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	<title>Romano Prodi &#187; Lavoro</title>
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	<description>Pagine del sito del prof. Romano Prodi</description>
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		<title>Sacrifici molto pesanti, ma per salvare il Paese. Gli altri leader europei facciano la loro parte</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/sacrifici-molto-pesanti-ma-per-salvare-il-paese-gli-altri-leader-europei-facciano-la-loro-parte_4474.html</link>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 05:10:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Verso il Consiglio europeo
L&#8217;egoismo tedesco allunga la crisi
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 29 gennaio 2012
Frastornati e confusi fra i rapporti del Fondo Monetario Internazionale, le decisioni della Banca Centrale Europea, i summit franco-tedeschi, gli happening delle agenzie di rating e i decreti del governo, i poveri italiani stanno perdendo la bussola e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/980e6273410971e0c574002bb28a4261_XL.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4476" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/980e6273410971e0c574002bb28a4261_XL-300x265.jpg" alt="" width="300" height="265" /></a>Verso il Consiglio europeo<br />
<strong>L&#8217;egoismo tedesco allunga la crisi</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=29-01-2012&amp;pdfIndex=61" target="_blank"><strong>Il Messaggero</strong></a> del 29 gennaio 2012</p>
<p>Frastornati e confusi fra i rapporti del <a href="http://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2012/update/01/pdf/0112.pdf" target="_blank">Fondo Monetario Internazionale</a>, le decisioni della <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-01-28/fiducia-torna-riforme-081036.shtml" target="_blank">Banca Centrale Europea</a>, i summit <a href="http://ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2012/01/08/visualizza_new.html_41464693.html" target="_blank">franco-tedeschi</a>, gli <a href="http://www.tgcom24.mediaset.it/economia/articoli/1033898/standard--poors-declassa-mezza-europa%3Cbr%3Ebene-monti-ma-le-riforme-sono-a-rischio.shtml" target="_blank">happening</a> delle agenzie di <a href="http://www.wallstreetitalia.com/article/1312451/fitch-declassa-il-rating-italia-tagli-piu-severi-evitati-grazie-a-monti.aspx" target="_blank">rating</a> e i <a href="http://www.tgcom24.mediaset.it/politica/articoli/articolo1035358.shtml" target="_blank">decreti</a> del <a href="http://www.governo.it/Notizie/Palazzo%20Chigi/dettaglio.asp?d=65689" target="_blank">governo</a>, i poveri italiani stanno <a href="http://www.repubblica.it/politica/2012/01/30/news/italiani_lotta_governo-28993174/?rss" target="_blank">perdendo la bussola</a> e non riescono a capire che cosa sta capitando e, soprattutto, che cosa ci capiterà in futuro.</p>
<p>Riguardo allo stato dei fatti,  è chiaro che la crisi non accenna a finire ma anzi <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/l%E2%80%99italia-si-dovra-preparare-a-un-anno-col-segno-meno-nessuna-crescita-senza-un-nuovo-patto-europeo_4290.html" target="_blank">durerà ancora a lungo</a>, assai più del previsto. L&#8217;<a href="https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/fields/2003.html" target="_blank">economia mondiale</a> continua a crescere ma appena intorno  al tre per cento (due punti in meno di due anni fa) e solo per la forza dei paesi in via di sviluppo che, seppure correndo con andatura più ridotta, mantengono una distanza abissale nei confronti della modesta crescita americana e della recessione europea.</p>
<p>Anche se non siamo quindi in grado di sapere quando usciremo dalla crisi, sappiamo tuttavia con certezza che vi usciremo in un mondo in cui i rapporti di forza saranno molto diversi rispetto al passato.</p>
<p>Limitandoci al quadro europeo, le più recenti ma non certo le più pessimistiche analisi (<a href="http://www.prometeia.it/it/media/comunicati-stampa/prometeia-presenta-a-bologna-il-br---strong-rapporto-di-previsione-strong----gennaio-2012.aspx?idC=63337&amp;idO=16721&amp;LN=it-IT" target="_blank">Prometeia 27 gennaio</a>) prevedono addirittura un calo dello 0,4% del PIL della zona Euro, con generali arretramenti di tutte le economie rispetto al passato e, perfino, con  una sostanziale stagnazione dell&#8217;economia tedesca.</p>
<p>Non possiamo certo meravigliarci. In conseguenza della frammentazione della politica europea tutti i paesi sono stati costretti ad aggiustare i bilanci nazionali, tagliando la spesa pubblica ed aumentando il peso fiscale. Per non essere vittime della speculazione internazionale siamo stati obbligati ad adottare una politica depressiva. Non dobbiamo perciò sorprenderci se la crisi si è aggravata in tutta Europa e ancora meno può destare sorpresa che, dato il nostro debito elevato e i nostri problemi strutturali, la situazione italiana sia assai peggiore della media europea. Avremo infatti in Italia una probabile <a href="http://www.oipamagazine.eu/categoria4696/Economia-e-Finanza/Economia-e-Lavoro/pil-rapporto-prometeia-previsto-un-calo-dell%5E17-quest%5Eanno.-ripresa-nel-2013.html" target="_blank">caduta del reddito</a> intorno all&#8217;1,7%  mentre, solo pochi mesi fa, speravamo di assestarci attorno allo zero.</p>
<p>Alla base di questo grave slittamento italiano sta il <a href="http://borsaitaliana.it.reuters.com/article/businessNews/idITMIE80Q03M20120127" target="_blank">crollo dei consumi</a> che, nel corso di due anni, sono destinati a calare di quasi il 5%.  Un crollo così ampio da coinvolgere pesantemente non solo i beni durevoli ma  anche i <a href="http://bologna.repubblica.it/dettaglio-news/15:23/4104300" target="_blank">prodotti alimentari</a>. Nello stesso rapporto <a href="http://www.prometeia.it/it/media/comunicati-stampa/prometeia-presenta-a-bologna-il-br---strong-rapporto-di-previsione-strong----gennaio-2012.aspx?idC=63337&amp;idO=16721&amp;LN=it-IT" target="_blank">Prometeia</a> vi è scritto che, alla fine del 2014, i consumi alimentari saranno, in termini reali, inferiori del 9,6% rispetto a quelli del 2007.  Questo impressionante regresso è avvenuto in conseguenza di una caduta dei redditi delle famiglie così forte che i consumi stanno crollando anche in presenza di una sostanziosa diminuzione del tasso di risparmio. Una diminuzione  che ci ha già portato in pochi anni dal primo all&#8217;ultimo posto nella classifica del risparmio tra i grandi paesi europei.</p>
<p>Approfondendo tutti questi dati troviamo inoltre l&#8217;evidenza (dolorosa anche se non sorprendente) che la riduzione del reddito disponibile si è concentrata maggiormente sulle <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=44642&amp;sez=HOME_ECONOMIA&amp;npl=&amp;desc_sez=" target="_blank">fasce  più basse</a>.</p>
<p>Il paese sta quindi diventando <a href="http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201201252124-ipp-rt10315-famiglie_piu_povere_i_redditi_tornano_agli_anni_90" target="_blank">più povero e più ingiusto</a>. D&#8217;altra parte non potrebbe essere altrimenti dato che, negli ultimi anni, soprattutto in conseguenza delle profonde ristrutturazioni dell&#8217;apparato industriale, abbiamo perso quasi <a href="http://www.rassegna.it/articoli/2011/12/15/81152/italia-in-recessione-persi-1-milione-di-posti-di-lavoro" target="_blank">ottocentomila posti di lavoro</a>. Altri purtroppo ne dovremo perdere nel prossimo futuro, anche se una grande parte delle ristrutturazioni è già stata compiuta. Solo una minima percentuale della perdita di occupazione può essere infatti compensata dall&#8217;aumento della domanda di cura alle persone, soprattutto dovuto all&#8217;invecchiamento della popolazione.</p>
<p>L&#8217;unico elemento positivo è dato dalle prospettive delle esportazioni, sperando naturalmente che la debolezza delle economie europee non si accompagni al rafforzamento dell&#8217;euro che, nonostante i recenti assestamenti, mi sembra essere ancora sopravvalutato.</p>
<p>Ho riportato tutti questi dati non certo per confondere ulteriormente il lettore e nemmeno per demoralizzarlo. Essi mettono semplicemente in rilievo che il necessario e non procrastinabile <a href="http://www.governo.it/Notizie/Palazzo%20Chigi/dettaglio.asp?d=65689" target="_blank">aggiustamento della nostra economia</a> deciso dal governo Monti ha obbligato il nostro paese a sacrifici molto pesanti e che questi sacrifici saranno prolungati anche in futuro.</p>
<p>Abbiamo fatto cioè <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/litalia-ha-fatto-il-suo-dovere-ora-tocca-agli-altri_4274.html" target="_blank">tutti i compiti</a> che i vari maestri ci avevano assegnato. A questo punto abbiamo il diritto di sapere  se e quando se ne manifesteranno gli effetti positivi. Ci attendiamo perciò che i prossimi <a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=161126" target="_blank">vertici europei</a> non si concludano con misure insufficienti e talmente vaghe nella loro fase di attuazione, da non arrestare il gioco della speculazione, rinviando alle calende greche ogni prospettiva di ripresa europea.</p>
<p>Il fatto che anche la Germania veda <a href="http://borsaitaliana.it.reuters.com/article/foreignNews/idITL5E8CU1DG20120130" target="_blank">peggiorare</a> le proprie prospettive e che il presidente Obama sia <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-11-28/vertici-missione-casa-bianca-083204.shtml?uuid=AaCWBJPE" target="_blank">visibilmente preoccupato</a> per i possibili effetti negativi di una recessione europea sulle elezioni americane dovrebbe spingere verso una politica che, attraverso una maggiore solidarietà, avvicini finalmente la fine della crisi e prepari la ripresa.</p>
<p>Dati i precedenti non sono troppo ottimista che questo avvenga in fretta. Per ora mi basta che i leader europei siano convinti che, fra i compiti da fare, non vi sia quello di fare testamento.</p>
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		<title>Gli investimenti piu&#8217; necessari per ridare impulso all&#8217;economia sono quelli in istruzione e ricerca</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/notizie/gli-investimenti-piu-necessari-per-ridare-impulso-alleconomia-sono-quelli-in-istruzione-e-ricerca_4461.html</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 17:59:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Crisi: Prodi, aspettative giovani dipendono anche da Ue. Occorre unita&#8217;
(ASCA) &#8211; Roma, 26 gen &#8211; &#8221;Le aspettative a breve sono sicuramente legate solo alla crescita, a lungo termine invece o l&#8217;Europa si mette insieme davvero o saremo emarginati. Qui non c&#8217;e&#8217; mica l&#8217;idea che si puo&#8217; anche decadere al mondo? Purtroppo o ci mettiamo assieme [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/ricerca.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4464" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/ricerca-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Crisi: Prodi, aspettative giovani dipendono anche da Ue. Occorre unita&#8217;</strong></p>
<p>(<a href="http://www.asca.it/news-Crisi__Prodi__aspettative_giovani_dipendono_anche_da_Ue__Occorre_unita_-1117767-FOT.html" target="_blank"><strong>ASCA</strong></a>) &#8211; Roma, 26 gen &#8211; &#8221;Le aspettative a breve sono sicuramente legate solo alla crescita, a lungo termine invece o l&#8217;Europa si mette insieme davvero o saremo emarginati. Qui non c&#8217;e&#8217; mica l&#8217;idea che si puo&#8217; anche decadere al mondo? Purtroppo o ci mettiamo assieme o decadiamo&#8221;. Cosi&#8217; Romano Prodi, presidente della <a href="http://www.fondazionepopoli.org/" target="_blank">Fondazione</a> per la collaborazione tra i popoli, a margine della cerimonia per l&#8217;inaugurazione del <a href="http://www.uniroma3.it/news2.php?news=1323&amp;p=1" target="_blank">XX anno accademico dell&#8217;Ateneo di &#8221;Roma Tre&#8217;</a>&#8216;, in merito alle aspettative dei ragazzi italiani alla luce dei <a href="http://www.confindustria.it/ancong.nsf/6e5eaa383994da9ac1256fc4002e5307/88c900da33790bbac125799100312cc9/$FILE/CF_gennaio%202012.pdf" target="_blank">dati sulla disoccupazione</a> e sul <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2012-01-25/confidustria-economia-debole-fino-121408.shtml?uuid=Aa5EQLiE" target="_blank">lavoro precario</a>.</p>
<p>&#8221;A breve invece, per i prossimi anni, &#8211; ha aggiunto &#8211; il problema e&#8217; <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/tre-ricette-per-rilanciare-loccupazione_2504.html" target="_blank">riprendere la crescita</a> dando <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/litalia-per-tornare-competitiva-deve-investire-nella-ricerca-in-particolare-nelle-energie-rinnovabili-e-nelle-scienze-della-vita_664.html" target="_blank">impulso all&#8217;economia</a> con la contraddizione che gli <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/lunare-il-taglio-delle-tasse-investire-sul-futuro-scuola-ricerca-e-innovazione_3269.html" target="_blank">investimenti piu&#8217; necessari</a> sono quelli in <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/per-ridare-speranza-ai-giovani-investire-su-ricerca-investimenti-e-scuola_4040.html" target="_blank">istruzione e ricerca</a>, che sono quelli che danno <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/attenti-ai-medici-che-non-conoscono-lammalato-reagire-alla-crisi-con-innovazione-e-ricerca_1506.html" target="_blank">frutto piu&#8217; lontano</a> nel tempo. Questo <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/ricerca-sviluppo-e-innovazione-per-rimanere-competitivi-e-superare-la-crisi_655.html" target="_blank">e&#8217; il problema</a>&#8221;.</p>
<p>Come mi chiese una volta un mio studente, &#8221;l&#8217;Europa e&#8217; un laboratorio o un museo? Il grande problema e&#8217; ricostruire questo laboratorio e non e&#8217; facile&#8221;.</p>
<p>Il problema adesso &#8221;e&#8217; non affogare e non possiamo andare avanti in un <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/come-finanziare-il-futuro-tre-riforme-urgenti-per-salvare-leuropa_854.html" target="_blank">Europa frammentata</a> in cui i giovani si trovano in una situazione di difficolta&#8217;, hanno capito i problemi, ma, a differenza del &#8216;68, <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/gli-indignados-hanno-ragione-oggi-la-redistribuzione-del-reddito-e-iniqua_4287.html" target="_blank">non c&#8217;e&#8217; un pensatore</a>, non c&#8217;e&#8217; un politico che traduca questo. Io non conosco un nome di un indignado. C&#8217;e&#8217; ancora John Barrett che canta&#8221;.</p>
<p>In merito all&#8217;Italia invece Prodi evidenzia come non sia &#8221; il paese rifiuto che l&#8217;opinione pubblica internazionale ci vuole descrivere&#8221;, ma ha delle caratteristiche diverse rispetto agli altri, &#8221;due anomalie: la <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/sconfiggere-levasione-fiscale-per-difendere-la-democrazia-e-sconfiggere-la-criminalita_4109.html" target="_blank">criminalita</a>&#8216; e l&#8217;<a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/l%E2%80%99evasione-e-un-furto-che-puo-portare-alla-catastrofe-dell%E2%80%99italia%E2%80%9D_4407.html" target="_blank">evasione fiscale</a>&#8221;. In ogni caso &#8216;&#8217;spero che possa di nuovo trovare il modo per offrire ai nostri giovani un posto concreto&#8221;.</p>
<p>map/gc</p>
<p><strong>Merkel: Prodi, errore non cpire che futuro Europa condizionato dall&#8217;Euro</strong></p>
<p>(<a href="http://www.agenparl.it/articoli/news/esteri/20120126-merkel-prodi-errore-non-capire-che-futuro-europa-condizionato-dall-euro" target="_blank"><strong>AGENPARL</strong></a>) &#8211; Roma, 26 gen &#8211; «Cosa convincerà la Merkel a salvare l&#8217;euro? In ultima istanza <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/il-tandem-berlino-parigi-ha-fallito-portare-a-termine-il-progetto-delleuro_4308.html" target="_blank">la convenienza tedesca</a>: quando in queste vicende si arriva al punto in cui il leader non è capace di prendere delle decisioni allora saranno le cose a <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/deluso-dalla-merkel-decisioni-tardive-e-insufficienti_4229.html" target="_blank">decidere per lei</a>». Lo ha dichiarato questa mattina Romano Prodi ai microfoni di Radio Popolare Roma che lo ha interpellato a margine dell&#8217;inaugurazione dell&#8217;<a href="http://www.controcampus.it/spip.php?article27947" target="_blank">anno accademico a Roma Tre</a>.</p>
<p>«La domanda deve essere molto semplice – ha proseguito l&#8217;ex presidente del consiglio &#8211; la Germania ha interesse allo scioglimento dell&#8217;euro? La risposta è no, perché la Germania è <a href="http://www.romanoprodi.it/wp-admin/post.php?action=edit&amp;post=4461&amp;message=1" target="_blank">forte sopratutto perché c&#8217;è l&#8217;euro</a> e gli altri non possono svalutarle in faccia la moneta. La cancelliera ha deciso di compiacere il proprio elettorato ma non lo può fare oltre un certo limite, cambierà parere quando si accorgerà che siamo vicini al baratro». «C&#8217;è sempre una possibilità di suicidio al mondo, tanti errori sono stati fatti dalla storia – ha concluso Romano Prodi – sarebbe un enorme errore non capire che il futuro dell&#8217;Europa è condizionato a una più forte Unione e quindi anche alla presenza dell&#8217;euro».</p>
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		<title>Πρόντι: Όποιος παίζει με την Ελλάδα παίζει με όλους</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/estero/chi-gioca-contro-la-grecia-gioca-contro-tutta-leuropa_4448.html</link>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 11:42:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«Είναι η ώρα της αλληλεγγύης»
Πρόντι: Όποιος παίζει με την Ελλάδα παίζει με όλους
Dichiarazione di Romano Prodi alle agenzie di stampa greche del 19 gennaio 2012: &#8220;Chi gioca contro la Grecia, gioca contro tutta l&#8217;Europa&#8220;

«Είναι η ώρα της αλληλεγγύης. Προσέξτε, όποιος παίζει με την Ελλάδα, παίζει με όλους» δηλώνει στο Αθηναϊκό Πρακτορείο Ειδήσεων ο πρώην πρόεδρος [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/domino.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4450" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/domino-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>«Είναι η ώρα της αλληλεγγύης»<br />
<strong>Πρόντι: Όποιος παίζει με την Ελλάδα παίζει με όλους</strong></p>
<p><em>Dichiarazione di Romano Prodi alle agenzie di stampa greche del 19 gennaio 2012: &#8220;<a href="http://www.protothema.gr/economy/article/?aid=171884" target="_blank"><strong>Chi gioca contro la Grecia, gioca contro tutta l&#8217;Europa</strong></a>&#8220;</em><strong><br />
</strong></p>
<p>«<a href="http://www.skai.gr/news/finance/article/192191/r-prodi-opoios-paizei-me-tin-ellada-paizei-me-olous/" target="_blank">Είναι η ώρα της αλληλεγγύης</a>. Προσέξτε, όποιος παίζει με την Ελλάδα, παίζει με όλους» δηλώνει στο Αθηναϊκό Πρακτορείο Ειδήσεων ο πρώην πρόεδρος της Ευρωπαϊκής Επιτροπής και Ιταλός πρώην πρωθυπουργός, <a href="http://www.metrogreece.gr/ArticleDetails/tabid/82/ArticleID/59828/Default.aspx" target="_blank">Ρομάνο Πρόντι</a>.</p>
<p>«<a href="http://www.amna.gr/articleview2.php?id=7249" target="_blank">Δεν θέλω να κάνω προβλέψεις</a> σχετικά με τη στάση της σημερινής ευρωπαϊκής ηγεσίας, αλλά είμαι βέβαιος ότι βρίσκεται ενώπιον μιας μεγάλης ευθύνης σε ό,τι αφορά τις αποφάσεις, που πρέπει να ληφθούν» προσθέτει, επισημαίνοντας πως «<a href="http://www.imerisia.gr/article.asp?catid=12336&amp;subid=2&amp;pubid=112804098" target="_blank">η Ελλάδα κάνει θυσίες και λαμβάνει μέτρα πολύ επώδυνα</a>. Όλα αυτά, όσοι κρατούν τα σκήπτρα αυτή τη στιγμή, πρέπει να τα λάβουν οπωσδήποτε υπόψη τους».</p>
<p>Σε ό,τι αφορά τη στάση της Γερμανίας και ολόκληρης της Ευρωπαϊκής Ένωσης διατυπώνει έντονες επικρίσεις: «<a href="http://www.kathimerini.gr/4dcgi/_w_articles_kathremote_1_19/01/2012_423222" target="_blank">Αυτή τη στιγμή λείπει η γενικότερη αίσθηση</a> τού τι σημαίνει Ιστορία. Η ελληνική κρίση στο παρελθόν μπορούσε να λυθεί πολύ εύκολα. Σήμερα, είναι απόλυτα αναγκαίες αλληλέγγυες παρεμβάσεις. Η δε Γερμανία δεν πρέπει να ξεχάσει την ευρωπαϊκή υποστήριξη κατά τη <a href="http://gr.news.yahoo.com/%CF%80%CF%81%CF%8C%CE%BD%CF%84%CE%B9-%CF%8C%CF%80%CE%BF%CE%B9%CE%BF%CF%82-%CF%80%CE%B1%CE%AF%CE%B6%CE%B5%CE%B9%CE%BC%CE%B5-%CF%84%CE%B7%CE%BD-%CE%B5%CE%BB%CE%BB%CE%AC%CE%B4%CE%B1-%CF%80%CE%B1%CE%AF%CE%B6%CE%B5%CE%B9-%CE%BC%CE%B5-%CF%8C%CE%BB%CE%BF%CF%85%CF%82-171038288.html" target="_blank">φάση της ανοικοδόμησής της</a>».</p>
<p>Ειδικότερα για τη Γερμανία, σημειώνει: «Ανησυχώ όταν ακούω τη Γερμανία να μας λέει, και σε εμάς τους Ιταλούς, ότι πρέπει να πετύχουμε μόνοι μας τους επιβεβλημένους και αναγκαίους οικονομικούς στόχους. Διότι, σε περίπτωση αποτυχίας και χρεοκοπίας του ευρώ -που δεν νομίζω ότι, τελικώς, θα σημειωθεί- θα πληρώσει σοβαρές συνέπειες και η Γερμανία. <a href="http://www.ert.gr/ellada/item/2160-R-Pronti-%C2%ABOpoios-paizei-me-thn-Ellada,-paizei-me-oloys%C2%BB" target="_blank">Θα ήταν η πρώτη που θα έβγαινε χαμένη από μια τέτοια εξέλιξη</a>».</p>
<p>Καταλήγοντας τονίζει πως «η έξοδος της Ελλάδας από το ευρώ και μια τυχόν χρεοκοπία θα ήταν ιδιαίτερα αρνητική εξέλιξη για όλα τα κράτη-μέλη της Ευρωζώνης». Επιπλέον, επαναλαμβάνει τη θέση του υπέρ της έκδοσης ευρωομολόγων αλλά και ενίσχυσης της Ευρωπαϊκής Κεντρικής Τράπεζας: «Είμαι βαθύτατα πεπεισμένος ότι ολόκληρη η Ευρωζώνη χρειάζεται οπωσδήποτε την έκδοση ευρωομολόγων και την άμεση, ουσιαστική ενίσχυση της Ευρωπαϊκής Κεντρικής Τράπεζας, διότι όσο δεν υπάρχει μια ισχυρή Κεντρική Τράπεζα, όπως στην Αμερική, η κερδοσκοπία θα συνεχίσει να επιτίθεται στις χώρες μας. Αν η Ευρώπη δεν αντιταχθεί ενωμένη στην επίθεση των κερδοσκόπων, θα χάσει το παιχνίδι. Αυτό είναι το κεντρικό μήνυμα, που πρέπει <a href="http://troktiko.eu/2012/01/pronti-opoios-paizei-me-thn-ellada-paizei-me-olous/" target="_blank">να κατανοήσει η Γερμανία</a>».</p>
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		<title>Dare risposte efficaci per il benessere dei cittadini e la produttività dell’economia</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 17:30:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Commento di Romano Prodi  su ““ all&#8217; Assemblea di Federimmobiliare del 18 gennaio 2012
Ospite d’onore dell’Assemblea è stato Romano Prodi con una relazione su “L’Italia e l’Europa nell’economia globale“.
Prodi, a proposito del ruolo dell’industria dei servizi immobiliari nella attuale situazione di crisi, ha dichiarato che “ La competizione fra territori si basa anche sulla loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.federimmobiliare.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=232%3Acommenti-di-romano-prodi-e-gualtiero-tamburini-su-assemblea-di-federimmobiliare-&amp;catid=1%3Acomunicati-stampa&amp;Itemid=12&amp;lang=it" target="_blank">Commento</a> di Romano Prodi  su “<a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/casaimpattozero.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4445" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/casaimpattozero-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" /></a><strong></strong>“ all&#8217; <a href="http://www.quotidianoimmobiliare.tv/2495/Assemblea-Annuale-di-Federimmobiliare-Anno-2012" target="_blank"><strong>Assemblea</strong></a> di <a href="http://www.aici-italia.it/content/view/313/" target="_blank">Federimmobiliare</a> del 18 gennaio 2012</p>
<p>Ospite d’onore dell’Assemblea è stato Romano Prodi con una relazione su “L’Italia e l’Europa nell’economia globale“.</p>
<p>Prodi, a proposito del ruolo dell’industria dei servizi immobiliari nella attuale situazione di crisi, ha dichiarato che “ La competizione fra territori si basa anche sulla loro qualità. Uno degli asset principali dell’Europa, e dell’Italia in particolare, è costituito dalle straordinarie peculiarità e potenzialità dell’ambiente e del territorio costruito. Una attenta attività di gestione, manutenzione e valorizzazione di questi beni non può prescindere dalla presenza di una moderna industria dei servizi immobiliari.</p>
<p>Le privatizzazioni di immobili pubblici, la rigenerazione delle città, con il recupero di aree dismesse o degradate, gli interventi per  ridurre i consumi energetici negli immobili, l’offerta di abitazioni di qualità a canoni di locazione moderati, sono solo alcune delle sfide a cui occorre oggi dare risposte efficaci per perseguire politiche tese al benessere dei cittadini ed alla produttività dell’economia.</p>
<p><object width="400" height="225"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="movie" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=35421758&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1&amp;autoplay=0&amp;loop=0" /><embed src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=35421758&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1&amp;autoplay=0&amp;loop=0" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="400" height="225"></embed></object>
<p><a href="http://vimeo.com/35421758">Intervista QI TV &#8211; Romano Prodi assemblea annuale Federimmobiliare</a> from <a href="http://vimeo.com/romanoprodi">Romano Prodi</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
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		<title>L’evasione è un furto che può portare alla catastrofe dell’Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 10:16:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prodi: “Il blitz di Cortina? Il Paese reale abita ad Abbiategrasso” 
Articolo di David Marceddu su Il Fatto Quotidiano del 11 gennaio 2012
Bologna, l&#8217;ex premier racconta di quando da presidente del consiglio gli proposero&#8221;150 con fattura e 100 senza&#8221;. Poi lancia un appello: “Parlo agli educatori e agli insegnanti: spiegate che l&#8217;evasione è un furto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/cortina144050.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4408" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/cortina144050-300x235.jpg" alt="" width="300" height="235" /></a>Prodi: “Il blitz di Cortina? Il Paese reale abita ad Abbiategrasso” </strong></p>
<p>Articolo di David Marceddu su <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/11/prodi-blitz-cortina-paese-reale-abita-abbiategrasso/182856/" target="_blank"><strong>Il Fatto Quotidiano</strong></a> del 11 gennaio 2012</p>
<p>Bologna, l&#8217;ex premier racconta di quando da presidente del consiglio gli proposero&#8221;150 con fattura e 100 senza&#8221;. Poi lancia un appello: “Parlo agli educatori e agli insegnanti: spiegate che l&#8217;evasione è un furto che può portare alla catastrofe dell&#8217;Italia”</p>
<p>Romano Prodi torna a parlare di <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/sconfiggere-levasione-fiscale-per-difendere-la-democrazia-e-sconfiggere-la-criminalita_4109.html" target="_blank">evasione fiscale</a> dalla sua Bologna e lo fa con un pizzico di ironia. “Perfino quando ero presidente del Consiglio mi proposero ’<a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/%E2%80%9Ccento-euro-senza-ricevuta-o-centocinquanta-con-la-ricevuta_4333.html" target="_blank">150 con fattura, 100 senza!</a>’”. E commentando il blitz di Cortina, l’ex premier prova a ridimensionare le polemiche: “Avranno pure esagerato coi modi. Se i controlli li avessero fatti ad Abbiategrasso sarebbe stato forse più efficace perché dava il senso generale del Paese. Ma l’immagine che ne emerge – conclude Prodi – è comunque quella di un <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/con-monti-litalia-ricostruira-il-suo-ruolo-ma-occorre-una-riscossa-etica-tutti-insieme_4201.html" target="_blank">Italia senza senso collettivo</a>”.</p>
<p>Una lezione piena di pessimismo (o realismo come lo chiama lui), e centinaia di persone zitte zitte per oltre un’ora ad ascoltare il professor Prodi parlare di economia, invitato dal Centro San Domenico. A una domanda sulle dimissioni del sottosegretario Carlo Malinconico, in uno dei pochi momenti non accademici, l’ex presidente della Commissione europea si smarca e la ributta sul tema della moralità: “Non abbiamo mica un Paese con la moralità francescana. Il senso collettivo, a ogni livello, non esiste. Se un quarto non paga le imposte – prosegue Prodi – è chiaro che per chi invece paga il peso è insostenibile”. Infine l’ex premier lancia un grido per il futuro: “Mi appello agli educatori e agli insegnanti: spiegate che l’evasione è un furto che può portare alla catastrofe dell’Italia”.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="640" height="360" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/qGZu_HXPNd4&amp;rel=0&amp;hl=en_US&amp;feature=player_embedded&amp;version=3" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="360" src="http://www.youtube.com/v/qGZu_HXPNd4&amp;rel=0&amp;hl=en_US&amp;feature=player_embedded&amp;version=3" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Per il resto la lectio del Professore, seguita in un silenzio rispettoso, intervallato solo da molti applausi, è una summa del Prodi Pensiero degli ultimi mesi. Innanzitutto c’è il distacco crescente tra cittadini e governanti: “Gli spazi di libertà della politica si sono ridotti moltissimo. Gli elettori chiedono sempre di più e i governanti possono dare sempre meno”. Il professore arriva addirittura a prefigurare scenari foschi: “Attenzione, la tentazione di cadere in regimi semi-autoritari non è così lontana, stiamo attenti”. Per evitare lo scollamento inoltre “bisogna fare in modo che la gente senta l’equità perché <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/si-accorgono-solo-ora-che-levasione-e-vastissima-e-questa-che-produce-il-deficit_3747.html" target="_blank">i sacrifici siano divisi</a> tra tutti”.</p>
<p>Quali le conseguenze di questo distacco? Gli indignati prima di tutto, un movimento che Prodi apprezza ma che non è a suo parere capace di rappresentare una vera alternativa: “Sono un tipo di movimento mai visto prima. Non crescono in numero e non diminuiscono, non hanno un filosofo, né un leader, ma vanno avanti. Da palla di neve il loro movimento non è diventato valanga, ma queste persone <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/gli-indignados-hanno-ragione-oggi-la-redistribuzione-del-reddito-e-iniqua_4287.html" target="_blank">tengono accesa</a> una fiamma”.</p>
<p>Indica la sua via d’uscita e bacchetta le ricette politiche di Angela Merkel: “Dobbiamo mettere apposto il bilancio <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/litalia-ha-fatto-il-suo-dovere-ora-tocca-agli-altri_4274.html" target="_blank">se no la maestra ci picchia</a>, ma questo fa sì che avremo <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/l%E2%80%99italia-si-dovra-preparare-a-un-anno-col-segno-meno-nessuna-crescita-senza-un-nuovo-patto-europeo_4290.html" target="_blank">un &#8211; 2 % di Pil</a>. Non si possono fare solo politiche restrittive. Non possiamo mica andare avanti con depressioni su depressioni”.I politici europei, conclude Prodi “non hanno la proiezione futura sulle conseguenze politiche delle attuali scelte”.</p>
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		<title>L&#8217;Euro ci ha protetto, ora facciamo l&#8217;Europa</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/leuro-ci-ha-protetto-ora-facciamo-leuropa_4318.html</link>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 06:03:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dossier 2002-2012
L&#8217;Euro ci ha protetto, ora facciamo l&#8217;Europa
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 31 dicembre 2011
Dieci anni fa, allo scadere della mezzanotte tra il 31 dicembre del 2001  e il primo gennaio del 2002, ho compiuto, insieme al cancelliere  austriaco, il primo acquisto in euro. In un chiosco di una Vienna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/12/euro.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4319" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/12/euro-300x279.jpg" alt="" width="300" height="279" /></a>Dossier 2002-2012</p>
<p><strong>L&#8217;Euro ci ha protetto, ora facciamo l&#8217;Europa</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=31-12-2011&amp;pdfIndex=61" target="_blank"><strong>Il Messaggero</strong></a> del 31 dicembre 2011<br />
Dieci anni fa, allo scadere della mezzanotte tra il 31 dicembre del 2001  e il primo gennaio del 2002, ho compiuto, insieme al cancelliere  austriaco, <a href="http://www.repubblica.it/online/economia/euroecco/feste/feste.html" target="_blank">il primo acquisto in euro</a>. In un chiosco di una Vienna in  festa abbiamo comprato un beneaugurante mazzo di fiori per le nostre  rispettive consorti.</p>
<p>L&#8217;atmosfera gioiosa non era fuori luogo perchè, con quel gesto  simbolico, si celebrava un <a href="http://m.sky.it/tg24/economia/2011/12/03/crisi_euro_blob_dichiarazioni_nascita_moneta_unica_2001_monti_prodi_berlusconi_bersani_bossi" target="_blank">avvenimento di importanza storica</a>: per la  prima volta un folto gruppo di Paesi abbandonava la propria moneta per  abbracciare una valuta comune. Con questa decisione essi rinunciavano a  uno dei due fondamenti della sovranità, cioè la moneta, in attesa di  condividere con i Paesi fratelli anche l&#8217;altro pilastro della Stato  moderno, e cioè l&#8217;esercito. Una decisione che voltava definitivamente le  spalle al passato europeo di guerre e di sangue e che, nello stesso  tempo, era in grado di inserire l&#8217;Europa tra i grandi protagonisti della  politica e dell&#8217;economia mondiale. Con la moneta unica l&#8217;Unione Europea  si candidava a entrare tra i costruttori della globalizzazione ormai in  corso e non più arrestabile.</p>
<p>Il traguardo dell&#8217;euro coronava un cammino lungo e difficile, durante il  quale le politiche dei diversi Paesi avevano dovuto adattarsi alle  regole comuni con l&#8217;adozione di cambiamenti radicali. A partire  dall&#8217;Italia, che aveva accumulato ingenti debiti e aveva vissuto gli  ultimi trent&#8217;anni in una devastante inflazione e una continua  svalutazione. Fu quindi un cammino molto difficile e si arrivò al  traguardo solo per la comunanza di obiettivi da parte dei leader dei  principali Paesi europei: Germania, Francia, Italia e Spagna decidevano  di mettere definitivamente in comune il proprio destino.</p>
<p>Non ci nascondevamo le difficoltà di un simile decisione ed eravamo  coscienti che a questa ne dovevano seguire altre, perchè non è possibile  avere <a href="http://www.romanoprodi.it/la-mia-visione-dei-fatti" target="_blank">una moneta comune</a> senza condividere le linee di <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/non-basta-leuro-ci-vogliono-riforme-e-politiche-comuni-ed-efficaci_3761.html" target="_blank">una comune  politica economica</a>. Ricordo quante volte sollevai questo problema,  ammonendo che senza realizzare quest&#8217;obiettivo una crisi sarebbe stata <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/l%E2%80%99unione-politica-che-non-c%E2%80%99e-se-leuropa-rinuncia-a-salvare-la-grecia_1387.html" target="_blank"> prima o poi inevitabile</a>. Ricordo le sagge risposte del cancelliere Kohl,  che replicava dicendo che nemmeno Roma era stata edificata in un giorno  e che le decisioni necessarie per fare convergere le politiche  economiche sarebbero state prese in seguito, con il tempo e la  ponderazione necessari. Una risposta saggia, che non poteva però tenere  conto del progressivo cambiamento dello spirito pubblico e delle  leadership politiche europee.<br />
Agli anni della speranza sarebbero infatti seguiti gli anni della paura:  paura della globalizzazione, paura della disoccupazione, paura della  Cina. Paure che si potevano vincere solo con un&#8217;Europa unita e che  invece hanno finito con interrompere il suo cammino verso l&#8217;unità e  favorire il dilagare del populismo.</p>
<p>Eppure per otto anni l&#8217;euro ha funzionato come doveva, riducendo  l&#8217;inflazione, obbligando i Paesi a una maggiore disciplina di bilancio  e, attraverso la diminuzione dei tassi di interesse, rendendo possibile  il mantenimento dell&#8217;equilibrio finanziario anche nei Paesi pesantemente  indebitati, come l&#8217;Italia. Le divergenze nelle politiche economiche  hanno tuttavia reso quest&#8217;equilibrio sempre più precario, fino a che la  crisi greca non ha messo a nudo le differenze di efficienza e di  produttività che si erano accumulate dopo la costruzione dell&#8217;euro.</p>
<p>La <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/spegnere-lincendio-tenendo-saldi-i-conti-senza-questo-non-si-puo-neanche-pensare-alla-crescita_3357.html" target="_blank">crisi greca</a> che, per le sue modeste dimensioni, avrebbe potuto essere  <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/leuropa-e-paralizzata-e-in-ritardo-rispetto-alla-crisi_4165.html" target="_blank">l&#8217;occasione per costruire</a> quella politica di coesione ritenuta  necessaria fin dal momento della fondazione dell&#8217;euro, ha segnato invece  <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/il-prezzo-del-non-decidere-come-la-germania-ci-ha-spinto-nel-tunnel_4185.html" target="_blank">l&#8217;inizio di una turbolenza</a> che non ha ancora avuto termine. La zona  euro, che globalmente gode di una situazione della finanza pubblica di  gran lunga migliore di quella degli Stati Uniti, è ora vittima di una  crisi che, per ironia della sorte, è proprio partita dagli Stati Uniti.</p>
<p>La politica unitaria americana ha trasformato in forza la sua debolezza,  mentre le divisioni europee hanno trasformato la forza europea in  debolezza. Oggi il nostro dovere è quindi quello di perseguire una  politica unitaria anche se non omogenea, perchè ogni governo deve fare  la sua parte ma al seguito di una guida generale e concordata.  All&#8217;Italia spetta il duro compito di <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/litalia-ha-fatto-il-suo-dovere-ora-tocca-agli-altri_4274.html" target="_blank">porre un freno agli squilibri</a> fra  spese ed entrate che, negli ultimi anni, hanno eroso i vantaggi  accumulati dalla provvidenziale caduta dei tassi di interesse provocata  dall&#8217;introduzione dell&#8217;euro. E questo lo sta facendo il governo Monti.</p>
<p>Tuttavia <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/la-germania-non-ha-alcun-titolo-per-fare-la-maestrina_4241.html" target="_blank">i compiti a casa</a> non basteranno mai se non si ritorna alle  fondamenta dell&#8217;euro, per cui ogni Paese deve fare il suo dovere ma  sotto un&#8217;autorità europea in grado di stabilire quali siano questi  doveri e di farli rispettare sia quando la deviazione avviene in Italia  sia quando, come è capitato nella prima fase della vita dell&#8217;euro, erano  proprio la Germania e la Francia ad allontanarsi dalle regole comuni.</p>
<p>Il direttorio a uno (cioè della sola Germania) non si è dimostrato  capace di costruire l&#8217;unità indispensabile per difendere tutti noi  europei dalla speculazione internazionale. E&#8217; inutile girare attorno al  problema. O noi costruiamo gli strumenti comuni ormai noti, e cioè un  reale potere della <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/il-tandem-berlino-parigi-ha-fallito-portare-a-termine-il-progetto-delleuro_4308.html" target="_blank">Banca centrale europea e gli eurobond</a> per una comune  difesa della moneta, o la crisi continuerà a lungo, perchè contrastata  da azioni sempre deboli e ritardate.</p>
<p>Nonostante tutto ciò, penso che l&#8217;euro non solo si salverà ma celebrerà  molte altre decine di compleanni perchè esso costituisce la forza della  Germania e la sicurezza di tutti gli altri Paesi europei. La sua caduta  non conviene a nessuno: le conseguenze di una sua dissoluzione sarebbero  per tutti catastrofiche. Mentre <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/se-la-grande-germania-capisse-quanto-e-piccola_1935.html" target="_blank">la Germania perderebbe ogni vantaggio</a> commerciale con una valuta in salita verso le stelle, l&#8217;Italia si  ritroverebbe di nuovo nel gorgo dell&#8217;inflazione e nell&#8217;oppressione di  insostenibili tassi di interesse.</p>
<p>L&#8217;uscita dalla crisi dell&#8217;euro sarà quindi lenta e faticosa, perchè deve  percorrere una strada piena di paure e pregiudizi, ma non vi è alcuna  alternativa. Forse non è questo il modo più gioioso di celebrare un  compleanno ma è almeno consolante pensare che i prossimi compleanni  sicuramente ci saranno e soprattutto saranno migliori.</p>
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		<title>Rigore, equità e passione. Le lezioni di Padoa Schioppa</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 06:56:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Rigore, equità e passione. Le lezioni di Padoa Schioppa
L&#8217;azione condotta da ministro dell&#8217;Economia fu all&#8217;epoca fraintesa e criticata. Oggi sono in molti a rivalutarla e a comprendere quali valori profondi la ispirassero.
Articolo di Romano Prodi su La Repubblica del 16 dicembre 2011
Prefazione di Romano Prodi al libro &#8220;Due anni di governo dell&#8217;economia (maggio 2006-maggio 2008)&#8221; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/12/23497.gif"><img class="alignright size-full wp-image-4271" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/12/23497.gif" alt="" width="150" height="206" /></a>Rigore, equità e passione. Le lezioni di Padoa Schioppa</strong></p>
<p>L&#8217;azione condotta da ministro dell&#8217;Economia fu all&#8217;epoca fraintesa e criticata. Oggi sono in molti a rivalutarla e a comprendere quali valori profondi la ispirassero.</p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=18APQK" target="_blank"><strong>La Repubblica</strong></a> del 16 dicembre 2011</p>
<p>Prefazione di Romano Prodi al libro &#8220;<a href="http://www.mulino.it/edizioni/volumi/scheda_volume.php?vista=scheda&amp;ISBNART=23497" target="_blank"><strong>Due anni di governo dell&#8217;economia (maggio 2006-maggio 2008)</strong></a>&#8221; Ed. Il Mulino;  in libreria dal 16/12/2011</p>
<p>Avevo già in precedenza avuto modo di ammirare <a href="http://www.romanoprodi.it/interventi/linsegnamento-di-tommaso-padoa-schioppa-ed-il-suo-richiamo-alle-necessarie-virtu-collettive_2579.html" target="_blank">il rigore e lo stile</a> di Tommaso Padoa-Schioppa, la sua <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/padoa-schioppa-difese-i-conti-in-modo-selettivo_2475.html" target="_blank">razionalità e la sua curiosità</a> intellettuale, ma, nonostante <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/tps-progettava-il-futuro_2467.html" target="_blank">la lunga amicizia</a>, non avevo mai potuto verificare quanto fosse profonda e limpida <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/in-tommaso-padoa-schioppa-competenza-tecnica-e-raffinatezza-intellettuale-si-univano-con-rigore-etico-e-passione-civile_2461.html" target="_blank">la sua passione politica</a>.</p>
<p>Ed è questa passione che più ha colpito tutti noi, anche perché le sue doti di intelligenza e le sue capacità tecniche erano da tempo conosciute, mentre i suoi valori e i suoi obiettivi erano sempre stati mantenuti in un&#8217;atmosfera di voluta discrezione. Per essere ancora più espliciti, anche i suoi severi critici hanno dovuto riconoscere che nella sua severità e nel suo rigore non vi era una prevalenza tecnocratica ma un suo straordinario senso dell&#8217;equità e della giustizia.</p>
<p>Partendo da queste premesse è stato possibile affrontare senza tensioni, anche se con la necessaria dialettica, i problemi più difficili, a partire dal ben noto dibattito sulla politica dei due tempi e sul contrasto fra efficienza ed equità. Un dibattito che, spesso anche usato strumentalmente, ha infiammato tutta la vita del nostro governo.</p>
<p>Ed è perciò assai opportuno che <a href="http://www.corriere.it/cultura/libri/11_dicembre_16/padoa-schioppa-due-anni-governo-economia_47120988-27d8-11e1-a7fa-64ae577a90ab.shtml" target="_blank">questa raccolta</a> si sia concentrata sugli interventi riguardanti il risanamento e la crescita. Questo non significa affatto adottare la politica dei due tempi (prima il risanamento e poi la crescita), ma operare in modo compatibile con gli obiettivi e i vincoli dell&#8217;Italia. Ed è bene tenere in mente quanto complessi siano gli obiettivi e quanto soffocanti siano i vincoli. Per questo motivo la strategia finanziaria è stata obbligata (anche per tenere conto degli impegni europei) ad attribuire un maggior peso al risanamento nel primo anno e a porre un maggior accento sulla crescita nell&#8217;anno successivo. Una logica ferrea che, in teoria, avrebbe dovuto essere da tutti condivisa, ma che fu oggetto di profonde controversie anche all&#8217;interno del governo, perfino quando si stavano chiaramente manifestando le conseguenze positive di quest&#8217;azione.</p>
<p>Essa aveva dato infatti risultati straordinari con una riduzione del deficit dal 4,3% del 2005 (il che aveva anche provocato una procedura europea di infrazione per &#8220;disavanzo eccessivo&#8221; ) all&#8217;1,5% del2007. E non si trattava certo di un effetto transitorio perché il controllo della spesa, l&#8217;impostazione di un&#8217;efficace e permanente azione di contrasto all&#8217;evasione fiscale e l&#8217;adeguamento dei coefficienti di liquidazione delle pensioni alle accresciute speranze di vita ponevano le premesse per il mantenimento di un percorso virtuoso anche nel lungo periodo.</p>
<p>Ancora una volta emergeva un&#8217;azione coerente, dedicata da un lato all&#8217;obiettivo della crescita (rendendo disponibili decine di miliardi di curo per investimenti nel capitale fisico e umano) e dall&#8217;altro all&#8217;obiettivo della giustizia distributiva (tramite una lotta serrata contro l&#8217;evasione fiscale). Debbo, a questo proposito, sottolineare la passione con cui portava avanti la necessità della spending review e ricordare come tutto questo veniva accolto con un senso di ironia e scetticismo da parte del mondo politico italiano, salvo recuperarne l&#8217;importanza dopo anni, quando il disastro delle finanze italiane era andato già troppo avanti.</p>
<p>Questo metodo di lavoro, così rigoroso da sembrare inflessibile, ha provocato molte volte, nell&#8217;ambiente un po&#8217; liquido della no stra coalizione di governo, tensioni non trascurabili; ma, fortunatamente, tale metodo è stato tenacemente applicato, nella ferma convinzione che senza questa durezza non si sarebbe mai potuti uscire dalla spirale negativa in cui l&#8217;Italia si era avvitata. L&#8217;inflessibilità di Tommaso era infatti lo strumento per raggiungere un maggiore equilibrio economico e sociale nel Paese, per salvare e fare avanzare le conquiste dello stato sociale, per dare concretezza ai famosi obiettivi del federalismo fiscale e, soprattutto, per garantire un futuro a una giovane generazione sempre più frustrata e timorosa del domani. La passione e la cura peri giovani e per i loro studi era infatti una costante guida del suo pensiero e una linea d&#8217;azione della sua politica. E nessuno di noi ebbe alcun dubbio di cosa Tommaso volesse intendere quando incitava i &#8220;bamboccioni&#8221; a darsi da fare. Li voleva semplicemente protagonisti del proprio futuro, proprio all&#8217;opposto del significato che molti vollero, con malizia, attribuire alle sue parole.</p>
<p>È quindi indispensabile cogliere il significato profondo della battaglia combattuta da Tommaso Padoa-Schioppa per indirizzare il bilancio pubblico verso la crescita economica e per ridurre progressivamente nel tempo il carico fiscale sui contribuenti che hanno fatto il loro dovere, con il risultato di alleggerire anno per anno il peso del debito.</p>
<p>Si tratta di un insegnamento molto semplice, perché semplice è il richiamo alle necessarie virtù collettive. Un richiamo che <a href="http://www.mulino.it/edizioni/volumi/scheda_volume.php?vista=scheda&amp;ISBNART=23497" target="_blank">Tommaso Padoa-Schioppa</a> ha costantemente ripetuto con le parole e con l&#8217;esempio della sua azione. Un richiamo che il più delle volte si è perso nei complicati meandri della politica e nelle incomprensioni della società. Un richiamo che tuttavia noi dobbiamo fare nostro se vogliamo preparare un posto per la nostra Italia in un mondo in cui i cambiamenti procedono con una velocità e un&#8217;ampiezza senza precedenti.</p>
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		<title>Senza Londra l&#8217;Europa andrà più veloce, ma occorre fronte comune per uscire dalla recessione</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 06:00:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il vertice e il futuro
L&#8217;Europa senza Londra andrà più veloce
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 11 dicembre 2011
Abbiamo già commentato, con un certo scetticismo,  quattro vertici successivi che dovevano essere decisivi e definitivi per il futuro dell&#8217;Unione Europea e non lo sono stati. Nel commentare il quinto credo che si possa finalmente dire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/12/CameronQuitsEU.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4252" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/12/CameronQuitsEU-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a>Il vertice e il futuro</p>
<p><strong>L&#8217;Europa senza Londra andrà più veloce</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=11-12-2011&amp;pdfIndex=57" target="_blank"><strong>Il Messaggero</strong></a> del 11 dicembre 2011</p>
<p>Abbiamo già <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/se-merkel-e-sarkozy-decidono-tutto-mentre-il-nostro-premier-pensa-ai-suoi-guai_2594.html" target="_blank">commentato</a>, con un certo <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/l%E2%80%99euro-va-salvato-lasse-franco-tedesco-e-un-disastro_3875.html" target="_blank">scetticismo</a>,  quattro vertici successivi che dovevano essere decisivi e definitivi per il futuro dell&#8217;Unione Europea e non lo sono stati. Nel commentare il quinto credo che si possa finalmente dire che <a href="http://www.corriere.it/economia/11_dicembre_09/vertice-ue-spaccatura_efea34b0-2227-11e1-90ea-cfb435819ac4.shtml" target="_blank">è stato decisivo</a>, anche se certamente non definitivo.</p>
<p>Le <a href="http://www.iltempo.it/economia/2011/12/09/1308058-vertice_salva_euro_bruxelles.shtml" target="_blank">decisioni prese</a> sono infatti importanti perché l&#8217;<a href="http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201112091401-ipp-rt10147-verso_europa_a_23_paesi_londra_resta_fuori" target="_blank">Unione fra i 17 paesi</a> dell&#8217;euro <a href="http://borsaitaliana.it.reuters.com/article/foreignNews/idITL5E7N91H520111209" target="_blank">è ora più forte</a>, perché sono previste <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/dicembre/10/Patto_per_salvare_euro_Unione_co_8_111210015.shtml" target="_blank">sanzioni automatiche</a> nei confronti dei paesi che non rispettano le regole di bilancio, perché viene rafforzato il <a href="http://www.tgcom24.mediaset.it/economia/articoli/1030458/crisi-a-bruxelles-il-vertice-salva-euro%3Cbr%3Emonti-gioca-il-ruolo-di-mediatore.shtml" target="_blank">fondo salva- Stati</a> ( che oggi si chiama Efsf e domani Esm) e perché, nel frattempo, si sono avuti efficaci interventi da parte della Banca Centrale Europea, che ha votato un ulteriore <a href="http://www.asca.it/copertina-LA_BCE_TAGLIA_ANCORA_I_TASSI__%3Cbr%3EDRAGHI____MANOVRA_IMPORTANTE_MA_ORA_SERVONO_MISURE_PER_CRESCITA__-5229.html" target="_blank">abbassamento dei tassi</a> e ha adottato strumenti efficaci per aggiungere liquidità a un sistema economico sempre più vicino alla recessione.</p>
<p>Si tratta tuttavia di decisioni che possono essere messe in atto solo attraverso un non rapido e non automatico accordo fra i diversi paesi, mentre il fondo salva-Stati non raggiunge ancora dimensioni tali da scoraggiare in modo definitivo i prossimi attacchi speculativi.</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/economia/11_dicembre_09/eurobond-monti-merkel_0a399be6-21f9-11e1-97f3-fb4c853f7d5d.shtml" target="_blank">L&#8217;opposizione germanica</a> ha inoltre impedito di prendere concretamente in considerazione il varo degli <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/eurounionbond-per-la-nuova-europa_3598.html" target="_blank">Eurobonds</a> che, insieme al potenziamento della  Bce fino a farla diventare una banca centrale a tutti gli effetti, avrebbe potuto dare un assetto finalmente  definitivo alla costruzione dell&#8217;euro.</p>
<p>In poche parole sono stati costruiti nuovi strumenti di difesa della moneta unica ma con limiti qualitativi e quantitativi che rendono la speculazione più difficile ma non impossibile.</p>
<p>Una decisione  ancora più importante è stata quella di <a href="http://www.asca.it/copertina-CRISI__SALTA_L_EUROPA_A_27__L_UE_VA_AVANTI_SENZA_GRAN_BRETAGNA%3Cbr%3E%3Ci%3EMonti__con_manovra_fatta_nostra_parte%3C_i%3E-5232.html" target="_blank">procedere senza la Gran Bretagna</a>.  Se si volevano compiere passi in avanti nella costruzione europea questo passo doveva essere fatto. Da troppi anni oramai la politica britannica e la sua straordinaria burocrazia operavano con efficacia per impedire che l&#8217;Unione Europea progredisse nella direzione di una vera federazione. <a href="http://www.express.co.uk/posts/view/278966" target="_blank">Un disegno condiviso</a> con lo stesso impegno, anche se con <a href="http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/433943/" target="_blank">apparenti diversità </a>verbali, da laburisti e conservatori. Un disegno messo tenacemente in atto da tutti i primi ministri che si sono succeduti al governo del Regno Unito.</p>
<p>Questa decisione renderà ancora più difficile il disegno britannico di stare in Europa come membro dell&#8217;Unione e, nello stesso tempo, comportarsi come prezioso ed insostituibile rappresentante degli Stati Uniti nell&#8217;Unione Europea. Con la decisione di venerdì notte la Gran Bretagna sarà <a href="http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/433787/" target="_blank">più libera a Londra</a> ma <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/dicembre/10/timori_degli_inglesi_sul_neo_co_8_111210019.shtml" target="_blank">più debole a Bruxelles</a>, proprio nel momento in cui <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2011/12/08/visualizza_new.html_8290150.html" target="_blank">Obama manifesta</a> apertamente la sua vicinanza ad una politica di sostegno dell&#8217;Eurozona. Questo non certo per amore dell&#8217;Unione Europea, verso la quale Obama non ha mai manifestato grande interesse, ma per la crescente preoccupazione che un possibile tracollo europeo <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-12-09/linviato-obama-spinge-lunita-063742.shtml?uuid=Aaf3qfSE" target="_blank">travolga anche</a> l&#8217;economia americana proprio alla vigilia di elezioni che si presentano sempre più incerte.</p>
<p>Naturalmente anche quest&#8217;inasprimento del rapporto fra Unione Europea e Gran Bretagna è decisivo ma non conclusivo: l&#8217;empirismo britannico è sempre in grado di dettare tempi e modi per riprendere il cammino interrotto. Tuttavia i rapporti  non saranno più gli stessi perché la presidenza americana sarà spinta dalla forza degli eventi a telefonare con sempre maggiore frequenza a Berlino o a Bruxelles che non a Londra.</p>
<p>Un&#8217;altra decisione importante è il rinnovato <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/dicembre/10/cosi_Rientra_Gioco_Commissione_Ue_co_9_111210004.shtml" target="_blank">ruolo della Commissione Europea</a>, alla quale viene in parte affidato il compito propositivo che aveva da gran lungo perduto. Anche in questo caso si tratta tuttavia di un piccolo passo perché il potere vero rimane strettamente nelle mani dei governi.</p>
<p>La notte di Bruxelles è stata quindi importante. Essa non ha però affrontato ( e forse non lo poteva affrontare) il problema di come uscire dalla recessione in cui stiamo entrando.</p>
<p>Anzi, mentre si pensava come proteggere l&#8217;euro, l&#8217;Autorità Bancaria Europea, che pure dipende dai ministri europei dell&#8217;Ecofin, si prendeva cura di dettare <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-12-08/banche-europee-hanno-bisogno-171717.shtml?uuid=AaVPmZSE" target="_blank">tempi e regole assurde</a> per la ricapitalizzazione delle banche. Entro il 20 gennaio si dovrebbero infatti preparare i piani per riequilibrare il rapporto fra gli impieghi e i mezzi propri di tutti gli istituti di credito. Gli strumenti per raggiungere questo obiettivo sono solo tre: ricorrere al mercato dei capitali, affidarsi all&#8217;intervento dello Stato o tagliare drasticamente il credito in modo da riequilibrare il rapporto fra i prestiti e il capitale proprio delle banche.</p>
<p>Nell&#8217;attuale congiuntura il primo rimedio è in molti paesi impossibile senza essere costretti  a svendere di fatto la banca e il secondo trova ovviamente forti avversioni politiche (che tuttavia personalmente non ritengo insormontabili). Resta quindi lo strumento della restrizione del credito, che è proprio la decisione più sciagurata.</p>
<p>Mi auguro quindi che non solo i  rappresentanti del  sistema bancario ma anche i nostri governanti facciano fronte comune con i loro colleghi europei per impedire che i progressi della politica comune vengano resi vani da coloro stessi che li hanno faticosamente approvati.</p>
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		<title>Paura per l&#8217;inflazione, ma il vero nemico è la recessione</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 06:21:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Credito e crisi
L&#8217;Europa, le banche e le regole stonate
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 4 dicembre 2011
Non essendo ovviamente in grado di commentare le decisioni che verranno prese tra oggi e domani, si può però esaminare su quale terreno questi semi verranno a cadere.
La settimana che abbiamo alle spalle non è stata infatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/12/EUbank.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4217" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/12/EUbank-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Credito e crisi</p>
<p><strong>L&#8217;Europa, le banche e le regole stonate</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=04-12-2011&amp;pdfIndex=61" target="_blank"><strong>Il Messaggero</strong></a> del 4 dicembre 2011</p>
<p>Non essendo ovviamente in grado di commentare <a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=159235" target="_blank">le decisioni</a> che verranno prese tra oggi e domani, si può però esaminare su quale terreno questi semi verranno a cadere.</p>
<p>La settimana che abbiamo alle spalle non è stata infatti priva di avvenimenti che, oggi o in un tempo più lontano, incideranno profondamente sulla nostra economia.</p>
<p>Il primo avvenimento è positivo e consiste nella <a href="http://www.businessweek.com/ap/financialnews/D9RB4LQ80.htm" target="_blank">creazione di liquidità </a>aggiuntiva da parte delle sei più grandi banche centrali del mondo (Stati Uniti, Giappone, Svizzera, Inghilterra, Canada e Banca centrale europea), mentre la Cina, dopo un periodo di restrizione, ha di nuovo allentato la politica monetaria.</p>
<p>Tutto ciò non solo ha dato un po` di fiato alle borse e ha provocato una certa caduta degli <a href="http://it.reuters.com/article/itEuroRpt/idITL5E7N21M120111202" target="_blank">spread</a>, ma ha soprattutto lanciato il messaggio che da tempo ci sí attendeva, che cioè il presidente Obama capisse che è suo <a href="http://www.voanews.com/english/news/Obama-Euro-Crisis-Solution-of-Huge-Importance-for-US-134639193.html" target="_blank">interesse primario</a> aiutare la soluzione del problema dell`euro.</p>
<p>La dissoluzione della moneta europea trascinerebbe infatti verso l’abisso anche l’economia americana, rendendo in tale modo quasi impossibile per Obama vincere le elezioni che si svolgeranno fra solo undici mesi. Il risanamento dell’Euro, da affare europeo, è finalmente divenuto preoccupazione mondiale e, soprattutto, una preoccupazione primaria per il presidente americano.</p>
<p>Il secondo avvenimento, in parte positivo ed in parte negativo, riguarda il discorso della Cancelliera Merkel di fronte al parlamento tedesco.  Positivo perché, parlando di “<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-12-03/merkel-unione-fiscale-vicina-160411.shtml?uuid=AakUPzQE" target="_blank">unione fiscale più vicina</a>” e mostrandosi meno dottrinaria sul ruolo della Banca Centrale Europea, ha reso manifesto al Parlamento che non è interesse della Germania assistere inerte alla caduta dell’Euro.</p>
<p>Meno positivo è invece il <a href="http://www.forex-ratings.com/daily_forex/?id=10597" target="_blank">rifiuto di misure immediate</a>, come gli Eurobond o gli incentivi alla crescita tedesca che avrebbero un effetto molto più rapido nei confronti del superamento della crisi di quanto non potrebbe avere la revisione dei trattati, che richiede oltre un anno e mezzo di tempo. Capisco che i sacrifici più pesanti per l’aggiustamento debbano essere fatti dai paesi debitori ( e lunedì l’Italia farà la sua parte)  ma l’aggiustamento  stesso si trasforma in un inutile sacrificio, se esso non viene compensato dalle necessarie politiche espansive da parte dei creditori. L’ossessione tedesca è ancora l’inflazione, anche se oggi siamo in piena recessione. Ed è invece la recessione il nemico che la Germania dovrebbe combattere, ricordando quello che è successo negli anni trenta.</p>
<p>Tuttavia la crisi europea non si risolve solo con il riequilibrio dei bilanci pubblici o con temporanee iniezioni di liquidità ma anche ( e soprattutto) con la riattivazione del pieno funzionamento del sistema bancario. L’Autorità Bancaria Europea (EBA) ha invece imposto regole e limiti di tempo per la <a href="http://it.euronews.net/2011/10/27/vertice-ue-106-milioni-di-euro-per-la-ricapitalizzazione-delle-banche-europee/" target="_blank">ricapitalizzazione delle banche</a> che fortemente penalizzano la capacità di concedere il credito necessario per finanziare la ripresa. Queste nuove regole danneggiano in particolare le banche italiane di fronte agli altri concorrenti europei. Si è ad esempio imposto di valutare i titoli di Stato in portafoglio a prezzo di mercato e non al loro valore di restituzione, mentre si valutano con molto più benevolenza i titoli tossici in proprietà delle banche medesime. Poiché gli Istituti italiani  hanno nella pancia molti più titoli pubblici e molto meno titoli di altro tipo rispetto alle banche estere, essi si vedono diminuire in modo iniquo il capitale  a cui sono obbligati ad adeguare la concessione del credito.</p>
<p>Questo semplice fatto sta provocando una catastrofica <a href="http://www.nanopress.it/economia/2011/11/07/banche-la-ricapitalizzazione-rischia-di-restringere-il-credito-in-italia_P4471823.html" target="_blank">restrizione del credito in Italia</a>. Mai nella mia esperienza ho, come nelle scorse settimane, potuto assistere a restrizioni che non hanno alcuna relazione con la forza e la solvibilità del cliente. Se questo proseguirà, anche le misure di risanamento del nuovo governo saranno rese vane dall’ulteriore caduta dell’attività economica.  Se correttamente si pretende che si aggiustino in fretta i bilanci pubblici, non si può certo, nello stesso tempo, tagliare le gambe alle banche. La settimana prossima i governi europei sono chiamati ad approvare le strategie di aggiustamento dei bilanci pubblici per ridurre il rischio dei debiti sovrani.</p>
<p>Sembra che negli stessi giorni l’EBA sia intenzionata a pubblicare i maggiori fabbisogni di capitale delle varie banche prendendo come riferimento il  valore dei titoli al 30 settembre scorso, giorno in cui il loro prezzo era, soprattutto in Italia, particolarmente depresso. Capisco la <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/non-basta-leuro-ci-vogliono-riforme-e-politiche-comuni-ed-efficaci_3761.html" target="_blank">mancanza di leadership</a> ma in questo caso mi sembra proprio che siamo diventati anche un poco masochisti. Mi permetto quindi di suggerire al Ministro dell’Economia di chiedere ai suoi colleghi dell’Ecofin  che queste improvvide decisioni siano almeno rinviate nel tempo, in modo che non vengano da esse annullati gli effetti positivi delle severe misure che egli dovrà prendere come Primo Ministro.</p>
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		<title>“Il Mondo Che Verrà”: tre incontri televisivi con Romano Prodi su La7</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 22:00:27 +0000</pubDate>
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Tre incontri in esclusiva con ROMANO PRODI
Su LA7, il  martedì alle 23:00 dall&#8217;11 al 25 ottobre 2011
Dall’aula dello Stabat Mater dell’Università di Bologna, tre incontri con il Professor Romano Prodi sul presente e sul futuro dell’economia mondiale. La sfida dei continenti e le armi per combattere la crisi, cosa fare contro l’aumento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/10/IlMondoCheVerrà.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3982" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/10/IlMondoCheVerrà-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" /></a><strong>IL MONDO CHE VERRÀ</strong><br />
Tre incontri in esclusiva con ROMANO PRODI</p>
<p>Su <a href="http://www.la7.it/ilmondocheverra/index.html" target="_blank"><strong>LA7</strong></a>, il  martedì alle 23:00 dall&#8217;11 al 25 ottobre 2011</p>
<p>Dall’aula dello <a href="http://www.la7.it/ilmondocheverra/fotogallery.html" target="_blank">Stabat Mater</a> dell’Università di Bologna, tre incontri con il Professor Romano Prodi sul presente e sul futuro dell’economia mondiale. La sfida dei continenti e le armi per combattere la crisi, cosa fare contro l’aumento della disuguaglianza, la paura del futuro e come vincerla. Tre appuntamenti per capire il mondo che c’è e Il Mondo Che Verrà. Il Professor Romano Prodi torna in cattedra.</p>
<p>Lo fa per <a href="http://www.la7.it/ilmondocheverra/bacheca.html" target="_blank">confrontarsi</a> con una classe di studenti italiani e stranieri provenienti dalle diverse facoltà dell’Università di Bologna sulla situazione mondiale contemporanea e i possibili sviluppi futuri. A coadiuvare il dibattito, la giornalista e conduttrice Natascha Lusenti.</p>
<p><strong>Il primo appuntamento</strong> con Il Mondo Che Verrà &#8211; andato in onda l&#8217;11 ottobre 2011 &#8211; è stato dedicato alla cosiddetta<strong> “La Sfida dei continenti”</strong>, più precisamente quello europeo, quello asiatico e quello americano, e all’evoluzione dei rapporti socio-politici ed economici tra di essi.</p>
<p><em>(Fare click sull&#8217;immagine per vedere il primo incontro su <strong>la7.tv</strong>) </em><br />
<a href="http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50234935" target="_blank"><img title="Prima puntata - La Sfida dei continenti" src="/images/mondoverra-puntata-1.jpg" alt="" /></a></p>
<p>Partendo dall’ascesa dei grandi Paesi emergenti, il Professore analizza l’attuale instabilità del sistema economico occidentale, la crisi dei debiti sovrani e la strada che ha portato a questa situazione difficile.</p>
<p>L’euro sopravviverà? Romano Prodi affronta così la questione: “L’Euro resisterà perché nessuno ha interesse a buttarlo a mare, non certo la Grecia, non certo l’Italia, ma soprattutto non la Germania. Perché oggi la Germania è di gran lunga il Paese più potente e più forte dell’Europa grazie all’euro”. E ancora: “Non si può avere una moneta comune senza avere anche un bilancio, un politica finanziaria ed economica comune. (…) O noi stiamo assieme, o la battaglia soli non la vinciamo. Neanche la Germania può farcela da sola. E’ grande per l’Europa, è piccola per il mondo”.</p>
<p>Oltre alla situazione finanziaria, Prodi esamina infine la crisi alimentare, l’espansione demografica e il futuro delle risorse energetiche. Un’analisi del quadro presente e dei possibili scenari futuri.</p>
<p><strong>Il secondo appuntamento</strong>, intitolato <strong>“La Disuguaglianza”</strong>, ha avuto come fulcro la questione della sempre più grande divergenza tra classi ricche e classi povere ed è andato in onda il 18 ottobre 2011.</p>
<p><em>(Fare click sull&#8217;immagine per vedere il secondo incontro su <strong>la7.tv</strong>) </em><br />
<a href="http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50236244" target="_blank"><img title="Seconda puntata - La Disuguaglianza" src="/images/mondoverra-puntata-2.jpg" alt="" /></a></p>
<p>Commentando la divergenza sempre più marcata tra la popolazione povera e quella più ricca del mondo, Romano Prodi analizza le cause che hanno portato a questa situazione: gli squilibri crescenti nella distribuzione dei redditi e nella pressione fiscale, la mancanza di crescita, il declino del welfare. Ed è proprio da tasse, welfare e istruzione che, secondo il Professore, bisogna partire per costruire una società più equa e più giusta.</p>
<p>E ancora si percorre la storia del welfare state, per capire perché nel mondo occidentale stia oggi regredendo. Il Professor Prodi affronta così il tema e le sue conseguenze: “Un problema del welfare è la riduzione delle risorse, ed è frutto della crisi. É un problema molto serio che obbliga ad alcuni provvedimenti non piacevoli. Aumenta l’età media delle persone in Italia, il cambiamento dell’età pensionabile si esige, altrimenti non ci sono le risorse per tutti. Il problema esiste.”</p>
<p>Infine il focus si sposta sulla situazione italiana: dal ruolo attuale dell’istruzione fino al livello di ricchezza e di equità presenti nel Paese. Romano Prodi lo commenta così: ‘C’è un problema di distribuzione, noi abbiamo un numero di famiglie poverissime. Una famiglia su cinque non arriva alla fine del mese. Abbiamo sì ricchezza, ma mal distribuita.”</p>
<p><strong>Il terzo appuntamento</strong> di questo ciclo di incontri è andato in onda il 25 ottobre 2011 con <strong>“La Paura”. </strong>Questo e&#8217; il titolo scelto per descrivere tre grandi tematiche del mondo  contemporaneo: l’immigrazione, la concorrenza internazionale e il futuro  dei nostri figli. Partendo dalla situazione dei trentenni di oggi, che  vivono in un Paese che mostra segni di sofferenza, il Professore  approfondisce lo stato della crescita economica italiana, una crescita  che non c’è.</p>
<p><em>(Fare click sull&#8217;immagine per vedere il terzo incontro su <strong>la7.tv</strong>) </em><br />
<a href="http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50237423" target="_blank"><img title="Terza puntata - La Paura" src="/images/mondoverra-puntata-3.jpg" alt="" /></a></p>
<p>Prodi descrive lo stato di disoccupazione e di lavoro precario in Italia, analizzando così il fenomeno della “fuga dei cervelli” e dei giovani italiani che non studiano, non lavorano e non sono in un programma di formazione: “Quasi la metà dei giovani tra i 15 e i 24 anni sono precari. Questa è veramente una tragedia nella tragedia: la grande disoccupazione giovanile e il precariato che domina anche nella parte occupata. Allora qui bisogna veramente cambiare registro.”</p>
<p>Da qui, partendo dal confronto con Cina e Stati Uniti e domandandosi se esistono le medesime paure, si arriva al problema del ricambio generazionale, che investe sia il mondo del lavoro sia quello della politica.</p>
<p>Infine, il Romano Prodi si sofferma sul tema dell’immigrazione, esaminando i dati reali di questo fenomeno e la percezione di esso deformata dalla crisi e dalla politica dell’ultimo decennio. Il Professore la commenta così: “La percezione è che gli immigrati siano molti di più di quelli che sono. Innanzitutto per la velocità con cui sono arrivati. E’ vero che gli stranieri in Italia sono meno che in Francia e Germania, ma sono arrivati velocissimi negli ultimi anni perché la nostra società si è trasformata più recentemente ma più in fretta. Uno dei nostri problemi che dobbiamo curare è l’integrazione, è capire che riceviamo delle risorse potenzialmente straordinarie e, adagio adagio, devono essere integrate. La generazione successiva deve diventare una generazione di italiani. Questa è la grande sfida dell’immigrazione.”</p>
<p>In chiusura di puntata, un question time con gli studenti: dal coordinamento delle politiche economiche dei paesi europei in risposta alla crisi a come e quando affrontare le riforme strutturali, dalla posizione attuale dei laureati in Italia al rapporto storico tra USA e Italia e alla sua evoluzione futura nel campo economico.<br />
<em><br />
(Ogni puntata è  disponibile su <strong><a href="http://www.la7.tv/programmi/ilmondocheverra/" target="_blank">www.la7.tv</a></strong>, la catch up tv di LA7).</em></p>
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