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	<title>Romano Prodi &#187; Italia</title>
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	<description>Pagine del sito del prof. Romano Prodi</description>
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		<title>L&#8217;agenda del nuovo Ministro dello Sviluppo: Mercato e Stato, la sfida del rilancio si gioca in due</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 08:43:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fiat e il nuovo sistema industriale
Mercato e Stato, la sfida del rilancio si gioca in due
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 29 Luglio 2010
Anche negli ultimi giorni si continua a dibattere se siamo davvero usciti dalla crisi. E questa discussione andrà avanti ancora per un bel pezzo, perché quel poco di ripresa che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/imagoeconomica161987940607201732_big.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1864" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/imagoeconomica161987940607201732_big.jpg" alt="" width="372" height="263" /></a>Fiat e il nuovo sistema industriale</strong></p>
<p><strong>Mercato e Stato, la sfida del rilancio si gioca in due</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://carta.ilmessaggero.it/view.php?data=20100729&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PROD_32.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank">Il Messaggero</a> </strong>del 29 Luglio 2010</p>
<p>Anche negli ultimi giorni si continua a dibattere se siamo <a href="http://www.university.it/ultimora/vedi_rubrica.php?NEWS=ADN20100720174933.xml" target="_blank">davvero usciti</a> dalla crisi. E questa discussione andrà avanti ancora per un bel pezzo, perché quel poco di ripresa che c’è è ancora incerto, varia da settore a settore e non offre alcun segno di venire incontro alla caduta dell’occupazione, che è la conseguenza più seria e permanente della crisi economica.</p>
<p>Per questo motivo vorrei sottrarmi al difficile ma affascinante esercizio di fare previsioni per il futuro e riflettere sulle cose certe, sugli inevitabili cambiamenti della nostra economia e sulle decisioni da prendere, sperando che <a href="http://www.repubblica.it/economia/2010/07/23/news/berlusconi_nuovo_ministro_la_prossima_settimana-5781108/?ref=HREC1-3" target="_blank">nelle prossime ore</a> si materializzi <a href="http://www.repubblica.it/economia/2010/07/23/news/napolitano_ventaglio-5770417/?ref=HREC1-3" target="_blank">finalmente</a> un ministro dello Sviluppo in grado, per capacità tecniche e per indipendenza di giudizio, di accompagnare e guidare la necessaria trasformazione delle nostre strutture produttive.</p>
<p>La conseguenza (questa davvero indubitabile) della crisi è infatti la necessità di una trasformazione completa del nostro sistema produttivo, trasformazione che non può essere compiuta solo dal mercato o solo dallo Stato. Come è stato autorevolmente affermato in un recente dibattito, la crisi sta mettendo ancora più in rilievo che l’essenza dello sviluppo economico è la trasformazione strutturale, l’ascesa cioè di nuove industrie e di nuovi modi di produrre rispetto a quelli tradizionali e che questo non è un processo facile e non è un processo automatico. Esso richiede la convergenza di forze di mercato e di un robusto supporto governativo. Se il governo è troppo oppressivo, esso stronca l’imprenditorialità privata. Se esso è troppo distaccato, i mercati continuano a fare ciò che essi sanno fare al meglio, confinando il Paese alla sua specializzazione in prodotti tradizionali e settori a bassa produttività.</p>
<p>Il <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/ministero-per-lo-sviluppo-economico-unamnesia-nel-paese-dei-ritardi_1855.html" target="_blank">nuovo ministro dello Sviluppo</a> ha sul suo tavolo proprio questo grande compito, di aiutare le trasformazioni strutturali del nostro Paese, mobilitando imprese e governo.<br />
Lo dovrà fare in fretta, sapendo che dobbiamo contare principalmente sull’industria non solo perché siamo ancora il quinto Paese del mondo per produzione industriale assoluta e il secondo del mondo (dopo la Germania) per produzione industriale pro-capite, ma anche perché la nostra presenza nel terziario è molto più debole ed esige trasformazioni ancora più difficili.</p>
<p>Il primo riferimento della politica industriale dovrà essere naturalmente il mondo delle <a href="http://www.denaro.it/VisArticolo.aspx?IdArt=604418" target="_blank">Piccole e Medie Imprese</a>, dominanti per importanza in Italia, sia all’interno che al di fuori dei distretti industriali. Le direzioni nelle quali agire e gettare ogni aiuto e ogni incentivo sono ormai molto chiare e cioè la <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/tornare-a-investire-subito-nelle-scienze-della-vita-nelle-nuove-energie-e-nella-protezione-ambientale_931.html" target="_blank">Ricerca</a> e lo <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/attenti-ai-medici-che-non-conoscono-lammalato-reagire-alla-crisi-con-innovazione-e-ricerca_1506.html" target="_blank">Sviluppo</a>, il trasferimento tecnologico, la presenza nei mercati esteri (soprattutto quelli nuovi) la crescita dimensionale e l’innalzamento della qualità del capitale umano. Le nostre imprese hanno infatti una percentuale di ricercatori e di laureati nettamente inferiore a quella dei Paesi direttamente a noi concorrenti e sono troppo piccole per innovare ed essere presenti nei mercati esteri.</p>
<p>Vorrei perciò che il primo colloquio del nuovo ministro fosse con il suo collega responsabile dell’Istruzione per capire e fare capire come la moltiplicazione della conoscenza tecnica a tutti i livelli sia il requisito primario del nostro futuro sviluppo. La scuola tecnica non può più essere considerata marginale o residuale come avviene oggi. Anche se è certo che noi viviamo e vivremo al livello della nostra competenza tecnica, non mi sembra che questa realtà sia oggi una priorità né nel mondo politico, né in quello imprenditoriale o sindacale.</p>
<p>Non mi sembra né giusto né utile che quando si parla di decisioni per il futuro delle nostre imprese il discorso si fermi sempre alle pur importantissime “condizioni di contesto”, come la Pubblica amministrazione, le infrastrutture e le banche. Una seria politica industriale deve lavorare non solo sul “contesto” ma sull’innalzamento delle risorse umane e del modo di operare delle imprese.</p>
<p>Nell’ufficio ancora deserto del ministro vi è tuttavia qualcosa che riguarda una grande impresa, cioè il dossier <a href="http://www.ilsussidiario.net/Dossier/FIAT/" target="_blank">Fiat</a>. Finora tale dossier è stato trattato solo nei suoi pur importantissimi aspetti sociali ma esso cade in pieno nel capitolo delle <a href="http://www.affaritaliani.it/economia/fiat_marchionne_sindacati_fiom_disdetta29072010.html" target="_blank">trasformazioni strutturali</a> come obiettivo essenziale della nostra economia. È, cioè, compito del governo (come lo hanno fatto negli Stati Uniti, in Francia e in Germania) mettere attorno allo stesso tavolo sindacati e imprese per raggiungere gli obiettivi di flessibilità e innovazione che sono oggi indispensabili per operare nel mercato automobilistico internazionale. Come hanno dimostrato le esperienze degli altri Paesi, questo è un compito estremamente difficile ma se, come è avvenuto fino ad ora, ci si sottrae ad esso, la partita è certamente perduta.</p>
<p>Mi auguro quindi che il nuovo ministro arrivi in fretta e si metta subito al lavoro. E, soprattutto, gli auguro buon lavoro.</p>
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		<title>Ministero per lo Sviluppo Economico, un&#8217;amnesia nel Paese dei ritardi</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 09:44:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Ministero vuoto. Sviluppo, un&#8217;amnesia nel Paese dei ritardi
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 24 luglio 2010
Da mesi le voci che chiedono la nomina di un nuovo ministro per lo Sviluppo si susseguono invano e la poltrona di un dicastero così importante è rimasta desolantemente vuota fino a che un robusto richiamo del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/scajola-berlusconi.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1859" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/scajola-berlusconi.jpg" alt="" width="360" height="315" /></a>Il Ministero vuoto. Sviluppo, un&#8217;amnesia nel Paese dei ritardi</p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://carta.ilmessaggero.it/view.php?data=20100724&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PRODI_41.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 24 luglio 2010</p>
<p>Da mesi le voci che chiedono la nomina di un nuovo <a href="http://www.asca.it/news-GOVERNO__NUOVO_MINISTRO_SVILUPPO__GLI_SCENARI_POSSIBILI_%28IL_PUNTO%29-937709-ORA-.html" target="_blank">ministro per lo Sviluppo</a> si susseguono invano e la poltrona di un dicastero così importante è rimasta desolantemente vuota fino a che un <a href="http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE66M06520100723" target="_blank">robusto richiamo</a> del Presidente della Repubblica ha indotto il presidente del Consiglio a ripensarci.</p>
<p>Finalmente la prossima settimana dovremmo quindi avere <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/il_ministro_sviluppo_lo_saprete_settimana/24-07-2010/articolo-id=462967-page=0-comments=1" target="_blank">qualcuno</a> incaricato di curarsi dell’economia reale e delle politiche da seguire per riparare almeno parzialmente i danni provocati dalla più grave crisi industriale degli ultimi decenni.</p>
<p>Questo vuoto di potere, forse dovuto soprattutto alla difficoltà di trovare un successore, è stato ripetutamente motivato da un avversione al concetto stesso di politica industriale, come se l’azione del governo fosse un elemento di freno e non di spinta per lo sviluppo economico. Tutto questo in un momento in cui, anche senza chiamarla per nome, la politica industriale costituisce il pezzo forte anche dei Paesi che più si fondano sull’economia di mercato.</p>
<p>Lo è in Germania dove accanto al ministero responsabile per la politica finanziaria vi è un’istituzione simmetrica che guida l’economia reale, lo è negli Stati Uniti, dove <a href="http://climateprogress.org/2010/07/04/obama-solar-pv-csp/" target="_blank">risorse impressionanti</a> sono indirizzate verso settori innovativi, a partire dalla ricerca e dalla produzione delle nuove fonti di energia. Non parliamo naturalmente della Francia dove gli interessi nazionali vengono difesi con strumenti che vanno forse anche al di là delle condivise regole europee.</p>
<p>In Italia si è lasciata per mesi e mesi la <a href="http://www.repubblica.it/rubriche/market-place/2010/06/07/news/la_sede_vacante-4639477/" target="_blank">poltrona vuota</a> mentre, ovviamente, gli altri ministri cercavano di spolpare i vari fondi e le varie competenze del ministero dello Sviluppo togliendogli non solo le risorse ma i poteri di coordinamento che erano stati alla base della sua nascita, anche se raramente tali poteri erano stati effettivamente esercitati.</p>
<p>Una volta posto termine a questo periodo di cannibalismo e ripristinata la propria autorità, il nuovo ministro avrà sul suo tavolo un’agenda con alcuni compiti precisi.</p>
<p>In primo luogo dovrà riprendere la promozione di un efficace funzionamento delle regole della concorrenza e del mercato, regole che non possono essere fatte rispettare separatamente dai diversi ministeri. Frammentando la politica della concorrenza, ogni ministro controllore finisce nelle mani dei propri controllati. I mercati hanno bisogno di ben altro.</p>
<p>In secondo luogo ci vuole qualcuno che coordini tutti gli strumenti necessari per l’ingresso nei settori innovativi, come le scienze della vita e le energie pulite, e che aiuti la riorganizzazione e la strategia globale dei nostri settori forti come il made in Italy e i beni strumentali. Bisogna inoltre che abbia la capacità di aiutare la produzione di nuove idee e di assicurare che le idee creative si trasferiscano rapidamente dalle università e dai centri di ricerca verso il mondo produttivo. E che le politiche fiscali e le politiche scolastiche tengano conto non solo dei propri sacri e inviolabili obiettivi ma anche delle future necessità del Paese.</p>
<p>Vi è un terzo compito che mi sembra particolarmente vitale per noi, cioè quello di coordinare tutti gli strumenti per fare in modo che gli investitori esteri ritornino a considerare l’Italia come un Paese attraente per i loro investimenti. Il progresso dell’industria, in un mercato aperto, non può fare a meno del contributo di innovazione portato dagli investimenti esteri, mentre anche le statistiche più recenti provano che i grandi investitori internazionali si tengono sempre più alla larga dal nostro Paese.</p>
<p>In un periodo di diffuse crisi aziendali come quello in cui viviamo non possiamo inoltre continuare a non avere un centro di riflessione e di organizzazione degli strumenti per fare fronte a queste crisi, lasciandone la responsabilità politica alle sole competenze del ministero del Lavoro, per sua natura deputato a trovare rimedi e non a ricercare soluzioni.</p>
<p>Come ulteriore osservazione vedo la necessità di riprendere i fili della politica territoriale, sia riguardo alla reinterpretazione del ruolo dei distretti industriali che al ripensamento della politica per il Mezzogiorno, oggi definitivamente abbandonata.</p>
<p>Mi auguro infine che su questi temi si apra finalmente un dibattito che coinvolga tutte le parti interessate, a cominciare da Confindustria, che ho visto più interessata a dettare le ricette macroeconomiche al governo che non ad approfondire analiticamente e concretamente i nuovi problemi e le nuove esigenze dell’industria, che è e dovrà rimanere un pilastro fondamentale ed insostituibile della nostra economia.</p>
<p>È quindi necessario rispondere subito all’invito del Presidente della Repubblica prima che il ministero dello Sviluppo venga completamente svuotato delle competenze e dei poteri necessari per una nuova politica industriale.</p>
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		<title>Incognite sulla ripresa. Germania non sarà la locomotiva che speravamo</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 11:09:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 11 luglio 2010
ROMA (11 luglio) &#8211; Se non è mai facile prevedere i modi e i tempi di uscita da una crisi, questo esercizio è ancora più difficile quando, contemporaneamente alla crisi economica, cambiano i rapporti di forza tra i protagonisti della vita politica. Mentre tutti infatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/financial-crisis.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1833" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/financial-crisis.jpg" alt="" width="403" height="306" /></a>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=110206&amp;sez=HOME_ECONOMIA" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 11 luglio 2010</p>
<p>ROMA (11 luglio) &#8211; Se non è mai facile prevedere i modi e i tempi di uscita da una crisi, questo esercizio è ancora più difficile quando, contemporaneamente alla crisi economica, cambiano i rapporti di forza tra i protagonisti della vita politica. Mentre tutti infatti sono d’accordo che l’<a href="http://www.eastasiaforum.org/2010/01/24/chinas-response-to-the-global-financial-crisis/" target="_blank">Asia</a> (e in minor misura l’America Latina) non ha assolutamente subìto alcuna conseguenza dalla crisi e <a href="http://www.neurope.eu/articles/Business-in-China--the-road-to-recovery/101939.php" target="_blank">continua a crescere</a> con immutato ritmo di sviluppo, non vi è alcuna interpretazione condivisa riguardo al futuro degli altri protagonisti dell’economia mondiale.</p>
<p>Negli Stati Uniti si nota certamente uno sforzo per mettere in ordine lo squilibrato rapporto tra consumi e risparmi. Esso è accompagnato da segni di ripresa di alcuni settori (tra i quali primeggia l’automobile) ma l’andamento dell’<a href="http://worldnewsvine.com/2010/07/wall-street-prospering-while-millions-remain-jobless/" target="_blank">occupazione</a> non fa pensare all’inizio di un nuovo ciclo di sviluppo stabile e duraturo. Le <a href="http://www.wsws.org/articles/2010/jul2010/jobs-j03.shtml" target="_blank">preoccupazioni</a> riguardo a quanto può accadere dopo l’estate tendono a crescere: si parla sempre più dell’ipotesi di una nuova caduta dell’economia prima di iniziare una duratura ripresa futura. Inoltre su questa possibile ripresa, proprio per confermare quanto la politica incida sull’economia, incombe sempre l’<a href="http://www.neurope.eu/articles/Let-China-save-Europe/101948.php" target="_blank">incubo della Cina</a>. In conseguenza di questo incubo si pensa che l’economia americana dipenda più dalla rivalutazione dello yuan sul dollaro che non dalle misure prese dal governo per mettere in ordine i conti del settore pubblico, per porre in sicurezza i bilanci delle banche e per incentivare la ripresa dell’occupazione. Si ha l’impressione che la paura di vedere messo a dura prova il <a href="http://www.earthtimes.org/articles/news/332815,us-1st-half-gm.html" target="_blank">primato</a> degli Stati Uniti nel mondo prevalga rispetto alla fiducia sulla ripresa del Paese.</p>
<p>In Europa la situazione è ancora più complicata perché i segni di ripresa sono più <a href="http://www.finanzaonline.com/notizie/news.php?id=%257BAF56B4A6-77C1-4D51-B345-8917E0EE2F80%257D&amp;folsession=cc4b168a0903fdb703f1a2b584dbb717" target="_blank">deboli e contradditori</a> rispetto a quelli americani. Deboli perché in tutta l’area dell’euro si può parlare di una crescita intorno all’1% nel 2010 e poco superiore nel 2011. Di fronte alla caduta degli scorsi due anni non si può certo concludere che si tratta di dati confortanti. Essi inoltre divergono da settore a settore e da Paese a Paese. Vanno <a href="http://www.asca.it/news-AUTO__SISTINO_%28FIAT%29__MERCATO_ITALIANO_2010_A_1_9_MLN_DI_VEICOLI_%28-10_PERCENTO_%29-929042-ORA-.html" target="_blank">male le automobili</a>, ma vanno a gonfie vele i beni strumentali diretti verso l’Asia, va meglio la Germania ma hanno pesanti problemi la Spagna e la Grecia.</p>
<p>Inoltre, anche all’interno dell’Europa, la crisi mette in luce un grande cambiamento nei rapporti di potere tra le diverse nazioni. Semplificando l’analisi si può dire che è finito il lungo e difficile processo di riorganizzazione della Germania dopo l’unificazione. Questo Paese emerge sempre più forte rispetto agli altri grandi Paesi europei. Soprattutto l’equilibrio tra la Francia e la Germania (equilibrio che era stato a lungo almeno formalmente tenuto in vita) si è definitivamente spezzato.</p>
<p>La produzione industriale tedesca ha ormai distanziato senza confronti quella degli altri Paesi e le esportazioni tedesche, dopo aver invaso i mercati europei, conquistano crescenti quote in tutti i mercati mondiali, per cui oggi il tasso di disoccupazione germanico è ormai in linea con quello precedente la crisi.</p>
<p>Non possiamo parlare però di forte ripresa tedesca perché, a fianco del boom delle esportazioni, rimane una stagnante domanda interna da parte di consumatori timorosi riguardo al futuro e colpiti dalle decisioni restrittive del governo.</p>
<p>La Germania, cioè, esporta sempre di più ed è sempre più forte ma non sarà la locomotiva della ripresa europea che noi avevamo sperato. O meglio, la Germania è una locomotiva che per correre forte e sicura, ha deciso di <a href="http://www.telegraph.co.uk/finance/economics/7883349/Breaking-up-eurozone-would-benefit-economy-say-experts.html" target="_blank">staccare i vagoni</a> anche a costo di accrescere i sacrifici dei propri cittadini, salvo poi investire i surplus accumulati dalle proprie banche nei buoni del Tesoro della Grecia e constatare poi che questi vengono messi a rischio da una politica avventurosa.</p>
<p><a href="http://www.professionefinanza.com/Articoli/ViewArticolo.php?idArticolo=1806&amp;idcategoria=8" target="_blank">Di fronte</a> a questa Germania, la Francia non ha interesse a seguire la stessa politica e non ha la forza di costruirne una alternativa. Dato che tutti gli altri Paesi (a partire dall’Italia) stanno a guardare senza fare proposte o costruire alleanze, non ci dobbiamo stupire che la nostra ripresa sia lenta, difficile e incerta.</p>
<p>Essa non può infatti essere costruita su politiche nazionali divergenti che, proprio perché tali, non hanno la forza di cambiare l’andamento dell’intera economia europea.</p>
<p>Non credo che il problema sia di facile soluzione proprio perché non è mai facile prendere atto dei cambiamenti della storia. Non lo è per gli Stati Uniti nei confronti della Cina, non lo è per la Francia nei confronti della Germania. Quanto a quest’ultima essa non sembra voler prendere atto che, se non si tiene conto del contesto europeo in cui si opera, non si riesce nemmeno a portare il proprio Paese verso un cammino di stabile crescita. Non credo infatti che nemmeno i tedeschi siano felici di comprimere a lungo i propri consumi e il proprio tenore di vita. Anche se non sono esperto in materia, credo infatti che nessuno nasca masochista. Nemmeno i tedeschi.</p>
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		<title>Miracolo africano. Leader, sfide e ricchezze del nuovo continente emergente</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jul 2010 09:19:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prefazione di Romano Prodi al libro &#8216;Miracolo africano&#8216; di Riccardo Barlaam e Massimo di Nola edito da Il Sole 24 Ore
L&#8217;Africa è un Continente che vive un&#8217;importante fase di trasformazione in Italia poco conosciuta. Se ne scrive poco. Ed è una lacuna che tutti dobbiamo contribuire a colmare.
Il Mondo è tornato a guardare alle  grandi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1826" class="wp-caption alignright" style="width: 260px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/9788863451405.jpg"><img class="size-full wp-image-1826 " title="Miracolo africano. Leader, sfide e ricchezze del nuovo continente emergente - di Riccardo Barlaam; Massimo Di Nola - Ed: Il Sole 24 Ore" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/9788863451405.jpg" alt="Miracolo africano. Leader, sfide e ricchezze del nuovo continente emergente - di Riccardo Barlaam; Massimo Di Nola - Ed: Il Sole 24 Ore" width="250" height="368" /></a><p class="wp-caption-text">Miracolo africano. Leader, sfide e ricchezze del nuovo continente emergente - di Riccardo Barlaam; Massimo Di Nola - Ed: Il Sole 24 Ore</p></div>
<p>Prefazione di Romano Prodi al libro &#8216;<a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/popup/player.php?filename=100626-economia-in-pagine.mp3" target="_blank">Miracolo africano</a>&#8216; di Riccardo Barlaam e Massimo di Nola edito da <a href="http://www.hoepli.it/libro/miracolo-africano.asp?ib=9788863451405&amp;pc=000005002015004" target="_blank">Il Sole 24 Ore</a></p>
<p><em>L&#8217;Africa è un Continente che vive un&#8217;importante fase di trasformazione in Italia poco conosciuta. Se ne scrive poco. Ed è una lacuna che tutti dobbiamo contribuire a colmare.</em></p>
<p><em>Il Mondo è tornato a guardare alle  grandi potenzialità dei Paesi africani soprattutto per il recente boom dei prezzi delle materie prime. L&#8217;Africa detiene, infatti, ancora grandi risorse minerarie, agricole, energetiche. Sono aspetti rilevanti. Ma un&#8217;ottica limitata a questi aspetti è  fuorviante e ci porta indietro nel tempo.</em></p>
<p><em>L&#8217;epoca delle colonie è definitivamente e irreversibilmente finita e oggi queste risorse devono servire in primo luogo agli  africani. I Governi dei loro Paesi  hanno un&#8217;agenda impegnativa di obiettivi da raggiungere che in buona parte coincidono con i cosiddetti Millenium Goals: servono infrastrutture, ospedali, scuole, posti di lavoro, sviluppo sociale.</em></p>
<p><em>Il tutto in un contesto sostenibile: un tema, questo,  a cui è sensibile un numero crescente di leader politici africani.</em></p>
<p><em>Si è scritto anche &#8211; in maniera troppo spesso strumentale &#8211; della crescente <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Attualita%20ed%20Esteri/Esteri/2006/11/rb31106_mappacinaafrica.shtml?uuid=6e1bcea6-6b40-11db-ae01-00000e251029" target="_blank">presenza cinese in Africa</a>. La Cina, nel corso degli ultimi anni, ha accresciuto in grande misura la sua presenza nel Continente. In cambio di un accesso alle risorse offre e realizza infrastrutture, fornisce assistenza in campo economico, sanitario, tecnico scientifico, con un massiccio <a href="http://temi.repubblica.it/limes/cina-in-africa-nonostante-la-crisi" target="_blank">apporto di investimenti</a>. Questo riteniamo che sia un bene per l&#8217;Africa e per la Cina. Possono esistere (e vi sono) casi di sfruttamento condannabili ma in questo caso c&#8217;è da chiedersi a chi tocca scagliare la prima pietra… E soprattutto occorre separare le responsabilità di aziende e di imprenditori che possono essere cinesi come di qualsiasi altro Paese, dall&#8217;approccio del Governo di Pechino, solitamente attento a rispettare le esigenze delle sue controparti. E gli Stati africani sono perfettamente in grado di sapere e di chiedere ciò di cui hanno bisogno.</em></p>
<p><em>Invece di parlare di un presunto pericolo cinese per l&#8217;Africa, quindi, cerchiamo di studiarlo più a fondo e, soprattutto, cerchiamo di creare, insieme alla Cina, un programma comune, con regole comuni, per fare in modo che anche l&#8217;Africa cominci il suo cammino di sviluppo. I Paesi africani hanno bisogno di impegni concreti: questa la sfida che devono oggi affrontare l&#8217;Europa e l&#8217;Italia.</em></p>
<p><em>L&#8217;<a href="http://translate.google.it/translate?hl=it&amp;sl=en&amp;tl=it&amp;u=http://europa.eu/legislation_summaries/development/african_caribbean_pacific_states/r12540_en.htm&amp;anno=2" target="_blank">Unione Europea</a>, negli ultimi anni ha prodotto uno sforzo considerevole per dare un indirizzo e  obiettivi chiari e condivisi, nella sua politica di <a href="http://ec.europa.eu/europeaid/index_it.htm" target="_blank">cooperazione</a> con l&#8217;Africa. Accanto all&#8217;assistenza economica finalizzata allo sviluppo e al raggiungimento degli Obiettivi del millennio,  punta a rafforzare la capacità di Governance degli Stati africani. Si concentra sul rafforzamento delle istituzioni della società civile, della presenza e dello sviluppo dell&#8217;imprenditoria locale e soprattutto della cooperazione tra gli stessi Stati Africani.</em></p>
<p><em>Il quadro si presenta naturalmente in modo differente per le diverse aree geografiche. Con la sponda  Mediterranea del Continente  esiste già una maggiore spinta verso l&#8217;integrazione che coinvolte aspetti del mondo delle imprese, delle organizzazioni e delle strutture della società civile, delle università, della gestione dei flussi migratori ed altri capitoli importanti. Il coordinamento di  questa rete complessa di rapporti fa capo alla cosiddetta politica di vicinato ed è importante proseguire, con maggiore energia, in questa direzione.</em></p>
<p><em>Bisogna tuttavia tenere presente che nessuna politica di vicinato o nessuna politica mediterranea può essere portata a compimento senza un adeguato impegno politico e senza i necessari mezzi finanziari che lo sostengono. Né l&#8217;uno né l&#8217;altro mi sembrano oggi sufficienti per raggiungere un reale livello di integrazione.</em></p>
<p><em><a href="http://www.paginedidifesa.it/2004/tani_040119.html" target="_blank">Diverso è il caso</a> dell&#8217;Africa subsahariana e dell&#8217;Africa centrale e meridionale dove, accanto a Paesi in decollo sociale ed economico, esistono Stati che devono ancora risolvere  situazioni di <a href="http://www.peacelink.it/conflitti/i/1063.html" target="_blank">conflitto</a> e che hanno bisogno di costruire dalle fondamenta le proprie istituzioni amministrative, giuridiche e di sicurezza. L&#8217;obiettivo in questo caso è di accelerare il processo di consolidamento di questi Stati rafforzando il ruolo svolto dalle istituzioni regionali che si propongono di estendere il livello di integrazione economica e politica del Continente, per culminare nell&#8217;Unione Africana, a cui esse fanno riferimento. Si deve in parallelo tracciare un cammino che consenta al maggior numero possibile di questi Paesi di raggiungere uno stato di associazione all&#8217;Unione Europea, che comporta un miglior accesso non solo al mercato comunitario ma anche ai diversi strumenti della Ue in campo economico, scientifico, di sviluppo sociale e di tutela della sicurezza e dell&#8217;ambiente.</em></p>
<p><em>L&#8217;Italia si inserisce in questo contesto. Accanto alla Francia e alla Spagna è in grado di svolgere un ruolo di primo piano nella politica euromediterranea. In Africa occorre flessibilità, realismo ma anche una grande dose di entusiasmo. Le <a href="http://www.esteri.it/MAE/IT/Politica_Estera/Aree_Geografiche/Africa/Impegno_per_lAfrica.htm" target="_blank">potenzialità</a> del nostro Paese, delle nostre imprese, delle nostre istituzioni e della società civile per fornire un contribuito in questa direzione sono veramente grandi e lo dimostrano diversi esempi, alcuni dei quali sono riportati anche in questo libro. Altri si possono citare: ad esempio il contributo della <a href="http://www.santegidio.org/documenti/doc_1062/20001003_aids_bestaggini.pdf" target="_blank">Comunità di Sant&#8217;Egidio</a> e del <a href="http://www.ana.it/index.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=3968&amp;theme=Printer" target="_blank">Corpo degli Alpini</a> alla pacificazione del Mozambico. La presenza di numerosissime missioni insediate nelle aree più disagiate del Continente con un costante ruolo di aiuto alle popolazioni locali. L&#8217;attività delle miriadi di organizzazioni non governative che lavorano dal basso, lontani dai riflettori.</em></p>
<p><em>Un ultimo aspetto di particolare rilevanza è rappresentato dall&#8217;emigrazione africana in Europa e in Italia. Anche questo è un fenomeno di cui,  troppo spesso,  si sottolineano gli aspetti che allarmano l&#8217;opinione pubblica, dimenticando invece l&#8217;enorme contributo che può fornire alla cooperazione tra i nostri due continenti. Emigrazione significa scambio di esperienze, conoscenza reciproca, arricchimento di culture. Gli immigrati ghanesi che dall&#8217;Emilia  ritornano al loro Paese per avviare una propria attività imprenditoriale, a cui si fa cenno in questo libro, sono soltanto uno dei mille esempi. Si potrebbe aggiungere il ruolo, svolto nella direzione opposta dal turismo responsabile, e vorrei dire anche aperto a suggestioni nuove. Quante persone, tornate da un viaggio nel Continente, si dichiarano dopo pochi giorni afflitti dal mal d&#8217;Africa. Che non è una nuova malattia ma il risultato di un&#8217;esperienza positiva, che apre nuovi orizzonti e un diverso modo di vedere gli altri.</em></p>
<p><em>L&#8217;obiettivo degli autori di questo libro è di suscitare l&#8217;attenzione del lettore italiano sui cambiamenti in atto nel Continente prendendo spunto da situazioni particolarmente significative sotto il profilo politico, economico e sociale.</em></p>
<p><em>Non è, non vuole e non potrebbe essere quello di proporre un&#8217;enciclopedia sull&#8217;Africa. Se ne potranno condividere o meno alcune osservazioni,  ma ritengo che sia un contributo che va nella giusta direzione. Conoscere meglio l&#8217;Africa di oggi è importante per noi e per i nostri figli.</em></p>
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		<title>Prodi nominato professore europeo per il dialogo sinoeuropeo all&#8217;università CEIBS</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 08:48:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[His Excellency Romano Prodi Appointed as CEIBS &#8220;EU Chair of Sino-European Dialogue&#8220;, Speaks to CEIBS Alumni and Students at Beijing Campus
June 30, 2010. Beijing campus &#8212; CEIBS has appointed His Excellency Romano Prodi, former EU Commission President and two-time former Prime Minister of Italy, as &#8220;EU Chair of Sino-European Dialogue,&#8221; effective through 2012. On July [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/23685.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1818" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/23685.jpg" alt="" width="550" height="366" /></a>His Excellency Romano Prodi Appointed as CEIBS &#8220;<a href="http://www.ceibs.edu/media/archive/54234.shtml" target="_blank">EU Chair of Sino-European Dialogue</a>&#8220;, Speaks to CEIBS Alumni and Students at Beijing Campus</p>
<p>June 30, 2010. Beijing campus &#8212; <a href="http://www.ceibs.edu/" target="_blank">CEIBS</a> has appointed His Excellency Romano Prodi, former EU Commission President and two-time former Prime Minister of Italy, as &#8220;EU Chair of Sino-European Dialogue,&#8221; effective through 2012. On July 3, H.E. Prof Prodi will lecture to CEIBS alumni, students, and media at the school&#8217;s Beijing campus. His talk will cover &#8220;21st Century Main Geopolitical Dynamics&#8221;.</p>
<p>As EU Chair of Sino-European Dialogue, Prof Prodi will be, during the course of each academic year, delivering lectures, participating in events and research discussions at CEIBS. During his first working visit in March 2010, Prof Prodi presented to CEIBS MBA and EMBA students and alumni, participated in an evening roundtable with CEIBS faculty, and spoke to the EU Chambers of Commerce in both Shanghai and Beijing.</p>
<p>Said CEIBS Dean and Vice President Rolf D Cremer in making the announcement: &#8220;We feel honoured and privileged to have Prof Romano Prodi, one of the world’s most respected senior political leaders, joining CEIBS. His perspectives on recent European and global developments will greatly enrich the intellectual life of our students and faculty.&#8221;</p>
<p>Prof. Prodi served as President of the European Commission (1999-2004), and served two terms as Prime Minister of Italy (1996-98; 2006-2008). Prof Prodi’s political and academic career are both highly impressive. After completing postgraduate work at the London School of Economics, Prof. Prodi began his academic career at the University of Bologna in 1963, where he served as assistant in political economics and professor of industrial organization and industrial policy until 1999. He was also visiting professor at Harvard University and the Stanford Research Institute. During his academic and institutional career, Prodi has received several prestigious awards including Honorary Member of the London School of Economics and Political Science (1989) and the Schumpeter Prize by the International Joseph A. Schumpeter Society (1999).</p>
<p>Prof. Prodi entered politics in 1978, when he was appointed the Italian Minister of Industry. From 1982 to 1989, he chaired the Institute for Industrial Reconstruction (IRI), then Italy&#8217;s largest holding company. In 1995, Prof. Prodi founded the Ulivo &#8212; &#8220;The Olive Tree&#8221; &#8212; the center-left coalition, which made him its candidate for prime minister in the 1996 elections. Ulivo won the general elections that year and the Prodi government remained in office until 1998. One of its achievements was to secure Italy’s place among the first countries to adopt the Euro.</p>
<p>In 1999, Prof. Prodi was appointed president of the European Commission, the executive body of the European Union. During his presidency, the Euro was successfully introduced; the Union was enlarged by 25 new countries from central, eastern and southern Europe; and the treaty establishing a constitution for Europe was signed. He served until 2005. In Italy’s 2006 parliamentary elections, Prof. Prodi again led the center-left coalition to victory, and again becoming Prime Minister until May 8, 2008. Prof. Prodi is currently President of the Foundation for Worldwide Cooperation and Chairman of the UN-AU Panel for Peacekeeping in Africa.</p>
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		<title>Trent&#8217;anni dalla strage di Ustica</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 16:00:29 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
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		<description><![CDATA[Messaggio di Romano Prodi al Convegno sulla strage di Ustica tenutosi a   Bologna il 25 giugno 2010
Cosa avremmo saputo della strage di Ustica senza di voi, senza la perseveranza e il coraggio, senza la vostra dedizione? 
Questi trent&#8217;anni di storia italiana esigono un tributo all&#8217;Associazione dei familiari delle vittime e a Daria Bonfietti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/Museo_ustica.JPG"><img class="alignright size-large wp-image-1679" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/Museo_ustica-1024x768.jpg" alt="" width="430" height="323" /></a>Messaggio di Romano Prodi al <a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/Carlino20100624Ustica.pdf">Convegno sulla strage di Ustica</a> tenutosi a   Bologna il 25 giugno 2010</p>
<p><em>Cosa avremmo saputo della <a href="http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/2010/06/25/350065-strage_ustica_scontro.shtml" target="_blank">strage di Ustica</a> senza di voi, senza la perseveranza e il coraggio, senza la vostra dedizione? </em></p>
<p><em>Questi trent&#8217;anni di storia italiana esigono un tributo all&#8217;<a href="http://www.comune.bologna.it/iperbole/ustica/" target="_blank">Associazione dei familiari delle vittime</a> e a <a href="http://www.reti-invisibili.net/ustica/articles/art_3901.html" target="_blank">Daria Bonfietti</a>, tenace Presidente. Ha saputo unire tante voci in una <a href="http://www.stragi80.it/indice.html" target="_blank">unica voce</a> che ha tenuto viva per anni e anni l&#8217;attenzione su questa tragedia. Una <a href="http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/2010/06/25/350065-strage_ustica_scontro.shtml" target="_blank">richiesta di giustizia</a> che riguarda la salvaguardia dei valori democratici. </em></p>
<p><em>Avreste potuto trasformare il vostro dolore in volontà di vendetta, in rancore. Al contrario, avete cercato di migliorare il tessuto civile della comunità nazionale promuovendo verità, conoscenze e valori: ci avete costretto a riflettere sulla democrazia e sulla sua messa in pratica. Avete perciò svolto una obiettiva funzione civile contro l&#8217;oblio, grazie alla forza della memoria, valore fondante di ogni società, aspetto irrinunciabile per tornare a dare vita a un ideale di comunità violato, quell&#8217;ideale di comunità che per vivere ha bisogno anche di azioni concrete da parte di chi si occupa di amministrare la cosa pubblica.</em></p>
<p><em>La <a href="http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=197" target="_blank">storia</a> non può essere scritta solo nelle aule giudiziarie, la politica deve fare la sua parte. Di fianco ai magistrati ci sia allora anche la politica. Quella politica che deve mettere la magistratura nelle condizioni di poter agire, quella politica che deve lasciare libera la stampa di scavare e approfondire perché possa contribuire a chiarire gli avvenimenti, a tenere viva la coscienza a formare una opinione pubblica capace di sentire la storia del Paese intero come storia condivisa.</em></p>
<p><em>Questo insegnamento rimarrà. La memoria vive in ognuno di noi, e fare memoria è soprattutto questo: continuare a chiedere che la verità si faccia strada. Tenere vivo il ricordo è infatti la condizione per continuare a cercare la verità nella sua interezza, e per difenderla da tentativi di violazione.</em></p>
<p><em>Quando chiedemmo alle autorità politico-militari della <a href="http://www.liveleak.com/view?i=62e_1172060667" target="_blank">Nato</a> che i tracciati <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Strageusticaradar1.gif" target="_blank">radar</a> venissero messi a disposizione dell&#8217;autorità giudiziaria italiana facemmo semplicemente il nostro dovere. &#8220;Intrecci eversivi&#8221; e &#8220;forse anche intrighi internazionali&#8221;, &#8220;opacità di comportamenti da parte di corpi dello Stato e inefficienze di apparati&#8221; hanno allontanato la verità sulla strage del Dc9 affondato a Ustica, ha detto di recente il <a href="http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Discorso&amp;key=1848" target="_blank">Presidente Giorgio Napolitano</a>. Voglio proprio concludere con queste parole del Capo dello Stato perché essi ci aiutano a perseguire ogni sforzo per giungere a una veritiera ricostruzione della tragedia di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Ustica" target="_blank">Ustica</a>.</em></p>
<p><em>Non è solo un atto dovuto a vittime innocenti, ma anche un atto dovuto alla coscienza democratica del nostro Paese.</em></p>
<p><em>Grazie a voi tutti.</em></p>
<p><em>Romano  Prodi</em></p>
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		<title>Expo 2015 &#8211; Prodi accusa: Ora solo veleni dal trionfo su Smirne al disastro</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 09:05:36 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Expo]]></category>
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		<description><![CDATA[Intervista di Marco Marozzi a Romano Prodi su La Repubblica del 25 giugno 2010
E Prodi accusa: Ora solo veleni dal trionfo su Smirne al disastro
BOLOGNA &#8211; «Che figuraccia. Mamma mia, che disastro». Romano Prodi commenta il «disastro» dell&#8217; Expo di Milano subito dopo aver assistito al disastro della Nazionale di calcio. Le parole valgono doppio. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1778" class="wp-caption alignright" style="width: 423px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/milano-expo.png"><img class="size-full wp-image-1778    " title="Concept plan originale del sito di Expo 2015" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/milano-expo.png" alt="Il progetto di Expo 2015" width="413" height="328" /></a><p class="wp-caption-text">Concept plan originale del sito di Expo 2015</p></div>
<p>Intervista di Marco Marozzi a Romano Prodi su <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/06/25/prodi-accusa-ora-solo-veleni-dal.html" target="_blank">La Repubblica</a> del 25 giugno 2010</p>
<p>E Prodi accusa: Ora solo veleni dal trionfo su Smirne al disastro</p>
<p>BOLOGNA &#8211; «Che figuraccia. Mamma mia, <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/07/05/news/expo_inchiesta-5391955/" target="_blank">che disastro</a>». Romano Prodi commenta il «disastro» dell&#8217; <a href="http://www.comune.milano.it/portale/wps/portal/CDM?WCM_GLOBAL_CONTEXT=/wps/wcm/connect/contentlibrary/In%20Comune/In%20Comune/Strategia%20di%20Sviluppo/Grandi%20Progetti/Expo%202015_Strategie%20di%20sviluppo_Grandi%20Progetti" target="_blank">Expo di Milano</a> subito dopo aver assistito al disastro della Nazionale di calcio. Le parole valgono doppio. «Che tristezza» dice il Professore nel suo studio di via Santo Stefano, nel cuore di Bologna, dove sta preparando le sue lezioni per l&#8217; università di Shanghai. Corso estivo, si parte domenica per la Cina. Un altro clima lo attende. Da un Expo terremotato a Milano, a un Expo super decollato a Shangai.</p>
<p>Eppure <a href="http://notizie.virgilio.it/esteri/expo-shanghai-prestigiacomo-italia.html" target="_blank">in Cina</a> l&#8217; Italia ha mandato all&#8217; inaugurazione «solo» il ministro Stefania Prestigiacomo e a maggio a Roma all&#8217; insediamento del nuovo ambasciatore cinese, Ding Wei, non c&#8217; erano le cariche istituzionali italiane. «Ho sempre pensato che la Cina sarebbe stato presto una protagonista della politica e dell&#8217; economia mondiale. Questo mi è stato regolarmente rimproverato dagli attuali governanti. Quindi non mi stupisco rispetto a due episodi che rappresentano la continuazione di una linea passata e che riflettono la scarsa comprensione che essi hanno del ruolo della Cina nel mondo. Secondo una recente indagine della Bcc, l&#8217; Italia è tra i paesi occidentali quello che ha la percezione peggiore nei confronti della Cina».</p>
<p>Prodi parla di Cina per parlare di Italia. Di una «scarsa comprensione» che si risolve in un «disastro». E&#8217; lontanissimo quel 31 marzo 2008 in cui <a href="http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/cronaca/expo-2015/prodi-expo/prodi-expo.html" target="_blank">Milano batté Smirne</a> a Parigi 86 a 65. L&#8217; Expo 2015 sarebbe stato nella capitale lombarda, il sindaco Letizia Moratti si sperticò in lodi per Prodi, premier sconfitto e dimissionario che però fra i suoi ultimi atti si impegnò a fondo per l&#8217; Expo a Milano. Poi? «Attorno all&#8217; Expo è andata in scena una lite continua fra strutture di potere» ripete da tempo l&#8217; ex presidente del Consiglio. L&#8217; indice è puntato su tutti: Moratti, Formigoni, Lega, Pdl, <a href="http://www.gadlerner.it/2009/02/19/milano-expo-il-fiasco-della-padania.html" target="_blank">liti «su tutto» </a>nel governo. «Milano &#8211; ricorda l&#8217; ex premier &#8211; la spuntò su Smirne grazie a un grande gioco di squadra del sistema-Italia che poi è saltato».</p>
<p>Letizia Moratti un anno dopo la vittoria, sempre a Parigi, annunciò che Prodi, D&#8217; Alema, Al Gore, altri grandi nomi sarebbero stati nel Comitato d&#8217; onore dell&#8217; Expo. Con la benedizione di Berlusconi. «Veramente, pensavo di esserci già da almeno un anno, dal 2008» ride Prodi. «Invece dopo la vittoria non ho avuto più avuto notizie né alcun aggiornamento sui lavori».</p>
<p>«La questione non è mai stata il comitato d&#8217; onore, ma un percorso condiviso che consentisse di portare in porto un evento di tale portata» è il commento di Prodi. «Gli unici aggiornamenti sull&#8217; Expo di Milano li ho avuti recandomi all&#8217; estero per il mio lavoro. E non mi hanno fatto per niente piacere. Molti di quelli che a Parigi ci avevano dato il voto, mi <a href="http://milano.corriere.it/notizie/politica/10_luglio_2/Giannattasio-tremonti-crede-nell-expo-1703310432961.shtml" target="_blank">chiedevano preoccupati</a> che cosa <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-07-02/ndrangheta-punta-expo-arresti-102205.shtml?uuid=AYatMD4B" target="_blank">stesse succedendo</a>, come mai <a href="http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/06/24/news/stanca_abbandona_expo_2015_l_ad_presenta_le_dimissioni-5111905/" target="_blank">la macchina</a> non si fosse ancora messa <a href="http://www.milanoweb.com/notizie/economia-e-finanza/3022_problemi-finanziari-per-l-expo-2015" target="_blank">in moto</a>. Verso di loro, io ed altri del mio governo ci eravamo spesi in prima persona». E <a href="http://www.expoizmir2015.org/" target="_blank">i turchi</a>? «Lasciamo perdere i loro commenti». E adesso cosa si augura? «L&#8217; Expo riguarda l&#8217; interesse nazionale. Per questo, il mio augurio è che si raggiunga un&#8217; intesa. Non solo sugli aspetti immobiliari. Sui contenuti».</p>
<p><iframe width="425" height="350" frameborder="0" scrolling="no" marginheight="0" marginwidth="0" src="http://maps.google.it/maps?ie=UTF8&amp;t=h&amp;source=embed&amp;ll=45.519188,9.106679&amp;spn=0.010524,0.018239&amp;z=15&amp;output=embed"></iframe><br /><small><a href="http://maps.google.it/maps?ie=UTF8&amp;t=h&amp;source=embed&amp;ll=45.519188,9.106679&amp;spn=0.010524,0.018239&amp;z=15" style="color:#0000FF;text-align:left">Visualizzazione ingrandita della mappa</a></small><br />
L&#8217;area su cui dovrebbe sorgere Expo 2015</p>
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		<title>Prodi: Su mancato incarico a Ciampi nel &#8216;98 non ebbi alcun ruolo</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 08:07:36 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Prodi: Su mancato incarico a Ciampi nel &#8216;98 non ebbi alcun ruolo
Per l&#8217;ex capo dello Stato invece fu &#8220;poco trasparente&#8221;
(APCOM) I giorni successivi alla caduta del Governo Prodi nel 98 furono certamente &#8220;delicatissimi&#8221;, ma l&#8217;ex premier respinge qualunque addebito per ciò che accadde.
Romano Prodi, sul Corriere della Sera, interviene con una breve lettera dopo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1738" class="wp-caption alignright" style="width: 263px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/ciampi.jpg"><img class="size-full wp-image-1738" title="Carlo Azeglio Ciampi" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/ciampi.jpg" alt="Carlo Azeglio Ciampi" width="253" height="220" /></a><p class="wp-caption-text">Carlo Azeglio Ciampi</p></div>
<p>Prodi: Su mancato incarico a Ciampi nel &#8216;98 non ebbi alcun ruolo<br />
Per l&#8217;ex capo dello Stato invece fu &#8220;poco trasparente&#8221;</p>
<p>(<strong><a href="http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2010/06_giugno/25/prodi_su_mancato_incarico_a_ciampi_nel_98_non_ebbi_alcun_ruolo,24928201.html" target="_blank">APCOM</a></strong>) I giorni successivi alla caduta del Governo Prodi nel 98 furono certamente &#8220;delicatissimi&#8221;, ma l&#8217;ex premier respinge qualunque addebito per ciò che accadde.</p>
<p>Romano Prodi, sul Corriere della Sera, interviene con una breve lettera dopo che ieri Carlo Azeglio Ciampi aveva raccontato, sempre al Corriere, che nell&#8217;ottobre &#8216;98 fu sollecitato da Massimo D&#8217;Alema ad assumere la guida del Governo, aggiungendo che poi però &#8220;nessuno si fece più vivo&#8221; e che &#8220;anche Prodi ebbe un ruolo poco trasparente&#8221;.</p>
<p>Ricostruzione completata poi da <a href="http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2010/06_giugno/24/velardi-rondolino_a_ciampi_fu_prodi_a_cambiare_idea_su_suo_bis,24918102.html" target="_blank">Fabrizio Rondolino</a> e <a href="http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2010/06_giugno/24/velardi-rondolino_a_ciampi_fu_prodi_a_cambiare_idea_su_-2-,24918216.html" target="_blank">Claudio Velardi</a>, collaboratori di <a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/5563" target="_blank">D&#8217;Alema</a> in quel periodo, secondo i quali fu proprio Prodi, di fatto, ad impedire che il Governo Ciampi nascesse, decidendo di tentare la strada di un reincarico, inizialmente esclusa, e scontrandosi con il veto di Francesco Cossiga.</p>
<p>Oggi è Prodi a parlare di quei giorni: &#8220;Mi avvedo che alcuni passaggi apparsi sul Corriere nell&#8217;ambito di un colloquio del presidente Ciampi possono essere frutto di un malinteso. Osservazioni che mi chiamano in causa per il mancato incarico allo stesso presidente Ciampi.</p>
<div id="attachment_1735" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/Prodi-e-Ciampi-1.jpg"><img class="size-medium wp-image-1735" title="Prodi e Ciampi nel 1998" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/Prodi-e-Ciampi-1-300x216.jpg" alt="Prodi e Ciampi nel 1998" width="300" height="216" /></a><p class="wp-caption-text">Prodi e Ciampi nel 1998</p></div>
<p>E&#8217; vero che ci furono passaggi delicatissimi in quei giorni ed è documentato e noto che non volli accettare il sostegno di esponenti di forze politiche alternative allo schieramento che aveva sostenuto il governo dell&#8217;Ulivo. Ciò appunto per non venir meno alla mia linea politica.</p>
<p>Una volta preso atto del voto di sfiducia del Parlamento sono uscito subito di scena, tornandomene a Bologna. Per questo tengo a precisare che in quei giorni &#8216;delicatissimi&#8217; non ho avuto, né avrei potuto avere un ruolo poco trasparente o trasparente (come <a href="http://www.19luglio1992.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3037:rassegna-stampa-24-giugno-2010&amp;catid=39:2010&amp;Itemid=3" target="_blank">sostenuto ieri da Ciampi</a>, ndr). Semplicemente <a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/IlRiformista20100625Ciampi.pdf">non ho avuto alcun ruolo</a>&#8220;.</p>
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		<title>Lasciate in pace la Costituzione, sfidate le corporazioni</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/lasciate-in-pace-la-costituzione-sfidate-le-corporazioni_1708.html</link>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 09:28:04 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ulivo]]></category>
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		<description><![CDATA[Lasciate in pace la Costituzione, sfidate le corporazioni.
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 13 Giugno 2010
Non posso nascondere di essermi sorpreso quando qualche giorno fa ho letto che, per dare un contributo alla liberalizzazione della nostra economia, bisognava assolutamente modificare l’articolo 41 della nostra Costituzione. Anche se già lo conoscevo, mi sono tuttavia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/intestazione_3.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1709" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/intestazione_3.jpg" alt="" width="400" height="280" /></a>Lasciate in pace la Costituzione, sfidate le corporazioni.</p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://carta.ilmessaggero.it/view.php?data=20100613&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PRODI_40.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank">Il Messaggero</a> </strong>del 13 Giugno 2010</p>
<p>Non posso nascondere di essermi sorpreso quando qualche giorno fa ho letto che, per dare un contributo alla liberalizzazione della nostra economia, <a href="http://it.reuters.com/article/itEuroRpt/idITLDE6581EL20100609" target="_blank">bisognava</a> assolutamente <a href="http://www.leragioni.it/2010/06/14/tremonti-alla-cisl-cambiare-gli-art-41-e-118-cost/" target="_blank">modificare</a> l’articolo <a href="http://www.quirinale.it/qrnw/statico/costituzione/costituzione.htm" target="_blank">41</a> della nostra Costituzione. Anche se già lo conoscevo, mi sono tuttavia preso cura di rileggere il suddetto articolo che, come tutti gli articoli della prima parte della nostra Carta fondamentale, brilla per semplicità e chiarezza. Esso scrive che “l’iniziativa privata è libera”. E aggiunge semplicemente che “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale e in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà (opportuna questa insistenza sulla libertà) e alla dignità umana”. Come ovvio completamento, l’articolo aggiunge che “La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.</p>
<p>Terminata questa lettura mi sono messo il cuore in pace, nella sicurezza che né la lettera né lo spirito di quest’articolo mai avrebbero messo in rischio o semplicemente resa più difficile la libertà di intrapresa in quanto in qualsiasi sistema, anche nel più liberista, la legge ha il compito di dettare le norme di comportamento perché l’esercizio dell’attività economica non rechi danno all’esercizio dei diritti dei cittadini, sia che essi si organizzino in forma individuale che associata.</p>
<p>Tutti noi abbiamo infatti il diritto di essere tutelati dalla legge riguardo ai requisiti igienici o sanitari di un prodotto o della pericolosità di un giocattolo, così come in ogni parte del mondo i lavoratori e gli imprenditori trovano nella legge (italiana o europea) i diritti e gli obblighi che derivano dall’esercizio della propria attività. È peraltro evidente che, se esistono regolamentazioni eccessive, queste possono e debbono essere eliminate dall’attività legislativa, affidata all’iniziativa del Governo e del Parlamento.</p>
<p>Assolta la Costituzione da qualsiasi colpa in materia, mi è sorto il sospetto che potesse essere stata la Corte Costituzionale, attraverso le sue interpretazioni, ad impedire una maggiore liberalizzazione della nostra economia. Ho letto tuttavia a questo proposito un <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-06-08/meno-lacci-centra-carta-080400.shtml?uuid=AYAV7qwB" target="_blank">esauriente articolo</a> dell’ex presidente della corte Valerio Onida che dimostra che mai la corte in tutta la sua storia ha dichiarato l’illegittimità di una legge liberalizzatrice e che, al contrario, esistono numerose decisioni che hanno rimosso limiti ingiustificati alla libertà di iniziativa contenuti nelle leggi nazionali o in quelle regionali.</p>
<p>Tranquillizzato su tutti i fronti, ho quindi ritenuto la proposta come un semplice errore o come un ormai rituale messaggio di avversione allo spirito (visto che non è possibile farlo alla lettera) della nostra Costituzione.</p>
<p>L’ipotesi dell’inconsapevole errore è stata poi esclusa dal fatto che il presidente del Consiglio è <a href="http://it.notizie.yahoo.com/4/20100609/tts-oittp-berlusconi-imprese-costituzion-ca02f96.html" target="_blank">ritornato</a> ripetutamente sull’argomento ribadendo la necessità di una riforma dello stesso articolo 41, alla quale proposta, per abbondanza, il ministro dell’Economia, <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Imprese-Tremonti-modificare-articoli-41-e-118-della-Costituzione_535847493.html" target="_blank">ha aggiungo</a> ieri l’altrettanto inutile proposta di abolire l’altrettanto innocuo articolo <a href="http://www.quirinale.it/qrnw/statico/costituzione/costituzione.htm" target="_blank">118</a> della Costituzione.</p>
<p>Non riuscendo a raggiungere altre spiegazioni razionali per simili comportamenti, sono ricorso alla mia esperienza passata quando, insieme con l’allora ministro Bersani, ci accingemmo a fare un <a href="http://www.sviluppoeconomico.gov.it/pdf_upload/documenti/phpvUTxo4.pdf" target="_blank">programma sistematico e generalizzato di liberalizzazioni</a> e mi è facilmente saltato alla memoria il <a href="http://www.denaro.it/VisArticolo.aspx?IdArt=482648&amp;KeyW=" target="_blank">panorama</a> di <a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/07_Luglio/18/farmacia.shtml" target="_blank">impressionanti</a> <a href="http://www.rainews24.rai.it/it//news_print.php?newsid=62713" target="_blank">proteste</a> che ci veniva dalla piazza. E ricordo benissimo che nessuno agitava il libretto della Costituzione ma cartelli minacciosi nei confronti del Governo come risposta corale e violenta alla presunta violazione delle prerogative, dei diritti e dei privilegi delle categorie interessate. Ed allora mi sorge il sospetto che l’accusa rivolta alla Costituzione e l’inutile scelta di un <a href="http://it.notizie.yahoo.com/19/20100610/tbs-cdm-lunga-discussione-su-modifiche-a-7e999a9.html" target="_blank">cammino tortuoso</a> per procedere alla semplice riduzione di lacci e laccioli sia il comprensibile desiderio di evitare le rumorose manifestazioni e le <a href="http://www.asca.it/news-CRISI__MARCEGAGLIA__BENE_TREMONTI_SU_MODIFICA_ART_41_COSTITUZIONE-921720-ora-.html" target="_blank">reazioni</a>, anche spesso incontrollate, delle <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Imprese-Confartigianato-condividiamo-modifica-art41-Costituzione_514890078.html" target="_blank">infinite categorie</a> e <a href="http://www.libero-news.it/news/431126/Imprese__Guidi__modifica_art_____Costituzione_puo__avere_effetti_molto_positivi.html" target="_blank">corporazioni</a> che su questi lacci prosperano non da decenni ma da secoli.</p>
<p>E vorrei anche aggiungere che, sempre secondo la mia esperienza, lo scontento e le pressioni non prendono solo la via dell’opposizione, ma anche le insidiose strade degli alleati di governo. In poche parole, a fare sul serio queste riforme, si perdono consensi e voti. Posso in coscienza dire che le abbiamo ugualmente portate avanti, pur con la piena consapevolezza delle possibili conseguenze negative, anche se non arrivo al punto di affermare che il mio Governo sia caduto esclusivamente per questo motivo.</p>
<p>Auguro quindi buon lavoro al ministro Tremonti. Sulle conseguenze sul Governo veda lui.</p>
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		<title>L&#8217;Africa e la crisi economica. Dinamiche interne e relazioni internazionali</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 12:53:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[XV Corso di Formazione e Perfezionamento sul Diritto dei Popoli &#8220;L&#8217;Africa e la crisi economica. Dinamiche interne e relazioni internazionali&#8221; organizzata dalla Fondazione Lelio Basso
Video della Lectio Magistralis di Romano Prodi (Presidente della Fondazione per la collaborazione tra i Popoli e del Gruppo di lavoro ONU-Unione Africana sulle missioni di peacekeeping in Africa) tenutasi a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/giornata-mondiale-della-terra.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1850" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/giornata-mondiale-della-terra.jpg" alt="" width="302" height="310" /></a>XV Corso di Formazione e Perfezionamento sul Diritto dei Popoli &#8220;<a href="http://www.internazionaleleliobasso.it/index.php?newsid=490" target="_blank">L&#8217;Africa e la crisi economica. Dinamiche interne e relazioni internazionali</a>&#8221; organizzata dalla Fondazione Lelio Basso</p>
<p>Video della <a href="http://www.misna.org/news.asp?a=1&amp;IDLingua=2&amp;id=274444" target="_blank">Lectio Magistralis</a> di Romano Prodi (Presidente della Fondazione per la collaborazione tra i Popoli e del Gruppo di lavoro ONU-Unione Africana sulle missioni di peacekeeping in Africa) tenutasi a Roma l&#8217;11 giugno 2010, presso la sala conferenze di Palazzo Marini (Camera dei Deputati). Introduzione di Luigi Ciotti (Presidente di Libera &#8211; Associazioni nomi e numeri contro le mafie).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;<br />
Video:     <a href="http://www.archive.org/download/UnaPoliticaPerLafrica/prodi_512kb.mp4" target="_blank">Introduzione</a> di Luigi Ciotti<br />
<br /><object classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" height="506" width="640"><param value="true" name="allowfullscreen"><param value="always" name="allowscriptaccess"><param value="high" name="quality"><param value="true" name="cachebusting"><param value="#000000" name="bgcolor"><param name="movie" value="http://www.archive.org/flow/flowplayer.commercial-3.2.1.swf"><param value="config={'key':'#$aa4baff94a9bdcafce8','playlist':[{'url':'http://www.archive.org/download/UnaPoliticaPerLafrica-Introduzione/format=Thumbnail?.jpg','autoPlay':true,'scaling':'fit'},'http://www.archive.org/download/UnaPoliticaPerLafrica-Introduzione/ciotti_512kb.mp4'],'clip':{'autoPlay':false,'scaling':'fit','provider':'h264streaming'},'canvas':{'backgroundColor':'#000000','backgroundGradient':'none'},'plugins':{'controls':{'playlist':false,'fullscreen':true,'height':26,'backgroundColor':'#000000','autoHide':{'fullscreenOnly':true}},'h264streaming':{'url':'http://www.archive.org/flow/flowplayer.pseudostreaming-3.2.1.swf'}},'contextMenu':[{},'-','Flowplayer v3.2.1']}" name="flashvars"><embed src="http://www.archive.org/flow/flowplayer.commercial-3.2.1.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" cachebusting="true" bgcolor="#000000" quality="high" flashvars="config={'key':'#$aa4baff94a9bdcafce8','playlist':[{'url':'http://www.archive.org/download/UnaPoliticaPerLafrica-Introduzione/format=Thumbnail?.jpg','autoPlay':true,'scaling':'fit'},'http://www.archive.org/download/UnaPoliticaPerLafrica-Introduzione/ciotti_512kb.mp4'],'clip':{'autoPlay':false,'scaling':'fit','provider':'h264streaming'},'canvas':{'backgroundColor':'#000000','backgroundGradient':'none'},'plugins':{'controls':{'playlist':false,'fullscreen':true,'height':26,'backgroundColor':'#000000','autoHide':{'fullscreenOnly':true}},'h264streaming':{'url':'http://www.archive.org/flow/flowplayer.pseudostreaming-3.2.1.swf'}},'contextMenu':[{},'-','Flowplayer v3.2.1']}" height="506" width="640"> </object></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Video:     Romano Prodi: &#8220;<a href="http://www.archive.org/download/UnaPoliticaPerLafrica-Introduzione/ciotti_512kb.mp4" target="_blank">Una Politica per l&#8217;Africa</a>&#8221;<br />
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