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	<title>Romano Prodi &#187; L&#8217;Ulivo</title>
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	<description>Pagine del sito del prof. Romano Prodi</description>
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		<title>Prodi: Su mancato incarico a Ciampi nel &#8216;98 non ebbi alcun ruolo</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 08:07:36 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Prodi: Su mancato incarico a Ciampi nel &#8216;98 non ebbi alcun ruolo
Per l&#8217;ex capo dello Stato invece fu &#8220;poco trasparente&#8221;
(APCOM) I giorni successivi alla caduta del Governo Prodi nel 98 furono certamente &#8220;delicatissimi&#8221;, ma l&#8217;ex premier respinge qualunque addebito per ciò che accadde.
Romano Prodi, sul Corriere della Sera, interviene con una breve lettera dopo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1738" class="wp-caption alignright" style="width: 263px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/ciampi.jpg"><img class="size-full wp-image-1738" title="Carlo Azeglio Ciampi" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/ciampi.jpg" alt="Carlo Azeglio Ciampi" width="253" height="220" /></a><p class="wp-caption-text">Carlo Azeglio Ciampi</p></div>
<p>Prodi: Su mancato incarico a Ciampi nel &#8216;98 non ebbi alcun ruolo<br />
Per l&#8217;ex capo dello Stato invece fu &#8220;poco trasparente&#8221;</p>
<p>(<strong><a href="http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2010/06_giugno/25/prodi_su_mancato_incarico_a_ciampi_nel_98_non_ebbi_alcun_ruolo,24928201.html" target="_blank">APCOM</a></strong>) I giorni successivi alla caduta del Governo Prodi nel 98 furono certamente &#8220;delicatissimi&#8221;, ma l&#8217;ex premier respinge qualunque addebito per ciò che accadde.</p>
<p>Romano Prodi, sul Corriere della Sera, interviene con una breve lettera dopo che ieri Carlo Azeglio Ciampi aveva raccontato, sempre al Corriere, che nell&#8217;ottobre &#8216;98 fu sollecitato da Massimo D&#8217;Alema ad assumere la guida del Governo, aggiungendo che poi però &#8220;nessuno si fece più vivo&#8221; e che &#8220;anche Prodi ebbe un ruolo poco trasparente&#8221;.</p>
<p>Ricostruzione completata poi da <a href="http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2010/06_giugno/24/velardi-rondolino_a_ciampi_fu_prodi_a_cambiare_idea_su_suo_bis,24918102.html" target="_blank">Fabrizio Rondolino</a> e <a href="http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2010/06_giugno/24/velardi-rondolino_a_ciampi_fu_prodi_a_cambiare_idea_su_-2-,24918216.html" target="_blank">Claudio Velardi</a>, collaboratori di <a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/5563" target="_blank">D&#8217;Alema</a> in quel periodo, secondo i quali fu proprio Prodi, di fatto, ad impedire che il Governo Ciampi nascesse, decidendo di tentare la strada di un reincarico, inizialmente esclusa, e scontrandosi con il veto di Francesco Cossiga.</p>
<p>Oggi è Prodi a parlare di quei giorni: &#8220;Mi avvedo che alcuni passaggi apparsi sul Corriere nell&#8217;ambito di un colloquio del presidente Ciampi possono essere frutto di un malinteso. Osservazioni che mi chiamano in causa per il mancato incarico allo stesso presidente Ciampi.</p>
<div id="attachment_1735" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/Prodi-e-Ciampi-1.jpg"><img class="size-medium wp-image-1735" title="Prodi e Ciampi nel 1998" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/Prodi-e-Ciampi-1-300x216.jpg" alt="Prodi e Ciampi nel 1998" width="300" height="216" /></a><p class="wp-caption-text">Prodi e Ciampi nel 1998</p></div>
<p>E&#8217; vero che ci furono passaggi delicatissimi in quei giorni ed è documentato e noto che non volli accettare il sostegno di esponenti di forze politiche alternative allo schieramento che aveva sostenuto il governo dell&#8217;Ulivo. Ciò appunto per non venir meno alla mia linea politica.</p>
<p>Una volta preso atto del voto di sfiducia del Parlamento sono uscito subito di scena, tornandomene a Bologna. Per questo tengo a precisare che in quei giorni &#8216;delicatissimi&#8217; non ho avuto, né avrei potuto avere un ruolo poco trasparente o trasparente (come <a href="http://www.19luglio1992.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3037:rassegna-stampa-24-giugno-2010&amp;catid=39:2010&amp;Itemid=3" target="_blank">sostenuto ieri da Ciampi</a>, ndr). Semplicemente <a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/IlRiformista20100625Ciampi.pdf">non ho avuto alcun ruolo</a>&#8220;.</p>
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		<title>Lasciate in pace la Costituzione, sfidate le corporazioni</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/lasciate-in-pace-la-costituzione-sfidate-le-corporazioni_1708.html</link>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 09:28:04 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ulivo]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Lasciate in pace la Costituzione, sfidate le corporazioni.
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 13 Giugno 2010
Non posso nascondere di essermi sorpreso quando qualche giorno fa ho letto che, per dare un contributo alla liberalizzazione della nostra economia, bisognava assolutamente modificare l’articolo 41 della nostra Costituzione. Anche se già lo conoscevo, mi sono tuttavia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/intestazione_3.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1709" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/intestazione_3.jpg" alt="" width="400" height="280" /></a>Lasciate in pace la Costituzione, sfidate le corporazioni.</p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://carta.ilmessaggero.it/view.php?data=20100613&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PRODI_40.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank">Il Messaggero</a> </strong>del 13 Giugno 2010</p>
<p>Non posso nascondere di essermi sorpreso quando qualche giorno fa ho letto che, per dare un contributo alla liberalizzazione della nostra economia, <a href="http://it.reuters.com/article/itEuroRpt/idITLDE6581EL20100609" target="_blank">bisognava</a> assolutamente <a href="http://www.leragioni.it/2010/06/14/tremonti-alla-cisl-cambiare-gli-art-41-e-118-cost/" target="_blank">modificare</a> l’articolo <a href="http://www.quirinale.it/qrnw/statico/costituzione/costituzione.htm" target="_blank">41</a> della nostra Costituzione. Anche se già lo conoscevo, mi sono tuttavia preso cura di rileggere il suddetto articolo che, come tutti gli articoli della prima parte della nostra Carta fondamentale, brilla per semplicità e chiarezza. Esso scrive che “l’iniziativa privata è libera”. E aggiunge semplicemente che “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale e in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà (opportuna questa insistenza sulla libertà) e alla dignità umana”. Come ovvio completamento, l’articolo aggiunge che “La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.</p>
<p>Terminata questa lettura mi sono messo il cuore in pace, nella sicurezza che né la lettera né lo spirito di quest’articolo mai avrebbero messo in rischio o semplicemente resa più difficile la libertà di intrapresa in quanto in qualsiasi sistema, anche nel più liberista, la legge ha il compito di dettare le norme di comportamento perché l’esercizio dell’attività economica non rechi danno all’esercizio dei diritti dei cittadini, sia che essi si organizzino in forma individuale che associata.</p>
<p>Tutti noi abbiamo infatti il diritto di essere tutelati dalla legge riguardo ai requisiti igienici o sanitari di un prodotto o della pericolosità di un giocattolo, così come in ogni parte del mondo i lavoratori e gli imprenditori trovano nella legge (italiana o europea) i diritti e gli obblighi che derivano dall’esercizio della propria attività. È peraltro evidente che, se esistono regolamentazioni eccessive, queste possono e debbono essere eliminate dall’attività legislativa, affidata all’iniziativa del Governo e del Parlamento.</p>
<p>Assolta la Costituzione da qualsiasi colpa in materia, mi è sorto il sospetto che potesse essere stata la Corte Costituzionale, attraverso le sue interpretazioni, ad impedire una maggiore liberalizzazione della nostra economia. Ho letto tuttavia a questo proposito un <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-06-08/meno-lacci-centra-carta-080400.shtml?uuid=AYAV7qwB" target="_blank">esauriente articolo</a> dell’ex presidente della corte Valerio Onida che dimostra che mai la corte in tutta la sua storia ha dichiarato l’illegittimità di una legge liberalizzatrice e che, al contrario, esistono numerose decisioni che hanno rimosso limiti ingiustificati alla libertà di iniziativa contenuti nelle leggi nazionali o in quelle regionali.</p>
<p>Tranquillizzato su tutti i fronti, ho quindi ritenuto la proposta come un semplice errore o come un ormai rituale messaggio di avversione allo spirito (visto che non è possibile farlo alla lettera) della nostra Costituzione.</p>
<p>L’ipotesi dell’inconsapevole errore è stata poi esclusa dal fatto che il presidente del Consiglio è <a href="http://it.notizie.yahoo.com/4/20100609/tts-oittp-berlusconi-imprese-costituzion-ca02f96.html" target="_blank">ritornato</a> ripetutamente sull’argomento ribadendo la necessità di una riforma dello stesso articolo 41, alla quale proposta, per abbondanza, il ministro dell’Economia, <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Imprese-Tremonti-modificare-articoli-41-e-118-della-Costituzione_535847493.html" target="_blank">ha aggiungo</a> ieri l’altrettanto inutile proposta di abolire l’altrettanto innocuo articolo <a href="http://www.quirinale.it/qrnw/statico/costituzione/costituzione.htm" target="_blank">118</a> della Costituzione.</p>
<p>Non riuscendo a raggiungere altre spiegazioni razionali per simili comportamenti, sono ricorso alla mia esperienza passata quando, insieme con l’allora ministro Bersani, ci accingemmo a fare un <a href="http://www.sviluppoeconomico.gov.it/pdf_upload/documenti/phpvUTxo4.pdf" target="_blank">programma sistematico e generalizzato di liberalizzazioni</a> e mi è facilmente saltato alla memoria il <a href="http://www.denaro.it/VisArticolo.aspx?IdArt=482648&amp;KeyW=" target="_blank">panorama</a> di <a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/07_Luglio/18/farmacia.shtml" target="_blank">impressionanti</a> <a href="http://www.rainews24.rai.it/it//news_print.php?newsid=62713" target="_blank">proteste</a> che ci veniva dalla piazza. E ricordo benissimo che nessuno agitava il libretto della Costituzione ma cartelli minacciosi nei confronti del Governo come risposta corale e violenta alla presunta violazione delle prerogative, dei diritti e dei privilegi delle categorie interessate. Ed allora mi sorge il sospetto che l’accusa rivolta alla Costituzione e l’inutile scelta di un <a href="http://it.notizie.yahoo.com/19/20100610/tbs-cdm-lunga-discussione-su-modifiche-a-7e999a9.html" target="_blank">cammino tortuoso</a> per procedere alla semplice riduzione di lacci e laccioli sia il comprensibile desiderio di evitare le rumorose manifestazioni e le <a href="http://www.asca.it/news-CRISI__MARCEGAGLIA__BENE_TREMONTI_SU_MODIFICA_ART_41_COSTITUZIONE-921720-ora-.html" target="_blank">reazioni</a>, anche spesso incontrollate, delle <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Imprese-Confartigianato-condividiamo-modifica-art41-Costituzione_514890078.html" target="_blank">infinite categorie</a> e <a href="http://www.libero-news.it/news/431126/Imprese__Guidi__modifica_art_____Costituzione_puo__avere_effetti_molto_positivi.html" target="_blank">corporazioni</a> che su questi lacci prosperano non da decenni ma da secoli.</p>
<p>E vorrei anche aggiungere che, sempre secondo la mia esperienza, lo scontento e le pressioni non prendono solo la via dell’opposizione, ma anche le insidiose strade degli alleati di governo. In poche parole, a fare sul serio queste riforme, si perdono consensi e voti. Posso in coscienza dire che le abbiamo ugualmente portate avanti, pur con la piena consapevolezza delle possibili conseguenze negative, anche se non arrivo al punto di affermare che il mio Governo sia caduto esclusivamente per questo motivo.</p>
<p>Auguro quindi buon lavoro al ministro Tremonti. Sulle conseguenze sul Governo veda lui.</p>
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		<title>Auguri all&#8217;amico Naoto Kan, uomo del cambiamento</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/comunicati/auguri-allamico-naoto-kan-uomo-del-cambiamento_1667.html</link>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 15:35:54 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ulivo]]></category>

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		<description><![CDATA[Giappone: Prodi,Kan uomo del cambiamento
Per ex presidente Consiglio, neopremier rappresenta alternativa
(ANSA) &#8211; TOKYO, 4 GIU &#8211; Naoto Kan e&#8217; &#8216;l&#8217;uomo del cambiamento che ha preparato lungamente l&#8217;alternativa&#8217;: lo ha detto l&#8217;ex presidente del Consiglio, Prodi. Con il neo primo ministro giapponese, l&#8217;ex premier ha condiviso un confronto sull&#8217;esperienza &#8216;ulivista&#8217;.
&#8216;In questo contesto &#8211; ha aggiunto Prodi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1668" class="wp-caption alignright" style="width: 492px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/20100604_075747_F8C66EDB.jpg"><img class="size-full wp-image-1668" title="Il neo primo ministro giapponese Naoto Kan" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/20100604_075747_F8C66EDB.jpg" alt="Il neo primo ministro giapponese Naoto Kan" width="482" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il neo primo ministro giapponese Naoto Kan</p></div>
<p>Giappone: Prodi,Kan uomo del cambiamento<br />
Per ex presidente Consiglio, neopremier rappresenta alternativa</p>
<p>(<a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/06/04/visualizza_new.html_1818973327.html" target="_blank"><strong>ANSA</strong></a>) &#8211; TOKYO, 4 GIU &#8211; Naoto Kan e&#8217; &#8216;<a href="http://www.corriere.it/esteri/10_giugno_04/giappone-naoto-kan-primo-ministro_1847e2d0-6f9c-11df-b547-00144f02aabe.shtml" target="_blank">l&#8217;uomo del cambiamento</a> che ha preparato lungamente l&#8217;alternativa&#8217;: lo ha detto l&#8217;ex presidente del Consiglio, Prodi. Con il neo primo ministro giapponese, l&#8217;ex premier ha <a href="http://www.gnomiz.it/forum/forum149.htm" target="_blank">condiviso</a> un confronto sull&#8217;esperienza &#8216;ulivista&#8217;.</p>
<p>&#8216;In questo contesto &#8211; ha aggiunto Prodi, raggiunto dall&#8217;Ansa &#8211; abbiamo lavorato e ragionato insieme sull&#8217;Ulivo&#8217;. Per Prodi, Kan &#8216;&#8217;sara&#8217; costretto ad aumentare la pressione fiscale.</p>
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		<item>
		<title>Ecco l&#8217;eredità del tanto bistrattato governo Prodi: abbiamo risanato il Paese nonostante gli insulti della destra</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/notizie/ecco-leredita-del-tanto-bistrattato-governo-prodi-abbiamo-risanato-il-paese-nonostante-gli-insulti-della-destra_1719.html</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 10:21:52 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ulivo]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico]]></category>
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		<description><![CDATA[
Risposta di Luigi Cancrini a Giuseppe Manuli nella rubrica &#8220;Dialoghi&#8221; su L&#8217;Unità del 3 giugno 2010
Romano Prodi
Ecco l&#8217;eredità del tanto bistrattato governo Prodi: avanzo primario del 2008, 3,5%; rapporto deficit-pil, 2,8%; rapporto debito-pil, 105%. Avevamo ben operato riportando i conti pubblici sotto controllo con misure eque, in un anno e mezzo, con l&#8217;opposizione di buona [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/rpap.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1724" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/rpap.jpg" alt="" width="280" height="258" /></a></p>
<p>Risposta di Luigi Cancrini a Giuseppe Manuli nella rubrica &#8220;Dialoghi&#8221; su <a href="http://edicola.unita.it/downloader.php?page=&amp;dayfolder=20100603&amp;edition=NAZ&amp;type=single" target="_blank"><strong>L&#8217;Unit</strong>à</a> del 3 giugno 2010</p>
<p>Romano Prodi<em></em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Ecco <a href="http://www.perlulivo.it/2008-documenti/rapporto-governo-finale.pdf" target="_blank">l&#8217;eredità</a> del tanto bistrattato governo Prodi: avanzo primario del 2008, 3,5%; rapporto deficit-pil, 2,8%; rapporto debito-pil, 105%. Avevamo <a href="http://www.perlulivo.it/2008-governo/index.html" target="_blank">ben operato</a> riportando i conti pubblici sotto controllo con misure eque, in un anno e mezzo, con l&#8217;opposizione di buona parte della stampa, delle corporazioni, dei poteri forti e sotto gli insulti della destra.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Giuseppe Manuli</em></p>
<p>Risposta &#8211; Ho risentito Prodi in Tv. Parlava delle politiche di aiuto ai Paesi poveri dell&#8217;<a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=417" target="_blank">Africa</a> proponendo l&#8217;idea per cui la priorità assoluta in Africa è la pace: dove c&#8217;è ed è stabile, come in Camerun, gli interventi centrati sullo sviluppo dell&#8217;agricoltura e dell&#8217;imprenditoria locale permettono di fornire insieme cibo e lavoro a popolazioni stremate dal colonialismo prima e dallo sfruttamento economico poi. Da qui si deve partire, diceva, anche per arrestare le migrazioni e io mi chiedevo con stupore<br />
e malinconia, ascoltandolo, qual è la follia da cui è stato preso il nostro Paese nel momento in cui tutti, avversari politici e finti alleati, uomini di chiesa e opinionisti facevano a gara per crocifiggerlo preparando il ritorno dell&#8217;uomo tanto più malato e sciatto da cui siamo governati oggi.</p>
<p>Di Prodi e della sua faccia bonaria, riflessiva e apparentemente malinconica e non telegenica invece che dell&#8217;ottimismo cretino dell&#8217;uomo di Arcore ci sarebbe bisogno, mi dico, per affrontare la crisi economica e i mille problemi di questo povero Paese. Anche se a volerlo mandare via sono stati soprattutto quelli che avrebbero potuto e dovuto sostenerlo.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>l&#8217;Italia era pronta a entare nell&#8217;euro da subito, nessun tentativo di rinvio</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/notizie/litalia-era-pronta-a-entare-nelleuro-da-subito-nessun-tentativo-di-rinvio_1515.html</link>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 09:17:15 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<description><![CDATA[Lettera di Romano Prodi a Il Corriere della Sera. Pubblicata anche su Il Messaggero del 20 maggio 2010.
Prodi: l&#8217;Italia era pronta a entare nell&#8217;euro da subito, nessun tentativo di rinvio
ROMA (20 maggio) &#8211; «Formato nel maggio del 1996 il governo da me presieduto, decisi subito che dovevamo entrare nell&#8217;euro insieme al primo gruppo dei paesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1517" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/euro2-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" />Lettera di Romano Prodi a <strong><a href="http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefnazionale/View.aspx?ID=2010052015744905-1" target="_blank">Il Corriere della Sera</a></strong>. Pubblicata anche su <strong><a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=29395&amp;sez=HOME_ECONOMIA&amp;npl=&amp;desc_sez=" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 20 maggio 2010.</p>
<p>Prodi: l&#8217;Italia era pronta a entare nell&#8217;euro da subito, nessun tentativo di rinvio</p>
<p>ROMA (20 maggio) &#8211; «Formato nel maggio del 1996 il governo da me presieduto, decisi subito che dovevamo entrare nell&#8217;euro insieme al primo gruppo dei paesi europei». Lo scrive oggi sul Corriere della Sera l&#8217;ex presidente del Consiglio, Romano Prodi. In una lettera al quotidiano di via Solferino, il Professore ricostrusce i mesi in cui l&#8217;Italia decise di intraprendere il faticoso cammino per essere ammessa all&#8217;<a href="http://eur-lex.europa.eu/it/treaties/dat/11992M/htm/11992M.html#0001000001" target="_blank">Unione monetaria</a>.</p>
<p>Prodi smentisce che l&#8217;Italia abbia mai provato ad accordarsi con la Spagna per allentare i parametri di Maastricht, insomma per rinviare l&#8217;ingresso nell&#8217;euro, come nei giorni scorsi aveva scritto sul Corriere l&#8217;editorialista Sergio Romano. «E&#8217; una <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/maggio/17/PRODI_AZNAR_VALENCIA_EFFETTI_VERTICE_co_9_100517060.shtml" target="_blank">ricostruzione errata</a> quella secondo la quale soltanto di fronte al no dell&#8217;ex primo ministro spagnolo Aznar avrei avviato lo sforzo per rispettare i criteri di convergenza», dice Prodi.</p>
<p>Al vertice di Valencia con Aznar del 1996 non ci fu alcun tentativo di rinvio dell&#8217;ingresso nell&#8217;euro di Italia e Spagna «con il tentativo di indurre la Spagna a fare fronte comune per ammorbidire i cosiddetti parametri di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Trattato_di_Maastricht" target="_blank">Maastricht</a> e consentire così ai nostri due Paesi di entrare nella moneta unica anche senza il pieno rispetto delle condizioni stabilite a livello europeo».</p>
<p>«L&#8217;Italia che, dopo le distruzioni della guerra, aveva costruito il proprio benessere scegliendo la strada dell&#8217;apertura all&#8217;Europa e dell&#8217;Europa unita, non poteva in alcun modo mancare questo decisivo appuntamento della storia», aggiunge il Professore.</p>
<p>«Con il ministro del Tesoro Ciampi, che da appassionato europeista condivise immediatamente ed in pieno questa scelta &#8211; continua Prodi &#8211; decidemmo, tuttavia, che, senza un&#8217;approfondita analisi dei conti, non sarebbe stato responsabile, e dunque in alcun modo possibile, modificare l&#8217;evoluzione della finanza pubblica disegnata dal precedente esecutivo e che, per l&#8217;Italia, prevedeva il raggiungimento dei parametri di Maastricht con un anno di ritardo rispetto agli altri paesi europei».</p>
<p>Dopo avere «studiato a giugno e luglio i conti con Ciampi &#8211; scrive l&#8217;ex premier &#8211; arrivai alla conclusione che ce l&#8217;avremmo potuta fare». Allora, dieci giorni prima dell&#8217;incontro di Valencia con Aznar, «scrissi due lettere identiche, al cancelliere tedesco Helmut Kohl e al presidente francese Jaques Chirac» in cui «comunicavo il fermo impegno del mio governo ad adottare tutte le misure necessarie per portare l&#8217;Italia nell&#8217;euro sin dal suo avvio». E «il raddoppio a 62.500 miliardi di lire della manovra economica del &#8216;97 fu la traduzione dell&#8217;impegno dichiarato nelle lettere».</p>
<p>«L&#8217;ingresso dell&#8217;Italia nell&#8217;euro &#8211; conclude Prodi &#8211; rimane come uno dei punti più alti della nostra recente storia nazionale»</p>
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		<title>Il Partito Democratico ritrovi le sue radici</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 07:43:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Territorio e modello federale  Il Partito Democratico ritrovi le sue radici.
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 11 aprile 2010
I lettori mi perdoneranno se, di fronte all’ennesima discussione sulla riforma del Partito democratico, mi permetto di riprendere, con solo qualche aggiornamento, le proposte che, meno di un anno fa, ho fatto sulle colonne di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1431" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/04/manifestazione-pd-roma-25_10_081-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Territorio e modello federale  Il Partito Democratico ritrovi le sue radici.</p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=97685&amp;sez=HOME_INITALIA" target="_blank"><strong>Il Messaggero</strong></a> del 11 aprile 2010</p>
<p>I lettori mi perdoneranno se, di fronte all’ennesima discussione sulla riforma del Partito democratico, mi permetto di riprendere, con solo qualche aggiornamento, <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/democrazia-e-cittadini-la-sfida-del-nuovo-pd_863.html" target="_blank">le proposte</a> che, meno di un anno fa, ho fatto sulle colonne di questo stesso giornale. Il rumoroso dibattito post-elettorale sul ruolo dei partiti politici e sul loro rapporto con i cittadini mi riporta infatti indietro di qualche decennio quando, di fronte all’irreversibile crisi della Democrazia cristiana, proposi di costruire il partito su base strettamente regionale ma con un forte patto federativo nazionale. In poche parole si sarebbe dovuto dare vita al Partito popolare lombardo, emiliano, laziale o siciliano ma tutti questi partiti sarebbero stati obbligatoriamente federati alla Democrazia cristiana italiana. Non se ne fece nulla perché gli avvenimenti presero la mano prima ancora che il dibattito potesse essere nemmeno iniziato. E forse non sarebbe comunque iniziato.</p>
<p>Mi sembra oggi utile per il Partito democratico dare spazio a questo dibattito che si è finalmente riaperto. Il <a href="http://regionali.interno.it/" target="_blank">risultato</a> delle elezioni è stato infatti inferiore alle attese e la comune <a href="http://www.partitodemocratico.it/regionali2010/" target="_blank">interpretazione</a> di questo risultato è che la struttura del partito stesso sia diventata fortemente autoreferenziale, con rapporti troppo deboli con il territorio e con i problemi quotidiani degli italiani, messi in secondo piano dai ristretti obiettivi dei dirigenti e delle correnti.</p>
<p>Per questo motivo sento che sia opportuno ritornare su quella <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/democrazia-e-cittadini-la-sfida-del-nuovo-pd_863.html" target="_blank">vecchia idea</a>. Gli iscritti al Partito democratico di ogni regione italiana dovrebbero cioè eleggere, naturalmente tramite le primarie, il proprio segretario regionale.</p>
<p>L’esecutivo nazionale dovrebbe essere semplicemente formato dai venti segretari regionali, avendo il coraggio di cancellare gli organi nazionali che si sono dimostrati inefficaci. A questi venti “uomini forti” dovrebbe essere demandato il compito di eleggere il segretario nazionale, di decidere sulle grandi strategie politiche del partito e, naturalmente insieme agli organi regionali, le candidature per le rappresentanze parlamentari. La forza dei segretari regionali dovrebbe essere ponderata non in base agli iscritti ma in base ai voti riportati alle elezioni politiche, perché il raccolto di un partito non si basa sulle tessere ma sui voti.</p>
<p>Penso quindi a un esecutivo del partito formato esclusivamente dai segretari regionali, senza le infinite code di benemeriti e aventi diritto, compresi gli ex segretari del partito e gli ex presidenti del Consiglio. La politica del partito deve essere infatti esclusivamente decisa da coloro che, essendo scelti tramite elezione, rispondono direttamente alla base del partito.</p>
<p>È evidente che tutto questo corrisponde alla necessità di un serio federalismo nel quale Nord e Sud siano correttamente rappresentati e in cui si discuta in modo chiaro e definitivo la linea da seguire oggi in Parlamento e, domani, al governo.</p>
<p>Se si pensa in modo coerente ad un’Italia federale, questo federalismo deve infatti partire dai partiti che, nonostante la generale crisi in cui versano, sono anche oggi l’insostituibile fondamento di ogni sistema democratico.</p>
<p>Questa riflessione sul federalismo non vale naturalmente solo per il Partito democratico: ritengo infatti che nessuna grande decisione sul futuro del Paese possa essere presa senza che ad essa partecipino in modo determinante i rappresentanti di tutte le regioni italiane. Ritengo però che sia ancora più necessaria per il Partito democratico che, per completare le fusione delle radici storiche che lo compongono, ha più degli altri bisogno di rinnovare i modelli di reclutamento della sua classe dirigente e di costruire un luogo in cui le decisioni prese non possano più essere messe in discussione. Non si può infatti continuare con dibattiti senza fine nei quali si ritorna sempre al punto di partenza e ogni decisione viene sentita come provvisoria, per cui, ad esempio, dopo avere optato per il cancellierato si ritorna al presidenzialismo e dal presidenzialismo si finisce con la scelta di non cambiare nulla, senza che si capisca come e da chi tutto questo venga deciso. La trasparenza esige che ci sia una sede in cui si discuta in modo aperto e si decida la linea del partito senza che essa possa essere messa in discussione da interviste o dichiarazioni di leader o di notabili.</p>
<p>Certamente questo implica un cambiamento radicale della vita del partito e della formazione della sua classe dirigente e accentra sui venti segretari regionali poteri e responsabilità alle quali il Partito democratico non è familiare. Questo mi sembra tuttavia l’unica soluzione per fare funzionare un partito in modo trasparente ed efficiente in un momento in cui tutti dicono di volere il federalismo ma in cui nessuno lo vuole costruire in modo democratico e rispettoso delle esigenze di tutto il Paese.</p>
<p>Naturalmente tutto questo può funzionare solo se si impongono durissime regole di pulizia e di trasparenza nelle procedure di tesseramento. Tutto questo potrebbe sembrare una banalità ma, a oltre 60 anni dall’approvazione della Costituzione non si è ancora dato concreta realizzazione all’<a href="http://www.quirinale.it/qrnw/statico/costituzione/costituzione.htm" target="_blank">art. 49</a>, che dice con estrema chiarezza che i cittadini hanno diritto di associarsi in partiti per concorrere “<em>con metodo democratico</em>” a determinare la politica nazionale.</p>
<p>Cominci quindi il Partito democratico a volere l’attuazione di questo articolo, se non altro perché i suoi elettori sono più vigili di tutti gli altri quando si tratta di trasparenza e di democrazia. Questo non è un vizio ma una virtù.<br />
Mi accorgo che queste <a href="http://www.sandrazampa.it/news/le-parole-di-prodi-sono-segno-di-interesse-per-il-pd-e-di-stima-ed-amicizia-per-bersani_2290.html" target="_blank">osservazioni</a> sono guidate dall’astrattezza di chi è ormai fuori dalla politica. Esse mi sembrano tuttavia utili per spingere all’approfondimento di un indispensabile dibattito.</p>
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		<title>Prodigando&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 14:16:32 +0000</pubDate>
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El martes pasado soñaba despierto en Pekín escuchando a Romano  Prodi ante una audiencia de más de cien altos directivos europeos expatriados en  China. Ha decidido fichar como profesor en nuestra escuela en China y se ha  estrenado en marzo con un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-1335" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/03/23546.jpg" alt="" width="350" height="222" />Articolo di Pedro Nueno su <a href="http://www.lavanguardia.es/free/edicionimpresa/res/20100321/53897845534.html" target="_blank"><strong>La Vanguardia</strong></a> del 21 marzo 2010</p>
<p><span>El martes pasado soñaba despierto en Pekín escuchando a Romano  Prodi ante una audiencia de más de cien altos directivos europeos expatriados en  China. Ha decidido fichar como <a href="http://www.romanoprodi.it/?s=ceibs" target="_blank">profesor</a> en nuestra escuela en China y se ha  estrenado en marzo con un éxito sin precedentes. </span></p>
<p><span>Prodi fue ministro de Industria  en Italia en los difíciles últimos setentas, con menos de 40 años de edad. No  debió de hacerlo mal porque poco después le encargaron por 7 años la presidencia  del IRI, que era como el INI nuestro, un montón de empresas estatales y con  problemas. Saneó y privatizó compañías como Crédito Italiano o Banca Commerciale  Italiana. En 1999 el Consejo de Europa y el Parlamento Europeo lo eligieron  presidente de la Comisión Europea. En el 2006 fue elegido <a href="http://www.romanoprodi.it/cgi-bin/adon.cgi?act=doc&amp;doc=1764" target="_blank">primer ministro</a> del  Gobierno de la República Italiana. Pero Prodi es un intelectual potente. Ha  compaginado el gobierno con la universidad y su lista de publicaciones es  interminable. Llegamos a un acuerdo en su despacho en la Universidad de Bolonia,  entre clase y clase. </span></p>
<p><span>Su éxito en China está siendo  espectacular con los jóvenes, los maduros y los séniors, chinos y occidentales.  Es una combinación de sencillez, humildad, sentido del humor, potencia  intelectual y una experiencia única. Días atrás un político nuestro decía que  antes, quienes entraban en la política o en el gobierno hacían un sacrificio,  dejando opciones mejores, mientras que hoy, la mayoría entra porque no tienen  otra cosa. Lo decía él y quizás pensaba en otros países. Con Romano Prodi debió  de ser lo primero. Cuando explica cómo introdujo el euro te das cuenta de la  habilidad que tuvo. Dice que le preocupaba cómo reaccionarían franceses y  alemanes perdiendo el franco y el marco. No debió de ser fácil. Yo pensaba:  &#8220;Menos mal que los más preocupados con la identidad son de letras; si no, lo  primero que hubiésemos hecho al montar la Generalitat es crear la pela; y si  hubiésemos tenido la pela, ¿habríamos aceptado cargárnosla para adoptar el euro?  Claro que si hoy tuviésemos la pela la podríamos devaluar y exportaríamos más&#8221;. </span></p>
<p><span>Prodi, completamente al día, introducía en su charla lo  último del Congreso del Partido Comunista que acababa de celebrarse en Pekín,  como la <a href="http://www.chinadaily.com.cn/cndy/2010-03/15/content_9588400.htm" target="_blank">frase</a> del primer ministro Wen Jiabao, en una rueda de prensa de dos  horas antes 800 periodistas de todo el mundo, atendiendo sus preguntas: &#8220;<a href="http://article.wn.com/view/2010/03/15/Brighter_than_the_sun/" target="_blank">La  justicia y la equidad brillan más que el sol</a>&#8220;, demostrando que la principal  preocupación del Partido Comunista chino es la estabilidad social que sólo se  consigue con justicia y equidad. Viendo a Prodi, que repitió varias veces que  nació en 1939, de pie, moviéndose ágilmente, tomando preguntas con apertura,  respondiendo con precisión y profundidad, con aquel sentido del humor, pensaba:  &#8220;¿Por qué los europeos entusiastas vienen a China?, ¿qué tendrá este país que  atrae, cultiva y retiene el entusiasmo?&#8221;.</span></p>
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		<title>Politica industriale azzerata. Questo governo ha smantellato il programma Industria 2015</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 08:52:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Intervento di Romano Prodi su Il Sole 24 Ore del 24 febbraio 2010.
Caro direttore,
a una mia analisi sulla mancanza di politica industriale nel tempo di crisi, il ministro Claudio Scajola ha avuto l&#8217;amabilità di rispondere con ampiezza di argomentazioni sul Sole 24 Ore del 16 febbraio. A questo vorrei replicare con dati concreti, a volte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-1308" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/02/Cee-zarattiÔÇóapertura.jpg" alt="" width="250" height="250" />Intervento di Romano Prodi su <strong><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/24-febbraio-2010/politica-industriale-azzerata.shtml?uuid=31bd3a8a-2113-11df-9577-f5c6c14bceee&amp;DocRulesView=Libero&amp;fromSearch" target="_blank">Il Sole 24 Ore</a></strong> del 24 febbraio 2010.</p>
<p>Caro direttore,<br />
a una <a href="http://www.youdem.tv/VideoDetails.aspx?id_video=3b36ba69-03ab-4d6b-a817-ab9c171fc408" target="_blank">mia analisi</a> sulla mancanza di politica industriale nel tempo di crisi, il ministro Claudio Scajola ha avuto l&#8217;amabilità di <a href="http://www2.unitn.it/minirass/immagini/160210N/2010021631733.pdf" target="_blank">rispondere</a> con ampiezza di argomentazioni sul Sole 24 Ore del 16 febbraio. A questo vorrei replicare con dati concreti, a volte un poco pedanti, ma sempre efficaci per chiarire i termini del dibattito.</p>
<p>Prima di tutto vorrei ricordare al ministro in carica che il programma <a href="http://www.industria2015.ipi.it/" target="_blank">Industria 2015</a> è stato interamente ideato, organizzato e costruito sotto il <a href="http://www.soprip.it/public/Industria2015_Sole24Ore_5-05-08.pdf" target="_blank">mio governo</a> e approvato dal Consiglio dei ministri dello stesso governo su proposta del ministro delle Attività produttive, Pier Luigi Bersani, con un &#8220;fondo di competitività&#8221; di un miliardo di euro. E che, per rinforzare questo programma, la <a href="http://www.parlamento.it/parlam/leggi/06296l.htm" target="_blank">legge finanziaria 2007</a> (approvata a fine dicembre 2006) prevedeva a favore dell&#8217;industria un credito &#8220;automatico&#8221; d&#8217;imposta per la ricerca fino al 15% della spesa e fino a 15 milioni per ogni ricerca. E aggiungeva forti incentivazioni (finanziate per 570 milioni) per specifiche aree strategiche, che tuttora sono degne di essere considerate come prioritarie e cioè: efficienza energetica, mobilità sostenibile, scienza della vita, made in Italy, tecnologie per i beni culturali.</p>
<p>È vero che il governo Berlusconi è intervenuto su Industria 2015: ha infatti azzerato il fondo competitività, destinando i residui 450 milioni a operazioni di utilità molto dubbia per il paese (ex Alitalia) e sottraendoli all&#8217;industria e alla ricerca. Ha eliminato il sistema di valutazione indipendente, basata su standard europei, ripristinando il sistema poco trasparente dei &#8220;comitati&#8221; di nomina ministeriale e ha ritardato enormemente e ingiustificatamente l&#8217;erogazione dei finanziamenti di 200 progetti realizzati da tremila imprese ed enti di ricerca, che stanno ancora aspettando.</p>
<p>Invece ha varato i contratti d&#8217;innovazione: strumenti generici riservati di fatto alla grande impresa con dubbia copertura finanziaria, al di fuori di qualsiasi quadro di priorità politica industriale e di valutazione trasparente, ma unicamente fondati sulla discrezionalità.<br />
Il governo Prodi aveva poi istituito per le imprese il credito di imposta per la ricerca, un meccanismo automatico che premia chi fa ricerca anche al di fuori dei grandi progetti. Il governo Berlusconi ha nei fatti eliminato questa opportunità destinata anche al tessuto delle piccole e medie imprese, introducendo la pratica odiosa e umiliante per le imprese del click day: la politica industriale che premia chi arriva prima a fare &#8220;click&#8221; con il mouse.</p>
<p>Inoltre, dove sono finiti i 7 miliardi del Fas ricerca e competitività destinati a sostenere l&#8217;infrastrutturazione tecnologica dei sistemi e delle reti d&#8217;imprese, lo sviluppo della banda larga, la bonifica dei siti industriali inquinati, le azioni di sostegno sul territorio alle azioni prioritarie di Industria 2015? Svaniti nel nulla. Eppure il Fas (Fondo per le aree sottoutilizzate) era lo strumento che doveva far convergere le azioni nazionali d&#8217;Industria 2015 con quelle regionali verso le priorità di politica industriale del paese.</p>
<p>Quanto poi al Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, l&#8217;intervento è stato insufficiente sia nelle dimensioni sia nelle modalità (non si è andati verso una &#8220;portabilità&#8221; delle garanzie per le imprese, né si sono modificati i criteri di definizione del rating: ad esempio pluriannualità del periodo di riferimento).</p>
<p>Debbo solo lamentare che nel dare concretezza a questi progetti, dopo mesi di blocco si va oggi avanti con velocità e intensità almeno inferiori alle esigenze e alle aspettative. Se ne chiedete le ragioni, gli imprenditori e le loro associazioni le attribuiscono alla &#8220;perdita di network&#8221; (cioè di rapporti stabilizzati rispetto al governo precedente), all&#8217;allargamento dei tempi amministrativi, e poi, naturalmente, all&#8217;esplosione della crisi.</p>
<p>Tutte buone ragioni, ma il problema da me sollevato è proprio quello della necessità e dell&#8217;urgenza di costruire una politica economica in risposta alla crisi.</p>
<p>Vorrei anche ricordare che, proprio in risposta alle decennali lamentele da parte industriale riguardo all&#8217;eccessivo peso dei costi indiretti, fu varato il famoso taglio del cuneo fiscale che trasferiva alle imprese cinque miliardi di euro. Credo che questo provvedimento sia stato davvero utile a spingere il boom delle nostre esportazioni nel periodo immediatamente precedente alla crisi, periodo in cui abbiamo ripreso le quote nei mercati internazionali perdute negli anni precedenti.</p>
<p>Debbo tuttavia ammettere che un errore l&#8217;ho fatto davvero nel volere a ogni costo il cuneo fiscale. Come professore sapevo infatti (e ne sono ancora oggi convinto) che esso sarebbe stato molto utile all&#8217;economia italiana ma, come politico, ho fatto qualche calcolo sbagliato perché, dopo l&#8217;ottenimento dei vantaggi dello scudo, l&#8217;opposizione della Confindustria al mio governo si è fatta ancora più dura e quotidiana. Dato però che il provvedimento era buono in sé, almeno come professore, non me ne sono pentito.</p>
<p>Vorrei infine sottolineare come una politica industriale in un paese come l&#8217;Italia, che è il secondo paese industriale europeo e che trova nell&#8217;industria quasi l&#8217;unico pilastro veramente competitivo della sua economia, debba avere come priorità assoluta il sostegno delle imprese in questo periodo di difficoltà e la promozione dei cambiamenti strutturali necessari per affrontare la concorrenza futura. Quindi riprendere con vigore le linee d&#8217;Industria 2015 e promuovere le fusioni e gli accorpamenti aziendali necessari perché le nostre medie imprese possano in futuro affrontare con successo i mercati mondiali nelle nicchie specializzate in cui esse agiscono.<br />
Per fare questo bisogna lavorare di fino, con provvedimenti mirati riguardo ad esempio all&#8217;incentivazione all&#8217;acquisto dei macchinari ad alta tecnologia, che sono tra l&#8217;altro di produzione quasi totalmente europea e con una forte presenza italiana. E non si dovrebbe lasciare morire d&#8217;inedia i residui impianti intermedi della petrolchimica senza rispondere (aiutando accorpamenti e specializzazioni) agli enormi cambiamenti delle produzioni mondiali. E nemmeno appare uno strumento concreto il vantare il ritorno al nucleare rinviando tuttavia ogni decisione al dopo elezioni, in risposta al coro di rifiuti da parte delle regioni.<br />
Infine non è frutto di analisi accademica approfondita attribuire all&#8217;allora presidente dell&#8217;Iri la responsabilità della mancata fusione fra Italtel (che era di proprietà dell&#8217;Iri) e la Telettra (che non lo era affatto e che rifiutò con ogni mezzo di fondersi con Italtel).</p>
<p>Nella <a href="http://www.youdem.tv/VideoDetails.aspx?id_video=3b36ba69-03ab-4d6b-a817-ab9c171fc408" target="_blank">mia analisi</a> a Manifutura non ho dunque dimenticato gli ultimi due anni: ho solo constatato che sono due anni da dimenticare. Tuttavia, dato che la crisi, purtroppo, durerà ancora a lungo, vi è (ripeto purtroppo) ancora tempo per prendere decisioni, ben indirizzate e coordinate come altri paesi hanno fatto. Le energie per reagire positivamente con una vera politica industriale ci sono ancora.<br />
Faccio quindi al ministro Scajola i migliori auguri in proposito, incoraggiandolo ad agire con vigore per il rafforzamento della nostra industria.</p>
<p><em>Romano Prodi </em></p>
<p><em>Ex presidente del Consiglio</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il monito di Prodi a Bersani &#8220;Il Pd non è un partito centrista&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 13:55:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Intervista di Marco Marozzi a Romano Prodi su La Repubblica del 17 gennaio 2010
Benedice Emma Bonino nella sua corsa per il Lazio. «Come mio ministro è stata bravissima e leale, molto leale. E tale è rimasta dopo. Se c´è qualcuno che può vincere, è Emma». Con un avvertimento: «Deve però dimostrare di essere la sintesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1249" href="http://www.romanoprodi.it/interviste/il-monito-di-prodi-a-bersani-il-pd-non-e-un-partito-centrista_1248.html/attachment/prodi-e-bersani"><img class="size-full wp-image-1249 alignright" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/01/prodi-e-bersani.jpg" alt="prodi e bersani" width="230" height="247" /></a>Intervista di Marco Marozzi a Romano Prodi su <strong><a href="http://www.rassegnastampa.comune.roma.it/View.aspx?ID=2010011714708112" target="_blank">La Repubblica</a></strong> del 17 gennaio 2010</p>
<p>Benedice Emma Bonino nella sua corsa per il Lazio. «Come mio ministro è stata bravissima e leale, molto leale. E tale è rimasta dopo. Se c´è qualcuno che può vincere, è Emma». Con un avvertimento: «Deve però dimostrare di essere la sintesi di una coalizione, di essere capace di unire».</p>
<p>Romano Prodi fino ad ora ha evitato &#8220;incursioni&#8221; nella gestione &#8220;bersaniana&#8221; del Pd. Ma al <a href="http://www.libero-news.it/regioneespanso.jsp?id=327170" target="_blank">convegno</a> per <a href="http://www.redattoresociale.it/RedattoreSocialeSE_files/calendarioHTML/allegato_evento_812010_17182.pdf" target="_blank">ricordare</a> Ermanno <a href="http://www.fondazionegorrieri.it/jsps/158/Menu_Sinistro/165/Ermanno_Gorrieri/184/Biografia.jsp" target="_blank">Gorrieri</a> non riesce a trattenersi. E da il suo placet alla &#8220;corsa&#8221; dell´esponente radicale nel Lazio. Nello stesso tempo veste i panni del &#8220;padre nobile&#8221; e trasmette qualche raccomandazione ai democratici. A cominciare dal rapporto con l´Udc di Pier Ferdinando Casini: va bene l´alleanza ma non può essere a trazione &#8220;casiniana&#8221;. Bisogna evitare omologazioni «centriste».</p>
<p>I punti di riferimento devono rimanere i «valori» e il «fare». «Sono un testone: bisogna essere coerenti in politica e nell´etica». E in questo senso più che il centrismo sarebbe indispensabile l´impegno dei cattolici in politica: «Se ne sente la mancanza». Il Professore, dunque, accetta il ruolo di &#8220;saggio&#8221;: «Il rischio vero è che persino un settantenne si senta giovane, con questi chiari di luna».</p>
<p>Nel palazzo modenese voluto da Gorrieri e da un sindaco comunista, Prodi evoca l´Ulivo e il Pd. In prima fila i dirigenti regionali democratici, il bersaniano Bonaccini e la franceschiniana Bastico, parlamentari, professori, cooperatori, il capo degli europarlamentari Pd, Sassoli.</p>
<p>Clima da cantiere, con Prodi che parla del rapporto fra <a href="http://www.viaemilianet.it/rssmo.php?id=4591" target="_blank">comunisti e cattolici</a>. «Gorrieri fu di un anticomunismo totale e intransigente reso diverso dal rapporto con la vita quotidiana. In Italia invece dopo la caduta del Muro si è aperta la grande stagione dell´anticomunismo globale». Come reagire? «Si sente tantissimo la necessità del cristianesimo sociale» dice l´ex premier. «I cattolici hanno perduto la propria missione all´interno degli schieramenti poiché i loro valori non sono stati tradotti in politica. Bisogna annunciare i valori e starci dentro. Senza un progetto hai perso. I valori non tradotti in conseguente azione politica sono solo enunciazione. E le enunciazioni in politica non contano niente. Non farle seguire da atti coerenti lascia spazio a qualsiasi aberrazione».</p>
<p>Il ragionamento ricade nel confronto in vista delle prossime regionali. «Il rapporto quotidiano fra il politico e la sua gente &#8211; avverte Prodi &#8211; è reso impossibile dall´attuale legge elettorale per il Parlamento». Per questo chiama ancora una volta il Pd a mobilitarsi contro il sistema a liste bloccate voluto da Berlusconi nel 2005. «Ha creato l´anonimato fra i parlamentari. Con conseguenze enormi, terribili. La perdita di rapporti fra rappresentato e rappresentante rende inutile, senza senso, parlare di federalismo, localismo, autonomia. La politica sarà sempre sottoposta al potere centrale se non risponde nel quotidiano alla propria gente».</p>
<p>Il senatore veltroniano Giorgio Tonini dice che l´ex premier durante il suo governo «teneva conto della complessità della baracca». «In alcuni momenti &#8211; commenta l´interessato &#8211; tenevo conto solo io di questa complessità». Una riflessione che adesso riguarda il nuovo partito. La distanza con il gesuita padre Bartolomeo Sorge, presente al convegno, è su questo nettissima. Il religioso cita Lorenzo Dellai, ex-Margherita ora con Rutelli, e delinea la creazione di un aggregazione centrista, con il Pd e Casini. «L´onorevole Sorge &#8211; commenta con una punta di ironia &#8211; ci ha parlato di un partito politico&#8230; di centro». «Gorrieri &#8211; avvisa Prodi, al centro e a sinistra &#8211; non è mai stato innamorato del blairismo e su questo siamo stati felicemente d´accordo». E rispetto a «sindacato, partito, autorità ecclesiastica» era «non ribelle ma testone».</p>
<p>Luciano Guerzoni, presidente della Fondazione Gorrieri, lo blandisce: «Siete uguali». Prodi ride e ringrazia. «Testone è un termine emiliano. Se non sei così, è difficile nella vita politica di oggi essere coerenti, fedeli ad un´etica, ad una direzione».</p>
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		<title>Come stabilito da Prodi, in beneficienza i regali ricevuti dal Premier</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 08:35:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Genova, 29 nov. (Adnkronos) &#8211; Un fucile Winchester di ottone verniciato, con calcio in lapislazzuli, decorato con diamanti naturali e piccoli zaffiri cabochon. C&#8217;è anche questo tra gli oggetti esposti fino alle 19 di domani nei locali del Castello Mackenzie, a Genova, e destinati a essere messi all&#8217;asta il 2 dicembre; un oggetto da re [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1173" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2009/12/winchester_asta_prodi_ufs-400x300-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Genova, 29 nov. (<a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Un-Winchester-tempestato-di-diamanti-e-alcuni-gioielli-a-Genova-vanno-allasta-i-regali-dellex-premier-Prodi_4051759151.html" target="_blank"><strong>Adnkronos</strong></a>) &#8211; Un fucile Winchester di ottone verniciato, con calcio in lapislazzuli, decorato con diamanti naturali e piccoli zaffiri cabochon. C&#8217;è anche questo tra gli oggetti esposti fino alle 19 di domani nei locali del Castello Mackenzie, a Genova, e destinati a essere messi all&#8217;asta il 2 dicembre; un oggetto da re o da sceicchi. E infatti lo ha regalato il re dell&#8217;Arabia Saudita a Romano Prodi, allora presidente del Consiglio dei ministri, in occasione di una visita in Italia nel novembre 2007.</p>
<p>Lo stesso anno Prodi aveva <a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/Comunicati/dettaglio.asp?d=38691" target="_blank">stabilito</a> che ministri, membri del governo, ma anche collaboratori e familiari, non avrebbero piu&#8217; potuto <a href="http://www.sandrazampa.it/la-mia-campagna/prosegue-la-campagna-di-menzogne-del-giornale-contro-il-presidente-del-consiglio-prodi_77.html" target="_blank">accettare regali</a> del valore superiore di 300 euro, ricevuti nel corso di visite ufficiali all&#8217;estero o in occasione della visita di delegazioni straniere in Italia. Cosi&#8217; il Winchester, con altri regali ricevuti dall&#8217;ex premier, ora fa parte dei lotti battuti all&#8217;asta benefica da Cambi Casa d&#8217;Aste. Il ricavato sara&#8217; devoluto in beneficenza, su indicazione dello stesso Prodi, alle associazioni Libera, Cuamm e Casa Santa Chiara di Bologna.</p>
<p>Il Winchster e&#8217; valutato da un minimo di 1.500 a un massimo di 2.000 euro. Gli oggetti piu&#8217; costosi fanno parte dei doni portati dal re dell&#8217;Arabia Saudita nella vista del 2007, oppure offerti in dono dallo stesso re a Prodi in visita in Arabia nell&#8217;aprile 2007.</p>
<p>C&#8217;e&#8217; un collier in oro bianco 18 carati, con diamanti taglio brillante per 35 centimetri circa e cinque smeraldi taglio a goccia per 40 centimetri circa. Valutazione: minimo 12mila &#8211; massimo 15mila euro. Degli orecchini pendenti in oro bianco e giallo 18 carati con diamanti, taglio brillante per 15 centimetri circa e quattro smeraldi, taglio a goccia per 7,40 centimetri, sono valutati minimo 8mila &#8211; massimo 10mila euro. Un bracciale in oro bianco e giallo 18 carati, con diamanti taglio brillante per 11 centimetri circa e cinque smeraldi, taglio a goccia per 17 centimetri circa, vale 8mila &#8211; 10mila euro. Infine, dei regali arabi del novembre 2007 fa parte anche un anello in oro bianco e giallo 18 carati, con diamanti taglio brillante per 15centimetri circa e quattro smeraldi, taglio a goccia per 12 centimetri circa, valore 4mila &#8211; 5mila euro.</p>
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