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	<title>Romano Prodi &#187; NATO</title>
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	<description>Pagine del sito del prof. Romano Prodi</description>
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		<title>La Turchia di Erdogan: fortissima concorrente ma anche potenziale alleata</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jun 2011 06:30:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sfida di Erdogan
Turchia ponte fra due mondi
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 26 giugno 2011
Il governo turco, presieduto da Tayyp Erdogan, è in  carica dal novembre 2002.
In questo spazio di tempo ha totalmente cambiato il paese, suscitando, in questa sua azione, grande ammirazione e grande timore.
Prima di tutto grande ammirazione per i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3289" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/erdogan-elections1.jpg"><img class="size-medium wp-image-3289" title="Tayyip Erdogan durante la recente campagna elettorale" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/erdogan-elections1-300x225.jpg" alt="Tayyip Erdogan durante la recente campagna elettorale" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Tayyip Erdogan durante la recente campagna elettorale</p></div>
<p><strong>La sfida di Erdogan</strong></p>
<p><strong>Turchia ponte fra due mondi</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <strong>Il Messaggero</strong> del 26 giugno 2011</p>
<p>Il <a href="http://www.basbakanlik.gov.tr/Forms/pMain.aspx" target="_blank">governo turco</a>, presieduto da <a href="http://www.akparti.org.tr/site/yonetim/genel-baskan" target="_blank">Tayyp Erdogan</a>, è in  carica dal novembre 2002.<br />
In questo spazio di tempo ha totalmente cambiato il paese, suscitando, in questa sua azione, grande ammirazione e grande timore.</p>
<p>Prima di tutto grande ammirazione per i risultati ottenuti nello sviluppo economico e nella modernizzazione del Paese. Non solo il <a href="http://www.invest.gov.tr/en-US/turkey/factsandfigures/Pages/Economy.aspx" target="_blank">tasso di sviluppo</a> è stato straordinario, tanto da fare <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:Public_debt_as_percent_of_GDP_-_Europe_major_economies.PNG" target="_blank">raddoppiare</a> il Prodotto Nazionale Lordo in meno di nove anni, ma tutta la Turchia è <a href="http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/erdogan-auto/1.html?ref=search" target="_blank">fisicamente</a> cambiata, con la costruzione di nuove <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:Lev_Ist_Tur_1.jpg" target="_blank">strade</a>, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:TCDD_CAF_1.jpg" target="_blank">ferrovie</a>, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:Esenboga_terminal.jpg" target="_blank">aeroporti</a>, <a href="http://www.turizm.net/turkey/info/education.html" target="_blank">scuole</a> e <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_hospitals_in_Turkey" target="_blank">ospedali</a>, mentre gli <a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/5/5c/2006Turkish_exports.PNG" target="_blank">insediamenti industriali</a> si sono estesi fino alle zone più periferiche dell&#8217;immenso paese.</p>
<p>Anche per effetto dei massicci investimenti esteri e per la qualità della nuova generazione di dirigenti e funzionari, la Turchia è ora uno dei  <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Economy_of_Turkey" target="_blank">protagonisti</a> dell&#8217;<a href="http://www.economonitor.com/emredeliveli/2011/06/12/latest-turkish-economy-overheating-indicators/" target="_blank">economia</a> e della politica mondiale, una nuova potenza regionale. E come potenza regionale ha cominciato a comportarsi. Prima di tutto ha usato i negoziati con l&#8217;Unione Europea per <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/business/4307644.stm" target="_blank">modernizzare</a> le <a href="http://www.economist.com/node/15772870" target="_blank">istituzioni</a>, introducendo le <a href="http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,721601,00.html" target="_blank">riforme</a> di cui aveva bisogno, allargandone la base democratica, garantendo una maggiore libertà di espressione e assicurando, seppure in modo inferiore rispetto alle attese e alle necessità, nuovi diritti alle minoranze etniche.</p>
<p>In politica estera la Turchia è ascesa al ruolo di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:Erdogan_foreign_trips.PNG" target="_blank">potenza regionale</a> tramite la  dottrina elaborata dal ministro degli esteri <a href="http://www.presseurop.eu/it/content/article/251491-ahmet-davutoglu-cavallo-tra-due-mondi" target="_blank">Davutoglu</a>, una dottrina che si riassume nell&#8217;elementare programma di evitare qualsiasi conflitto con i paesi vicini. Una <a href="http://www.foreignpolicy.com/articles/2010/05/20/turkeys_zero_problems_foreign_policy" target="_blank">dottrina molto semplice</a>, che ha però cambiato in modo radicale l&#8217;assetto politico dell&#8217;area, costruendo un rapporto stretto con l&#8217;Iraq, con l&#8217;Iran, con i paesi dell&#8217;area caucasica e, seppure con profonde tensioni negli ultimi giorni, con la Siria. In parallelo è stata impostata una politica economica che vede le imprese turche presenti in modo crescente dai Balcani fino agli sconfinati paesi dell&#8217;Asia Centrale. Ed a questa si affianca una presenza culturale sempre più penetrante, anche perché spesso fondata su profonde affinità storiche e linguistiche.</p>
<p>La Turchia ha cioè approfittato del suo importante ruolo nella Nato, della sua indispensabilità nei confronti degli Stati Uniti (come ponte verso il mondo islamico) e della sua nuova forza economica, per costruire una politica di inaspettata autonomia. Una <a href="http://www.iai.it/pdf/DocIAI/iai1003.pdf" target="_blank">politica non certo antioccidentale</a> ma che si è distaccata da Israele fino ad arrivare, nello scorso maggio, allo <a href="http://it.euronews.net/2011/01/25/flottiglia-gaza-rapporto-turchia-accusa-israele/" target="_blank">scontro aperto</a> nel mare di fronte a Gaza, un&#8217;evidente conseguenza della nuova amicizia nei confronti dei propri vicini.</p>
<p>Nel mondo multipolare è arrivato quindi un nuovo protagonista, costruito sul partito di Erdogan, un partito di stretta osservanza religiosa ma sufficientemente tollerante e capace di creare una nuova elite, accanto a quella costruita da Kemal <a href="http://www.bbc.co.uk/history/historic_figures/ataturk_kemal.shtml" target="_blank">Ataturk</a>. La trasformazione del ruolo politico ed economico della Turchia è ormai tale che l&#8217;ingresso <a href="http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/esteri/prodi-turchia/prodi-turchia/prodi-turchia.html" target="_blank">nell&#8217;Unione Europea</a> non è più visto come un obiettivo essenziale e prioritario ma come una tra le diverse ipotesi che il paese ha davanti.</p>
<p>I ripetuti successi hanno però messo Erdogan in una classica tentazione presidenziale, che si è espressa tramite <a href="http://www.corriere.it/esteri/11_giugno_12/erdogan-elezioni-%20plebiscito_2a12a674-94c8-11e0-b80f-3da7c892fae6.shtml" target="_blank">atteggiamenti</a> perlomeno discutibili nei confronti dei giornalisti e tentativi di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/11/turchia-erdogan-punta-a-supermaggioranza-per-realizzare-la-riforma-costituzionale/117356/" target="_blank">riforma  della Costituzione</a> in senso autoritario. Le <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=152557&amp;sez=HOME_NELMONDO&amp;ssez=" target="_blank">elezioni politiche</a> del 12 giugno (passate quasi inosservate in Italia forse anche a causa della coincidenza con i <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/litalia-si-sta-scongelando-le-vittorie-ai-referendum-dicono-che-i-cittadini-creano-nuove-catene-di-rapporti_3212.html" target="_blank">referendum</a>) assumevano quindi un&#8217;enorme portata.</p>
<p>Se il partito di Erdogan avesse raggiunto i 330 seggi avrebbe infatti potuto (pur con il passaggio di un voto popolare) emendare la Costituzione permettendo a Erdogan di allargare e approfondire il proprio potere oltre gli attuali limiti. L&#8217;obiettivo non era certo impossibile anche perché la legge elettorale turca prevede uno sbarramento del 10% e, quindi, spazza via tutti i partiti minori. I <a href="http://www.corriere.it/esteri/11_giugno_12/turchia-elezioni-%20risultati-erdogan_47dcac7c-9509-11e0-b80f-3da7c892fae6.shtml" target="_blank">risultati elettorali</a> hanno confermato la grande popolarità di Erdogan, il cui successo si è tuttavia dovuto fermare a 326 seggi. Erdogan è quindi anche oggi  molto forte <a href="http://www.wallstreetitalia.com/article/1149285/turchia-erdogan-cambieremo-costituzione-cercando-consenso.aspx" target="_blank">ma non onnipotente</a>.</p>
<p>Questa è una garanzia per tutti e segnerà il probabile proseguimento della politica fino ad ora praticata.<br />
Prepariamoci quindi a vedere una Turchia ancora più attiva nei nostri mercati, una Turchia fortissima concorrente nei Balcani e nel Mediterraneo, proprio nelle aree nelle quali è maggiore la presenza italiana. Ma anche un potenziale alleato per le nostre imprese che vorranno essere presenti nel Caucaso e nell&#8217;Asia Centrale sposando le nostre conoscenze tecniche con la profonda esperienza turca in quei mercati. Prepariamoci perciò ad avere rapporti sempre più stretti con una Turchia che avrà bisogno dell&#8217;Europa non certo in misura maggiore di quanto l&#8217;Europa avrà bisogno della Turchia.</p>
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		<title>Prodi: io mediatore con Gheddafi? Non so nulla</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jun 2011 11:39:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Libia,Prodi: io mediatore? Non so nulla
Anche io sorpreso da retroscena, nessuno mi ha contattato
03 giugno, 17:50
Libia,Prodi: io mediatore? Non so nulla (ANSA) &#8211; ROMA, 3 GIU &#8211; &#8221;Non ne so niente e sulle ipotesi non lavoro. Su queste cose bisogna essere molto seri, io non ho ricevuto alcun messaggio&#8221;. Romano Prodi commenta cosi&#8217; le notizie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/Gheddafi.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3156" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/Gheddafi-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Libia,Prodi: io mediatore? Non so nulla<br />
Anche io sorpreso da retroscena, nessuno mi ha contattato</strong><br />
03 giugno, 17:50</p>
<p>Libia,Prodi: io mediatore? Non so nulla (<a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2011/06/03/visualizza_new.html_841424392.html" target="_blank"><strong>ANSA</strong></a>) &#8211; ROMA, 3 GIU &#8211; &#8221;<a href="http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=109334" target="_blank">Non ne so niente e sulle ipotesi non lavoro</a>. Su queste cose bisogna essere molto seri, io non ho ricevuto alcun messaggio&#8221;. Romano Prodi commenta cosi&#8217; le notizie di stampa che ipotizzano un suo ruolo come mediatore nei negoziati con Gheddafi e nella partita diplomatica per risolvere la crisi libica. Il Corriere della Sera ha pubblicato stamane un servizio di retroscena che <a href="http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=03-06-2011&amp;pdfIndex=79" target="_blank">indica il nome del Professore</a> tra i possibili candidati che potrebbero ottenere un mandato formale dall&#8217;Ue.</p>
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		<title>Prodi: Cossiga è stato ai vertici della politica in momenti difficili</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Aug 2010 12:29:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[COSSIGA: PRODI,AI VERTICI DELLA POLITICA IN MOMENTI DIFFICILI
(ANSA) &#8211; ROMA, 17 AGO &#8211; &#8220;Con Francesco Cossiga l&#8217;Italia perde uno dei protagonisti della storia repubblicana&#8217;. Lo scrive in una nota l&#8217;ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, commentando la scomparsa del presidente emerito della Repubblica.
Prodi, che si unisce al dolore dei suoi famigliari, ricorda che Cossiga &#8217;si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1900" class="wp-caption alignright" style="width: 424px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/08/Aldo-Moro-e-Francesco-Cossiga.jpg"><img class="size-full wp-image-1900" title="Francesco Cossiga con Aldo Moro" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/08/Aldo-Moro-e-Francesco-Cossiga.jpg" alt="Francesco Cossiga con Aldo Moro" width="414" height="276" /></a><p class="wp-caption-text">Francesco Cossiga con Aldo Moro</p></div>
<p>COSSIGA: PRODI,AI VERTICI DELLA POLITICA IN MOMENTI DIFFICILI</p>
<p>(<a href="http://www.ilsecoloxix.it/p/politica/2010/08/17/AMy1OyxD-cossiga_protagonista_italia.shtml" target="_blank"><strong>ANSA</strong></a>) &#8211; ROMA, 17 AGO &#8211; &#8220;Con <a href="http://www.agi.it/news/notizie/201008171834-cro-rt10190-e_morto_francesco_cossiga" target="_blank">Francesco Cossiga</a> l&#8217;Italia perde uno dei protagonisti della storia repubblicana&#8217;. Lo scrive in una nota l&#8217;ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, commentando la scomparsa del presidente emerito della Repubblica.</p>
<p>Prodi, che si unisce al dolore dei suoi famigliari, ricorda che Cossiga &#8217;si e&#8217; trovato ai vertici della politica del nostro Paese in momenti difficili ed estremamente complessi: ha saputo ricoprire ogni incarico con forte personalita&#8217; e, soprattutto, con grande rispetto delle istituzioni&#8217;. (ANSA).</p>
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		<title>Discorso di apertura di Romano Prodi ad &#8220;Africa. 53 Countries, one Union&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 20:45:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Africa. 53 Countries, one Union
Discorso di apertura del Presidente Romano Prodi
Bologna, Palazzo Re Enzo, 21 maggio 2010
Onorevoli Presidenti, Ministri e partecipanti a quest&#8217;assemblea, cari colleghi, signore e signori,è un grande piacere per me aprire questa conferenza. Essere qui è un grande onore , non solo per la reputazione dei partecipanti, ma soprattutto per via delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1570" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/IMG_18381-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /><strong><a href="http://www.fondazionepopoli.org/" target="_blank">Africa. 53 Countries, one Union</a></strong></p>
<p>Discorso di apertura del Presidente Romano Prodi</p>
<p><em>Bologna, Palazzo Re Enzo, 21 maggio 2010</em></p>
<p>Onorevoli Presidenti, Ministri e partecipanti a quest&#8217;assemblea, cari colleghi, signore e signori,è un grande piacere per me aprire questa conferenza. Essere qui è un grande onore , non solo per la reputazione dei partecipanti, ma soprattutto per via delle attuali difficoltà politiche ed economiche.</p>
<p>Viviamo in un tempo di crisi nel quale è essenziale condividere nel modo più aperto possibile e rafforzare le nostre idee con coloro che operano in questa complessa realtà.</p>
<p>Gli stati africani stanno affrontando  sfide enormi alla loro stabilità e sicurezza. Sebbene negli ultimi anni ci sia stato un considerevole progresso nella conquista della pace e della crescita economica, ancora molte popolazioni dell&#8217;Africa non godono dei benefici della pace.</p>
<p>Inoltre, vecchie e nuove minacce continuano a mettere a repentaglio la stabilità politica.<br />
Tutto ciò è particolarmente destabilizzante in quanto la pace nel continente africano non riguarda solo il futuro dell&#8217;Africa ma quello di tutti noi.</p>
<p>In riposta a queste sfide i leader africani hanno creato importanti istituzioni comuni.<br />
Abbiamo intrapreso negli ultimi anni un lungo percorso e non posso che riconoscere gli enormi progressi fatti dall&#8217;Unione Africana e dalle Comunità economiche regionali.<br />
Grazie  all&#8217;Architettura della Pace e della Sicurezza Africana (APSA), progressi significativi sono stati raggiunti in numerosi campi: dalla prevenzione dei conflitti all&#8217;organizzazione delle  missioni di peacekeeping,   fino alo sviluppo di capacità a lungo termine.</p>
<p>Tuttavia ci sono significative possibilità di miglioramento. Raggiungere questi obiettivi richiede però un più efficiente coordinamento e dipende dal rafforzamento e dall&#8217;approfondimento dei meccanismi esistenti.</p>
<p>E&#8217; ormai diventato evidente che solo superando l&#8217;attuale  frammentazione politica ed economica dell&#8217;Africa, essa potrà procedere ulteriormente verso la pace, il progresso e la prosperità. Anche i paesi africani devono trarre i benefici della pace e della prosperità.<br />
Per realizzare tutto ciò comunque è necessario che operino insieme.<br />
Cinquantaquattro paesi devono essere un continente &#8211; a loro misura, senza sacrificare le proprie identità e gli interessi nazionali.<br />
Nel nuovo mondo globalizzato neppure i più grandi paesi africani hanno la forza e le dimensioni economiche per garantire pace e crescita nel lungo periodo.</p>
<p>Progressi tangibili sono stati fatti, ma la sfida è continuare su questa strada.<br />
La mia visione muove da quattro principi:</p>
<p style="padding-left: 30px;">Primo, l&#8217;Africa non ha necessita di nuove istituzioni continentali per ottenere i benefici dell&#8217;integrazione. Al contrario, bisogna puntare a coadiuvare lo sviluppo delle istituzioni esistenti e investire sulle loro capacità.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Secondo, l&#8217;Africa deve procedere contemporaneamente su diversi fronti piuttosto che concentrarsi solo su una singola linea politica. Regolare il conflitto allo scopo di stabilizzare e garantire la sicurezza è importante ma non è ancora sufficiente. Diritti umani, politici, civili, e obiettivi economici sono necessari allo stesso  modo per realizzare un nuovo futuro per l&#8217;Africa.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Terzo,  solo i paesi africani posso assicurare il loro stesso futuro pacifico. Tuttavia,  anche un più integrato e coerente contributo da parte dei paesi sviluppati e delle organizzazioni sovranazionali può giocare un ruolo vitale. Su questo punto vogliamo insistere sulla necessità di lasciare il tradizionale modello di &#8220;foreign aid&#8221; per relazioni più flessibili fondate su strategie a larga scala nel commercio e negli investimenti.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Quarto, un progresso concreto è molto più importante di obiettivi astratti. Non si possono negare grandi ambizioni come pace e prosperità, ma bisogna anche insistere sul fatto che tali ambizioni saranno raggiunte pienamente solo dandosi punti di riferimento e obiettivi che rendano più facile dimostrare progressi misurabili.</p>
<p>Operando in considerazione di questi quattro principi suggeriamo un programma d&#8217;azione limitato ma ambizioso. Il traguardo non è sovvertire l&#8217;esperienza africana: solo gli africani stessi possono farlo. Piuttosto noi speriamo di poter suggerire alcune aree in cui l&#8217;esperienza di cooperazione può mettere radici e dove il precedente successo può favorire lo slancio per costruire.<br />
Inoltre,  identifichiamo aree in cui il coordinamento tra paesi sviluppati e organizzazioni sovranazionali è più promettente e produttivo.</p>
<p>La priorità deve essere la gestione attiva dei conflitti per creare un contesto stabile e sicuro a livello nazionale, regionale e continentale. L&#8217;Architettura per la Sicurezza e la Pace Africana è stata realizzata con importanti contributi dell&#8217;Unione Africana, dell&#8217;ECOWAS,  della SADC, e di altre organizzazioni. Tuttavia, per una sua piena realizzazione mancano ancora molte risorse. E manca un coerente supporto esterno.</p>
<p>Inoltre, la maggior parte dei paesi sviluppati ha una grande responsabilità per la situazione attuale, avendo avuto rapporti con gli stati africani su basi strettamente bilaterali e non prestando alcuna attenzione ad un approccio continentale. Ora è il momento di sviluppare un comune approccio tra Unione Europea, Stati Uniti, Nazioni Unite e paesi emergenti quali India, Cina, Russia e Brasile.</p>
<p>Viviamo nella eredità storica di rapporti bilaterali, paese per paese.  Pur riconoscendo ovviamente la natura e il grande ruolo degli stati nazionali dobbiamo lavorare insieme per l&#8217;obiettivo di sostenere e accrescere la loro collaborazione.</p>
<p>Noi siamo in una nuova era in cui la dimensione e la complessità della sfida richiedono una forte collaborazione tra tutti gli attori. Affrontare questa sfida richiede relazioni effettive, coordinamento rafforzato e chiara comprensione delle forze e delle debolezze di ciascuno.</p>
<p>Non sorprende che siano le capacità militari ad essere al centro del dibattito, ma come è sottolineato nel Rapporto Prodi, nel continente africano la pace non può essere raggiunta solo attraverso lo spiegamento di forze militare.<br />
Un secondo punto riguarda, quindi, attività economiche quali il commercio, gli investimenti, i trasporti e l&#8217;energia.<br />
Infatti,  energia e trasporti determinano alcuni dei più alti costi nel settore economico.<br />
Lo scopo non è solo l&#8217;integrazione dell&#8217;Africa nel mercato globale, ma anche la promozione del commercio all&#8217;interno del continente.<br />
I paesi africani non sono divisi solo dalle lingue e dai regimi, ma anche dalle deboli infrastrutture, da istituzioni di mercato povere, e da simili (piuttosto che complementari) profili industriali, che limitano i guadagni che possono derivare dall&#8217;integrazione. Pensiamo che queste sono aree in cui esistono opportunità per un approccio &#8220;comunitario&#8221; tra paesi africani. Questo cooperazione può emergere nelle esistenti organizzazioni regionali e continentali.<br />
Esse possono affrontare le molte e differenti sfide che i paesi africani devono fronteggiare.<br />
E possono trarre benefici da un coordinamento rafforzato tra paesi sviluppati e organizzazioni  &#8211; dove la competizione è la regola. Tuttavia, solo un successo a questo livello può assicurare la stabilità oltre il breve termine. L&#8217;Africa può prosperare solo se sarà sicura.</p>
<p>Questa nostra prima Conferenza a Bologna si concentra principalmente su queste due serie di tematiche.<br />
Tuttavia, l&#8217;agenda deve essere ampliata nelle altre due conferenze che seguiranno a Washington D.C. (2011) e ad Addis Abeba (2012).<br />
Questo impegno di lungo termine vuole abbozzare una road map volta allo sviluppo dell&#8217;integrazione africana.</p>
<p>&#8220;    Un terzo piano di attività tocca le tematiche della salute, dell&#8217;educazione, della partecipazione, della cittadinanza, della povertà, dell&#8217;ineguaglianza e dei diritti umani &#8211; che rappresentano le chiavi dello sviluppo nel lungo periodo. Queste sono propriamente materie per le istituzioni nazionali. L&#8217;azione a livello continentale o regionale deve essere di supporto, ma solo i politici nazionali e locali possono realizzare il cambiamento. Tuttavia abbiamo lo scopo di migliorare il coordinamento al fine di evitare duplicazioni inutili di sforzi o inefficienze che emergono da progetti di lavoro non accordati.</p>
<p>Questi suggerimenti  di azione non intendono ignorare le molte altre sfide che devono essere affrontate dai paesi africani. Al contrario, siamo ben consapevoli della necessità di operare in molte altre aree.<br />
Dal briefing book che accompagna questa conferenza risulta del tutto chiaro l&#8217;importanza delle questioni. Questa selezione di tematiche illustra le potenzialità dell&#8217;integrazione.<br />
Seguendo il principio di sussidiarietà queste sono aree in cui l&#8217;azione integrata sarebbe molto più efficace di quelle basate sugli sforzi autonomi degli stati nazionali.</p>
<p>L&#8217;obiettivo è pace e prosperità.<br />
Un traguardo che può essere raggiunto quando l&#8217;integrazione è uno strumento,  e non lo scopo finale. I cinquantatre paesi dell&#8217;Unione Africana risiedono già in un unico continente. L&#8217;obiettivo  non è l&#8217;eliminazione di questi paesi, ma la trasformazione delle relazioni tra di essi, così che tutti ne possano beneficiare.</p>
<p>Auguro a tutti voi che questa conferenza sia produttiva.<br />
Voglio ancora ringraziare tutti i prestigiosi partecipanti, i colleghi del SAIS Bologna Center dell&#8217;Università Johns Hopkins e, in modo particolare, gli studenti che sotto la guida del professor Erik Johns hanno realizzato una eccellente ricerca su alcune delle sfide vitali affrontate dagli stati africani.<br />
Il superbo risultato di questo lavoro lo si può trovare nel &#8220;Briefing book&#8221; che trovate nelle vostre cartelline.<br />
Ora è il momento di sfruttare appieno questa opportunità.<br />
Grazie.</p>
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		<title>Non minare la credibilità dell&#8217;Italia mettendo in dubbio missioni all&#8217;estero</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Aug 2009 08:16:57 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[NATO]]></category>
		<category><![CDATA[Pace]]></category>
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		<description><![CDATA[Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 2 agosto 2009
ROMA (2 agosto) &#8211; Ogni tanto ritornano. Parlo delle posizioni politiche che si oppongono alla partecipazione italiana alle missioni militari internazionali. A volte queste posizioni riguardano singole missioni (come Bossi riguardo all’Afghanistan) a volte riguardano il concetto stesso di missione all’estero, come ha dichiarato di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_968" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/08/20090810_soldati_afg2ok.jpg"><img class="size-medium wp-image-968" title="Militari italiani a Kabul" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/08/20090810_soldati_afg2ok-300x212.jpg" alt="Militari italiani a Kabul" width="300" height="212" /></a><p class="wp-caption-text">Militari italiani a Kabul</p></div>
<p>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=68005&amp;sez=HOME_INITALIA" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 2 agosto 2009</p>
<p>ROMA (2 agosto) &#8211; Ogni tanto ritornano. Parlo delle posizioni politiche che si oppongono alla partecipazione italiana alle <a href="http://www.esteri.it/MAE/doc_dossier/dossier_pc/dp.pdf" target="_blank">missioni militari</a> internazionali. A volte queste posizioni riguardano singole missioni (come <a href="http://www.mondopoliticablog.com/2009/07/29/afghanistan-umberto-bossi-serve-riflettere-sul-ritiro-dei-soldati-ma-mi-adeguo/" target="_blank">Bossi</a> riguardo all’Afghanistan) a volte riguardano il concetto stesso di missione all’estero, come ha dichiarato di recente il ministro <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/07/calderoli-afghanistan.shtml?uuid=a94b54da-7a7c-11de-a777-a061c539af86&amp;DocRulesView=Libero" target="_blank">Calderoli</a>, proponendo perfino il ritiro immediato dei nostri soldati dal Kosovo e dal Libano. Non voglio spendere molte parole su questa ultima tesi perché la rinuncia a priori ad ogni missione internazionale equivale a rinunciare alla politica estera e al doveroso contributo che ogni Paese deve prestare per la riduzione dei conflitti e la costruzione della pace.</p>
<p>Una nazione che sceglie l’isolazionismo è una nazione che decide di non esistere. Mi limiterò perciò a ricordare al paziente lettore il ruolo positivo e importante che il nostro Paese ha svolto quando ha guidato o ha semplicemente partecipato ad una missione internazionale di pacificazione.</p>
<p>Ripensiamo alla situazione tragica in cui si è trovata l’Albania nella seconda parte degli anni Novanta quando è arrivata sull’orlo di una guerra civile che avrebbe devastato l’intero Paese, con enormi perdite di vite umane e un’incontrollabile ondata di migrazione verso l’Italia. La nostra azione, aiutata da un sollecito e generoso appoggio della Francia, ha impedito la catastrofe e ha posto le condizioni per la costruzione di una struttura statuale che, pur in presenza di tante difficoltà, sta conducendo l’Albania verso un progressivo inserimento nella società democratica europea. È stata una missione difficile e rischiosa ma che, in pochi mesi, è arrivata al proprio compimento, permettendo il ritiro delle nostre truppe nei tempi e nei modi rigorosamente programmati.</p>
<p>Dieci anni dopo un’analoga situazione si è presentata in Libano, con una dimensione e una valenza internazionale ancora più forte. La risposta è stata altrettanto pronta. Per la seconda volta il senso della responsabilità dell’Italia e la stretta cooperazione con la Francia hanno reso possibile un’azione di cui tutti ora ci sono grati, a partire dalle Nazioni Unite per arrivare a Israele e ai Paesi Arabi. Se il Libano ha potuto portare avanti la propria ricostruzione politica e materiale, se l’economia libanese sta progredendo vigorosamente anche in questo periodo di crisi e se si sono svolte elezioni politiche pacifiche e non contestate, lo si deve alla volontà e decisione di mettere in campo le nostre forze armate insieme a quelle di tanti altri Paesi amici. Queste due missioni sono state facilmente comprese da parte della nostra opinione pubblica, non solo per il ruolo determinante da noi assunto.</p>
<p>Queste due missioni sono state facilmente comprese da parte della nostra opinione pubblica anche per la vicinanza geografica e per la semplicità dell’obiettivo della missione stessa, anche se in Albania il compito poteva essere di breve durata, mentre la complessa situazione del Medio Oriente rende il nostro impegno in Libano ancora lungo nel tempo.</p>
<p>Anche in Afghanistan noi operiamo all’interno della missione Isaf con un obiettivo condiviso, quello di aiutare il nuovo Stato afghano a stabilizzare le sue strutture per dare un futuro al suo popolo. La nostra opinione pubblica ha una conoscenza meno diretta di questa missione rispetto alle altre, sia per la lontananza geografica dell’Afghanistan, sia per il modo (non certo trasparente) con cui è iniziata, sia perché non vi svolgiamo un ruolo di leadership. Il nostro impegno è comunque pesante perché abbiamo in Afghanistan oltre 3.000 soldati. Tuttavia gli americani hanno sul campo 50.000 uomini, gli inglesi 9.000, i tedeschi 4.000 e i francesi un contingente simili al nostro. Il compito italiano è tuttavia molto importante perché abbiamo la responsabilità della sicurezza di un’intera grande provincia. E a questa responsabilità non possiamo e non dobbiamo sottrarci.</p>
<p>È invece nostro dovere affiancare alla presenza militare una forte azione politica per aiutare e facilitare il raggiungimento degli obiettivi che la missione militare si è assunta. Un’azione politica che, come ha dichiarato nei giorni scorsi il ministro degli Esteri britannico, Miliband, sia capace di distinguere e di dividere le diverse componenti della guerriglia e aprire un processo di riconciliazione e ricostruzione del Paese, isolando le posizioni non disposte al dialogo. L’Afghanistan è stato per troppo tempo usato come terreno di guerra dai Paesi vicini o dalle potenze occupanti. È stato troppo a lungo luogo di commercio di droga e di diffusa corruzione. Oggi né gli Stati Uniti né alcuno dei Paesi partecipanti alla missione militare vuole conquistare o colonizzare il Paese. Il dispiegamento militare deve essere solo lo strumento per un’azione politica di riconciliazione e ricostruzione del Paese. L’Italia deve perciò svolgere il suo compito in questa difficile partita. A livello internazionale con un dialogo finalmente attivo, propositivo e concreto con i nostri alleati. A livello interno spiegando all’opinione pubblica le motivazioni, gli obiettivi specifici e le modalità di attuazione della nostra missione. Fa solo del male non discutere e non approfondire le nostre strategie e le nostre idee con i nostri alleati. Così come fa solo del male utilizzare la missione in Afghanistan per esclusivi e strumentali obiettivi di politica interna. Pensando di dovere rimanere in Afghanistan solo perché ci siamo capitati, mettendo in dubbio le ragioni della nostra presenza ogni quattro mesi, si fa un cattivo servizio non solo alla comunità internazionale ma anche e soprattutto all’Italia.</p>
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		<title>Incontro con Romano Prodi</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Aug 2008 12:14:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Incontro con Romano Prodi nell&#8217;ambito della Scuola estiva dell&#8217;Associazione Rosa Bianca dal titolo &#8220;L&#8217;aratro, l&#8217;ipod e le stelle&#8221; (28-31 agosto 2008)

Un&#8217;analisi a 360° sul momento della politica internazionale, sul mondo, sull&#8217;Europa, i paesi emergenti. Romano Prodi tiene una lezione in occasione della Scuola dell&#8217;Associazione La Rosa Bianca che si è tenuta a Roncegno in provincia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Incontro con Romano Prodi nell&#8217;ambito della Scuola estiva dell&#8217;Associazione Rosa Bianca dal titolo &#8220;L&#8217;aratro, l&#8217;ipod e le stelle&#8221; (28-31 agosto 2008)</p>
<p><img style="margin: 0px 10px 1px 0px;" src="/immagini/prodi_5sm.jpg" alt="" align="right" /><br />
Un&#8217;analisi a 360° sul momento della politica internazionale, sul mondo, sull&#8217;Europa, i paesi emergenti. Romano Prodi tiene una lezione in occasione della Scuola dell&#8217;Associazione La Rosa Bianca che si è tenuta a Roncegno in provincia di Trento lo scorso 29 agosto. E nello stile tipico di una lezione accademica (rispettando addirittura i 45 minuti accademici come tiene a sottolineare chiudendo il suo intervento) il 2 volte presidente del Consiglio cerca di tracciare un quadro dello stato dei rapporti internazionali più rigoroso e sobrio possibile andando al nocciolo dei problemi più scottanti.</p>
<p>L&#8217;incipit è dedicato ai giornalisti di politica interna presenti in platea, &#8220;mi dispiace molto ma non parlo di politica nazionale, ho preso la mia decisione e con coerenza la mantengo&#8221;. Dunque nessun cenno al dibattito interno quotidiano, è il mondo ad essere protagonista delle parole del professore. Così dopo un breve ma intenso ricordo del giornalista Paolo Giuntella, scomparso recentemente, Prodi parte prendendo in considerazione l&#8217;anno in corso in buona parte già trascorso. Un anno di svolta. Per le elezioni americane in programma il 4 novembre che potrebbero permettere agli Stati Uniti di voltare pagina con effetti del tutto imprevedibili.</p>
<p>Per le olimpiadi che hanno portato l&#8217;efficienza cinese agli occhi del mondo. Per la scoperta da parte dell&#8217;opinione pubblica di un ruolo più assertivo della Russia di Putin (anche se gli esperti e gli addetti ai lavori se n&#8217;erano accorti da un bel po&#8217;). Per l&#8217;Europa Unita che dopo l&#8217;allargamento a 27 per la prima volta si trova con i fatti della Georgia ad affrontare una crisi ai suoi confini e intanto è impegnata a ratificare il Trattato di Lisbona respinto dall&#8217;Irlanda e ad organizzare le elezioni del 2009.</p>
<p>Parlando degli stati uniti dell&#8217;era Bush Prodi si sofferma sugli effetti del monopolarismo e soprattutto se ora si può parlare ancora di un&#8217;era monopolari sta. Di certo la guerra in Iraq, a detta del professore un grande errore percepito già al tempo dei fatti, ha visto un&#8217;America isolata con accanto la Gran Bretagna e pochi altri paesi. La sua idea fin dagli inizi della campagna elettorale fu quella di ritirare i nostri soldati. Cosa che puntualmente avvenne e Bush riconobbe subito la coerenza di Prodi, sego che se con gli Usa si è coerenti e realisti ma sempre leali il dialogo e l&#8217;amicizia non possono che procedere in maniera positiva.</p>
<p>Poi la Cina. Prodi non può fare a meno di scorgere tutta la forza della crescita cinese in tutti i campi. Non ignora il lungo cammino da fare ancora in tema di diritti umani ma comprende anche che tante questioni di cui oggi si può dibattere in passato erano un tabù. Tra i tanti esempi del boom cinese la loro penetrabilità nei mercati africani. E allora ormai è impensabile un G8 senza la Cina, l&#8217;India, il Brasile, il SudAfrica. Il professore ha presenziato a 10 G8 percependo i grandi cambiamenti che hanno visto protagonista questo consesso in 10 anni.</p>
<p>Poi il lungo capitolo sull&#8217;Europa. L&#8217;esperienza dell&#8217;europeista convinto Prodi è stata a suo dire entusiasmante. Si tratta per il Presidente di un organismo totalmente diverso da tutti gli altri di ogni epoca proprio perchè nasce da una proposta , da un&#8217;idea non da guerre né da manovre politiche. Ma i problemi esistono e oggi a bloccare lo sviluppo definitivo dell&#8217;Europa sono due problemi:<br />
1. L&#8217;obbligatorietà dell&#8217;unanimità che &#8220;non potrebbe essere rispettata neanche in una riunione di condominio&#8221; e<br />
2. La mancanza di una clausola di uscita, invocabile proprio per casi come quello irlandese.<br />
Quindi Prodi si sofferma sul racconto dell&#8217;allargamento a 27 proposto dalla Commissione da lui guidata chiarendo che il processo non è ancora terminato prima dell&#8217;annessione dei paesi dell&#8217;ex Jugoslavia e dell&#8217;Albania. Infine una proposta personale, l&#8217;avvio di una cooperazione rafforzata con i paesi confinanti creando una sorta di &#8220;Anello degli amici&#8221; (paesi del Maghreb, Ucraina e Bielorussia, ecc.) che pur non facendo parte dell&#8217;Unione possano adottarne le politiche in campo economico e sociale.</p>
<p>La chiosa è proprio sull&#8217;importanza delle Organizzazioni internazionali , Onu, Ue, Nato, ma anche Unione Africana (&#8221;giovane e con un grande bisogno di aiuto per crescere&#8221;) per creare un multilateralismo virtuoso da non confondere col multilateralismo &#8220;bloccato&#8221; della guerra fredda per assicurare al mondo un futuro di pace.</p>
<p>Cliccando il link sottostante a Radio Radicale sarà possibile anche ascoltare il dialogo tra il professore e alcuni studenti che ha fatto seguito alla lezione.<br />
<a href="http://www.radioradicale.it/scheda/261074/parlando-di-futuro-con-le-finestre-spalancate-sul-mondo">www.radioradicale.it</a></p>
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