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	<title>Romano Prodi &#187; Israele</title>
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	<description>Pagine del sito del prof. Romano Prodi</description>
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		<title>La difficile nascita della democrazia in Medio Oriente</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/la-difficile-nascita-della-democrazia-in-medio-oriente_3968.html</link>
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		<pubDate>Sun, 16 Oct 2011 07:16:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le piazze da Tunisi al Cairo, dove passa la democrazia
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 16 ottobre 2011
Domenica prossima, con le elezioni in Tunisia, inizierà la prima tappa del  processo di democratizzazione che dovrebbe definitivamente porre fine alla lunga serie di  governi autoritari di molti paesi del Nord Africa e del Medio Oriente. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/10/elezioni-tunisia.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3969" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/10/elezioni-tunisia-300x216.jpg" alt="" width="300" height="216" /></a>Le piazze da Tunisi al Cairo, dove passa la democrazia</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=16-10-2011&amp;pdfIndex=88" target="_blank"><strong>Il Messaggero</strong></a> del 16 ottobre 2011</p>
<p>Domenica prossima, con le <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/09/tunisia-a-ottobre-le-elezioni-per-lassemblea-costituente/116807/" target="_blank">elezioni in Tunisia</a>, inizierà la prima tappa del  <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/16/la-tunisia-e-alle-prese-con-la-primacampagna-elettorale-da-paese-libero/157926/" target="_blank">processo di democratizzazione</a> che dovrebbe definitivamente porre fine alla lunga serie di  governi autoritari di molti paesi del Nord Africa e del Medio Oriente. Un processo che dovrà essere seguito con attenzione perché risulta molto più difficile e complesso del previsto.</p>
<p>Senza prendere in esame la Libia, dove il conflitto  non ha ancora avuto termine, la transizione verso la democrazia è ovunque rallentata dalla diversità delle ideologie, dalla molteplicità dei partiti e dalla necessità di trovare un accordo sulle <a href="http://www.italianieuropei.it/it/ie-online/ie-online-nord-africa/item/2013-il-nord-africa-fra-aspirazioni-democratiche-e-interessi-delloccidente.html" target="_blank">regole democratiche</a> in paesi nei quali non sono sostanzialmente mai esistite.</p>
<p>In Tunisia, pur <a href="http://www.nuovitaliani.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=1546" target="_blank">nell’incertezza</a> che deriva da una incontrollata e quasi folcloristica molteplicità di partiti e da una radicale diversità di ideologie e programmi, il processo democratico sembra avere un suo <a href="http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=1883" target="_blank">inizio concreto</a>, anche se non sarà certo facile raggiungere i compromessi  necessari per fare convivere tra di loro le diverse posizioni, che vanno dal fondamentalismo religioso fino a un concetto laico dello Stato di diretta derivazione europea.</p>
<p>Ben più complesso è <a href="http://it.peacereporter.net/articolo/29441/Egitto,+Consiglio+militare%3A+%93Le+elezioni+potrebbero+essere+rinviate%94" target="_blank">il caso egiziano</a>, dove il potere si è progressivamente trasferito nelle mani del Consiglio Supremo delle Forze Armate (SCAF) ma viene esercitato ora con  polso eccessivamente fermo, ora con politiche deboli e contradditorie. Questo perché  <a href="http://www.asianews.it/notizie-it/Consiglio-supremo-dei-militari-nel-caos.-Fratelli-musulmani-e-salafiti-prendono-il-sopravvento-22205.html" target="_blank">incerto e contradditorio</a> è l’atteggiamento delle forze armate nei confronti dei Fratelli Mussulmani, a loro volta divisi fra fondamentalisti e riformisti ma sempre più influenzati dai movimenti religiosi più estremi.</p>
<p>In questa situazione di incertezza si moltiplicano <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/Aki/Italiano/Economia/Egitto-nati-130-sindacati-da-caduta-Mubarak-boom-di-scioperi-di-lavoratori_312490890714.html" target="_blank">gli scioperi selvaggi</a> in tutti i più importanti settori pubblici e privati, si susseguono processi improvvisati, si accumulano le accuse di corruzione anche da parte di coloro che della corruzione passata sono stati artefici o complici. Come sempre avviene in queste circostanze, si è aperta una gara sciagurata fra gli autentici rivoluzionari e coloro che debbono dimostrare di avere cambiato davvero casacca.</p>
<p>Il paese è sempre più insicuro e tragicamente insicura è la vita dei cristiani copti, che  pure sono da sempre vissuti in Egitto e che non solo rappresentano una forte minoranza numerica della popolazione ( tra l’otto e il dieci per cento) ma ne sono un pilastro fondamentale della struttura economica e professionale. I cristiani, oggetto di crescenti episodi di violenza, si sentono sempre più insicuri e privati dei diritti fondamentali, anche se i militari, dopo le stragi dei  copti, hanno cercato di lenirne le ferite con scuse e giustificazioni.</p>
<p>Non ci si deve sorprendere se in questa situazione l’economia è al collasso. Il turismo è ridotto ad un lumicino, l’industria non si riprende, lo straordinario flusso di investimenti esteri è scomparso e le riserve di valuta pregiata calano ogni giorno.</p>
<p>Si è arrivati al punto che il Ministro del Lavoro ha pubblicamente dichiarato che l’Egitto è <a href="http://www.almasryalyoum.com/en/node/501716" target="_blank">ormai in bancarotta</a>.</p>
<p>Come sempre avviene in queste circostanze, si moltiplicano i sospetti e nascono le più diverse interpretazioni sulle azioni del Governo, accusato di fomentare l’insicurezza dei cittadini allo scopo di spingerli verso la richiesta di legge e ordine. Una domanda che è in effetti cresciuta negli ultimi tempi, anche per la consapevolezza che il processo elettorale sarà lunghissimo. Da novembre a marzo si voterà <a href="http://www.bbc.co.uk/news/world-middle-east-14965279" target="_blank">per le due Camere</a>, mentre l’<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Egyptian_presidential_election,_2012" target="_blank">elezione del Presidente</a> della Repubblica avrà luogo solo nella seconda parte del prossimo anno. Il tutto con <a href="http://www.reuters.com/article/2011/10/09/idUS214449556720111009" target="_blank">una legge elettorale</a> non ancora definita ma che si vorrebbe costruita in modo che i <a href="http://www.jpost.com/MiddleEast/Article.aspx?id=239897" target="_blank">Fratelli Mussulmani</a> non divengano dominanti nel futuro quadro politico dell’Egitto, anche se essi sono oggi l’unico partito organizzato e diffuso in tutto il paese.</p>
<p>Di questo quadro di incertezza prende saggiamente profitto Israele per alleggerire l’isolamento in cui si è trovato dopo la fine di Mubarak e la crescente ostilità turca. Il primo ministro Netanyahu, sorprendendo tutti e vincendo l’ostilità di molti suoi alleati politici, ha infatti <a href="www.youtube.com/watch?v=D5BBV85CM9c" target="_blank">accettato lo scambio</a> fra il suo soldato Gilad Shalit, da molti anni in mano ad Hamas, e più di mille prigionieri palestinesi, dichiarando che la liberazione di oltre la metà di questi è dovuta ad un gesto di distensione nei confronti dell’Egitto.</p>
<p>Allo stesso modo costituisce un atteggiamento conciliante da parte israeliana l’avere manifestato le proprie scuse per i morti egiziani negli scontri nel Sinai.  Anche se la politica estera egiziana non potrà mai essere favorevole ad Israele come lo è stata ai tempi di Mubarak, questi episodi dimostrano come la situazione  politica in Medio Oriente sia ancora in movimento e come ne siano incerte le evoluzioni future. Per questo motivo avremmo ancora più bisogno che il passaggio verso la  democrazia fosse in Egitto rapido e lineare, anche se è ben difficile che queste nostre speranze siano esaudite.</p>
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		<title>&#8220;Nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 10:21:24 +0000</pubDate>
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Prodi: &#8220;Via Silvio subito&#8221;
Un premier senza credibilità. Che perde persino l&#8217;appoggio degli imprenditori. E intanto il referendum dimostra che la gente ha capito che qualcosa non va. Il prof rompe il silenzio e lancia il suo je accuse: &#8220;meglio qualsiasi altro governo di quello attuale&#8221;
Intervista a Romano Prodi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
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<div id="attachment_3851" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/10/ForeignPolicy14sept2010.jpg"><img class="size-medium wp-image-3851" title="Copertina di Foreign Policy 14/09/2010" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/10/ForeignPolicy14sept2010-300x258.jpg" alt="Copertina di Foreign Policy 14/09/2010" width="300" height="258" /></a><p class="wp-caption-text">Copertina di Foreign Policy 14/09/2010</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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<p><strong>Prodi: &#8220;Via Silvio subito&#8221;</strong></p>
<p><strong>Un premier senza credibilità. Che perde persino l&#8217;appoggio degli imprenditori. E intanto il referendum dimostra che la gente ha capito che qualcosa non va. Il prof rompe il silenzio e lancia il suo je accuse: &#8220;meglio qualsiasi altro governo di quello attuale&#8221;</strong></p>
<p>Intervista a Romano Prodi di Orazio Carabini su <strong><a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/prodi-via-silvio-subito/2163024/8" target="_blank">L&#8217;Espresso</a></strong> del 6 ottobre 2011</p>
<p>«In luglio <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/prodi-invita-lopposizione-a-consentire-una-rapidissima-approvazione-della-manovra-ma-senza-andare-oltre_3371.html" target="_blank">avevo detto</a> che durante una tempesta così sarebbe stato meglio non cambiare nocchiero, ma dopo quello che è successo in agosto mi sono dovuto ricredere: <a href="http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Cronache_e_politica/Prodi-qualsiasi-governo-meglio-attuale/06-10-2011/1-A_000256509.shtml" target="_blank">meglio qualsiasi altro governo</a> di quello attuale». In questa intervista  Romano Prodi, impegnato nella preparazione di tre lezioni sul futuro, dal titolo &#8216;<a href="http://www.la7.it/intv/pvideo-stream?id=i461677" target="_blank">Il mondo che verrà</a>&#8216;, che andranno in onda su La7 a partire <a href="http://www.cinetivu.com/programmi-tv/programmi-dinformazione/il-mondo-che-verra-su-la7-con-romano-prodi/" target="_blank">da martedì 11 ottobre</a>, parla a tutto campo della situazione italiana e internazionale.</p>
<p><em>Non l&#8217;ha impressionata il tono perentorio della lettera inviata al governo italiano nel momento in cui sono cominciati gli acquisti di titoli di Stato? Sembra quasi che l&#8217;Italia sia stata commissariata.</em></p>
<p>&#8220;Per la verità non mi ha sorpreso molto, anzi. Nelle circostanze attuali era quasi <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/doveroso-lammonimento-della-bce-al-governo-italiano-arrivato-nel-massimo-del-caos-assoluto_3805.html" target="_blank">un doveroso gioco delle parti</a>. Il fatto che fossimo commissariati era già evidente prima della lettera. Quella lettera la dovevano mandare, per le nostre debolezze, per costruirsi un&#8217;eventuale giustificazione per il futuro: &#8220;Gliel&#8217;avevamo detto, prima di comprare i loro bond, che cosa avrebbero dovuto fare&#8221;. Si sono cautelati, si sono creati la motivazione politica. Una cosa che si fa solo quando uno è molto debole. Come dicevo, si spara sulla Croce rossa&#8221;.<br />
<em><br />
Tra un inciampo e l&#8217;altro il governo una manovra che porta al pareggio di bilancio però l&#8217;ha fatta. Eppure lo spread non è sceso ai livelli pre-crisi.</em></p>
<p>&#8220;Il mese di agosto ha cambiato totalmente la sensibilità internazionale. A luglio avevo detto che di fronte a una tempesta non era il caso di cambiare nocchiero. Poi però ho assistito alle liti tra ministri, alle proteste delle categorie colpite dai provvedimenti, ho letto le reazioni della stampa internazionale, ho viaggiato in Cina e negli Stati Uniti e ho constatato come tutto ciò veniva interpretato. Sono così arrivato a una conclusione: <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/governo-non-allaltezza-qualsiasi-nuovo-timoniere-e-meglio-dellattuale_3837.html" target="_blank">meglio qualsiasi altro governo</a> di quello attuale. Perché un cambiamento di governo sarebbe visto come un fattore di stabilità. Sia le classi dirigenti sia la gente comune sono convinti che questo governo viva all&#8217;insegna dell&#8217;instabilità e della <a href="http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-984036/prodi-meglio-qualsiasi-altro-governo/" target="_blank">non credibilità</a>. Ed è inconcepibile che il nostro spread sia maggiore di quello spagnolo, cioè di un paese in cui l&#8217;economia è più debole della nostra. Lo dico da economista e senza nessuna polemica. Ci può essere solo una spiegazione politica perché <a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/0/0f/Debito_pubblico.jpg" target="_blank">il nostro debito</a> è identico a quando siamo entrati nell&#8217;euro. Il fatto è che la Spagna ha una linea politica, l&#8217;Italia no&#8221;.</p>
<p><em>Non toccherebbe al presidente Giorgio Napolitano <a href="http://www.senato.it/istituzione/29375/131336/131368/131374/articolo.htm" target="_blank">staccare</a> la spina?</em></p>
<p>&#8220;Su questo tema non voglio dire nulla&#8221;.</p>
<p><em>Dal referendum può venire un cambiamento?</em></p>
<p>&#8220;Certamente ha affrettato il processo di presa di coscienza. Se in un mese <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/e-un-trionfo-farla-finita-con-una-legge-elettorale-che-ha-umiliato-i-cittadini_3834.html" target="_blank">un milione e 200 mila persone</a> sono andate a firmare, malgrado un&#8217;organizzazione debole, vuol dire che c&#8217;è <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/toccato-il-fondo-il-paese-va-in-rovina_3588.html" target="_blank">qualcosa che non va</a> e che <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/porcellum-e-peggior-legge-della-storia-repubblicana-avanti-con-le-firme-per-il-referendum_3670.html" target="_blank">la gente ne è cosciente</a>&#8220;.</p>
<p><em>Non è singolare che in Italia facciano più baccano gli imprenditori che la piazza? Sono loro gli indignados made in Italy?</em></p>
<p>&#8220;<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/20/marcegaglia-con-berlusconi-italia-zimbello-della-comunita-internazionale/158714/" target="_blank">L&#8217;imprenditore indignado</a> ha dei toni diversi dalla ragazza <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/19/spagna-gli-indignados-invadono-le-piazze-non-siamo-merci-in-mano-a-politici-e-banchieri/120088/" target="_blank">spagnola</a>, <a href="http://video.ilsole24ore.com/SoleOnLine5/Video/Notizie/Medio%20Oriente%20e%20Africa/2011/indignados-israele/indignados-israele.php" target="_blank">israeliana</a> o <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2011/10/05/news/protesta_waal-street-22721699/" target="_blank">americana</a> che va per strada. Ma non li definirei nemmeno indignados. L&#8217;imprenditore è per definizione filogovernativo ed è triplamente filogovernativo con un governo di destra. Nella storia italiana non ho <a href="http://www.repubblica.it/politica/2011/09/20/news/berlusconi_reazioni-dimissioni-21961052/" target="_blank">mai visto gli imprenditori diventare antigovernativi</a> con un governo di destra. Vuol dire che la politica economica proprio non va, non c&#8217;è altra spiegazione. Cito Dante:<em> <a href="http://it.wikisource.org/wiki/Divina_Commedia/Purgatorio/Canto_VI#Ahi_serva_Italia" target="_blank">&#8220;Nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello&#8221;</a></em>&#8220;.</p>
<p><em>Queste proteste porteranno alle elezioni?</em></p>
<p>&#8220;Non lo so. Perché l&#8217;espressione stessa indignados non ha il significato di una forza politica con un programma. <a href="http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/403300/" target="_blank">Indignados è un atteggiamento</a>, è segno di sfiducia, non è un programma. Anzi, in teoria, tante indignazioni separate possono anche allungare la vita del governo. Mentre le indignazioni che si trasformano in un programma ne accelerano la sostituzione. Non è un caso che i commenti all&#8217;esito della campagna referendaria siano stati di segno opposto uno dall&#8217;altro. E&#8217; l&#8217;interpretazione di un&#8217;indignazione, non è un disegno&#8221;.<br />
<em><br />
Sta segnalando la mancanza di compattezza dell&#8217;opposizione?</em></p>
<p>&#8220;Il momento politico offre questo. Quanto alla compattezza, uno come me può solo dire che è un desiderio. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=lkIhG_HK5IY" target="_blank">Non sono mai riuscito ad averla</a>. Non posso essere certo io, dopo quello che ho passato con il mio ultimo governo, a indignarmi per la mancanza di compattezza&#8221;.</p>
<p><strong>L&#8217;EUROPA</strong></p>
<p><em>Prima il ministro del Tesoro americano <a href="http://www.lettera43.it/economia/finanza/26046/crisi-geithner-striglia-i-ministri-dell-ue.htm" target="_blank">Tim Geithner</a>, poi <a href="http://www.repubblica.it/economia/2011/09/14/news/cina_davos-21634359/" target="_blank">i cinesi</a> e i governi dei <a href="http://www.blitzquotidiano.it/economia/crisi-brics-unione-europea-mantegna-959298/" target="_blank">Bric</a>. Tutti sono preoccupati per il futuro dell&#8217;Europa. E lo dicono in modo esplicito. Non la sorprende tanta attenzione?</em></p>
<p>&#8220;No, l&#8217;euro è diventato importante per tutti e la crisi europea coinvolge il mondo intero. Gli americani temono che, data l&#8217;interconnessione dei sistemi bancari, un collasso in Europa si ripercuota sulle loro banche. Politicamente non hanno fatto nulla per evitare che si arrivasse a questa situazione: non hanno consentito alcun coordinamento delle politiche e dal <a href="http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/economia/crisi-mutui-5/lunedi-lehman/lunedi-lehman.html" target="_blank">fallimento di Lehman Brothers</a> in poi hanno fatto come pareva a loro. In Cina la preoccupazione è anche politica: loro <a href="http://www.china.org.cn/world/obamas_asia_tour/2009-11/18/content_18913266.htm" target="_blank">non vogliono essere</a> l&#8217;unica controparte degli Usa in un G2 che domina il mondo. L&#8217;Europa gli è utile. Quando nacque l&#8217;euro, io ero presidente della Commissione. Ricordo che i cinesi erano molto favorevoli. All&#8217;epoca il presidente Jiang Zemin mi disse: «Vogliamo l&#8217;euro perché non vogliamo vivere in un mondo in cui uno solo comanda. Ed è meglio che ci sia <a href="http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2011/9/14/EURO-Prodi-la-moneta-unica-non-si-dissolvera/207024/" target="_blank">anche l&#8217;euro, insieme al dollaro</a>». Da allora sono stati coerenti e hanno accumulato tante riserve in euro. Adesso sanno che ancora per qualche tempo hanno bisogno di un sistema &#8220;multipolare&#8221; in cui l&#8217;euro bilanci la forza del dollaro in attesa di arrivare alla convertibilità del renmimbi. Per loro l&#8217;euro è una specie di assicurazione, una garanzia, un&#8217;ancora di salvezza. Detto tutto questo, la colpa della crisi è principalmente nostra: sparare sui paesi europei divisi o sull&#8217;Italia è <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/litalia-e-indifesa-contro-la-speculazione-con-questo-governo-tutto-il-paese-rischia-di-saltare_3583.html" target="_blank">come sparare sulla Croce rossa</a>. E pensare che l&#8217;Unione europea nel suo complesso è più grande di tutte le altre potenze: come Pil, come produzione industriale, come esportazioni. Ma non avendo capacità decisionale&#8230;<br />
<em><br />
La Grecia dichiarerà <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Grecia-Bce-bancarotta-ormai-possibile_312479422524.html" target="_blank">bancarotta</a>?</em></p>
<p>Vorrei capire a chi conviene farla fallire mettendo a rischio la sopravvivenza dell&#8217;euro. <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/estero/leuropa-non-ha-imparato-nulla-angela-merkel-deve-mostrare-maggiore-ruolo-di-leadership_3386.html" target="_blank">Nemmeno la Germania</a> ha interesse a far cadere una dopo l&#8217;altra le carte del castello. Poi credo che alla Grecia vada sì chiesto di mettere ordine nei propri conti pubblici e nell&#8217;economia ma allo stesso tempo alla popolazione va data una prospettiva, una speranza. Altrimenti questi tagli diventano una forma di sadismo.<br />
<em><br />
Non le sembra che la Commissione europea e la Banca centrale europea siano un po&#8217; ondivaghe nelle loro politiche? </em></p>
<p>La Commissione ha predicato il rigore di bilancio ma si è riconvertuta alle politiche espansive quando ha capito che la crescita stentava. La Bce ha addirittura aumentato i tassi d&#8217;interesse fino a poche settimane fa e ora annuncia prossimi tagli. Direi che comunque il rigore prevale. Siamo dominati dalla paura anziché dalla solidarietà. Applicando la dottrina ortodossa, conservatrice, ci si mette sempre la coscienza a posto. Da quando la Bce ha cominciato ad aumentare i tassi mi sono chiesto: che logica c&#8217;è? E&#8217; giusto che la Bce sia severa ma siamo arrivati a un punto che è troppo severa. Fa la prima della classe. E infatti la crescita sta soffrendo. Ho fatto una proposta insieme all&#8217;economista Alberto Quadrio Curzio: emettiamo <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/eurounionbond-per-la-nuova-europa_3598.html" target="_blank">3 mila miliardi di eurobond</a>, di cui 2 mila dedicati al sostegno dei paesi deboli. Ma mille investiamoli nelle infrastrutture. Dalla crisi si esce con la disciplina ma anche con il rilancio. Nel 1929 il mondo si salvò con questa ricetta. Allora la spesa pubblica, purtroppo, era per le armi, adesso sarebbe per gli oleodotti e le ferrovie. Attenzione: Keynes è esistito e ci ha insegnato che, pur tenendo conto della necessità di avere i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_generale_dell%27occupazione,_dell%27interesse_e_della_moneta" target="_blank">bilanci in ordine, bisogna investire</a>. Negli ultimi 30 anni molti lo hanno esecrato, ma adesso va rivalutato. Non si lasciano morire le economie. E l&#8217;America si trova in un dilemma identico a quello dell&#8217;Europa.</p>
<p><em>Almeno la crisi ha messo in moto un rafforzamento del <a href="http://europa.eu/legislation_summaries/economic_and_monetary_affairs/stability_and_growth_pact/index_it.htm" target="_blank">patto di stabilità e crescita</a>: più controllo sui bilanci pubblici e sanzioni per chi sgarra. Come giudica la nuova governance europea? </em></p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/non-si-esce-dalla-crisi-con-il-default-pilotato-occorre-maggiore-coesione-fra-gli-stati-europei_3797.html" target="_blank">Quale governance?</a> E&#8217; stato lanciato all&#8217;esterno un messaggio di disarmonia, non di armonia. I grandi paesi avrebbero potuto avviare una <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/non-basta-leuro-ci-vogliono-riforme-e-politiche-comuni-ed-efficaci_3761.html" target="_blank">riorganizzazione del governo comune</a> e invece è prevalso l&#8217;orientamento di togliere potere alle strutture di governance veramente europee come la Commissione. Ma la perdita di ruolo della Commissione ha segnalato un disimpegno di Francia e Germania e così all&#8217;esterno è passato un messaggio di disarmonia. E qui sono cominciate le preoccupazioni degli americani e dei cinesi per tornare alla domanda iniziale. Perché può esistere temporaneamente una moneta comune in attesa che venga costruita una politica economica comune, ma non ci può essere una moneta comune consolidata con una cacofonia di posizioni tra i diversi Paesi. La Bce è stata importante ma i suoi poteri sono limitati: supplisce, supplisce, ma fino a un certo punto. Abbiamo visto tutti quante difficoltà ha incontrato quando ha dovuto decidere di acquistare i bond dei paesi in difficoltà.</p>
<p><strong>LE RIFORME DEL SISTEMA</strong></p>
<p><em>Intanto stiamo andando dritti verso una nuova recessione&#8230;</em></p>
<p>&#8220;Direi di no. Probabilmente stiamo andando verso un forte rallentamento della ripresa. E&#8217; cominciato tutto all&#8217;inizio di giugno. Fino ad allora l&#8217;economia si stava lentamente aggiustando. Poi c&#8217;è stato un rallentamento e tutti hanno cominciato a rivedere al ribasso le previsioni. Penso che andiamo incontro a un periodo di stagnazione. Nel 2008 quando è cominciata la crisi i miei colleghi storici dell&#8217;economia mi dicevano che ci sarebbero voluti sette anni per riaggiustare tutto. Io replicavo che <a href="http://online.wsj.com/article/SB123307183916519783.html" target="_blank">Usa</a> e <a href="http://articles.latimes.com/2008/nov/10/business/fi-china10" target="_blank">Cina</a> avevano reagito mettendo sul piatto <a href="http://online.wsj.com/article/SB123307183916519783.html" target="_blank">800</a> e <a href="http://articles.latimes.com/2008/nov/10/business/fi-china10" target="_blank">585</a> miliardi di dollari: Keynes ci ha insegnato come fare, usciremo prima da questo inferno. Ma loro insistevano: bisogna &#8220;pulire&#8221; dalle scorie il sistema economico. E non avevano nemmeno previsto quanto rapidamente il contagio si sarebbe esteso ai titoli del debito pubblico provocando quindi la politica recessiva. Oggi la ripresa è lenta mentre i governi vanno avanti adagio con piccole correzioni ma non ci sono prospettive di grandi riforme del sistema finanziario ed economico. Negli Stati Uniti il potere politico è debolissimo verso la finanza: non ha avuto la forza di imporre il ritorno al <a href="http://www.investopedia.com/articles/03/071603.asp#axzz1a69fpwmp" target="_blank">Glass-Steagall Act</a>, cioè la separazione delle banche commerciali da quelle di investimento. Le altre grandi riforme come la Tobin tax per essere efficaci richiedono un&#8217;adesione universale.&#8221;.</p>
<p><em>Perché non c&#8217;è unità d&#8217;intenti sulle grandi riforme?</em></p>
<p>&#8220;La mia interpretazione è che nei momenti di grande cambiamento dei rapporti di forza le riforme non le vuole nessuno. Non gli Stati Uniti, che temono di dover rinunciare al privilegio della centralità del dollaro nel sistema finanziario internazionale. Non la Cina che non è pronta a fare il grande salto verso la convertibilità della sua moneta ed è consapevole di avere tutto da guadagnare ad aspettare: una riforma tra 4-5 anni li vedrà molto più forti di una riforma fatta oggi. E sarà più conveniente per loro. Chi potrebbe avanzare delle proposte è l&#8217;Unione europea, avrebbe interesse a far da arbitro, ma si è talmente indebolita che è riuscita nell&#8217;obiettivo di farsi portare la guerra in casa quando le sue condizioni finanziarie erano e sono migliori di quelle americane: il nostro rapporto deficit-Pil è inferiore di quattro punti a quello Usa e la California non è certo messa meglio della Grecia. Eppure <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/perche-gli-speculatori-attaccano-leuropa-ma-non-gli-usa_3491.html" target="_blank">il dollaro non ne viene toccato</a>. Quindi è difficile pensare che sia l&#8217;Europa il leader delle grandi riforme internazionali&#8221;.</p>
<p><em>Intanto le diseguaglianze sono sempre più ampie.</em></p>
<p>&#8220;Non è un fatto casuale ma il frutto di una filosofia precisa. Storicamente fino alla fine degli anni 80 le diseguaglianze nei paesi industrializzati si stavano riducendo, poi sono impazzite per motivi spiegabilissimi. Il primo è che c&#8217;è una nuova dottrina. Non c&#8217;è più un senso profondo dell&#8217;ingiustizia sociale. Mi ricordo che 30 anni un mio articolo sul Corriere della Sera in cui calcolavo che il manager numero uno di un&#8217;impresa sconfitto alle regionali del 2008 abbandonò all&#8217;improvviso la politica lasciando interdetti sostenitori, alleati, ed amici, per tornare a fare l&#8217;imprenditore nelle aziende di famigliaguadagnava 40 volte la media degli operai suscitò polemiche a non finire. Adesso nessuno dice nulla se quel rapporto è 400 volte. Si è fatta strada la filosofia calvinista o protestante per cui il ricco è benedetto da Dio. Punto e basta. E poi è cambiato il sistema fiscale: con Ronald Reagan e Margaret Thatcher l&#8217;aliquota massima, che negli Usa era al 70 per cento, si è dimezzata. E lì si è imboccata la strada che ha portato <a href="http://www.timesonline.co.uk/tol/money/tax/article1996735.ece" target="_blank">Warren Buffett</a>, per sua stessa ammissione, a pagare <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Cu5B-2LoC4s" target="_blank">meno tasse della sua segretaria</a>. In aggiunta l&#8217;imposta sulle eredità è caduta dovunque, o quasi. Infine la globalizzazione ha indubbiamente colpito i salari più bassi: il lavoro standard è volato via. Senza contare che l&#8217;aumento di valore dei beni mobili e immobili ha aumentato la distanza tra chi li possiede e chi non li possiede&#8221;.</p>
<p><em>Qualche Paese ha saputo però contrastare la tendenza.</em></p>
<p>&#8220;Certo. Però devi avere una cultura radicata come in Svezia o devi essere il Brasile di Lula. Altrimenti le diseguaglianze aumentano. E l&#8217;ingiustizia è cresciuta anche nei paesi in via di sviluppo dove tutti si sono spostati verso l&#8217;alto ma i ricchi sono saliti di più: cala la miseria ma aumentano le differenze. Ed è in questo senso che io vedo la possibilità di una riflessione mondiale che può esprimersi anche attraverso l&#8217;indignazione, o anche peggio. Vedere che negli <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2011/10/05/news/protesta_waal-street-22721699/" target="_blank">Stati Uniti</a>, in <a href="http://video.ilsole24ore.com/SoleOnLine5/Video/Notizie/Medio%20Oriente%20e%20Africa/2011/indignados-israele/indignados-israele.php" target="_blank">Israele</a> e in <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/19/spagna-gli-indignados-invadono-le-piazze-non-siamo-merci-in-mano-a-politici-e-banchieri/120088/" target="_blank">Spagna</a> manifestano allo stesso modo fa molto riflettere. Se ci sono tre paesi diversi sono questi. Eppure le modalità della protesta sono simili. In Israele, dove hanno tanti problemi politici che sovrastano qualsiasi altra questione (la <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/donne-protagoniste-della-primavera-araba-bisogna-coordinare-il-lavoro-del-volontariato-in-africa_3316.html" target="_blank">primavera egiziana</a>, la <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/la-turchia-di-erdogan-fortissima-concorrente-ma-anche-potenziale-alleata_3286.html" target="_blank">Turchia</a>, lo <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/leuropa-sostenga-la-creazione-di-due-stati-sovrani-israele-e-palestina_3754.html" target="_blank">stato palestinese</a>), stupisce vedere 400 mila persone che protestano contro la disoccupazione e la difficoltà di trovare un alloggio. Come in Spagna. Può anche darsi che sia un campanello d&#8217;allarme, il segnale che un periodo storico è finito&#8221;.</p>
<p><em>Può nascere una rivolta violenta da questa situazione?</em></p>
<p>&#8220;Non sono un sociologo e non so dire se ci sono i presupposti. Come economista mi impressiona che queste questioni siano sollevate simultaneamente e in modo pubblico in paesi e società così diversi&#8221;.</p>
<p style="padding-left: 60px;"><em>In cattedra su La7 La serie avrà per titolo &#8220;Il mondo che verrà&#8221;. Da martedì 11 ottobre su La7, alle 23 (e disponibili anche sul sito dell`emittente) tre appuntamenti con Romano Prodi che, dall`aula dello Stabat Mater dell`Università dl Bologna, parlerà dei presente e dei futuro dell`economia mondiale: la sfida tra I tre continenti (America, Asia ed Europa) e le armi per combattere la crisi; che cosa fare contro l`aumento della disuguaglianza che separa sempre più le classi ricche da quelle povere; la paura dei futuro (Immigrazione, concorrenza Internazionale e futuro del figli sono I principali timori del quotidiano) e come vincerla. Prodi si confronterà con una classe di studenti Italiani e stranieri provenienti dalle diverse facoltà dell`Università dl Bologna.</em></p>
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		<title>L&#8217;Europa sostenga la creazione di due Stati sovrani: Israele e Palestina</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 06:57:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Medio oriente
Due popoli, due stati. E&#8217; la via della pace
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 25 settembre 2011
Mahmoud Abbas e Binyamin Netanyahu hanno pronunciato il loro atteso discorso di fronte all’assemblea dell’Onu, dando in tal modo inizio al confronto diretto fra l’autorità Palestinese ed il governo Israeliano sul possibile riconoscimento dello Stato Palestinese. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3756" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/09/Abuazen.jpg"><img class="size-medium wp-image-3756" title="Mahmoud Abbas (Abu Mazen) con Barack Obama" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/09/Abuazen-300x200.jpg" alt="Mahmoud Abbas (Abu Mazen) con Barack Obama" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Mahmoud Abbas (Abu Mazen) con Barack Obama</p></div>
<p>Medio oriente</p>
<p><strong>Due popoli, due stati. E&#8217; la via della pace</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/14PT/14PTQ7.pdf" target="_blank"><strong>Il Messaggero</strong></a> del 25 settembre 2011</p>
<p><a href="http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-9030ced0-de64-4aad-9c89-d1310c8c5693.html" target="_blank">Mahmoud Abbas e Binyamin Netanyahu</a> hanno pronunciato il loro atteso discorso di fronte all’assemblea dell’Onu, dando in tal modo inizio al confronto diretto fra l’autorità Palestinese ed il governo Israeliano sul possibile <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/settembre/24/Abu_Mazen_all_Onu_Palestina_co_8_110924036.shtml" target="_blank">riconoscimento dello Stato Palestinese</a>. Questo problema, irrisolto da oltre sessant’anni, sta infiammando il dibattito politico mondiale da quando Abbas ha deciso di portarlo di fronte al Consiglio di Sicurezza,  pur essendo pienamente cosciente che il <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-09-08/porranno-veto-riconoscimento-stato-200816.shtml?uuid=AacO3j2D" target="_blank">veto americano</a> renderà in ogni caso impossibile il riconoscimento dello stato Palestinese.</p>
<p>L’esito di quest’ennesimo atto della tragedia mediorientale è quindi scontato e, soprattutto dopo i discorsi dei due leader, le prospettive di pace non sembrano certo essere né imminenti né facili. Ci si deve perciò chiedere perché Abbas, <a href="http://www.asianews.it/notizie-it/Palestina:-ultimi-sforzi-Usa-per-negare-il-riconoscimento-all%E2%80%99Onu.-Il-no-di-Abbas-22642.html" target="_blank">pur consapevole del veto americano</a>, abbia <a href="http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE78M00O20110923" target="_blank">giocato apertamente questa carta</a>.<br />
La prima ragione deriva dall’indubbia popolarità che questa mossa esercita nei confronti della grande maggioranza dell’opinione pubblica mondiale e locale, come è apparso evidente sia nell’aula dell’assemblea dell’ONU che nelle piazze palestinesi. Queste non sono tuttavia novità e non sono quindi eventi tali da spingere l’autorità palestinese ad un gesto così forte di fronte all’immutata politica americana.</p>
<p>Se la politica americana non è cambiata è mutato tuttavia il contesto in cui essa si svolge perché la nuova strategia turca e la “<a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/africa-solo-la-democrazia-puo-garantire-la-prosperita_3195.html" target="_blank">primavera araba</a>” hanno profondamente mutato il teatro in cui questa grande tragedia si svolge. I due più fedeli alleati degli Stati Uniti in tutta l’area, cioè <a href="http://it.euronews.net/2011/09/09/turchia-guarda-ad-alleanza-con-egitto-e-scalza-israele/" target="_blank">la Turchia e l’Egitto</a>, hanno infatti radicalmente mutato il proprio rapporto con Israele, considerato ora un paese nemico. Gli atti di ostilità sono ben noti e hanno provocato un livello di tensione così forte per cui gli ambasciatori israeliani ad Ankara e al Cairo (oltre a quello ad Amman) hanno dovuto abbandonare le proprie sedi e tornare precipitosamente in patria. La sicurezza di Israele è quindi ora esclusivamente nelle mani del Stati Uniti, che non possono più giovarsi dell’aiuto dei governi amici che erano sempre stati in passato la garanzia di tale sicurezza. La primavera araba ha infatti provocato la conseguenza non secondaria di rendere impossibile per questi due grandi paesi adottare una politica divergente rispetto all’ostilità popolare nei confronti di Israele.</p>
<p>Il nuovo corso turco appare particolarmente importante non solo per le misure di forza che <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2011/09/12/visualizza_new.html_724197548.html" target="_blank">il premier turco ha minacciato</a> ma anche perchè il governo di Ankara si è perfino dichiarato disposto a sostituire con proprie risorse l’eventuale cessazione del flusso di denaro che da molti anni la Casa Bianca versa al popolo palestinese.</p>
<p>Quest’atteggiamento turco è così rischioso per Israele che perfino i vertici dell’esercito israeliano hanno ripetutamente consigliato a Netanyahou di chiedere scusa alla Turchia per gli incidenti accaduti nel mare di fronte a Gaza. Anche perché la Turchia rimane  un baluardo fondamentale della Nato ed ha proprio di recente accettato di installare nel suo territorio le batterie di missili che potrebbero anche costituire un’essenziale protezione per Israele in caso di conflitto con l’Iran.  Riguardo all’Egitto, in qualsiasi modo si concluda l’attuale crisi politica, nessun futuro governo potrà mettere in secondo piano i sentimenti popolari di <a href="http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/420405/" target="_blank">profonda ostilità</a> nei confronti di Israele. La politica di Moubarak è in ogni caso irripetibile.</p>
<p>Il dibattito nelle aule dell’Onu non porterà quindi a nessuna novità per l’immediato futuro: esso  segna tuttavia una forte accelerazione nel processo di soluzione del conflitto palestinese.</p>
<p>Di fronte alle ventisette ovazioni che il Congresso americano ha tributato recentemente a Netanyahou e nella prospettiva di una difficile sfida elettorale, la politica americana non cambierà certamente, così come la forza delle frange radicali nella coalizione  di governo renderà impossibile a Netanyahou applicare quell’intelligente flessibilità che era propria del suo predecessore. Ehud Olmert aveva infatti <a href="http://ec2-79-125-15-49.eu-west-1.compute.amazonaws.com/articolo/mo,+olmert%3A+%E2%80%9Cal+pi%C3%B9+presto+trattative+su+stato+palestinese%E2%80%9D" target="_blank">sempre riconosciuto la necessità</a> di arrivare sia alla costruzione di uno stato Palestinese con un territorio equivalente a quello del 1967 che alla definitiva partizione di Gerusalemme, in modo che divenga capitale sia dello stato di Israele che di quello palestinese, ma con uno statuto speciale per i luoghi santi, mantenuti fuori dalla sovranità di entrambi.</p>
<p>In questo nuovo quadro politico si apre certamente uno  spazio maggiore per l’Europa.  Essa non può che operare per la creazione di due stati autonomi, sovrani e garantiti nella loro reciproca sicurezza da forti accordi internazionali.  Due stati nei quali i due popoli possano vivere senza l’oppressione degli insediamenti e senza la paura del terrorismo. In questa situazione sono convinto che l’Europa debba aiutare l’amico americano proprio appoggiando la richiesta palestinese, pur sapendo che essa non darà per ora alcun frutto. L’accoglimento di questa richiesta servirà tuttavia per facilitare l’accordo indispensabile per la giustizia e la pace nel mondo.</p>
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		<title>La Turchia di Erdogan: fortissima concorrente ma anche potenziale alleata</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jun 2011 06:30:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La sfida di Erdogan
Turchia ponte fra due mondi
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 26 giugno 2011
Il governo turco, presieduto da Tayyp Erdogan, è in  carica dal novembre 2002.
In questo spazio di tempo ha totalmente cambiato il paese, suscitando, in questa sua azione, grande ammirazione e grande timore.
Prima di tutto grande ammirazione per i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3289" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/erdogan-elections1.jpg"><img class="size-medium wp-image-3289" title="Tayyip Erdogan durante la recente campagna elettorale" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/erdogan-elections1-300x225.jpg" alt="Tayyip Erdogan durante la recente campagna elettorale" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Tayyip Erdogan durante la recente campagna elettorale</p></div>
<p><strong>La sfida di Erdogan</strong></p>
<p><strong>Turchia ponte fra due mondi</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <strong>Il Messaggero</strong> del 26 giugno 2011</p>
<p>Il <a href="http://www.basbakanlik.gov.tr/Forms/pMain.aspx" target="_blank">governo turco</a>, presieduto da <a href="http://www.akparti.org.tr/site/yonetim/genel-baskan" target="_blank">Tayyp Erdogan</a>, è in  carica dal novembre 2002.<br />
In questo spazio di tempo ha totalmente cambiato il paese, suscitando, in questa sua azione, grande ammirazione e grande timore.</p>
<p>Prima di tutto grande ammirazione per i risultati ottenuti nello sviluppo economico e nella modernizzazione del Paese. Non solo il <a href="http://www.invest.gov.tr/en-US/turkey/factsandfigures/Pages/Economy.aspx" target="_blank">tasso di sviluppo</a> è stato straordinario, tanto da fare <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:Public_debt_as_percent_of_GDP_-_Europe_major_economies.PNG" target="_blank">raddoppiare</a> il Prodotto Nazionale Lordo in meno di nove anni, ma tutta la Turchia è <a href="http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/erdogan-auto/1.html?ref=search" target="_blank">fisicamente</a> cambiata, con la costruzione di nuove <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:Lev_Ist_Tur_1.jpg" target="_blank">strade</a>, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:TCDD_CAF_1.jpg" target="_blank">ferrovie</a>, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:Esenboga_terminal.jpg" target="_blank">aeroporti</a>, <a href="http://www.turizm.net/turkey/info/education.html" target="_blank">scuole</a> e <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_hospitals_in_Turkey" target="_blank">ospedali</a>, mentre gli <a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/5/5c/2006Turkish_exports.PNG" target="_blank">insediamenti industriali</a> si sono estesi fino alle zone più periferiche dell&#8217;immenso paese.</p>
<p>Anche per effetto dei massicci investimenti esteri e per la qualità della nuova generazione di dirigenti e funzionari, la Turchia è ora uno dei  <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Economy_of_Turkey" target="_blank">protagonisti</a> dell&#8217;<a href="http://www.economonitor.com/emredeliveli/2011/06/12/latest-turkish-economy-overheating-indicators/" target="_blank">economia</a> e della politica mondiale, una nuova potenza regionale. E come potenza regionale ha cominciato a comportarsi. Prima di tutto ha usato i negoziati con l&#8217;Unione Europea per <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/business/4307644.stm" target="_blank">modernizzare</a> le <a href="http://www.economist.com/node/15772870" target="_blank">istituzioni</a>, introducendo le <a href="http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,721601,00.html" target="_blank">riforme</a> di cui aveva bisogno, allargandone la base democratica, garantendo una maggiore libertà di espressione e assicurando, seppure in modo inferiore rispetto alle attese e alle necessità, nuovi diritti alle minoranze etniche.</p>
<p>In politica estera la Turchia è ascesa al ruolo di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:Erdogan_foreign_trips.PNG" target="_blank">potenza regionale</a> tramite la  dottrina elaborata dal ministro degli esteri <a href="http://www.presseurop.eu/it/content/article/251491-ahmet-davutoglu-cavallo-tra-due-mondi" target="_blank">Davutoglu</a>, una dottrina che si riassume nell&#8217;elementare programma di evitare qualsiasi conflitto con i paesi vicini. Una <a href="http://www.foreignpolicy.com/articles/2010/05/20/turkeys_zero_problems_foreign_policy" target="_blank">dottrina molto semplice</a>, che ha però cambiato in modo radicale l&#8217;assetto politico dell&#8217;area, costruendo un rapporto stretto con l&#8217;Iraq, con l&#8217;Iran, con i paesi dell&#8217;area caucasica e, seppure con profonde tensioni negli ultimi giorni, con la Siria. In parallelo è stata impostata una politica economica che vede le imprese turche presenti in modo crescente dai Balcani fino agli sconfinati paesi dell&#8217;Asia Centrale. Ed a questa si affianca una presenza culturale sempre più penetrante, anche perché spesso fondata su profonde affinità storiche e linguistiche.</p>
<p>La Turchia ha cioè approfittato del suo importante ruolo nella Nato, della sua indispensabilità nei confronti degli Stati Uniti (come ponte verso il mondo islamico) e della sua nuova forza economica, per costruire una politica di inaspettata autonomia. Una <a href="http://www.iai.it/pdf/DocIAI/iai1003.pdf" target="_blank">politica non certo antioccidentale</a> ma che si è distaccata da Israele fino ad arrivare, nello scorso maggio, allo <a href="http://it.euronews.net/2011/01/25/flottiglia-gaza-rapporto-turchia-accusa-israele/" target="_blank">scontro aperto</a> nel mare di fronte a Gaza, un&#8217;evidente conseguenza della nuova amicizia nei confronti dei propri vicini.</p>
<p>Nel mondo multipolare è arrivato quindi un nuovo protagonista, costruito sul partito di Erdogan, un partito di stretta osservanza religiosa ma sufficientemente tollerante e capace di creare una nuova elite, accanto a quella costruita da Kemal <a href="http://www.bbc.co.uk/history/historic_figures/ataturk_kemal.shtml" target="_blank">Ataturk</a>. La trasformazione del ruolo politico ed economico della Turchia è ormai tale che l&#8217;ingresso <a href="http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/esteri/prodi-turchia/prodi-turchia/prodi-turchia.html" target="_blank">nell&#8217;Unione Europea</a> non è più visto come un obiettivo essenziale e prioritario ma come una tra le diverse ipotesi che il paese ha davanti.</p>
<p>I ripetuti successi hanno però messo Erdogan in una classica tentazione presidenziale, che si è espressa tramite <a href="http://www.corriere.it/esteri/11_giugno_12/erdogan-elezioni-%20plebiscito_2a12a674-94c8-11e0-b80f-3da7c892fae6.shtml" target="_blank">atteggiamenti</a> perlomeno discutibili nei confronti dei giornalisti e tentativi di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/11/turchia-erdogan-punta-a-supermaggioranza-per-realizzare-la-riforma-costituzionale/117356/" target="_blank">riforma  della Costituzione</a> in senso autoritario. Le <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=152557&amp;sez=HOME_NELMONDO&amp;ssez=" target="_blank">elezioni politiche</a> del 12 giugno (passate quasi inosservate in Italia forse anche a causa della coincidenza con i <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/litalia-si-sta-scongelando-le-vittorie-ai-referendum-dicono-che-i-cittadini-creano-nuove-catene-di-rapporti_3212.html" target="_blank">referendum</a>) assumevano quindi un&#8217;enorme portata.</p>
<p>Se il partito di Erdogan avesse raggiunto i 330 seggi avrebbe infatti potuto (pur con il passaggio di un voto popolare) emendare la Costituzione permettendo a Erdogan di allargare e approfondire il proprio potere oltre gli attuali limiti. L&#8217;obiettivo non era certo impossibile anche perché la legge elettorale turca prevede uno sbarramento del 10% e, quindi, spazza via tutti i partiti minori. I <a href="http://www.corriere.it/esteri/11_giugno_12/turchia-elezioni-%20risultati-erdogan_47dcac7c-9509-11e0-b80f-3da7c892fae6.shtml" target="_blank">risultati elettorali</a> hanno confermato la grande popolarità di Erdogan, il cui successo si è tuttavia dovuto fermare a 326 seggi. Erdogan è quindi anche oggi  molto forte <a href="http://www.wallstreetitalia.com/article/1149285/turchia-erdogan-cambieremo-costituzione-cercando-consenso.aspx" target="_blank">ma non onnipotente</a>.</p>
<p>Questa è una garanzia per tutti e segnerà il probabile proseguimento della politica fino ad ora praticata.<br />
Prepariamoci quindi a vedere una Turchia ancora più attiva nei nostri mercati, una Turchia fortissima concorrente nei Balcani e nel Mediterraneo, proprio nelle aree nelle quali è maggiore la presenza italiana. Ma anche un potenziale alleato per le nostre imprese che vorranno essere presenti nel Caucaso e nell&#8217;Asia Centrale sposando le nostre conoscenze tecniche con la profonda esperienza turca in quei mercati. Prepariamoci perciò ad avere rapporti sempre più stretti con una Turchia che avrà bisogno dell&#8217;Europa non certo in misura maggiore di quanto l&#8217;Europa avrà bisogno della Turchia.</p>
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		<title>Sarà l&#8217;ultima volta in cui Europa e USA si spartiranno il comando della finanza mondiale</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jun 2011 06:16:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Fondo monetario
L&#8217;ultima volta di Europa e Stati Uniti
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 19 giugno 2011
Da oltre 50 anni è in vigore un tacito e solido accordo per cui l’Europa e gli Stati Uniti si dividono il comando delle due principali istituzioni finanziarie mondiali, create per regolare  il sistema monetario e per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3239" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/ChristineLagarde.jpg"><img class="size-medium wp-image-3239" title="Christine Lagarde" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/ChristineLagarde-300x201.jpg" alt="Christine Lagarde" width="300" height="201" /></a><p class="wp-caption-text">Christine Lagarde</p></div>
<p>Il Fondo monetario</p>
<p><strong>L&#8217;ultima volta di Europa e Stati Uniti</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=19-06-2011&amp;pdfIndex=94" target="_blank"><strong>Il Messaggero</strong></a> del 19 giugno 2011</p>
<p>Da oltre 50 anni è in vigore un tacito e solido accordo per cui l’Europa e gli Stati Uniti si dividono il comando delle due principali istituzioni finanziarie mondiali, create per regolare  il sistema monetario e per fornire risorse addizionali e assistenza ai paesi in via di sviluppo.</p>
<p>Agli <a href="http://web.worldbank.org/WBSITE/EXTERNAL/EXTABOUTUS/ORGANIZATION/EXTPRESIDENT2007/0,,contentMDK:21394208~menuPK:64822289~pagePK:64821878~piPK:64821912~theSitePK:3916065,00.html" target="_blank">Stati Uniti</a> è sempre toccato il potere  della <a href="http://web.worldbank.org/WBSITE/EXTERNAL/EXTABOUTUS/0,,contentMDK:20046292~menuPK:51123588~pagePK:50004410~piPK:36602~theSitePK:29708,00.html" target="_blank">Banca Mondiale</a> e all’Europa (di fatto soprattutto alla <a href="http://www.imf.org/external/about/mgmt.htm" target="_blank">Francia</a>) il comando del <a href="http://www.imf.org/external/about.htm" target="_blank">Fondo Monetario Internazionale</a>.</p>
<p>Una spartizione fino ad ora quasi naturale perché, in tutto il dopoguerra, Stati Uniti ed Europa, con qualche incursione giapponese, hanno sempre  tenuto in mano il potere effettivo dell’economia mondiale.</p>
<p>Le cose sono sostanzialmente  cambiate negli ultimi tempi. USA ed Europa non raggiungono il 45% del prodotto lordo mondiale e si prevede che questa quota tenda rapidamente a diminuire nel prossimo futuro, con la inevitabile conseguenza di dovere aprire la porta della sala del comando anche ai nuovi protagonisti dell’economia mondiale.</p>
<p>Per questo motivo lo stesso giorno in cui <a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=152957" target="_blank">Dominique Strauss-Kahn</a> si è dimesso dal Fondo Monetario Internazionale, gli Stati Uniti e l’Europa hanno immediatamente presentato una <a href="http://www.guardian.co.uk/world/video/2011/may/25/christine-lagarde-imf-video" target="_blank">comune candidatura </a>nella persona del Ministro delle Finanze francese, la signora <a href="http://www.lettera43.it/economia/finanza/16871/fmi-brics-contro-christine-lagarde.htm" target="_blank">Christine Lagarde</a>.</p>
<p>Una candidatura forte di una persona di grande esperienza e di collaudate doti di negoziatore. Una candidatura fortissima in quanto fatta propria in modo unanime da tutti i governi delle due sponde dell’Atlantico. Un evento straordinario, portato avanti in tutta fretta proprio per  mettere eventuali altre candidature di fronte al fatto compiuto. Da parte americana <a href="http://www.telegraph.co.uk/finance/dominique-strauss-kahn/8539700/Hillary-Clinton-welcomes-Christine-Lagardes-IMF-candidacy.html" target="_blank">l’accordo è stato accettato</a> senza discussione proprio per porre una robusta ipoteca nei confronti della conservazione della presidenza della Banca Mondiale quando verrà a scadenza. L’interesse a frenare il corso della storia ha spinto ad un accordo fra paesi europei e fra Europa e stati Uniti con una facilità che mai si era verificata in passato. La signora Lagarde ha  fulmineamente cominciato un <a href="http://articles.economictimes.indiatimes.com/2011-05-26/news/29586130_1_imf-chief-post-imf-managing-director-dominique-strauss-kahn" target="_blank">viaggio elettorale</a> intorno al mondo, in modo da ricevere il più forte appoggio possibile prima che nascessero altre candidature. L’obiettivo di questa “campagna elettorale globale” non è stato però raggiunto, non certo per la mancanza di capacità della signora Lagarde, ma proprio perché <a href="http://www.bloomberg.com/news/2011-05-27/lagarde-sees-europe-debt-crisis-middle-east-as-focuses-for-next-imf-chief.html" target="_blank">Cina</a>, <a href="http://www.bbc.co.uk/news/13598722" target="_blank">Brasile</a>, <a href="http://www.bbc.co.uk/news/world-south-asia-13677943" target="_blank">India</a> e gli altri paesi emergenti hanno voluto inviare a tutto il mondo il messaggio che le cose sono davvero cambiate.</p>
<p>Come sempre succede in queste vicende, la mancanza di unanimità ha poi generato altre candidature, come quella del governatore della banca centrale del Messico <a href="http://latindispatch.com/2011/05/25/mexicos-agustin-carstens-bids-to-head-imf-faces-tough-competition-from-frances-lagarde/" target="_blank">Agustin Carstens</a> e del governatore della Banca di Israele <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052702304259304576377032115717972.html" target="_blank">Stanley Fischer</a>. Anche in questi due casi si tratta di pesi massimi perché Carstens ha gestito in modo pregevole la banca centrale di un paese pieno di problemi e di tragici conflitti come il Messico e Fisher, oltre ad avere insegnato molti anni al MIT, è stato dal 1994 al 2001 il numero due dello stesso Fondo Monetario. <a href="http://www.haaretz.com/news/national/bank-of-israel-governor-stanley-fischer-disqualified-from-imf-race-1.367561" target="_blank">Fischer si è poi ritirato</a>, in teoria perché, avendo superato i sessantacinque anni,  avrebbe dovuto avere una approvazione speciale da parte di tutti i centoottantasette paesi che compongono il Fondo. In realtà,  essendo egli molto vicino agli Stati Uniti, la sua candidatura avrebbe messo in rischio proprio gli equilibri di potere che si volevano conservare.</p>
<p><a href="http://financesjournal.com/blogs/imf-nominations-close-duel-carstens-lagarde-5313.html" target="_blank">In lizza</a> sono perciò rimasti <a href="http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-25aa7bf6-8327-4e0d-912e-1816411886e6.html" target="_blank">soltanto in due</a>. Christine Lagarde deve però difendersi da accuse di gestione non trasparente di vecchi problemi francesi, mentre Carsterns, nonostante le sua capacità, si trova a non godere nemmeno del pieno appoggio dei paesi dell’America Latina, a cominciare dal Brasile.  I nuovi paesi contano sempre di più e conteranno sempre di più, ma non costituiscono ancora un fronte unito. Col passare del tempo la candidatura europea ha perso la forza dell’iniziale unanimità, ma nemmeno l’alternativa si presenta finora abbastanza robusta per raccogliere in  prima battuta una sufficiente ampiezza di consensi. E’ probabile che, se non nascono problemi domestici irrimediabili alla signora Lagarde,  la comunanza di obiettivi tra Europa e Stati Uniti, unita alla forza della conservazione e al possesso della maggioranza delle quote del Fondo, faccia <a href="http://www.notiziefinanza.it/06/12/leadership-fmi-lagarde-sempre-piu-favorita-su-carstens/" target="_blank">prevalere la candidatura francese</a>.</p>
<p>E’ tuttavia certo che, se questo avverrà, non sarà senza condizioni riguardo al futuro. Questa è cioè l’ultima volta in cui Europa e Stati Uniti saranno in grado di spartire tra di loro il comando delle massime istituzioni finanziarie mondiali. Quando le nuove cariche andranno a scadenza, il loro peso complessivo sarà infatti ben al di sotto del 40% dell’economia mondiale. Comincerà perciò una nuova danza con regole e alleanze diverse, alle quali conviene prepararsi fin da ora, risolvendo al più presto i problemi della zona euro e affrontando la contraddizione di un dollaro sempre più fragile ma ancora onnipotente.</p>
<p>Tuttavia né il presidente Obama  né i deboli leader europei sembrano oggi in grado di preparare il nuovo mondo. Per ora si sono limitati a proporre una nuova candidatura.</p>
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		<title>Non basta trovare soldi per azioni militari, manca una leadership internazionale</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 06:00:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prodi al Centro congressi: manca leadership internazionale
Articolo su L&#8217;Eco di Bergamo del 28 aprile 2011
Romano Prodi, intervenuto giovedì 28 aprile a Bergamo in un dibattito sulla situazione politica e sociale nel mondo, non ha voluto rispondere a domande sulla politica italiana, adducendo come motivo il fatto che non ha ruoli politici in Italia. Gli sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/04/Bergamo2011.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2848" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/04/Bergamo2011-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Prodi al Centro congressi: manca leadership internazionale</strong></p>
<p>Articolo su <a href="http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/201623_prodi_manca_leadership_internazionale/" target="_blank"><strong>L&#8217;Eco di Bergamo</strong></a> del 28 aprile 2011</p>
<p>Romano Prodi, intervenuto giovedì 28 aprile a Bergamo in un <a href="http://www.radioradicale.it/skas?organizzatore=Fondazione%20Zaninoni&amp;fuzzy=0  " target="_blank">dibattito sulla situazione politica e sociale</a> nel mondo, non ha voluto rispondere a domande sulla politica italiana, adducendo come motivo il fatto che non ha ruoli politici in Italia. Gli sono stati infatti chiesti commenti sull&#8217;<a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=146915&amp;sez=HOME_NELMONDO&amp;ssez=" target="_blank">azione del Governo</a> in Libia e sui rapporti tra Lega e Pdl, ma lui ha replicato dicendo: «Della politica del Governo parlo quando sono al Governo o quando sono all&#8217;opposizione».</p>
<p>A margine di un incontro sul tema «<a href="http://www.laprovinciadivarese.it/stories/Cronaca/414044/" target="_blank">Cosa sta capitando al mondo?</a>», l&#8217;ex premier ha invece commentato:  «Non capisco perché ci sia una <a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=152269" target="_blank">politica </a>per la Libia e una per la Siria, siamo in un momento di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/20/crisi-libica-bersani-il-governo-deve-parlare-con-voce-univoca/98936/" target="_blank">grande confusione</a> politica. Questi avvenimenti hanno preso tutti alla sprovvista e non c&#8217;è una leadership che unisca le diverse volontà».</p>
<p>«Il risultato è che tutte le decisioni vengono prese caso per caso. In una situazione c&#8217;è <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/18/sarkozy-la-libia-e-le-presidenziali-francesi-del-2012/98597/" target="_blank">Sarkozy che spinge</a> e preme, mentre nell&#8217;altra situazione non ci sono elementi dello stesso tipo e si hanno quindi reazioni politiche divergenti, anche quando le ragioni profonde per una divergenza non ci sono».</p>
<p>«Questo è il momento in cui avremmo più bisogno di Nazioni Unite, di Unione Europea, di Unione Africana &#8211; ha concluso Prodi -, ovvero di strutture autorevoli che possano in qualche modo gestire un gioco diventato complesso. In questo momento non le abbiamo perché le grandi potenze non riconoscono loro il potere che dovrebbero avere e nessuna grande potenza è capace di gestire la situazione complessa che stiamo vivendo».</p>
<p>Prodi era <a href="http://www.bergamosera.com/cms/?p=64390" target="_blank">a Bergamo</a> invitato dalla <a href="http://www.fondazionezaninoni.org/" target="_blank">Fondazione Zaninoni</a> per partecipare a un incontro dal titolo «Cosa sta capitando al mondo». L&#8217;appuntamento era in programma nella sala Oggioni del Centro Congressi di viale Papa Giovanni XXIII. L&#8217;incontro è stato presieduto da Pia Locatelli, presidente della Fondazione Zaninoni, mentre le considerazioni introduttive sono state curate da Filippo Maria Pandolfi, già commissario europeo.</p>
<p>«Ci poniamo problemi militari, ci preoccupiamo per la Libia e non ci poniamo il grandissimo problema di un Egitto in enorme difficoltà &#8211; ha proseguito Prodi -: questo è il momento in cui deve essere aiutato, se vogliamo che questa rivoluzione vada avanti».</p>
<p>«Parliamo tanto di libertà e democrazia, ma quando è ora di dare una mano a libertà e democrazia, l&#8217;Occidente non c&#8217;è. L&#8217;Europa &#8211; ha aggiunto &#8211; risponde con la <a href="http://www.bergamonews.it/politica/articolo.php?id=41279" target="_blank">paura dell&#8217;invasione</a>, invece che con progetti di sviluppo, al Mediterraneo del Sud abbiamo sempre dato le briciole. Se troviamo i soldi solo per interventi militari e non ne troviamo invece per far rinascere una società che ha bisogno di respiro, di aiuto e di considerazione dall&#8217;esterno &#8211; ha concluso &#8211; credo che noi manchiamo ai nostri obiettivi».</p>
<p>Prodi ha anche commentato l&#8217;ipotesi di una nomina del governatore della Banca d&#8217;Italia <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2011/04/27/visualizza_new.html_896901025.html" target="_blank">Mario Draghi</a> alla guida della Banca Centrale Europea: «Ho sempre avuto un&#8217;opinione favorevole ed estremamente positiva, però bisogna chiederlo alla signora Merkel».</p>
<p>E su un possibile <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-03-21/investitori-temono-default-grecia-124330.shtml" target="_blank">default della Grecia</a>, Prodi ha detto che «serve una solidarietà della politica nei confronti della Grecia. La bancarotta è assolutamente evitabile &#8211; ha aggiunto &#8211; se il Governo continua nel suo impegno e noi non lo abbandoniamo. Alla Grecia ha concluso Prodi &#8211; è stato imposto un programma di sacrifici grossissimo, che il Paese ha accettato e ora sta facendo il suo dovere».</p>
<p>Sull&#8217;<a href="http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/1007680/medio-oriente-intesa-tra-hamas-e-al-fatah.shtml" target="_blank">accordo</a> annunciato al Cairo tra Hamas e Al Fatah per la costituzione di un nuovo governo palestinese Prodi ha detto «Speriamo che sia la volta buona. Mi auguro che l&#8217;intesa vada avanti. Nella mia vita &#8211; ha osservato &#8211; ho assistito già a tanti avvicinamenti tra Hamas e Al Fatah, speriamo che questa sia davvero la volta buona».</p>
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		<title>Come temevo, la rivolta egiziana travolge il medio oriente</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Jan 2011 08:02:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Europa resta assente
La rivolta egiziana travolge il medio oriente
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 30 gennaio 2011
Quello che si temeva è arrivato: la rivolta partita dalla Tunisia travolge l’Egitto. Quando si parla di Egitto si parla non solo di ottanta milioni di abitanti ma anche del paese-guida del mondo islamico sia dal punto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/01/20110125_220013_499345B7_medium.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2564" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/01/20110125_220013_499345B7_medium-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" /></a>L&#8217;Europa resta assente</strong></p>
<p><strong>La rivolta egiziana travolge il medio oriente</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://carta.ilmessaggero.it/sfoglia.php?ac=R" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 30 gennaio 2011</p>
<p>Quello che <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/la-crisi-tunisina-puo-estendersi-allegitto-e-dalleuropa-nessun-aiuto-concreto_2516.html" target="_blank">si temeva</a> è arrivato: la rivolta partita dalla Tunisia <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=136070&amp;sez=HOME_NELMONDO" target="_blank">travolge l’Egitto</a>. Quando si parla di Egitto si parla non solo di ottanta milioni di abitanti ma anche del paese-guida del mondo islamico sia dal punto di vista delle elaborazioni teologico-religiose, sia riguardo la nascita e il radicamento di nuovi movimenti politici.</p>
<p>Qui sono nati i fratelli musulmani  mentre, nelle università egiziane, è stato elaborata e diffusa verso tutti i paesi arabi la dottrina sul nuovo ruolo dell’islamismo nella politica mondiale. E dall’Egitto sembrava anche partire la primavera dell’economia del mediterraneo del sud, con una crescita finalmente intorno al cinque per cento all’anno.</p>
<p>Una crescita che tuttavia si era fermata in una fascia estremamente ristretta della popolazione e che non poteva perciò fermare il malcontento dei milioni di giovani senza lavoro, senza speranza e senza voce.</p>
<p>Ai quali si è aggiunta <a href="http://qn.quotidiano.net/esteri/2011/01/25/448531-egitto_maxi_corteo.shtml" target="_blank">la protesta</a> degli altri milioni di egiziani oppressi dall’aumento vertiginoso dei prezzi dei beni alimentari ed esasperati dalle speculazioni che intorno a questi aumenti si erano create.</p>
<p>Nessuno di noi è in grado di prevedere con  precisione che cosa avverrà nei prossimi giorni, se cioè l’esercito (fino ad ora il vero padrone del paese) affronterà i dimostranti con ancora maggiore violenza o giocherà un ruolo di mediazione.</p>
<p>Ancora oggi sembra più probabile la prima ipotesi, anche perchè il presidente Mubarak ha mobilitato a questo scopo le quattro divisioni composte esclusivamente di militari di carriera, da sempre stanziate attorno al Cairo e ad Alessandria proprio per controllare manifestazioni simili a quelle che stanno avvenendo in questi giorni.</p>
<p>Un’ipotesi confermata dallo stesso <a href="http://tg24.sky.it/tg24/mondo/2011/01/28/egitto_proteste_internet_cellulari.html" target="_blank">messaggio televisivo di Mubarak</a>, che ha chiuso ogni prospettiva di ritiro e si è solo impegnato ad un cambiamento del governo, di cui ai dimostranti non importa sostanzialmente nulla. Essi vogliono solo la caduta di Mubarak.</p>
<p>E’probabile quindi che lo scontro andrà fino in fondo ed è anche possibile che Mubarak debba lasciare improvvisamente il campo ( la nomina del generale <a href="http://www.corriere.it/esteri/11_gennaio_29/egitto-profilo-suleiman-olimpio_78a56bca-2bcb-11e0-8f5d-00144f02aabc.shtml" target="_blank">Omar Soleiman</a> potrebbe preludere a una dipartita del Rais) come è accaduto in Tunisia a Ben Ali e come spesso accade ai governanti autoritari che pensano che nessun evento li possa in alcun modo fare scendere dal trono.</p>
<p>Se anche Mubarak dovesse rimanere al potere, le conseguenze degli eventi in corso saranno di enorme portata in tutto il Medio Oriente perché, in ogni caso, l’Egitto non sarà più in grado di esercitare il ruolo di mediatore fra Israele e il mondo arabo e di mediatore all’interno del mondo arabo. Un ruolo che, anche se con decrescente successo, aveva sempre esercitato in passato.</p>
<p>Comunque vadano le cose, <a href="http://www.ilpost.it/2011/01/30/la-rivolta-in-egitto-vista-da-israele/">Israele</a> non potrà più contare su un Egitto destinatario dell’incondizionata fiducia americana proprio perché in grado di tenere sotto controllo gli arabi più muscolosi. A questo si aggiungono le crescenti inquietudini in <a href="http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/386544/" target="_blank">Giordania</a> e l’evoluzione politica del <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-01-27/sotto-tocca-egitto-yemen-195418.shtml" target="_blank">Libano</a>, dove la forza preminente del governo è ora nelle mani degli Hezbollah, non certo amici di Israele.</p>
<p>Anche senza allargare lo sguardo ai problemi della successione in Arabia Saudita e alle tensioni in Yemen si deve concludere che Israele si troverà ad operare in un ambiente molto più ostile di quello precedente. I tradizionali equilibri del Medio Oriente sono già definitivamente saltati. Sarà perciò molto <a href="http://washingtonexaminer.com/politics/white-house/2011/01/obama-urges-reforms-egypts-crisis-grows" target="_blank">più complicato</a> per gli Stati Uniti esercitare il ruolo di arbitro assoluto che hanno sempre avuto.</p>
<p>Finora il presidente Obama, anche se ha cercato di dare un certo impulso alle trattative di pace, non è stato in grado di elaborare una linea sostanzialmente diversa rispetto a quella  del suo predecessore: tutto ciò sarà da ora in poi impossibile in qualsiasi modo si risolva la crisi egiziana. A questo punto sarebbe naturale concludere che si è aperto un ruolo per l’Unione Europea che, più di tutti, commercia, investe e soprattutto conosce il sud del Mediterraneo. Anche perché il suo intervento è insistentemente desiderato e richiesto.</p>
<p>E’ purtroppo doveroso ammettere che questo non è assolutamente possibile: lo impediscono le   sue divisioni e le sue debolezze. Ne è una prova il disagio e la delusione dei paesi della sponda Sud nei confronti dell’Unione del Mediterraneo, un progetto di cooperazione fra Europa e sud del Mediterraneo che è stato lanciato con grande clamore ma al quale non sono mai stati attribuiti né i mezzi finanziari né la forza politica necessaria. Eppure i paesi che oggi sono in fiamme non sono lontani da noi. Essi sono i nostri immediati vicini.</p>
<p>Tutta l’Europa deve perciò tenere presente che qualsiasi deterioramento della situazione politica ed economica di questi nostri vicini meridionali non può che moltiplicare il numero delle persone che si affollerà alle nostre porte con la forza della disperazione. Per i giovani dell’Africa mediterranea la strada della speranza porta solo verso il nord, cioè verso di noi. Anche per questo motivo mi provoca dolore e indignazione vedere come l’Unione Europea non sia in grado di elaborare una qualsiasi politica in una parte del mondo così importante per il futuro di tutti noi.</p>
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		<title>EU must sanction Israel over its refusal to obey international law and must recognize the State of Palestine</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/documenti/eu-must-sanction-israel-over-its-refusal-to-obey-international-law-and-must-recognize-the-state-of-palestine_2401.html</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 08:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Letter to the President of the European Council
TO: Herman van Rompuy, President of the European Council (dated 2 December 2010)
Lady Catherine Ashton, High Representative for Foreign Affairs and Security Policy/First Vice-President of the European Commission (dated 2 December 2010)
CC: EU Heads of Government (dated 6 December 2010)
EU Ministers of Foreign Affairs (dated 6 December 2010)
FROM: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/12/EFLG-content-letter-to-EU.pdf-7-12-2010.pdf"></a><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/12/002-0725213133-israel-palestine.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2407" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/12/002-0725213133-israel-palestine-300x273.jpg" alt="" width="300" height="273" /></a>Letter to the President of the European Council</strong></p>
<p><em>TO: Herman van Rompuy, President of the European Council (dated 2 December 2010)<br />
Lady Catherine Ashton, High Representative for Foreign Affairs and Security Policy/First Vice-President of the European Commission (dated 2 December 2010)</em></p>
<p><em>CC: EU Heads of Government (dated 6 December 2010)<br />
EU Ministers of Foreign Affairs (dated 6 December 2010)</em></p>
<p><em>FROM:<strong> </strong>European Former Leaders Group (EFLG)</em></p>
<p><em>RE: <strong><a href="http://www.haaretz.com/print-edition/news/former-european-leaders-sanction-israel-over-settlement-building-1.329767" target="_blank">Application</a> of Council <a href="http://www.ft.com/cms/s/2a1461da-03b9-11e0-8c3f-00144feabdc0,Authorised=false.html?_i_location=http%3A%2F%2Fwww.ft.com%2Fcms%2Fs%2F0%2F2a1461da-03b9-11e0-8c3f-00144feabdc0.html%2523axzz17hZJ37pf&amp;_i_referer=" target="_blank">Conclusions</a> on the Middle East <a href="http://www.presstv.ir/detail/154854.html" target="_blank">Peace Process</a></strong></em></p>
<p>The year 2011 will be of critical importance in determining the fate of the Middle East, perhaps for many years to come.</p>
<p>On 8 December 2009 the Foreign Affairs Council of the European Union adopted a set of twelve ‘<a href="http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/foraff/111829.pdf" target="_blank">Council conclusions on the Middle East peace process</a>’. The resulting document, essentially a collective European blueprint for resolution of the Arab-Israeli conflict, set out the requirements for a comprehensive peace, inclusive of ‘a two-state solution to the Israeli-Palestinian conflict’, in a clear and concise manner. It also identified a number of benchmarks. The Council further recognized that Middle East peace ‘is a fundamental interest’ of not only the parties in the region, but also of the European Union itself. With this statement, the EU attracted considerable interest and raised expectations about its ability to advance the peace process. It formulated in effect what the overall international community, including the current administration of the United States, apparently believes is right.<br />
It is now one year on and we appear to be no closer to a resolution of this conflict. To the contrary, developments on the ground, primarily Israel’s continuation of settlement activity in the Occupied Palestinian Territory (OPT) including in East Jerusalem, pose an existential threat to the prospects of establishing a sovereign, contiguous and viable Palestinian state also embracing Gaza, and therefore pose a commensurate threat to a two-state solution to the conflict.</p>
<p>Given this situation and the urgent need for action, we consider it a matter of fundamental credibility that the Council revisit the principles and requirements it enunciated in December 2009 and establish the next steps forward at its meeting scheduled for 13 December 2010. In addition to reconfirming the framework and principles it collectively adopted in December 2009, we consider it vital that the Council should also identify concrete measures to operationalize its agreed policy and thence move to implementation of the agreed objectives. Europe cannot afford that the application of these policy principles be neglected and delayed yet again. Time to secure a sustainable peace is fast running out.</p>
<p>Taking in turn the Conclusions reached by the Council in December 2009, we articulate below ways and means to translate these into actual policy.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><a href="http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/foraff/111829.pdf" target="_blank">1.</a> As stated by the Council in December 2009:</p>
<p style="padding-left: 30px;">The Council of the European Union is seriously concerned about the lack of progress in the Middle East peace process. The European Union calls for the urgent resumption of negotiations that will lead, within an agreed time-frame, to a two-state solution with the State of Israel and an independent, democratic, contiguous and viable State of Palestine, living side by side in peace and security. A comprehensive peace, which is a fundamental interest of the parties in the region and the EU, must be achieved on the basis of the relevant UN Security Council Resolutions, the Madrid principles including land for peace, the Roadmap, the agreements previously reached by the parties and the Arab Peace Initiative.</p>
<p>We welcomed the resumption of bilateral negotiations under American auspices in September 2010. Only a negotiated two-state solution will allow the security needs of both sides to be met. It gives us great concern however that the current talks lack a clear framework or terms of reference, and stalled almost as soon as they commenced, primarily on account of continued settlement construction by Israel.<br />
Even if inducements to Israel to resume a partial settlement freeze for a limited period of time (such as the supply of sophisticated military equipment) enable talks to proceed, there is no guarantee that these will produce a substantive agreement resolving the conflict within the next year. Moreover these inducements include measures that Palestinians may well believe would limit their sovereignty in any final agreement.<br />
It is eminently clear that without a rapid and dramatic move to halt the ongoing deterioration of the situation on the ground, a two-state solution, which forms the one and only available option for a peaceful resolution of this conflict, will be increasingly difficult to attain.<br />
We believe this is a matter of utmost concern. We therefore recommend that the EU, in cooperation with the United States, United Nations, Russian Federation, League of Arab States and other interested parties, should put forward a concrete and comprehensive proposal for the resolution of this conflict, that includes a clear time frame for the successful conclusion of these negotiations on the basis of longstanding principles agreed by the above parties and the international community as a whole.<br />
We believe the EU should at the December 2010 Council meeting set a date at which it will take further action. It could for example say that if there is no progress by its next meeting scheduled for April 2011, this will leave the Council with no alternative but to refer the matter to the international community to enable the latter to lead efforts to define a vision and strategy for a resolution of this conflict.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><a href="http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/foraff/111829.pdf" target="_blank">2.</a> As stated by the Council in December 2009:</p>
<p style="padding-left: 30px;">The Council reconfirms its support for the United States&#8217; efforts to resume negotiations on all final status issues, including borders, Jerusalem, refugees, security and water, respecting previous agreements and understandings. The European Union will not recognise any changes to the pre-1967 borders including with regard to Jerusalem, other than those agreed by the parties. The Council reiterates the EU&#8217;s readiness to contribute substantially to post-conflict arrangements, aimed at ensuring the sustainability of peace agreements, and will continue the work undertaken on EU contributions on state-building, regional issues, refugees, security and Jerusalem. The Council underlines the need for a reinvigorated Quartet engagement and notes the crucial importance of an active Arab contribution building on the Arab Peace Initiative.</p>
<p>As indicated here the EU is committed to contributing substantially to peace-building and reinforcement once the parties are agreed on the details. However, the Government of Israel continues to undertake unilateral measures on the ground that will prejudge the outcome if not prevent the possibility of substantive negotiations on many of the final status issues identified above.</p>
<p>In response to these measures, we recommend that the EU reiterate its position that it will not recognize any changes to the June 1967 boundaries, and clarify that a Palestinian state should be in sovereign control over territory equivalent to 100% of the territory occupied in 1967, including its capital in East Jerusalem. Only minor and reciprocal amendments as may be agreed between the parties themselves could legitimately be recognised.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><a href="http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/foraff/111829.pdf" target="_blank">3.</a> As stated by the Council in December 2009:</p>
<p style="padding-left: 30px;">The EU stands ready to further develop its bilateral relations with the Palestinian Authority reflecting shared interests, including in the framework of the European Neighbourhood Policy. Recalling the Berlin declaration, the Council also reiterates its support for negotiations leading to Palestinian statehood, all efforts and steps to that end and its readiness, when appropriate, to recognise a Palestinian state. It will continue to assist Palestinian state-building, including through its CSDP missions and within the Quartet. The EU fully supports the implementation of the Palestinian Authority&#8217;s Government Plan &#8220;Palestine, Ending the Occupation, Establishing the State&#8221; as an important contribution to this end and will work for enhanced international support for this plan.</p>
<p>The Palestinian Authority has made impressive progress in the implementation of its Government Plan and the development of the infrastructure of a Palestinian state. EU support and assistance has been vital to this success. To date, the EU and member states have invested some EUR 8 billion in the peace process, primarily in the form of assistance to the Palestinian Authority, Palestinian institutions, and the development of infrastructure in the OPT. By continuing to be the primary donor to this work, the EU underlines the vital European interest in the establishment of a Palestinian state and the implementation of a two-state solution.<br />
Because the Palestinian Authority exists and operates under Israeli military occupation, the Palestinians cannot be expected to establish their state without further international assistance, political as well as economic.<br />
It is therefore our strong belief that the EU needs to act more pro-actively in its relations with the US, Israel and others to promote the fulfillment of this objective.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><a href="http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/foraff/111829.pdf" target="_blank">4.</a> As stated by the Council in December 2009:</p>
<p style="padding-left: 30px;">Recalling the EU&#8217;s position as expressed at the Association Council in June 2009, the Council reaffirms its readiness to further develop its bilateral relations with Israel within the framework of the ENP. The EU reiterates its commitment towards the security of Israel and its full integration into the region, which is best guaranteed through peace between Israel and its neighbours.</p>
<p>During the past twelve months, the EU has continued to develop its bilateral relations with Israel within the framework of the ENP, with additional support provided in other fora, such as Israel’s accession to the OECD. Yet Israel has continued with settlement construction in the OPT, including East Jerusalem, and refused to negotiate seriously on terminating occupation and the establishment of an independent and sovereign Palestinian state.<br />
The EU has always maintained that settlements are illegal, but has not attached any consequences for continued and systematic Israeli settlement expansion in the OPT, including East Jerusalem.<br />
We therefore strongly believe that the EU must make absolutely clear that enhancement or upgrading of the EU-Israel Association Agreement and other bilateral agreements and programs will not occur unless settlements are frozen.<br />
We furthermore recommend in the strongest possible terms that the EU examine the legal implications for the EU of the continued application of bilateral agreements by Israel to Israelis and Israeli entities in the OPT, i.e. to areas outside the internationally recognized boundaries of the State of Israel. We consider it necessary that the EU add safeguard clauses to these agreements which rule out their application to Occupied Territories, to ensure that entities prohibited by international law and considered unlawful by EU policy, such as settlements, are excluded from European privileges and will not be promoted and legitimized by their provision. We consider it necessary that the EU bring an end to the import of settlement products which are, in contradiction with EU labeling regulations, marketed as originating in Israel. We consider it simply inexplicable that such products still enjoy benefits under preferential trade agreements between the EU and Israel.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><a href="http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/foraff/111829.pdf" target="_blank">5.</a> As stated by the Council in December 2009:</p>
<p style="padding-left: 30px;">Encouraging further concrete confidence building measures, the Council takes positive note of the recent decision of the Government of Israel on a partial and temporary settlement freeze as a first step in the right direction and hopes that it will contribute towards a resumption of meaningful negotiations.</p>
<p>The partial and temporary suspension of settlement construction by the Government of Israel expired in September 2010, and Israel has since then either resumed or announced construction of approximately 2,000 new settlement units, particularly in East Jerusalem and its environs.<br />
The EU has stated unequivocally for decades that the settlements in the OPT are illegal, but Israel continues to build them. Like any other state, Israel should be held accountable for its actions. It is the credibility of the EU that is at stake.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><a href="http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/foraff/111829.pdf" target="_blank">6.</a> As stated by the Council in December 2009:</p>
<p style="padding-left: 30px;">Developments on the ground play a crucial part in creating the context for successful negotiations. The Council reiterates that settlements, the separation barrier where built on occupied land, demolition of homes and evictions are illegal under international law, constitute an obstacle to peace and threaten to make a two-state solution impossible. The Council urges the government of Israel to immediately end all settlement activities, in East Jerusalem and the rest of the West Bank and including natural growth, and to dismantle all outposts erected since March 2001.</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/12/palestine.gif"><img class="alignright size-medium wp-image-2408" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/12/palestine-300x203.gif" alt="" width="300" height="203" /></a>The EU position could not be clearer, but – as we have argued above − failure to act accordingly, in the face of contraventions and disregard by Israel, undermines the EU and its credibility in upholding international law.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><a href="http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/foraff/111829.pdf" target="_blank">7.</a> As stated by the Council in December 2009:</p>
<p style="padding-left: 30px;">The EU welcomes Israel’s steps to ease restrictions of movement in the West Bank which have made a contribution to economic growth. The Council calls for further and sustained improvements of movement and access, noting that many check points and road blocks remain in place. The Council also calls on the Palestinian Authority to build on its efforts to improve law and order.</p>
<p>In respect of this Conclusion, the Council should indicate the extent to which it deems the parties to have met or fallen short of meeting their respective roles in enabling development of the Palestinian economy and the maintenance of law and order within the OPT.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><a href="http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/foraff/111829.pdf" target="_blank">8.</a> As stated by the Council in December 2009:</p>
<p style="padding-left: 30px;">The Council is deeply concerned about the situation in East Jerusalem. In view of recent incidents, it calls on all parties to refrain from provocative actions. The Council recalls that it has never recognised the annexation of East Jerusalem. If there is to be a genuine peace, a way must be found through negotiations to resolve the status of Jerusalem as the future capital of two states. The Council calls for the reopening of Palestinian institutions in Jerusalem in accordance with the Roadmap. It also calls on the Israeli government to cease all discriminatory treatment of Palestinians in East Jerusalem.</p>
<p>The situation in East Jerusalem has continued to deteriorate during the past year with, for example, forced evictions of Palestinian families from their homes, and today represents the most critical flashpoint and greatest threat to a resolution of the Israeli-Palestinian conflict.</p>
<p>We therefore believe that a high-level EU delegation led by the High Representative for Foreign and Security Policy and including EU foreign ministers should visit East Jerusalem as a matter of urgency to draw attention to the erosion of the Palestinian presence there, and report back to the EU with an agenda of proposals to arrest and reverse the deterioration of the situation on the ground.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><a href="http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/foraff/111829.pdf" target="_blank">9.</a> As stated by the Council in December 2009:</p>
<p style="padding-left: 30px;">Gravely concerned about the situation in Gaza, the Council urges the full implementation of <a href="http://www.un.org/News/Press/docs/2009/sc9567.doc.htm" target="_blank">UNSCR 1860</a> and the full respect of international humanitarian law. In this context, the continued policy of closure is unacceptable and politically counterproductive. It has devastated the private sector economy and damaged the natural environment, notably water and other natural resources. The EU again reiterates its calls for an immediate, sustained and unconditional opening of crossings for the flow of humanitarian aid, commercial goods and persons to and from Gaza. In this context, the Council calls for the full implementation of the Agreement on Movement and Access. While extremists stand to gain from the current situation, the civilian population, half of which are under the age of 18, suffers. Fully recognising Israel&#8217;s legitimate security needs, the Council continues to call for a complete stop to all violence and arms smuggling into Gaza. The Council calls on those holding the abducted Israeli soldier Gilad Shalit to release him without delay.</p>
<p>Having deemed the closure of the Gaza Strip ‘unacceptable and counterproductive’ and called for ‘full implementation of the Agreement on Movement and Access’ the EU should now find ways to open Gaza’s borders for normal trade, including between the Gaza Strip and the West Bank. Nowhere in the Council Conclusions of 2009 does the Council make such steps conditional on resolution of internal Palestinian disagreements over border controls. The EU could therefore take the lead on finding a temporary solution, pending the formation of a Palestinian unity government or other form of Palestinian agreement on the management of internal administration in Gaza.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><a href="http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/foraff/111829.pdf" target="_blank">10.</a> As stated by the Council in December 2009:</p>
<p style="padding-left: 30px;">The Council calls on all Palestinians to promote reconciliation behind President Mahmoud Abbas, support for the mediation efforts by Egypt and the Arab League and the prevention of a permanent division between the West Bank, including East Jerusalem, and Gaza. The Council would welcome the organisation of free and fair Palestinian elections when conditions permit.</p>
<p>The EU could contribute to a resolution of Palestinian disagreements by stressing that it is keen to promote a democratic Palestinian society through a process of nation-building (rather than state and institution building only) and by spelling out positive ways in which the formation of a Palestinian unity government inclusive of all parties committed to a ceasefire would be greeted, with development assistance flowing equally to Gaza and the West Bank.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><a href="http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/foraff/111829.pdf" target="_blank">11.</a> As stated by the Council in December 2009:</p>
<p style="padding-left: 30px;">A comprehensive peace must include a settlement between Israel and Syria and Israel and Lebanon. Concerning the Syrian track, the EU welcomes recent statements by Israel and Syria confirming their willingness to advance towards peace and supports all efforts aimed at the reactivation of the talks between the two countries.</p>
<p>In addition to re-iterating the substance of this Conclusion, the EU could also warn of the potential for the current crisis in Lebanon to spiral out of control and identify ways to help avert this.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><a href="http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/foraff/111829.pdf" target="_blank">12.</a> As stated by the Council in December 2009:</p>
<p style="padding-left: 30px;">The EU recalls that a comprehensive settlement of the Arab-Israeli conflict requires a regional approach and will continue its work on this in line with the June 2009 Council Conclusions using all its instruments to this effect. The EU also calls on all regional actors to take confidence building measures in order to stimulate mutual trust and encourages Arab countries to be forthcoming, both politically and financially, in assisting the Palestinian Authority and Palestinian refugees through UNRWA.</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/12/2010-12-10-Press-release-EFLG-letter-to-EU.pdf">In conclusion</a>, our Group wishes to point out that EU investment in building the foundations for a two state solution over the past two decades was very substantial, not least in terms of EU tax-payers’ money. The EU should take what measures it can to justify this investment and act in Europe’s genuine interest, but if no political progress is made, further expenditure − apart from that on humanitarian purposes − would be nugatory. In these circumstances Israel should be required to shoulder its obligations as the occupying power. But wider issues matter more than wasted expenditure. At stake are not only EU relations with the parties directly involved in the conflict but also with the wider Arab community, with which the EU enjoys positive diplomatic and trade relations.</p>
<p>We believe that many Arabs and prominent Israelis would like the EU to take a more active role in resolving the conflict and put its stated position into effect. Senior figures in the United States are also signaling to us that the best way to help President Obama’s efforts is to put a price tag on attitudes and policies that run counter to the positions that the US president himself has advocated. We see increased expectations everywhere that Europe will live up to its commitments and actively seek to share the responsibility with other members of the international community in working towards justice and peace at this critical moment.<br />
<em></em></p>
<p><em>Signatories:</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Former Vice-President of the European Commission Chris Patten (co-chair),Former Foreign Minister Hubert Védrine (co-chair),Former Prime Minister Andreas van Agt, Former Finance Minister and former Vice-President of the European Commission Frans Andriessen, Former Prime Minister Guiliano Amato, Former Minister and Former Vice-Prime Minister Laurens Jan Brinkhorst, Former Foreign Minister and former EU Commissioner Hans van den Broek, Former Foreign Minister Hervé De Charrette, Former Foreign Minister Roland Dumas, Former European Commissioner Benita Ferrero-Waldner, Former Prime Minister Felipe Gonzales, Former Foreign Minister Teresa Patricio Gouveia, Former Deputy Prime Minister Lena Hjelm-Wallén, Former Prime Minister Lionel Jospin, Former Minister and Senator Jean Francois-Poncet, Former President of the EU Commission and former Prime Minister Romano Prodi, Former President Mary Robinson, Chairman Swedish Social Democratic Party Mona Sahlin, Former Chancellor Helmut Schmidt, Former Minister and Member of Parliament Clare Short, Former High Representative for the Common Foreign and Security Policy Javier Solana, Former Prime Minister Thorvald Stoltenberg, Former Director-General of the WTO Peter D. Sutherland, Former Foreign Minister Erkki Tuomioja, Former President Vaira Vike-Freiberga, Former President Richard von Weizsäcker.</em></p>
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		<title>Prodi e altri 25 ex leader europei chiedono sanzioni contro Israele che non ferma gli insediamenti</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Dec 2010 10:35:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prodi e altri 25 ex leader europei chiedono sanzioni contro Israele che non ferma gli insediamenti
Articolo di Maria Grazia Bruzzone su La Stampa del 11 dicembre 2010
In una lettera inviata a Governi e Istituzioni Ue criticano la politica israeliana e premono perché la Ue riconosca lo Stato di Palestina nei confini del 1967. Un aiuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/12/ISRAEL_F_1104_-_Israeli_settler.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2418" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/12/ISRAEL_F_1104_-_Israeli_settler-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Prodi e altri 25 ex leader europei chiedono sanzioni contro Israele che non ferma gli insediamenti</strong></p>
<p>Articolo di Maria Grazia Bruzzone su <strong><a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=305&amp;ID_articolo=47&amp;ID_sezione=693&amp;sezione=" target="_blank">La Stampa</a></strong> del 11 dicembre 2010</p>
<p>In una <a href="http://www.romanoprodi.it/documenti/eu-must-sanction-israel-over-its-refusal-to-obey-international-law-and-must-recognize-the-state-of-palestine_2401.html" target="_blank">lettera</a> inviata a Governi e Istituzioni Ue criticano la politica israeliana e premono perché la Ue riconosca lo Stato di Palestina nei confini del 1967. Un aiuto a Obama.<br />
La notizia rimbalza dal giornale israeliano (ma non filo-governativo) <a href="http://www.haaretz.com/print-edition/news/former-european-leaders-sanction-israel-over-settlement-building-1.329767" target="_blank">Ha’aretz</a> al sito ufficiale iraniano <a href="http://www.presstv.ir/detail/154854.html" target="_blank">Press.tv.ir</a> ( le info per una volta coincidono).<br />
Ce la conferma la portavoce del Professore, on. Sandra Zampa. Annunciando che nelle prossime ore la lettera dovrebbe figurare anche sul sito <a href="http://www.romanoprodi.it/documenti/eu-must-sanction-israel-over-its-refusal-to-obey-international-law-and-must-recognize-the-state-of-palestine_2401.html" target="_blank">RomanoProdi.it</a>,  insieme al testo del documento inviato, ben più corposo.</p>
<p>Tra i firmatari, oltre a Prodi e Amato, 10 ex ministri e 2  ex commissari Ue fra cui l’alto rappresentante per la politica Estera comune Solana, l’ex cancelliere Schmidt,  l’ex primo ministro spagnolo Gonzales e l’ex premier norvegese Stoltenberg l’ex presidente della Repubblica Federale tedesca  von Weizsacker, l’ex presidente irlandese Robinson.</p>
<p>I firmatari chiedono misure forti contro Israele in risposta alla sua politica di insediamenti nei territori occupati e del suo rifiuto a sottostare alle leggi internazionali, racconta Ha’aretz</p>
<p>Il gruppo formula una serie di raccomandazioni, anche in vista dell’incontro di Londra nella prossima settimana.</p>
<p>Unendosi alla recente decisione dei governi di Brasile e Argentina di riconoscere uno Stato Palestinese libero e indipendente entro i confini del 1967.<br />
Documento e lettera giungono mentre l’amministrazione Usa annuncia il fallimento dei negoziati con Israele sul congelamento degli insediamenti. Secondo Ha’aretz sarebbero personaggi chiave americani ad aver suggerito ai firmatari che la strada migliore per aiutare il presidente Obama nei suoi sforzi per promuovere la pace è far sì che politiche che contraddicono le posizioni Usa abbiano un costo per Israele (di qui la richiesta di sanzioni economiche).</p>
<p>I leader europei sostengono gli sforzi dei palestinesi di cercare un sostegno internazionale per il riconoscimento dello Stato Palestinese in alternativa a negoziati  arrivati a una impasse. Osservano che i Palestinesi non possono essere in grado di arrivare ad avere uno Stato indipendente senza un aiuto internazionale, politico ed economico.<br />
Il gruppo chiede dunque che la Ue (finora incerta)  giochi un ruolo più efficace e attivo nei confronti degli Stati Uniti, Israele e altri Stati. E chiarisce che una decisione della Ue di approfondire i rapporti con Israele, così come altri accordi bilaterali saranno congelati fino a che Israele non sospende gli insediamenti in Cisdordania e a Gerusalemme Est.</p>
<p>Propongono inoltre che la Ue annunci che non accetterà modifiche ai confini del 1967 che Israele ha allargato in violazione a leggi internazionali e che lo Stato Palestinese  dovrebbe coprire un’area della stessa estensione. E dovrebbe anche comprendere Gerusalemme Est come capitale.</p>
<p>Suggeriscono che la Ue sostenga solo eventuali modifiche minori, sulle quail siano d’accordo le due parti.</p>
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		<title>Prodi, Chirac, Chretien: Bush dice il falso, mai stati contrari alla formazione di uno Stato Palestinese</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 20:22:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[PRODI-CHIRAC-CHRETIEN, BUSH? FALSO NOSTRO NO A STATO PALESTINA 
(ANSA) &#8211; ROMA, 9 NOV &#8211; Romano Prodi, Jacques Chirac e Jean Chretien smentiscono ad una voce, in una dichiarazione all&#8217;ANSA, l&#8217;affermazione di George W. Bush, nel suo libro di memorie, circa la loro netta contrarieta&#8217;, nel 2002, alla costituzione di uno Stato Palestinese.
&#8216;Se e&#8217; confermato cio&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/11/prod-1289307714439-4.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2226" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/11/prod-1289307714439-4-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></span><strong><span>PRODI-CHIRAC-CHRETIEN, BUSH? FALSO NOSTRO NO A STATO PALESTINA </span></strong></p>
<p><span>(<strong>ANSA</strong>) &#8211; ROMA, 9 NOV &#8211; Romano Prodi, Jacques Chirac e Jean Chretien smentiscono ad una voce, in una dichiarazione all&#8217;ANSA, l&#8217;<a href="http://www.america24.com/news/bush-prodi-contrario-allo-stato-palestinese" target="_blank">affermazione</a> di George W. Bush, nel suo <a href="http://www.swissinfo.ch/ita/rubriche/notizie_d_agenzia/mondo_brevi/Bush_amici_e_nemici,_e_niente_rimpianti.html?cid=28751150" target="_blank">libro</a> di <a href="http://www.corriereinformazione.it/201011095034/approfondimenti/libri-e-book/george-w-bush-pubblica-le-sue-memorie-qdecision-pointsq.html" target="_blank">memorie</a>, circa la loro netta contrarieta&#8217;, nel 2002, alla costituzione di uno Stato Palestinese.</span></p>
<p><span>&#8216;Se e&#8217; confermato cio&#8217; che scrivono oggi le agenzie&#8217;, dice l&#8217;ex presidente della Commissione europea, che ha parlato al telefono sia l&#8217;ex presidente francese che l&#8217;ex primo ministro del Canada, &#8217;si tratta di una ricostruzione non vera. Anzi, smentiamo che da parte nostra vi fosse alcuna opposizione alla nascita di uno Stato Palestinese&#8217;.</span></p>
<p><span>Nel libro, secondo le anticipazioni, Bush sostiene di aver avuto, tra i leader mondiali, l&#8217;appoggio immediato dell&#8217;allora premier britannico Tony Blair al vertice <a href="http://www.repubblica.it/online/esteri/gottocanada/palestina/palestina.html" target="_blank">G8 di Kananaskis</a> in Canada, mentre &#8216;altri erano meno entusiasti. Jacques Chirac, il presidente della Commissione europea Romano Prodi e il premier canadese Jean Chretien &#8211; scrive in particolare l&#8217;ex presidente Usa &#8211; erano chiaramente contrari&#8217;. </span></p>
<p><span>Data: Martedì 9 novembre 2010, 22:22<br />
</span></p>
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