل لا يحترم القواعد مؤسسا للجمهورية  الثانية هو لم يخلق أى نخبة سياسية جديدة هو يدير ايطاليا بناء على مصالحه  الشخصية.<br />
بعد سقوط بن على ومبارك خرجت مظاهرات أمام فيلا بيرلسكونى فى أركوريه  ومناطق أخرى تطالبه بالرحيل و اللحاق بهما.. هل ترى أن تلك الثورات العربية  ألهمت الايطاليين بطريقة ما?<br />
لا فنحن لدينا انتخابات و أعتقد أن بيرلسكونى سيهزم فى الانتخابات  القادمة. ولن يكون فى السلطة ليس بسبب اعلانه عدم ترشيحه ولكن بسبب عدم  وفائه بوعوده.<br />
هل تفكر فى استئناف العمل السيا%</p></div>
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		<title>L&#8217;Italia si sta scongelando, le vittorie ai Referendum dicono che i cittadini creano nuove catene di rapporti</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 18:00:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Retroscena &#8211; L&#8217;avviso di Prodi: &#8220;Attenti tutti l&#8217;Italia si sta scongelando&#8221;
&#8220;I referendum dicono che i cittadini agiscono grazie a nuove catene di rapporti&#8221;
Intervista di Maurizio Molinari a Romano Prodi su La Stampa del 16 giugno 2011
I referendum sono stati un momento di trasformazione politica per l’Italia mentre sul fronte internazionale il governo Berlusconi sta perdendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/festareferendum.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3215" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/festareferendum-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Retroscena &#8211; L&#8217;avviso di Prodi: &#8220;Attenti tutti l&#8217;Italia si sta scongelando&#8221;</p>
<p><strong>&#8220;I referendum dicono che i cittadini agiscono grazie a nuove catene di rapporti&#8221;</strong></p>
<p>Intervista di Maurizio Molinari a Romano Prodi su <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/finestrasullamerica/grubrica.asp?ID_blog=43&amp;ID_articolo=2090&amp;ID_sezione=58&amp;sezione=" target="_blank"><strong>La Stampa</strong></a> del 16 giugno 2011</p>
<p>I <a href="http://referendum2011.interno.it/" target="_blank">referendum</a> sono stati un momento di trasformazione politica per l’Italia mentre sul fronte internazionale il governo Berlusconi sta perdendo terreno nel mondo arabo: di questo parla l’ex premier Romano Prodi in coincidenza con l’inizio dei lavori della <a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=1156" target="_blank">Conferenza sull’Africa</a> organizzata dalla <a href="http://www.fondazionepopoli.org" target="_blank">Fondazione</a> per la cooperazione fra i popoli da lui presieduta.</p>
<p>Poco prima della seduta inaugurale, alla quale partecipano rappresentanti di Cina, Europa e Stati Uniti, Prodi sceglie <a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-8dc38411-6ac5-41aa-b42e-35b239cc88a9.html" target="_blank">i microfoni del Tg3</a> per una riflessione sulla vittoria dei sì nei quattro referendum appena celebrati. «Il messaggio dei referendum è che i cittadini <a href="http://www.avoicomunicare.it/node/1663" target="_blank">prendono iniziative</a> anche rischiose che sembrano non aver successo, grazie a <a href="http://www.gqitalia.it/viral-news/articles/2011/6/referendum-perche-hanno-vinto-i-si-mobilitazione-internet-e-fisica-intervista-edoardo-croci" target="_blank">catene nuove di rapporti</a>, <a href="http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_giugno_8/referendum-appuntamenti-wwf-desantis-190823878726.shtml" target="_blank">non solo elettroniche</a>» esordisce, indicando l’elemento che ha fatto la differenza nella «convinzione personale» di chi si è recato alle urne, mosso dalla volontà di «riflettere sul singolo problema e non su a chi conviene».</p>
<p>E’ questa dinamica che «<a href="http://www.lettera43.it/fatti/17751/la-rete-si-mobilita.htm" target="_blank">sta trasformando il Paese</a>» segnando un risveglio di attenzione per i temi specifici «che è un problema gravissimo ovviamente per Silvio Berlusconi ma non meno grave per l’opposizione perché significa riorganizzare i programmi e la vita politica sui contenuti e sull’innovazione». Da qui la richiesta anche al partito democratico «fare attenzione» perché «c’è chi si è spostato sull’analisi dei contenuti e abbandona schieramenti e giochi» innescando «una scomposizione delle carte è anche la scomposizione del Paese».</p>
<p>Sono frasi che lasciano intendere la convinzione che l’Italia si stia scongelando ed è in questa cornice che, poco dopo, Prodi incontra alcuni giornalisti nella cornice dell’hotel Willard nei pressi della Casa Bianca per estendere la riflessione ai temi di politica estera. «Le <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/africa-solo-la-democrazia-puo-garantire-la-prosperita_3195.html" target="_blank">rivolte in atto</a> in Medio Oriente e Nord Africa hanno portato ad un <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/troppe-contraddizioni-sulle-rivolte-arabe-cosi-litalia-perdera-peso-in-nordafrica_3201.html" target="_blank">indebolimento della nostra presenza</a> e dei nostri interessi a vantaggio di altri» osserva, riferendosi anzitutto a «Francia e Gran Bretagna che avanzano dove noi arretriamo». Il riferimento è alle nazioni al centro dei sconvolgimenti politici «dove noi siamo il primo o il secondo partner, come nel caso di Libia, Tunisia, Egitto, Siria e Iran». Anziché sfruttare i propri legami per «<a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/litalia-e-in-prima-linea-promuova-un-massiccio-piano-di-aiuto-al-nuovo-egitto_2943.html" target="_blank">svolgere un ruolo</a>», l’Italia «ha lasciato spazio ad altri» sottolinea Prodi, ammonendo che «rischiamo di pagarne il prezzo quando tutto sarà finito».</p>
<p>A nuocere all’Italia sono state «le <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/non-basta-trovare-soldi-per-azioni-militari-manca-una-leadership-internazionale_2845.html" target="_blank">continue oscillazioni</a> di posizioni come avvenuto sulla Libia» così come «l’incapacità di vedere come per noi l’interesse più importante è nell’Egitto», uno scacchiere dal quale l’Italia è stata assente dall’indomani dell’abbandono del potere da parte di Hosni Mubarak. «Se Francia, Gran Bretagna e Turchia si profilano come potenze regionali &#8211; aggiunge Prodi &#8211; è perché gli Stati Uniti tendono ad essere meno presenti, facendo dei passi indietro» ma questa dinamica che «vede protagonisti gli Stati nazionali» per l’ex presidente del Consiglio è «negativa» perché porta a situazioni di stallo «come quella a cui stiamo assistendo in Libia».</p>
<p>Prodi non vede grandi spazi di <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/prodi-io-mediatore-con-gheddafi-non-so-nulla_3098.html" target="_blank">mediazione</a> con il leader libico Gheddafi ma poiché il mandato di cattura del Tribunale internazionale dell’Aja ancora non è stato spiccato, l’ipotesi di una «composizione della crisi» può passare «attraverso le organizzazioni multilaterali, a cominciare dalle Nazioni Unite e l’Unità Africana». Ciò a cui pensa è «un’iniziativa internazionale per la ricostruzione della Libia» che abbia come interlocutore l’universo delle tribù ovvero 22-25 ceppi suddivisi all’interno in 1500 km quadrati.  Grandi gruppi famigliari che costituiscono l’ossatura di una nazione «che non ha un’identità nazionale come nel caso dell’Egitto». Il «dialogo con le tribù libiche» evoca quanto è stato fatto in Afghanistan con l’assemblea della <a href="http://www.afghanland.com/history/loyajirga.html" target="_blank">Loya Jirga</a> dopo la caduta del regime dei talebani e Prodi a tale riguardo sottolinea «l’importanza del ruolo dell’Unione Africana» il cui maggiore problema però è la carenza di fondi &#8211; circa il 30 per cento del totale &#8211; conseguente al taglio di <a href="http://www.encyclopedia.com/article-1G2-3410600149/libya-qadhafi-and-african.html" target="_blank">finanziamenti da parte di Gheddafi</a>. «Per risollevare l’Unione Africa bisogna creare un fondo di aiuti» osserva, ricollegandosi all’agenda della Conferenza di Washington che propone di istituirne uno congiunto grazie al contributo di Stati Uniti, Unione Europea e Cina.</p>
<p style="text-align: center;"><em><a href=" http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-8dc38411-6ac5-41aa-b42e-35b239cc88a9.html" target="_blank">Guarda l&#8217; intervista del Tg3 a Romano Prodi</a></em><br />
<a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-8dc38411-6ac5-41aa-b42e-35b239cc88a9.html" target="_blank"></a></p>
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		<title>Prodi: cooperazione internazionale fondata sul multilateralismo è la ricetta per l&#8217;integrazione africana</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 17:06:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[AFRICA: PRODI, MULTILATERALISMO RICETTA PER INTEGRAZIONE =
(AGI) &#8211; Washington, 16 giu. &#8211; Una &#8220;nuova cooperazione internazionale&#8221;  fondata sul multilateralismo per sostenere l&#8217;integrazione dell&#8217;Africa e  superare cosi&#8217; i problemi che affliggono il Continente nero. E&#8217; questa  la proposta emersa nel corso della conferenza &#8220;Africa 53 Stati &#8211; Una  Unione. Le nuove sfide&#8220;, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/rivoluzionelibia.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3222" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/rivoluzionelibia-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a>AFRICA: PRODI, MULTILATERALISMO RICETTA PER INTEGRAZIONE </strong>=</p>
<p>(<strong>AGI</strong>) &#8211; Washington, 16 giu. &#8211; Una &#8220;nuova cooperazione internazionale&#8221;  fondata sul multilateralismo per sostenere l&#8217;integrazione dell&#8217;Africa e  superare cosi&#8217; i problemi che affliggono il Continente nero. E&#8217; questa  la proposta emersa nel corso della conferenza &#8220;<a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=1156" target="_blank">Africa 53 Stati &#8211; Una  Unione. Le nuove sfide</a>&#8220;, la due giorni di dibattito sulle prospettive di  sviluppo africano organizzata dalla &#8216;<a href="http://www.fondazionepopoli.org/" target="_blank">Fondazione</a> per la collaborazione  tra i popoli&#8217; di Romano Prodi, che si chiude oggi a Washington.</p>
<p>Al  centro della discussione, il &#8220;momento delicatissimo&#8221; attraversato  dall&#8217;Unione africana, il principale organismo regionale del continente  che, sottolinea Lorenzo <a href="http://www.unibo.it/SitoWebDocente/default.htm?upn=lorenzo.zambernardi3%40unibo.it&amp;TabControl1=TabCV" target="_blank">Zambernardi</a>, consigliere della Fondazione,  assiste oggi all&#8217;<a href="http://www.irispress.it/Iris/page.asp?VisImg=S&amp;Art=112402&amp;Cat=1&amp;I=immagini/Politica/Prodi%20Romano.jpg&amp;IdTipo=0&amp;TitoloBlocco=Esteri&amp;Codi_Cate_Arti=16" target="_blank">uscita di scena del suo principale finanziatore</a>, la  Libia di Muammar Gheddafi. &#8220;Questo pone un serio problema dal punto di  vista finanziario&#8221; rileva Zambernardi &#8221; proprio in un momento in cui  l&#8221;Unione africana vede aumentare il bisogno di risorse economiche&#8221;.</p>
<p>Tuttavia, e&#8221; la sua analisi, &#8220;il momento di crisi puo&#8217;  trasformarsi in una grande opportunita&#8217; per la comunita&#8217;  internazionale&#8221;, che e&#8217; chiamata a razionalizzare i suoi investimenti  nel Continente nero, puntando proprio sull&#8217;Ua e sulle altre  organizzazioni regionali protagoniste del processo di integrazione  politica, economica e sociale. Perche&#8217; cio&#8217; avvenga, &#8220;e&#8217; necessaria una  maggiore leadership di attori internazionali come l&#8217;Ue, gli Usa e la  Cina&#8221;, nell&#8217;ambito di una nuova strategia che punti a &#8220;superare il  bilateralismo&#8221; privilegiando il quadro multilaterale. Un approccio,  spiega il consigliere, su cui si e&#8217; registrato forte consenso da parte  dei partecipanti al dibattito, in primis il Sottosegretario di Stato  americano per l&#8217;Africa, Johnny Carson.</p>
<p>Nel corso della conferenza, che  si e&#8217; aperta ieri alla presenza di Romano Prodi, si e&#8217; discusso anche  dello sviluppo economico e infrastrutturale dell&#8217;Africa, fattori a loro  volta di integrazione e di progresso democratico del continente.</p>
<p>L&#8217;appuntamento di Washington e&#8217; il secondo per la fondazione, dopo la  <a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=417" target="_blank">conferenza di Bologna</a> del maggio 2010, e precede quello ad Addis Abeba  dell&#8217;anno prossimo.</p>
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		<title>Dobbiamo pensare al dopo-Gheddafi e difendere i frutti delle rivolte arabe</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 12:05:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ex premier presiede dal 2008 il gruppo di lavoro Onu-Unione Africana  per le missioni di peacekeeping
&#8220;Ma con Tripoli non c&#8217;è più spazio per mediazioni&#8221;
«Dobbiamo pensare al dopo-Gheddafi e difendere i frutti  delle rivolte arabe»
La crisi del Nord Africa è un grosso guaio per noi.  Serve un nuovo disegno di difesa dei nostri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/libia.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3209" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/libia-300x196.jpg" alt="" width="300" height="196" /></a>L&#8217;ex premier presiede dal 2008 il gruppo di lavoro Onu-Unione Africana  per le missioni di peacekeeping</p>
<p><strong>&#8220;Ma con Tripoli non c&#8217;è più spazio per mediazioni&#8221;</strong></p>
<p>«Dobbiamo pensare al dopo-Gheddafi e difendere i frutti  delle rivolte arabe»</p>
<p>La crisi del Nord Africa è un grosso guaio per noi.  Serve un nuovo disegno di difesa dei nostri interessi nell&#8217;area</p>
<p>Intervista di Massimo Gaggi su Il Corriere della Sera del 16 giugno 2011</p>
<p>Washington — «No, non mi pare che sulla Libia ci siano spazi per una  mediazione. Chi conosce bene la situazione sostiene che la prima a non  volerla è la Nato. La cosa che possiamo fare ora è agire per evitare che  questa difficile crisi faccia saltare l&#8217;unico organismo multilaterale  del continente nero, l&#8217;Unione Africana. E poi dobbiamo <a href="http://www.rainews24.rai.it/it/canale-tv.php?id=23461" target="_blank">prepararci al  dopo-Gheddafi</a>. Che rischia di essere abbastanza complicato soprattutto  per l&#8217;Italia, visto che nell&#8217;area probabilmente crescerà il peso della  Francia, della Gran Bretagna e della Cina».</p>
<p>Romano Prodi, che dal 2008  presiede il <a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/notizie/il-segretario-generale-dellonu-nomina-romano-prodi-alla-guida-della-commissione-speciale-delle-nazioni-unite-per-lafrica_58.html" target="_blank">gruppo di lavoro Onu-Unione Africana</a> per le missioni di  «peacekeeping», analizza l&#8217;impatto delle rivoluzioni nordafricane poco  prima di aprire, qui a Washington, i lavori della <a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=1156" target="_blank">conferenza sul futuro  del continente più povero del Pianeta</a>.</p>
<p>Indicato in passato come  possibile <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/prodi-io-mediatore-con-gheddafi-non-so-nulla_3098.html" target="_blank">mediatore</a>, l&#8217;ex capo del governo italiano afferma che «quello  che serve ora è uno sforzo per salvare i frutti delle rivoluzioni dei mesi scorsi. Le cose non sono messe bene:  l&#8217;Egitto, Paese-guida dell&#8217;area, è <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/litalia-e-in-prima-linea-promuova-un-massiccio-piano-di-aiuto-al-nuovo-egitto_2943.html" target="_blank">alle corde</a>. Crescono disoccupazione e  criminalità. Molti imprenditori sono in prigione, altri sono scappati  all&#8217;estero».</p>
<p>Nell&#8217;immediato il problema che preoccupa di più Prodi è la  sopravvivenza dell&#8217;Unione Africana, il mantenimento della sua  operatività. «Alla <a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=417" target="_blank">conferenza di un anno fa</a> discutevamo grandi progetti.  Oggi siamo di fronte a un&#8217;emergenza: rischiamo il collasso dell&#8217;unico  organismo multilaterale dell&#8217;Africa il cui funzionamento è stato fin qui  garantito in misura rilevante dai <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=37197&amp;sez=HOME_NELMONDO&amp;npl=&amp;desc_sez=" target="_blank">soldi della Libia</a>».</p>
<p>Quanto? Nessuno  lo sa con esattezza, perché l&#8217;Unione è una realtà assai poco  trasparente. Ufficialmente da Tripoli arriva il 15% delle risorse. In  realtà pare pesi almeno per il 3o. Qualcuno parla addirittura del 5o%.</p>
<p>«Non è un problema di aride cifre» spiega Prodi. «L&#8217;Unione funziona  male, ma è l&#8217;unica istituzione che abbiamo, l&#8217;unica entità che può favorire uno sviluppo ordinato dell&#8217;Africa. Che  ha bisogno di una difesa comune, politiche comuni, un mercato integrato.  Come puoi fabbricare auto in Ghana senza infrastrutture e una  dimensione del mercato che vada oltre i confini di quel Paese?»</p>
<p>Le  rivolte nordafricane che in Occidente hanno scaldato i cuori dei  democratici, ora cominciano a preoccupare: «Dopo aver sostenuto i  movimenti, adesso dobbiamo fare uno sforzo concorde per far ripartire i  Paesi della &#8220;<a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/africa-unita-per-il-futuro_3162.html" target="_blank">primavera araba</a>&#8220;. La loro crisi è un grosso guaio per  l&#8217;Italia, primo partner commerciale della Libia, secondo dell&#8217;Egitto,  della Tunisia e anche della Siria. La nostra politica mediterranea ne  esce molto scossa. Serve un nuovo disegno di difesa dei nostri interessi  nell&#8217;area.</p>
<p>Ma le rivoluzioni hanno anche un effetto destabilizzante sul  resto dell&#8217;Africa: scompongono il quadro dei finanziamenti e anche  quello delle alleanze». Gli Stati Uniti cominciano  rendersene conto e infatti la <a href="http://www.wilsoncenter.org/index.cfm?fuseaction=events.event_summary&amp;event_id=701440" target="_blank">conferenza</a> che si è aperta ieri, organizzata dalla  <a href="http://www.fondazionepopoli.org/" target="_blank">Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli</a> creata dallo stesso Prodi  tre anni fa e dalla Sais, la Scuola internazionale della <a href="http://www.sais-jhu.edu/" target="_blank">John Hopkins  University</a>, è sostenuta dal Dipartimento di Stato Usa. «L&#8217;Unione  Africana — spiega Prodi — va aiutata con un intervento multilaterale:  non bastano le iniziative dei singoli Paesi. Che spesso sono ex potenze  coloniali coi loro legittimi interessi. America, Europa e Cina non si  sono mai sedute attorno a un tavolo per discutere del futuro dell&#8217;  Africa». Alla conferenza, oltre ai leader di Paesi africani, per la  prima volta sono presenti, uno a fianco all&#8217;altro, esponenti  dell&#8217;Amministrazione Obama, del governo di Pechino e dell&#8217; Unione  europea.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.rainews24.rai.it/it/canale-tv.php?id=23461" target="_blank"><em>Guarda l’ intervista di RaiNews24 a Romano Prodi</em></a></p>
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		<title>Africa: solo la democrazia può garantire la prosperità</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2011 22:02:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[AFRICA: PRODI, SOLO DEMOCRAZIA PUO&#8217; GARANTIRE PROSPERITA&#8217;
CONFERENZA INTERNAZIONALE A WASHINGTON, NUOVE SFIDE CONTINENTE 
Articolo di Cristiano del Riccio per ANSA
(ANSA) &#8211; WASHINGTON, 16 GIU &#8211; &#8216;Solo il raggiungimento di istituzioni  democratiche puo&#8217; garantire prosperita&#8217; a lungo termine ai paesi  dell&#8217;Africa&#8217;. Lo ha detto a Washington Romano Prodi, presidente della  Fondazione per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/libia_proteste_rivolta.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3197" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/libia_proteste_rivolta-300x202.jpg" alt="" width="300" height="202" /></a>AFRICA: PRODI, SOLO DEMOCRAZIA PUO&#8217; GARANTIRE PROSPERITA&#8217;<br />
CONFERENZA INTERNAZIONALE A WASHINGTON, NUOVE SFIDE CONTINENTE </strong></p>
<p>Articolo di Cristiano del Riccio per <strong>ANSA</strong></p>
<p>(ANSA) &#8211; WASHINGTON, 16 GIU &#8211; &#8216;Solo il raggiungimento di istituzioni  democratiche puo&#8217; garantire prosperita&#8217; a lungo termine ai paesi  dell&#8217;Africa&#8217;. Lo ha detto a Washington Romano Prodi, presidente della  <a href="http://www.fondazionepopoli.org" target="_blank">Fondazione</a> per la Collaborazione tra i Popoli, che ha organizzato  mercoledi&#8217; e giovedi&#8217; a Washington una conferenza internazionale  sull&#8217;Africa intitolata &#8216;<a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=1156" target="_blank">Africa, 53 Countries One Union &#8211; The New  Challenges</a>&#8216;.</p>
<p>La conferenza, che e&#8217; organizzata anche dal <a href="http://www.wilsoncenter.org/index.cfm?fuseaction=events.event_summary&amp;event_id=701440" target="_blank">Woodrow Wilson International  Center for Scholars</a> e dalla <a href="http://www.sais-jhu.edu/" target="_blank">SAIS John Hopkins University</a>, segue di un  anno un analogo evento tenuto nel maggio 2010 <a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=417" target="_blank">a Bologna</a>.</p>
<p>Lo scopo della conferenza e&#8217; quello di esaminare come meglio aiutare e  sostenere il processo verso una possibile unita&#8217; del continente  africano, anche alla luce dei nuovi fermenti della &#8216;<a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/africa-unita-per-il-futuro_3162.html" target="_blank">primavera araba</a>&#8216;.</p>
<p>&#8216;E&#8217; questo un tempo di crisi e di instabilita&#8217; per l&#8217;Africa soprattutto  nel nord come conseguenza della &#8216;primavera araba&#8217; &#8211; ha detto Prodi &#8211; Ma  in Egitto dopo la primavera potrebbe giungere l&#8217;inverno&#8217;.</p>
<p>Prodi ha detto che &#8217;solo una politica di integrazione economica puo&#8217; risolvere alcuni dei problemi piu&#8217; importanti dell&#8217;Africa&#8217;.</p>
<p>&#8216;L&#8217;Unione Africana puo&#8217; avere un ruolo importante nel contribuire alla  stabilita&#8217; dell&#8217;Africa &#8211; ha aggiunto Prodi &#8211; ma questa organizzazione  deve mostrare una maggiore trasparenza nel modo in cui gestisce i  fondi&#8217;.</p>
<p>L&#8217;attenzione della conferenza e&#8217; concentrata su tre punti che potrebbero  promuovere il cammino verso la unita&#8217;.</p>
<p>In particolare:</p>
<ol>
<li>Pace,  sicurezza e democrazia.</li>
<li>Commercio come potente fattore di  integrazione economica tra gli stati.</li>
<li>Infrastrutture a carattere  regionale e continentale.</li>
</ol>
<p>L&#8217;assunto da cui trae origine la conferenza e&#8217; che la frammentazione  politica ed economica dell&#8217;Africa deve essere superata se si vogliono  ottenere obiettivi quali maggiori tassi di sviluppo, prosperita&#8217;  economica e una pace durevole.</p>
<p>Tra i partecipanti alla conferenza figurano, oltre a Romano Prodi, il  sottosegretario generale dell&#8217;Onu Susanna Malcorra e il presidente del  Malawi Ngwazi Bingu wa Mutharika. Jane Harman, presidente del Woodrow  Wilson Center, ha sottolineato a sua volta che negli ultimi sei mesi  l&#8217;Africa e&#8217; balzata al centro della scena mondiale grazie alla  &#8216;primavera araba&#8217;. &#8216;Ma le conseguenze di questo fenomeno sono ancora  imprevedibili&#8217;, ha osservato la Harman.</p>
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		<title>Prodi: io mediatore con Gheddafi? Non so nulla</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jun 2011 11:39:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Libia,Prodi: io mediatore? Non so nulla
Anche io sorpreso da retroscena, nessuno mi ha contattato
03 giugno, 17:50
Libia,Prodi: io mediatore? Non so nulla (ANSA) &#8211; ROMA, 3 GIU &#8211; &#8221;Non ne so niente e sulle ipotesi non lavoro. Su queste cose bisogna essere molto seri, io non ho ricevuto alcun messaggio&#8221;. Romano Prodi commenta cosi&#8217; le notizie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/Gheddafi.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3156" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/Gheddafi-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Libia,Prodi: io mediatore? Non so nulla<br />
Anche io sorpreso da retroscena, nessuno mi ha contattato</strong><br />
03 giugno, 17:50</p>
<p>Libia,Prodi: io mediatore? Non so nulla (<a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2011/06/03/visualizza_new.html_841424392.html" target="_blank"><strong>ANSA</strong></a>) &#8211; ROMA, 3 GIU &#8211; &#8221;<a href="http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=109334" target="_blank">Non ne so niente e sulle ipotesi non lavoro</a>. Su queste cose bisogna essere molto seri, io non ho ricevuto alcun messaggio&#8221;. Romano Prodi commenta cosi&#8217; le notizie di stampa che ipotizzano un suo ruolo come mediatore nei negoziati con Gheddafi e nella partita diplomatica per risolvere la crisi libica. Il Corriere della Sera ha pubblicato stamane un servizio di retroscena che <a href="http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=03-06-2011&amp;pdfIndex=79" target="_blank">indica il nome del Professore</a> tra i possibili candidati che potrebbero ottenere un mandato formale dall&#8217;Ue.</p>
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